Né antifascista né antisraeliano. A volte ritornano.

Trancemedia.eu propone
il "messaggio di pace e salute" già inviato a circa quarantamila destinatari
dal Movimento di lotta per la salute "Giulio Alfredo Maccacaro"
tramite RETE AMBIENTALISTA - Movimenti di Lotta per la Salute, l’Ambiente, la Pace e la Nonviolenza.
Tutti i link aprono (in nuova scheda) gli ARTICOLI COMPLETI, dal sito editore.

Movimento di lotta per la salute Giulio A. Maccacaro - Bollettino 8 luglio 2024

È irresponsabile che le mamme cospargano i figli di creme solari con Pfas

Lo riaffermiamo senza mezzi termini. Soprattutto dopo la lettura sui giornali di “esperte” dermatologhe ancora ignoranti (si spera in buona fede) dell’esistenza dei Pfas.

Ignoranti della tossicità e cancerogenità di queste sostanze – eccezionalmente idrorepellenti e resistenti al calore – ben evidenziate dalla comunità scientifica: la loro esposizione è legata a disfunzioni tiroidee, cancro, infertilità, eccetera.

Ignoranti che l’esposizione di Pfas avviene non solo per via respiratoria e alimentare, ma anche per contatto cutaneo.

Ignoranti che i Pfas non sono vietati (nemmeno il Pfoa) nel settore della cosmetica: creme solari, fard in polvere, detergenti per il viso, ecc.

Ignoranti, infine, che è dimostrato (es. ultimo studio dell’istituto tedesco Bundesinstitut für Risikobewertung BfR) che anche una minima presenza di Pfas all’interno dei cosmetici e delle creme solari rappresenta comunque un rischio per la nostra salute, i più vulnerabili sono i bambini, poiché queste sostanze – non degradabili per decenni – sono in grado di penetrare sotto la pelle, aumentare i livelli di PFAS nel sangue, accumularsi negli organismi e danneggiarli irrimediabilmente.

 

Acquistare creme e cosmetici solo con garanzia “Pfas free”

I Pfas possono essere respirati o bevuti o mangiati, ma non solo. Infatti, l’indagine condotta dagli scienziati dell’Università di Birmingham, pubblicata su Environment International, conferma che i PFAS, tossici e cancerogeni, sono in grado di valicare la barriera cutanea, essere assorbiti attraverso la pelle umana e raggiungere il flusso sanguigno, penetrare negli organi umani dove si accumulano senza degradarsi mai, forever chemicals, e provocare le ormai ben note patologie (danneggiare la fertilità, compromettere la funzione epatica e quella immunitaria, oltre ad aumentare il rischio di diverse forme di tumore, ai reni, alla tiroide, ai testicoli, all’utero, alle ovaie, al seno, alla pelle, eccetera). Clicca sul titolo.

 

Fermare i Pfas si può e si deve

I Pfas sono stati trovati in tutte le Regioni in cui sono stati cercati. Ma la maggioranza delle Regioni non effettua i controlli e il Governo non mette al bando i Pfas con una legge. L’unico produttore di Pfas in Italia è Solvay di Spinetta Marengo, ma il Sindaco di Alessandria e la Regione Piemonte non lo fermano. Possiamo farlo noi dal basso con una azione giudiziaria inibitoria e risarcitoria per le Vittime.

 

Né antifascista né antisraeliano

A partire dall’inchiesta dei giornalisti “infiltrati” di Fanpage sul movimento giovanile di Fratelli d’Italia, il ministro dell’Interno Matteo Piantedosi ha risposto in parlamento a un’interrogazione sulle iniziative per il contrasto ad ogni forma di apologia del nazifascismo e di propaganda dell’odio razziale, dell’omofobia e dell’antisemitismo, con volontà di giungere allo scioglimento delle organizzazioni neofasciste e violente.

 

Risposta: “Considero il contrasto all’antisemitismo, da qualsiasi parte espresso e con qualsiasi modalità effettuato, un dovere innanzitutto etico oltre che istituzionale, da mettere in pratica in ogni circostanza sia essa pubblica o privata. E tale principio continuerà a ispirare il mio mandato da ministro dell’Interno”. “La vergognosa ostentazione di gestualità e simboli di totalitarismi che la storia ha condannato, da parte di esponenti del movimento giovanile di FdI “così come i ripetuti incendi di bandiere israeliane nel corso di manifestazioni di piazza, gli assalti alle brigate ebraiche del 25 aprile scorso; le circostanze in cui è stato impedito a giornalisti di origine ebraica di prendere la parola in occasione di eventi pubblici, sono solo alcuni degli episodi che denotano un trasversale e inaccettabile rigurgito dell’antisemitismo che va combattuto su ogni fronte” ha aggiunto, senza però soffermarsi sulle frasi razziste e apertamente nostalgiche nei confronti di nazismo e fascismo, pronunciate dai figlioli di Gioventù Nazionale, sottovalutando volutamente gli atteggiamenti razzisti, antisemiti e apologetici del fascismo che permeano Gioventù Nazionale, minimizzando la pericolosità di quanto emerso dall’inchiesta di Fanpage, sostenendo sostanzialmente che le manifestazioni di critica e condanna delle politiche di Netanyahu rappresentano la pericolosità maggiore. Continua su: https://www.fanpage.it/ politica/la-risposta-di- piantedosi-in-aula- sullinchiesta-di-fanpage- preoccupano-rigurgiti-di- antisemitismo/

 

A volte ritornano

Antonio Tajani, erede del trono di Berlusconi, negli anni settanta fu vicesegretario del Fronte Monarchico Giovanile, ala junior dell’Unione Monarchica Italiana, la formazione politica vicina al ramo dei duchi di Aosta della famiglia di Savoia. Come già Vittorio Emanuele III, anche lui si esprime con comprensione nei confronti del Duce, come si può leggere qui sotto ai microfoni del programma radiofonico “La Zanzara”, in onda su Radio 24.

«Mussolini? Fino a quando non ha dichiarato guerra al mondo intero seguendo Hitler, fino a quando non s’è fatto promotore delle leggi razziali, a parte la vicenda drammatica di Matteotti, ha fatto delle cose positive per realizzare infrastrutture nel nostro Paese, poi le bonifiche». «Da un punto di vista di fatti concreti realizzati, non si può dire che non abbia realizzato nulla». Venti anni di fascismo all’ombra della monarchia non è poco, merita un di più.

 

Aggiornamento del genocidio

3 luglio 2024. Nel suo rapporto statistico quotidiano, il Ministero della Salute Palestinese  aggiorna lo sterminio di Gaza: nelle ultime 24 ore Israele ha commesso 3 massacri contro famiglie nella Striscia di Gaza, provocando 28 morti e 125 feriti arrivati negli ospedali nelle ultime 24 ore. Il bilancio del genocidio è salito a 37.953 morti e 87.266 feriti dallo scorso 7 ottobre.

 

La pace realismo di un’utopia

Cresce di anno in anno la paura della catastrofe atomica e di anno in anno, dinanzi a tale prospettiva, si fa più serrato il confronto tra gli utopisti, secondo i quali è possibile, in ragione della stessa smisuratezza del pericolo, uscire una volta per sempre dalla civiltà della guerra, e i realisti, secondo i quali il bene della pace, anche oggi come sempre, può essere custodito solo dall’equilibrio delle forze in campo. Il contrasto tra utopisti e realisti è antico quanto la cultura, ma ha cominciato a diventare acuto agli inizi dell’età moderna. (continua padre Ernesto Balducci.) La questione di fondo che pone Balducci è che, se ci sarà una reazione all’altezza dell’estremo discrimine in cui siamo, essa non potrà essere più la proposta dei pacifismi tradizionali (umanistico, elitario, socialista), per preziosa che sia la loro eredità, ma di un mutamento culturale. Inserendo i temi della rapina nord-sud, della fame, dell’economia dello spreco, dell’ambiente, egualitarismo, bene comune, solidarietà… Per la prima volta l’utopia pace è diventata realistica, sia nel senso che essa è per la prima volta tecnicamente possibile, sia nel senso che essa è l’unica alternativa alla morte universale. Quel che le manca è, appunto, una cultura che sia al suo livello.

 

Per un Parlamento di eletti

Siamo un gruppo di persone molto largo e trasversale che ha scommesso che riusciremo a convincere 500.000 persone escluse dalla democrazia, in una sola estate, a firmare per dei quesiti referendari parzialmente abrogativi del Rosatellum, anche come “manifesto” per chiedere che questo sia l’ultimo parlamento formato da “nominati” invece che da “eletti”. Clicca qui.

 

Da soli, dentro e fuori gli ospedali, le persone con gravi disabilità

Le persone con disabilità grave di tipo cognitivo-relazionale e/o con deficit sensoriali e di comunicazione non possono assolutamente stare da sole in ospedale. Non abbiamo un protocollo nazionale che consenta la presenza del caregiver familiare in ospedale. Il personale ospedaliero non è formato per accogliere e trattare questi pazienti, non esistono stanze apposite, non sono previsti ausili di base come il sollevatore o le sponde ai letti, per tacere dei sistemi di sicurezza in sede di esami come le lastre o i prelievi del sangue. In alternativa alla ospedalizzazione, perché il paziente non è seguito a casa, con un progetto di vita come da Legge 162/98? Perché non esiste un team multidisciplinare di riferimento che sappia intervenire, evitando un ricovero in psichiatria, che è davvero una violazione dei diritti delle persone con disabilità nello spettro autistico? Perché non esiste un servizio sul territorio che affianchi il familiare, il genitore ormai anziano, con progetti, iniziative e assistenza domiciliare? (Continua…)

 

Dimezzati i crediti per la formazione dei docenti di sostegno

Cosa diremmo di uno stabilimento balneare che, in mancanza di bagnini patentati, in base al principio del “meglio che nulla”, assumesse persone sprovviste di specifiche tecniche di salvataggio, salvo averne un’infarinatura acquisita frettolosamente? Il recente Decreto Legge sull’inclusione si muove in modo analogo: dimezzare i crediti per la formazione dei docenti di sostegno in un mondo in cui, al contrario, sono diventate sempre più complesse le problematiche inerenti la condizione di disabilità, con la nascita di nuovi paradigmi concettuali di riferimento. (Continua…)

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Il Movimento di lotta per la salute “Giulio Alfredo Maccacaro” redige questo bollettino, che è distribuito tramite RETE AMBIENTALISTA – Movimenti di Lotta per la Salute, l’Ambiente, la Pace e la Nonviolenza.

Giulio Alfredo Maccacaro, scienziato militante
biografia in breve di Giulio A. Maccacaro sul sito di Carocci Editore, nella pagina di presentazione del libro “Giulio Alfredo Maccacaro, scienziato militante” di Domenico Ribatti, 2021.4

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—- contenuti 3 Luglio 2024 —-

Lo Stato italiano uccide gli italiani di Taranto

Il caso dell’acciaieria Ilva di Taranto è veramente emblematico: l’Italia è uno Stato europeo che da anni viola gli obblighi europei a tutela di ambiente e salute, e addirittura emana leggi nazionali proprio per eluderli. Nonostante numerose condanne in sede europea e i sequestri disposti dalla magistratura, infatti, il nostro paese si è inventato di tutto per consentire la prosecuzione della sua attività in cambio di promesse non mantenute e di termini non rispettati.

L’unica cosa certa è che l’Ilva uccide: nel rapporto del 2022 del Consiglio dei diritti umani delle Nazioni Unite si legge che “l’acciaieria Ilva di Taranto, in Italia, ha compromesso la salute delle persone e violato i diritti umani per decenni scaricando enormi volumi di inquinamento atmosferico tossico. I residenti nelle vicinanze soffrono di livelli elevati di malattie respiratorie, malattie cardiache, cancro, disturbi neurologici debilitanti e mortalità prematura. Le attività di bonifica che avrebbero dovuto iniziare nel 2012 sono state posticipate al 2023, con l’introduzione da parte del Governo di appositi decreti legislativi che consentono all’impianto di continuare a funzionare. Nel 2019, la Corte europea dei diritti dell’uomo ha concluso che l’inquinamento ambientale continuava, mettendo in pericolo la salute dei ricorrenti e, più in generale, quella dell’intera popolazione residente nelle aree a rischio”… (Continua Gianfranco Amendola).

 

Taranto respira aria di speranza dopo la sentenza della Corte di Giustizia UE

La storica sentenza della Corte di Giustizia dell’Unione Europea rappresenta un passo decisivo nella lotta contro l’inquinamento dell’#Ilva di Taranto, una lotta che rappresenta le nostre speranze per il futuro.

In prima linea in questa guerra di civiltà ci sono stati i Genitori Tarantini, cittadine e cittadini caparbi che con la loro tenacia e il loro dolore hanno saputo scuotere le coscienze e portare alla luce la drammatica realtà di una città strangolata dall’inquinamento. La loro perseveranza, il loro rifiuto di arrendersi di fronte a ostacoli e indifferenza, sono un esempio per tutti noi.

La massima autorità europea ha infatti sancito quello che ogni buon padre di famiglia avrebbe detto, ossia che di fronte a pericoli gravi e rilevanti per l’ambiente e per la salute umana, la produzione dell’Ilva di Taranto dovrà essere sospesa.

Spetta al Tribunale di Milano valutare adesso se le autorizzazioni dall’azienda ricevute mettono in pericolo la salute pubblica e non è un caso che sia stato presentato in questi giorni uno studio di impatto sanitario aggiornato “post operam” (dopo l’attuazione delle prescrizioni ambientali dell’AIA) volto nuovamente a considerare accettabile il rischio alla luce delle novità introdotte dall’attuazione dell’AIA nel 2023. Anche su questo occorrerà lavorare per riportare l’evidenza scientifica al servizio della salute pubblica. Clicca qui.

 

Amianto delitto perfetto

La Corte d’Assise in Appello di Napoli ha confermato la condanna di Stephan Schmidheiny a 3 anni e 6 mesi per l’omicidio colposo di Antonio Balestrieri, operaio dell’Eternit di Bagnoli, scomparso a causa del mesotelioma nel 2009. È una vittoria amara, nel prossimo grado di giudizio il reato andrà in prescrizione. Amara soprattutto alla luce della sentenza dell’anno scorso del maxi processo Eternit bis davanti alla Corte d’Assise di Novara, dove per ben 199 Vittime era sopraggiunta l’estinzione del reato, dato che l’omicidio colposo viene prescritto in 15 anni.

 

Referendum sulla chiusura delle produzioni inquinanti della Solvay. Comma 2 Art. 1 Costituzione: la sovranità appartiene al popolo

Azzerata la Giunta”, “La rivoluzione del sindaco di Alessandria”, “Abonante: c’era chi remava contro”, “Obbligato un salto di qualità”: i titoloni delle testate giornalistiche locali. Malpensanti come siamo noi alessandrini esuli, neppure per un istante abbiamo immaginato che il casus belli dentro la giunta di sinistra fossero i Pfas nel sangue della popolazione, ovvero fra chi è per la fermata immediata delle produzioni della Solvay di Spinetta Marengo, e chi tende a rinviarla secondo i segnali della multinazionale belga (rinominata Syensqo).

Infatti, scorrendo le prolisse cronache non vi è traccia di qualsiasi scontro sull’ordinanza di chiusura che comitati e associazioni chiedono da tempo al sindaco. E nemmeno nelle altrettanto melmose dichiarazioni della destra. È la classica crisi senza contenuti programmatici, ma di regolamento dei conti (nel PD) e della disputa delle poltrone.

Eppure giornali e politici dovrebbero essere concentrati sulla drammatica situazione ambientale e sanitaria del Comune, anzi dei Comuni della provincia. Dove, ovunque l’Arpa cerchi Pfas, li trova in aria, suolo, acque sotterranee, Bormida, acquedotto (a tacere cromo esavalente e altri venti tossici e cancerogeni). Dove qualunque cittadino cerchi i Pfas (Pfoa, C6O4, ADV) nel proprio sangue: li trova (a tacere cromo esavalente e altri venti tossici e cancerogeni). Questo biomonitoraggio dovrebbe essere un diritto per ogni cittadino, in un territorio dove nei decenni le analisi epidemiologiche hanno evidenziato picchi di malattie e mortalità. Invece, la complice Regione Piemonte ha sempre negato il monitoraggio di massa alla popolazione a rischio.

https://www.rete- ambientalista.it/2024/06/27/ gli-alessandrini-si-pagano-di- tasca-propria-le-analisi-del- sangue-risultati-drammatici/

E decine di cittadini, affidandosi ai Comitati e pagando di tasca propria, si sono sottoposti ai prelievi di sangue. Nessuno escluso, tutti hanno Pfas nel sangue anche a livelli di alto rischio. Si obietta (Solvay & C.): ma è solo un campionamento, non dimostra che tutta la popolazione è colpita da Pfas. Ma se tutti i cittadini controllati, nessuno escluso, hanno Pfas vecchi e nuovi nel sangue anche a livelli di alto rischio, tu, Regione Piemonte, con quale faccia ti ostini a non ordinare ad Asl il monitoraggio di massa? Con la faccia di Solvay.

https://www.rete- ambientalista.it/2024/06/23/ per-29-abitanti-il- monitoraggio-di-massa-della- regione-per-i-pfas-della- solvay-criminale/

E tu, sindaco Giorgio Abonante, in attesa che si avvii e si completi lo studio ematico ed epidemiologico, con quale faccia ti ostini a non emettere nel frattempo ordinanza di fermata delle produzioni inquinanti della Solvay di Spinetta Marengo? Temi che il provvedimento vada oltre la tua pavidità personale e politica, o che sia inviso agli elettori che antepongano il ricatto occupazionale al diritto alla salute? Ebbene, se non vuoi lavartele le mani, sottoponi la tua decisione a Referendum. Comma 2 Art. 1 Costituzione”: la sovranità appartiene al popolo. O aspetti che, come per le analisi del sangue, provvediamo da soli?

Movimento di lotta per la salute Maccacaro.
(cliccando sul titolo : la procedura per realizzare il Referendum Popolare).

 

Acquistare creme e cosmetici solo con garanzia “Pfas free”

I Pfas possono essere respirati o bevuti o mangiati, ma non solo. Infatti, l’indagine condotta dagli scienziati dell’Università di Birmingham, pubblicata su Environment International, conferma che i PFAS, tossici e cancerogeni, sono in grado di valicare la barriera cutanea, essere assorbiti attraverso la pelle umana e raggiungere il flusso sanguigno, penetrare negli organi umani dove si accumulano senza degradarsi mai, forever chemicals, e provocare le ormai ben note patologie (danneggiare la fertilità, compromettere la funzione epatica e quella immunitaria, oltre ad aumentare il rischio di diverse forme di tumore, ai reni, alla tiroide, ai testicoli, all’utero, alle ovaie, al seno, alla pelle, eccetera).

Dunque è completamente sfatata la diceria che la proprietà idrorepellente di queste sostanze (ciò che permette loro di respingere l’acqua), dovuta alla presenza di molecole ionizzate, li rendesse anche incapaci di venir assorbiti dalla pelle. Peraltro l’assorbimento del C6O4 (brevetto Solvay) sarebbe maggiore del PFOA (messo al bando internazionale).

Il contatto cutaneo degli inquinanti eterni può avvenire tramite gli indumenti (i famosi goretex) ma anche – allarme finora sottovalutato – tramite prodotti come smalti, shampoo, cosmetici, creme, articoli di largo consumo per l’infanzia.

 

Un libro sulla ribellione dal caporalato in Piemonte

Il libro “SCHIAVI MAI!” è stato scritto da Antonio Olivieri insieme al ricercatore torinese Boris Pesce, sulle lotte dei braccianti nel Piemonte: scorre la storia, ancora non risolta, della clamorosa rivolta bracciantile di Castelnuovo Scrivia del 2012: una rivolta provocata dalla fame di diritti a cui furono costretti i lavoratori immigrati, forzati a sopportare le durissime condizioni di lavoro imposte da una rete di possidenti terrieri senza scrupoli. La ribellione dei braccianti, allora, rappresentò un atto d’accusa senza precedenti nei confronti di un sistema schiavile che, dai campi alla tavola, fu costretto a mostrarsi per ciò che era e, purtroppo, in molti casi è ancora. Tutti i proventi derivanti dalla vendita di questo libro, verranno destinati alla Cassa di Resistenza dei braccianti e solidali di Castelnuovo Scrivia, il cui numero del conto postepay è il seguente: 4023 6010 0092 2674. Per info: Antonio Olivieri 335 7564743 – email: antonioolivieri@libero.it Boris Pesce email: borispe@virgilio.it

 

Omaggio a Julian Assange che ha nobilitato la professione di giornalista

La stampa mondiale esulta perché Julian Assange è finalmente libero e si allarma per il pericoloso precedente del patteggiamento che espone ad arresti e condanne chiunque faccia il giornalista sul serio e dissuaderà chiunque altro dall’imitarlo. Ad eccezione del giornalismo italiano, sul quale, noi che abbiamo contribuito alla campagna a favore del coraggioso australiano, non possiamo non riconoscerci nel giudizio di Marco Travaglio. Clicca qui.

 

Bloccato il porto in solidarietà con la Palestina

Varchi del porto bloccati e traffico in tilt a Genova per la manifestazione pro Palestina indetta da varie sigle, tra cui i portuali del Calp, l’assemblea contro la guerra, i sindacati SI Cobas e Usb e varie altre associazioni. Per i manifestanti il porto di Genova è il transito “da dove passano massicciamente le armi che contribuiscono al massacro del popolo palestinese” per cui “bloccando il porto di Genova, simbolicamente blocchiamo la guerra nella sua configurazione logistica”. (clicca sul titolo)

 

Torino: gli studenti per la Palestina bloccano gli ingressi del rettorato del Politecnico

Continua a Torino la protesta di studentesse e studenti pro Palestina che hanno bloccato gli ingressi del rettorato del Politecnico, dove si sarebbe dovuto tenere il Consiglio di amministrazione dell’ateneo dopo le elezioni della scorsa settimana. (clicca sul titolo)

 

Riceviamo da zeitun.info e volentieri pubblichiamo

Le notizie dalla Palestina (clicca sul titolo)

 

Notiziario dell’Accademia Apuana della Pace

Il notiziario settimanale, oltre ad essere un servizio di informazione sulle diverse iniziative promosse dalle associazioni, è anche uno spazio aperto per condividere pensieri, documenti, riflessioni, proposte, ma anche suggerimenti di letture, recensioni… sui temi della pace, della non violenza, della giustizia, della solidarietà, dei diritti… (clicca sul titolo)

 

Assemblea del Fronte Comune Ligure

Il “Fronte Comune Ligure – Insieme per la sanità pubblica” indice giovedì 4 luglio 2024 alle ore 17 presso il Teatro Soc. via San Bartolomeo della Certosa la prima ASSEMBLEA PUBBLICA di vallata sui temi della salute per la difesa della sanità pubblica contro ogni forma di autonomia differenziata. Clicca qui.

 

Informazioni sulla disabilità

Frequentemente il nostro sito aggiorna gli interventi di Superando.it, il servizio di informazione sulla disabilità promosso dalla FISH – Federazione Italiana per il Superamento dell’Handicap. Questo servizio gratuito è direttamente disponibile e attivabile dal sito Superando.it cliccando qui.

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—- contenuti 29 Giugno 2024 —-

Gli alessandrini si pagano di tasca propria le analisi del sangue: risultati drammatici

La complice Regione Piemonte si è sempre rifiutata di sottoporre la popolazione di Alessandria al monitoraggio di sangue perché i risultati dell’avvelenamento di massa non lascerebbero scampo alle istituzioni -regione e/o sindaco e/o magistratura- di chiudere le produzioni inquinanti della Solvay di Spinetta Marengo: provvedimento per il quale sarebbero già stati più che sufficienti gli storici dati ambientali dell’Arpa e studi epidemiologici dell’Asl. 

Ancora una volta, come già nel 2022, i cittadini, a proprie spese, si sono rivolti alle strutture universitarie tedesche, per conoscere, tra i 21 veleni tossici e cancerogeni della Solvay, almeno  quanto PFAS scorre nelle loro vene. E anche questa volta i risultati sono inequivocabili: 36 persone su 36 hanno concentrazioni del cancerogeno Pfoa: il quale dovrebbe essere a zero mentre risulta addirittura a livelli estremi di allarme per la loro salute.

Il Pfoa ufficialmente è stato dismesso da dieci anni, dunque -come tutti i Pfas- si è accumulato nei decenni precedenti nei loro organismi e lì continuerà a colpire: come da diagnosi presenti e future dei medici. Non solo, nelle loro  vene sicuramente si addensano anche i Pfas C6O4 e ADV che hanno sostituito il vietato Pfoa.

Senza le complicità istituzionali, la chiusura delle produzioni sarebbe forse già un fatto compiuto se il biomonitoraggio fosse esteso a tutta la provincia, dato che i Pfas sono stati accertati in numerosi Comuni, anche con chiusura di acquedotto. Ciò è ulteriormente dimostrato dalle analisi del sangue dei 36 cittadini del Comune di Alessandria e sobborghi: Cascinagrossa, Castelceriolo, Litta Parodi, Lobbi, Mandrogne, San Giuliano Vecchio e Spinetta Marengo, che si sono sottoposti al biomonitoraggio indipendente coordinato da Ánemos, Greenpeace Italia e Comitato Stop Solvay.

Leggi il comunicato stampa, comprensivo delle emblematiche tabelle. L’esplicazione delle quali potrete apprendere dal  video, clicca qui, approntatoci dal sempre presente Buzzz Blog.

 

Priolo: come Dante immaginerebbe oggi un girone dell’inferno

Il polo industriale di Priolo: tre impianti di raffinazione petrolifera, due stabilimenti chimici, tre centrali elettriche, un cementificio, due fabbriche di gas industriale e decine di aziende dell’indotto.

Per inquadrare la catastrofe sanitaria e ambientale, per dare una dimensione ai veleni industriali di ogni tipo che hanno contaminato mare terra aria e  falde acquifere, si pensi che la massa di sostanze tossiche sversate solo nella rada di Augusta ha formato un impasto  con cui, se fosse calcestruzzo, si farebbero 3mila palazzi di 6 piani; si pensi allo scandalo immane del depuratore Ias gestito dalla Regione che dovrebbe smaltire i reflui industriali e quelli urbani di Priolo e Melilli, e che non ha mai depurato nulla fino a passare sotto sequestro nel 2022; si pensi che è stato accertato che la possibilità di sviluppare un tumore in conseguenza dell’inquinamento delle zona è la stessa sia per chi lavora nelle fabbriche del polo, sia per chi vive nella zona.

Il mare colore veleno (Fazi Editore, 18 euro) scritto dal giornalista Fabio Lo Verso,  spiega perché la sentenza 105 della Corte Costituzionale con riguardo al “Decreto Priolo” può davvero rappresentare una svolta nel modo in cui l’Italia guarda alle industrie inquinanti, cambiando la tendenza ad anteporre i posti di lavoro alla salute delle persone e dell’ambiente. Il libro sul “posto più inquinato d’Italia” ha raccolto le testimonianze di attivisti, ex operai, sindaci, politici, procuratori, esponenti della comunità scientifica e difensori dell’industria, ma anche gente comune, famiglie colpite da gravissimi lutti, per raccontare “il quadrilatero della morte” del più grande polo petrolchimico d’Italia, quel polo che il governo Meloni ha cercato di sollevare dalle responsabilità ambientali in nome “dei settori produttivi strategici”, mentre le popolazioni sono sotto ricatto occupazionale.

 

Lo spettro del Keu in mezza Toscana

Il keu è un residuo di produzione derivante dal trattamento dei fanghi prodotti dagli scarti della concia delle pelli; i fanghi non trattati, o non adeguatamente trattati, si caratterizzano come rifiuto e contengono elementi nocivi per la salute;  nei casi di «concia al cromo», infatti, l’agente di concia è per regola costituito da sali di cromo in forma trivalente.

Per presenza di Keu, secondo la Direzione Distrettuale Antimafia di Firenze sono stati scaricati a tonnellate in 13 siti sparsi in mezza Toscana. In attesa che l’udienza preliminare decolli (rischiano il processo 24 persone e 6 società), il M5S invoca lo stanziamento di risorse regionali per “uno studio focalizzato sull’incidenza di malattie correlabili al Keu nelle province di Firenze, Pisa e Arezzo dove sono distribuiti i 13 siti inquinati attualmente noti”. Ma non solo: “Oggi sappiamo che ci sono almeno altri 60 siti inquinati soggetti a indagini, che dovranno essere messi in sicurezza e bonificati. Se per questi l’inchiesta in corso limita la possibilità di azione, è fondamentale avviare subito un monitoraggio nelle aree già identificate e prepararsi a intervenire sulle altre, nonché uno studio epidemiologico”.

 

Anche l’Emilia Romagna paga lo scotto dell’inazione politica sui Pfas

Controlli e analisi in alcune Regioni sono  assenti, però i Pfas sono stati trovati in tutte le Regioni in cui sono stati cercati. Le analisi in Italia tra il 2019 e il 2022 in merito alla presenza di Pfas nelle acque superficiali e sotterranee rilevano che sono 18 mila, con una contaminazione presente nel 17%1 dei risultati, Basilicata (31%), Veneto (30%) e Liguria (30%), Piemonte, Lombardia, Friuli-Venezia Giulia, Campania, Emilia-Romagna, Lazi o, Sardegna, Sicilia, Umbria, Provincia Autonoma di Trento, Provincia Autonoma di Bolzano. Le più alte concentrazioni di Pfoa in acqua e sangue umano sono state rilevate in Veneto, Piemonte e Lombardia.

In Emilia-Romagna tra il 2019 e il 2022 la concentrazione è di 0,0723 µg/l (microgrammi per litro) quanto ai campionamenti del Fiume Rubicone, nelle pressi di Savignano (Forlì-Cesena). Criticità sono state riscontrate nei fiumi del ravennate, nelle zone di Comacchio e Canossa. I dati Ispra e Arpa rilevano che nel 2022 il Pfas era presente sia nelle acque sotterranee che superficiali interne. L’Emilia-Romagna paga pegno da monte, dalla Solvay di Spinetta Marengo (AL)  che scarica in Bormida quindi  Tanaro e Po. I prelievi di Arpa nel 2019 hanno riscontrato la presenza di Pfas nel canale Navile, a Malalbergo, e nel Reno, in località Traghetto (FE).

Lo studio del Dipartimento di Farmacia e Biotecnologie dell’Università di Bologna mostra che diverse molecole di PFAS influenzano vie ormonali e vie metaboliche, aumentando ad esempio i meccanismi di accumulo degli acidi grassi e indebolendo il sistema immunitario. Oltre che nel sangue, tracce di queste sostanze sono state individuate nel latte materno, nella placenta, nel siero, nel liquido seminale e nei capelli.

Nelle Regioni come l’Emilia Romagna dove  controlli e analisi non sono completamente assenti, resta comunque scandalosa la loro inefficacia  stante l’inazione politico-legislativa che sconta l’assenza di una legge nazionale che vieti l’uso e la produzione di PFAS, che limiti allo zero come in Usa, Francia, Danimarca, ma perfino paga la ballerina gestione dei database tra ISPRA e ARPE. Questi dati pur confermano un’emergenza nazionale di?usa e fuori controllo, che interessa non solo le aree già note   ma anche numerose altre zone del Paese, ma sempre come la punta dell’iceberg.

 

8 chilometri di bellezza deturpati da una terra dei fuochi mafiosa

Tra Vittoria e Acate Marina, nel Ragusano, il tratto di costa, da dove arrivano pomodori e peperoni in uno dei mercati ortofrutticoli più grandi di Italia, si trasforma in una terra dei fuochi senza controllo. Non sono “semplici” incendi estivi:, sono roghi di plastica che viene dalle serre, raccolta e poi bruciata nei terreni, molti dei quali sequestrati e poi abbandonati. Le cosiddette fumarole ammorbano l’aria e non permettono neanche di aprire le finestre per il troppo caldo. Dune di plastica si creano nelle serre a pochi passi dal mare, la plastica viene smaltita in spiaggia e poi bruciata. Il vento ricompone le dune, e sotto il velo della sabbia rimane la plastica bruciata.

Tutto questo perché la filiera dello smaltimento dei rifiuti agricoli è in mano alla criminalità organizzata.

 

Chi inquina non paga

Anche a Livorno (Solvay di Rosignano docet). La città toscana, con Collesalvetti, è uno dei 42 SIN – Siti d’interesse nazionale: area contaminata classificata dallo Stato come pericolosa per la salute, con aria irrespirabile, e che necessita di bonifiche di suolo, sottosuolo, acque superficiali e sotterranee per evitare danni ambientali e sanitari. Invece, tumori, leucemie e malformazioni in aumento. Eni e Enel sott’accusa. Bonifiche al palo: teoricamente a carico dell’inquinatore, poi della Regione Toscana. Sul sito del ministero dell’ambiente si può leggere che le indagini «hanno evidenziato una situazione di rilevante inquinamento nei terreni, nelle acque di falda e nei sedimenti delle aree marino-costiere, correlabile principalmente alle attività condotte all’interno della Raffineria Eni e della centrale termoelettrica Marzocco Enel».

Negli studi di “Sentieri”,  acronimo di “Studio Epidemiologico Nazionale dei Territori e degli Insediamenti Esposti a Rischio da Inquinamento”, su mortalità e ricoveri ospedalieri di circa 173mila abitanti totali,  si può leggere tra l’altro che si registrano aumenti di anomalie congenite – pari a 268,6 per 10mila nati – in particolare per cuore, apparato urinario e genitale, una mortalità in eccesso per tutte le cause del 6 per cento in più per gli uomini e 7 per le donne pari a 131 decessi in più ogni anno, un totale di 8.016 morti nel periodo analizzato tra tumori, malattie di sistema circolatorio, respiratorio, digerente e urinario che hanno portato per lo stesso motivo a 36.084 ricoveri nel medesimo arco di tempo, eccessi di ricoveri ospedalieri per leucemie anche tra gli 0 e 19 anni e per mesoteliomi della pleura (dato sottostimato ma il più alto in Toscana).

Oltre alla raffineria e alla centrale termoelettrica, dalle  navi ormeggiate in porto a motore acceso, in città arriva una nube nera: 5 volte il biossido di azoto di tutte le più di 100mila macchine circolanti a Livorno. E con l’ampliamento del progetto Darsena Europa i traffici sono destinati ad aumentare. Siamo perfino vicini ad aree protette come Meloria o Santuario dei cetacei.

È stato dato il via libera dalla regione Toscana il rinnovo dell’autorizzazione integrata ambientale per il termovalorizzatore di Livorno: situato a circa 2 chilometri dal porto e dalla raffineria Eni di Stagno, l’inceneritore presente da alcuni decenni è al momento spento per un guasto e, in caso di riaccensione, dovrebbe terminare la sua vita a fine 2027. La vicina raffineria ENI invece dovrebbe convertirsi nella terza bioraffineria italiana, dopo Porto Marghera e Gela, per la produzioni di biocarburanti, ma i movimenti politici e comitati cittadini l’etichettano come “scelta sbagliata” visto che “il nuovo regolamento Ue vieta dal 2035 la vendita di auto e furgoni nuovi con motore alimentato a benzina in favore di auto elettriche e a idrogeno”, insieme a perplessità sul rischio alluvionale.

Insomma, a Livorno «l’impatto ambientale non sarà ridotto di una virgola». Clicca anche l’ExtraTerrestre https://ilmanifesto.it/ livorno-un-sin-stracarico-di- veleni

 

Per 29 abitanti… il “monitoraggio di massa” della Regione per i Pfas della Solvay. Criminale

La provincia di Alessandria conta 405.288 abitanti. Fra i quali la Regione Piemonte, tramite Asl, ha sottoposto a biomonitoraggio PFAS il sangue di 29 cittadini. Pari allo 0,0071% della popolazione a rischio. Si “ascende” allo 0,31% se si considera solo  il comune di Alessandria (90.952 abitanti), ma sarebbe fuorviante perché i Pfas del sobborgo Spinetta Marengo sono stati rilevati anche negli altri comuni della provincia: in atmosfera, acque sotterranee, acquedotto, fino al fiume Bormida e dunque al Po.

Nel sangue di tutte le 29 persone sono stati accertati i Pfas, per 22 addirittura con valori fino a 20 microgrammi/litro e per 6 nientemeno superiori a questo limite di estremo pericolo per la salute.

Gli attuali studi scientifici hanno dimostrato che l’esposizione a questi livelli di PFAS può portare a:

– Effetti riproduttivi come diminuzione della fertilità o aumento della pressione sanguigna nelle donne in gravidanza.

– Effetti o ritardi sullo sviluppo nei bambini, tra cui basso peso alla nascita, pubertà accelerata, variazioni ossee o cambiamenti comportamentali.

– Aumento del rischio di alcuni tumori, inclusi quelli della prostata, dei reni e dei testicoli.

– Ridotta capacità del sistema immunitario del corpo di combattere le infezioni, inclusa una ridotta risposta ai vaccini.

– Interferenza con gli ormoni naturali del corpo, tiroide.

– Aumento dei livelli di colesterolo e/o rischio di obesità.
[fonte: Environmental Protection Agency USA].

Si consideri che tali patologie tossiche e cancerogene dei Pfas non esplodono in fase acuta bensì erodono il corpo umano in tempi medi e anche lunghi, perchè si immagazzinano nel sangue e negli organi e di lì non si degradano e non si eliminano: sono stati ribattezzati “forever chemicals” “sostanze chimiche eterne”.

Con questa consapevolezza, la Regione è stata giuridicamente costretta ad annunciare, per le 29 Vittime accertate, l’attivazione di “un sistema di sorveglianza sanitaria con la possibilità da parte di pediatri e medici di famiglia di sottoporre – tutti gli anni, per anni e anni, vita natural durante – la popolazione esposta alle analisi del sangue periodiche e gratuite, per individuare precocemente gli effetti sulla salute generale dell’organismo”.

Per le 29 Vittime accertate!! E per le altre 405.259 potenziali Vittime?? Quanto meno per le altre 90.923? Potenziali? Più che potenziali: esaminando le analisi epidemiologiche che riproducono le patologie scientificamente attribuibili ai Pfas, a tacere le altre 21 sostanze tossiche cancerogene dello stabilimento Solvay di Spinetta Marengo. Ma la complice Regione continuerà a rinviare all’infinito il monitoraggio di massa delle popolazioni a rischio.

D’altronde, quanti di questi elettori hanno riconfermato la fiducia, nelle recenti votazioni, alla giunta centrodestra di Alberto Cirio. In particolare promuovendo in Regione proprio il presidente della Provincia, Enrico Bussalino – Lega.

 

Assieme al micro monitoraggio: la mini diffida preelettorale

Per raggranellare qualche preferenza alle Regionali, Enrico Bussalino, alla vigilia del voto, ha fatto finta di inviare alla Solvay una diffida quale presidente uscente della Provincia di Alessandria, storica complice. Una “diffidina”a cavallo del voto: per 30 giorni sospendere la produzione e l’utilizzo del Pfas cC6O4 in tutto lo stabilimento e rispettare le prescrizioni previste dall’autorizzazione AIA (con generoso valore limite dello scarico).

D’altronde Solvay, che ha protestato senza vivacità, aveva, per evitare il fermo della magistratura, già preceduto il provvedimento spegnendo “precauzionalmente” il “reattore. È dopo l’allarme delle reti idriche e il clamoroso riscontro del colabrodo aziendale con ripetute quantità anomale, dalle vasche d’emergenza e dalle cosiddette barriere di contenimento,  in falda e in Bormida di cC6O4, e non solo: anche degli altri Pfas, Pfoa e ADV.

Ebbene, Solvay non avrà difficoltà a trasmettere un cronoprogramma di sondaggi finalizzati a rilevare la ripristinata ridotta presenza del cC6O4 prodotto e utilizzato, e a trasmettere un piano di interventi e verifiche esteso a tutte le aree dello stabilimento. Ovviamente, come sempre, il programma sarà approvato dall’Ente provinciale, dopo aver acquisito i pareri e i contributi tecnici dell’Arpa, del Comune e dell’Asl, usufruendo presumibilmente anche dell’uscita di scena del dirigente provinciale firmatario delle diffide.

Così penserà di salvare la faccia, ma non la coscienza, il sindaco di Alessandria che non firma l’ordinanza di fermata delle produzioni inquinanti, appena disturbato nei mesi scorsi dai giornali che fotografano le ennesime schiume di Pfas scaricate in Bormida, i cittadini che fiutano Pfas nell’aria e dai pozzi dell’acquedotto.

Chi e come, dunque, può fermare Solvay? Se ne occuperà l’autorità giudiziaria? Forse, ma quando sarà a regime il nuovo processo penale, forse entro un anno. Oppure bloccherà il colosso chimico  una azione civile inibitoria e risarcitoria.

 

Solvay, Governo e Regione, sottraggono i soldi ai monitoraggi del sangue della popolazione

Immobilizzate le Istituzioni, Solvay cambia il pelo travestita da Syensqo  e si impegna ad una intensa attività di propaganda sul territorio “con iniziative che si inseriscono nel nostro percorso di ascolto e dialogo con la comunità locale”.

Tale è stata “Fabbriche aperte”, “un tour by bus per compiere un viaggio lungo tutto il perimetro dello stabilimento con l’alternanza di semplici fermate e vere e proprie visite in campo”, iniziativa pubblicizzata  perfino con carrozzoni da circo, venghino signori venghino, una boccata d’aria pura e un sorso d’acqua genuina, ma che si è risolta in un flop gigantesco: neppure quattro gatti della folla di alessandrini attesa.

Ma Solvay, per gli amici giornalisti Syensqo, non demorde. L’imputato Andrea Diotto e il futuro imputato Stefano Colosio, rispettivamente ex e attuale direttore, con assidue iniziative sponsorizzano l’assoluzione penale della Solvay tramite il finanziamento di progetti e premi a università e scuole di Alessandria, coinvolgendo docenti e studenti (schiumando naturalmente i giornali di veline) nell’esibizione di una Solvay, ribattezzata Syensqo: “azienda leader a livello sia nazionale che internazionale nello sviluppo della mobilità sostenibile”.

Come tale, i due direttori hanno invitato docenti e studenti nella fabbrica unica produttrice di Pfas in Italia, dalla quale i Pfas escono anche in aria, acque sotterranee e di acquedotto e in Bormida. A proposito dei quali, ma senza mai nominarli, hanno esibito “l’impianto e i laboratori Aquivion®, innovativa tecnologia di produzione di materiali polimerici per membrane in grado di integrarsi in una catena di produzione di idrogeno verde sostenibile, rinnovabile e senza emissioni di carbonio”.

Alla promotion gli studenti sono rimasti passivi, magari pensando alla chimera di future assunzioni da un impianto senza prospettive occupazionali. Ma passivi sono rimasti anche i loro insegnanti: “prof. G. Laganà (ITIS ‘Volta’), prof.ssa M. C. Pasini (IIS ‘Sobrero’), prof.ssa B. T. Ferro (Liceo scientifico ‘Galilei’) , prof.ssa V. Fracasso (IIS ‘Balbo – Palli’)” indicati nella velina.

Eppure questi docenti dovrebbero possedere competenza sufficiente per esercitare il ruolo critico dovuto al rispetto della scienza. Oppure basterebbe che compitassero il nostro comunicato stampa dell’anno scorso (clicca qui) con oggetto: “I nostri allarmi in vista del ‘nuovo’ impianto ‘Aquivion’ a Spinetta Marengo: 9,5 milioni di euro investiti con fondi di Governo e Regione, sottratti ai monitoraggi del sangue della popolazione”.

 

Non solo Pfas, anche Bisfenolo

L’Autorità Ue per la sicurezza alimentare (Efsa) vieta l’utilizzo di Bisfenolo A negli imballaggi. Quale interferente endocrino, come i Pfas, è capace di alterare l’equilibrio ormonale e innescare “effetti nocivi sul sistema immunitario“. Largamente impiegato nella produzione di plastiche e resine, è la sua capacità di trasferirsi nel cibo e nelle bevande, dagli articoli di consumo come bottiglie di plastica riutilizzabili, refrigeratori per la distribuzione dell’acqua o altri utensili da cucina e, appunto, gli imballaggi.

 

Il Bisfenolo della Solvay senza autorizzazione e monitoraggi.

Il Movimento di lotta per la salute Maccacaro ha denunciato da anni, anche con esposti alla magistratura https://www.edocr.com/v/ rkl0edx8/bajamatase/esposto-4- bisfenolo, l’utilizzo del Bisfenolo nello stabilimento Solvay di Spinetta Marengo: “… questa sostanza senza autorizzazione AIA è da parte della multinazionale belga – tra i principali produttori nel mondo di Bisfenolo – ben conosciuta da decenni e volutamente non evidenziata per la sua pericolosità all’ARPA, la quale infatti non l’ha mai cercata nelle analisi a tutela della salute delle popolazioni”. Nessuna Autorità è intervenuta.

 

Quali outdoor comprare “Pfas-free”

La ricerca di Ethical Consumer ha esaminato 27 aziende che producono abbigliamento outdoor come pile, giacche impermeabili, scarponcini e zaini, e ha scoperto che l’82% utilizza ancora sostanze per- e polifluoroalchiliche, o PFAS. Leggi anche: Giacche per bambini tossiche: più della metà di quelle testate contengono Pfas

La maggior parte dell’inquinamento da PFAS si verifica durante la produzione (Solvay di Spinetta Marengo è l’unica produttrice in Italia), quando le sostanze vengono applicate ai tessuti e quando un prodotto viene gettato via. Ma, essendo i Pfas utilizzati negli indumenti da esterno per aiutare i tessuti a respingere l’acqua facendo scivolare via il liquido, addirittura il processo di invecchiamento del materiale fa sì che gli escursionisti che indossano indumenti da esterno disperdano i Pfas nell’ambiente.

 

Valsusa tra inquinamenti e repressioni

Ripartono i cantieri per lo scavo del tratto italiano del tunnel di base del Moncenisio, per la Tav Torino-Lione, malgrado sia emerso un nuovo inquietante problema ambientale in Val di Susa: un’inchiesta di Greenpeace Italia ha scoperto una contaminazione da PFAS nelle acque potabili di oltre 70 Comuni dell’area metropolitana di Torino, di cui ben 19 situati in Val di Susa. In sei Comuni (Bardonecchia, Venaus, Villar Focchiardo, Avigliana, Caprie e Susa), oltre a PFOA le analisi hanno rilevato il C6O4, brevetto di Solvay.

I rilievi, tra i 10 e i 96 nanogrammi per litro, sono molto vicini alla soglia limite di 100 nanogrammi per litro stabilita dal decreto legislativo n.18 del 23 febbraio 2023, enormemente superiore alle linee guida molto più restrittive di paesi come la Danimarca (il limite per PFOS e PFOA è di soli 2 nanogrammi/litro) o gli Stati Uniti (valori di zero nanogrammi/litro per il PFOA e il PFOS nelle acque potabili).

Limite zero, ovvero messa al bando dei Pfas in Italia, ovvero fermata dell’unico produttore Pfas in Italia (Solvay): sono contenuti nel nostro Disegno di Legge (ex senatore Crucioli) che è insabbiato nel Parlamento dalla scorsa legislatura.

È plausibile che l’inquinamento in Valsusa  sia causato dai lavori collegati alla Tav. Nel cantiere a La Maddalena di Chiomonte materiali contenenti PFOA vengono usati generalmente come tensioattivi negli scavi di tunnel e gallerie. Successivamente, si depositano nelle terre e rocce che vengono estratte durante gli scavi. Questa ipotesi ha già trovato conferma per i tunnel in Svizzera e per il Tav veneto.

Altro segnale d’allarme proviene da una ipotesi (clicca qui) che la temperatura interna alla Torino-Lione potrebbe superare, anche di molto, i 60 gradi centigradi, creando una situazione di rischio non superabile con un sistema di raffreddamento.

Mentre i cantieri si allargano, la decennale protesta contro la Tav prosegue. Così come la repressione. Dopo aver già scontato mesi di carcere e arresti domiciliari per aver messo in pratica la disobbedienza civile, Nicoletta Dosio è di nuovo ai domiciliari. All’età di 78 anni.

 

Gli inquinanti eterni trovati nelle lontre inglesi

Nell’ambito degli studi su alcune forme di cancro femminile (utero, ovaie, seno), associati al rischio di tumori ai testicoli, ai reni, a danni alla fertilità, oltre a favorire alti livelli di colesterolo, pubblicata su Environmental Science and Technologya, la nuova ricerca dell’Università di Cardiff, ha scoperto che i forever chemicals sono presenti anche nelle lontre che vivono vicino a fabbriche che li utilizzano: precisamente uno stabilimento che produceva Teflon (come Solvay di Spinetta Marengo) e che ha smesso di utilizzare il PFOA nel 2012.

L’accumulo degli inquinanti eterni nelle lontre, secondo gli scienziati, è causato dal fatto che sono i principali predatori di pesci delle acque dolci britanniche e possono assorbirle attraverso la loro dieta. Infatti Studi recenti hanno trovato i PFAS anche nel pesce.

 

Pfas ovunque sono cercati

La contaminazione da Pfas in Italia – in fiumi, laghi e bacini sotterranei – è stata rilevata ovunque è stata cercata, e il Trentino Alto-Adige non fa eccezione.

Il report di Greenpeace – realizzato dopo aver ottenuto i dati ufficiali relativi a sedici regioni tra il 2019 e il 2022 – dimostra quanto è diffusa la contaminazione ambientale  con i controlli che però, nella maggior parte del territorio italiano sono ancora pochi e frammentari, con Puglia, Sardegna, Molise e Calabria in cui, tra il 2017 e il 2019, non risulta alcun monitoraggio.

Nello specifico alla situazione del Trentino Alto Adige, limitatamente al database ISPRA delle Arpa delle province autonome, la regione si trova al terzultimo posto della particolare graduatoria, con la contaminazione da Pfas che è presente infatti nel 6% dei risultati ottenuti dai controlli effettuati : nel quadriennio preso in considerazione, sono stati circa 3300. Risultato più basso rispetto ai “picchi” di regioni come Basilicata (31%) e Veneto e Liguria (30%).

 

Pfas in Australia

L’ultimo allarme proviene dall’Australia dove analisi all’acqua potabile hanno riscontrato elevati livelli di sostanze chimiche potenzialmente cancerogene per la salute umana. Stiamo parlando in particolare di perfluorottano solfonato (noto come PFOS) e acido perfluoroottanico (PFOA). Due sostanze che rientrano nella categoria delle sostanze chimiche PFAS.

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—- contenuti 21 Giugno 2024 —-

La povertà è ai massimi storici

Il Report statistico Povertà 2024 della Caritas, incontrate e supportate 269.689 persone, registra che in Italia nel 2023 la povertà è ai massimi storici: dal 2019 il numero delle persone che bussano a parrocchie e diocesi in cerca di aiuto è esploso: l’aumento in quattro anni è stato del 40,7% sul 2019, gli Isee familiari medi degli assistiti sono di 4.316 euro, poco più di 350 euro al mese, due persone su tre sono genitori e le famiglie con figli minori sono quasi 151mila, il 55,9% del totale. “Sono proprio i bambini sino a 3 anni a registrare l’incidenza più alta di povertà assoluta, pari al 14,7% a fronte del 9,8% della popolazione complessiva. Praticamente oggi, più di un bambino su 7 sino a 3 anni è povero in termini assoluti e lo sono ovviamente anche i suoi genitori. Nascere e crescere in una famiglia povera può essere il preludio di un futuro e di una vita connotata nella sua interezza da stati di deprivazione e povertà, anche in virtù del nesso che esiste tra povertà economica e povertà educativa”, osserva la Caritas.

Situazione in Italia secondo Unicef: 1,4 milioni di bambini e adolescenti in povertà assoluta. Clicca qui.

 

I paperoni e i paperini

Poco meno di 50.000 persone in Italia (lo 0,1% degli italiani più ricchi) possiedono una ricchezza tre volte superiore a quella dei 25 milioni di italiani più poveri.

Diverse fonti autorevoli confermano questa disparità preoccupante. Clicca qui. Le analisi e i dati di organizzazioni come Oxfam Italia e il Manifesto degli Economisti offrono un quadro preoccupante e sottolineano l’urgenza di politiche volte a ridurre le diseguaglianze e garantire una maggiore equità sociale.

La disuguaglianza in Italia rimane una realtà drammatica, con un divario sempre più ampio tra i più ricchi e i più poveri.

 

Record storico di 120 milioni di rifugiati

Il numero delle persone in fuga nel mondo sono quest’anno 120 milioni, nuova cifra record. È la conseguenza del mancato mantenimento della pace e dell’assenza di sicurezza in tantissimi Paesi. È quanto emerge dal nuovo rapporto Global Trends dell’Unhcr, Agenzia Onu per i rifugiati, diffuso alla vigilia della Giornata mondiale del rifugiato. In un comunicato, l’Unhcr sottolinea che “nonostante una narrativa dai toni spesso emergenziali e che tende a sovrastimare la portata reale dei flussi verso l’Italia e l’Europa, il 75% dei rifugiati viene accolto nei Paesi a basso e medio reddito. Lo scorso anno, sono state poco meno di 160mila le persone sbarcate sulle coste italiane”.

 

Due anni di massacri che si dovevano evitare

Cliccando qui, abbiamo a confronto il Piano di Pace di Putin e il Piano di Pace di Zelenski nel 2024, nonché quello discusso nel 2022.
Nel 2024, quello russo è più attinente alla realtà delle attuali forze in campo, mentre quello ucraino appare assai datato. Indubbiamente le due proposte, prese alla lettera, si dimostrano non conciliabili, ben più distanti da quelle (bozza di Istanbul) delle due delegazioni – russa e ucraina – della primavera del 2022, prima dei veti americano e inglese che spinsero Zelenski ad una resistenza ad oltranza.
A parte quelli occidentali, soprattutto i più grandi paesi, Brasile, India, Cina, i “Brics”, ma anche Arabia Saudita, Sudafrica, Emirati Arabi, Colombia, Messico, Libia, Armenia, Indonesia, Thailandia e Vaticano, non hanno preso posizione contro la Russia. La Cina ha lanciato un messaggio. “Kiev e Mosca si incontrino a metà strada”: mira ad un piano di pace alternativo in sei punti approvato con il Brasile dei Brics, una via di mezzo, un compromesso che per gli ucraini sarà senza scampo territorialmente più negativo di quello possibile nel 2022 (senza centinaia di migliaia di morti!).
Nel nostro piccolo, con buon senso, proponemmo l’autodeterminazione: l’ONU organizzi referendum in Donetsk, Lugansk, Zaporizhzhia e Kherson, nei quali i cittadini scelgano se far parte della Russia o dell’Ucraina.

 

Genova, il grande porto amato dalla ‘ndrangheta

Vi portiamo al porto di Genova, tra recenti scandali per corruzione, ripercorrendo la storia dell’infiltrazione mafiosa e raccontando gli ultimi sequestri e arresti tra Colombia e Liguria, tra Toti e Spinelli. Clicca qui.

 

La fine del “grande” e “grosso” vincitore del Premio Attila?

Il “Premio Attila” “ad imperitura memoria dei nostri figli peggiori”, è nel suo genere la più alta onorificenza italiana… dopo il Festival di Sanremo. Vincitori i nostri figli peggiori: industriali, politici, amministratori che nel corso dell’anno si sono particolarmente distinti a danno dell’ambiente, della salute e della pace (la raccolta dei Premi Attila, dal 2004, è disponibile a chi ne fa richiesta).
Fabrizio Palenzona è stato (2005) uno dei prestigiosi vincitori. Nel corso degli anni ha fatto sempre meno notizia la sua accumulazione “seriale” di cariche: è arrivato a posare l’abbondante deretano contemporaneamente su 18 poltrone (a riguardo si consulti il curriculum da sé medesimo entusiasmato)… Ebbene, a parte gli intervalli delle vicende giudiziarie, che abbiamo cercato di aggiornare, oggi fa notizia, fragorosa e improvvisa, il suo addio che sta mettendo in movimento l’intero assetto bancario e finanziario italiano… Noi avremmo accolto con irrefrenabile gioia un tonfo di questo storico nemico degli ambientalisti (definiti “asini raglianti”), invece ci angosciano dubbi che si arrampichi su altre poltrone sentendosi protetto dalla Meloni… Ma i rapporti di forza dell’uomo per tutte le stagioni… Clicca sul titolo per aggiornarsi sull’intera vicenda. 

 

L’appello contro l’Autonomia differenziata

Premierato, l’appello di 180 costituzionalisti al fianco di Liliana Segre: “La riforma distrugge il principio della separazione dei poteri, non possiamo tacere”. Clicca qui.

 

12 anni di carcere per aver aiutato un uomo affetto da sclerosi multipla costretto a raggiungere la Svizzera per porre fine alla sua sofferenza
Clicca sul titolo.
Così come nessuno deve poter legiferare nel presunto nome di Dio, nessuno Stato dovrebbe imporre agli individui la propria legge sulle questioni ultime e sulle questioni prime. Inizio e fine della vita, alfa e omega, dovrebbero essere lasciate alla sovranità dell’individuo su se stesso.

 

Inquinamento urbano: responsabili gli amministratori o… la pianura padana?

“Per la prima volta in Italia si terrà un processo penale per inquinamento ambientale colposo nei confronti degli amministratori pubblici regionali e comunali che hanno avuto una responsabilità sulla qualità dell’aria a Torino” mette in rilevo Simone Bauducco su Il Fatto…
“Un processo pioniere a livello italiano.” enfatizza il giornale “Non era mai accaduto prima che i rappresentanti di un ente pubblico venissero rinviati a giudizio per questo reato. In passato altre inchieste in altre città non avevano superato il vaglio del giudice”.
Infatti, sfogliamo a pagina 420 di “Ambiente Delitto Perfetto” (Barbara Tartaglione e Lino Balza) il capitolo “L’incompetenza scientifica dei giudici in materia di reati ambientali”.
Siamo appunto nel periodo preso in esame dal tribunale di Torino: Nel 2015, l’archiviazione-prescrizione-assoluzione del Gip Paolo Bargero impedisce addirittura l’avvio, a carico del sindaco di Alessandria, Piercarlo Fabbio, del procedimento penale promosso ben 9 anni prima dalla nostra Associazione con denuncia per omissioni di atti di ufficio nella tutela della salute pubblica… (Continua cliccando sul titolo)

 

Tutela Val Bormida
La valle dove può essere collocato il deposito unico nazionale delle scorie nucleari. Clicca qui Buzzz Blog.

 

Buzzz ronzio della comunicazione internet
Il sito web www.buzzz.blog è un laboratorio di racconti e testimonianze di strada fondato nel 2021. Buzzz è una parola onomatopeica che richiama il ronzio delle api. Nel gergo della “community online” rappresenta il passaparola generato dai naviganti di internet, quindi la possibilità di raggiungere, nel minor tempo, il maggior numero di persone. Buzzz è un testimone impegnato a garantire un’onesta narrazione che è alla base di una società in continuo confronto. Organizza anche proiezioni di documentari e presentazioni di libri, per un continuo confronto teso a costruire una critica collettiva. Segue costantemente anche le vicende legate al polo chimico Solvay di Spinetta Marengo Alessandria (clicca qui un recente commento), anzi ha in programma di istituire una rubrica fissa.

 

Università estiva di Attac 2024
Clicca sul titolo per leggere il programma.

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—- contenuti 14 Giugno 2024 —-

Contro Forum G7 in Puglia

La Puglia per un mondo di pace e giustizia. È questo lo slogan scelto dal Comitato promotore del Contro Forum G7 che ha organizzato per venerdì 14 giugno la Conferenza stampa a partire dalle ore 16.30 presso la Sala di Rappresentanza del municipio di Fasano. A seguire, concentramento alle ore 18 in Largo Martinelli. La manifestazione si concluderà in Parco delle Rimembranze/Via Collodi con i comizi conclusivi. Clicca sul titolo programma e Comitato promotore.
Clicca qui Laura Tussi.

 

Brindisi fulcro delle mobilitazioni contro il G7

Clicca qui il fitto programma di eventi.

 

Un G7 dove cresce la violenza mafiosa, la Cnn stronca la scelta della Puglia

Clicca sul titolo. Il Reportage alla vigilia del vertice dei leader mondiali: “La violenza di tipo mafioso è in aumento nella stessa regione italiana dove i leader del G7 si incontreranno”. Tutta la gestione economica del G7 di Puglia a partire da Borgo Egnazia è dentro un sistema economico/politico affaristico, oggi legato mani e piedi al Governo Meloni.

 

Giù le mani dall’Acquedotto Pugliese!

Attacco finale del governo Meloni alla gestione pubblica dell’Acquedotto Pugliese, portato avanti attraverso l’impugnazione della legge regionale n.14/2024, con la quale la Regione Puglia consente l’ingresso ai comuni pugliesi nelle quote di partecipazione alla gestione del Servizio Idrico Integrato regionale. Clicca sul titolo

 

Meglio deportarli in Albania

Sono stati istituiti nel 1998 da un governo di centro-sinistra con il nome di CPT, poi denominati CIE e infine rinominati CPR (Centri di Permanenza per i Rimpatri) e hanno molto in comune con i cosiddetti hotspot per migranti sui quali oggi si costruiscono le campagne elettorali. Restano prigioni nelle quale vengono recluse persone che non hanno commesso alcun reato ma non hanno i documenti in regola. Clicca sul titolo

 

Riceviamo da zeitun.info e volentieri pubblichiamo

Clicca sul titolo gli articoli da Gaza.

 

Sostegno a disertori e obiettori di coscienza

Contro l’incriminazione palesemente arbitraria di Yurii Sheliazhenko, Segretario Esecutivo del Movimento Pacifista Ucraino e membro del Consiglio Direttivo dell’EBCO, studioso e ricercatore della nonviolenza, seguace dell’etica gandhiana e riconosciuto a livello internazionale come uno dei maggiori esperti di risoluzione dei conflitti senza ricorso alla guerra. Clicca qui.

 Condannando fermamente le irruzioni, i fermi e le pratiche di reclutamento forzato attuate dalle autorità russe a Mosca , che non rispettano il diritto umano all’obiezione di coscienza al servizio militare, che è intrinseco alla libertà di pensiero, coscienza e religione, garantito dall’articolo 18 del Patto Internazionale sui Diritti Civili e Politici (ICCPR). Clicca qui.

 

Manifestazione a Mestre contro gli inceneritori

La protesta contro la costruzione di due impianti in uno dei siti più contaminati d’Italia. In piazza 5.000 manifestanti  e decine di associazioni. Clicca qui.

 

Cgil, superate 500 mila firme per i referendum

Clicca qui https://www.cgil.it/referendum
La soglia delle 500 mila firme per presentare i quattro referendum popolari è stata raggiunta. La Cgil chiamerà i cittadini a esprimersi sulle norme dei licenziamenti previste dal Jobs Act, ma anche per introdurre l’obbligo di causale per i contratti a termine e la responsabilità del committente di un appalto nel caso di incidente sul lavoro. Il sindacato parla di “grande interesse” raccolto sui temi proposti. Per la Cgil, che ha finora contato 582.244 firme, si tratta di una battaglia “per un lavoro stabile, dignitoso, tutelato e sicuro”.

 

Picconare il “Rosatellum” e frenare l’astensionismo

Il neocostituito comitato promotore del referendum per l’abrogazione parziale delle attuali leggi elettorali per la Camera e per il Senato (il cosiddetto Rosatellum) ha presentato i quesiti referendari appena depositati al competente Ufficio presso la Suprema Corte di Cassazione.-Per approfondire:

https://autonomieeambiente.eu/ news/323-una-firma-per-la- rappresentanza-questestate

https://autonomieeambiente.eu/ news/287-depositati-i-quattro- quesiti-anti-rosatellum? highlight=WyJjYXNzYXppb25lIl0=

 

29 giugno 2009 strage di Viareggio

A Viareggio per il corteo in ricordo delle 32 Vittime. Clicca sul titolo.

 

Un altro rapporto ISTAT che ignora la violenza sulle donne con disabilità

«Ancora una volta l’ISTAT non fornisce dati utili a descrivere la violenza che colpisce le donne con disabilità in misura maggiore rispetto alle altre donne, né a definire le politiche necessarie affinché il Sistema della Protezione delle donne vittime di violenza diventi accessibile e inclusivo anche per loro»… (continua)

 

Ecco il nuovo Tera e Aqua

Se clicchi qui: https://ecoistituto-italia. org/cms-4/wp-content/uploads/ Tera-e-Aqua-135.pdf ti appare TERA e AQUA di giugno-luglio 2024.

 

I prossimi eventi estivi di Casacomune

Vacanza con Casacomune dal titolo “I rimedi della natura” che si terrà presso la Certosa 1515 di Avigliana dal 9 luglio al 13 luglio. Qui il link per vedere i dettagli. MontagnAmbiente in trasformazione – L’acqua che verrà.? che si svolgerà in Val d’Ayas (Valle d’Aosta), Frazione Frachey (Ayas) dal 29 agosto al 1° settembre. Qui il link per vedere i dettagli.

 

39.000 firme per la libertà di Leonard Peltier

L’attivista indiano americano è stato detenuto per più di 45 anni: accusato di omicidio e condannato a vita nel 1977, ma molti sostengono che la sua condanna sia stata ingiusta e che egli sia stato vittima di una persecuzione politica. La campagna per la sua liberazione è stata guidata da Amnesty International, Change.Org e altre organizzazioni che sostengono i diritti umani e la giustizia sociale, e ha conseguito un sostegno significativo, con più di 39.000 firme raccolte attraverso petizioni online e lettere da parte di organizzazioni e individui da tutto il mondo. Clicca qui.

 

Caro Travaglio, senza i Movimenti la Caporetto fu già nel 2020

“Caro Lino, capisco tutto. Ma forse ti è sfuggito che i 5Stelle nell’estate del 2019 hanno votato in Parlamento il Tav, ovviamente da soli, anche al costo di far saltare il governo con la Lega. E purtroppo hanno perso.” Così mi rispose Marco Travaglio in uno scambio di opinioni. Gli replicai: “Caro Marco,

Il M5S in parlamento ha votato no al Tav Torino-Lione? È un’aggravante perché non mirava a far cadere il governo con Salvini. Non è che votando in minoranza contro Tav Valsusa, Tav Terzo Valico, TAP, ILVA, PFAS, Acqua pubblica, F35 eccetera, ti salvi l’anima e i voti. Rischi l’accusa di tradimento. Continua cliccando sul titolo.

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—- contenuti 6 Giugno 2024 —-

Vota: Fuori l’Italia dalla Nato

Anzi, fuori la Nato dall’Italia. La parola d’ordine, lo slogan, il caposaldo della dottrina, insomma, apparteneva per decine di anni al Movimento pacifista e antimilitarista. Che però l’ha opacizzato.

Un principio molto semplice: l’Italia non ha conflitti territoriali con nessuno e nessuno li ha con l’Italia, men che meno per giustificare una guerra. Un principio molto semplice: se non deteniamo in territorio italiano armi e basi, peraltro costosissime, sulle spalle di sanità e scuola, armi e basi peraltro altrui, USA, peraltro nucleari, dunque non difensive bensì offensive, noi non rischiamo l’abbattersi di armi, peraltro atomiche, a distruggere il territorio italiano. Dunque, il principio pacifista è basato sull’utilitarismo: dottrina filosofica di natura etica secondo la quale il bene si identifica con l’utile.

L’appartenenza alla Nato non è mai stata utile bensì pericolosa: guerra fredda USA-URSS, ma “obbligata” a Yalta dalle “sfere di influenza” dei vincitori e dalla divisione in blocchi: Stati satelliti nella “NATO” per difendersi dagli Stati satelliti del “Patto di Varsavia”, o viceversa. Questo “obbligo”, a cui si erano sottratti Paesi neutrali, in Europa la Svizzera, l’Austria, l’Irlanda, la Norvegia, la Svezia, ecc. sarebbe caduto con la caduta del muro di Berlino. Invece, allo scioglimento del Patto di Varsavia non è seguito lo scioglimento della Nato che addirittura, su input Usa, ha spinto l’Italia in giro per il mondo a sacrificare le vite dei propri soldati in guerre (sanguinose) niente affatto difensive: guerra del Golfo, due guerre in Jugoslavia, guerra in Somalia, guerra in Afghanistan, due guerre in Iraq, guerra in Libia (a prescindere dalle “missioni” in Libano, Albania, Niger…).

La guerra condotta per procura sulla pelle dell’Ucraina sarà l’ennesima guerra USA-NATO perduta, così da concludersi peggio di come poteva essere evitata: con un accordo di neutralità dell’Ucraina e cessione dei suoi territori russofoni. Auguriamoci, come fu nel 1962, senza terza guerra mondiale e nucleare, senza i missili nucleari americani lanciati dall’Italia sull’immensa Russia e i missili russi sganciati sulla minuscola Italia. Questa prospettiva, sempre incombente, è evitabile denuclearizzandoci, smilitarizzandoci almeno del peggio della Nato.

Però, a gridare “Fuori l’Italia dalla Nato, fuori le basi Usa dall’Italia” non si stanno sentendo molto le voci del Movimento pacifista, nessuna nei partiti. L’unica voce a beccarsi del “putiniamo”, è quella di Marco Tarquinio, giornalista, ex direttore del cattolico L’Avvenire, il quale pur si accontenta di chiedere lo scioglimento della Nato in favore di una partnership paritaria tra Europa e Stati Uniti. Una voce che pare isolata nel can can elettorale europeo, con Tarquinio circoscritto in una candidatura da indipendente nelle liste di un PD che dice e fa il contrario.

Esempio. Alla domanda se l’Italia debba uscire dalla Nato o se la Nato vada sciolta, Michele Santoro (“Pace, terra e dignità”) risponde: “In questo momento non possiamo rinunciare alla nostra difesa, in questo momento la Nato è necessaria. Per quanto io sia favorevole in futuro a un superamento dell’Alleanza, nel momento in cui c’è una guerra non possiamo disarmarci unilateralmente. Quando ci saranno condizioni di sicurezza reciproche per tutti, Europa e Italia incluse, si potrà riprendere il discorso del disarmo e il superamento delle attuali alleanze militari”. Secondo Santoro, in questo momento la Nato è necessaria per fare la guerra alla Russia.


Omissis restituere

(Dalla redazione di Trancemedia.eu)
Omissis restituere. La citazione qui sopra proviene da un’intervista di Michele Santoro ad Affaritaliani.it del 31/5/24. Per completezza d’informazione, riportiamo quanto segue (subito dopo) nella dichiarazione completa di Santoro: “Ritengo auspicabile che in futuro la Russia possa entrare in Europa, sarebbe un sogno che spero si realizzi, in questo modo si potrebbe superare la Nato. Ma ora sarebbe sbagliato uscire dall’Alleanza atlantica, anche se deve essere un’alleanza difensiva – se attaccati ci protegge – e non portare la guerra in altri Paesi come sta accadendo”.
Sul voto del 8-9 giugno, v. anche la pagina dedicata in sezione Video di Trancemedia.eu  (collegamenti aprono in nuova scheda)


 Che fine ha fatto la “questione morale” di Berlinguer?

In questi giorni di giugno, quaranta anni fa, moriva Enrico Berlinguer. In questi giorni si svolgono le elezioni europee. Nessun partito sta ponendo la “Questione morale” minimamente con la forza utopica e rivoluzionaria che pose Berlinguer. Eppure la “questione” è rimasta oggi la stessa di allora. O è peggiorata?

Gli italiani sono stufi, hanno il rigetto della politica e il vento dell’astensionismo soffia robustamente. I partiti hanno degenerato e questa è l’origine dei malanni d’Italia. I partiti sono soprattutto macchine di potere e di clientela, gestiscono interessi, talvolta anche loschi. I partiti hanno occupato lo Stato e tutte le sue istituzioni, a partire dal governo, hanno occupato gli enti locali, gli enti di previdenza, le banche, le aziende pubbliche, gli istituti culturali, gli ospedali, le università, la Rai, i giornali. I partiti sono macchine di potere che si muovono soltanto quando è in gioco il potere: seggi in comune, seggi in parlamento, governo centrale e governi locali, ministeri, sotto-segretariati, assessorati, banche, enti, se no, non si muovono.

Contro questa degenerazione, Berlinguer oppose e propose la “diversità del PCI”. Anni dopo Beppe Grillo opporrà il “Vaffà”. Morto Berlinguer, sedato Grillo, i due partiti giunti alle poltrone del potere hanno avuto l’occasione di provare la propria svolta politica.

Invece hanno messo in mostra una classe dirigente incapace di affermare che il privilegio vada combattuto e distrutto ovunque si annidi, che i poveri e gli emarginati, gli svantaggiati vadano difesi e gli vada data voce e possibilità concreta di contare nelle decisioni e di cambiare le proprie condizioni, che certi bisogni sociali e umani sempre ignorati vadano soddisfatti con priorità rispetto ad altri, che la professionalità e il merito vadano premiati, che la partecipazione di ogni cittadino e di ogni cittadina alla cosa pubblica debba essere assicurata. Incapace, se non di realizzare, almeno di affermare che il tipo di sviluppo economico e sociale capitalistico sia causa di gravi distorsioni, di immensi costi e disparità sociali, di enormi sprechi di ricchezza, di crisi ambientali, che si debba discutere in qual modo superare il capitalismo inteso come meccanismo, come sistema, giacché esso sta sempre creando masse crescenti di disoccupati, di inoccupati, di emarginati, di sfruttati, e portandoci ad un passo dalla terza guerra mondiale.

Falliti lo scossone al sistema affidato alla “strategia dell’eurocomunismo (o terza via)” e il Vaffà del calzino rivoltato, anche in queste elezioni europee non pare che all’elettorato italiano (o europeo) i partiti abbiano dimostrato la consapevolezza che la questione morale è il centro del problema italiano.

Pensiamo sia utile alla riflessione riproporre la lettura della famosa intervista di Eugenio Scalfari a Enrico Berlinguer del 28 luglio 1981. Clicca qui.

 

E tu chiamali antimilitaristi, o solo pacifisti, o solo ecologisti

Les Écologistes, guidati da Marie Toussaint, hanno un programma ambizioso per le elezioni europee. Vogliono creare un esercito europeo, una diplomazia comune e una politica di sicurezza e difesa a livello dell’UE. Questo includerebbe la creazione di una posizione di commissario per la difesa e l’abolizione della clausola di unanimità degli Stati per le decisioni in materia di politica estera e di sicurezza comune. Inoltre, i Verdi vogliono produrre più armi in Europa per evitare nuove dipendenze tossiche e sostenere l’acquisto condiviso dei principali sistemi d’armamento. Riguardo all’Ucraina, gli Ecologisti vogliono rafforzare il sostegno diplomatico, finanziario e militare a Kyiv e aumentare le sanzioni contro la Russia.

 

D’altra parte, La France insoumise (Francia indomita, sinistra e sinistra radicale), guidata da Manon Aubry, vuole continuare a sostenere l’Ucraina, ma anche creare un quadro diplomatico per ottenere una tregua, il ritiro delle truppe russe e l’avvio di negoziati per una pace duratura. A differenza degli Ecologisti, si oppongono all’allineamento della difesa europea con la NATO e preferiscono fare affidamento sulla clausola di difesa reciproca tra gli Stati membri dell’Unione europea. Sostengono anche un “protezionismo industriale militare” a favore delle imprese europee.

 

Il voto contro la deregulation del mercato del lavoro

Nella propaganda elettorale, la sinistra non ha dato l’adeguato risalto alla presentazione del Disegno di Legge di iniziativa popolare della CGIL con quattro referendum contro il famigerato Jobs Act, del primo ministro Matteo Renzi segretario PD, simbolo della stagione dell’austerità. Il decreto sul licenziamento rappresenta il cuore (nero) della riforma del 2015, perché con esso, grazie al superamento dell’art. 18 dello Statuto dei Lavoratori, si sono indeboliti i lavoratori assunti dopo l’entrata in vigore (7 marzo 2015), esponendoli al rischio della perdita del posto di lavoro e rendendoli più ricattabili e meno inclini a rivendicare i loro diritti. Indebolendo i lavoratori si è inteso indebolire anche il ruolo del sindacato in azienda: il che è ragione sufficiente per spiegare perché la Cgil ha scelto di chiamare i cittadini a esprimersi su questo quesito, tra i tanti possibili. I lavoratori delle piccole imprese (cioè con meno di 16 dipendenti) ai quali, come noto, l’art. 18 non si applica, beneficerebbero del secondo quesito referendario in materia di licenziamenti, finalizzato a modificare la storica legge del 1966 che fissa in sei mensilità il tetto massimo dell’indennizzo: un importo indecoroso che il giudice potrà superare in caso di esito positivo del referendum.

I referendum non risolverebbero tutti i problemi che la lunga stagione della deregulation ha prodotto (a partire dal lavoro povero), ma costituirebbe il primo e necessario passo da fare se quella stagione si vuole realmente chiudere, abbandonando definitivamente la logica tossica dello scambio tra diritti (certi) e occupazione (incerta e sotto-tutelata) di cui il Jobs Act ha rappresentato la più coerente e convinta declinazione.

 

Dopo le elezioni si riparlerà di leva obbligatoria

In merito alla Terza Guerra mondiale, il ministro della Difesa tedesco Boris Pistorius (fonte Rainews): “Dobbiamo essere in grado di affrontare una guerra entro il 2029. In uno scenario serio abbiamo bisogno di donne e uomini in grado di difendersi e che possano difendere questo Paese. Perciò ritengo necessarie nuove forme di servizio militare e presenterò presto delle proposte anche per quanto riguarda le forme di obbligatorietà”.

Anche in Italia nel governo si parla (proposta Matteo Salvini) di ripristinare la leva obbligatoria: non si capirebbe perché in quanto (pre-elettoralmente) si esclude di inviare truppe insieme alle armi in Ucraina. Comunque, per ora, il ministro della difesa Guido Crosetto, a differenza di quello francese, si mostra impaurito dal portavoce russo Alexander Makogonov: “Se i vostri soldati, i vostri specialisti, i vostri istruttori saranno mandati sul suolo ucraino perché possano addestrare i soldati ucraini per attaccare meglio e uccidere i russi, naturalmente saranno un obiettivo legittimo”.

Dello stesso avviso di Crosetto appare il vicepremier, ministro degli esteri e leader di Forza Italia Antonio Tajani, candidato d’immagine alle Europee, per le quali non nasconde l’ambizione di guidare il vertice della Commissione europea, con i suoi circa 40mila euroburocrati, formalmente indipendente, ma da decenni lottizzata da governi, partiti e lobby economico-finanziarie (è un candidato ideale in quanto l’ex monarchico e dunque portavoce di Berlusconi è stato eurodeputato per 36 anni senza che se ne accorgesse nessuno).

Pistorius, a sua volta, deve essere un po’ in confusione nei suoi timori del… ripetersi dell’invasione da parte della Russia: nel giugno 1941 fu Hitler a invadere la Russia fino a Mosca e non viceversa, semmai alla Russia costarono 29 milioni di morti prima che l’Armata Rossa raggiungesse nel 1945 Berlino e liberasse il mondo dalla Germania al termine della Seconda Guerra Mondiale.

 

Chi e come può fermare Solvay

Solvay ricorda quel serial killer o stupratore che neppure cerca più di nascondersi, come a invocare “fermatemi voi ché io non sono più capace”. Oppure abilmente ripete tante volte il misfatto finché non fa più notizia, i giornali ne parlino sempre meno e non più, continuando così indisturbata. Sta di fatto che per ora i giornali fotografano (vedi la foto) le schiume di Pfas scaricate in Bormida, i cittadini fiutano Pfas nell’aria e dai pozzi dell’acquedotto, ma il sindaco di Alessandria non ferma le produzioni di Spinetta Marengo.

L’ennesima cronaca informa che ad aprile e maggio l’Arpa ha analizzato i Pfas ADV e C6O4 (brevetto Solvay) neppure rispettosi della generosa autorizzazione AIA della complice Provincia, che per l’ennesima volta non interverrà al pari del sindaco. Se ne occuperà l’autorità giudiziaria? Forse, ma quando sarà a regime il nuovo processo penale, forse entro un anno. Oppure bloccherà il colosso chimico un’azione civile inibitoria e risarcitoria.

Quest’ultima opzione non la si legge ancora definitivamente valutata dal Comitato Stop Solvay:Non ci stupisce sapere che Solvay-Siensqo continua a sversare i suoi veleni ovunque, ma ci preoccupa il silenzio dei tanti, troppi, che continuano a girarsi dall’altra parte. Ci preoccupa pensare che il nostro sangue, la nostra terra, il nostro futuro convive con i veleni di una multinazionale che usa un territorio e chi lo vive come una discarica. Finché avremo voce ribadiremo che un secolo di morti e veleni possono bastare, e che l’unica soluzione a questo disastro sono la chiusura e la bonifica.

 

Mappe Pfas in Italia

Clicca sul titolo per visualizzare le mappe dei risultati delle analisi relative alla presenza di Pfoa nelle acque superficiali e delle analisi relative alla presenza di Pfas nelle acque superficiali e sotterranee.

 

Microplastiche e Pfas nei testicoli, fertilità compromessa e tumori

Le microplastiche (dimensioni inferiori ai 5 millimetri e fino a 1 micron) sono ovunque, mari e oceani, corsi d’acqua dolce, nel suolo, nella catena alimentare e perfino nell’aria che respiriamo. Le ingeriamo, inaliamo e addirittura penetrano nel nostro organismo attraverso la cute, possono accumularsi in diversi organi, compreso l’apparato riproduttivo. Le microplastiche sono state trovate nel liquido follicolare ovarico (il fluido in cui crescono e maturano gli ovuli) e nella placenta delle donne in gravidanza, nello sperma, ma anche nei tessuti di cuore, cervello e altri organi. Inclusi i testicoli.

La loro presenza nei testicoli è stata documentata da un team di ricerca del College of Nursing dell’Università del New Mexico che, in un nuovo articolo pubblicato sulla rivista Toxicological Sciences, rileva di aver trovato microplastiche in ogni campione esaminato: una media di 122,63 microgrammi di microplastiche per grammo di tessuto testicolare canino e di 329,44 microgrammi per grammo di tessuto testicolare umano, dunque una quantità quasi tre volte superiore a quella rilevata nei cani. Ne consegue che le microplastiche influenzano la produzione di spermatozoi, riducono la fertilità e aumentano il rischio di cancro.

“I tumori maschili sono sempre più in crescita” sottolinea il professor Carlo Foresta, già Ordinario di Endocrinologia all’Università di Padova nel testicolo e nel liquido seminale nei soggetti esposti si possono trovare sostanze da inquinanti da Pfas. Molte forme di inquinamento sono responsabili dell’aumento dei casi di tumori ai testicoli e i dati scientifici lo dimostrano: pesticidi, derivati della plastica come ftalati, bisfenoli e soprattutto Pfas. Il tumore al testicolo è uno dei primi cinque tumori in termini di frequenza, sul totale delle neoplasie incidenti per fascia di età giovanile. Negli ultimi vent’anni (1987-2017) l’incidenza del tumore testicolare da 3,8 per cento è balzato all’8 per cento”.

 

PFAS: Greenpeace riafferma le responsabilità di Governi e Regioni

PFAS: Greenpeace riafferma le responsabilità di Governi e Regioni.

Importante, a complemento del Dossier “Pfas. Basta!” (già oltre 800 pagine) che il Movimento di Lotta per la salute Maccacaro sta componendo giorno per giorno dagli anni ’90, è l’inchiesta presentata da Greenpeace “La contaminazione da Pfas in Italia”, basata sui dati Ispra raccolti tra il… Clicca sul titolo.

 

Solvay strumentalizza anche gli studenti

Finanziando Università e scuole di Alessandria, con il beneplacito dei docenti.

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Ilva: più debiti e meno cure per i cittadini

Vogliono concedere per decreto altri 150 milioni quando vi sono già 4,7 miliardi di passività per l’Ilva, fondi per curare i cittadini del quartiere Tamburi di Taranto, non per continuare ad accumulare debiti e inquinamento. Dati sconcertanti emergono dall’audizione del presidente di PeaceLink al Senato: dal 1° novembre 2018 al 31 dicembre 2022, la gestione dell’ex Ilva ha accumulato passività globali per ben 4 miliardi e 700 milioni di euro, come confermato da fonti governative (esattamente 4.737.693.528 euro) (continua)

 

La lunga coda segreta del Covid

Insieme a pochi altri organi d’informazione, siamo stati ben lieti di dare recentemente visibilità (a questo e a questo link) alla battaglia delle persone con Long Covid, sindrome multisistemica ancora poco conosciuta e difficilmente diagnosticabile, che si manifesta dopo un’infezione acuta da SARS-CoV-2 con un complesso eterogeneo di sintomi che possono durare anche anni e con un generale peggioramento della qualità della vita.
Recentemente si è svolto a Roma il convegno Long-COVID e malattie neurologiche: analisi degli effetti a lungo termine e strategie di intervento, organizzato dalla RIN (Rete IRCCS delle Neuroscienze e della Neuroriabilitazione), con il patrocinio della SIN (Società Italiana di Neurologia) e in collaborazione con la Società Centro Studi Americani ed Edra nell’ambito di un progetto del Ministero della Salute coordinato dall’Istituto Superiore di Sanità, ma purtroppo, come segnala la Rete Long Covid Italia, nemmeno in tale occasione si è data visibilità a questa rete diffusa di persone colpite dal problema, se è vero che nessuna di esse vi è stata invitata (continua…)

 

Il progetto ecologico di Michelin
Il caso Michelin mette in luce il divario tra le promesse ecologiche delle grandi aziende e le loro pratiche effettive, specialmente nei paesi in via di sviluppo. Nonostante Michelin continui a negare le accuse, le evidenze sollevano seri dubbi sulla sua integrità e sull’efficacia delle sue iniziative di sostenibilità.

Una lunga indagine condotta da Voxeurop ha rivelato gravi accuse di deforestazione e greenwashing contro Michelin e il suo partner indonesiano Barito Pacific. L’indagine, stimolata dal rapporto “Complicit” di Mighty Earth del 2020, ha esaminato un progetto di gomma “sostenibile” finanziato da un green bond da 95 milioni di dollari, emesso per il progetto PT Royal Lestari Utama (RLU) a Jambi, Sumatra. Michelin aveva promesso che il progetto avrebbe promosso pratiche sostenibili per la produzione di gomma naturale, proteggendo e ripristinando habitat cruciali per specie in pericolo come tigri, elefanti e oranghi di Sumatra. Tuttavia l’indagine ha scoperto che prima del lancio del progetto nel 2015 Barito Pacific aveva già deforestato migliaia di ettari di foresta pluviale tropicale, senza consenso delle due comunità indigene che hanno perso le loro terre ancestrali. Le immagini satellitari mostrano che 8.468 ettari di foreste incontaminate sono stati abbattuti per fare spazio alle piantagioni di gomma, distruggendo habitat vitali per la fauna selvatica e frammentando importanti corridoi ecologici di specie in pericolo d’estinzione come elefanti, tigri e orangotango.

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—- contenuti 31 Maggio 2024 —-

Greenpeace riafferma le responsabilità di Governi e Regioni

Importante, a complemento del Dossier “Pfas. Basta!” (già oltre 800 pagine) che il “Movimento di Lotta per la salute Maccacaro” sta componendo giorno per giorno dagli anni ’90, è l’inchiesta presentata da Greenpeace “La contaminazione da Pfas in Italia”, basata sui dati Ispra raccolti tra il 2019 e il 2022 (clicca qui https://ilmanifesto.it/ mettere-al-bando-i-pfas- lappello-di-greenpeace-alla- camera ) che dimostra quella verità inquietante che abbiamo denunciato e documentato in questi anni: la contaminazione da Pfas è presente in tutte le Regioni dove sono state effettuate le discontinue e frammentarie indagini Arpa nei corpi idrici (fiumi, laghi e acque sotterranee).

Ma è ancora più vergognoso che nella maggioranza delle Regioni siano stati niente affatto effettuati monitoraggi dalle Arpa, per responsabilità delle Amministrazioni locali in complicità con i Governi: tutti consapevoli – soprattutto dopo i casi emblematici della Miteni di Trissino e della Solvay di Spinetta Marengo – della portata dell’avvelenamento ambientale e sanitario dei Pfas nel mondo e in Italia.

La tragica spirale italiana, scontata l’assenza di una legge di messa al bando dei Pfas, non può che essere bloccata da una azione inibitoria e risarcitoria che fermi gli impianti della Solvay, unica produttrice di Pfas in Italia, e che risarcisca le vittime.

A sostegno di questa iniziativa ci stanno pervenendo adesioni di singoli, associazioni, comitati, avvocati, medici,… Per ulteriori adesioni e suggerimenti, scrivere a: lino.balza.2019@gmail.com

 

Altra delusione dai Cinquestelle

Il 28 maggio si è tenuta un’iniziativa elettorale dei Cinquestelle ospitata nella coreografia parlamentare di San Macuto Roma, di fronte ad una platea di Greenpeace, Presa diretta, Isde, Università, CNR-IRSA, Comitati, giornalisti, eccetera.

A Sergio Costa, vice presidente della Camera dei deputati, che ha presieduto l’iniziativa, avevamo chiesto: 1) Un’autocritica in de-merito del suo operato del 2020, quando era Ministro dell’Ambiente e in quella strategica veste aveva preso solenne impegno di fonte alle MammeNoPfas “incazzate”, di abbassare i limiti dei PFAS a ZERO. Invece non se ne fece niente. 2) Un’autocritica dei Cinquestelle per aver insabbiato in Parlamento, insieme agli altri partiti, il Disegno di Legge per la messa al bando dei Pfas in Italia, pur presentato dal senatore (Mattia Crucioli) del suo stesso partito (e concordato con comitati e associazioni).

Ebbene. All’autocritica, Costa ha preferito l’autocelebrazione elettoralistica. Soprattutto, gli impegni concreti per Giuseppe Conte costituiranno a) in una Mozione d’aula che chieda ai parlamentari sì o no ai Pfas, b) nel recupero del Collegato ambientale di quando era al governo Conte, c) nella promessa che quando i Cinquestelle torneranno al governo presenteranno un disegno di legge sui Pfas (quale? quello di Crucioli? non si sa).

Considerato che la Mozione è acqua fresca, la sognata caduta del governo Meloni fra cinque-dieci anni, ad essere ottimisti, lascerebbe comunque malati e morti di Alessandria ad ammalarsi e morire per altri cinque-dieci anni, ad essere ottimisti.

Ad evitare questa tragedia c’è una sola via di uscita: un’azione inibitoria e risarcitoria che obblighi – ora, subito – Solvay di Spinetta Marengo (AL), unica produttrice di Pfas in Italia, a fermare le produzioni inquinanti e a risarcire le Vittime. Ma i Cinquestelle non hanno annunciato di partecipare all’azione giudiziaria. Andremo avanti noi con chi ci sta.
A sostegno di questa iniziativa ci stanno pervenendo adesioni di singoli, associazioni, comitati, avvocati, medici,…
Per ulteriori adesioni e suggerimenti a: lino.balza.2019@gmail.com

 

Scienza Medicina Istituzioni Politica Società informa

Al bando dei Pfas in Italia dobbiamo provvedere noi con un’iniziativa dal basso, con un’azione inibitoria popolare, una class action giudiziaria che imponga la chiusura immediata delle produzioni Pfas inquinanti della Solvay di Spinetta Marengo, l’unica produttrice di Pfas in Italia. Si tratta di… Leggi tutto
https://smips.org/2024/05/17/ al-bando-dei-pfas-in-italia- dobbiamo-provvedere-noi-con- una-iniziativa-dal-basso/

Solvay strumentalizza anche gli studenti

Andrea Diotto è imputato nell’attuale processo in Alessandria per disastro ambientale reiterato.
Clicca qui “Il Corriere Nazionale”: Il nuovo processo non fermerà Pfas e Solvay.
Diotto, appena promosso ad alto incarico, si mostra molto “pacioccoso” dopo aver lasciato la dirigenza dello stabilimento, non turbato per la vicenda giudiziaria, e immedesimato nel suo ruolo di sponsor della Solvay di Spinetta Marengo.

Dopo il finanziamento all’Università di Alessandria, l’attenzione sui media della multinazionale belga infatti prosegue con l’Istituto Volta di Alessandria, che si è aggiudicato il Primo premio assoluto nell’ambito del progetto “Idrogeno al Quadrato”.
Il premio, specifica la “velina”, è organizzato dal Rotary Club di Alessandria, presieduto dall’ingegnere Andrea Diotto, in collaborazione con l’azienda Solvay, presieduta dall’ingegnere Andrea Diotto. Coincidenze casuali.

“La sinergia con i partner del nostro territorio conferma il valore di una progettualità che aiuta a crescere gli studenti con uno sguardo concreto verso le urgenze del futuro davvero più impellenti, tra cui la ricerca di azioni davvero volte alla tutela dell’ambiente” ha sottolineato la dirigente scolastica Maria Elena Dealessi, prendendo appunto a riferimento la tutela dell’ambiente che emerge dai capi di imputazione del processo in corso.

 

Record di Pfas in Inghilterra

Bentham, piccola città del North Yorkshire, nelle acque sotterranee ha la più alta concentrazione di Pfas nel Regno Unito: situata sulle rive del fiume Wenning, è la sede dell’Angus International Safety Group – localmente noto come Angus Fire – che, dagli anni ’70, produce schiume antincendio contenenti PFAS in uno stabilimento vicino al centro città. Angus Fire ha violato ripetutamente i suoi permessi ambientali, con un permesso violato 20 volte negli ultimi 10 anni. I risultati dei test, ottenuti dall’Ends Report, mostrano che nel 2008 i campioni di acque sotterranee hanno registrato una somma di PFAS pari a 1.199.000 ng/l. All’interno di questa somma totale di PFAS c’erano 18.100 ng/l di PFOA e 36.100 ng/l di PFOS. Nel 2010, il campionamento delle acque sotterranee ha registrato 47.200 ng/l di PFAS totali, mentre nel 2018 sono stati registrati 63.400 ng/l. Questi campioni sono stati tutti prelevati dalle lagune di acque reflue di Angus Fire, che fino al 2020 hanno ricevuto deflussi contaminati dai test antincendio PFAS. Un portavoce di Angus Fire ha dichiarato: “Non produciamo né testiamo più prodotti in schiuma contenenti PFAS, bensì ora produciamo schiuma antincendio priva di fluoro in grado di estinguere i carburanti per l’aviazione”.

In base a questi dati, Bentham può ben contendere il titolo a questo articolo, clicca qui.

 

CIVG informa

Speciale “PFAS”. APRILE 2024 Rete Ambientalista
Ricatto occupazionale per mascherare una serrata programmata.
2024. Solvay: o vi tenete i Pfas oppure licenzio. Ilham Kadri, la presidentessa di Solvay (SyensQo), minaccia di chiudere lo stabilimento di Spinetta Marengo se la si disturba troppo per il disastro eco sanitario di Alessandria, di cui i Pfas sono la punta dell’iceberg.
In realtà, sta solo prendendo tempo almeno fino al 2026, perché ha già programmato da tempo il trasferimento delle produzioni Solexis: Solvay di Spinetta Marengo trasferita in Cina. Per ora, dunque non molla. Salvo incidenti. Quelli dell’ultima ora…
Leggi tutto: http://www.civg.it/index.php? option=com_content&view= article&id=2801:speciale-pfas- aprile-2024&catid=2:non- categorizzato

 

Speciale PFAS 1. I forever chemicals.

Cancerogeni bioaccumulabili e persistenti, praticamente indistruttibili. I PFAS sono denominati “forever chemicals”, inquinanti eterni, perché non si degradano nel tempo ma restano indistruttibili. Si disperdono in natura e hanno invaso ogni angolo del globo: dalle vette remote più incontaminate fino ai poli, dagli animali marini come i cetacei a ecosistemi lontani dalle attività dell’uomo, dalla pioggia fino all’acqua di rubinetto delle nostre case.

Leggi tutto http://www.civg.it/index.php? option=com_content&view= article&id=2777:speciale-info- pfas&catid=2:non-categorizzato

 

Mitsubishi, chi inquina paghi

Il Tar del Veneto ha sentenziato che ai costi di bonifica dell’inquinamento Pfas dovrà provvedere anche Mitsubishi, la più grande holding finanziaria del Giappone e una delle più importanti del mondo in numerosi settori industriali. Il colosso a Trissino (Vicenza) alla fine degli anni ottanta sostituì la Miteni e se ne liberò nel 2009 con una finta vendita dell’azienda a Ici (poi fallita nel 2013): “per la somma simbolica di 1 euro, premurandosi di escludere la garanzia del venditore in merito ad eventuali criticità ambientali”.

Mitsubishi si appellerà, perché coimputata nel processo penale che vede i dirigenti della Miteni e delle società a essa legate, addirittura attraverso una “condivisione delle medesime persone fisiche nelle cariche societarie”, accusati a vario titolo di avvelenamento di acque, inquinamento ambientale, disastro innominato aggravato e bancarotta fraudolenta, a seguito dell’inquinamento dalle sostanze perfluoroalchiliche di una vasta falda acquifera che nel 2013 ha scoperto coinvolti 350mila cittadini nelle aree di Vicenza, Verona e Padova, con campionamenti di valori elevati di Pfas nel sangue dei residenti, con dichiarazione nel 2018 dello stato di emergenza e divieto di consumo di acqua potabile e istituzione di una zona rossa in 30 comuni, dove lo studio degli scienziati dell’Università degli studi di Padova, pubblicato sulla rivista scientifica Enviromental Health, ha calcolato che tra il 1985 e il 2018 si è verificato un aumento di mortalità per malattie cardiovascolari e malattie neoplastiche maligne.

L’aggravante anche per Mitsubishi è “il comportamento gravemente omissivo nei confronti degli Enti competenti, impedendo di fatto di avviare il procedimento di messa in sicurezza e/o di bonifica che la normativa applicabile riconduce sotto il controllo delle Autorità pubbliche, procedimento che con un ragionevole grado di certezza avrebbe permesso sin da allora di eliminare, o quantomeno di limitare efficacemente gli effetti pregiudizievoli dell’inquinamento in atto, incidenti sull’ambiente e sulla salute di migliaia di persone”. I giudici sottolineano che si trattava di “composti da tempo sotto l’attenzione della comunità scientifica internazionale, e delle autorità di protezione ambientale”, poiché “sospettati di effetti dannosi sulla salute umana”, tra cui “alti livelli di colesterolo ed acido urico nel sangue, nonché una possibile correlazione con taluni tipi di cancro al fegato, al rene, al testicolo e alla tiroide”.
Mitsubishi sarà chiamata – quando e quanto? – alla bonifica, ma il risarcimento alle Vittime, morte e ammalate, non sarà riconosciuto come già accaduto nel processo Solvay ad Alessandria?

 

La Senna non ripulita dai Pfas

Secondo le analisi del laboratorio tedesco DVGW-Technologiezentrum Wasser di Karlsruhe, il fiume di Parigi, in cui si nuoterà alle Olimpiadi, ha un’alta concentrazione di acido trifluoroacetico (TFA), usato per pesticidi e refrigerazioni, una tra le sostanze note collettivamente come PFAS tossici e cancerogeni: poco lontano dalla cattedrale di Notre-Dame 2,9 microgrammi per litro (un microgrammo è un milionesimo di grammo), mentre 0,5 è già indicato come limite massimo per la Cee. Jacob de Boer, tossicologo della Vrije Universiteit di Amsterdam e Ian Cousins, professore di chimica ambientale dell’Università di Stoccolma, sconsigliano: «Non raccomanderei di nuotarci regolarmente».

In Francia sono stati investiti quasi 1,5 miliardi di euro per risanare le acque della Senna in modo da renderla balneabile per le Olimpiadi di quest’anno e, dal 2025, per chiunque ci voglia nuotare. L’obiettivo degli interventi è abbattere la presenza di batteri legati allo smaltimento delle acque reflue, quelli appartenenti ai generi Escherichia ed Enterococcus. Non agiscono invece sui Pfas, chiamati “forever chemicals”, “inquinanti perenni”: uno studio del 2016 ha stimato che ai reni umani servano dai 10 ai 56 anni per eliminare i PFAS più persistenti.

 

L’Arpa Lombardia minimizza

“Solo alcune situazioni sulla soglia di limite nonostante il fenomeno sia in continua crescita”. Eppure questo è il quadro fornito dal direttore di Arpa Lombardia, Fabio Cambielli, durante l’audizione in Commissione Ambiente sulla presenza dei Pfas nelle acque e nei terreni della Lombardia. Attualmente i tecnici Arpa analizzano fino a 18 sostanze conosciute come Pfas, di cui solo per 6 sono previsti limiti normativi. I monitoraggi riguardano 27 corpi idrici lacustri, oltre 120 corpi idrici fluviali e altrettanti pozzi per acque sotterranee con 80 punti prelievo. Tra i punti più critici, i superamenti diffusi riguardano il 73% dei corsi d’acqua e il 56% dei laghi: valori sopra la media si sono registrati all’Idroscalo di Milano. Le concentrazioni massime risultano stabilmente superiori sullo Scolmatore Piene Nord Ovest (MI), sulla roggia Vernavola (PV), sull’Olona (PV), sul Cresmiero (CR), sul torrente Seveso (CO, MB, MI) e sull’Erbognone (PV). Anche nelle acque sotterranee è stata confermata la presenza di Pfos nel 69% dei campioni analizzati, con isolati superamenti prevalentemente nella fascia dell’alta-media pianura lombarda e con valori massimi più frequenti nella media pianura Lambro-Adda. Per quanto riguarda la presenza del Pfos nei pesci i valori massimi sono stati riscontrati, nella seconda metà di agosto 2022, sui fiume Olona e Serio in provincia di Bergamo, sui torrenti Bolletta e Breggia.

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—- contenuti 21 Maggio 2024 —-

Altri pozzi di acquedotto chiusi ad Alessandria per i Pfas. Ma l’Asl fa il gioco di Solvay

Lo fa per conto del Sindaco e della Regione: anche per i due pozzi chiusi nell’acquedotto di Alluvioni-Piovera, anche dopo i pozzi privati chiusi nel Comune di Alessandria dentro e fuori lo stabilimento, dopo la chiusura dell’acquedotto del Comune di Montecastello, mentre allarmano le analisi su dieci pozzi dell’acquedotto di Alessandria, mentre il Bormida è inondato da masse di schiume, mentre traboccano di schiuma le vasche di raccolta dentro lo stabilimento, mentre l’azienda addirittura è costretta a fermare un reattore dell’impianto più importante, mentre perfino la complice Provincia è costretta a fingersi minacciosa con una ordinanza di bonifica.

Clicca sul titolo per leggere le denunce all’Asl del Movimento di lotta per la salute Maccacaro, nonchè l’accusa al sindaco di Piovera.

 

l sindaco non chiude, chiudiamola noi

“Schiume nel Fiume Bormida in prossimità dello scarico del Polo Chimico di Spinetta Marengo: l’intervento di Arpa”

Arpa Piemonte è stata allertata nella tarda mattinata di oggi, 17 maggio 2024, per la presenza di schiume nel Fiume Bormida in prossimità dello scarico del Polo chimico di Spinetta Marengo (AL). I tecnici dell’Agenzia sono tempestivamente intervenuti per gli accertamenti del caso, procedendo anche al prelievo di alcuni campioni delle schiume che saranno analizzati nei laboratori di Arpa. L’intervento, alle ore 14.20, è ancora in corso”.

Tramite la suddetta nota, corredata di foto, l’Arpa avverte l’ennesima onda di Pfas scaricata da Solvay nel fiume Bormida. Anche questa volta il sindaco non provvederà, come dovrebbe quale massima autorità sanitaria locale, a emettere l’ordinanza di chiusura delle produzioni inquinanti. Dunque dobbiamo provvedere noi.

Anche il nuovo processo non fermerà Pfas e Solvay: Clicca qui l’intervista di Lino Balza a BuZz.

Neppure è all’orizzonte una legge che metta al bando i Pfas in Italia. Dunque dobbiamo provvedere noi.

Dunque, al bando dei Pfas in Italia dobbiamo provvedere noi con un’iniziativa dal basso: con un’azione inibitoria popolare, una class action giudiziaria che imponga la chiusura immediata delle produzioni Pfas inquinanti della Solvay di Spinetta Marengo, l’unica produttrice di Pfas in Italia. Si tratta di tagliare la testa al toro, agire alla radice per estirpare la ramificazione velenosa, eliminare le produzioni a monte per eliminare a valle l’uso dei Pfas ormai onnipresenti in tutte le industrie nazionali.

Senza questa chiusura immediata, occorre rassegnarsi alle morti e alle malattie in Italia, che, come per l’amianto, si protrarranno per decenni: clicca qui.

Invitiamo tutti, singoli, movimenti, associazioni, a comunicare a questo indirizzo lino.balza.2019@gmail.com l’ adesione a questa iniziativa di class action.

 

“Una legge nazionale per mettere al bando i Pfas”?

Non si farà mai, almeno con questa maggioranza. Un disegno di legge c’è già: a firma dell’ex senatore Mattia Crucioli, ma è rimasto sepolto nella precedente legislatura: vieta la lavorazione, l’uso, la commercializzazione, il trattamento e lo smaltimento, nel territorio nazionale, delle sostanze poli e perfluoroalchiliche (PFAS) e dei prodotti che le contengono; e detta norme per la loro dismissione dalla produzione e dal commercio, per la cessazione dell’importazione, dell’esportazione e dell’utilizzazione dei PFAS e dei prodotti che li contengono, per la realizzazione di misure di decontaminazione e di bonifica delle aree interessate dall’inquinamento, per la ricerca finalizzata alla individuazione di materiali sostitutivi, alla riconversione produttiva e per il controllo sull’inquinamento da PFAS.

Basterebbe convertire in legge questo disegno di legge: risponde pienamente all’appello che da Vicenza le “Mamme No Pfas” hanno rivolto a tutti i sindaci del Nord Italia affinché facciano approvare ai consigli comunali la richiesta al Parlamento di una legge che metta al bando i Pfas. Sarebbe bastato un solo appello: rivolto al sindaco di Alessandria che avrebbe il potere, dunque il dovere: essendo la massima autorità sanitaria locale, di fermare le produzioni inquinanti della Solvay di Spinetta Marengo, avviando così a monte la soluzione dei Pfas in Italia. Ma questo appello al sindaco Giorgio Abonante entra da un orecchio ed esce dall’altro.

Il “DDL Crucioli” è conforme ai “sette principi” contenuti nell’appello: vietare in modo tassativo la produzione e l’impiego industriale di Pfas, mappando le aziende che li utilizzano; limiti zero per l’emissione di composti Pfas e i controlli sulle aziende produttrici; bonifiche delle aree contaminate, destinando risorse per riparare i danni; limite zero con controlli e interventi per le acque destinate all’uso potabile, all’irrigazione o che alimentano i pozzi privati; monitoraggio degli alimenti, dove la presenza di Pfas deriva dall’uso dell’acqua di falda in agricoltura o zootecnia; screening sanitario gratuito della popolazione; finanziare la transizione a una economia e industria chimica sostenibile e toxic-free.

 

I PFAS aumentano la probabilità di morte per malattie cardiovascolari

I PFAS possono influenzare il sistema cardiovascolare in diversi modi, innanzitutto perché producono livelli di colesterolo ostinatamente alti e pericolosi: livelli difficili da controllare perché non sono causati da scelte dietetiche o di stile di vita che possono essere affrontate con aggiustamenti, ma da cambiamenti ormonali che influenzano il metabolismo e la capacità del corpo di controllare la placca nelle arterie.

Lo studio del professor Annibale Biggeri con i ricercatori dell’Università di Padova ha esaminato i registri di morte della regione Veneto, dove molti residenti per decenni hanno bevuto acqua altamente contaminata dagli indistruttibili PFAS, confrontando i dati con i vicini che non la bevevano.

Non solo, gli autori dello studio sospettano che anche il disturbo da stress post-traumatico causato dal disastro ambientale, che ha sconvolto la vita in tutta la regione, possa contribuire alle malattie circolatorie.

Inoltre, i dati “hanno mostrato chiaramente” che le esposizioni precoci nella vita hanno portato a livelli più elevati di mortalità: i Pfas si accumulano nella placenta e vengono trasmesse ai bambini durante la gravidanza… riducendone i livelli nel corpo della madre.

 

I Pfas nella Settimana mondiale della tiroide

Le malattie tiroidee derivano da fattori genetici e comportamentali ma anche ambientali. Infatti gli studi scientifici accendono di frequente i riflettori sul ruolo chiave che svolgono i Pfas sulle patologie connesse ad alterazioni ormonali: obesità, diabete, malattie della tiroide, ipotiroidismo giovanile, infertilità, osteoporosi, ecc, oltre che nel cancro e in oltre 400 malattie rare. I livelli degli ormoni oscillerebbero semplicemente in base all’età e al tipo di alimentazione, se, contro natura, non fossero aggrediti dall’avvelenamento da Pfas.

Per l’associazione tra Pfas e tumore della tiroide, in particolare il carcinoma papillare, è incontrovertibile lo studio caso-controllo multicentrico (Usa, Olanda, Israele), pubblicato nel 2023 e replicato dai ricercatori dell’Icahn Scool of Medicine at Mount Sinai di New York.

Questa è la situazione già ampiamente verificabile nei dati epidemiologici dei pazienti colpiti dall’avvelenamento da Pfas nelle aree venete e piemontesi ad opera rispettivamente della Miteni di Trissino e della Solvay di Spinetta Marengo.

L’occasione per focalizzare il ruolo dei Pfas sarà nel corso della “Settimana mondiale della tiroide” che si celebrerà a partire dal 20 maggio e si concluderà il 25 maggio, in occasione della “Giornata Mondiale della tiroide”.

L’iniziativa è patrocinata dall’Istituto Superiore di Sanità (ISS) e promossa dalle principali società scientifiche endocrinologiche, mediche e chirurgiche, quali Associazione Italiana della Tiroide (AIT), Associazione Medici Endocrinologi (AME), Società Italiana di Endocrinologia (SIE), Società Italiana di Endocrinologia e Diabetologia Pediatrica (SIEDP), Società Italiana di Gerontologia e Geriatria (SIGG), Società Italiana Unitaria di Endocrino Chirurgia (SIUEC), Associazione Italiana Medicina Nucleare (AIMN), European Thyroid Association (ETA), insieme a CAPE Comitato delle Associazioni dei Pazienti Endocrini e sostenuta con un contributo incondizionato da parte di Eisai, IBSA Farmaceutici e Merck Serono».

 

Impossibile eliminare i Pfas una volta entrati nel corpo umano

Il professor Carlo Foresta, già ordinario di endocrinologia all’università di Padova e presidente della Fondazione Foresta ONLUS, ammonisce: “La priorità è limitare i danni provocati da queste sostanze”, ovvero eliminare i Pfas nella produzione e nei consumi. Non c’è altra soluzione una volta che i Pfas sono entrati nel corpo mano, non altrimenti – ad esempio – la sperimentazione di carbone attivo vegetale che trova impiego nel trattamento di intossicazioni da farmaci e avvelenamenti alimentari, nonché per il meteorismo intestinale. La sperimentazione consisterebbe nel drenare a livello intestinale i Pfas tramite incubazione con carbone attivo vegetale rendendoli parzialmente eliminabili con le feci. Il carbone vegetale sarebbe cioè il corrispettivo terapeutico della fallimentare tecnologia di filtraggio delle acque, basata sull’utilizzo dei filtri ai carboni attivi.

Resta dunque l’ammonizione del professor Foresta: “Le manifestazioni cliniche associate all’inquinamento da PFAS sono certamente evidenti nelle popolazioni esposte” in Veneto, Piemonte, Lombardia, Toscana, Emilia Romagna, ecc. “ma è interessante considerare che anche i bassi livelli di queste sostanze riscontrabili nella popolazione generale possono costituire fattore di rischio. Negli ultimi anni abbiamo evidenziato dal rischio cardiovascolare all’infertilità, dall’osteoporosi all’ipotiroidismo, fino alle alterazioni del sistema nervoso. Senza dimenticare che recentemente la Iarc, l’agenzia internazionale per la ricerca sul cancro che fa capo all’Oms, ha inserito il Pfoa, il più diffuso composto della famiglia dei Pfas, nella lista delle sostanze cancerogene per il tumore al rene e testicolo”.

Altra “non soluzione”: e se i rubinetti fossero dotati di filtri Pfas?

 

40mila abitanti salvati dai Pfas

L’EPA e lo Stato di New York hanno avviato un progetto per garantire acqua potabile pulita a Hicksville, New York. Gli operatori del sistema installeranno un sistema per proteggere l’acqua potabile della comunità dai prodotti chimici PFAS. Il nuovo sistema di trattamento è progettato per soddisfare i nuovi standard finali dell’EPA sui PFAS. Questa parte degli sforzi per migliorare il sistema di Hicksville è finanziata con 2 milioni di dollari della legge bipartisan sull’infrastruttura e sui contaminanti emergenti attraverso il programma di New York Drinking Water State Revolving Fund.

 

I ritardi dell’Emilia Romagna sui Pfas

Vedi la mappa. Benché al confine, separate dal fiume Po inquinato, con tre delle Regioni che denunciano i problemi più rilevanti, Veneto, Lombardia e Piemonte, si segnalano grossi ritardi della Regione Emilia Romagna per l’inquinamento da Pfas. Ha già censito almeno 199 aziende che utilizzano nei processi produttivi queste sostanze tossiche e cancerogene, ma non ha provveduto a normare ed effettuare monitoraggi agli scarichi, se non alcuni campionamenti dell’acqua di rete per gli acquedotti tramite 60 stazioni .

La consigliera dei Verdi in Regione, Silvia Zamboni, ha presentato interrogazione alla giunta Bonaccini per avviare con urgenza delle contromisure: un programma di sorveglianza sanitaria della popolazione ubicata nelle zone a rischio mediante l’adozione di un piano ad hoc per la prevenzione, diagnosi precoce e presa in carico delle patologie cronico-degenerative associate ai PFAS.

 

Svizzera verso limiti zero Pfas

Vedi la mappa. Nel 2023, i Pfas sono stati trovati in quasi la metà dei campioni prelevati in 500 stazioni di misurazione delle acque sotterranee svizzere, le quali rappresentano la fonte per l’80% dell’acqua potabile usata nel Paese. Il valore limite di 0,3 µg/l per il PFOS e il PFHxS, in quel caso, era stato superato solo in Ticino (il Pozzo Prà Tiro, a Chiasso).

In una fase pilota dello studio svizzero sulla salute, commissionato dall’Ufficio federale della sanità pubblica (UFSP), è stata determinata l’esposizione di base della popolazione elvetica alle PFAS. In tutti gli oltre 700 campioni di siero di sangue esaminati, è stata rilevata la presenza di PFOA, PFHxS e PFOS. Le analisi in questione sono complessivamente paragonabili a quelle rilevate in studi simili in Europa e in Canada.

L’utilizzo di PFOA e PFOS è soggetto a severe restrizioni nell’Unione europea e in Svizzera, tuttavia, a causa della longevità di queste sostanze, si trovano ancora nell’ambiente e nell’uomo. Nella Confederazione, ad oggi, l’ordinanza sull’acqua potabile e sull’acqua per piscine e docce accessibili al pubblico prevede valori massimi soltanto per tre tipi di PFAS: 0,3 µg/l per il PFOS e il PFHxS, 0,5 µg/l per il PFOA. In seguito alle nuove direttive UE concernenti la qualità delle acque destinate al consumo umano, l’Ufficio federale della sicurezza alimentare e veterinaria (USAV) sta rivedendo i valori massimi legati alle PFAS. Dal 2026 saranno molto probabilmente sostituiti da un valore massimo di 0,1 µg/l per la somma di 20 diverse PFAS, in linea con i limiti UE.

 

Vietare i Pfas nella carta igienica

Sull’impatto ambientale della carta igienica nuova ricerca pubblicata su Environmental Science & Technology Letters e ripresa da The Guardian: analizzati campioni dei 21 principali marchi a livello globale, riscontrando la presenza di sostanze perfluoroalchiliche (PFAS) in tutti i campioni testati. Il rilascio di PFAS a causa della carta igienica contaminata nelle acque reflue rappresenta una potenziale minaccia per la qualità dell’acqua stessa. Questi composti resistono ai normali trattamenti delle acque reflue, finendo per contaminare falde acquifere, fiumi e laghi.

Sono rare le marche di “Carta igienica pfas free”: vedi una pubblicità.

 

 

Diritti delle persone con disabilità: chiediamo un impegno a tutti i candidati

Proponiamo il testo della richiesta di impegno a tutti i candidati alle prossime elezioni europee di giugno sui diritti delle persone con disabilità, prodotta dall’EDF, il Forum Europeo sulla Disabilità. Chiunque può prendere contatto con i vari candidati, chiedendo loro di sottoscrivere l’impegno. Rendiamo disponibile sia la versione in inglese che quella in italiano del testo, con lo spazio in calce per i dati personali e per la firma di sottoscrizione. (continua…)

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—- contenuti 17 Maggio 2024 —-

Il nuovo processo non fermerà Pfas e Solvay

Clicca qui l’intervista di Lino Balza a BuZz.

Dunque, al bando dei Pfas in Italia dobbiamo provvedere noi con un’iniziativa dal basso: con un’azione inibitoria popolare, una class action giudiziaria, che imponga la chiusura immediata delle produzioni Pfas inquinanti della Solvay di Spinetta Marengo, l’unica produttrice di Pfas in Italia. Si tratta di tagliare la testa al toro, agire alla radice per estirpare la ramificazione velenosa, eliminare le produzioni a monte per eliminare a valle l’uso dei Pfas ormai onnipresenti in tutte le industrie nazionali. Il Movimento di lotta per la salute Maccacaro, la nostra Lista è disponibile per sostenere questa ambiziosa iniziativa. Quanti dei 40mila che da anni ci seguono, soprattutto quanti Movimenti, quante Associazioni, sono disponibili?

Senza questa chiusura immediata, occorre rassegnarsi alle morti e alle malattie che, come per l’amianto, si protrarranno per decenni. Restare cioè in attesa dell’approvazione europea della aleatoria proposta di restrizione dopo il 2027, ovvero con deroghe da cinque a dodici anni per non so quanti settori industriali.

Rassegnarsi cioè a un Parlamento che non metterà mai al bando i Pfas, avendo già ibernato nella passata legislatura il disegno di legge (ex senatore Crucioli) che avrebbe vietato la lavorazione, l’uso, la commercializzazione, il trattamento e lo smaltimento, nel territorio nazionale, delle sostanze poli e perfluoroalchiliche (PFAS) e dei prodotti che le contengono; e dettando norme per la loro dismissione dalla produzione e dal commercio, per la cessazione dell’importazione, dell’esportazione e dell’utilizzazione dei PFAS e dei prodotti che li contengono, per la realizzazione di misure di decontaminazione e di bonifica delle aree interessate dall’inquinamento, per la ricerca finalizzata alla individuazione di materiali sostitutivi, alla riconversione produttiva e per il controllo sull’inquinamento da PFAS.

Rassegnarsi cioè alla famiglia Pfas di circa diecimila composti chimici di sintesi, ampiamente utilizzati dalle industrie per conferire proprietà resistenti, idrorepellenti, antifiamma, ad un’infinità di prodotti di largo consumo, imballaggi alimentari, carta forno, filo interdentale, cosmetici, capi di abbigliamento, schiume antincendio, rivestimenti metallici, antiaderenti per padelle, creme e cosmetici, vernici e fotografia, cromatura, pesticidi, prodotti farmaceutici eccetera.

Rassegnarsi cioè ai forever chemicals: indistruttibili che non si degradano mai nell’ambiente, attraverso il rilascio di acque reflue industriali, nonché emissioni nell’aria da siti di produzione industriale seguite dalla deposizione sul suolo e sui corpi idrici, attraverso impianti di trattamento delle acque reflue urbane e i fanghi, insomma che possono attraverso l’aria, l’acqua penetrare nelle falde acquifere fino ad arrivare nei campi, nei prodotti agricoli e quindi all’interno dei nostri organismi dove si accumulano.

Rassegnarsi cioè ad assumere questi tossici e cancerogeni dall’aria attraverso la pelle e i polmoni, dall’acqua potabile, nel cibo della catena alimentare, attraverso bestiame allevato su terreni contaminati, carne, latte, uova; ma anche tramite creme e cosmetici per la pelle o tramite l’aria proveniente da spray e polvere proveniente da tessuti rivestiti con Pfas, ma anche attraverso pavimenti, legno, pietra e prodotti per la lucidatura e la pulizia delle automobili, ma anche tramite farmaci e nelle apparecchiature mediche.

Rassegnarsi cioè a questi composti correlati alle più perniciose patologie: alterazioni endocrine, impatto sul sistema immunitario, danno epatico e problemi al sistema riproduttivo, steatosi e insufficienza epatica, alterazioni nei livelli di ormoni tiroidei e sessuali, ridotta qualità del seme negli uomini, sterilità, aumento del rischio di parto prematuro e del ritardo nella crescita fetale e di sviluppo, vari tipi di tumore, colesterolo, diabete, ipertensione, ipercolesterolemia, immunotossicità, suscettibilità alle infezioni, eccetera.

 

Altri pozzi di acquedotto chiusi ad Alessandria per i Pfas. Ma l’Asl fa il gioco di Solvay

Continuano ad essere campionati i Pfas tossici a cancerogeni nei territori della provincia di Alessandria raggiunti dagli inquinamenti terra-aria-acqua della Solvay di Spinetta Marengo. Per quanto riguarda le acque potabili, in premessa occorre ricordare che l’ASL protegge Solvay adottando “limiti di quantificazione” (LQ) estremamente elevati (LQ = 40 ng/l) piuttosto che i 4 ng/l degli Stati Uniti, a tacere LQ = 0,5 ng/l tecnicamente adottabile.

Dopo i pozzi privati chiusi nel Comune di Alessandria dentro e fuori lo stabilimento, dopo la chiusura dell’acquedotto del Comune di Montecastello, mentre allarmano le analisi su dieci pozzi dell’acquedotto di Alessandria, mentre il Bormida è inondato da masse di schiume, mentre traboccano di schiuma le vasche di raccolta dentro lo stabilimento, mentre l’azienda addirittura è costretta a fermare un reattore dell’impianto più importante, mentre perfino la complice Provincia è costretta a fingersi minacciosa con un’ordinanza di bonifica, ebbene, arriva la chiusura di altri due pozzi che riforniscono l’acqua potabile. Questa volta tocca al Comune di Alluvioni – Piovera.

Questo Comune era già nell’occhio del ciclone essendo fra quelli (Montecastello, Cassine, Castellazzo Bormida, Frascaro, Sezzadio, Basaluzzo, Bosco Marengo, Capriata d’Orba, Frugarolo, Castelspina, Casal Cermelli) i cui abitanti sono risultati avvelenati dai Pfas C6O4 e ADV a seguito del “mini monitoraggio sperimentale” della Regione Piemonte.

Ebbene, il sindaco di Piovera, Gian Piero Borsi, già dipendente del polo chimico con particolari funzioni di interfaccia con le istituzioni locali, pur essendo da settimane a conoscenza del provvedimento sull’acquedotto adottato di soppiatto da Amag, ebbene, non ha presentato il Comune quale parte offesa nel procedimento penale appena avviato qualche giorno fa contro Solvay. Lo si accosta così al sindaco di Alessandria, Giorgio Abonante, accusato di omettere ordinanza di chiusura delle produzioni inquinanti nella sua veste di massima autorità sanitaria locale.

DENUNCIAMO INOLTRE, a fronte dello stupore – anche finto – alla notizia, che la chiusura dei pozzi dell’acquedotto di Piovera Alluvioni Cambiò avrebbe dovuto adottarsi assai prima: essendo causata dai risultati delle misure dei Pfas nelle acque potabili condotte da Amag nel 2023; ed è basandosi su tali dati, resi pubblici sul sito del comune di Alessandria nel febbraio 2014, che si può affermare che non si tratta di “tracce” di Pfas , come riportato nel comunicato Amag ma di quantità consistenti.

DENUNCIAMO che i dati mostrano il superamento dei limiti vigenti per il Pfoa e dei limiti che entreranno in vigore nel 2026 per la sommatoria di Pfas nei Comuni di Piovera, Guazzora ed Alzano Scrivia (da 140 a 190 ng/l). Denunciamo la mancata chiusura dei pozzi dell’acquedotto di Alzano Scrivia, Guazzora e Alzano Scrivia.

DENUNCIAMO che nella relazione ASL – che riporta i dati del monitoraggio eseguito nelle reti idriche dei comuni alessandrini – non figurano “inspiegabilmente” i dati relativi all’acqua potabile distribuita nel capoluogo, quella cioè che utilizzano l’80% degli abitanti del Comune di Alessandria.

Lino Balza, Movimento di lotta per la salute Maccacaro

Tutto il mondo ambientalista si accomuna – per il polo chimico di Spinetta Marengo – alle richieste di riduzione immediata dei limiti di accettabilità e alla fermata degli impianti inquinanti, nonché di messa al bando in Italia della produzione e dell’uso dei Pfas.

Per queste denunce ci riferiamo anche allo studio di Claudio Lombardi, all’epoca assessore all’ambiente del Comune di Alessandria. Clicca qui la sua intervista al TG3.

 

DEVASTAZIONE PFAS, 4mila morti in Veneto, zero in Piemonte

Zero in Piemonte, perché la Regione – complice della Solvay di Spinetta Marengo – non li ha mai voluti conteggiare: non effettuando nessun monitoraggio del sangue della popolazione dell’“area rossa” dell’alessandrino e dunque lasciando scollegati gli eccessi di mortalità emersi dalle indagini epidemiologiche.

4mila in Veneto, secondo la ricerca pubblicata sulla rivista scientifica Environmental Health condotta dal prof. Annibale Biggeri assieme al suo team dell’Università di Padova, in collaborazione con il Registro Tumori dell’Emilia-Romagna, il Servizio Statistico dell’Istituto Superiore di Sanità, sulla mortalità da Pfas 1985-2018 della popolazione più colpita dalla Miteni di Trissino: 30 comuni della cosiddetta “area rossa”, nelle province di Vicenza, Padova e Verona, dove le sostanze Pfas sono state rilevate in concentrazioni preoccupanti nelle acque superficiali, sotterranee e potabili, avvelenando circa 350mila persone.

In particolare è stata dimostrata un’associazione causale tra l’esposizione PFAS e rischio elevato di morte per malattie cardiovascolari, aumento del rischio di insorgenza di malattie tumorali al diminuire dell’età, tra cui cancro del rene e ai testicoli, Pfas dal sangue materno al feto durante la gravidanza e l’allattamento ecc. Lo studio conclude avvertendo: “Queste drammatiche evidenze scientifiche sottolineano che il Piano di Sorveglianza Sanitaria non basta: non esistono più scuse per ritardare ulteriormente l’avvio dello Studio di Coorte, deliberato dalla Regione del Veneto già nel 2016, ma mai iniziato.” (Piano di sorveglianza sanitario e Studio di coorte sono assenti nel vocabolario sanitario del Piemonte).

Infine, gli scienziati sono perentori: “Questo nuovo studio conferma ulteriormente il livello di tossicità di queste sostanze, che ormai sono presenti ovunque, dall’aria, all’acqua, a quello che mangiamo. Pertanto sosteniamo con forza la necessità di bandire la produzione e l’utilizzo delle Pfas, come intera classe si sostanze, a livello globale.

 

La Provincia principale (involontaria) teste di accusa contro Solvay

Le Amministrazioni locali che storicamente hanno sempre fatto da copertura alle malefatte dei padroni (ieri Montedison oggi Solvay ) del polo chimico di Spinetta Marengo (Alessandria), in questo periodo, sotto la pressione della nostra campagna di contestazione (soprattutto: “messa al bando dei Pfas”) e in fibrillazione per le competizioni elettorali (europee e regionali), stanno facendo finta di prendersela con Solvay.

La Regione Piemonte, invece di acconsentire al rivendicato monitoraggio del sangue a tutta la popolazione provinciale a rischio di Pfas, annuncia la finzione di un minibiomonitoraggio riservato ad un centinaio di persone pescate il più lontano possibile dall’epicentro industriale (clicca qui).

Il Sindaco di Alessandria, invece di fermare con un’ordinanza le produzioni di Solvay, fa finta di promuovere gli esami del sangue… annunciando uno stanziamento di pochi euro (clicca qui).

La Provincia di Alessandria, da noi contestatissima per aver rilasciato a Solvay spensierati rinnovi di autorizzazioni AIA di produzioni inquinanti (magari scadute e con effetto retroattivo), ha fatto scoppiare sopra la multinazionale belga un fuoco d’artificio che voleva essere innocuo: un poco di rumore e fumo. Però il maldestro candidato alla poltroncina regionale ha trascurato che i fuochi pirotecnici producono quattro “effetti primari”: luce, rumore, fumo e materiale di combustione in ricaduta. Fuor di metafora, con un’inedita ordinanza la Provincia intima a Solvay e Edison (ex Montedison) di provvedere – pro quota – a bonifica e ripristino ambientale dei terreni e delle acque sotterranee attorno al polo chimico: tutti pacificamente consapevoli che Solvay giocherà la partita tra le mura di casa di Tar e Consiglio di Stato tramite ricorso all’ordinanza, dunque pareggiando e vincendo dopo i lunghissimi tempi supplementari. Edison a sua volta li raddoppierà.

Fumo e rumore per nulla, dunque? Fino ad un certo punto. L’ordinanza sarà nel processo in corso impugnata dalla Procura e dal Ministero dell’Ambiente come testimonianza della Provincia a prova dei capi di accusa. Infatti, l’ordinanza arriva capillarmente a stabilire le quote di inquinamento per ciascun impianto e linea produttiva e relativi effetti dentro e fuori la fabbrica, e perfino le percentuali di responsabilità di ogni sostanza inquinante, dall’incontenibile cromo esavalente al pfas C6O4 beniamino di Solvay.

 

Solvay Gambadilegno

In una retata la polizia rinvenne una gamba di legno imbottita di droga; uno degli arrestati si difese strenuamente: “Non è la mia”. La Solvay, per voce del direttore Stefano Colosio, nega: “Le schiume nel Bormida non dipendono dall’azienda”. Lo spacciatore era l’unico privo di una gamba. Solvay è l’unica che usa lo scarico (di Pfas) nel fiume.

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—- contenuti 16 Maggio 2024 —-

Ragazzi, pronti per andare a combattere in Ucraina?

Gruppo di ragazzi pronti.
Il servizio militare di leva – della cui reintroduzione si sta discutendo sempre più spesso – è stato ‘sospeso’ ma non abolito, per cui potrebbe essere ripristinato con effetto immediato: “… se una grave crisi internazionale nella quale l’Italia è coinvolta direttamente o in ragione della sua appartenenza ad una organizzazione internazionale giustifica un aumento della consistenza numerica delle Forze armate” (art. 1929, Codice Ordinamento Militare, D. Lgs. 66/2010 ).

 

La Brigata Ebraica nella storia della Resistenza

Le manifestazioni in occasione della festa della Liberazione hanno riportato all’onore della cronaca la Brigata Ebraica, i cui membri – per lo più composti da ebrei romani e armati di bandiere israeliane oltreché di quelle storiche della Brigata – si sono fronteggiati con l’ampia parte di corteo che inneggiava alla liberazione della Palestina. Cos’è stata la Brigata Ebraica? Quale fu il suo peso nella liberazione italiana dal nazi-fascismo? Per quale ragione è stata pressoché ignorata dalla storiografia per decenni (con conseguente medaglia d’oro al valor militare tardivamente consegnata dal Presidente della Repubblica)? È riemersa negli ultimi anni come caso mediatico frutto di un’operazione di sapore politico? Alcune risposte se clicchi qui.

 

Moni Ovadia celebra il 9 maggio

“A guerra non ancora terminata, appena morto Roosevelt, Henry Truman, nuovo presidente Usa individuò nell’Unione Sovietica il nemico ideale del dopoguerra. Gli apparati di propaganda del governo, del Pentagono e dei servizi segreti statunitensi approntarono un’infernale campagna di propaganda basata su una miscela tossica di russofobia e anticomunismo isterico per rappresentare l’Urss come il regno del male. Alcune istituzioni, create espressamente, seminavano le menzogne più infami. L’Europa comunitaria progressivamente sintonizzandosi sulla temperie stelle e strisce ha finito con l’allinearsi alla stessa propaganda, sulla spinta di governi fascistoidi di alcuni paesi dell’Europa dell’Est, fino alla perversione di apparentare comunismo e nazismo con l’intenzione di criminalizzare la Federazione Russa. Tutto ciò ha portato ad ignorare artatamente la ricorrenza del 9 di maggio, a gettare l’oblio sul sacrificio di 27 milioni di cittadini russi e sovietici.” Clicca qui Moni Ovadia.

 

Mussolini ha fatto anche cose buone

Ad esempio. Fece arrivare i treni in orario. Avviò la politica delle case popolari. Diede vita al sistema pensionistico. Bonificò le paludi. Debellò la malaria. Aiutò i popoli colonizzati a migliorare la loro condizione selvaggia. Valorizzò le capacità guerriere del popolo italiano. Creò il fascismo che ispirò popoli in tutto il mondo.

Leggende metropolitane? Il fascismo buono? Ovvero idiozie che continuano a circolare? In questo libro, di poco più di cento pagine, Francesco Filippi, con rigore storico e scientifico, ricostruisce le voci di popolo che hanno avuto interesse a diffondere perché con il fascismo l’Italia non facesse mai, definitivamente, i conti. Clicca qui.

 

Non uccidere rispetta la vita

GIORNATA INTERNAZIONALE DELL’OBIEZIONE DI COSCIENZA AL SERVIZIO MILITARE 
Clicca qui

 

W obiettori russi, bielorussi, ucraini, israeliani e palestinesi

Nella giornata internazionale dell’Obiezione di coscienza, il Movimento Nonviolento rilancia la Campagna di Obiezione alla guerra a sostegno degli obiettori di coscienza, renitenti alla leva, disertori, russi, bielorussi, ucraini, israeliani e palestinesi, per i quali chiediamo che l’Europa apra loro le porte e li accolga con il riconoscimento dello status di rifugiati politici. Chiediamo anche a tutti gli italiani, uomini e donne, giovani e adulti, di sottoscrivere la Dichiarazione di Obiezione di coscienza, per dire no alla chiamata alle armi e ottenere l’istituzione dell’Albo degli obiettori di coscienza che non possono essere richiamati per la guerra, ma che vogliono difendere i principi costituzionali con la difesa civile non armata e nonviolenta. Il modulo da compilare si trova sul sito azionenonviolenta.it

 

Modello Genova

Avanti con le grandi opere!

La Diga? È sostanzialmente per Spinelli”. L’ammissione è di Giovanni Toti, colta dagli inquirenti in ascolto. Il presidente ligure parlava (intercettato) con l’ex presidente del porto di Genova, Paolo Emilio Signorini (ora in carcere). Il tema è la diga foranea di Genova, l’opera più importante del Pnrr. Il principale beneficiario, dunque, secondo il duo sarebbe Aldo Spinelli (detenuto ai domiciliari). L’opera consentirebbe l’accesso al porto delle navi di grandissime dimensioni. I lavori sono affidati senza gara al gigante WeBuild di Pietro Salini. Dovevano avanzare fino al 12% del completamento entro la fine del 2023, invece sono fermi al 2,5%. Il costo era stimato in 300 milioni ma è lievitato fino a 1,3 miliardi.

Non stupisce il faro acceso dall’Anac: l’autorità anticorruzione a marzo scorso ha pubblicato un documento denunciando scarsa trasparenza e l’esplosione dei costi; poi ha consegnato le carte alla procura di Genova e a quella europea. Oggi il presidente Anac Giuseppe Busia ha presentato la relazione annuale sull’attività dell’Autorità. Un passaggio è dedicato alla diga di Genova, con un nuovo allarme sull’aumento della spesa pubblica.

Intanto, la Lega si sgola per salvare le grandi opere, non solo in Liguria. “Verrò a inaugurare la posa in acqua del primo cassone della diga di Genova – ha dichiarato Matteo Salvini Spero che nessuno usi le inchieste per bloccare lo sviluppo del Paese, da Nord a Sud”. Il Capitano pensa anche al Ponte di Messina. Vorrebbe replicare il modello Genova: affidamento diretto, senza gara, al consorzio Eurolink capeggiato sempre da WeBuild. “Il Fatto” di domani racconterà nuovi retroscena sulla grande opera.

 

Toti, il sindaco Bucci e le intercettazioni sul polo chimico

Un deposito chimico pericoloso, il progetto di spostarlo dal quartiere popoloso di Genova dove si trova in un’area portuale, il sindaco Marco Bucci e il governatore Giovanni Toti che caldeggiano l’operazione. C’è però un problema: il Comitato tecnico regionale che si occupa del nullaosta dice no, operazione troppo rischiosa. Succede però che lo stesso Comitato, un paio di mesi dopo, cambi idea: parere favorevole. E succede anche che su quel parere si addensino i sospetti di mafiosità di un’associazione di cittadini di Sampierdarena, il quartiere del porto dove i serbatoi chimici devono essere trasferiti, in un luogo che si chiama Ponte Somalia. Al punto da farne un esposto alla magistratura. Clicca qui.

 

Le corruzioni sopra la diga di Genova

Dopo aver letto dell’inchiesta per corruzione che coinvolge l’ex presidente del porto Signorini e il presidente della Regione Toti, devo iniziare a pensare che questa operazione insensata sia giustificata solo da motivi non tecnici ma di interessi, quali saranno i giudici a specificarlo”. Sta di fatto, ribadisce l’ingegnere superesperto di porti “sul piano tecnico, questo progetto da un miliardo e 300 milioni finanziato dal Pnrr è un’avventura pericolosissima e costosissima senza senso. Le alternative ci sono”. Clicca qui.

 

Campagna fuori dal fossile

L’iniziativa della manifestazione a Roma, a partire dalle “vertenze più attive in corso”, intende essere un J’accuse nei confronti delle note inadempienze dei governi (e in particolare di quello Meloni che va “a tutto fossile-nucleare”), spedendo e protocollando in quella sede l’aggiornamento dei vari dossier, mentre sotto “quel palazzo di potere” si alza la parola dell’agorà dei movimenti/reti/comitati eco-energetici-ambientalisti-sociali che aspirano ad una società giusta-solidale-pulita. Clicca qui.

 

Stati generali contro l’eolico e il fotovoltaico a terra

Convocati a Roma da COALIZIONE ARTICOLO 9, formata da numerose associazioni nazionali e comitati territoriali, in questa occasione da Italia Nostra, Amici della Terra, Mountain Wilderness, Ente Nazionale Protezione Animali, ProNatura, AssoTuscania, Altura, l’Altritalia Ambiente, Crinali Bene Comune, Rete Resistenza dei Crinali, Associazione Italiana Wilderness AIW, Associazione Ranuccio Bianchi Bandinelli, LIPU Puglia e Basilicata, Centro Parchi Internazionale, Salviamo il Paesaggio, GRIG Gruppo Intervento Giuridico, Comitato per la Bellezza, Comitato per il Paesaggio, Emergenze Cultura.

 

L’unica soluzione è la decrescita

Sebbene il Pil italiano sia cresciuto di circa il 25% dal 1988 ad oggi, il 70% degli italiani non ha goduto di alcun incremento nel proprio reddito in termini reali. Questo perché i più ricchi si sono accaparrati la stragrande maggioranza di tale crescita. Siamo stati disposti a sacrificare la nostra salute, i nostri diritti come lavoratori, il tempo libero, siamo stati disposti ad accettare lo smantellamento dello stato sociale in nome del rilancio della crescita economica. Una crescita considerata misura del benessere collettivo mentre in verità sacrifica le vite di molti per il profitto di pochi.

Focalizzandoci sul cambiamento climatico, scopriamo che in Italia il 10% più ricco è responsabile per una quota di emissioni pari a quella del 50% più povero. E ancora più sconcertante è che l’1% più ricco, un gruppo composto da soli 600mila individui, genera una quota di emissioni pari ai 12 milioni di italiani più poveri.

Occorre una decrescita: clicca qui Riccardo Mastini.

Sarebbero necessari tre interventi essenziali. Il primo è assicurare a tutti un reddito di base così da poter condurre un’esistenza dignitosa, finanziandolo ad esempio con una tassa patrimoniale progressiva. Inoltre, serve assicurare a tutti l’inclusione lavorativa, redistribuendo il quantitativo totale di ore di lavoro in maniera equa. Infine, occorre investire in servizi pubblici universali di alta qualità che sono più efficienti da gestire in termini di costi economici ed impatti ambientali rispetto ai loro omologhi privati.

 

Pfas nelle acque potabili del Piemonte

Come evidenzia la mappa pubblicata da Greenpeace Italia, secondo i dati degli enti pubblici, 125mila piemontesi potrebbero aver bevuto acqua contaminata dai cancerogeni Pfas. In questa regione ha sede l’unica produzione ancora attiva di questi composti in Italia: il polo chimico di Solvay Specialty Polymers a Spinetta Marengo, nel comune di Alessandria. Si tratta di uno stabilimento che è noto da tempo per essere la principale fonte di contaminazione del bacino del Po. Clicca qui il report di Greenpeace.

 

Presidio a Fano all’ex zuccherificio

Contro l’insediamento dell’industria insalubre di 2a classe. Clicca sul titolo.

 

Pozzi inquinati a Roma Sud: solfati a 258 milligrammi per litro

Via della Zoologia, nel comune di Pomezia, località Santa Palomba. È un’area industriale al confine con il IX municipio di Roma Capitale e con il quadrante del Laurentino. Appartiene alla Mercitalia Logistics del Gruppo Ferrovie dello Stato. Non è la prima volta che le ispezioni riscontrano grosse criticità, tali da costringere la chiusura dell’erogazione di acqua.

Nella stessa area due dirigenti dell’ENI sono finiti sul registro degli indagati per il reato di inquinamento ambientale: la progressiva fuoriuscita di carburante dai serbatoi aveva provocato l’inquinamento dei terreni circostanti, interessando in maniera irreversibile la falda acquifera.

 

In sordina nuovi limiti per i campi elettromagnetici

Sotto il più completo silenzio della grande informazione sono entrati in vigore i nuovi limiti elettromagnetici, che in Italia erano in vigore da 21 anni: un limite giudicato cautelativo e frutto di un compromesso scientifico, tra le esigenze di sviluppo delle telecomunicazioni e di minimizzazione del rischio di esposizione. Ora la legge sulla Concorrenza ha definito il nuovo tetto da non superare, entrato in vigore a fine aprile: 15 V/m, due volte e mezzo il valore precedente. Clicca qui.

 

Ispezioni nelle sedi Novamont

Procedimento istruttorio dell’Autorità garante della concorrenza e del mercato con l’ausilio del nucleo Antitrust della Guardia di finanza. “Non secondario l’aspetto ambientale: la tutela di un processo competitivo aperto nel settore delle bioplastiche serve a raggiungere gli obiettivi di tutela ambientale perseguiti dal legislatore europeo e nazionale, poiché potrebbe far emergere bioplastiche alternative e più efficienti rispetto al Mater-Bi e favorire anche, da un punto di vista dinamico, lo sviluppo di prodotti eco-compatibili più economici o di miglior qualità”. Clicca qui.

 

Nube tossica su Bolzano a causa dell’incendio di Alpitronic

«I primi risultati – fa sapere la Provincia Autonoma in una nota – mostrano che non c’è stata una contaminazione a causa dei movimenti dell’aria e della conseguente miscelazione. Direttamente sul posto non sono state rilevate concentrazioni insolite”.

Nessuna traccia di HCL (acido cloridrico), HCN (acido cianidrico), ossidi di azoto (NOx) e cloro». Sembra incredibile alla sola vista delle immagini. Clicca qui.

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—- contenuti 3 Maggio 2024 —-

Il 25 aprile non è la festa per tutti, non può essere la festa di tutti

La Dc, non aveva problemi a festeggiare il 25 aprile, la Festa della Liberazione. I democristiani erano antifascisti. Alcide De Gasperi sotto il fascismo era stato in galera, don Luigi Sturzo in esilio, don Giovanni Minzoni era stato ammazzato a bastonate. Durante la Resistenza i fascisti avevano ucciso 190 tra sacerdoti e monaci, i nazisti centoventi. Alcuni tra i capi della Dc erano stati capi partigiani: Paolo Emilio Taviani, “Pittaluga”, ministro dell’Interno; Giovanni Marcora, “Albertino”, ministro dell’Agricoltura; Enrico Mattei, “Monti”, fondatore dell’Eni. La Resistenza bianca aveva avuto i suoi martiri. Dal 1994 in poi, il 25 aprile è tornato a dividere, per il semplice fatto che la destra ha sempre rifiutato di riconoscersi in un patrimonio di valori comuni.

La riesumazione della dialettica fascismo-antifascismo è stata opera di Berlusconi: risuscitarla conveniva a lui, che doveva sdoganare la destra di Fini, che aveva bisogno di evocare la sussistenza del pericolo comunista. Il berlusconismo assimilava il senso comune di destra, che si ostinava a vedere in quella data una festa volutamente divisiva, celebrante la superbia dei vincitori sui vinti, i fascisti. Di qui l’insistente rifiuto di condannare il fascismo se non con una concomitante condanna del comunismo.

Sulla falsariga berlusconiana si pone Giorgia Meloni. Il gruppo dirigente post-fascista, vinte le elezioni nell’ottobre del 2022, aveva davanti a sé due strade: ripudiare il suo passato neo-fascista oppure cercare di riscrivere la storia. Ha indubbiamente imboccato la seconda via: non dichiara «incompatibilità con il fascismo» bensì “incompatibilità con la nostalgia del fascismo». Meloni pervicacemente si attiene alla linea ideologica della sua cultura neofascista di provenienza, senza mai ripudiare nel suo insieme l’esperienza fascista. Finché quella parola – antifascismo – non sarà pronunciata da chi ci governa, lo spettro del fascismo continuerà a infestare la casa della democrazia italiana».

Perché la parola “antifascismo” non sarà pronunciata? Perché il neo fascismo non può dire che il fascismo fu un male assoluto; dire semplicemente che il fascismo è la pagina più orrenda della storia italiana, quella di cui dobbiamo vergognarci di più; e che Mussolini è il peggior italiano di sempre. Ecco, la spiegazione è molto semplice: perché non lo pensano. E siccome non lo pensano e ora sono al potere, c’è da aspettarsi che – nel nome dei padri e dei camerati del passato – non rinuncino a cercare di convincerne la maggioranza degli italiani, che pure li votano per altri motivi. È la battaglia per la nuova egemonia culturale che, attorno al 25 aprile e a molti altri simboli, si consumerà nei prossimi anni.

Clicca qui Aldo Cazzullo, Giovanni Orsina, Luca Baldissara, Antonio Scurati, Gianluca Mescuri e… Giorgia Meloni.

 

Guai ai vinti

Tra le guerre possiamo annoverare quella mai sopita contro chi non ha niente: Guai ai poveri. Il capitale fa la guerra ai poveri tutti i giorni, all’interno dello stesso sistema capitalistico. La guerra ai poveri nasce, da sempre, dall’assunto che alla fine se lo meritano di essere nullatenenti: gli editti per cacciare i mendicanti e i vagabondi sono antichissimi, presenti in ogni regno, stato e nazione antica e moderna. Il libro spiega perfettamente come la povertà, e l’odio verso di essa, sia veicolata da leggi, ordinanze, decreti, sentenze: l’avversione ai poveri diventa istituzionale, coinvolgendo anche chi si ribella e prova ad assistere chi ha meno, grazie a divieti e multe dirette a chi distribuisce pasti, presta terreni per dormire, sostiene umanamente le persone meno fortunate; in diversi stati diventa proibito dormire in macchina, oltre che nei parchi pubblici, raccogliere rifiuti da rivendere per ottenere i soldi necessari a un pasto o una doccia; il rischio è la prigione. Contemporaneamente, la classe lavoratrice continua a perdere drammaticamente salario e potere di acquisto. L’1 per cento della popolazione più ricca accumula più ricchezza del restante 90% più povero; il 10 per cento dei ricchi detiene, nei primi anni del nuovo millennio il 77,2% della ricchezza totale. Dopo, tutto è andato ancora peggio. Anche in Italia la povertà è in costante crescita. Clicca qui.

 

È fattibile la teoria “due popoli due stati”?

Se non impossibile, o poco probabile, comunque è realizzabile in tempi assai lontani, se riflettiamo (clicca qui) su questa ricostruzione storica del colonialismo anglo-ebraico in Palestina, sulla ultra-decennale storia di oppressione economico-politica, che gli economisti critici chiamano “teoria della dipendenza” (lo “sviluppo” delle nazioni ricche deriva dall’attiva creazione di “sottosviluppo” in quelle povere), ovvero su come la struttura economica della periferia (Palestina) è stata trasformata per soddisfare le esigenze del centro (Israele). Prova ne sia il Pil di Israele, già il doppio di quello palestinese nel 1967, oltre 14 volte tanto nel 2022, in valori assoluti oggi è quasi 20 volte quello palestinese.

 

Spese militari a go go

«La spesa militare mondiale ha raggiunto nel 2023 il record storico di 2.443 miliardi di dollari con una crescita del 6.8% in termini reali rispetto all’anno precedente. Lo rivelano le stime diffuse dal SIPRI di Stoccolma»: lo annuncia la Rete italiana Pace e Disarmo, clicca qui.

 

Dedicato a chi vorrebbe classi separate per bambini e bambine con disabilità

Oggi dedichiamo questa foto a chi pur dicendo «di non essere specializzato in disabilità» e dichiarando poi di «essere stato frainteso», aveva sostenuto la necessità di «classi separate per i bambini con disabilità», perché «la vita è dura» e bisogna «liberare ali e cervelli di chi sa o vuole volare». È una foto tra tante altre che avremmo potuto scegliere, di persone con disabilità che hanno “saputo volare”, ma è particolarmente significativa, anche in vista delle prossime elezioni europee, perché raffigura Mar Galcerán, donna con sindrome di Down, che dal 2023 è deputata nel Parlamento spagnolo.

 

Superando l’handicap

Superando.it è un servizio di informazione sulla disabilità promosso dalla FISH – Federazione Italiana per il Superamento dell’Handicap.

Il servizio di aggiornamento è gratuito e disponibile a tutti: attivabile direttamente dal sito Superando.it Per qualsiasi richiesta invia una email a info@superando.it.

 

Amianto, Liguria e Piemonte fra le regioni più colpite da mesotelioma e malattie correlate

Non è perché l’attenzione si è rivolta al “nuovo amianto”, cioè ai PFAS, se non viene dato il giusto risalto all’attualità della tragedia dell’amianto malgrado che l’Osservatorio nazionale amianto ha stilato una mappa delle regioni italiane più colpite da malattie asbesto correlate: nel 2023 si sono registrati 7mila decessi e 10mila nuovi malati. Pochi giornali hanno evidenziato la Giornata mondiale delle vittime di amianto, che si è celebrata il 28 aprile. Fra questi, IL SECOLO XIX: clicca qui.

 

Falconara nella morsa tra Montedison e Api Raffineria

Provvederà la Commissione Interministeriale per la riforma del codice dell’ambiente nominata dai ministri Gilberto Pichetto Fratin ed Elisabetta Alberti Casellati? Clicca sul sito il video di Report.

 

Pfas anche nell’acquedotto di Alessandria

Continuano ad essere campionati i Pfas nei territori della provincia di Alessandria raggiunti dagli inquinamenti terra-aria-acqua della Solvay di Spinetta Marengo.

Nel capoluogo, insieme ai Pfas della centralina Arpa dell’Istituto Volta, le analisi di Asl su dieci pozzi dell’acquedotto di Alessandria hanno riscontrato valori sensibili di Pfas. L’Asl è abbastanza reticente a informare su queste novità: si trincera dietro i regolamenti per non riferire l’ubicazione esatta dei pozzi, né precisa se trattasi di Pfoa o C6O4 e/o altri Pfas, e per rassicurare genericamente sulla potabilità dell’acqua. Potrebbe trattarsi di pozzi che pescano dalla falda superficiale. Se non è già avvenuto, però dalla falda superiore i Pfas sono inevitabilmente destinati, nel prosieguo dell’inquinamento, a scendere nella falda profonda avvelenando gli altri pozzi.

Nel contempo, abbondano spettacolari masse di schiume Pfas sulla Bormida in corrispondenza dello scarico Solvay, mentre all’interno dello stabilimento l’Asl accorre riscontrando campionamenti di schiuma nelle vasche che raccolgono le acque tecnologiche e le acque provenienti dal trattamento chimico-fisico-biologico; e addirittura ferma il reattore e la linea E dell’impianto Tecnoflon, il più importante dello stabilimento.

Nel contempo, sono emblematici i risultati di C6O4 e ADV nel sangue scaturiti dal “mini monitoraggio sperimentale” della Regione Piemonte, molto mini e molto sperimentale -oltre che con decenni di ritardo – in quanto limitato a 127 persone volutamente pescate lontano dal polo chimico Solvay del sobborgo Spinetta Marengo di Alessandria, ovvero nei Comuni di Montecastello, Cassine, Castellazzo Bormida, Frascaro, Sezzadio, Basaluzzo, Bosco Marengo, Capriata d’Orba, Frugarolo, Castelspina, Casal Cermelli.

Nel contempo, il sindaco di Alessandria, anche questa volta, di fronte a tante drammatiche risultanze, e malgrado tutte le nostre contestazioni, non ha alcuna intenzione di emanare, come gli competerebbe quale massima autorità sanitaria locale, l’ordinanza di fermata delle produzioni: decisione che vorrebbe rifilare alla complicità di Regione e Provincia.

 

Solvay nasconde il C6O4 dietro il dito della Regione

Solvay lo contrabbanda, il Pfas C6O4, di cui ha la sciagurata autorizzazione a Spinetta Marengo, come “un fluorotensioattivo di nuova generazione che non è biopersistente e non è bioaccumulabile, meno tossico e cancerogeno del Pfas Pfoa”. Il prof. Carlo Foresta, emerito dell’Università di Padova di Endocrinologia, ancora una volta interviene a contestare Solvay: “Il C6O4 per alcune condizioni crea più problemi dei Pfoa, è ancora più pericoloso”. Foresta ha studiato le conseguenze drammatiche dei Pfas nella popolazione giovanile dell’area rossa, tra le province di Vicenza e Padova, sottoposta a screening in seguito al più grave inquinamento da Pfas riconosciuto in Europa che coinvolge 350mila veneti. Foresta sa di quello che parla.

Parla lo stesso linguaggio l’esito del mini biomonitoraggio affidato dalla Regione Piemonte all’Asl di Alessandria che ha messo in luce che una persona su due campionata ha tracce di Pfas nel sangue, nonché l’esito delle analisi Asl con la presenza di Pfas in10 pozzi dell’acquedotto di Alessandria.

Eppure Solvay si difende. Come può, e soprattutto come sa fare. Con la mistificazione, tramite la compiacenza dei giornali. Addirittura cerca di nascondersi dietro il Tribunale Amministrativo Regionale (TAR) del Piemonte. Il quale ha respinto il ricorso di Legambiente all’autorizzazione (AIA) del febbraio 2021, concessa dalla Provincia di Alessandria a Solvay (oggi Syensqo) per l’estensione della produzione e l’uso di C6O4. Il fatto in sé è la prevista quanto infausta legittimazione a Solvay di produrre C6O4 a Spinetta Marengo, ma niente affatto a diffonderlo nell’ambiente: ASSOLUTAMENTE SOLVAY NON È STATA AUTORIZZATA AD AVVELENARE (ANCHE) CON C6O4 IL TERRITORIO E IL SANGUE.

Tanto meno Solvay può far intendere che la Regione abbia rilasciato una sorta di patente eco sanitaria al C6O4, che è tossico e cancerogeno. Anzi, la Regione ha annotato: “Nella relazione del Dipartimento di Medicina dell’Università di Padova, secondo cui il cC6O4 può entrare nella catena trofica di altri organismi fino all’uomo e attiva un meccanismo che potrebbe indurre un maggior rischio di eventi cardiovascolari, risulta sussistere la probabilità di un danno all’ambiente e alla salute scaturente dalle sostanze in questione, dove il concetto di probabilità (inteso come probabilità degli effetti nocivi), prescinde dalla necessità di ottenere prove scientifiche decisive e allude all’esistenza di documentazione del rischio sulla base di dati scientifici disponibili”.

 

Tranquilli, tra i Pfas il C6O4 è il meno cancerogeno

Per decenni, fino a quando non è stato messo al bando internazionale, Solvay ha tenacemente mentito che il Pfas PFOA fosse né tossico né cancerogeno. Ora riafferma la menzogna anche per il Pfas C6O4, suo brevetto esclusivo, che dallo stabilimento di Spinetta Marengo cosparge la provincia di Alessandria nell’atmosfera, nel suolo, nelle falde, in Bormida e Po. “Il C6O4” giura per placare gli animi “non è biopersistente, non è bioaccumulabile, possiede un profilo tossicologico e cancerogeno migliore”. Ovvero, come dice il suo direttore, “è poco cancerogeno”, come le sigarette: dipende dalla quantità (con la “piccola” differenza che il fumo è suicidio mentre i Pfas sono omicidio).

Gli indistruttibili Pfas sono massicciamente utilizzati in tantissimi i processi industriali, così i profitti stratosferici della multinazionale belga si scontrano di nuovo con le risultanze scientifiche internazionali: “Il C6O4 altera in modo significativo, e per alcuni versi ancora maggiore del PFOA, i processi biologici”. L’ultima dimostrazione che si abbatte sulla menzogna, proviene dalla ricerca del Dipartimento di Biomedicina comparata e alimentazione (BCA) e del Dipartimento di Biologia dell’Università di Padova, in collaborazione con l’Istituto di Ricerca sulle Acque del Consiglio Nazionale delle Ricerche (IRSA-CNR, Brugherio).

Lo studio pubblicato su Environmental International, una della più prestigiose riviste scientifiche di studi ambientali, si è concentrato “sull’esposizione ai Pfas di una specie animale importante a livello ecologico: la vongola filippina (o vongola verace), un organismo chiave per l’ecosistema lagunare anche in ragione del fatto che è un organismo filtratore e quindi accumula le sostanze presenti nell’acqua. Può essere quindi considerato un organismo sentinella e le alterazioni, dopo l’esposizione al C6O4 osservate nell’espressione dei geni della vongola legati a processi biologici fondamentali come la risposta immunitaria, lo sviluppo del sistema nervoso o il metabolismo lipidico, sono dati molto allarmanti, anche per la specie umana”.

“Il fatto che questa sostanza venga usata senza nessun limite di legge assumendo che non abbia effetti sugli organismi esposti è chiaramente contraddetto dai dati sperimentali”, avvertono gli scienziati. Ma Solvay, unica produttrice di Pfas in Italia, nascondendosi dietro l’attuale assenza di regolamentazione sul suo utilizzo, resiste a fermare gli impianti C6O4 di Spinetta finché obbligata – sulla spinta delle lotte dei Movimenti – dal governo, o dagli enti locali, o dalla magistratura.

 

L’endocrinologo: così i Pfas ci avvelenano. E non ci sono antidoti

Nelle prime righe dell’esposto alla Procura della Repubblica di Alessandria, nel 2009, scrissi “Non solo i lavoratori, anche gli abitanti della Fraschetta sono esposti ai danni del Pfoa. Infatti, presso la Fondazione Maugeri di Pavia (professor Minoia, dott.ssa Sottani), risultano allarmanti referti per esami ematici per il Pfoa, addirittura per una dipendente Solvay non esposta a lavorazioni che prevedono l’utilizzo della sostanza”. Proprio all’Irccs Maugeri in quegli anni aveva già creato il laboratorio sui “distruttori endocrini” il professor Luca Chiovato, ordinario di Endocrinologia all’Università di Pavia.

Oggi Chiovato conferma l’allarme scientifico internazionale sui Pfas: diminuzione della fertilità, ipertensione arteriosa durante la gravidanza, neonati sottopeso, abbassamento della risposta anticorpale in adulti e bambini, innalzamento dei livelli di colesterolo, aumento dei rischi di malattie alla tiroide, lesioni al fegato, colite ulcerosa, neoplasie ai reni e ai testicoli ecc.

In particolare gli effetti endocrino-metabolici incriminati riguardano principalmente gli assi gonadici e della tiroide. Dunque, per quanto riguarda gli ormoni regolatori dell’attività sessuale-riproduttiva: riduzione numero spermatozoi (e quindi infertilità), tumori del testicolo e malformazioni congenite, come il criptorchidismo nell’uomo, mancata discesa dei testicoli nel bambino, pubertà precoce e tumori femminili ormono-dipendenti, come quelli di mammella e utero nelle donne. Mentre per quanto riguarda la tiroide: tumore, ipotiroidismo, soprattutto nei giovani e particolarmente temuto durante la gravidanza per le conseguenze che potrebbe avere sullo sviluppo mentale dei neonati, comparsa di obesità, diabete tipo 2, dislipidemia e malattie cardiovascolari. Dal punto di vista oncologico, i Pfas sono stati associati (IARC) con tumori del rene, del testicolo e della tiroide (carcinoma papillare: studio caso-controllo multicentrico Usa, Olanda, Israele pubblicato nel 2023).

Non ci sono antidoti per i Pfas.

 

E se i rubinetti fossero dotati di filtri Pfas?

Anche ipotizzando l’impraticabile (per scienza e costi), togliere i PFAS nel momento i cui è attinta l’acqua dal rubinetto non risolverebbe il problema della contaminazione globale: «Una volta rilasciati nell’ambiente, è incredibilmente difficile sbarazzarsene, se non impossibile» ha spiegato al New York Times David Andrews, scienziato dell’Environmental Working Group, organizzazione no-profit che si occupa di salute dell’uomo e del Pianeta. L’unica soluzione è non usarli all’origine, non produrli, non lavorarli, metterli al bando in tutto il mondo.

Non rappresentano, infatti, solo un immane inquinamento attorno ai siti di produzione (esempio Solvay di Spinetta Marengo o Miteni di Trissino), dove la loro presenza nell’acqua del rubinetto è già stata dimostrata, ma questi composti chimici industriali, resistenti ai maggiori processi naturali di degradazione e ormai onnipresenti nell’ambiente, stanno inquinando in modo pervasivo le fonti di acqua, inclusa quella potabile, anche in campioni idrici di falda o di superficie prelevati lontano dai siti notoriamente contaminati. La ricerca è stata pubblicata su Nature Geoscience.

La nuova analisi ha preso in considerazione circa 45.000 campioni di acqua raccolti e analizzati in quasi 300 studi precedenti sui PFAS condotti in varie parti del mondo (principalmente tra USA, Canada, Europa, Australia e la costa pacifica dell’Asia). Il 31% dei campioni di acqua di falda prelevati in siti che non si trovavano vicino a fonti note di contaminazione da PFAS è risultato comunque avere livelli di queste sostanze considerati “fuori soglia”, rispetto ai valori sicuri stabiliti dall’EPA, l’Agenzia per la Protezione Ambientale degli Stati Uniti. Lo stesso discorso è valso per il 16% dei campioni di acqua di superficie (fiumi, torrenti, laghi, stagni) testati.

L’inquinamento da Pfas è ormai pervasivo perché i Pfas, grazie alle loro formidabili proprietà idrorepellenti e oliorepellenti, sono ampiamente utilizzati nei prodotti industriali per aumentare la resistenza alle alte temperature, all’acqua e al grasso, e si trovano nei rivestimenti delle padelle antiaderenti, nel packaging di carta ad uso alimentare, in tappeti e prodotti di abbigliamento, nelle schiume antincendio, in vernici e pesticidi, cosmetici e prodotti farmaceutici,… però, proprio per le loro caratteristiche chimiche permangono senza degradarsi nel suolo e nell’acqua, con devastanti effetti sulla salute:  da alcuni tipi di tumori alle malattie della tiroide e del sistema endocrino, dall’ipertensione in gravidanza alle patologie dell’intestino.

 

Bioplastiche col bollino senza PFAS

L’associazione dei produttori europei di bioplastiche, European Bioplastics, ha deciso che per ottenere o mantenere il logo “Seedling” i prodotti e i materiali non dovranno più contenere sostanze perfluoroalchiliche (PFAS). La decisione è stata presa come risposta alle crescenti preoccupazioni del pubblico in merito alla presenza di queste sostante negli imballaggi, in particolare in quelli alimentari.

Entro il 31 dicembre 2022, i titolari di certificati dovranno presentare un’autodichiarazione dove si afferma che nessun PFAS è stato aggiunto intenzionalmente al prodotto o al materiale certificato, né è stato utilizzato durante il processo di produzione. In mancanza di questo documento, la validità della certificazione sarà sospesa fino alla presentazione della dichiarazione. Gli organismi di certificazione sono tenuti a controllare la conformità delle schede di sicurezza (SDS).

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—- contenuti 26 Aprile 2024 —-

Solvay inquina di Pfas i Comuni della provincia di Alessandria

Sono emblematici i risultati del “mini monitoraggio sperimentale” della Regione Piemonte, molto mini e molto sperimentale – oltre che con decenni di ritardo – in quanto limitato a 127 persone, volutamente pescate lontano dal polo chimico Solvay del sobborgo Spinetta Marengo di Alessandria, ovvero nei Comuni di Montecastello, Cassine, Castellazzo Bormida, Frascaro, Sezzadio, Basaluzzo, Bosco Marengo, Capriata d’Orba, Frugarolo, Castelspina, Casal Cermelli.

La Regione, infatti, a complice copertura della multinazionale belga, evita le analisi del sangue di massa della popolazione alessandrina più vicina all’epicentro inquinante dello stabilimento, che pur il sindaco fa finta di reclamare. Perché sarebbero la “pistola fumante” dei danni provocati dall’azienda: già evidenziati dagli eccessi di patologie e morti nelle indagini epidemiologiche, compresa la nostra con l’Università di Liegi, precisamente mirata sui cancerogeni Pfas e allarmante.

Eppure i Pfas sono stati trovati nel sangue campionato dal mini-monitoraggio, secondo la nota della Regione pubblicata dal settimanale Il Piccolo: “Da una prima valutazione emerge un quadro relativamente tranquillizzante rispetto alla presenza dei Pfas storici la cui presenza risulta mediamente sotto la soglia dei 20 nanogrammi/millilitro, individuato dalle National Academies of Sciences (NAS) quale limite di attenzione. Tale limite viene invece superato in alcuni casi se alla sommatoria dei Pfas previsti dalla NAS si considera la presenza di ADV (miscela di congeneri con differenti caratteristiche per il quale non esistono limiti)”.

I micidiali ADV e C6O4 sono Pfas di brevetto esclusivo della Solvay: che li avrebbe dunque sparati in atmosfera a decine di chilometri di distanza da Spinetta Marengo, come già dimostrato avviene nelle falde e in Bormida per queste sostanze, tossiche, cancerogene, indistruttibili.

Vengono infine i brividi a leggere la “scrupolosità” espressa dalla Regione, disponibile ulteriormente a monitorare gli organi delle persone con il Pfas nel sangue: chi ha già sviluppato o svilupperà un tumore a tiroide, rene, testicolo, eccetera.

 

Il sindaco allo scontro con Solvay di Spinetta Marengo?

Il sindaco di Alessandria, Giorgio Abonante, improvvisamente “lancia in resta” contro Solvay e Regione Piemonte? Intende bloccare le produzioni inquinanti? Mettere i soldi per il monitoraggio del sangue della popolazione?

Leggiamo le dichiarazioni ai giornali, dopo l’ennesimo “tavolo tecnico”. Ho chiesto ad Asl e Regione se ci fossero i presupposti per emettere un’ordinanza a tutela della salute pubblica, ma gli enti preposti non hanno ravvisato che, al momento, vi siano le condizioni perché ciò accada”. Non specifica da chi, nome e cognome, per iscritto? avrebbe realmente? ricevuto questo parere: perché, comunque, trattasi di parere in quanto a lui, al sindaco, non ad altri, è demandato per legge il potere-dovere di emettere ordinanza di fermata degli impianti. Dunque, dire di aspettare che questa responsabilità gli arrivi da Enti ai quali non compete è come affermare che lui non se la prenderà mai. Come quando per il cloroformio che veniva su dalle cantine… consigliò di non scendere in cantina.

Leggiamo. “Sulla presenza dei Pfas nei dati nella centralina vicino all’Istituto Volta” davanti all’ospedale civile di Alessandria “Sono stati rilevati valori bassi” bassi? mai trovati prima! “ che, però, occorre tenere sotto controllo. Abbiamo anche analizzato il problema delle matrici animali e vegetali commestibili. Ho chiesto agli enti se devo redigere un’ordinanza precisa: al momento mi è stato risposto di no”. Quali Enti? per iscritto? nome e cognome? Ma anche in questi casi se ne è lavato le mani.

Leggiamo. “Per quanto riguarda il problema dell’acqua potabile, l’ASL ci ha rassicurato”. E così si accontenta di delegare “ad Amag reti idriche di valutare l’opportunità di un campionamento straordinario nei pozzi della rete dell’acquedotto a Spinetta Marengo?” E degli altri pozzi.

Infine leggiamo. “Rispetto al biomonitoraggio, il Comune è pronto a versare una cifra consistente per poter procedere alla terza fase dell’indagine epidemiologica. Aspettiamo di sapere come Asl vorrà proseguire e utilizzare queste risorse”. La “cifra consistente” è di 20-25mila euro: assolutamente inconsistente per fare le analisi del sangue a tutta la popolazione del Comune di Alessandria, a prescindere dagli altri Comuni del territorio. Però non la pretende dalla Regione, si affida al buon cuore della Regione che a sua volta ha fatto sapere di aver sollecitato il Ministero della Salute e l’Istituto Superiore di Sanità. Siamo cucinati a dovere: nell’Istituto Superiore di Sanità c’è… l’assessore piemontese alla Sanità!

Mi sa che il nostro cavaliere con la “lancia in resta”, altro non sia che una statuina di gesso.

 

Il TAR non dà ragione a Solvay di avvelenare

Solvay si difende come può, e soprattutto come sa fare. Con la mistificazione, tramite la compiacenza dei giornali.

Il Tribunale Amministrativo Regionale (TAR) del Piemonte ha respinto il ricorso di Legambiente all’autorizzazione (AIA) del febbraio 2021, concessa dalla Provincia di Alessandria a Solvay (oggi Syensqo) per l’estensione della produzione e l’uso di C6O4.

Il fatto in sé è la prevista quanto infausta legittimazione a Solvay di produrre C6O4 a Spinetta Marengo, ma niente affatto a diffonderlo nell’ambiente: ASSOLUTAMENTE SOLVAY NON È STATA AUTORIZZATA AD AVVELENARE (ANCHE) CON C6O4 IL TERRITORIO E IL SANGUE.

Tanto meno può far intendere che la Regione abbia rilasciato una sorta di patente eco sanitaria al C6O4, che è tossico e cancerogeno: tutto il contrario di come Solvay lo contrabbanda, come “un fluorotensioattivo di nuova generazione che non è biopersistente e non è bioaccumulabile, l’unico prodotto è utilizzato dal sito in una fase di transizione verso una tecnologia priva di fluorotensioattivi”.

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—- contenuti 23 Aprile 2024 —-

Le ingerenze umanitarie di Nato e Mattarella

Noi restiamo sempre dell’idea che il Patto Nato vada sciolto, come fece il Patto di Varsavia nel 1991. Sergio Mattarella, lecitamente, è di diverso avviso. Però non è lecito che vada affermando che la Nato è un’alleanza difensiva che attacca solo chi aggredisce un suo membro. Proprio lui non può dimenticare che nel 1999, senz’alcun mandato Onu, la Nato attaccò la Serbia di Milosevic che non aveva attaccato nessun membro Nato: oltre 2mila morti, quasi tutti civili. Proprio lui che era ministro della difesa e vicepremier di D’Alema quando fece partecipare l’Italia a 78 giorni di bombardamenti su Belgrado e il Kosovo, con 1.200-2.500 morti (quasi tutti civili) e fiumane di profughi, proprio lui che chiamò la prima guerra in Europa dal 1945 “ingerenza umanitaria”.

Definisce “ingerenza umanitaria della Nato” che nel 2001, senza mandati specifici dell’Onu, invase l’Afghanistan dei talebani, che non avevano attaccato nessun membro Nato: oltre 200mila morti, più 80mila in Pakistan? Oppure che, nel 2003, sempre senza avallo preventivo dell’Onu, Usa, Inghilterra, Italia e Spagna invasero l’Iraq di Saddam Hussein che non aveva attaccato nessun membro Nato: dagli 800mila al milione di morti? Oppure che, nel 2011, aggirando ancora l’Onu, la Nato bombardò la Libia di Gheddafi, che non aveva attaccato nessun membro Nato, ma fu messo in fuga dalle bombe e brutalmente trucidato, a tacere i morti e i migranti? Oppure che, sempre senza mandato Onu, la Nato stia partecipando alla guerra contro la Russia che non aveva attaccato nessun membro Nato?

Le menzogne del direttore Solvay

E le sue fantozziane cagate pazzesche. Proprio nel momento in cui lo stabilimento Solvay (Syensqo) di Spinetta Marengo è fotografato sui giornali come un colabrodo di Pfas (C6O4), con le schiume che traboccano nelle vasche interne e dagli scarichi in Bormida, proprio mentre il “Comitato Stop Solvay” avvalora il “blocco totale della produzione nello stabilimento” (clicca qui), al neo direttore, Stefano Colosio (che sia lui a portare sfiga?), è toccato il taglio del nastro di un nuovo impianto propagandato, appunto, oh ironia del destino, “in grado di eliminare i Pfas dalle acque”. Colosio le può sparare grosse in quanto passeranno i dieci anni programmati prima di essere condannato in tribunale come i precedenti direttori (e intraprendere, come loro, salti di carriera).

Anche Calosio è in malafede: sa che non esistono, non esisteranno mai Pfas non tossici e non cancerogeni, tutt’al più, come dice lui per il C6O4, “poco cancerogeni, ben tollerati dall’organismo” (cagata pazzesca). Sa che i portentosi Pfas non possono, non potranno mai essere eliminati una volta entrati nel corpo umano, perché i Pfas sono indistruttibili, inquinanti eterni grazie al legame carbonio-fluoro, il più forte nella chimica. Sa che non esistono Pfas senza fluoro. Sa, e prima che noi lo scrivessimo, che il “nuovo impianto” che sta propagandando da piazzista è come un’aspirina per combattere il cancro.

Infatti, il cosiddetto “nuovo impianto” non inventa proprio nulla. I trattamenti convenzionali per rimuovere i PFAS dall’acqua e dai terreni contaminati comprendono la filtrazione a carbone attivo, la resina a scambio anionico, la nanofiltrazione, l’osmosi inversa e il frazionamento della schiuma. Tutti metodi di trattamento che possono contribuire a ridurre i PFAS dall’acqua e dal suolo, ma lasciano comunque concentrati pericolosi. A tacere dei Pfas sparati in atmosfera, che Calosio finge di dimenticare! I concentrati Pfas non eliminati, impossibili da eliminare con quei metodi peraltro costosissimi, possono essere ulteriormente trattati e smaltiti, ma i metodi utilizzati differiscono per costi, efficacia e scalabilità. Un approccio comune è quello di incenerire o stoccare i rifiuti carichi di PFAS per evitare ulteriori perdite sul terreno e nell’acqua. A Tortona, ad esempio. Tuttavia, oltre a lasciare sottoprodotti inquinanti, l’incenerimento è costoso e richiede molta energia. E tanto inquinamento nell’aria!

Questi fatti il piazzista Calosio li sa (prima di noi) ma è privo di onestà intellettuale per ammettere che non è ammissibile un pressappochistico “zero tecnico”, bensì deve realizzarsi lo “zero assoluto”, il “limite zero pfas”, la loro messa al bando. Anche perché i grandi produttori, come Solvay, possono opacizzare i danni ambientali, dunque sanitari, tramite i metodi sopra descritti (e prezzolati avvocati e consulenti), mentre le aziende utilizzatrici dei Pfas, nei processi di produzione lungo le catene di approvvigionamento dei prodotti, esposte a danni di immagine e reputazione, non hanno mezzi finanziari per investire in simili tecnologie e sopportare costi di bonifica e di cause legali.

A Calosio la presidentessa Solvay, Ilham Kadri, ha fatto sapere che è assicurato un sostanzioso ruolo in Cina, dove i Pfas non trovano ostacoli. Qui, invece, per le aziende che producono PFAS e per le industrie che utilizzano prodotti contenenti PFAS, sono drasticamente previsti l’inasprimento degli standard normativi e onerose cause civili e class action, una nuova ondata di regolamentazioni su input degli Usa (sistemi idrici pubblici), in particolare in Europa: a partire dal 2026, nuovi limiti negli Stati membri e vietata una lunga lista di PFAS (oltre 10mila) per i quali saranno sempre più possibili test di analisi mirata e non mirata.

Insomma, l’elenco delle categorie, delle miscele chimiche e delle concentrazioni di PFAS vietate è destinata ad ampliarsi in futuro. Qui, dunque, in Italia, ordina Kadri, bisogna che Calosio contribuisca a “menare il can per l’aia” con le istituzioni pubbliche (il sindaco di Alessandria, in primis) che potrebbero, come dovrebbero, bloccare da subito le produzioni inquinanti invece di aspettare Godot (il governo). Bisogna prendere tempo verso la chiusura, imbonendo le frottole che tanto piacciono ai politici su “equilibrio tra benessere economico e benessere ambientale”, raccontando menzogne sullo “zero tecnico” e minacciando la serrata dello stabilimento: “se ci chiedete lo zero assoluto noi chiudiamo tutto”.

Il Calosio, futuro direttore di Chendu, può esercitarsi a pronunciare in italiano il cinese Syensqo, però qui non siamo in Cina e da noi suona come un’altra fantozziana cagata pazzesca il suo geniale “metodo diluizione”: non misurare più i Pfas a monte, dove si producono, bensì a valle, nell’Adriatico, dopo che si sono diluiti in Bormida, Tanaro e Po.

Ecco perché il testicolo diventa “deposito” di PFAS

Secondo il direttore Solvay di Spinetta Marengo, sedicente “esperto di economia circolare”, un po’ di C6O4 è ben tollerato dai testicoli. Ma, più modestamente, si permette, al XVII Convegno di Medicina svoltosi nei giorni scorsi a Lecce, di esprimere parere contrario il professor Carlo Foresta, già ordinario di Endocrinologia all’Università di Padova: “Molte forme di inquinamento, soprattutto i PFAS, sono responsabili dell’aumento dei casi di tumori ai testicoli, e i dati scientifici ce lo dimostrano. Il tumore al testicolo è tra i primi 5 tumori in termini di frequenza, sul totale delle neoplasie incidenti per fascia di età. Nella fascia 0-49 anni, l’incidenza in Italia della neoplasia testicolare ha subito nell’ultimo anno un aumento del +2,6%, secondo i recenti dati dell’Associazione Italiana di Oncologia Medica Aiom. Nel contesto regionale del Veneto l’incidenza del tumore testicolare è passata dal 3,8% del 1987 all’8% del 2017”. In Veneto è considerata responsabile Miteni, invece nessun sospetto su Solvay in Piemonte tant’è che l’assessore regionale alla Sanità, Luigi Genesio Icardi, laurea di economia e commercio, evita di effettuare screening per queste patologie, e può ben vantarsi di essere stato riconfermato per altri quattro anni nel Consiglio di Amministrazione dell’Istituto Superiore di Sanità, con decreto del ministro della Salute, Orazio Schillaci. Inspiegabilmente la Sanità è al centro delle manifestazioni di protesta in Italia.

Pfas da Alessandria vanno in acqua all’Adriatico, e ritornano in aria

Una nuova ricerca, condotta dall’Università di Stoccolma e pubblicata su Science Advances, ha mostrato che i Pfas presenti nell’acqua di mare possono finire nell’aria sotto forma di piccole particelle chiamate aerosol marini, o SSA, quando le onde si frantumano e spruzzano acqua marina nell’atmosfera. I risultati sono stati sorprendenti: in alcuni casi, i Pfas erano oltre 100.000 volte più concentrati negli SSA rispetto all’acqua di mare, paragonabili a quelli provenienti dalle emissioni industriali, cioè da Spinetta Marengo. Con buona pace del geniale “teorema della diluizione” del direttore Solvay.

Pfas: i delinquenti conoscevano da decenni la sua tossicità
Clicca sul titolo.

Non ci sono i soldi. Per sanità e scuola. Ci sono per le armi

Non ci sono soldi. È il caso dell’istruzione, per la quale il nostro Paese – ultimo in Europa – destina l’8% della spesa pubblica contro una media Ue27 pari al 10%. È il caso della sanità con un rapporto spesa/Pil del 6,8%, contro il 10,9% della Germania. È il caso del massimo storico delle famiglie in povertà assoluta, che oggi sono l’8,5% delle famiglie residenti; si tratta di 5,7 milioni di persone, tra le quali 1,3 milioni sono minorenni. Anzi, l’ulteriore aumento per le spese militari peggiorerà il debito pubblico e l’impatto sociale. (Continua)

Antifascismo: parola sconosciuta al governo

… In questa nostra falsa primavera, però, non si commemora soltanto l’omicidio politico di Matteotti; si commemorano anche le stragi nazifasciste perpetrate dalle SS tedesche, con la complicità e la collaborazione dei fascisti italiani, nel 1944…”
Come ha commemorato queste ricorrenze il governo Meloni alla vigilia del 25 aprile?
Censurando il monologo del giornalista Antonio Scurati su Rai3: clicca qui.

Ponte sullo stretto già bocciato nel 2021, inutile, costoso e impattante

Clicca qui il documento di Italia Nostra sull’impatto sul paesaggio e l’ambiente, sull’utilità dell’opera per la mobilità, sugli enormi costi di realizzazione.

Per l’acqua pubblica ricorso alla Corte Europea

Il Forum dei movimenti per l’acqua pubblica ricorrerà alla Corte Europea dei Diritti dell’Uomo, che ha sede a Strasburgo, affinché l’Italia sia condannata per violazione dell’esito referendario del 2011 (quello che sancì la volontà degli italiani che l’acqua fosse gestita dal pubblico) per l’aumento delle tariffe che tale violazione ha determinato e per il conseguente peggioramento della qualità della vita personale e familiare. Tutelata, quest’ultima, dall’articolo 8 della Convenzione europea per la salvaguardia dei diritti dell’uomo e delle libertà fondamentali. (Continua)

Mille persone in piazza a Milano per i diritti delle persone con disabilità

Manifestazione svoltasi davanti alla sede del Consiglio Regionale Lombardo, all’insegna dello slogan “Difendiamo tutti insieme il diritto di esistere”, cui hanno partecipato un migliaio di persone, provenienti da diversi territori della Lombardia e aderenti ad oltre 200 Associazioni.
«Le molte presenze di persone con disabilità, dei loro familiari e delle loro Associazioni in piazza a Milano testimoniano che quando è necessario, sanno far sentire la propria voce per affermare i propri diritti». (Continua…)

Basta infibulazione, proteggiamo le bambine!

ln Gambia quest’orribile violazione è vietata dal 2015, ma ora i politici vogliono rendere di nuovo legale l’infibulazione delle bambine. Clicca qui.


I Programmi di “Verso il Kurdistan”

Clicca qui l’intervista con Antonio Oliveri, co-presidente Associazione “Verso il Kurdistan” di Alessandria, che sostiene iniziative per i diritti umani in Turchia.

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—- contenuti 18 Aprile 2024 —-

Ricatto occupazionale per mascherare una serrata programmata

2024, Solvay: o vi tenete i Pfas oppure licenzio: Ilham Kadri, la presidentessa di Solvay (SyensQo), minaccia di chiudere lo stabilimento di Spinetta Marengo se la si disturba troppo per il disastro eco sanitario di Alessandria, di cui i Pfas sono la punta dell’iceberg. 
In realtà, sta solo prendendo tempo, almeno fino al 2026, perché ha già programmato da tempo il trasferimento delle produzioni Solexis: Solvay di Spinetta Marengo trasferita in Cina. Per ora, dunque non molla. Salvo incidenti. Quelli dell’ultima ora…

 

Solvay costretta a fermare un reattore dell’impianto PFAS, ma non molla

… Incidenti dell’ultima ora. Schiume in Bormida. Un film già visto. Anche le immagini sono quelle che ho girato in una intervista venti anni fa dello scarico della Solvay nel fiume. Anche questa volta i titoli giornalistici si rincorrono dopo lo scarno comunicato dell’Arpa: “Attivati dal numero unico per le emergenze a causa della presenza di schiume sulla Bormida in corrispondenza dello scarico del Polo chimico di Spinetta Marengo (AL), tecnici Arpa si sono recati nel pomeriggio di oggi, 13 aprile 2024, al punto indicato per le verifiche del caso, riscontrando in due campionamenti la presenza delle schiume segnalate in uscita dallo stabilimento. Contemporaneamente altri tecnici dell’Agenzia si sono recati all’interno dello stabilimento riscontrando in cinque campionamenti schiuma nella vasca 101b che raccoglie le acque tecnologiche e le acque provenienti dal trattamento chimico-fisico-biologico e sono stati prelevati altri campioni”.

Il sindaco di Alessandria, Giorgio Abonante, il 13 aprile finge allarmata sorpresa. Invece era già stato messo a conoscenza da parte di Solvay di “concentrazioni estremamente elevate del parametro cC6O4 in area interna allo stabilimento, rilevate nel corso della sessione di monitoraggio delle acque sotterranee di marzo”. Non solo, il 10 aprile aveva conosciuto dalla Provincia un documento con oggetto “anomalie concentrazioni cC6O4”, ovvero le criticità riscontrate in merito alle concentrazioni di cC6O4 negli scarichi P1 e P4 e nei pozzi PzIN96 e PzIN 115”, anomalie che dovrebbero ri-mettere in discussione la contestata (da noi) valutazione di impatto ambientale VIA. Tant’è che la Solvay è stata costretta a fermare il reattore e la linea E dell’impianto Tecnoflon, il più importante dello stabilimento, limitrofa ai due pozzi implicati.

Abonante, anche questa volta, e malgrado tutte le contestazioni, non ha alcuna intenzione di emanare, come gli competerebbe quale massima autorità sanitaria locale, ordinanza di fermata delle produzioni: decisione che vorrebbe rifilare alla complicità di altri. Infatti, con comodo ha convocato un “Tavolo Tecnico Permanente sulle Sostanze Pfas” con Regione e Provincia, mollando appunto a quest’ultima “ente competente in materia di AIA (Autorizzazione integrata ambientale), di valutare l’attuale rispetto delle prescrizioni autorizzative per un eventuale necessario intervento sospensivo”.

 

Aprile 2024. Schiume nel Bormida. Un film già visto trenta anni fa

Denuncio ripetutamente sui giornali, anche nazionali, la schiuma sul Bormida finché il 18 febbraio 1990 centinaia di persone, assiepate sul ponte che va a Spinetta Marengo, il traffico bloccato, assistono allo spettacolo: sotto le cellule fotoelettriche le pompe di aspirazione dei vigili del fuoco sui mezzi anfibi e i “salami” di pezza che non trattengono il Pfoa che sta andando verso il Tanaro e il Po.

Finito lo spettacolo, la macchina dell’informazione spegne le luci del palcoscenico. Cerco di riaccenderle il 16 maggio ’90 al ripetersi più spettacolare degli eventi, ma questa volta la luce è fioca. Non si ripetono i caratteri cubitali sui giornali. Men che meno a febbraio ’92 quando riesco ancora a far intervenire i vigili del fuoco all’altezza del “platano di Napoleone”, in prossimità dello scarico del polo chimico. Alessandria è notoriamente città nebbiosa, arriverà solo nel maggio ‘92 il rinvio a giudizio del direttore, Leonardo Capogrosso, e mai una sua condanna. Celebre la dichiarazione ai giornali di Carlo Carlesi procuratore capo: “Sulla vicenda è stato sollevato molto polverone probabilmente in base ad un disegno politico”. A tutt’oggi, 2024, nessuno dei tanti direttori è stato condannato per i Pfas. E quel “disegno politico”, senz’altro “mio” perché riferibile a chi ha impegnato oltre trenta anni di voluminose denunce, è miseramente fallito. Finora.

 

Il nostro “disegno politico”

Chi ha inquinato deve pagare: Clicca qui le ripetute accuse di dolo del “Movimento di lotta per la salute Maccacaro” nei confronti di Solvay.

 

In Usa, per i Pfas la soglia consentita nell’acqua potabile è zero

Chi inquina deve pagare. La norma costerà circa 1,5 miliardi di dollari ogni anno, ma così facendo ridurrà l’esposizione di 100 milioni di persone a possibili malattie e si eviteranno quasi 10.000 decessi nel corso di decenni.
L’Epa, Environmental Protection Agency degli Usa, ha deciso di fissare dei limiti legali applicabili all’acqua potabile relativi ai composti Pfas, per tenere sotto controllo la qualità di un’acqua che per 200 milioni di americani potrebbe risultare già in parte contaminata, tanto sono diffusi ovunque nell’ambiente e impossibili da eliminare.
Ora i nuovi limiti applicabili per Pfoa e Pfos saranno di “4ppt” (parti per trilione) ciascuno, vicini allo zero: in pratica il livello più basso al quale la tecnologia di analisi dell’acqua può ottenere delle letture affidabili, nella consapevolezza che non esiste un livello di esposizione a questi contaminanti forever chemicals senza rischio di impatti sulla salute, da quelli al fegato sino alla tiroide, dalle malattie renali ai tumori.
Insomma, la soglia Usa consentita nell’acqua potabile è zero. Per avere un termine di paragone, la nuova direttiva europea impone il limite di 100 nanogrammi per litro per la presenza complessiva di 24 di queste sostanze e di 500 per la somma di Pfas, e in Italia entrerà in vigore nel 2026. I nostri limiti nazionali arrivano fino a ben 500 ng/l per la somma totale dei PFAS (massimo 100ng/l per la somma di 24 di essi) e limiti regionali di 90 ng/l per PFOA E PFOS più 300 ng/l per la somma degli altri Pfas.
Negli Stati Uniti non tira aria buona per Solvay (e neppure in Italia). In Cina, invece…

 

Cina, un paradiso per i Pfas

Negli Stati Uniti non tira aria buona per Solvay (e neppure in Italia). In Cina, invece, gli ambientalisti sono senz’altro totalmente assenti tra i 25 membri nel Politburo del PCC (l’ufficio politico del Partito Comunista Cinese, del comitato centrale del Partito Comunista Cinese. Infatti, secondo lo studio, pubblicato su Scienze ambientali Europa, di un team di ricercatori della Tsinghua University di Pechino, le concentrazioni di PFAS nell’acqua potabile sono 122,4 ng/l a Changshu, per il polo chimico di Solvay. Non è che vada meglio a Zigong, Lianyungang, Wuxi, Hangzhou.
Gli autori della ricerca hanno associato l’esposizione ai Pfas agli esiti avversi per la salute, inclusa una maggiore incidenza di cancro ai testicoli e ai reni, ridotta fertilità e fecondità, soppressione immunitaria e disturbi della tiroide. L’assunzione di PFOA per la popolazione cinese supera i 3ng/kg per singolo giorno a Changshu, Zigong, Jiujiang, Lianyungang, Foshan, Suzhou, Wuxi, Haining, Shijiazhuang, Zibo e Shanghai. Gli autori hanno anche scoperto che il rischio di assunzione di PFAS è maggiore per i bambini, a causa del loro consumo di acqua relativamente più elevato. E si prevede che sia la produzione che le emissioni continueranno almeno fino al 2030.
L’inquinamento atmosferico ha raggiunto livelli pericolosi in almeno 83 città e sta contribuendo all’impennata dei tassi di cancro ai polmoni. La crisi idrica della nazione è altrettanto terribile. Secondo un rapporto governativo pubblicato all’inizio di quest’anno, oltre l’80% delle riserve idriche sotterranee della Cina non sono adatte al consumo umano e quasi due terzi non sono adatte a qualsiasi contatto umano. Circa 300 milioni di persone – quasi l’equivalente dell’intera popolazione degli Stati Uniti – non hanno accesso all’acqua potabile e circa 190 milioni si sono ammalati a causa dell’acqua potabile contaminata.
La produzione di PFC in Cina è stata seguita da un aumento delle sostanze chimiche nell’ambiente e nelle persone. Mentre gli scienziati tracciavano la crescente presenza di queste sostanze chimiche nell’acqua e nei pesci , sono stati anche in grado di documentare livelli crescenti nel sangue umano, osservando diversi studenti e docenti di un’università nella città settentrionale di Shenyang. Il livello di PFOA è aumentato di 54 volte, mentre i livelli ematici di PFOS sono aumentati di un fattore pari a 747. Da allora, sono aumentati ulteriormente, soprattutto tra gli operai e i pescatori commerciali.

Pubblicato il 15 Aprile 2024

 

Antidoti per eliminare i Pfas nel corpo umano?

Non esistono medicinali certificati che elimino i Pfas nel corpo umano. Secondo uno studio pubblicato su Environment International, alcuni farmaci – colestiramina e colesevelam – normalmente impiegati per abbassare i livelli di colesterolo nel sangue – il loro effetto dannoso sui lipidi del sangue e quindi sul sistema cardiovascolare – sarebbero in grado di abbassare anche i livelli di Pfas. Il meccanismo potrebbe funzionare perché i PFAS si legano allo stesso grasso che i medicinali per abbassare il colesterolo cercano di eliminare. Andandosene il colesterolo, con esso se ne andrebbero anche i PFAS.
Per Philippe Grandjean, responsabile dell’Unità di ricerca di medicina ambientale presso l’Università della Danimarca meridionale e professore di salute ambientale alla Harvard School of Public Health, sottolinea che “Non sappiamo se a questa diminuzione di PFAS nel sangue corrisponde una diminuzione nel fegato e nei reni, dove si accumula”, e soprattutto che “Sarebbe criminale rispondere all’inquinamento industriale somministrando un farmaco alla popolazione”.
Insomma, un circolo vizioso: i Pfas aumentano il colesterolo e i farmaci anticolesterolo diminuiscono i Pfas. Un circolo virtuoso per le industrie chimiche e farmaceutiche.

 

Maggioranza delle giacche per bambini tossiche per Pfas

Uno studio, condotto dall’Associazione tedesca per la protezione dell’ambiente e della natura (BUND), insieme ad altre 14 organizzazioni di protezione ambientale, rivela che il 63% delle giacche outdoor per bambini testate, provenienti da diversi Paesi del mondo, è contaminato da Pfas, con il 29% che supera i limiti consentiti dall’Unione Europea.

Il fatto che il 37% delle giacche testate fossero prive di cancerogeni Pfas dimostra che già esistono alternative sicure sul mercato: prodotti che offrono protezione dagli agenti atmosferici senza compromettere la salute dei più piccoli.

 

Test domestici per individuare i Pfas nelle bevande?

Uno stick di uso comune, da tenere in casa per controllare l’acqua del rubinetto? In epoca futuribile sì, sarebbe tecnicamente possibile se la strada ecosanitaria non fosse quella di eliminarli i Pfas, metterli al bando.
Infatti le sostanze perfluoroalchiliche o PFAS, considerate “perenni” contaminanti per la loro straordinaria resistenza agli insulti chimici e fisici, sono ormai virtualmente presenti nell’organismo di tutti gli esseri umani. Introdotti negli anni cinquanta, per rendere resistenti ai grassi e all’acqua diversi tipi di materiali, questi oltre 10.000 composti sono talmente diffusi da essere penetrati in ogni interstizio della catena alimentare, a cominciare dalle falde acquifere e dai terreni, dai quali rientrano nelle piante, negli animali, arrivando così all’uomo.
Nel frattempo al Massachusetts Institute of Technology di Boston hanno messo a punto un sistema estremamente sensibile per il rilevamento di alcuni PFAS nell’acqua potabile, che potrebbe diventare uno stick di uso comune, da tenere in casa per controllare l’acqua del rubinetto. A parte il costo, un sistema demenziale, come costruirsi rifugi antiatomici piuttosto che eliminare le armi, un espediente del capitalismo lobbista a coprire una catastrofe ambientale e sanitaria.
Pubblicato il 15 Aprile 2024

 

Allarme dei Forum ambientalisti toscani per i Pfas

Una serie di Associazioni (clicca qui) scrivono una lettera aperta a Presidente della Regione Toscana, Assessore all’Ambiente e Gruppi Consiliari: “Siamo inquietati e sorpresi in quanto, a 10 giorni di distanza dall’uscita del report di Greenpeace sulla presenza di Pfas nelle acque superficiali, in cui scaricano i reflui depurati dei distretti conciari, della carta, del tessile, come pure l’area interessata dalle attività florovivaistiche fra Pistoia e Prato, l’Amministrazione Regionale Toscana si nasconda in un silenzio sconcertante”. Siamo coscienti che non sarà possibile risolvere il problema senza mettere fuori legge la produzione e l’uso di questi composti chimici non degradabili, e riteniamo perciò opportuna una autonoma decisione della Toscana per la messa al bando.

 

Legambiente: identificare le aziende responsabili dell’inquinamento da PFAS

Legambiente Toscana reclama l’identificazione delle aziende responsabili dell’inquinamento da PFAS, presenti in corsi d’acqua in diverse zone della regione, in particolare quelle vicine ai distretti produttivi come il cartario lucchese, il conciario nel lucchese, il florovivaistico nel pistoiese e il tessile del pratese.
Infatti, stando ai dati raccolti nel 2022 da Arpat, gli PFAS erano presenti nel 76% delle acque superficiali, nel 36% delle acque sotterranee e nel 56% dei campioni di biota (animali) monitorati. Tra i fiumi interessati dalla contaminazione ci sono Arno, Ombrone e Serchio. Legambiente denuncia l’urgenza dell’intervento: gli PFAS, tossici e cancerogeni, non vengono mai degradati nell’ambiente e per la loro scarsa o nulla biodegradabilità si bioaccumulano nella flora, nella fauna selvatica e negli esseri umani.

 

Pfas nei delfini del Mediterraneo

Nei delfini, nelle tartarughe e negli squali spiaggiati sulle coste della Toscana, alte concentrazioni nel fegato e nel cervello, soprattutto degli esemplari più giovani.

Arpa Toscana, Università di Pisa e Centro Nazionale Ricerche, tra il 2020 e il 2022, hanno analizzato 26 stenelle (delfino comune), due tartarughe e nove squali. Principali organi bersaglio: cervello e fegato. Nel cervello dei delfini fino a 87 nanogrammi per grammo, 501 nanogrammi per grammo di peso nel fegato: i più contaminati sono gli esemplari al di sotto dei due anni di età, perché, come noi sono mammiferi e quindi allattati, è proprio nel latte che si concentrano i Pfas.

Pfas in Svizzera

Presenza di PFAS riconducibile ai materiali utilizzati nella realizzazione della Galleria di base ferroviaria del Ceneri.

L’Ufficio federale dell’ambiente (UFAM) ha ricercato i PFAS nelle acque di falda, mentre l’Associazione dei chimici cantonali svizzeri (ACCS) ha investigato la qualità delle acque potabili nella rete di distribuzione. In Ticino è confermata la presenza di PFAS nella falda che alimenta il pozzo Pra Tiro a Chiasso. La Sezione protezione aria, acqua e suolo (SPAAS) del Dipartimento del territorio e il Laboratorio cantonale del Dipartimento della sanità e della socialità, congiuntamente al Comune di Sant’Antonino e al Comune di Capriasca, informano inoltre che l’analisi condotta dall’ACCS ha evidenziato la presenza di PFAS in due campioni di acqua potabile ticinesi, segnatamente dei Comuni di Capriasca e di Sant’Antonino.

La tossicità dei PFAS, i cosiddetti inquinanti eterni, è stata fino a ora sottovalutata. A lanciare l’allarme è un nuovo studio pubblicato dalla rivista Nature Geoscience, che traccia una nuova mappa mondiale, che comprende anche la Svizzera.

 

Timori crescenti in Giappone per i Pfas

In una nuova indagine, i residenti della città di Settsu, nella prefettura di Osaka, presentano alti livelli di Pfas nel sangue, correlati all’eccessivo livello dei forever chemicals nei fiumi locali e nelle acque sotterranee. I PFAS nel sangue rilevati in molte località del Giappone superano i limiti legali, la maggior parte in aree vicine alle basi militari statunitensi e alle basi delle forze di autodifesa.
Nel 2018 il Giappone ha vietato in linea di principio la produzione e l’importazione di sostanze PFOS, comunemente utilizzate negli estintori a schiuma, per tutte le applicazioni, nonché di quelle classificate come PFOA nel 2021. Ma, come sappiamo, i Pfas sono indegradabili, accumulabili, indistruttibili.

 

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—- contenuti 5 Aprile 2024 —-

Solvay: o vi tenete i Pfas oppure licenzio

Solvay ha dettato a Cisl e Uil un comunicato stampa che traduciamo dal sindacalese. Solvay (Cisl Uil) è “sempre più preoccupata a fronte delle notizie che circolano in merito al futuro dello stabilimento”. C’è, infatti, un vasto fronte che va dal comitato che sic et simpliciter chiede la chiusura dell’intera fabbrica di Spinetta Marengo, all’associazione che chiede al sindaco di fermare determinate produzioni inquinanti, alle associazioni che in particolare chiedono la messa al bando dei PFAS e il monitoraggio di massa del sangue di lavoratori e cittadini. Sullo sfondo preoccupano un nuovo processo penale e azioni di risarcimento collettive. Se questo fronte non viene frenato: Solvay minaccia “possibili ricadute occupazionali”.

Il ricatto occupazionale fa sempre effetto sull’opinione pubblica, ma deve servire ad armare e consolidare le complicità delle istituzioni pubbliche. Di questo sono preposte ad occuparsi Cisl e Uil nei confronti della politica di centrosinistra, il sindaco di Alessandria, e di centrodestra, il presidente della Provincia. Nei due incontri, Solvay non ha dubbi che troveranno una posizione all’unisono: “Siamo certi che sia possibile ottenere questo risultato con un impegno corale e armonico da parte delle istanze territoriali”. Non ha dubbi che sindacati e politici coram populi apprezzeranno che “l’azienda stia gradualmente eliminando l’utilizzo di tali sostanze” e che dunque disprezzeranno lo stop accelerato di comitati e associazioni “che rischia di impedire gli investimenti necessari per la salvaguardia produttiva e occupazionale”. O mangi la minestra della salute o salti dalla finestra dei licenziamenti. Occupazione oggi, salute domani. Profitti sempre.

Nel comunicato dettato a Cisl Uil, Solvay sciorina 1.900 lavoratori a rischio tra le unità di produzione di Spinetta e di ricerca a Bollate, presentando così i Pfas come la molecola costitutiva dell’intera catena degli impianti: mai definitivamente eliminabili ma sostituibili periodicamente con Pfas sempre più “innocui”, ovvero “meno nocivi”: dall’innocuo Pfoa, infine sicuramente cancerogeno, fino all’odierno innocuo C6O4, cancerogeno… ma meno. E chi meglio di Cisl e Uil garantiscono? Rileggiamoci nel 2020: “Solvay manda all’attacco Cisl e Uil per l’autorizzazione del Pfas C6O4
https://www.rete- ambientalista.it/2020/07/07/ solvay-manda-allattacco-cisl- e-uil-per-lautorizzazione-del- pfas-c6o4/.

Solvay manda all’attacco Cisl e Uil per l’autorizzazione del Pfas C6O4

Stefano Bigini e Andrea Diotto imputati 2024.

Comitato Stop Solvay, Movimento Maccacaro, Legambiente, all’attacco contro il pfas C6O4? Massiccia la controffensiva della Solvay. Parte da Bruxelles, dalla amministratore delegato Ilham Kadri. Si dia da fare con quello che guadagna, è il primo che rischia di saltare, il direttore di Spinetta Marengo, Andrea Diotto, il quale infatti si sta sbracciando sui mass media. Presso i quali le compiacenze sono sempre enormi, ma ormai deboli di credibilità. Dunque butti nella mischia i sindacati. Agli ordini: Cisl e Uil chiedono un incontro urgente con Regione Piemonte e Comune di Alessandria affinchè “convincano” la Provincia a rilasciare nuova autorizzazione AIA di uso e vendita del tossico e cancerogeno C6O4, malgrado stia già dilagando nel sangue, nelle falde, negli acquedotti.

Di norma, con i politici, sarebbe come sfondare una porta aperta, però nel frangente storico ci sono di traverso i Movimenti in piazza. La complicità di Cisl e Uil è assicurata: già nel 2002 stopparono la Cgil che denunciava, addirittura con un pubblico volantino, il tossico e cancerogeno Pfoa fratello gemello del C6O4. La Cgil, tirata per le orecchie dal direttore Stefano Bigini, annodò la coda in mezzo alle gambe e per altri anni il Pfoa avvelenò finché bloccato dagli esposti di Lino Balza.

Il messaggio ricattatorio che Cisl e Uil oggi trasmettono tramite i giornali compiacenti è un eufemismo sonoro: senza AIA, senza C6O4, la fabbrica di Spinetta Marengo chiude, anzi… la multinazionale belga se ne va dall’Italia, ovvero “ll No Aia rischia di modificare le scelte industriali che il gruppo Solvay può assumere nei confronti del sito e del gruppo stesso a livello nazionale”. Il messaggio terroristico è ridicolo dal punto di vista imprenditoriale, infatti ad Solvay affida la barzelletta a Diotto e Diotto ai sindacati: senza C6O4 l’ azienda è costretta a cessare le produzioni di fluoro-polimeri.

Il cC6O4, il “pfas buono” come lo definisce Diotto, in realtà rappresenta solo un business Solvay (e l’AIA una sorta di assicurazione penale contro i risarcimenti per danni alla salute) mentre a livello internazionale si praticano le alternative (più costose), come in Italia indicate dall’Istituto Negri. “Noi non barattiamo la salute con l’ambiente, non mettiamo il nostro profitto prima di tutto il resto”: Diotto, nella sua “lettera aperta” rassicura lavoratori e cittadini che vivono in un “mondo migliore” (sic)… intanto che tiene lontano da Spinetta la propria famiglia da quello che egli stesso definisce“un disastro”, il disastro Solvay del Pfoa tossico e cancerogeno e del C6O4 e ADV, fra gli altri.

Invece i Movimenti gli hanno già risposto: EMISSIONI ZERO. Dunque la Provincia respinga la nuova AIA e revochi la vecchia AIA, la Procura della Repubblica requisisca (corpo del reato) alla Solvay le occultate cartelle cliniche dei lavoratori contenenti le abnormi analisi del sangue dei lavoratori e blocchi l’utilizzo del C6O4, il Comune e la Regione eseguano il monitoraggio ematico a tutti i lavoratori e cittadini, insieme alle indagini epidemiologiche. Queste istituzioni non rilascino a Solvay la “patente di avvelenamento” che noi definiamo “licenza di uccidere”.

Lino Balza Movimento di lotta per la salute Maccacaro. 2020

Pfas e Cisl al processo

A differenza delle omologhe piemontesi, Cisl Veneto, Cisl Vicenza e Femca Cisl Vicenza si sono costituite parte civile nel processo sull’inquinamento da Pfas provocato dal sito chimico della Miteni, nella zona industriale di Trissino nel Vicentino, che ha interessato anche le reti idriche delle province di Verona e Padova. Clicca qui.

Pfas e pompieri

I sindacati dei vigili del fuoco Cisl e Uil pongono, anche nell’Osservatorio Bilaterale per le politiche sulla sicurezza sul lavoro e sanitarie del CNVVF, un quesito formale diretto ad accertare la presenza dei PFAS (sostanze perfluoroalchiliche) nei Dpi e negli schiumogeni usati dal personale del CNVVF. I PFAS sono presenti in alcuni schiumogeni in uso al CNVVF, e negli Stati Uniti e in altri Paesi UE, fondati studi scientifici hanno riscontrato la presenza del PFAS nei Dpi e nelle attrezzature dei vigili del fuoco, scoprendo, addirittura, che tali sostanze sono state rinvenute non solo all’esterno degli indumenti protettivi, ma anche nel rivestimento interno degli stessi, ponendosi così alche la questione della reale composizione dei materiali di fabbricazione dei DPI del personale del CNVVF.

Pfas e cancro ai testicoli

Lo studio scientifico firmato dall’ex dirigente regionale del Veneto, Mario Saugo, e da altri membri della commissione ambiente dell’Ordine dei medici di Vicenza, dimostra una maggiore presenza di cancro ai testicoli negli uomini più esposti alla contaminazione da Pfas. Lo studio, pubblicato su una rivista scientifica inglese, si basa sui dati raccolti nell’area a cavallo tra le province di Verona, Vicenza e Padova dove è avvenuta una vasta contaminazione di acqua con Pfoa e altre sostanze Pfas. Per anni, gli uomini di questa zona hanno bevuto acqua inquinata e i numeri mostrano che in questi uomini c’è una maggior presenza di tumori al testicolo. Una correlazione che non stupisce, visto che in passato era stata scoperta anche la correlazione tra l’esposizione ai Pfas e una maggior presenza di tumori al rene.

3M paga 10 miliardi di dollari per l’inquinamento da PFAS

PAUL, Minnesota – La 3M Company ha raggiunto un accordo definitivo con i fornitori di acqua pubblica (PWS) degli Stati Uniti per affrontare la contaminazione da PFAS nell’acqua potabile, con l’approvazione finale da parte del Tribunale distrettuale degli Stati Uniti di Charleston, Carolina del Sud. L’accordo impegna 3M a versare un valore attuale al lordo delle imposte fino a 10,3 miliardi di dollari in 13 anni, con inizio dei pagamenti nel terzo trimestre del 2024, nell’ipotesi che non siano pendenti ricorsi. Questo accordo sostiene i sistemi idrici pubblici di tutti gli Stati Uniti nei loro sforzi di bonifica dei PFAS. Il denaro dovrà essere utilizzato per finanziare le tecnologie di trattamento delle acque laddove siano risultate positive ai Pfas, soprannominati “inquinanti perenni”, e per pagare future analisi di controllo.

Il presidente e amministratore delegato di 3M, Mike Roman, ha dichiarato che l’approvazione rappresenta un passo significativo per l’azienda nella riduzione del rischio e dell’incertezza. Ha inoltre sottolineato l’impegno di 3M a cessare la produzione di tutti i PFAS entro la fine del 2025. A seguito della notizia, le azioni di 3M sono aumentate di circa il 3%. 3M nel 2000 aveva dichiarato che avrebbe gradualmente eliminato la produzione di due tipi di Pfas: l’acido perfluorottanoico (Pfoa) e l’acido perfluorottansulfonico (Pfos).

Si chiude quindi anche la questione della schiuma antincendio che aveva coinvolto il Pentagono: causa multidistrettuale Aqueous Film Forming Foam (Afff) con sede a Charleston, nella Carolina del Sud. Sostanza presente nella schiuma a film acquoso utilizzata dai vigili del fuoco per spegnere gli incendi. Si avvia verso la risoluzione anche la questione dei tappi auricolari difettosi, forniti all’esercito statunitense e prodotti da Aearo Technologies, acquisita da 3M nel 2008 e dal luglio 2022 in procedura fallimentare.

Amianto e Pfas

Venerdì, 5 aprile 2024 ore 20,45 Seminario interattivo in collaborazione con Associazione Amianto e rischi per la salute, Diario prevenzione, Istituto Ramazzini (in presenza: Via Carlo Jussi 102, San Lazzaro di Savena-Bologna o in diretta web). Clicca sul titolo.

Operaio del petrolchimico ucciso dall’amianto

Il tribunale di Brindisi ha riconosciuto un risarcimento danni pari a 200mila euro agli eredi di un operaio morto a causa di un carcinoma polmonare e di asbestosi, che per più di 20 anni ha lavorato a contatto con le polveri di amianto, all’interno del petrolchimico di Brindisi. La sentenza emessa dal giudice del lavoro segna un nuovo e importante capitolo di una lunga vicenda giudiziaria già approdata nel 2012 a un primo giudizio che aveva accertato e dichiarato la responsabilità della società datrice per la malattia contratta dal lavoratore, riconoscendo il diritto dei ricorrenti al risarcimento di tutti i danni conseguiti.

Glifosato, spunta un rapporto nascosto

“I test utilizzati per valutare la tossicità sono insufficienti”: lo sapevano da almeno 8 anni. Si tratta di un documento richiesto, e successivamente nascosto, dall’Agenzia nazionale per la sicurezza alimentare, ambientale e sanitaria sul lavoro (ANSES) in Francia. ll rapporto si concentrava sulla genotossicità dei prodotti contenenti glifosato, ovvero sulla loro capacità di danneggiare il DNA e causare potenzialmente mutazioni cancerogene. Solo dopo una battaglia legale intrapresa da Le Monde, il quotidiano francese, l’ANSES ha deciso di rendere pubblico il rapporto. Générations Futures, un’organizzazione ambientalista francese, ha condannato questa pubblicazione tardiva e ha richiesto la sospensione dell’autorizzazione europea al glifosato in attesa dei risultati dei nuovi test. Basterà questo nuovo documento a far cambiare le sorti del glifosato in Europa? Temiamo proprio di no.

Terra dei Fuochi esiste, uccide ininterrottamente da almeno trent’anni e senza contrasto

Il caso ha voluto che sulla rivista Epidemiologia e Prevenzione di febbraio 2024 sia stato pubblicato il lavoro scientifico “Panoramica sui numeri del cancro in Italia”. Combinando questi dati con quelli della Asl 2 nord specificamente ad Acerra, è oggi certificato che il massacro mai riconosciuto né bonificato di questo territorio ha portato la città a detenere per il periodo 2013-2018 il tristissimo record di città italiana con i peggiori dati di incidenza del cancro: ben 1073 su 100mila abitanti. Il massimo sino ad oggi registrato in Italia era 809 su 100mila di Sondrio. Continua a leggere Antonio Marfella presidente ISDE di Napoli. Il quale innanzitutto sottolinea che trent’anni almeno di roghi e sversamenti tossici mai bonificati in Campania uccidono ad Acerra ieri come anche oggi, come certificano i dati di incidenza. E sembra peggiorare ancora la situazione dal 2018 ad oggi. Perciò, avverte, inizia un nuovo percorso, una nuova lotta per la tutela della salute pubblica in Terra dei Fuochi campana: la tragedia ambientale più grande e più negata della storia recente di Italia, come ormai certificato inoppugnabilmente dai dati di Epidemiologia e Prevenzione.

Notizie e libri sulla Palestina

Riceviamo da zeitun.info e volentieri pubblichiamo: clicca qui.

La strage della Benedicta

La strage della Benedicta, avvenuta tra il 6 aprile e l’11 aprile 1944, fu un’esecuzione sommaria di settantacinque partigiani appartenenti alle formazioni garibaldine, compiuta da militari della Guardia Nazionale Repubblicana e reparti tedeschi in località Benedicta presso Capanne di Marcarolo, nel comune di Bosio, nell’Appennino ligure. Altri settantadue partigiani erano caduti nei precedenti scontri.

Gli abusi e le violenza nelle residenze socio-sanitarie

Bisogna inquadrare gli episodi di abusi e violenze all’interno delle residenze socio-sanitarie come il risultato quasi diretto del sistema di istituzionalizzazione nel quale noi, persone con disabilità, anche minori, ancora oggi veniamo inserite», (continua…).

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—- contenuti 2 Aprile 2024 —-

Speciale PFAS 1. I forever chemicals

Cancerogeni bioaccumulabili e persistenti, praticamente indistruttibili. I PFAS sono denominati “forever chemicals”, inquinanti eterni, perché non si degradano nel tempo ma restano indistruttibili. Si disperdono in natura e hanno invaso ogni angolo del globo: dalle vette remote più incontaminate fino ai poli, dagli animali marini come i cetacei a ecosistemi lontani dalle attività dell’uomo, dalla pioggia fino all’acqua di rubinetto delle nostre case.

Milioni di persone sono esposte ai Pfas attraverso gli alimenti, l’acqua potabile, l’aria, un’infinità di prodotti di consumo, materiali presenti nelle nostre case e nei luoghi di lavoro che, grazie ai Pfas, diventano stabili, resistenti alle alte temperature, idrorepellenti, ignifughi. Nei decenni, hanno trovato impiego in una vasta gamma di applicazioni industriali e prodotti di largo consumo: imballaggi alimentari, padelle antiaderenti, filo interdentale, carta da forno, farmaci, dispositivi medici, cosmetici, capi di abbigliamento, prodotti tessili e di arredamento, capi in pelle, nell’industria galvanica (in particolare cromatura), scioline, cosmetici, gas refrigeranti, nell’industria elettronica e dei semiconduttori, nell’attività estrattiva dei combustibili fossili, in alcune applicazioni dell’industria della gomma e della plastica, nelle cartiere, nei lubrificanti, nei trattamenti anticorrosione, nelle vernici, in prodotti per l’igiene e la pulizia e nelle schiume antincendio.

Nel corpo umano queste sostanze sono state trovate nel sangue, nelle urine, nella placenta, nel cordone ombelicale e persino nel latte materno. L’esposizione ai Pfas è stata associata ad una serie di effetti tossici e cancerogeni sulla salute. Problemi alla tiroide, danni al fegato e al sistema immunitario, riduzione del peso alla nascita dei neonati, obesità, diabete, elevati livelli di colesterolo e riduzione della risposta immunitaria ai vaccini, diabete gestazionale, impatto negativo sulla fertilità, oltre che alcune forme tumorali come il cancro al rene e ai testicoli. Di recente, l’Agenzia Internazionale per la Ricerca sul Cancro (Iarc) dell’Organizzazione Mondiale della Sanità ha completato le valutazioni circa la cancerogenicità di due molecole appartenenti al gruppo dei Pfas, classificando il Pfoa come “cancerogeno per l’uomo” (Gruppo 1) e il Pfos come “possibile cancerogeno per l’uomo” (Gruppo 2B). Le altre molecole restano “sospette”.

Speciale Pfas 2. Una legge per la messa al bando in Italia

Apre in nuova scheda dalla nostra sezione LA CURA

Manca una legge per la messa al bando dei Pfas in Italia, benché nella passata legislatura fosse stato presentato, con la nostra collaborazione, un Disegno di Legge dall’ex senatore Mattia Crucioli, che detta Norme relative alla cessazione della produzione e dell’impiego delle sostanze poli e perfluoroalchiliche (PFAS)”.

Insomma li mette al bando in Italia. Vieta la lavorazione, l’uso, la commercializzazione, il trattamento e lo smaltimento, nel territorio nazionale, delle sostanze poli e perfluoroalchiliche (PFAS) e dei prodotti che le contengono, e detta norme per la loro dismissione dalla produzione e dal commercio, per la cessazione dell’importazione, dell’esportazione e dell’utilizzazione dei PFAS e dei prodotti che li contengono, per la realizzazione di misure di decontaminazione e di bonifica delle aree interessate dall’inquinamento da PFAS, per la ricerca finalizzata all’individuazione di materiali sostitutivi, alla riconversione produttiva e per il controllo sull’inquinamento da PFAS.

Insomma assume le istanze di tutti i Movimenti, Associazioni e Comitati che da anni si battono per eliminare questi cancerogeni bioaccumulabili e persistenti, praticamente indistruttibili, dalle acque, dall’aria, dagli alimenti, dal sangue dei lavoratori e dei cittadini altrimenti ammalati e uccisi.

Il Disegno di Legge giace sepolto dalla complicità della politica con la lobby industriale.

Speciale Pfas 3. Il manifesto per la messa al bando dei Pfas

Stante il vuoto legislativo, clicca qui il manifesto per l’urgente messa al bando dei PFAS, “sostanze chimiche per sempre”, sottoscritto da 122 gruppi della società civile europea e non solo.

Speciale Pfas 4. Veneto: risoluzione per la messa al bando dei Pfas

Il Consiglio regionale del Veneto ha approvato all’unanimità la risoluzione con la quale l’assemblea legislativa esprime adesione al Manifesto BanPFAS per l’urgente messa al bando dei Pfas.

Speciale Pfas 5. Lombardia: adesione al “Manifesto BanPFAS”

I consiglieri lombardi del M5S, nell’audizione in commissione Ambiente sulla presenza di PFAS in acque e terreni della Lombardia, hanno manifestato la richiesta di adesione al Manifesto europeo BanPFAS: “Chiederemo che la nostra Regione resti al passo con altri Paesi europei quali Germania, Danimarca, Olanda, Svezia e Norvegia. In Lombardia, così come nel resto d’Italia, i PFAS non vengono più prodotti se non in rari casi, ma sono presenti in una moltitudine di cicli produttivi. L’OCSE ha reso noto che le alternative, meno dannose per la salute, esistono. Motivo per cui chiederemo alla Giunta di attivarsi presso il Governo sia per la messa al bando dei PFAS, sia per la promozione e il sostegno a filiere produttive alternative”.

Speciale Pfas 6. Emilia Romagna: interrogazione per stop Pfas

La consigliera dei Verdi in Regione, Silvia Zamboni, presenta interrogazione alla giunta Bonaccini: Secondo l’inchiesta giornalistica coordinata dal quotidiano Le Monde anche nella nostra regione sono presenti alcuni siti contaminati e tantissimi siti potenzialmente contaminati. Inoltre non sfugge il dato di realtà che l’Emilia-Romagna confina, tramite il corso del Po, con Piemonte, Lombardia e Veneto, tre regioni ad altissimo grado di inquinamento da PFAS, sostanze molto presenti nei corpi idrici”. Urgente avviare delle contromisure: un programma di sorveglianza sanitaria della popolazione ubicata nelle zone a rischio mediante l’adozione di un piano ad hoc per la prevenzione, diagnosi precoce e presa in carico delle patologie cronico-degenerative potenzialmente associate ai PFAS.

Speciale Pfas 7. Valsusa, petizione per la messa al bando PFAS

Dalla Val di Susa e dal Piemonte, avviata sulla piattaforma Change.org la petizione pubblica – al link https://www.change.org/ messa_al_bando_PFAS – per la messa al bando totale dell’uso e della produzione dei Pfas: non devono più essere prodotte, non devono più essere contenute nell’acqua che beviamo come in nessun prodotto di consumo, sia civile che industriale, non devono essere più smaltite e sversate in qualunque luogo o discarica. Successivamente si promuoverà una proposta di legge di iniziativa popolare per la messa al bando totale dei Pfas per l’Italia da presentare alla Camera dei deputati, con una campagna di raccolta firme che segua l’iter ufficiale.

Speciale Pfas 8. Bando ai Pfas: Solvay risponde picche

Se disegni di legge, regioni, comitati, associazioni da tutta Italia chiedono la messa al bando dei tossici e cancerogeni PFAS (il C6O4, il “nuovo amianto”), la risposta di Solvay, unico produttore nazionale, è un NO secco e categorico, una sfida aperta. La posizione ufficiale del colosso belga è stata ribadita da Stefano Calosio nella sede istituzionale più significativa: la “Commissione Sicurezza e Ambiente” del Comune di Alessandria, per il quale sobborgo – Spinetta Marengo – il sindaco, malgrado gli competa il dovere di massima autorità sanitaria locale, si ostina a non emettere ordinanza di fermata delle produzioni dello stabilimento, spalleggiato dalla complice Regione Piemonte, che a sua volta evita i monitoraggi del sangue alla popolazione, per oscurare le innumerevoli indagini epidemiologiche e le altrettanto inesorabili indagini ambientali dell’Arpa.

Ilham Kadri, presidente di Solvay (Syensqo), per bocca del direttore del polo chimico, Stefano Colosio, non ha lasciato margini di dubbio: non sarà immediatamente fermato il C6O4 né nell’unità di ricerca di Bollate né nell’unità di produzione di Spinetta Marengo. Il tono del rifiuto è stato addirittura sprezzante: Abbandonare un coadiuvante di polimerizzazione sarebbe come chiedere a un cuoco di fare fritture senza olio, di usare friggitrici ad aria”, così come a rimarcare la perentorietà delle proprie decisioni.

Decisioni che Solvay motiva con aria di sfida agli scienziati di fama internazionale. “Innanzitutto il C6O4 è ampiamente meno nocivo del suo predecessore: il Pfoa.” D’altronde questa sfida per il Pfoa era durata 50 anni: per mezzo secolo Solvay & C. immediatamente sospettarono e poi in corso d’opera accertarono che era cancerogeno, ma noncuranti uccisero ambiente, lavoratori e cittadini, e fino all’ultimo negarono, finché il Pfoa è stato messo al bando nel mondo. Nel frattempo, Solvay non è stata in inerte attesa della inevitabile dipartita del miliardario Pfoa, ma ha sperimentato di nascosto e poi brevettato il suo sostituto, il C6O4, che come tutti i PFAS passati presenti e futuri è tossico e cancerogeno.

Abbiate voi la pazienza, ha detto Kadri/Calosio, di aspettare che la tragica evidenza della catastrofica catena ecosanitaria convinca di mettere al bando l’ancor più miliardario C6O4; intanto il nostro “cuoco” studia come sostituirlo con un Pfas ancora “meno nocivo”; eliminarli no: non fa business nelle nostre “fritture” sostituire il nostro “olio” con “friggitrici ad aria”. Anche per il C6O4, perciò, ancora qualche anno di pazienza, anzi, ad essere franchi “Abbiamo deciso di dismetterlo perché è avverso all’opinione pubblica, non perché rappresenti dal punto di vista ambientale una vera minaccia”.  Ho detto tutto: “meno nocivo”.  

Dunque, noi dovremmo aspettare che queste sostanze, tossiche e cancerogene, ribattezzate “forever chemicals”, per sempre si accumulino indistruttibili nell’ambiente e nel sangue, come è avvenuto e sta avvenendo ad Alessandria per PFOA, ADV e C6O4? Anche su questo aspetto, Kadri/Calosio ha invitato a non esagerare. Dopo Montedison, è pur vero che il Pfoa per venti anni Solvay l’ha buttato in aria-acqua-suolo e che ancora oggi l’Arpa (con ADV e C6O4) lo misura – dai camini della fabbrica alle falde – dappertutto in tutta la provincia, ma Kadri/Calosio invita a pazientare: “La messa in sicurezza operativa, che riprende l’acqua della falda e la depura, è tuttora un mezzo per purificare il terreno, è chiaro che ci impiegherà un po’ di tempo ma per il momento è l’unica tecnologia che abbiamo a disposizione. Analogamente per i nuovi Pfas ADV C6O4 che continuiamo a produrre.”

E Solvay imperterrita continua a produrre (anche) ADV e C6O4 da un quarto di secolo, e non accetta bandi per il futuro. Kadri/Calosio si è mostrato del tutto indifferente alle migliaia di Vittime di questo inquinamento, malati e morti, tra lavoratori e cittadini. Anzi, riferendosi proprio ai soggetti più a rischio, cioè ai lavoratori, Kadri/Calosio ha rassicurato la “Commissione Sicurezza e Ambiente”: “Nel biomonitoraggio (privato n.d.r.) dei nostri dipendenti che fino al 2013 hanno utilizzato il Pfoa, abbiamo osservato che la sua concentrazione nel sangue impiega 4 anni a dimezzarsi”. La Commissione, sbeffeggiata, non ha replicato.

Ci permettiamo di fare un nostro commento all’abnormità: di questi dipendenti, che fino al 2013 avrebbero utilizzato (per 5-10-20 anni?) il killer Pfoa senza subire gravissimi danni a tiroide, pancreas, diabete, colesterolo, leucemie, tumori, eccetera, e avrebbero dal 2013 aggiunto nel sangue i “poco nocivi” ADV e C6O4: tranquillizzati da direttori come Colosio proprio per quanto riguarda il vecchio  Pfoa. Il loro fardello di veleno dopo 4 anni non sarebbe scomparso ma si sarebbe dimezzato, e dopo altri 4 anni la concentrazione si sarebbe ridotta ad un quarto, e via via finché in 28 anni (nel 2041) il Pfoa si sarebbe ridotto nel sangue quasi a zero, mentre a sua volta il “poco nocivo” C6O4 si dimezzerebbe… ancora più in fretta. Tutto questo “virtuoso” ciclo lavorativo: senza danni ai lavoratori (e ai cittadini) che pesino sulla coscienza di Kadri/Calosio. Che si sente men che mai responsabile della omessa bonifica sanzionata dalla Cassazione: non si tratta di mancati investimenti per lucrare profitti, bensì di mere difficoltà tecniche: “Non per tutti gli inquinanti nel sottosuolo di Spinetta c’è una tecnologia evidente, chiara e pratica per arrivare a una bonifica completa del terreno: la barriera idraulica ha un effetto positivo ma non ancora risolutivo sull’inquinamento del sottosuolo”. Insomma, ci vogliono altre decine e decine di anni, portate pazienza: “La nostra ricerca è ancora al lavoro per trovare delle soluzioni per limitare l’impatto ambientale”, sapendo che non potrà essere mai “impatto zero”: né per l’inquinamento storico della ventina di tossici e cancerogeni, né per l’attuale – ancora più preoccupante – della ventina di tossici e cancerogeni che “ci sfuggono” in suolo aria acqua, dei quali i Pfas sono solo la punta dell’iceberg.

Lino Balza Movimento di lotta per la salute Maccacaro.

Speciale Pfas 9. Il nuovo processo è stato inventato dai PM: senza alcun fondamento di reati

Gli storici avvocati di Solvay, Luca Santa Maria e Dario Bolognesi, sono intervenuti di peso nel dibattito pubblico e anche con una nota depositata alla Procura di Alessandria, titolare del (secondo) processo che la multinazionale belga sta tentando di rinviare con espedienti e cavilli processuali, e prima di ripetere la criminalizzazione del PM (come nel primo processo).

Se il contenuto vuole essere intimidatorio, il tono è apodittico: affermazioni dogmatiche, che vorrebbero essere verità assolute, inconfutabili, mentre appaiono senza sostegno di prove. Affermazioni palesemente infondate, ovvero bugiarde:

La Cassazione ha assolto Solvay per il disastro ambientale: causato invece da Ausimont-Edison, peraltro venditrice truffaldina a celarlo.

L’incolpevole Solvay si è generosamente fatta carico di Messa in Sicurezza Operativa e Interventi di Bonifica, ovvero la barriera idraulica.

Così, grazie a Solvay, è indubbio un significativo miglioramento dello stato qualitativo dei suoli e delle acque sotterranee, sia all’interno che all’esterno del sito.

Per prima, la Cassazione aveva già confermato che l’acqua di Alessandria è sempre stata potabile.

Anche per quanto riguarda l’aria, le analisi confermano che i PFAS nell’aria sono inferiori ai limiti di rilevabilità.

Insomma, non sono quindi assolutamente ipotizzabili rischi per la salute pubblica.

Speciale Pfas 10. Pfas a Tortona, roba da Chiodi

“Tonnellate di Pfas C6O4 nel deposito clandestino di Solvay a Tortona”: avevamo titolato in un nostro servizio del 2020. Ma la denuncia, ripresa anche da altri giornali, era stata sommersa dall’omertà delle amministrazioni alessandrine e regionali. Ora, dall’indagine di Greenpeace riemerge Tortona quale località con la presenza di consistenti concentrazioni di PFAS. Però nessuno ha finora messo in relazione le due notizie. Riavvolgiamo il nastro.

Aumentando la produzione di C6O4, Solvay per lo stoccaggio dei serbatoi affitta un magazzino esterno allo stabilimento di Spinetta Marengo, precisamente a Torre Garofoli nei capannoni della ditta Arcese Trasporti. Solvay non ha alcuna autorizzazione per trasferire fuori dai cancelli, avanti e indietro, un prodotto intermedio, non destinato alle vendite, pericoloso anche nella fase di trasporto per le variazioni di temperatura. Anzi, Solvay non aveva ancora neppure l’AIA autorizzazione all’ampliamento della produzione stessa. Così come non aveva neppure l’autorizzazione a sperimentare il C6O4: come denunciammo in Procura nel 2009. In altre parole, è da venti anni che Solvay non viene fermata dalla Provincia.

Orbene, Provincia, Arpa, Vigili del fuoco sapranno, ora, dirci quante tonnellate di C6O4 sono state stoccate nel deposito? per quanto tempo? custodito da chi? in quali condizioni di sicurezza? se il deposito è estraneo ovvero l’inquinamento proviene direttamente dal sito di Spinetta Marengo? Magari a queste domande risponderà Federico Chiodi che si ripresenta candidato sindaco nella coalizione di Forza Italia, Lega Salvini, Nuova Tortona, Fratelli d’Italia.

Speciale Pfas 11. Provincia di Alessandria, vittima sacrificale di Solvay

Spinetta Marengo, dove sorge lo stabilimento della Solvay, è appena un sobborgo di Alessandria, dunque il capoluogo è direttamente interessato dall’inquinamento terra-aria-acqua di 21 sostanze tossiche e cancerogene: si pensi, alle porte della città, allo scarico in Bormida (e dal Tanaro al Po fino all’Adriatico), si pensi ai pozzi nel territorio chiusi con ordinanza municipale, si pensi, nei campioni d’aria prelevati da Arpa, alla presenza dei Pfas sia C6O4 che ADV (più il PFOA) sia verso nord che verso sud rispetto al polo chimico.

Con il Comune di Alessandria, anche la salute della popolazione della Provincia è a rischio: dell’inquinamento del brevettato Pfas C6O4, ad esempio, non solo tramite le acque reflue e le falde ma anche in atmosfera con il conseguente deposito al suolo in ricaduta rispetto alla direzione prevalente dei venti, fino a migliaia di nanogrammi per metro quadrato in pieno centro di Spinetta, fino ad avvelenare a chilometri di distanza l’acquedotto del Comune di Montecastello, irreversibilmente chiuso, fino ai campionamenti attivi – monitorati sempre dall’ARPA Piemonte (e bissati da Greenpeace) – nei limitrofi Comuni di Alzano Scrivia, Castelnuovo Scrivia, Molino dei Torti, Guazzora, Tortona e di Alluvioni Piovera dove pure è presente il Pfas ADV! A tacere gli altri sobborghi e comuni della Fraschetta, dove Arpa è stata assente.

Speciale Pfas 12. Una delle contaminazioni più gravi in Europa e nel mondo

Si può analizzare la contaminazione da Pfas partendo dal caso particolare per risalire alla situazione generale, o viceversa. Si può, cioè, partire da Spinetta Marengo, in provincia di Alessandria, l’unico sito di produzione di queste sostanze in Italia. Qui, intorno al colosso della chimica, Solvay Specialty Polymers, ci si ammala di più. A confermarlo sono gli studi epidemiologici condotti dall’Arpa e dall’azienda sanitaria locale. Chi vive nei pressi dello stabilimento Solvay registra un incremento del 19% delle patologie tumorali, in particolare del polmone, della pleura e dell’apparato emolinfopoietico, rispetto al resto del territorio alessandrino e piemontese. Anche qui l’attivismo ecologista, a partire dal Movimento di Lotta per la Salute Maccacaro, da anni denuncia impatti e rischi ambientali della produzione di Pfas. I risultati degli studi sono purtroppo una triste conferma delle nostre ragioni di lotta.

Si può, invece, partire dallo IARC, dalla l’agenzia internazionale per la ricerca sul cancro che ha decretato alcuni di questi composti come certamente cancerogeni per l’uomo, tra questi ci sono il Pfoa,(acido perfluoroottanoico). Ma anche quelli che rientrano nella categoria “possibilmente cancerogeni” portano alti livelli di nocività per la salute, in particolare danni al fegato, malattie della tiroide, obesità e problemi di fertilità. “Molti Pfas sono distruttori endocrini, influenzano quindi la fertilità maschile e femminile. Inoltre, hanno effetti sul controllo del peso corporeo, sulla funzionalità della tiroide e della ghiandola mammaria, causano immunotossicità. Anche nei bambini sono stati osservati effetti sullo sviluppo, come l’alterazione del comportamento, pubertà precoce e anche nei neonati è stata riscontrata una diminuzione del peso alla nascita. L’esposizione a lungo termine ai Pfas è stata associata ad un aumento del rischio del cancro, soprattutto ai reni, alla prostata e ai testicoli. Il principale problema è che esistono più di quattromila sostanze appartenenti ai Pfas.

Il seguente lungo articolo, clicca qui, affronta la problematica da entrambi i punti di partenza.

Speciale Pfas 13. Un disastro ambientale e sanitario

Secondo Greenpeace “in Piemonte, Veneto, Lombardia, Emilia Romagna e Toscana sono state rilevate concentrazioni di Pfas a volte persino superiori a 500 ng/l. Una situazione allarmante, soprattutto alla luce del fatto che il limite ‘accettabile’ stabilito dalla Direttiva Europea 2020/2184 è pari a 100 nanogrammi per litro (ng/l)”. In Italia i siti più contaminati sarebbero 1.600, oltre 17mila in tutta Europa.

Clicca qui gli effetti dei PFAS sulla salute umana e sull’ambiente analizzati dagli studiosi dell’Alma Mater e dell’Università di Padova, e dal Dipartimento di Farmacia e Biotecnologie dell’Università di Bologna.

Speciale Pfas 14. Deleterio distinguere i PFAS in “certamente cancerogeni” e “possibilmente cancerogeni”

Lo studio ha voluto misurare i Pfas nei contenitori alimentari in carta, cartone, metallo e plastica. Ne ha trovati 68 diversi, 61 dei quali “inaspettati”, ossia non dichiarati (né controllati) per l’uso in quegli imballaggi. La soluzione? Vietarli integralmente spiegano i ricercatori.

Environmental Science & Technology (ES&T) riporta quanto attestato da ben 47 studi scientifici in molti Paesi del mondo: all’interno di imballaggi alimentari e molti altri materiali che vengono posti direttamente a contatto con il cibo sono infatti state rinvenute ben 68 tipologie di PFAS, 61 delle quali “inaspettate”, in quanto non autorizzate per l’utilizzo in alcun inventario normativo o industriale nelle specifiche confezioni. In larga parte dei casi, precisamente il 72,5%, i PFAS sono stati trovati nella carta e nel cartone, ma essi sono stati identificati anche all’interno di imballaggi in plastica, nonché in metalli rivestiti.

L’indagine ha messo in evidenza che vietare singolarmente questo o quello PFAS non serve, poiché sul mercato sono presenti numerosi PFAS diversi che possono avere funzioni simili e potrebbero essere utilizzati come alternative, dunque ritiene opportuno un divieto globale dei PFAS, superando la fase del “sospetto”. Recentemente, nella rivista The Lancet Oncology è stato pubblicato un articolo scientifico in cui trenta scienziati dell’Agenzia internazionale per la ricerca sul cancro (IARC) hanno concluso che una delle tipologie di PFAS più diffuse, quella dei PFOA, è certamente cancerogena (Gruppo 1), mentre es. i PFOS, altro appartenente al gruppo dei PFAS, sono stati indicati come “possibilmente” cancerogeni (Gruppo 2B). (Clicca qui), come si è arrivati finalmente a dichiarare cancerogeno il PFOA della Solvay. Finalmente! Ma dieci anni dopo ad Alessandria uccide, indistruttibile, in terra-cielo-aria.

Speciale Pfas 15. Ineliminabili i PFAS dalle acque potabili

Come ben dimostrano le cosiddette “barriere idrauliche” della Solvay di Spinetta Marengo, i Pfas sono irrefrenabili e ineliminabili. I sistemi di trattamento per eliminare i Pfas si rivelano sempre costosi e fallimentari. Esempio, il sistema di filtrazione granulare di carbone attivo (GAC) che lo Stato di New York aveva richiesto alle parti responsabili di installare sul sistema di trattamento dell’acqua del villaggio di Hoosick Falls (il PFOA era stato rilevato nel 2016 nella fornitura pubblica di acqua potabile e nei pozzi privati di acqua potabile, al di sopra del livello di 70 parti per trilione ppt). Fallito il sistema, il governatore Kathy Hochul ha annunciato la costruzione di una nuova linea di trasmissione dell’acqua permanente per fornire una nuova fonte di approvvigionamento idrico per il villaggio. Le aziende sono tenute a pagare 30 milioni di dollari di costi passati sostenuti dai contribuenti statali.

Speciale Pfas 16. Un mondo senza PFAS è possibile

Si possono fare pentole antiaderenti, giacconi repellenti all’acqua senza PFAS e quant’altro. Produrre senza PFAS si può. E conviene anche. Però non alle multinazionali.

La Pure Print produce contenitori per prodotti alimentari senza PFAS in Danimarca (che è PFAS free dal 2020): usano prodotti compostabili, come carta o cartone. Hanno cambiato produzione sin dal 2007, per rimanere sul mercato, per realizzare un prodotto sostenibile: il prodotto ha costi maggiori, ma i loro prodotti hanno una resa molto promettente.

La Coop danese, la catena di supermercati, ha fatto sparire i prodotti con i PFAS dai loro scaffali, senza aspettare che si muovesse la politica.

In Italia si stanno sperimentando pompe di calore e impianti di refrigerazione senza PFAS: i gas refrigeranti non sono pensati per essere emessi nell’atmosfera – racconta il professor Del Colle che nei suoi esperimenti sta usando gas naturali. È quello che sta facendo la Epta Group, un’azienda che si occupa di macchine per refrigerazione: anche loro non hanno aspettato la politica ma si sono mossi prima per un principio di precauzione.

Alla Daykem a Prato si stanno sperimentando tessuti impermeabili senza PFAS: le performance che stanno ottenendo sono anche superiori. Il responsabile dell’azienda è fiducioso, tra qualche anno potremmo arrivare ad un mercato PFAS free.

In Germania c’è l’azienda Vaude, specializzata nel vestiario per gli sport di montagna: i loro prodotti devono essere impermeabili. Dopo anni di ricerca, i tessuti di nuova generazione hanno la stessa idrorepellenza, ma non contengono i PFAS, e usano una tecnologia in poliuretano: “non è vero che nel tessile ai PFAS non c’è alternativa, al giorno d’oggi non c’è motivo per continuare ad usarli, tante aziende li usano ancora perché è economico ed è più semplice”.

Speciale Pfas 17. L’interesse PFAS delle lobby è anche bellico

Ben oltre pentole antiaderenti e giacche goretex. Ben oltre i settori sanitario, siderurgico e metallurgico, packaging, automobilistico, elettronico ed energia. La serrata attività di lobbying portata avanti a livello globale da Solvay e dagli altri colossi del settore chimico si esprime in particolare nel settore militare. I PFAS, infatti, trovano largo impiego in molti settori industriali strategici, tra i quali spicca quello militare e duale (dual use: civile e militare), che in tempi di guerra come questi ne garantiscono uno status di relativa “immunità”, anche quando è di dominio pubblico che la produzione di queste sostanze cancerogene “forever chemicals” va a discapito della salute pubblica e dell’ambiente.

Gli usi critici dei PFAS sono identificati in quasi tutte le principali categorie di sistemi d’arma, compresi ma non limitati a velivoli ad ala fissa (addestratori, caccia, bombardieri, trasporti, rifornitori di carburante, supporto a terra, senza equipaggio e apparecchiature di supporto associate); velivoli ad ala rotante (da attacco, trasporto, trasporto pesante, ricerca e salvataggio e attrezzature di supporto associate); navi di superficie (combattimento, cacciatorpediniere, portaerei, cutter, mezzi da sbarco); sottomarini; missili (aria-aria, terra-aria, aria-terra, balistica); sistemi di siluri; sistemi radar; carri armati, veicoli d’assalto e di trasporto per la fanteria.

Il Pentagono è il principale alleato delle lobby industriali: “I PFAS sono fondamentali per raggiungere e centrare gli obiettivi del Dipartimento della Difesa e per molti settori nazionali […]. Collettivamente, azioni normative internazionali e statunitensi per gestire gli impatti ambientali dei PFAS, identificarli ed eliminarli dal mercato, e i successivi cambiamenti del mercato, pongono rischi per le operazioni del DoD Departement of Defence e la catena di fornitura della base industriale della difesa. Inoltre, gli impatti sulla catena di approvvigionamento globale dei PFAS presenteranno rischi per il programma di vendite militari estere del Dipartimento della Difesa e per l’Interoperabilità del North Atlantic Treaty Organization (NATO)”.

Dunque l’industria bellica americana afferma il ruolo di alcuni di questi composti PFAS insostituibile, o difficilmente sostituibile, per cui “occorrerà un decennio o più per trovare validi sostituti”. D’altronde gli USA sono il Paese che spende più di ogni altro in armamenti (nel 2022 la spesa militare degli USA è stata di 877 miliardi di dollari, il 39% della spesa militare globale) e che vanta nel proprio territorio 51 tra le 100 maggiori industrie belliche del mondo (nel 2022 il fatturato delle 100 maggiori industrie belliche del mondo è stato di 597 miliardi di dollari). Di conseguenza, per fronteggiare le restrizioni normative sui PFAS, le lobby industriali degli States si sono riunite, nel 2022, sotto la siglaSustainable PFAS Action” (SPAN).

Anche in Europa l’attività di lobbying attorno ai fluoro-composti si fa sempre più martellante, specie dopo l’iniziativa – presa da Danimarca, Germania, Paesi Bassi, Norvegia e Svezia, nel febbraio del 2023 – per introdurre una restrizione universale sui PFAS a livello dell’Unione Europea, per vietarne la produzione, la vendita e l’utilizzo. Infatti, la European Chemical Industry Council (CEFIC, la lobby delle industrie chimiche europee), ha istituito “FluoroProducts &PFAS for Europe ” (FPPFE), riunendo alcuni dei maggiori produttori e consumatori di PFAS, tra cui figurano AGC, ARKEMA, BASF, Bayer, Chemours, Daikin, DU Pont, ExxonMobil, GFL, Merck, Gore, e naturalmente Solvay Syensqo.

Per avere una dimensione del business, si consideri che l’industria PFAS può contare su 72 singoli lobbisti attivi a Bruxelles, con una spesa annuale compresa tra 18,6 e 21,1 milioni di euro e 59 pass al Parlamento Europeo.

Speciale Pfas 18. Pfas del Tav nelle contaminazioni in Valsusa

La società TELT (incaricata di realizzare il progetto Tav Tunnel Euroalpin Lyon Turin), in relazione ai lavori nel cantiere di Chiomonte per il tunnel Maddalena, e per quanto riguarda gli PFAS presenti nell’acqua potabile in Valsusa denunciati  dall’indagine di Greenpeace (contaminazione da PFAS nell’area metropolitana di Torino, con oltre 70 comuni coinvolti, inclusi 19 comuni della Valle di Susa), respinge l’ipotesi che l’inquinamento da PFAS nell’area fosse collegato all’utilizzo di prodotti oleorepellenti o tensioattivi impiegati nello scavo con la “talpa” TBM.

A detta di TELT, “a Chiomonte non è stato richiesto schiume né un uso massiccio di cementi a presa rapida”, “è priva di fondamento l’affermazione che vorrebbe correlare l’utilizzo del Robot AXEL a specifiche condizioni di inquinamento da PFAS dell’aria in galleria”. Smentite che non convincono, tant’è che, per l’avvenire, TELT ammette che “Le lavorazioni previste per lo scavo del tunnel di base in Italia faranno probabilmente uso di additivi durante la fase di sotto-attraversamento del Cenischia. In fase di progettazione esecutiva si valuterà se si rende necessario l’impiego di additivi contenenti PFAS e in quali quantità”, e già mette le mani avanti negando che i PFAS possano essere trasportati dall’aria convogliata dagli impianti di ventilazione”.

Speciale Pfas 19. La Regione ignora la contaminazione Pfas in Toscana

Dopo il Veneto, la Lombardia e il Piemonte, Greenpeace ha rivolto le indagini alla Toscana, per analizzare la concentrazione dei Pfas nei corsi d’acqua vicini agli scarichi dei distretti dell’industria conciaria, tessile, florovivaistica e della carta, e per verificare se la presenza di questi distretti contribuisca alla contaminazione ambientale. I campionamenti sono stati effettuati per lo più nei fiumi sia a monte che a valle di questi noti impianti di depurazione industriale: il consorzio Torrente Pescia e Aquapur (distretto carta); i depuratori del distretto conciario (depuratore Aquarno) e del cuoio (depuratore Cuoio-Depur, che scarica nel Rio Malucco); i fiumi Ombrone, Bisenzio e Fosso Calicino (distretto tessile); il torrente Brana (distretto florovivaistico).

Le concentrazioni più elevate sono state rilevate nel Rio Malucco, nel Fosso Calicino, nel fiume Ombrone e nel Rio Frizzone a Porcari a valle del depuratore Aquapur. Nel fiume Ombrone la concentrazione a valle del distretto tessile è risultata circa 20 volte superiore rispetto a monte, mentre nel Rio Frizzone a valle del depuratore la presenza di PFAS era di circa 9 volte rispetto a monte.

Le contaminazioni più preoccupanti sono a valle di uno dei depuratori del distretto tessile a Prato, quello di Calice (4.800 nanogrammi/litro), seguito dal canale Usciana a valle del depuratore Aquarno che riceve gli scarichi del distretto conciario (4.500 nanogrammi/litro) e nel Rio Frizzone a valle del depuratore Aquapur (3.900 nanogrammi/litro) a Porcari, nel distretto cartario lucchese” .

Sono casi ben documentati da almeno dieci anni, ma la Regione Toscana non ha mai affrontato seriamente il problema, né adottato un provvedimento sugli scarichi industriali.

Ben prima, a Prato, un gruppo di aziende tessili ha eliminato Pfas dal 2016.

Speciale Pfas 20. Pfas in tribunale a Lione

La città metropolitana di Lione ha depositato un atto di citazione sommaria presso il tribunale di Lione contro i gruppi Arkema France e Daikin Chemical France, a capo dei poli industriali con sede nella “valle della chimica”, a sud della capitale della Gallia. Secondo Le Monde, infatti, la comunità ha depositato una richiesta per una perizia sull’inquinamento da Pfas delle acque circostanti. Questa procedura civile mira a stabilire la realtà, la durata, l’entità e la fonte di questi “eterni inquinanti”.

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La redazione di Trancemedia.eu invita a consultare anche la “Newslettera di Doriella e Renato” per conoscere iniziative sul tema della lotta anti-PFAS. Il collegamento apre in nuova scheda.


—- contenuti 25 Marzo 2024 —-

La guerra imposta o sostenuta da governi che la fanno fare agli altri

Papa Francesco, unico tra i Grandi della Terra – ma anche tra molti dei tanti minuscoli che si pretendono grandi – continua a chiedere e a ingiungere di negoziare, cioè di uscire dalla logica della guerra, dall’alternativa tra vittoria e resa. La bandiera bianca non significa resa, ma non sparate perché io non sparo. Cessiamo il fuoco! Ma negoziare non si può se non avvolgendo all’indietro il nastro del tempo, cercando onestamente di capire come si è arrivati a tutto questo. Vale per l’Ucraina come vale per Israele. Non c’è e non ci sarà nessuna vittoria per le vittime della guerra, che saranno sempre di più, da entrambe le parti, mano a mano che la guerra si protrae. E non c’è né ci sarà alcuna resa per quanti si adoperano per salvare le condizioni della propria sopravvivenza e di una vita decente. (continua)

Fame e malattie sono la bomba più atroce a Gaza

Condizioni igienico-sanitarie disastrose, blocco e inefficienza degli aiuti: a Gaza l’emergenza epidemica si somma ai bombardamenti: 342 i medici feriti o addirittura uccisi, 100 quelli arrestati o fermati, 106 le ambulanze distrutte o danneggiate, il 16% per cento dei bambini soffre di grave malnutrizione (ne sarebbero morti già dieci secondo UNICEF perché non mangiano e non bevono), 265.000 affetti da infezioni all’apparato respiratorio, 70.000 da malattie della pelle, 210.000 casi di diarrea, 80.000 i casi di epatite A.
Gaza da campo di concentramento a cielo aperto è diventato un campo di sterminio con i mezzi più atroci. Clicca qui.

Boicottiamo la multinazionale farmaceutica israeliana Teva

Chiamata al boicottaggio internazionale. E soprattutto sosteniamo, clicca qui, il “Fondo dei piccoli per Gaza” organizzato da New Weapons Research Group (NWRG), un gruppo di accademici, ricercatori, medici e attivisti, e dalla Chiesa Valdese, impegnati a soccorrere i bisogni essenziali per la sopravvivenza di neonati e bambini.

Gli artisti, studiosi, intellettuali non possono fare da spettatori bensì devono salire sul palco

Gli artisti e le artiste, gli/le intellettuali, le associazioni culturali che firmano questa Lettera aperta (clicca qui), avvertono l’ineludibile bisogno di prendere posizione di fronte a quanto sta accadendo a Gaza e in tutta la Palestina, e di invitare alla mobilitazione, nelle forme e nei modi che decideremo insieme.

L’Università di Torino blocca il bando di collaborazione con Israele

“Il Senato dell’Università ritiene non opportuna la partecipazione al bando del Ministero degli Affari Esteri (Maeci), visto il protrarsi della situazione di guerra a Gaza”. Parziale vittoria per i collettivi studenteschi che hanno prima bloccato la riunione dei senatori e poi ottenuto un’assemblea pubblica per discutere la loro richiesta di boicottaggio di tutte le intese con le università israeliane. A votare lo stop al bando Maeci per la raccolta di progetti congiunti per l’anno 2024 è stata quasi la totalità dei senatori di Unito. Due gli astenuti e un unico «no».

Brigate Rosse infiltrate nelle università

I movimenti studenteschi che protestano contro la guerra in Israele hanno legami con gli ex brigatisti rossi. E per di più si rischia di tornare alla violenza del terrorismo rosso (non quello nero, di matrice fascista) degli anni ‘70 e ‘80. Sono queste le tesi allarmanti sostenute in un documento riservato che l’Ufficio Studi di Fratelli d’Italia ha inviato ai vertici e dirigenti del partito per dare la linea sulle proteste nel mondo studentesco contro la guerra nella Striscia di Gaza. Si parte dagli esempi delle ultime manifestazioni che hanno impedito al giornalista David Parenzo e al direttore di Repubblica Maurizio Molinari di partecipare a incontri nelle università. E adesso ci si mettono anche i Senati accademici.

Anti-israeliano cioè antisemita?

Alessandro Orsini, docente universitario, scrittore e opinionista per varie trasmissioni tv e giornali, già collaboratore dell’ambasciata di Israele, è stato denunciato dal presidente della Comunità Ebraica di Roma, Victor Fadlun, per istigazione a delinquere per motivi di discriminazione razziale, etnica e religiosa, con riferimento a una presunta “propaganda antisemita”. Essa consisterebbe in questi post sui social apertamente anti israeliani: “Lo sterminio di un popolo sarà sempre possibile fino a quando ci saranno persone come Netanyahu”; “Il governo Netanyahu è una delle dittature più brutali e razziste del mondo” (8 ottobre 2023); “Tra Netanyahu e Isis non esiste nessuna differenza. Entrambi massacrano i bambini di religione diversa (…)” (14 ottobre 2023); “Netanyahu è diventato ufficialmente il più grande massacratore di bambini innocenti dopo Hitler” (15 ottobre 2023); “Israele non è una democrazia. Nessuna democrazia include l’apartheid nel proprio sistema politico e il terrorismo di Stato” (19 ottobre 2023).
Prima domanda: chi è contro Israele perché sarebbe antisemita (razzista anti ebraico)?
Seconda domanda: perché i cittadini italiani di religione ebraica debbono sempre e comunque essere dalla parte di Israele?

Voci dalla Palestina

Che non sono riprese dagli organi di informazione. Riceviamo dalla Palestina e pubblichiamo.

L’aiuto umanitario è uno strumento genocida nelle mani di Israele e degli USA
L’amore ai tempi del genocidio
I medici di Gaza hanno riferito alla BBC che le truppe israeliane li hanno picchiati e umiliati dopo i raid in ospedale
Ecco cosa dice in realtà per conto dell’ONU Pramilla Patten nel suo rapporto sulle violenze sessuali del 7 ottobre
Una nuova ondata di avamposti dei coloni sta terrorizzando e cacciando i palestinesi dalle loro terre

Il complesso di colpa tedesco

Una domanda a cui è difficile dare una risposta. Perché il “complesso di colpa” tedesco è così altamente selettivo, poiché non sembra comprendere altro che l’entità sionista? Nemmeno le popolazioni Herero e Nama della Namibia, che La Germania ha quasi sterminato all’inizio del secolo scorso – tra il 50 e il 70% degli Herero e circa il 50% dei Nama. Per non parlare degli zingari o dei comunisti di massa assassinati. Per non parlare dell’Unione Sovietica, dato che la popolazione fu di gran lunga la popolazione più danneggiata dal nazismo: perse tra i 27 e i 30 milioni di persone, di cui solo 8 o 9 milioni erano combattenti; 60 milioni furono mutilate, distrutte 32.000 imprese industriali, 65.000 chilometri di ferrovie, 1.710 città, 70.000 villaggi, 6 milioni di edifici, 40.000 ospedali, 84.000 scuole, 98.000 cooperative agricole, 1.876 fattorie statali, trasferiti in Germania 7 milioni di cavalli, 17 milioni di capi di bestiame, 20 milioni di maiali, 27 milioni di pecore e capre, 110 milioni di pollame, più del 25% della popolazione rimase senza casa.

La prima volta

È passato un quarto di secolo da una guerra che, con l’Italia in prima fila, ha fatto segnare molti terribili primati: la prima combattuta fra nazioni europee dalla fine del conflitto mondiale; la prima volta che si procedeva a un’applicazione selettiva dei diritti; la prima volta che la «sinistra» (D’Alema, Mattarella) andava a bombardare a casa d’altri. Le «operazioni aeree nella Repubblica federale di Jugoslavia» (secondo il comunicato ufficiale della Nato) sono avviate la sera del 24 marzo 1999. Decisivo il supporto dell’Italia che offre tutto, aerei, basi, propaganda. E pazienza per la Costituzione (non è vero Mattarella?) Nessun mandato da parte del Consiglio di sicurezza Onu. Clicca qui un ricordo.

“Migranti Ambientali – Le Cause”

Analisi storica, culturale, politica ed economica sui flussi di popolazione che migrano per cause ambientali. Una giornata di studio organizzata da Casa Comune, Fondazione Migrantes, Gruppo Abele, Caritas. Clicca sul titolo.

Free Leonard Peltier

Con l’avanzare dell’età le condizioni di salute di Leonard Peltier si sono fatte sempre più precarie; occorre in questi mesi estendere ed intensificare l’impegno per la liberazione del nostro fratello e compagno di lotte in difesa dei diritti umani di tutti gli esseri umani e per la salvaguardia della Madre Terra. Facciamo sentire alla Casa Bianca la corale richiesta di ogni persona di buona volontà, di ogni associazione democratica, di ogni istituto orientato al bene comune. Dopo 48 anni di ingiusta e assurda detenzione sia liberato un uomo innocente (continua cliccando sul titolo).

Libertà per la Premio Nobel per la pace Narges Mohammadi

Sosteniamo Narges Mohammadi, Premio Nobel per la pace, detenuta in Iran per la sua lotta non violenta in difesa dei diritti umani e per l’abolizione della pena di morte. Sosteniamo la lotta non violenta delle donne in Iran per la dignità umana di tutti gli esseri umani. Sia liberata Narges Mohammadi e tutte le prigioniere e tutti i prigionieri di coscienza, tutte le detenute e tutti i detenuti politici, tutte le persone innocenti perseguitate e sequestrate, in Iran come ovunque. Cessi l’oppressione delle donne in Iran come ovunque nel mondo, siano rispettati i diritti umani di tutti gli esseri umani.
Chiediamo al Parlamento e al governo italiano… (continua cliccando sul titolo).

Per l’Acqua, diritto negato, dobbiamo rimetterci in moto

La Giornata mondiale dell’Acqua, istituita dalle Nazioni Unite dal 1992, rischia di diventare (essere) solo una ricorrenza e non un appuntamento di lotta, mentre i tempi che attraversiamo impongono invece nuove sensibilizzazioni; pensiamo alle alluvioni e alla siccità, alla perpetuazione delle energie fossili, a tacere dell’acqua utilizzata come strumento di guerra. Clicca qui Forum Italiano dei Movimenti per l’Acqua.

Ilva, il benzene viene di notte

Nuovi picchi notturni del cancerogeno benzene sono registrati nel quartiere Tamburi di Taranto, nelle vicinanze dell’ILVA, secondo i dati forniti dall’ARPA Puglia. PeaceLink sta monitorando attentamente la situazione e ha chiesto recentemente al Ministro dell’ambiente di adottare le misure necessarie per proteggere la salute dei residenti e per individuare e fermare l’impianto che sta provocando questi picchi.

Il nucleare pulito non esiste

Incontro con Angelo Tartaglia, ingegnere nucleare e fisico, già professore di Fisica presso il Politecnico di Torino, membro dell’Istituto Nazionale di Astrofisica (INAF). (clicca qui) È autore di “Spaccare l’atomo in quattro. Contro la favola del nucleare”, nel quale fornisce undici argomentazioni contro altrettanti falsi miti, a sottolineare perché il nucleare risulterebbe più dannoso e meno sicuro di molte altre fonti; smentisce il pensiero comune secondo cui il nucleare è pulito, come le teorie di chi sostiene che “è inutile opporsi quando i Paesi che ci circondano sono pieni di centrali”; risponde alle fake news: “È davvero minima la possibilità di incidenti? Chi garantisce che questa fonte una volta a disposizione, non venga poi impiegata anche per interessi militari?”…

Esondazioni e frane a Genova

Il geologo Bellini: “A Genova il rischio esondazione è concreto. E sulle frane occhio alle avvisaglie”: clicca qui. I geologi Lucarini e Vizzini: “Genova: criticità geologico-idrauliche e interventi strutturali per la mitigazione del rischio”: clicca qui.

No al rigassificatore

Clicca qui FERMIAMO IL MOSTRO DEL GAS DAVANTI A SAVONA!

Il metanodotto SNAM distrugge in Italia

Un anno e mezzo fa ha comprato una casa con due ettari di terreno a Cesena, investendo i risparmi di una vita. Ha piantato circa 600 alberi ed ha accolto oltre 80 animali, sognando che il terreno possa diventare un rifugio per loro e un posto che accolga bambini, adulti, anziani. In piena alluvione le è arrivata una raccomandata da parte di Snam – società di infrastrutture energetiche – che le comunica che il suo amato terreno verrà espropriato per farci passare il metanodotto Linea Adriatica. Nel frattempo, tutto ciò che c’è sopra sarà distrutto. Snam ha proposto a Marta 4mila euro di risarcimento e le restituiranno i campi devastati, non potrà più usarli per i suoi progetti perché la servitù di passaggio a vita su quei terreni implica che Snam, ogni volta che dovrà fare dei lavori tornerà a scavare e distruggere ogni cosa.
Marta non ci sta e chiede almeno una deviazione del metanodotto, le dai una mano firmando la sua petizione? Clicca qui.

Comprendere il mondo con la storia al contrario

Insegnare la storia a partire dal presente, ricostruendo a ritroso gli eventi del passato, è un buon approccio per cogliere aspetti della contemporaneità altrimenti ignorati. Clicca qui Massimiliano Suberati e Simone Bertone sulla rivista Il Mulino.

Sindrome di Down: gli stereotipi sono come un film horror!

Fanno paura e spesso traggono in inganno: così l’AIPD (Associazione Italiana Persone Down) lancia il tema e la trama dello spot promosso in vista dell’ormai imminente Giornata Mondiale della Sindrome di Down, in linea con il tema della stessa (“End the Stereotypes”, ossia “Fine degli stereotipi”). Tra le altre iniziative che vedranno coinvolta l’Associazione, anche l’incontro online “La sperimentazione farmacologica sulla sindrome di Down in Italia” (continua…)

 

Ci rendiamo conto del rischio che qualche puntata della nostra mailing list abbia potuto assumere una veste monografica, troppo incentrata sui PFAS, ma questo è l’effetto dell’attualità sempre crescente della preoccupante situazione sanitaria e ambientale, insomma il bando della produzione (Solvay) e dell’utilizzo dei PFAS attualmente rappresenta la maggiore battaglia ambientale nel Paese. Nel rinviare alla prossima Lista uno Speciale già pronto sui PFAS, ad un punto di svolta, paradossalmente potremmo essere proprio noi, che siamo stati i primi a condurre una più che ventennale battaglia per la messa al bando dei Pfas, essere proprio noi a farci ridurre in ombra da Solvay e soci, ad oscurare i nostri strumenti di lotta.

Infatti siamo vicini a dover interrompere l’invio settimanale della mailing list ai 40mila utenti della RETE ECOPACIFISTA – Movimenti di Lotta per la Salute l’Ambiente la Pace e la Nonviolenza, pur consapevoli che sia uno strumento di comunicazione e di lotta al servizio di migliaia di attivisti e simpatizzanti, assai importante in un momento di pericoloso restringimento degli spazi di informazione e manifestazione.

Finora non è stato risolutivo l’S.O.S alla sottoscrizione per il rinnovo dell’abbonamento della mailing list. Potrebbe essere l’ultima chiamata di soccorso:
bonifico tramite IBAN IT68 T030 6910 4001 0000 0076 215 specificando la causale, oppure tramite PayPal lubaja2003@yahoo.it

S.O.S. – Save Our Struggles – Salvate le nostre lotte

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—- contenuti 18 Marzo 2024 —-

Pfas e Solvay: un buco nell’acqua senza un salto di qualità delle Associazioni

Su Pfas e Solvay le Associazioni ambientaliste, con gli studi legali appropriati, dovranno fare un salto in avanti. Lo dico per Movimento di lotta per la salute Maccacaro, e a Legambiente, WWF, Greenpeace, Medicina democratica, che negli anni ho direttamente o indirettamente rappresentato. Aggiungo soprattutto ISDE Medici per l’Ambiente, e quanti altri ci stanno ascoltando.

Le Associazioni non possono accontentarsi di esposti in Procura e di costituirsi parti civili nel processo-bis di Alessandria contro Solvay. Troppo comodo e ininfluente accodarsi ai PM (e affiancarsi a chi, come il sindaco, semmai dovrebbe sedersi sul banco degli imputati). Troppo comodo e ininfluente accontentarsi di una futuribile sentenza che non bloccherà le produzioni di Pfas a Spinetta Marengo, e neppure le altre ancor più tossiche e cancerogene, di una minimale sentenza che comunque sarà ingiusta nei confronti delle Vittime: senza risarcimenti a morti e ammalati. Più in là di tanto non va la giustizia penale. Mentre, senza campanilismi, invece le Associazioni possono, e devono, assolvere un ruolo più importante, su un piano fattuale ed etico. Dunque fare un salto di qualità, anzi un triplo salto in lungo.

Innanzitutto, usando le proprie innegabili risorse, nei confronti di Solvay devono con avvocati e medici legali avviare azioni inibitorie e risarcitorie in sede civile: queste potrebbero determinare la fermata degli impianti inquinanti e l’avvio di monitoraggi di massa, ma senz’altro sono in grado di assicurare i risarcimenti alle Vittime, morti e ammalati, con un minimo di equità. Fare finalmente un po’ di Giustizia! L’azione di “class action” è conosciuta e proficuamente praticata nel mondo: è tempo che in Italia sia Solvay la prima multinazionale chimica a pagare lo scotto (come incitava il Procuratore generale di Cassazione). Non dimentichiamo che Solvay, con le sue due unità di Spinetta e Bollate, è il principale imputato degli avvelenamenti di Pfas documentati da Greenpeace rispettivamente in Piemonte e in Lombardia.

A fronte del disastro ambientale e sanitario, Comitati e Associazioni hanno chiesto, con esaustivi manifesti, ma separatamente, la messa al bando dei Pfas. Ma né Comune e Regione, a livello locale, né Governo, a livello nazionale, hanno provveduto, nascondendosi dietro il dito di una “imminente” restrizione a livello europeo. Dunque, prima che i Pfas determino ulteriori decenni di Vittime, come per l’amianto, è fondamentale che le Associazioni riprendano con urgenza il disegno di legge (Crucioli) che giace in Parlamento e si unifichino in una unica campagna nazionale di messa la bando della produzione e dell’utilizzo dei Pfas, alla quale far aderire centinaia di migliaia di italiani: i nostri 40mila della Rete Ambientalista sarebbero i primi ad associarsi, perfino con una sottoscrizione per la “class action”.

Insomma, onestamente va detto: senza questo salto di qualità delle Associazioni sulla questione ecosanitaria “Pfas e Solvay”, si farebbe il solletico ad un colosso come Solvay e un danno irreversibile al Paese.

Lino Balza, Movimento di lotta per la salute Maccacaro

Pfas solo la punta dell’iceberg

Ad Alessandria, la preziosa collaborazione con Greenpeace risale al lontano 1992, quando, con l’altrettanto giovane Ivan Novelli, ora presidente dell’associazione, organizzammo la scalata alle ciminiere del polo chimico di Spinetta Marengo avviando quella protesta che portò alla messa al bando mondiale dei CFC (clorofluorocarburi), responsabili del buco dell’ozono, evitando così milioni di tumori della pelle e glaucomi.

Con lo stesso auspicio si è svolta la serata del 15 marzo 2024, organizzata ad Alessandria da Greenpeace, inserita nell’attualità nazionale dell’allarme Pfas. Clicca qui la trascrizione dell’intervento di Lino Balza, che mette in guardia a considerare che i Pfas sono solo la punta dell’iceberg della catastrofe ambientale sanitaria ad opera di Solvay: appena la “punta dell’iceberg” della ventina di sostanze tossiche e cancerogene emesse da Solvay in suolo, acqua e soprattutto aria.

Adelante, Cgil, con juicio, si puedes

Avevamo, anche come iscritti, stimolato più volte la CGIL (non solo di Alessandria) ad occuparsi della catastrofe ecosanitaria della Solvay di Spinetta Marengo. Esempio – clicca qui – con lettera PEC al segretario generale della Camera del lavoro di Alessandria, Franco Armosino. L’invito pressante era di partecipare con Comitati e Associazioni alle azioni verso Solvay a tutela della salute e dei diritti dei lavoratori e dei cittadini.

Finalmente, stante CISL e UIL sempre assenti, la CGIL annuncia che chiederà di costituirsi parte civile nel prossimo processo-bis con l’ipotesi di reato di disastro ambientale colposo. Lo fa con molta prudenza: senza formulare precise accuse all’azienda ma specificando che rappresenterebbe “persone potenzialmente esposte a inquinanti antichi e recenti”. “Potenzialmente”: l’inquinamento (dai dati Arpa) e le morti e le malattie (dalle indagini epidemiologiche) non sono, per Armosino, certezze ma… ipotesi. Come non avesse neppure in mano le cartelle delle analisi dei lavoratori.

Tant’è che la CGIL di Alessandria, a differenza della consorella di Vicenza (per Miteni), si è ben guardata finora da aprire vertenze Inail e giudiziarie Solvay per ottenere risarcimenti per le morti e le malattie dei lavoratori dello stabilimento chimico di Spinetta Marengo. E non venga a raccontare che i risarcimenti verranno dal processo-bis: essendo anch’esso circoscritto al reato di disastro ambientale ed escludendo i danni alle Vittime. O che “si apriranno benefici previdenziali”: bella consolazione.

Fuori le grandi navi

Fuori ora e per sempre dalla Laguna. No agli scavi di nuovi e vecchi canali. Clicca sul titolo.

Onu: in 4 mesi di guerra a Gaza uccisi più bambini che in 4 anni in tutto il mondo

Save the Children: “Devastata la loro salute mentale”. Clicca qui.

La questura non voleva striscioni appesi

Sette attivisti di Extinction Rebellion si erano calati dal tetto dell’Oval Lingotto, con corde e imbraghi, appendendo un grande striscione con scritto “Qui si finanzia guerra e crisi climatica”, per contestare l’Aerospace and Defence Meeting. In nove erano stati trattenuti in Questura, dove venivano prese loro le impronte digitali e fatte le foto segnaletiche, per essere poi rilasciati con denunce per sei capi di imputazione e quattro fogli di via, che li hanno costretti a lasciare la città entro 24 ore. Ora, dopo l’archiviazione delle denunce a gennaio, sono stati sospesi anche i fogli di via obbligatori comminati a quattro attivisti dal Questore di Torino.

Spezzare le catene

Un libro per non distogliere lo sguardo dalla realtà del nostro tempo, cercare di capire le cause del problema, riconoscere e sostenere i percorsi credibili di un’economia al servizio della persona e della società.

Chiediamo di chiudere l’impianto

Egr. Gilberto Pichetto Fratin, ministro dell’Ambiente, le scrivo per segnalare un preoccupante picco di benzene rilevato alle 2 di mattina di oggi 17 marzo nel quartiere Tamburi di Taranto: un valore di 61 microgrammi per metro cubo come media oraria, ben al di sopra del valore di soglia di 27 microgrammi a metro cubo adottato come riferimento dalla comunità scientifica e dallo stato della California. Nella nostra normativa purtroppo non vi sono valori di soglia per i picchi di benzene. Il benzene è una sostanza cancerogena certa, che può provocare leucemie e altri gravi problemi di salute. Non è la prima volta che si verifica un picco di benzene… (continua qui)

L’inceneritore s’ha da fare

Il Consiglio di Stato ha respinto tutti i ricorsi delle associazioni ambientaliste contro il “termovalorizzatore” da 600.000 tonnellate che il sindaco Roberto Gualtieri esalta come la soluzione finale ai problemi dei rifiuti di Roma. Clicca il commento di Gianfranco Amendola: Il Consiglio di Stato approva l’inceneritore: ma dove vive?

Impianti eolici impattanti nell’appennino tosco-emiliano.

Da Italia Nostra sezioni Valmarecchia, Firenze e Forlì-Cesena, WWF Forlì, Cesena e Rimini, I Cammini di Francesco in Toscana, Club Alpino Regione Toscana, Associazione D’là de Foss, Amici della Terra, L’Astrolabio, Atto Primo salute ambiente e cultura, Mountain Wilderness Italia, Associazione Chiocciola, è stata inviata una lettera aperta ai presidenti delle regioni Toscana ed Emilia Romagna, rispettivamente Eugenio Giani e Stefano Bonaccini, con l’obiettivo di richiamare l’attenzione sui rischi connessi ad installazioni di impianti eolici estremamente impattanti sul fragile territorio appenninico del Montefeltro: clicca qui.

Insegnanti di sostegno, una giostra. Cambiano per il 60% degli alunni

La “giostra-girandola-altalena”, ormai cronica, di docenti per il sostegno agli alunni e alle alunne con disabilità è gravissima: una situazione che determina di fatto l’impossibilità di assicurare agli allievi con disabilità quella continuità didattica che è un fattore determinante per favorirne il successo formativo.(continua…)

Tutto giace e tutto tace, di fronte alla drammatica realtà in cui versa il Collocamento Disabili italiano

Sulla reale situazione del lavoro delle persone con disabilità disponiamo di un’accozzaglia di dati poco attendibili, contraddittori, quasi totalitmente obsoleti, altri inaffidabili, e nell’insieme tutti inutili, perché non servono a valutare il quadro attuale e tanto meno a programmare politiche attive efficaci, per gestire al meglio il sistema di collocamento. Ma nessuno solleva il problema e tanto meno le Istituzioni preposte lo affrontano. (continua…)

Inquinamento Genova

L’inquinamento atmosferico, nella media annuale, a Genova diminuisce troppo lentamente: di questo passo NEANCHE NEL 2030 si potrà sperare di rientrare nei nuovi valori limite che stanno per essere adottati dall’Europa. Il PM10 dovrà essere ridotto del 7%, ma soprattutto gli OSSIDI D’AZOTO (NO2) DEL 34% ENTRO IL 2030. Si devono dunque raddoppiare gli sforzi per trasporti e riscaldamento elettrico e zero emissioni. Clicca qui Legambiente.

Una nuova Caffaro

A Brescia, Legambiente ha presentato un esposto alla Procura denunciando i veleni cancerogeni nella falda acquifera e l’OK all’impianto nonostante il parere dell’Arpa.

S.O.S. Save Our Struggles – Salvate le nostre lotte

Ormai l’abbonamento è in scadenza ma quest’anno la sottoscrizione sta andando male. Dovremmo interrompere fin dalla prossima settimana l’invio della mailing list ai 40mila utenti. Ci dispiace che tutto il nostro faticoso lavoro di volontariato vada in fumo, ma evidentemente stiamo sopravvalutando – mentre gli spazi della libertà di informazione e manifestazione si stanno sempre più drammaticamente riducendo – il valore e l’utilità di questo scomodo (per loro) strumento di comunicazione e di lotta al servizio di migliaia di attivisti e simpatizzanti, quale è la RETE ECOPACIFISTA – Movimenti di Lotta per la Salute l’Ambiente la Pace e la Nonviolenza.

Forse non è stato recepito il nostro S.O.S. e perciò riproponiamo la chiamata di soccorso: esortando l’invio di bonifico tramite IBAN IT68 T030 6910 4001 0000 0076 215 specificando la causale oppure tramite PayPal lubaja2003@yahoo.it

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—- contenuti 12 Marzo 2024 —-

Non alza bandiera bianca chi fa la guerra con le vite altrui.

(Papa Francesco) “Non abbiate vergogna di negoziare prima che la cosa sia peggiore. Il più forte è chi vede la situazione, chi pensa al popolo, chi ha il coraggio della bandiera bianca. La parola negoziare è coraggiosa. Non è una resa. Se vedi che sei sconfitto, che le cose non vanno, devi avere il coraggio di negoziare. Sì, hai vergogna, ma con quante morti finirà? Negoziare in tempo, cercare qualche Paese che faccia il mediatore. Nella guerra in Ucraina ce ne sono tanti. La Turchia, altri… E io sono qui… La guerra è una pazzia… C’è chi dice: è vero, ma dobbiamo difenderci. E poi ti accorgi che hanno la fabbrica degli aerei per bombardare gli altri. Difendersi no: distruggere… C’è sempre qualche situazione geografica o storica che provoca una guerra… Può essere una guerra che sembra giusta per motivi pratici. Ma dietro una guerra c’è l’industria delle armi che significa soldi. Guardiamo la storia, le guerre che abbiamo vissuto: tutte finiscono con l’accordo”. Possibilmente prima del martirio di questo popolo svenduto agli interessi angloamericani.

Massacro a beneficio delle lobby russa e occidentale degli armamenti

Riceviamo dal prof. Salvatore Palidda “La tragica verità sulla guerra in Ucraina”. Clicca qui.

Tre giornate di vigilanza ai due alberi di mimosa

Ciao, abbiamo terminano, venerdì 8 marzo, le tre giornate di vigilanza ai due alberi di mimosa di Via Cappuccina. Hanno partecipato oltre 20 volontari chiamati da Amico Albero per difendere una delle bellezze di Mestre e lanciare un messaggio a tutta la popolazione per collaborare a migliorare la nostra città. È stato il decimo anno di questa iniziativa che, nei primi 7 ha comunque subìto alcune bravate notturne a cui da tre anni abbiamo rimediato con la vigilanza notturna (dalle 23 alle 7 di mattina) di una Guardia notturna regolarmente pagata con una colletta tra i volontari e altri sostenitori di Amico Albero. (continua a leggere Michele Boato).

Diritto al lavoro dei disabili

Sono passati venticinque anni da quando fu approvata la Legge 68/99, “Norme per il diritto al lavoro dei disabili”, ma ancora molto c’è da fare, innanzitutto dal punto di vista culturale, ma anche sulla stessa procedura oggi vigente (continua…). Questo è uno degli articoli che trovate su Superando.it, un servizio di informazione sulla disabilità promosso dalla FISH – Federazione Italiana per il Superamento dell’Handicap. Il servizio di aggiornamento gratuito è disponibile a tutti ed attivabile direttamente dal sito Superando.it cliccando qui. Per qualsiasi richiesta invia una email a info@superando.it.

Ogni guerra è un crimine

L’organizzazione di volontariato S.M.I.PSScienza Medicina Istituzioni Politica Società ci prega di diffondere: clicca qui.

Insieme per la sanità pubblica in Liguria

Il Fronte comune ligure “Insieme per la sanità pubblica” divulga il verbale della riunione: clicca qui.

Un’assurda pista da bob

“Cortina, un danno naturalistico irrecuperabile per far posto a un’assurda pista da bob”: chiedono la divulgazione Italia Nostra sez. di Belluno, WWF Belluno-Treviso terre del Piave, Ecoistituto del Veneto Alex Langer, Peraltrestrade Dolomiti, Gruppo promotore Parco del Cadore. Clicca qui.

Gli inviti del Centro culturale Cantalupa

Clicca qui l’Associazione Centro culturale Cantalupa “Rodolfo Sacco”.

I Movimenti antinucleari quarant’anni dopo

Di cosa parlavamo quarant’anni fa e di cosa parliamo oggi. Clicca qui Legambiente.

Dieci anni per l’acqua pulita

Un serbatoio da 10mila metri cubi d’acqua libera da Pfas, 21 chilometri di nuovi acquedotti per portare acqua dal fiume Brenta e un esborso pari a 25 milioni di euro, per aggirare la falda di Almisano (in Comune di Lonigo): la più grande d’Europa, ma con la sua acqua contaminata da Pfas non più utilizzabile. Sono passati dieci anni dalla prima denuncia all’autorità giudiziaria, tramite l’Arpav, a poche settimane dalla pubblicazione dello studio Cnr-Irsa che ha portato alla luce l’inquinamento da sostanze perfluoroalchiliche, prima sconosciute, nei bacini fluviali di numerose regioni italiane. Dopo il completamento del Mosav, i filtri a carboni attivi rimarranno installati sui pozzi di emungimento. Oltre alle spese milionarie, delle quali si occupa il processo in corso al tribunale di Vicenza con imputati 15 manager Miteni e Mitsubishi, rimangono sul tappeto – sottolineano le MammeNoPfas – le questioni centrali: il filone sanitario per i cittadini, il cui sangue è contaminato, e il rischio connesso agli alimenti.

Benzene in aumento all’Ilva

Inquinamento ambientale e rimozione dolosa di cautele contro gli infortuni sul lavoro: sono i due reati per le quali risulta indagata dalla Procura di Taranto Lucia Morselli, ex amministratore delegato di Acciaierie d’Italia, società in amministrazione straordinaria. L’inchiesta ruota intorno alle emissioni di benzene del polo siderurgico tarantino: nel quartiere Tamburi la centralina più vicina allo stabilimento dell’ex-Ilva in via Orsini rileva che nel 2023 è salito del 15% rispetto al 2022. I problemi di inquinamento legati all’ex-Ilva – ricorda Peacelink – emersero già ai tempi dell’amministrazione della famiglia Riva e portarono ad una serie di condanne nel 2021 nel processo «Ambiente svenduto» sull’inquinamento ambientale prodotto dallo stabilimento. Dal canto suo Acciaierie d’Italia negli anni ha messo a terra piani per ridurre le emissioni e l’impatto sul territorio, ma ha ottenuto risultati nulli.

Al PD non far sapere

“Rosignano nel cuore” ci comunica che è “gravissima la decisione della maggioranza PD di rifiutare la costituzione di parte civile del Comune nel processo relativo a presunti illeciti nella gestione dell’impianto di Scapigliato (controllato dal Comune di Rosignano). Si tratta, secondo il GUP, di delitti importanti e con pesanti ricadute per tutta la comunità come inquinamento ambientale, traffico di rifiuti non autorizzati, gestione abusiva di ingenti quantitativi di rifiuti speciali al fine di ottenere un ingiusto profitto. Respingendo la mozione la maggioranza ha chiaramente anteposto gli interessi personali dei soggetti rinviati a giudizio (tra cui il Sindaco e alcuni dirigenti di Scapigliato) all’interesse collettivo di tutti i cittadini del Comune, che si vedono privati della possibilità di essere rappresentati nel processo penale”.

“Il rettore si pappa anche gli Avanzi”.

Giancarlo Avanzi è il rettore in questione ed è facile, per “Lo Spiffero”, il gioco di parole. In effetti, il Rettore dell’Università del Piemonte orientale, ad Alessandria, si è ritoccato lo stipendio nell’euforia per il regalo di 5.000 euro ricevuto dall’azienda Syensqo, spin-off del Gruppo Solvay, per dare alla luce il sedicente Centro di Ricerca e Sviluppo per il Risanamento e la Protezione Ambientale (RiSPA), garantito “doc Spinetta Marengo” dalla green multinazionale chimica belga.“Mentre il suo mandato volge al termine, il rettore”, rivela Lo Spiffero (clicca qui) “dà un ritocchino al suo stipendio e a quello degli altri componenti del consiglio di amministrazione e dei revisori dei conti, addirittura con effetto retroattivo”.

Né criminali né terroristi ma difensori dell’ambiente

Michel Forst, Relatore Speciale ONU sui Difensori dell’Ambiente, nel suo Rapporto segue con grande preoccupazione ed attenzione la situazione in Italia ed in altri paesi europei. Nel nostro caso, il ricorso a strumenti di diritto penale (“lawfare”) e civile per reprimere, disincentivare o criminalizzare chi oggi esercita il diritto sacrosanto a proteggere l’ambiente, e anche la salute dei cittadini, l’uso di fogli di via, e DASPO che limitano la libertà di circolazione, la comminazione di multe ingenti mirate ad inibire il diritto alla libertà di associazione. Clicca qui.

Casacomune nata dal Gruppo Abele

Festeggiamo insieme 5 anni di Casacomune nata dal Gruppo Abele. Iscriviti subito.

Morti sul lavoro: dallo stillicidio quotidiano alle stragi periodiche

Continua a rimanere scritta nel libro dei sogni la proposta di Raffaele Guariniello di creare una procura nazionale sulla sicurezza del lavoro. Una proposta che nessuno dei governi che si sono succeduti in questi anni ha voluto realizzare. Né possono porre rimedio le tante procure della repubblica istituite nel nostro Paese, ciascuna con una ristretta area di operatività, e per giunta raramente provviste di specializzazione in materia. Né assume rilievo l’obiezione mossa da taluno secondo cui l’azione del pubblico ministero sarebbe meramente repressiva, e mai preventiva. Clicca qui.

Maxi blitz dei carabinieri per impianti di depurazione in Calabria

I carabinieri nelle province di Catanzaro, Vibo Valentia e Cosenza, del Comando Tutela Ambientale e Sicurezza Energetica e del Comando per la Tutela Forestale e dei Parchi, nell’ambito di un’indagine coordinata dalla Direzione Distrettuale Antimafia della Procura della Repubblica di Catanzaro, hanno scoperto l’esistenza di un’organizzazione finalizzata all’ottenimento di più commesse, all’esecuzione di appalti in frode ai contratti e alla commissione di reati ambientali derivanti dalla gestione di 34 depuratori a servizio di 40 comuni delle 5 province calabresi. Per i reati di associazione per delinquere, attività organizzate per il traffico illecito di rifiuti, inquinamento ambientale e frode nelle pubbliche forniture, i militari hanno arrestato 17 persone – 4 in carcere e 13 ai domiciliari – e notificato un obbligo di presentazione alla Pg. (continua)

Telefoni cellulari ed esposizione ai campi elettromagnetici

Telefoni cellulari e tablet utilizzano campi elettromagnetici ad alta frequenza per trasmettere dati durante le telefonate o mentre gli utenti navigano in Internet. Se questi dispositivi sono azionati vicino al corpo, parte dell’energia dei campi viene assorbita come calore – per esempio, dalla mano o dalla testa, con effetti negativi sulla salute. L’Ufficio federale tedesco per la protezione dalle radiazioni (BfS) segnala preziose informazioni sulle modalità di comportamento per ridurre i rischi: clicca qui.

Gli “stupri di massa” erano solo propaganda

Anche in Italia i propagandisti pro-Netanyahu scrissero sui giornali e raccontarono in tv degli “stupri di massa” commessi da Hamas a Gaza il 7 ottobre. L’avevano letto sul New York Times, e la “notizia” era stata rilanciata dalla Bbc, dal Guardian, dalla Cnn, dall’Associated Press e da Reuters; ma quegli articoli sugli “stupri di massa” erano un falso. I co-autori di quei pezzi, lodati all’epoca dal caporedattore del Times Joe Kahn, erano Jeffrey Gettleman, Anat Schwartz e Adam Sella. Sabato scorso l’account Telegram @zei_squirrel ha aperto un vaso di Pandora: ha mostrato al mondo i like di Anat Schwartz a diversi post di propaganda sionista su X, fra cui uno che definiva i palestinesi “animali” che meritano un “Olocausto”; uno sui “40 bambini decapitati” (un altro falso); uno che invocava la trasformazione di Gaza in un “mattatoio”; e un altro che esortava i propagandisti di Israele a diffondere il paragone “Hamas è l’Isis” per spaventare l’opinione pubblica occidentale (t.ly/ntbMI).

Il Times ha aperto un’inchiesta interna sulla Schwartz poiché le norme aziendali vietano ai suoi giornalisti di “esprimere opinioni di parte, promuovere opinioni politiche, sostenere candidati, fare commenti offensivi o fare qualsiasi altra cosa che possa minare la reputazione giornalistica del Times”. Leggi tutto.

L’illusione della ricapitalizzazione dell’Ilva

Alessandro Marescotti, Presidente PeaceLink: In questi giorni si parla molto di ricapitalizzazione di Acciaierie d’Italia da parte dello Stato per riattivare la produzione dello stabilimento siderurgico Ilva. Vi è l’illusione che la ricapitalizzazione possa essere un esborso continuo di aiuti da parte dello Stato per evitare che lo stabilimento si fermi sotto il peso dei suoi debiti e dell’insolvenza accertata. Una ricapitalizzazione in perdita non è possibile ed è vietata dalle norme vigenti. Il Dipartimento per gli Affari Europei (aiuto alla ricapitalizzazione delle imprese) pone delle condizioni per la ricapitalizzazione operata nell’Ilva da parte dello Stato. Condizioni per l’ingresso dello Stato nel capitale delle società è infatti la remunerazione del capitale investito. Pertanto lo Stato deve essere sufficientemente remunerato per i rischi che assume attraverso l’aiuto alla ricapitalizzazione. Senza remunerazione, la ricapitalizzazione diventa una forma di aiuto di Stato, vietata da una precisa norma del TFUE (Trattato di Funzionamento dell’Unione europea), ossia l’articolo 107: “Salvo deroghe contemplate dai trattati, sono incompatibili con il mercato interno, nella misura in cui incidano sugli scambi tra Stati membri, gli aiuti concessi dagli Stati, ovvero mediante risorse statali, sotto qualsiasi forma che, favorendo talune imprese o talune produzioni, falsino o minaccino di falsare la concorrenza”. Pertanto la ricapitalizzazione della società che gestisce l’Ilva in situazione di accumulo costante di debiti commerciali è vietata dalle norme vigenti.

8 marzo perché scioperiamo

NONUNADIMENO: Perché lo sciopero come strumento? Perché la lotta al sistema patriarcale? Perché la lotta se è, deve essere intersezionale? Perché sarà lotta alla violenza maschile sulle donne e a tutte le forme di violenza di genere? Perché l’attenzione al mondo della scuola, dell’educazione, del lavoro? “Scioperiamo contro la violenza patriarcale. Scioperiamo contro i fascismi che ci schiacciano e ci limitano quotidianamente. Scioperiamo contro chi ci toglie spazio e spazi di autodeterminazione, pensiero, libertà”. Siete tutt3 in vitat3 a questo momento aperto di confronto: segui qui l’evento!

Morire in un cantiere si chiama omicidio

Bouzekri Rachimi, 56 anni, è stato l’ultimo corpo ad essere recuperato. Prima di lui erano stati estratti dalle macerie di un cantiere privo di qualsiasi garanzia di sicurezza, quelli di Taufik Haidar, 45 anni, Mohamed Toukabri, 54 anni; Mohamed El Ferhane, 24 anni e Luigi Coclite, 59 anni. Non è l’ora del cordoglio e del silenzio, come si chiede dai palazzi, ma dell’indignazione e della protesta. La vicenda macroscopica di questa strage, che ha causato altri 3 feriti gravi, rivela molte chiavi di lettura che, in attesa delle doverose indagini, vale la pena di accennare. La prima, macroscopica, è che ormai da anni la logica dei subappalti al ribasso ha annientato quei vincoli di condizioni del lavoro che nei cantieri dovrebbero essere rispettati. Quando si deve costruire di corsa non c’è tempo di badare a questo. Chi offre i lavoratori a costo minore vince la gara, chi crea meno problemi al marchio famoso, assumendosi responsabilità che non pagherà mai, ha maggiori opportunità di ottenere la commessa. Leggi tutto CVG.

Il passaggio dai fossili alle rinnovabili a Civitavecchia

Transizione energetica possibile secondo il PD.

Salviamo il Paesaggio

Forum Italiano dei Movimenti per la Terra e il Paesaggio: è iniziata una nuova campagna nazionale. Leggi l’articolo

S. O. S.  Save Our Struggles – Salvate le nostre lotte

Non ci sarà più bisogno che tentino di penetrare e impossessarsi del nostro sito e della nostra lista, come hanno tentato poco tempo fa, non ci sarà più bisogno che tentino di chiuderci, finiremo per chiuderci da soli se non riusciamo a racimolare – anche quest’anno – i soldi per coprire i costi dell’abbonamento scaduto che ci consente di spedire con cadenza più che settimanale le 40.000 mail. Anche quest’anno lanciamo la sottoscrizione per sopravvivere come koala della (contro) informazione, per salvare – mentre  gli spazi delle libertà di parola e manifestazione si stanno sempre più drammaticamente riducendo – questo scomodo (per loro) strumento di comunicazione e di lotta al servizio di migliaia di attivisti e simpatizzanti quale è la RETE ECOPACIFISTA – Movimento di Lotta per la Salute l’Ambiente la Pace e la Nonviolenza.**

Perciò lanciamo la chiamata di soccorso e l’invito a contribuire inviando bonifico tramite IBAN IT68 T030 6910 4001 0000 0076 215 specificando la causale oppure tramite PayPal lubaja2003@yahoo.it.

** Il Sito “Rete Ambientalista” (www.rete-ambientalista.it) è gestito dal “Movimento di lotta per la salute Giulio A. Maccacaro” (movimentolotta. maccacaro@gmail.com). Ha esordito nel 2008 e, avendo progressivamente abbandonato la mera dimensione locale, è riuscito – sia col sito che con la lista – sempre più a sviluppare uno spazio aperto alle esperienze dei movimenti italiani impegnati nelle lotte sul fronte della salvaguardia dell’ambiente, della tutela della salute, della difesa della pace e della nonviolenza. Fa testo il numero dei “post” informativi provenienti da tutta Italia e non solo: siamo quasi a quota 1.000 nell’anno, ognuno corredato da cospicua documentazione scientifica, tutti archiviati e indicizzati in 950 categorie. Per “Rete Ecopacifista” perciò intendiamo “Rete delle Reti”, perché ciascuno degli utenti (40mila come mailing list) a sua volta ha un proprio bacino più o meno vasto di corrispondenti, comprese liste di portata nazionale. Perciò l’effetto di sinergia e amplificazione delle notizie è esponenziale, includendo anche il mondo politico nazionale ed europeo (e… inevitabilmente un “affezionato” numero di inquinatori e bellicisti). Dunque i numeri totali del target vanno ben oltre i nostri che pur al sito contano circa 2milioni di accessi all’anno in ambito nazionale ed europeo, nonché 40mila con cadenza almeno settimanale (la nostra tiratura giornalistica!). Inoltre il gruppo e le pagine Facebook hanno oltre 7.000 membri, i canali Youtube sempre in via di sviluppo come anche Twitter. I nostri libri sono stampati a spese dell’autore: la loro sottoscrizione è interamente devoluta a Ricerca Cura Mesotelioma.

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—- contenuti 1 Marzo 2024 —-

È criminale difendere le produzioni di Pfas

Il polo chimico di Spinetta Marengo è come un enorme iceberg alla deriva. Che Solvay non ha affrontato neppure dopo la sentenza della Cassazione. Anzi l’ha acutizzato non riuscendo neppure a mettere sotto controllo i Pfas. I Pfas rappresentano, da decenni, la “punta dell’iceberg” di tossici e cancerogeni emessi in suolo-acqua-aria: massa composta da cromo esavalente, arsenico, antimonio, nichel, selenio, DDT, fluorurati, solfati, idrocarburi, metalli pesanti, solventi organici clorurati, cloroformio, trielina acido fluoridrico, acido cloridrico, ammoniaca, alcoli, anidride fosforica, iodurati, Zn, idrossido di potassio, NOx, SOx, polveri eccetera. Sarebbe riduttivo concentrare sui Pfas il processo-bis di Alessandria, ignorerebbe la sentenza della Cassazione.

La rivendicazione di mettere al bando i Pfas, tutto sommato si limiterebbe ad eliminare la punta dell’iceberg, ma Solvay la percepisce come “Cavallo di Troia” per espugnare l’intera roccaforte chimica spinettese. E proprio sui Pfas la Solvay oggi ha eretto la propria “Linea Maginot”: e dopo aver giurato per decenni che il Pfas killer PFOA non era cancerogeno, ora spergiura per i Pfas ADV e C6O4 e per i futuri Pfas essi sì ancora più innocui, dunque indispensabili per altri 60 anni per rendere resistenti, ignifughi e idrorepellenti rivestimenti antiaderenti, schiumogeni antincendio, tessuti impermeabili, pesticidi, materiali per l’edilizia e prodotti per la pulizia e l’igiene personale ecc.

Solvay pretende di restare, almeno fino al 2026, l’unica produttrice di Pfas in Italia di queste sostanze devastanti per la salute umana, individuate nel sangue, nel latte materno, nella placenta, nel siero, nel liquido seminale e nei capelli eccetera, dopo che, a causa della loro alta stabilità molecolare, si diffondono ampiamente indistruttibili nell’ambiente, si riversano in grandi quantità nei bacini idrici, da dove possono percorrere grandi distanze, entrando nell’ecosistema acquatico e risalendo la catena alimentare fino agli esseri umani.

L’efferata pervicacia di Solvay resiste -è dolo!- alla mole di evidenze scientifiche accumulatesi, compresa l’analisi comparativa trascrizionale pubblicata sulla rivista Toxics e con il titolo “Cross-Species Transcriptomics Analysis Highlights Conserved Molecular Responses to Per- and Polyfluoroalkyl Substances”, realizzata dagli scienziati del Dipartimento di Farmacia e Biotecnologie dell’Università di Bologna e dell’Università di Padova, studio che non lascia alcun dubbio su quanto le diverse molecole di PFAS (4.730 molecole: la più estesa famiglia di inquinanti emergenti) influenzano vie ormonali e vie metaboliche.

I Pfas provocano una forte regressione del metabolismo e del trasporto dei lipidi e di altri processi correlati allo sviluppo ovarico, alla produzione di estrogeni, all’ovulazione e al funzionamento fisiologico del sistema riproduttivo femminile; tutti elementi che spiegano gli effetti dannosi dei PFAS sulla fertilità e sullo sviluppo fetale. Mostrano che l’esposizione ai PFAS produce una sovraregolazione del gene ID1, coinvolto nello sviluppo di vari tipi di cancro, tra cui leucemia, cancro al seno e al pancreas. I dati epidemiologici suggeriscono che un’elevata esposizione inoltre aumenta significativamente la mortalità di individui affetti da neoplasie maligne dei tessuti linfatici ed ematopoietici, come milza, fegato e midollo osseo. L’effetto tossico dei PFAS sul sistema immunitario spiega l’indebolimento delle reazioni immunitarie, della produzione di anticorpi e delle risposte alle vaccinazioni, osservato in particolare nei bambini esposti ai PFAS durante il periodo prenatale e postnatale. L’esposizione aumenta anche la concentrazione nel siero dei marcatori di stress infiammatorio e ossidativo e favorisce così lo sviluppo di malattie sistemiche, come il danno epatico e le malattie cardiovascolari, tra cui l’aterosclerosi e gli eventi tromboembolici.

Chi ha inquinato deve pagare

Questo processo-bis ad Alessandria terrà conto della nuova Direttiva approvata dal Parlamento Europeo? Riprenderà, nell’accusa, il reato di “dolo” formulato dalla Procura nel 2010 ma nella sentenza riformato (con fortissimi sconti di pena) in reato di “colpa”?

La nuova direttiva sulla protezione dell’ambiente include i cosiddetti “reati qualificati“, che portano alla distruzione o al danneggiamento significativo di un ecosistema e sono quindi paragonabili all’ecocidio: ad esempio l’inquinamento diffuso di aria, acqua e suolo.

Per gli imputati, le conseguenze per aver commesso un reato ambientale possono essere pene detentive fino a dieci anni se la loro azione causa la morte di una persona. Nella maggior parte dei casi, comunque, la pena prevista per reati commessi con negligenza è di cinque anni, otto per quanto riguarda i “reati qualificati“.

“La nuova direttiva apre una nuova pagina nella storia dell’Europa, definendo una tutela nei confronti di coloro che danneggiano gli ecosistemi e, attraverso di essi, la salute umana. Significa porre fine all’impunità ambientale in Europa, cosa cruciale e urgente” afferma Antonius Manders relatore della direttiva. Di questa impunità in Italia abbiamo ampiamente documentato nei due libri “Ambiente Delitto Perfetto” di Barbara Tartaglione e Lino Balza, prefazione di Giorgio Nebbia.

A seguito di questa Direttiva, Solvay non si preoccuperebbe come sempre dei direttori, adeguatamente retribuiti per il rischio “professionale”, al presente: Andrea Diotto e Stefano Bigini, ma al più per le pene pecuniarie: le sanzioni arrivano fino al 5% del fatturato annuo globale di un’azienda responsabile di reati ambientali o alla cifra fissa di 40 milioni di euro, a discrezione degli Stati membri. I trasgressori dovranno inoltre risarcire il danno causato e ripristinare l’ambiente danneggiato.

Solvay si nasconde dietro le autorizzazioni (AIA) della Provincia di Alessandria. Secondo la precedente direttiva Ue sui reati ambientali, finché un’impresa  rispettava le condizioni di un’autorizzazione, essa pretendeva che le sue azioni non fossero considerate illegali. Un esempio, raccontato da Antonius Manders riguarda il caso giudiziario dell’industria chimica olandese Chemours che nel lontano 1982 ottenne l’autorizzazione a sversare nelle acque i Pfas prima che queste sostanze fossero identificate come dannose per la salute umana. Questa foglia di fico, oggi, non copre i dirigenti Solvay che, dolosamente, hanno sempre saputo che i Pfas sono tossici e cancerogeni.

“La politica si svegli, i Pfas uccidono”

Alla vigilia del secondo processo contro Solvay, Greenpeace ammonisce “Non possiamo sempre sperare nella magistratura come garante di qualsiasi contenzioso. Se ci sono dati e numeri inequivocabili, il legislatore deve intervenire. Invece, rispetto al caso Pfas, la politica in questi anni ha deciso consapevolmente di non intervenire. Ma da che parte stanno le istituzioni, con le lobby industriali o con l’interesse pubblico?”. Giuseppe Ungherese, responsabile dell’associazione non mostra molta fiducia sull’esito dei procedimenti penali: né di Vicenza per la Miteni già iniziato né questo di Alessandria che, per le solite manovre dilatorie, stenta ad avviarsi davanti al GUP. Forse non parteciperà, forse opterà per azioni giudiziarie in sede civile. Infatti negli Stati Uniti c’è stata una lunga battaglia giudiziaria di cause civili che ha dato vita a risarcimenti impressionanti e indotto le aziende a cessare le produzioni.

Per i disastri eco sanitari le istituzioni sotto accusa sono quelle locali, Comuni e Regioni, mentre i governi sono rimasti preda delle lobby industriali; così il Disegno di Legge del senatore Crucioli, per la messa al bando dei Pfas in Italia giace sepolto in Parlamento.

Tutta l’Italia minacciata dai Pfas

Secondo l’inchiesta di “The forever pollution project” più di 17.000 siti in tutta Europa sono contaminati dai PFAS. In Italia sono stati trovati in tutte le Regioni, beninteso: in tutte le Regioni dove sono stati cercati. La mappa cliccando sul titolo.

Niet della Regione Piemonte ai monitoraggi

In Piemonte circa 125mila persone (quasi il 3 per cento della popolazione) potrebbero aver bevuto acqua contaminata e il problema Pfas in Piemonte non è circoscritto alla sola area di Alessandria dove si trova lo stabilimento chimico Solvay Specialty Polymers, ma in oltre 70 comuni della città metropolitana di Torino”.
I parametri rilevati dall’indagine di Greenpeace Italia “Pfas e acque potabili in Piemonte”, nettamente superiori ai valori di legge, hanno messo in allarme anche le popolazioni dei Comuni lungo il fiume Scrivia: Alzano Scrivia, Castelnuovo Scrivia, Molino dei Torti, Guazzora e Tortona. Si adombra, come per il Tav in Valsusa, il sospetto che siano opera degli schiumogeni utilizzati per il Tav Terzo Valico.

L’assessore regionale Luigi Icardi, invece, nella sua veste di Ponzio Pilato, rassicura rispetto alla sicurezza delle acque potabili e non ritiene di avviare un monitoraggio di tutte le acque del Piemonte.

Il finto biomonitoraggio della Regione Piemonte

La Regione Piemonte, piuttosto che sottoporre la popolazione a rischio agli esami del sangue, e delle orine, fa un finto mini biomonitoraggio riservato ad un centinaio di persone selezionate partendo dagli esami fatti su uova, latte e verdure prelevate in aziende agricole vicine e anche a 20 chilometri dall’area della Solvay di Spinetta Marengo. Chi abita anche a poche decine di metri dalla fabbrica, non partecipa allo screening.

La Regione finora si è limitata a far esaminare verdura, uova e latte prodotti nelle vicinanze della Solvay: sono stati rilevati Pfas in varie concentrazioni, in aumento a mano a mano che ci si avvicinava al Polo Chimico. Inoltre sono stati rilevati anche in aziende agricole di paesi più lontani come Basaluzzo, Piovera o Capriata. Tra i Pfas rilevati negli alimenti, inoltre, sono emerse quantità molto pesanti di Pfoa e Pfos, la cui produzione è teoricamente cessata da più di 10 anni.

A contestare la Regione che li esclude dal monitoraggio, molti abitanti di Spinetta Marengo si sono trovati nelle cassette delle lettere i risultati dell’indagine epidemiologica eseguita negli anni 2017-2019 da Asl e Arpa che evidenziava “incrementi di rischio” per alcune patologie nella zona del sobborgo alessandrino. A promuovere l’iniziativa sono state le Mamme NoPfas, arrivate appositamente dal Veneto, e il gruppo locale di cittadini Ànemos.

Indagini sulle contaminazioni della Solvay

In merito agli esiti delle indagini ambientali da gennaio 2022 a luglio 2023, in esecuzione del Piano di caratterizzazione approvato dal Comune di Alessandria il 21.09.2021, emerge “la non conformità, per le matrici ambientali investigate, rispetto ai valori limite, specificatamente alla concentrazione soglia di contaminazione nel suolo e nel sottosuolo riferiti alla specifica destinazione d’uso dei siti da bonificare e alla concentrazione soglia di contaminazione nelle acque sotterranee”. Perciò la Provincia ha avviato un Procedimento amministrativo nei confronti della responsabile Solvay.

Di seguito la cartina riportata nel documento della Provincia che indica le aree esterne al polo chimico coinvolte nella contaminazione: clicca sul titolo.

Solvay altri incidenti

Gli agenti Spresal sono intervenuti insieme alle Volanti della Questura di Alessandria. Non c’è pace alla Solvay di Spinetta Marengo dove gli incidenti dentro e fuori lo stabilimento si susseguono di continuo. Ieri pomeriggio un giovane addetto di un’impresa di pulizie che lavora in Solvay, gravemente ustionato, è finito al Cto di Torino. La domanda è: chi garantisce la sicurezza in Solvay, sia dentro che fuori l’azienda stessa? Non è più tollerabile che un’azienda sia così pericolosa per gli abitanti della zona in cui opera e per chi ci lavora. Clicca sul titolo.

E se, invece di scaricarli in aria e acque, li bruciassimo?

Tra i prezzolati soloni delle soluzioni per lo smaltimento delle scorie dei Pfas, ritenute indistruttibili, c’era chi proponeva di bruciarle negli inceneritori. Il risultato è verificabile a Marghera, dove la concentrazione di Pfas tocca soglie elevatissime nei campioni di terreno raccolti in un parco giochi di via Moranzani, oltre che nelle uova contaminate in pollai domestici. La denuncia è del coordinamento dei comitati “No inceneritore di Fusina” che chiedono infatti lo stop immediato agli inceneritori di Eni Rewind e di Veritas in quanto la fonte dell’inquinamento è proprio dovuta alla deposizione dei Pfas a seguito dell’incenerimento di rifiuti urbani e di fanghi contenenti Pfas, con effetto ultimo di concentrarli in loco. Il Coordinamento chiede con urgenza di interrompere l’iter di approvazione dell’inceneritore di fanghi di Eni Rewind, lo stop alla seconda linea di Veritas e il divieto di incenerire fanghi nella linea L1. Veritas parla di accanimento accusatorio e pericoloso allarmismo.

I fanghi negli inceneritori

Clicca sul titolo l’appuntamento di Mestre.

L’insostenibile leggerezza dell’intelligenza artificiale

Clicca sul titolo gli appuntamenti di ATTAC.

Il nostro sito e le nostre mail sotto attacco!

A proposito di (scarsa) intelligenza artificiale di quel “qualcuno” che ha cercato vanamente di impossessarsene, ringraziamo tutti quanti ci hanno espresso solidarietà e sostegno.

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—- contenuti 28 Febbraio 2024 —-

Altre manganellate della polizia agli studenti


Clicca qui il video.

Chiamata al disarmo dalle scuole di Genova

Sono ancora nei nostri occhi le immagini delle manganellate agli studenti di Pisa e Firenze che manifestavano pacificamente contro la guerra in Medioriente. Così come hanno fatto gli insegnanti di quelle città, anche noi ci sentiamo in dovere di esprimere pubblicamente la nostra solidarietà a quei giovani che hanno testimoniato le loro idee adempiendo così ad uno dei principi costituzionali ovvero la partecipazione alla vita civile e politica del Paese e per questo difesi anche dal Capo dello Stato.

Per questa ragione, in occasione della 1135° Ora in Silenzio per la Pace, saremo in piazza per esprimere solidarietà agli studenti manganellati, per chiedere ancora il cessate il fuoco immediato e la fine delle operazioni militari in tutto il Medioriente, per la liberazione di tutti gli ostaggi e di tutti i prigionieri politici.

“Sarà gettato in una fossa. E non lo vedrò mai più”

Julian Assange è l’attivista e fondatore di Wikileaks in detenzione da 13 anni per aver pubblicato documenti classificati dall’intelligence statunitense e aver rivoluzionato il giornalismo investigativo. Un morto che cammina. Da 5 anni è detenuto in isolamento per 22 ore al giorno nel carcere di sicurezza inglese di Belmarsh e la prossima settimana si terrà a Londra un’udienza per determinare se possa fare ricorso alla Corte Suprema per opporsi alla richiesta di estradizione negli Usa, già firmata dal ministro degli Interni britannico. Se questa richiesta dovesse essere rigettata, è possibile, secondo la moglie Stella, che venga estradato direttamente, senza altri passaggi procedurali, e che negli Usa sia condannato a 175 anni di carcere. “Sarà gettato in una fossa. E non lo vedrò mai più” ha detto Stella. Con lui Stella, ha avuto due figli ancora piccoli. “Ma loro non sanno”. Qui una ricostruzione un po’ sommaria della vicenda. Qui invece gli ultimi passaggi legali, in un thread a cura di Stella. Le novità: il Comune di Roma ha finalmente concesso ad Assange la cittadinanza onoraria. Non cambia niente e arriva troppo tardi, ma almeno è un segnale di solidarietà. Più rilevante è la mobilitazione del governo australiano, che si è unito al parlamento per chiedere il rilascio del loro concittadino.

Non finisce qui la vita dell’avversario del Cremlino numero uno

In Russia i dissidenti del Cremlino muoiono per una passeggiata. E così è morto l’uomo che voleva cambiare la Russia di Putin, l’oppositore numero uno del Cremlino, Aleksey Navalny. “Il detenuto Navalny si è sentito male dopo una passeggiata” e ha “perso quasi immediatamente conoscenza” si legge nel comunicato del Fsin, servizio penale penitenziario russo, poi diffuso dalle agenzie di Stato russe. Relegato nel silenzio più remoto, lontanissimo dalle piazze della Federazione che era riuscito a riempire con le sue proteste, Navalny era chiuso nella colonia artica Ik-3 a Kharp. Arrivata la squadra medica della prigione, anche l’ambulanza, assicurano le autorità che ora hanno chiesto l’intervento del Comitato investigativo russo.

L’ultimo video Navalny l’ha registrato dietro le sbarre, perfettamente sano, perfettamente sorridente il 14 febbraio. Nell’ultimo messaggio combatteva con l’ironia la crudeltà inflitta dal giudice. Di verdetti delle Corti russe, che ambivano a fermarlo in ogni modo, ne aveva una collezione. Dopo l’ultima sentenza che lo condannava a scontare 19 anni di carcere, è stato esiliato nell’Artico, dove è stato in regime d’isolamento punitivo per 27 volte: in una cella siderale, a patire la fame, in pochi metri di cemento umido. Arrestato talmente tante volte che in pochi sanno precisamente quante dal dicembre 2011, fino alla prima condanna nel 2013, Navalny era sopravvissuto perfino all’avvelenamento con novichok.

Alexej Navalny, Julian Assange, Giulio Regeni, Narges Mohammadi, Ayten Ozturk, Alfredo Cospito, Gonzalo Lira , Illia Kyva Abdullah Öcalan Ghassan al-Sharbi, Toffiq al-Bihani, Liu Xiaobo…

Zelensky chiede liste di proscrizione

Numerosi organi di stampa hanno riportato le parole del Presidente ucraino Zelensky nella conferenza stampa al margine del G7: “Sappiamo però che in Italia ci sono tanti filo-putiniani e in Europa anche. Stiamo preparando una loro lista, non solo riguardo all’Italia, da presentare alla Commissione europea. Riuscirete a zittirli?” Non abbiamo visto sostanziali reazioni politiche o giornalistiche alle parole pericolose di Zelensky, che sono un attacco evidente alla libertà di espressione e di dissenso. Con la scusa dello stato di guerra il governo ucraino ha messo fuori legge numerosi partiti dell’opposizione, ha messo sotto processo gli obiettori di coscienza alla guerra. Adesso pensa di agire all’estero?

Pericoloso il Patto militare Meloni-Zelensky

Stipulare un’alleanza militare con un paese in guerra, che prevedibilmente per molti anni rimarrà in una situazione di conflitto con la Russia, anche se domani intervenisse il cessate il fuoco, è quanto di più insensato e pericoloso si possa immaginare. L’esperienza storica ci insegna che l’Italia è precipitata nella tragedia della Prima e della Seconda guerra mondiale a seguito della stipula di due trattati di alleanza militare, il Patto di Londra del 26 aprile 1915 ed il Trattato bilaterale con la Germania, stipulato il 23 maggio 1939, più noto come “Patto d’acciaio”. Il Patto di Londra fu negoziato in gran segreto dal Ministro degli esteri Sidney Sonnino, con l’accordo del Re, e rimase segreto perché il Parlamento, la grande maggioranza del popolo italiano ed il Vaticano erano contrari all’entrata in guerra dell’Italia. Oggi viviamo in una situazione di fervore bellico delle classi dirigenti e dei media, non condiviso dalla stragrande maggioranza della popolazione italiana, ma non siamo nel 1915 e non possiamo consentire di essere coinvolti in una guerra per procura contro la Russia, combattuta sulla pelle del popolo ucraino. Certamente il Patto Meloni-Zelensky più che un “Patto d’acciaio” è un “Patto di latta”, data la natura dei contraenti, però è ugualmente pericoloso. Domenico Gallo continua su https://www.domenicogallo. it/2024/02/il-patto-meloni- zelensky/

Appello degli ebrei italiani contro la guerra di Netanyahu

L’appello, firmato anche da Edith Bruck, non solo l’aperta condanna dei crimini di guerra compiuti da Israele in reazione al criminale pogrom di Hamas del 7 ottobre – di fatto un’atroce vendetta contro l’intera popolazione palestinese – ma ribadisce che essere contro questa guerra non può essere considerato una forma di antisemitismo pur in un contesto, compreso il nostro paese, dove l’antisemitismo cresce e trova nuova forza. Clicca qui.

Benzene “ordinario” dell’Ilva in gestione “straordinaria”

Alle ore 10 di mercoledì 21 febbraio, si è registrato un picco di benzene nel quartiere Tamburi di Taranto, zona prossima allo stabilimento siderurgico ILVA. Questo evento è avvenuto per la prima volta sotto la gestione dello stabilimento da parte dello Stato, in amministrazione straordinaria. Questo episodio solleva gravi preoccupazioni per la salute pubblica e sottolinea l’urgente necessità di misure preventive e correttive per proteggere la popolazione locale dagli effetti nocivi dell’inquinamento atmosferico. Clicca qui.

Chiudere l’Ilva per dare futuro a Taranto

Nessuna ragione storica, industriale ed etica giustifica la decisione del Governo di tenere in funzionamento lo stabilimento siderurgico di Taranto. È necessario invece un piano B per salvare i lavoratori e i cittadini dal triplice disastro: sanitario, ambientale e occupazionale. Dunque chiediamo al governo di avviare la riconversione economica ed ecologica del territorio, ridare speranza e vita alla comunità e opportunità di lavoro più in linea con la storia e le grandi risorse di questo territorio e di questa popolazione. Clicca qui.

Le polveri sottili PM2,5 uccidono

Clicca qui i dati provincia per provincia.

Appello a tutto il movimento per l’acqua

Report Coordinamento Nazionale del 12 gennaio 2024: clicca qui. Il fine settimana del 20-21 aprile è stato deputato alla convocazione della assemblea nazionale che si terrà a Napoli al Centro Missionario (ex sede Fuci) in via Mezzocannone, 101. È stato proposto che tutti i comitati territoriali si riuniscano prima dell’assemblea nazionale in riunioni territoriali, che potrebbero essere convocate secondo le macroregioni già sperimentate in precedenza (nord-ovest, nord-est, centro e sud italia) per ragionare anche su vertenze territoriali che si possano inquadrare nelle tre sessioni costituenti l’assemblea nazionale. Si è condivisa la necessità di scrivere/lanciare un appello a tutto il movimento per l’acqua perché oltre a presenziare all’assemblea, si sfrutti questo momento collettivo per rilanciare tutto il movimento con proposte operative in vista delle situazioni importanti che ci aspettano nel medio periodo (es. siccità – cambiamenti climatici, autonomia differenziata, inquinamento da Pfas, etc…), proposte di medio periodo (cambiamento climatico, contrasto privatizzazioni), costruendo connessioni e convergenze (pace, guerra accaparramento di risorse naturali compresa l’acqua, autonomia differenziata come spinta alle privatizzazioni).

Il porto di Genova Prà: un caso mondiale di stravolgimento ambientale

La fusione di PSA Genova Prà (con sede e direzione generale a Singapore) e SECH con sede a Genova ha creato in quel di Genova un colosso in grado di contendere il mercato del trasporto via mare e delle strategie portuali a MSC e alla cinese COSCO. Mentre PSA è già un colosso mondiale al suo confronto SECH è realtà piccola e locale: l’operazione è consistita quindi nell’inglobare SECH in PSA. Tradotto in soldoni ciò significa che il gigante PSA ha la quota azionaria di maggioranza per la governance dei due terminal container del Porto di Genova, il SECH (terminal contenitori di Genova spa che gestisce la Calata Sanità) e il PSA di Prà, ormai diventato il più importante terminal import-export italiano. Si aggiunga l’alleanza cinese con la Maersk (il primo gruppo armatoriale per il trasporto dei container al mondo) nel porto di Savona mentre nel mirino finisce anche La Spezia dove c’è il terminal di Contship con MSC (continua).

Strage sul lavoro

Fino a poche settimane fa, a Firenze era operativo un solo ispettore tecnico addetto ai controlli di sicurezza sui luoghi di lavoro. Gli altri 16, assunti a luglio dopo aver superato il concorso, stavano svolgendo il periodo di formazione prima di entrare completamente in servizio. La dotazione organica ottimale dovrebbe essere di 27 unità. Quindi, anche con gli ultimi ingressi, ne mancano ancora 10. Oltre a questi, dovrebbero essere attivi 50 ispettori del lavoro – che si distinguono da quelli tecnici perché hanno competenze diverse – ma al momento se ne contano appena 24. Questo dato, comune a tutta Italia, spiega molto di come la macchina della prevenzione delle irregolarità e degli incidenti sul lavoro abbia armi spuntate.

Strage ferroviaria di Viareggio e la sicurezza nei luoghi di lavoro

La Corte di Cassazione ha confermato le condanne sulla strage ferroviaria di Viareggio del 29 giugno 2009 a Moretti, Elia, Soprano, Castaldo, Ad delle ferrovie, assieme a 9 imputati di società italiane e straniere coinvolte e responsabili. La Cassazione-bis ha, però, stabilito che si dovrà tornare in Appello per la rideterminazione delle pene e l’applicazione delle attenuanti generiche. 3 dei 4 reati sono già stati prescritti in anni dell’interminabile iter processuale. Vi sarà un Appello (ter) e una nuova Cassazione. 7 (sette!) gradi di giudizio… Per il vergognoso licenziamento politico del ferroviere Riccardo Antonini sono stati sufficienti 3 gradi, per “aver violato l’obbligo di fedeltà all’azienda”; a un’azienda le cui figure apicali si sono macchiate di una terribile strage e, anche se a pene lievi, sono state riconosciute colpevoli in 5 gradi di processo. Fatto grave è stata l’esclusione, da parte della sentenza di Cassazione (8 gennaio 2021), dell’incidente sul lavoro, cancellando così il ‘Testo Unico’ sulla sicurezza (81/2008), come dire: si è trattato di altro! Le conseguenze subite dai macchinisti sono state azzerate e le 32 Vittime considerate estranee a un incidente sul lavoro, trasformatosi nel disastro ferroviario che ha provocato una strage di bambini, ragazze, donne, anziani. Tra gli aspetti positivi, va sottolineata la straordinaria mobilitazione, permanente e sistematica (continua).

“Lettera per il mio Sindaco” da inviare agli amministratori e ai media locali

Compilate – occorrono pochi secondi – il box che compare in questa Lettera per il mio Sindaco e inviatela ai vostri amministratori e ai media locali. È una importante iniziativa promossa dal “Forum Salviamo il Paesaggio”. Il Forum Salviamo il Paesaggio è una Rete nazionale costituita nel 2011 e formata da oltre 1.000 organizzazioni e da decine di migliaia di singoli aderenti individuali, impegnati in azioni di tutela del paesaggio e dei territori e a contrasto del consumo di suolo. Nel febbraio 2018 ha ufficialmente presentato a tutte le forze politiche in Parlamento la sua Proposta di Legge “NORME PER L’ARRESTO DEL CONSUMO DI SUOLO E PER IL RIUSO DEI SUOLI URBANIZZATI discussa nelle Commissioni congiunte Agricoltura e Ambiente del Senato nella scorsa legislatura e ora nuovamente agli atti della Camera. Si tratta di una importante elaborazione, alla cui stesura ha lavorato per 13 mesi un Gruppo di Lavoro Tecnico-Scientifico multidisciplinare formato da 75 Esperti: architetti, urbanisti, docenti e ricercatori universitari, geologi, agricoltori, agronomi, tecnici ambientali, giuristi, avvocati, funzionari pubblici, giornalisti/ divulgatori, psicanalisti, sindacalisti, paesaggisti, biologi, tecnici di primarie associazioni nazionali. Per ulteriori delucidazioni e approfondimenti: Massimo Mortarino Coordinamento nazionale del Forum SALVIAMO IL PAESAGGIO Tel. 339/7953173 – E-mail: mmortarino@libero.it w ww.salviamoilpaesaggio.it

Tra il vecchio e il nuovo nucleare in Italia

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Tuscia in marcia contro il deposito nucleare

Quella che doveva essere una marcia limitata al territorio direttamente interessato ai famosi “siti idonei” al posizionamento delle scorie nucleari, individuati da una triangolazione di istituzioni tra cui ISPRA e SOGIN, si preannuncia come la più grande mobilitazione istituzionale, mai realizzata nella Tuscia viterbese. Polemiche con Legambiente e WWF. Clicca qui.

Rifiuti zero contro la discarica di Riceci

Rossano Ercolini ad Urbino. Clicca sul titolo.

Chi rappresenta il movimento dei trattori

Dai dati ISTAT aggiornati al 2020 emerge che nell’arco di 38 anni si è passati da 3,1 milioni di aziende agricole a 1,1 milioni (-64%). E anche i terreni sono diminuiti: la superficie agricola utilizzata è calata del 20,8%, quella totale del 26,4% per una perdita di 33 mila e 60 mila chilometri quadrati rispettivamente (per avere un’idea, l’intera Sicilia è grande meno di 26 mila km2). Dunque, ci sono sempre meno aziende e il minor terreno a disposizione è gestito da soggetti sempre più grandi. Ma a fronte di una complessiva diminuzione della terra a disposizione che nell’ultimo decennio è stata pari al 2,5%, le piccole aziende risultano avere sempre meno terra, mentre quelle grandi l’aumentano. Dunque, il mancato ricambio organico con la natura (inquinamento dell’aria, delle falde, della terra, impoverimento dei suoli, perdita di biodiversità, ecc) e la conseguente insicurezza degli ambienti di lavoro e la scarsa qualità di molti alimenti che arrivano sulle nostre tavole devono essere addebitati ai grandi capitalisti che investono nell’agricoltura, non ai piccoli e piccolissimi che, tra mille contraddizioni e senza il concreto appoggio dei braccianti e dei consumatori, protestano contro lo stato di cose presenti. Leggi tutto.

Solo bacini sulla guancia per la giovane con disabilità

«Tutti i baci immortalati sono appassionati, passionali e sulla bocca, tranne quello tra una ragazza in carrozzina e un ragazzo normodotato che è casto, delicato e sulla guancia. Questo sottintende che in una coppia dove uno dei due o entrambi hanno una disabilità non ci possa essere passione, ma solo un amore morigerato e infantile da bacini sulle guance e, naturalmente, non è così», osserva Patrizia Gariffo, commentando i due spot della campagna “Liguria da baciare”, trasmessi durante il Festival di Sanremo. «E come darle torto?», commenta Simona Lancioni (continua…).

Non bloccate quel farmaco che non cura, ma migliora la vita!

«Quel farmaco non è “la cura”, ma migliora la qualità di vita delle persone che lo assumono e ci permette di guadagnare tempo, ciò che potrebbe consentire l’accesso a nuove terapie»: lo hanno scritto alla Commissione Europea e all’Agenzia Europea del Farmaco le Associazioni UILDM e Parent Project, insieme alla Federazione Italiana Malattie Rare UNIAMO, chiedendo di rivedere la decisione di non rinnovare l’autorizzazione condizionale del farmaco “”Translarna” (“Ataluren”) per la distrofia muscolare di Duchenne (continua…).

Stabilimenti balneari: l’accessibilità ai disabili continua ad essere un miraggio

«Secondo un dato diffuso da Unioncamere, su 7.173 stabilimenti balneari presenti in Italia, a dichiararsi accessibili alle persone con disabilità sono stati 650, fermo restando che si tratta di autodichiarazioni e quindi da prendere con tutte le riserve del caso». Altro elemento sconfortante: nella mappatura delle spiagge libere e occupate voluta dal Governo e attualmente in corso, il dato riguardante l’accessibilità non è stato affatto considerato (continua…).

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—- contenuti 18 Febbraio 2024 —-

Solvay non c’entra niente con i Pfas

Stefano Colosio se lo può permettere? Subentra come direttore a Andrea Diotto  da poi che è imputato nel processo bis contro Solvay. Passeranno almeno cinque anni prima che sia imputato anche lui in un processo ter. Nel frattempo no, non può permettersi -neppure con quello stipendio- battutacce tipo: “Fa strano venire ancora additati come coloro che hanno messo in giro il Pfoa”. “Noi lo abbiamo utilizzato come tante aziende in Italia e all’estero, non è giusto che sia additata proprio Solvay”.

Colosio è grande e grosso e balosso: ha 53 anni e nel potente archivio aziendale si è letto quanto negli ultimi trenta anni si è scritto (ho scritto) sui Pfas e raccolto già nelle seicento pagine del Dossier “Pfas. Basta”. Ha letto che nel 1990 Balza denuncia gli scarichi in Bormida di Pfoa: sicché il direttore è rinviato a giudizio. Ha letto che nel 2002 la Cgil denuncia l’uso del Pfoa a Spinetta mentre già in Usa veniva abbandonato. Ha letto che nel 2007 lo studio Perforce dell’ Università Stoccolma dichiara Solvay responsabile dello sversamento dei Pfas nel bacino del Po. Ha letto che nel 2008 Balza ha depositato il primo dei 20 esposti in cui si denunciano in uso non solo Pfoa ma anche gli altri Pfas -non autorizzati- cC6O4 e ADV, e che è contaminato il sangue dei lavoratori e dei cittadini. Ha letto che, dopo la chiusura definitiva del 2017della Miteni di Trissino, Solvay resta l’unica produttrice di Pfas in Italia, addirittura con il brevetto esclusivo C6O4.

Ha letto tutte le indagini epidemiologiche fino al 2019. Ha letto, anzi sta leggendo, che in acqua-aria- suolo l’Arpa rileva i valori oltre ogni limite di Pfas in tutta la Provincia. Sta leggendo non solo di Pfas ma anche il superamento sensibile dei limiti di Tetracloruro di Carbonio, Tricloroetilene, Triclorofluorometano, Cromo VI, Selenio Arsenico, Antimonio, Cloroformio ecc. Ma per qualche anno non se ne preoccupa delle tabelle (allegate), pensando allo stipendio e alla successiva carriera. Però, Colosio, non rischiare il ridicolo con certe battutacce da boomerang.

Solvay filantropa per l’ambiente

L’Università di Alessandria era già diventata famosa per i finanziamenti del “Progetto Linfa” con lo studio dello stress dei lombrichi attorno allo stabilimento Solvay di Spinetta Marengo (pensa un po’, la lombrica respinge il lombrico con l’esaurimento nervoso), ora si riafferma con la multinazionale belga dopo l’abbuffata di pasticcini che abbiamo già commentato: clicca qui.
Infatti, “Trasformare materiale di scarto in ‘spugne’ tecnologiche in grado di intrappolare le sostanze inquinanti” è l’obiettivo del nuovo Centro di Ricerca e Sviluppo per il Risanamento e la Protezione Ambientale, nato ufficialmente nella sede del Dipartimento di Scienze e Innovazione Tecnologica dell’Università del Piemonte Orientale. Finanzia con 5milioni: Solvay/ Syensqo.

Il prof. Gian Carlo Avanzi, rettore dell’Università, sente la coda di paglia: “La ricerca scientifica nell’ambito della chimica è sempre stata guardata con sospetto nell’immaginario collettivo, perché erroneamente le si attribuisce una concomitante possibile potenzialità di danno alla salute o all’ambiente.” Invece” rassicura “il nuovo centro sarà indirizzato a favore dell’ambiente”. Secondo noi, non c’è sospetto ma prova provata.

Ad ogni modo 5 milioni sono 10 miliardi di lire, quisquiglie per filantropi disinteressati. Noi cercheremo di ottenere i risarcimenti per le Vittime della Solvay, la quale può permettersi il lusso di elargire come buonuscita alla sua amministratrice delegata Ilham Kadri un bonus di 12 milioni di euro, 24 miliardi di lire.

Tanti prof, pochi studenti, coi soldi di Solvay

Aperto in pompa magna due anni fa da Giancarlo Avanzi , il Disste (Sviluppo sostenibile e transizione ecologica) dell’Università Piemonte orientale si è rivelato un flop. Appena 113 gli iscritti ai tre corsi di studio. Ma il rettore in scadenza non ha intenzione di chiuderlo. Un docente o ricercatore ogni due studenti: più che un dipartimento, è un paradosso. Non è mai decollato, anzi i dati di quest’anno fotografano un crollo degli iscritti. La direttrice è Roberta Lombardi, docente al dipartimento di Giurisprudenza e Scienze politiche economiche e sociali di Alessandria come professore di Diritto amministrativo. Nel 2019 perde le elezioni per diventare direttore dello stesso dipartimento alessandrino contro la professoressa Serena Quattrocolo e tre anni più tardi eccola a capo di un altro dipartimento, appena nato e affidatole direttamente dal rettore con una nomina ad hoc. È imminente campagna elettorale per la successione di Avanzi sulla poltrona di Magnifico. Continua a leggere su Lo Spiffero.

Fermare le produzioni Solvay in Francia e/o in Italia?

A Stefano Colosio, neo direttore della Solvay di Spinetta Marengo, o finge oppure non hanno detto che in Alessandria si sono sempre prodotti i Pfas, anzi, pur conoscendo la lingua d’Oltralpe, essendosi fatto le ossa nella francese Air Liquide, neppure sa, o finge, che Solvay anche in Francia produce Pfas. Si sorprenderà, o finge, delle analisi inedite, rivelate da Le Monde nell’indagine condotta in collaborazione con France 3 e RTBF (la TV belga che ci ha confezionato il servizio per Alessandria). Le analisi mostrano che Salindres, località di 3.500 abitanti, è vittima di un grande inquinamento di Pfas.

Le analisi rivelano livelli spettacolari di acido trifluoroacetico (TFA) nei corsi d’acqua nel Gard attorno allo stabilimento di produzione di PFAS del gruppo Solvay, nonché nell’acqua potabile. All’origine della campagna di analisi portata avanti dall’associazione Générations futures, il “Forever Pollution Project”: un’indagine internazionale coordinata da Le Monde. La fabbrica di prodotti fluorurati Solvay nelle Cèvennes è stata identificata lo scorso anno come uno dei cinque siti di produzione di PFAS in Francia, ma non c’erano informazioni sui livelli di contaminazione nei suoi dintorni. Ora è allarme.

Il sindaco di Alessandria, Giorgio Abonante, si sarà messo in contatto con Etienne Malachanne, sindaco di Salindres, per concordare chi per primo deve emanare l’ordinanza di fermata delle produzioni, ovvero per quale stabilimento, ovvero per tutti e due?

Pfas, così i veleni raggiungono il feto. L’emergenza si allarga al Piemonte

I Pfas sono in grado di superare la barriera placentare e di arrivare al feto. Lo conferma uno studio apparso sulla prestigiosa rivista scientifica The Lancet Planetary Health, frutto di una ricerca condotta da scienziati delle università di Örebro (Svezia) e di Aberdeen (Scozia) su 78 feti che ha dimostrato come queste sostanze siano in grado di raggiungere i tessuti del nascituro già durante il primo trimestre di gestazione. Pfas sono stati ritrovati nel fegato dei feti studiati: «quelli esposti a libelli più elevati hanno subito alterazioni del metabolismo e di alcune funzionalità epatiche molto prima della nascita».

Il professore Carlo Foresta aveva già illustrato effetti della contaminazione su ragazzi nati da madri che vivono in territori veneti inquinati da Pfas, con caratteristiche morfologiche chiare, per esempio nelle dimensioni ridotte dell’apparato riproduttivo nei maschi e nel numero e nella vitalità degli spermatozoi. Questo nuovo studio fornisce tuttavia la prova dell’ubiquità di queste molecole, che uno studio americano del 2008 (reperibile nel sito del National Institute of Environmental Health Sciences) ha ritrovato nel sangue del 98 per cento dei cittadini studiati tra il 2003 e il 2004. Dati scientifici che si aggiungono al pronunciamento di cancerogenità dell’Agenzia internazionale per la Ricerca sul Cancro (Iarc).

Sempre un maggior numero di Regioni in allarme. Secondo il recente rapporto di Greenpeace basato su dati ufficiali di enti pubblici, le acque potabili in Piemonte non sono contaminate solo nella provincia di Alessandria, ma anche in oltre 70 Comuni della città metropolitana di Torino, capoluogo compreso, e della provincia di Novara. Sarebbero circa 125mila i piemontesi che avrebbero bevuto acqua contenente Pfoa negli ultimi anni.

Lo stabilimento Solvay di Spinetta Marengo, nel Comune di Alessandria, oggi unico produttore di Pfas in Italia, era indicato già nello studio Perforce dell’ Università Stoccolma 2007 di essere responsabile dello sversamento di Pfas nel bacino del Po, e da me dal 2008 più volte denunciato alla Procura della Repubblica di Alessandria per avvelenare il sangue dei lavoratori e dei cittadini. Nel 2019 Arpa Piemonte ha pubblicato l’ennesimo studio epidemiologico a dimostrazione della maggiore incidenza di molte malattie su una coorte di abitanti dei sobborghi di Alessandria.

Pfas alla nascita e per la vita

Clicca qui SININFORMA Magazine della società italiana di neonatologia.

Dolo: inquinava sapendo di inquinare

Nella testimonianza del geologo Andrea Sottani al processo di Vicenza, emerge che Miteni già dal ’98 era al corrente dell’esistenza dei Pfas in concentrazioni molto alte nella falda acquifera sottostante lo stabilimento: una rete di 60 pozzi, sia pubblici che privati, nelle cui acque campionate venivano individuati picchi di oltre 150 mg per litro, con un trend in aumento dal 2003 . Una consapevolezza dolosa della gravità della situazione fu ribadita nel report conclusivo del progetto “Giada”, entrato nella disponibilità dei vertici di Miteni nel 2010.

Pfas cocktail letale per i vigili del fuoco

Allineandosi dietro il muro di gomma del presidente della Regione Piemonte, Alberto Cirio, nessuna presa di posizione da parte del prefetto di Alessandria, Alessandra Vinciguerra, al monito indirizzatole dal sindacato di base USB in merito al massiccio utilizzo dei Pfas sia nelle miscele anti-fiamma sia negli indumenti tecnici come tute e giubbotti dei vigili del fuoco. Approfonditi studi condotti negli Stati Uniti e nei i Paesi Ue, infatti, hanno segnalato i pompieri come una categoria di lavoratori ad alto rischio di tumori, come il cancro ai testicoli o alla prostata, il mesotelioma e il linfoma non Hodgkin.

Pfas nelle acque potabili tedesche

L’acqua che esce dai rubinetti soprattutto urbani dei cittadini tedeschi, come ormai da quelli degli altri Paesi, contiene PFAS in concentrazione probabilmente anche oltre i limiti dei valori di riferimento, pari a 100 nanogrammi per litro, della UE.

Lo studio, appena pubblicato su Eco-Environment and Health dai ricercatori dell’Agenzia per l’ambiente tedesca e dall’Università Tecnica di Berlino, grazie al coinvolgimento dei cittadini ha esteso l’analisi a tutto il territorio nazionale e non solo, come accade di solito, a un’area specifica. Dunque i campioni sono stati raccolti da acque sia superficiali che di falda, oppure da acque miste (o, ancora, da acque provenienti da sistemi di filtrazione e riciclo di acque di falda, e perfino da un distributore che utilizzava acqua salmastra e marina filtrata con un sistema a osmosi.

Allarme Pfas rilevabile in un minuto

L’allarme Pfas è diventato così alto che la scienza è impegnata è individuare sistemi di rilevamento sempre più precisi e rapidi. L’esperimento dell’Istituto di Tecnologia del New Jersey (pubblicato sul Journal of Hazardous Materials) ha permesso il rilevamento dei PFAS in acqua, suolo e imballaggi in tempi fra 1 e 3 minuti. Il metodo utilizza la spettrometria di massa di foglia spray, una tecnica di ionizzazione fino a 100 volte più sensibile rispetto al metodo standard, cioè la cromatografia liquida.

Il team è riuscito a rilevare con successo 11 diverse molecole di PFAS, tra cui quelle legate al cancro e alla soppressione del sistema immunitario. Lo ha fatto in vari materiali per l’imballaggio alimentare impiegando appena un minuto. L’analisi dell’acqua di rubinetto ha invece rilevato la presenza di PFOA in meno di due minuti. Il metodo ha identificato anche specie di PFAS nei campioni di suolo in meno di tre minuti.

Il metodo di rilevamento rapido potrebbe avere un ruolo chiave nel monitoraggio dei prodotti di consumo: cosmetici, medicinali e alimenti, che finalmente potrebbero essere liberati dai forever chemicals. Ci sono piani perfino per dimostrarne la presenza nell’aria.

Il collasso del sistema sanitario di Gaza come genocidi

Alle voci che si alzano a livello internazionale per chiedere il cessate il fuoco e la fine dell’offensiva militare israeliana nella Striscia di Gaza si unisce un nutrito team di medici e scienziati che hanno redatto un paper intitolato “Sul dovere internazionale di proteggere la popolazione di Gaza, come il collasso del sistema sanitario indica l’intenzione di genocidio”.
Il dettagliato documento è stato redatto a fine gennaio da una ventina di medici e ricercatori di calibro internazionale ed è attualmente in revisione al Journal of Public Health and Emergency, autorevole rivista scientifica specializzata in analisi su sanità pubblica ed emergenze sanitarie.

Nel testo gli autori affrontano la questione da un punto di vista strettamente sanitario, utilizzando il termine “genocidio” perché ritengono il deterioramento del sistema sanitario a Gaza non sia un “effetto collaterale”, ma un atto deliberato per infliggere danni massicci alla popolazione. Un attacco sistematico e intenzionale contro un gruppo di persone, e nel contesto specifico, attraverso la negazione dei diritti alla salute e alla sopravvivenza. “Attacchi militari e bombardamenti degli ospedali, assedio e occupazione delle strutture sanitarie, privazione di carburante e forniture mediche, cibo e acqua, uccisione del personale e detenzioni indiscriminate”. Nell’articolo scientifico la conta delle vittime degli attacchi al sistema sanitario al 22 gennaio: 374 tra medici e infermieri uccisi e 99 sanitari arrestati per non aver obbedito agli ordini di evacuazione. (continua)

Dirottare i soldi delle armi alla bonifica e alla riconversione dell’Ilva

Continuano le audizioni in Senato, per la conversione del decreto legge 4/2024, l’ennesimo «salva Ilva». Per Lunetta Franco di Legambiente è gravissimo che nel decreto non compaia mai la parola salute in un territorio, come quello di Taranto, definito dai relatori Onu «zona di sacrificio» ossia tra le aree più degradate e inquinate del mondo. Anche Arpa Puglia evidenzia che le emissioni di benzene, noto cancerogeno, sono in costante crescita nonostante la produzione in calo. Secondo Arpa la valutazione del danno sanitario deve essere integrata al rilascio dell’Aia (Autorizzazione integrata ambientale) ricordando che lo Stato italiano è già stato condannato dalla Corte europea dei diritti dell’uomo Cedu (nel 2019) per non avere difeso la salute dei Tarantini. «Un impianto che inquina e non fa nemmeno profitto» stigmatizza Alessandro Marescotti, portavoce di Peacelink, facendo riferimento all’impressionante cifra di 3,1 miliardi di euro di debiti di AdI.

«Di fronte a questa abnorme situazione di indebitamento – prosegue Marescotti – il prestito di 320 milioni deciso dal governo appare come un disperato tentativo di rimandare un incombente fallimento. La concessione del prestito rischia però di far proseguire il preoccupante trend crescente del benzene cancerogeno: lo Stato può consentire con un prestito la prosecuzione di un’attività che mette in pericolo la salute, in particolare quella dei bambini? – chiede Marescotti in Senato -.La nostra posizione è nessun prestito per proseguire questa attività pericolosa per la salute». In subordine, Peacelink propone due emendamenti al ddl: il primo per vincolare i prestiti statali al «non superamento della soglia di 27 microgrammi a metro cubo di benzene quale media oraria. In caso di 3 sforamenti (nel 2023 sono stati 32) i prestiti dovranno essere sospesi. I superamenti negli anni successivi non potranno essere più di uno all’anno». Il secondo chiede «un piano di riconversione e di reimpiego delle maestranze, utilizzando in particolare fondi per i nuovi armamenti, a partire dal programma Gcap-Tempest inserito nel Documento programmatico pluriennale i cui fondi sono 5 miliardi». Ossia dirottare fondi dedicati al comparto militare verso la bonifica e la riconversione di una delle aree più contaminate d’Italia.

Ad aprile sarà la corte di Giustizia Europea ad esprimersi sul ricorso intentato da centinaia di cittadini di Taranto danneggiati dall’inquinamento: un parere favorevole (come già lo è stato il parere dell’avvocatura della Corte Europea a dicembre), potrebbe fermare gli impianti e aprire le porte alle richieste di risarcimento dei cittadini.

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—- contenuti 10 Febbraio 2024 —-

Nessuna regione italiana si salva dai Pfas. Il Piemonte

Si allunga l’elenco: Veneto, Toscana, Trentino, Marche, Sicilia, Emilia Romagna. Dopo la Lombardia, un nuovo rapporto pubblicato da Greenpeace Italia, basato su dati ufficiali degli enti pubblici, dimostra come la contaminazione da Pfas nelle acque potabili del Piemonte interessi anche Torino e provincia: oltre 125mila persone potrebbero aver bevuto acqua contaminata, e non solo l’alessandrino, dove si trova il polo chimico Solvay di Alessandria, sobborgo Spinetta Marengo, unico produttore in Italia, individuato fin dal 2007 (studio europeo Perforce) principale fonte di Pfoa nel bacino del Po e del brevettato C6O4 (dati recenti di ARPA Piemonte) non solo attraverso le acque reflue, ma anche in atmosfera con una deposizione al suolo fino a migliaia di nanogrammi per metro quadrato in pieno centro di Spinetta.

Alla richiesta atti di Greenpeace, solo 10 enti, pari al 23% del totale, hanno inoltrato copia delle analisi effettuate, addirittura adducendo come ragione dei mancati controlli la specifica istanza di Arpa Piemonte di non ricercare i PFAS nell’acqua potabile. Dei 671 campioni analizzati tra il 2019 e il 2023, nel 51% è stata riscontrata la presenza di PFAS, con le maggiori positività nella provincia di Alessandria. In questa area cinque comuni, ubicati lungo il fiume Scrivia, hanno evidenziato la presenza degli inquinanti in tutti i prelievi effettuati in questi anni: Alzano Scrivia, Castelnuovo Scrivia, Molino dei Torti, Guazzora e Tortona in concentrazioni variabili e comprese tra 19 e 190 nanogrammi per litro, nonché a Montecastello con 470 nanogrammi, però solo a Montecastello il sindaco ha chiuso l’acquedotto.

Dall’analisi dei dati condivisi dal gruppo Società Metropolitana Acque Torino (SMAT) che gestisce la rete idrica di 291 comuni, emerge la presenza di PFAS in 77 comuni, il 26,5% del totale. Nello specifico, per la città metropolitana di Torino il 45% dei campioni è risultato positivo alla presenza di PFAS. Per le altre province piemontesi, invece, la situazione non è ricostruibile poiché gli enti pubblici, inclusi i gestori, non hanno effettuato analisi. Colpisce la presenza rilevante di cC604 (brevetto esclusivo Solvay) in quattordici comuni (Agliè, Avigliana, Baldissero Canavese, Bardonecchia, Bruino, Caprie, Cintano, Pavone Canavese, Pinerolo, San Maurizio Canavese, Susa, Torino, Venaus, Villar Focchiardo) con un picco di 66 nanogrammi per litro a Cintano, a pochi chilometri da Ivrea, a Bardonecchia situata a circa 1.300 metri d’altezza e 96 nanogrammi a Gravere, a oltre mille metri di altitudine.

Parallelamente alla richiesta dei dati agli enti pubblici, Greenpeace ha raccolto e analizzato 15 campioni di acqua potabile nelle otto province piemontesi per la maggior parte da fontane pubbliche di parchi giochi per bambini, evidenziando la presenza di PFAS in 5 campioni: 120 nanogrammi per litro ad Alzano Scrivia (AL), 73 a Castelnuovo Scrivia (AL), 70 a Guazzora (AL), 19 a Tortona (AL), 12 a Galliate (NO).

Consulta la mappa con i dati relativi al Piemonte.

Ma è ancora insufficiente la consapevolezza della catastrofe Pfas

Per anni, con una campagna incessante sui Pfas abbiamo subissato urbi et orbi i mezzi di comunicazione, ora finalmente siamo noi ad essere subissati da giornali e tv, dunque oltre ai nostri 40mila utenti l’opinione pubblica si sta allargando. Esempio, nell’ultima settimana: clicca sul titolo per avere la rassegna stampa.

Greenpeace ridicolizza il finto biomonitoraggio di Alessandria

L’intensificazione della campagna nazionale di Greenpeace per la messa al bando dei Pfas, da noi iniziata vent’anni fa, inchioda inesorabile le responsabilità delle amministrazioni piemontesi a cominciare dalla Regione. Per decenni hanno chiuso occhi-bocca-orecchi sulla Solvay, sul polo chimico di Spinetta Marengo, su Pfas e altri 20 inquinanti tossici cancerogeni in suolo-aria-acqua, sulle indagini ambientali Arpa, sulle almeno nove indagini epidemiologiche (l’ultima, del 2019), sull’indagine Pfas dell’Università di Liegi, sulle ispezioni ONU e del Parlamento, sui miei 20 esposti, sul processo penale fino alla Cassazione, sul processo Miteni in Veneto, sul disegno di legge parlamentare, sull’allarme Pfas in tanti Stati e in altre Regioni italiane, sulla sterminata letteratura scientifica, sull’espandersi della divulgazione giornalistica alla quale abbiamo dato un incessante contributo.

Da venti anni la Regione Piemonte, subalterna con i sindaci alla multinazionale belga, si oppone alla nostra richiesta di monitoraggio ematico di massa della popolazione alessandrina, onde evitare l’esibizione di un gigantesco delitto sanitario: la prova regina, “la pistola fumante” che costringerebbe Solvay a quella fermata delle produzioni incriminate che spettava al sindaco, quale massima autorità sanitaria locale. Oggi ha avviato, obtorto collo, un mini monitoraggio del sangue, ridicolizzato dalla spettacolare iniziativa di Greenpeace: un campione di studio diluito in un anno o due, limitato ad un centinaio di persone le più lontane possibile dall’epicentro urbano inquinato, sparse nelle campagne a decine di chilometri di distanza.

Insomma, il cosiddetto biomonitoraggio regionale altro non è che un goffo lento espediente teso a non dimostrare nulla: magari addirittura escludendo C6O4 e ADV tra i Pfas, cioè un “rallenty” utile alla giunta regionale per bypassare la scadenza elettorale ma soprattutto che serve strategicamente alla Solvay per prendere tempo per tirare a campare… e far tirare le cuoia alla gente. Nella strategia a medio termine di Solvay, apprendiamo dalla viva voce di Marco Apostolo, Country Manager di Solvay-Syensqo in Italia, ci sono una simulata fuoriuscita dai Pfas e alcuni snodi di carattere giuridico. Uno è il nuovo processo penale in coda alla sentenza di Cassazione, che prende avvio dal GUP il 4 marzo prossimo. L’altro è la partenza di cause civili e azioni collettive, anche inibitorie, con l’assistenza di un pool di legali di Alessandria e Torino.

La consolidata attendibilità dell’Università di Alessandria

Alla subordinazione delle amministrazioni locali alla Solvay fa da corollario quella storica dell’Università di Alessandria. La celebrazione del 9 febbraio 2024 non merita neppure un bidoncino di materiale organico (peraltro passibile di anni di galera se non trasportato da trattori).

Il 9 febbraio presso il Dipartimento di Scienze e Innovazione Tecnologica di Alessandria), si “è celebrata” la cerimonia di sottoscrizione dell’accordo tra l’Università del Piemonte Orientale e l’azienda Syensqo, spin-off del Gruppo Solvay, alla presenza di Istituzioni e Autorità per la nascita del Centro di Ricerca e Sviluppo per il Risanamento e la Protezione Ambientale (RiSPA). Il Centro, ovviamente, “nasce con l’obiettivo di sviluppare materiali e processi per l’abbattimento e l’eliminazione degli inquinanti nell’ambiente”: obiettivo garantito dalla green Solvay che lo finanzia dall’alto dei suoi 1,2 miliardi di euro di fatturato. L’Università, ovviamente, l’accordo (ennesimo) non lo fa con i Comitati, le Associazioni ambientaliste, le Vittime, il Popolo inquinato, perché non hanno una lira.

Gian Carlo Avanzi, rettore dell’Università del Piemonte Orientale, e Marco Apostolo, Country Manager di Syensqo Italia, sorretti da Guido Lingua, Direttore del Dipartimento di Scienze e Innovazione Tecnologica e da Stefano Colosio, Direttore dello Stabilimento Syensqo di Spinetta Marengo, e tal Leonardo Marchese, tutti prof. e ing.

Vittoria dei trattori: pesticidi nel piatto

Gli agricoltori esultano per la vittoria, gli ambientalisti e tutti i cittadini europei che hanno a cuore la propria salute e l’ambiente decisamente no. Clicca qui.

Ilva, più benzene nel 2023 che nei 10 anni precedenti

Per l’audizione al Senato del 6 febbraio, PeaceLink ha commissionato una ricerca su tutte le misurazioni con le medie orarie del benzene nella centralina di Via Machiavelli del quartiere Tamburi di Taranto. La ricerca ha riguardato gli ultimi undici anni, dal 2013 al 2023. La ricerca ha evidenziato come nel 2023 vi siano stati più picchi di benzene che nei dieci anni precedenti. I picchi del 2023 sono stati 32 contro i 31 dei dieci anni precedenti. Il benzene è un leucemogeno certo e l’esposizione al benzene determina, come ha ricordato anche la ASL di Taranto, un aumentato rischio di leucemie infantili. Clicca qui.

La Rete Genovese

RETE DI COMITATI, ASSOCIAZIONI, GRUPPI, MOVIMENTI SUL TERRITORIO GENOVESE: clicca qui i Comitati e le Associazioni che la compongono.

I divari Nord-Sud nel diritto alla Salute

Clicca sul titolo a proposito di autonomia differenziata.

Un messaggio di pace per il futuro

Un padre (carrista russo) risparmia il figlio (carrista ucraino) sul campo di battaglia: la storia incredibile raccontata da Adnkronos clicca qui. Il gesto del carrista russo è un messaggio di pace e di umanità che ci fa riflettere sull’assurdità della guerra e sulla necessità di trovare una soluzione diplomatica al conflitto.

Seminare dubbi, non raccogliere certezze

Su www.smips.org S.M.I.PS SCIENZA MEDICINA ISTITUZIONI POLITICA SOCIETÀ, trovate, fra gli altri questi articoli, clicca sul titolo.

Per un’ampia rappresentanza delle persone con disabilità nel nuovo Europarlamento

In vista delle consultazioni che nel prossimo mese di giugno porteranno all’elezione del nuovo Parlamento Europeo, l’EDF, il Forum Europeo sulla Disabilità, ha invitato tutti i candidati e le candidate che vi parteciperanno ad impegnarsi a promuovere i diritti di oltre 100 milioni di persone con disabilità. «Dobbiamo assicurarci che le voci delle persone con disabilità siano fortemente rappresentate nel nuovo Parlamento», ha dichiarato l’eurodeputata Katrin Langensiepen, prima firmataria pubblica del documento (continua…).

Azione collettiva contro Philips per respiratori difettosi

La multinazionale Philips-Respironics, che per anni aveva venduto dispositivi medici difettosi, deve pagare una penale di 20mila euro per ogni giorno di ritardo nel ritiro e sostituzione dei suoi prodotti, a partire dalla data del 30 giugno 2023. Lo ha deciso la Corte di Appello di Milano, sezione XIV Civile, pronunciandosi in merito a una class action avanzata dall’Associazione Apnoici Italiani e da Adusbef assistite dal pool di legali dell’avvocato Stefano Bertone per conto di più di 100mila pazienti italiani.

I dispositivi di respirazione contro l’apnea notturna a marchio Philips contenevano una schiuma fonoassorbente con potenziali tossici e cancerogeni, in alcuni casi usati persino su pazienti Covid-19, comportando gravi rischi per la salute dei pazienti che se ne avvalgono per la cura dei disturbi del sonno e di diverse patologie delle vie respiratorie.

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—- contenuti 5 Febbraio 2024 —-

Azione collettiva contro Solvay per i Pfas. Per toccarla nel portafoglio

Guardando questo video di Rai3 qualcuno potrebbe immaginare che sia stato girato quindici anni fa quando denunciai anche in magistratura che i Pfas della Solvay di Spinetta Marengo, tramite scarichi in aria-suolo-acqua, si accumulavano indistruttibili nelle falde acquifere e nel sangue dei lavoratori e dei cittadini di Alessandria.

Invece, nel 2024, si ascolta nel video un dirigente della Sanità del Piemonte affermare “quando sapremo se ci sono Pfas nel sangue, saranno prese delle misure di sanità pubblica”, anzi avanza già il dubbio che “le malattie non siano state contratte a Spinetta Marengo ma in altre sedi di lavoro”. Sembra uno che, malgrado l’età, negli ultimi 20 anni non abbia mai sentito parlare del polo chimico spinettese, dei Pfas e degli altri 20 inquinanti tossici cancerogeni, né delle indagini ambientali Arpa, delle almeno nove indagini epidemiologiche (l’ultima, del 2019, è citata dall’ex assessore), né dell’indagine dell’Università di Liegi, delle ispezioni ONU e del Parlamento, né dei miei 20 esposti, del processo penale fino alla Cassazione, del caso Miteni, né dell’allarme Pfas nelle Nazioni mondiali e nelle Regioni italiane, della sterminata letteratura scientifica, dell’espandersi della divulgazione giornalistica… ormai finanche su Topolino.

O lo è, oppure lo fa. Lo fa, lo fa, perché già mette le mani avanti: è tutto da dimostrare che “le malattie siano state contratte a Spinetta Marengo oppure in altre sedi di lavoro”. Mica vogliamo incolpare Solvay. Lo fa, lo fa. È da venti anni che la Regione Piemonte, subalterna con i sindaci alla multinazionale belga, si oppone alla nostra richiesta di monitoraggio ematico di massa della popolazione alessandrina, onde evitare l’esibizione di un gigantesco delitto sanitario: la prova regina, “la pistola fumante” che costringerebbe Solvay a quella fermata delle produzioni incriminate che spettava al sindaco quale massima autorità sanitaria locale. L’avvio, obtorto collo, di un mini monitoraggio del sangue – un centinaio di persone discoste dall’epicentro urbano inquinato – è un altro lento espediente: “rallenty” utile alla giunta regionale per bypassare la scadenza elettorale ma soprattutto che serve strategicamente alla Solvay per prendere tempo per tirare a campare… e far tirare le cuoia alla gente (clicca qui).

Nella strategia a medio termine di Solvay ci sono una simulata fuoriuscita dai Pfas e alcuni snodi di carattere giuridico. Uno è il nuovo processo penale in coda alla sentenza di Cassazione, che prende avvio dal GUP il 4 marzo prossimo. L’altro è la partenza di cause civili e azioni collettive, anche inibitorie, con l’assistenza di un pool di legali di Alessandria e Torino. Queste azioni stanno dimostrando un’efficacia sottovalutata in passato. Infatti, quando si trattava di reati ambientali e sanitari, gli avvocati in Italia non andavano oltre le cause in sede penale (peraltro con deboli benefici per l’ambiente), a differenza di altri Paesi, soprattutto degli Stati Uniti dove il fenomeno delle “class actions” costituisce uno dei punti fondamentali del sistema processuale perché fornisce valide forme di tutela alle varie situazioni a rilevanza sovra individuale.

Alle azioni collettive, alla class action, sollecitava il procuratore generale della Suprema Corte di Cassazione: «Mi auguro che seguano centinaia, migliaia di cause civili per toccare questa gente nel portafoglio”.

Schiume di Pfas nelle acque

Queste immagini (clicca il video) sono uguali a quelle che ho denunciato negli anni ’90 per gli scarichi del polo chimico di Spinetta Marengo nel fiume Bormida, affluente del Tanaro, a sua volta del Po, fino all’Adriatico.

La schiuma è acido solfonico, perfluoroottansolfonico base di perfluoroottansolfonato, ovvero Pfos, il tipo di Pfas che è stato da poco tempo messo al bando in parte del mondo, e che nel 2023 ad Alessandria i cittadini, come me, se lo sono ritrovato nel sangue dall’indagine svolta dall’Università di Liegi, e che chiedono i danni alla Solvay.

Dal Brasile, queste immagini attuali si riferiscono ad un camion che si è schiantato in un burrone, a Serra Dona Francisca, e ha finito per scaricare litri di acido solfonico in un ruscello, il Rio Seco, che sfocia nel fiume Cubatão, le cui acque riforniscono 34 quartieri del comune di Joinville, 600mila abitanti privati di acqua potabile. Lo stesso tipo di schiuma, è stato ritrovato anche nei mari.

I parlamentari italiani hanno paura di sottoporsi ai test ematici per i Pfas

Non è limitato alle aree altamente inquinate, bensì tutti i cittadini europei sono esposti ad un inquinamento chimico e di salute pubblica allarmante: i PFAS sono una minaccia invisibile che si infiltra nel cibo che mangiamo, nell’acqua che beviamo e persino nelle nostre case attraverso i prodotti di uso quotidiano. Tant’è che nell’ambito della campagna Toxic Free Future (TFF), guidata dall’EEB European Environmental Bureau e con la partecipazione di 9 organizzazioni no-profit nazionali, 16 politici di Repubblica Ceca, Spagna e Belgio sono stati sottoposti al test del livello ematico di PFAS e sono risultati positivi (tra 3,24 e 24,66 µg/L), evidenziando ulteriormente la natura diffusa di questo problema urgente ormai documentato da scandali in tutta l’Ue: Piemonte, Veneto, Francia, Fiandre, Vallonia, Belgio, ecc dove le Vittime hanno avviato battaglie legali risarcitorie. Iniziative simili di analisi del sangue sono in corso in Germania, Paesi Bassi, Francia e Grecia. I parlamentari italiani, invece, hanno paura di sottoporsi ai test ematici.

Cinque Stati membri hanno proposto il divieto dei PFAS nel gennaio 2023, ma settori industriali, guidati da Solvay, stanno esercitando pressioni aggressive sui governi, in particolare su quello italiano dove giace il disegno di legge (Crucioli) per il bando.

EEB (al quale aderisce anche Legambiente) e Wemove, hanno lanciato una petizione per chiedere ai politici una “Europa libera dalle sostanze tossiche adesso!” e garantire la messa al bando rapida, riformando l’obsoleta legge Ue sul controllo delle sostanze chimiche, REACH (Regolamento per la registrazione, la valutazione, l’autorizzazione e la restrizione delle sostanze chimiche). La petizione ha raggiunto più di 57.000 firme in meno di una settimana.

La Presidenza belga del Consiglio dell’Ue ha dato priorità all’inquinamento chimico e ai PFAS nella sua agenda politica e il primo febbraio ospiterà ad Anversa la conferenza “Tackling PFAS Pollution“.

Pfas ancora più letali cotti che crudi

Basta bollire gli alimenti per eliminare i Pfas? Tutt’altro. Nel cibo cotto i Pfas sono presenti in misure decine di volte superiori a quanto avviene nello stesso alimento crudo. A dimostrarlo è uno studio condotto dall’Istituto di ricerca sulle acque del Cnr, principale ente pubblico di ricerca italiano. I ricercatori hanno prelevato acqua dalla falda inquinata tramite il pozzo di un’abitazione della zona rossa del vicentino. Con l’acqua prelevata sono stati lessati pasta, riso, carote, patate e carne di manzo. Tutto questo analizzando acqua e cibi prima e dopo la cottura. Ebbene la concentrazione di Pfas nell’acqua aumenta al crescere del tempo di ebollizione, invece di calare come molti credevano, e gli inquinanti, con la cottura, passano negli alimenti. In proporzione più alta per pasta e riso, che assorbono più acqua. Secondo Greenpeace Italia «per tutelare la collettività non basta erogare alla popolazione acqua pulita, è necessario il divieto dell’uso e della produzione dei perfluorati sull’intero territorio nazionale».

I Pfas nei cosmetici

“Sostanze eterne”, accumulabili e praticamente indistruttibili, tossiche e cancerogene, interferenti sul sistema immunitario degli esseri umani e degli animali, presenti in una vasta gamma di oggetti di uso comune, dalle padelle in Teflon alle scatole per la pizza, alle schiume antincendio, i Pfas vengono perfino aggiunti ai cosmetici, come schiuma da barba e rossetto, per levigare la pelle o per rendere questi prodotti più durevoli, spalmabili e resistenti all’acqua. L’aggiunta di Pfas nei cosmetici è già vietata in California e Nuova Zelanda.

Falsa l’accusa di genocidio?

La Corte Internazionale di Giustizia ha ordinato a Israele di adottare sei misure provvisorie per prevenire atti di genocidio. La sentenza è stata respinta dai leader israeliani.

Il Primo Ministro Benjamin Netanyahu, dipingendo la decisione di non chiedere un cessate il fuoco come una vittoria per Israele, ha dichiarato:Come ogni Paese, Israele ha il diritto intrinseco di difendersi. Il vile tentativo di negare a Israele questo diritto fondamentale è una palese discriminazione contro lo Stato ebraico, ed è stato giustamente respinto”. L’accusa di genocidio rivolta a Israele non è solo falsa, è oltraggiosa e le persone perbene dovrebbero respingerla ovunque”.La decisione del tribunale antisemita dell’Aia dimostra ciò che già si sapeva: questo tribunale non cerca la giustizia, ma piuttosto la persecuzione del popolo ebraico”, ha dichiarato il Ministro della Sicurezza Nazionale Itamar Ben-Gvir.Hanno taciuto durante l’Olocausto e oggi continuano l’ipocrisia e fanno un ulteriore passo avanti”. “Le decisioni che mettono in pericolo l’esistenza dello Stato di Israele non devono essere ascoltate”, ha aggiunto Ben-Gvir. “Dobbiamo continuare a sconfiggere il nemico fino alla vittoria completa”.

Il ministro della Difesa israeliano Yoav Gallant aveva dichiarato il 7 ottobre: “Stiamo combattendo contro animali umani. Questa è l’ISIS di Gaza”. “Questo è ciò contro cui stiamo combattendo… Gaza non tornerà com’era prima. Non ci sarà più Hamas. Elimineremo tutto. Se non ci vorrà un giorno, ci vorrà una settimana, ci vorranno settimane o addirittura mesi, arriveremo dappertutto”. Il presidente israeliano Isaac Herzog aveva dichiarato: “Non è vera questa retorica sui civili non consapevoli, non coinvolti. Non è assolutamente vera. Avrebbero potuto sollevarsi. Avrebbero potuto combattere contro quel regime malvagio che ha preso il controllo di Gaza con un colpo di Stato. Ma siamo in guerra. Siamo in guerra. Stiamo difendendo le nostre case. Stiamo proteggendo le nostre case. Questa è la verità. E, quando una nazione protegge la propria casa, combatte. E noi combatteremo fino a spezzare la loro spina dorsale”. Clicca qui.

XXVII congresso nazionale del Movimento Nonviolento

Il titolo del Congresso “Obiezione alla guerra, oggi! Priorità della nonviolenza”, a Roma, dal 23 al 25 febbraio. Al Congresso parteciperanno anche i rappresentanti delle Reti di cui il Movimento Nonviolento fa parte (Rete italiana Pace e Disarmo, Conferenza nazionale Enti di Servizio Civile, Beoc-Ufficio Europeo Obiezione di Coscienza, War Resisters International, ecc.), delle Campagne “Obiezione alla guerra”, “Un’altra difesa è possibile”, “La via Maestra per la Costituzione”, e delle Associazioni con cui collabora (da Un Ponte per ad Archivio Disarmo, da Cgil a Fondazione Langer, da Acli a Fondazione Capitini, ecc). Sabato: dibattito pubblico “Elezioni Europee e l’aggiunta nonviolenta”. Partecipazione attiva alla giornata di mobilitazione nazionale del 24 febbraio “Fermiamo la criminale follia della guerra” lanciata da Europe for Peace e AssisiPaceGiusta.

Il parlamento italiano non rifiuta il nucleare

Il TPAN – Trattato per la proibizione delle armi nucleari è stato adottato nel 2017 in una Conferenza ONU anche grazie alla pressione dal basso di una rete internazionale comprendente oltre 500 organizzazioni pacifiste, insignita per questo contributo di un Premio Nobel per la pace. È entrato in vigore il 22 gennaio del 2021, è valido solo per chi lo ratifica. Le ratifiche espresse dai vari paesi sono al momento pari a 69. L’Italia non l’ha mai ratificato e conferma il suo ruolo di subalterno rispetto alle potenze militari globali. Clicca qui.

Come il cambiamento climatico influisce sulla vita marina

Il triplice impatto del cambiamento climatico sui mari – riscaldamento delle acque, acidificazione e diminuzione dei livelli di ossigeno – è una minaccia importante e crescente per gli ecosistemi marini europei. Un briefing dell’Agenzia europea dell’ambiente (EEA) esamina le principali minacce ai mari europei e indica azioni chiave per migliorare la situazione. Clicca qui.

Nessuna barriera polmonare per il PM2,5

ll Centro di Ricerche Comuni Europeo (JRC) ha pubblicato l’Urban PM2.5 Atlas, Air Quality in European Cities. Molte città europee soffrono ancora di scarsa qualità dell’aria e superano i valori indicati dalle linee guida sulla qualità dell’aria dell’OMS del 2021 e gli standard di qualità dell’aria dell’UE. Questo è il caso in particolare del particolato fine (PM2.5), inquinante atmosferico particolarmente impattante sulla salute. Clicca qui.

No alla nuova pista da bob di Cortina

Rispondendo alle contestazioni delle otto principali Associazioni di protezione ambientale (CAI, Federazione Pro Natura, Italia Nostra, Legambiente, Lipu, Mountain Wilderness, Touring Club Italiano, WWF Italia), anche il CIO, Comitato Olimpico Internazionale. ribadisce la contrarietà alla pista. Clicca qui.

Erosione costiera a Fiumicino con i due nuovi porti

I promotori del nuovo porto per navi da crociera da realizzare a Fiumicino-Isola Sacra, alla foce del Tevere, affermano che i loro interventi produrrebbero effetti positivi sull’erosione legata alla progressiva riduzione dei sedimenti che arrivano al mare. Ma già il molo del porticciolo esistente presso il Vecchio Faro costituisce un significativo ostacolo, e così la mega struttura del Porto Turistico-Crocieristico di Isola Sacra andrebbe ad azzerare completamente la dinamica naturale alla foce del Tevere, con conseguenze deleterie su tutto il litorale di Fiumicino. Clicca qui.

Tera e Aqua di febbraio-marzo 2024

Se clicchi qui ti appare TERA e AQUA di febbraio-marzo 2024 con: Emergenze globali, che fare? Chi vorrei eletto/a al Parlamento Europeo, Pista da bob a Cortina. “Piantiamola”: 8100 piante in 6 ettari in 5 anni. Don Ciotti: Attenzione alle speculazioni e alle mafie in montagna. Lettera di Elena Cecchettin: Mostri? No, figli del patriarcato. Rischio subsidenza. Contro le trivelle in Alto Adriatico Manifestazione a Adria (RO). Pericolo grandine. Nessuno si muove. P. Marghera. La follia di un nuovo inceneritore di fanghi (al Pfas).Convegno a Mestre: Quali alternative. Poesie, presentazioni del libro di Gaia “Nonviolenza per la terra“, libro gratis dei consumatori Icu “Esperienze di scienza dei cittadini”.

“Ultima Generazione”: ecovandali noi?

Risponde, in questa intervista di Laura Tussi, un attivista del movimento di azione nonviolenta e protesta, che illustra quali sono le loro azioni più eclatanti e importanti, e per quale motivo si sono costituiti, e da dove nasce la loro azione e presa di coscienza, infine i prossimi obiettivi. Pesante il giudizio sul mondo politico: sull’ambiente il governo vuole mantenere uno status quo che fa comodo a molti”. Clicca qui.

La transizione verso le rinnovabili, partendo dal basso

Lunedì 12 febbraio alle ore 21, webinar a partecipazione gratuita organizzato da Terra Nuova, dal titolo “Rinnovabili sì e per tutti!”. Clicca qui.

Follia etica ed ecologica

È iniziato il processo per il crac della Mossi Ghisolfi di Tortona. Il fallimento giudiziario è stato dichiarato nel 2019. Noi, nel 2007, lo dichiarammo fallimento imprenditoriale: ci opponemmo cioè con le lotte all’insediamento a Rivalta Scrivia di un maxi impianto a biomasse. Ci opponemmo per la ragione prima e assoluta che bruciare biomasse – il mais – per produrre etanolo sarebbe stato un delitto contro l’ambiente e la popolazione, crimine etico: coltivare alimenti per bruciarli, delitto che non stava in piedi neppure dal punto di vista economico. Scacciato da Rivalta, ma appoggiato dai politici, Guido Ghisolfi fu accolto a Crescentino, nel vercellese, con il suo folle progetto della bioraffineria: “il più grande progetto del mondo per la produzione di agro combustibili”. Un fallimento culminato con il suo suicidio. La storia della speculazione è stata raccontata da Lino Balza nel libro “Quelli delle cause vinte” (clicca qui).

Rammentiamo che le votazioni del PREMIO ATTILA 2023 si concluderanno il 14 febbraio. Basta inviare l’espressione di voto all’indirizzo rete.ambientalista@gmail.com oppure whatsapp 347 018 26 79, eventualmente accompagnato dalle motivazioni.

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—- contenuti 31 Gennaio 2024 —-

Vergogna Europa! La sterilizzazione forzata delle donne disabili: è reato!

Parla apertamente di “vergogna!” (“Shame!”), il Forum Europeo sulla Disabilità, nell’apprendere che a livello di Consiglio i Paesi dell’Unione Europea hanno rifiutato di includere il reato… Clicca sul titolo.

Storia di violenza fisica, verbale ed economica su una donna con disabilità

Elena è una giovane con epilessia e sindrome di Sjögren della quale i media si sono occupati principalmente perché è stata aggredita a calci e pugni dall’ex datore di lavoro, cui chiedeva la liquidazione dell’ultimo stipendio… Clicca sul titolo.

La storia si ripete

Fu lo sterminio di centinaia di migliaia di persone con disabilità durante il regime nazista e la seconda guerra mondiale. E anche nei tempi presenti continuiamo a registrare situazioni di discriminazione o parole d’odio nei confronti delle persone con disabilità, senza contare gli stigmi e i pregiudizi ancora presenti. (continua…)

Il rischio di sprofondare nuovamente nell’odio

Vittime dell’Olocausto: ebrei, dissidenti politici, minoranze etniche e omosessuali e persone con disabilità, considerate, queste ultime come “vite indegne di essere vissute”, da non tenere in considerazione ma da eliminare, attraverso il tristemente noto Aktion T4, programma attuato dai nazisti che ha sterminato circa 300.000 persone con disabilità, bambini compresi, soprattutto quelle con disturbi mentali, malattie genetiche o malformazioni. Purtroppo ci circondano ancora oggi pregiudizi, stereotipi, segregazione, violenza, maltrattamenti, discriminazioni, e negazioni di diritti. (continua…)

Non c’è spazio nella memoria per tutti i genocidi

La pianificazione di sterminio nazi-fascista prevedeva l’individuazione esatta della vittima con apposito marchio: gli ebrei dovevano portare la stella gialla, i politici un triangolo rosso, gli omosessuali quello rosa, gli “anti-sociali” e le lesbiche quello nero, gli zingari quello marrone, i testimoni di Geova quello viola e infine gli immigrati quello blu. Oggi degli ebrei ricordiamo tutto, degli altri disgraziati e degli altri genocidi avvenuti nel mondo ad opera di altri nazifascisti consapevoli o a loro insaputa, non si fa neppure cenno. Anche la  Shoah (sterminio del popolo ebraico) rischia di subire un graduale processo di rimozione paradossalmente favorito dallo stesso Stato ebraico d’Israele. Clicca qui.

Lo Stato di Israele fermi il genocidio

Ecco cosa la Corte Internazionale di Giustizia ha ordinato a Israele. (clicca qui)

L’Italia deve dire basta! E deve riconoscere lo Stato di Palestina. (clicca qui)

Fermate le guerre

Nessun uomo è un’isola, ogni campana di morte suona per ognuno. Eppure c’è chi davanti alla colpa altrui, o alla propria, volge le spalle, così da non vederla e non sentirsene toccato. Primo Levi. Clicca qui

Naomi Klein: “Boicottaggio, disinvestimento e sanzioni per fermare i crimini di guerra di Israele”

Naomi Klein: È ora. Tempo passato. La migliore strategia per porre fine all’occupazione sempre più sanguinosa è che Israele diventi il bersaglio del tipo di movimento globale che ha messo fine all’apartheid in Sudafrica. Nel luglio 2005 un’enorme coalizione di gruppi palestinesi ha pianificato di fare proprio questo. Hanno invitato “le persone di coscienza di tutto il mondo a imporre ampi boicottaggi e attuare iniziative di disinvestimento contro Israele simili a quelle applicate al Sudafrica nell’era dell’apartheid”. È nata la campagna Boicottaggio, disinvestimento e sanzioni (BDS). BDS    Continua sul Guardian

La memoria di Guido Rossa

45esimo anniversario dell’uccisione di Guido Rossa, la diretta di Good Morning Genova. Clicca sul titolo per vedere il video.

Il fascismo è in crescita?

Lo è secondo l’analisi di Boaventura de Sousa Santos, Accademico portoghese. Colpa della democrazia? Colpa della sinistra? Clicca qui.

Vaccinazioni antiCovid e incremento dei tumori infantili

I vaccinati si ammalano a più riprese di COVID e di altre patologie infettive e probabilmente potrebbero più facilmente sviluppare forme tumorali… Clicca sul titolo.

Effetti ambientali e sanitari realizzando forni crematori in aree urbane

Un approfondimento scientifico di ISDE, l’associazione italiana dei medici per l’ambiente. Clicca qui.

Giustiziato con l’azoto. Un passo indietro per l’umanità

Malgrado tutti gli appelli, Kenneth Smith è stato soffocato con l’azoto in Alabama.

Clicca sul titolo.

Il sindaco di Trino: lasciate che le scorie vengano a me

Manifestazione antinucleare non violenta contro il primo cittadino. Clicca sul titolo.

Tav sotto Firenze

Una storia di soldi, fango e trivelle. Clicca qui.

Monsanto risarcisce 2,25 miliardi di dollari ad una vittima del glifosato

Cancerogeno secondo l’OMS. Clicca sul titolo.

Tra i fanghi anche i Pfas

Tra le 190mila tonnellate/anno da bruciare nel maxi inceneritore a Venezia. Clicca sul titolo.

Pfas. Guardate assolutamente questo video

Se non avete avuto la pazienza almeno in questi oltre 20 anni di leggere gli oltre 800 articoli sul sito www.rete-ambientalista.it, o le oltre 600 pagine del dossier “Pfas. Basta!”, ovvero libri come “Ambiente Delitto Perfetto”, oppure se vi siete risparmiati le mie presenze in assemblee e interviste e in ogni dove (ad esempio Il J’Accuse di Lino Balza sul caso Solvay di Spinetta Marengo ), insomma, se solo vi ha sfiorato questa pionieristica e ora finalmente nazionale campagna per la messa al bando dei Pfas, e ora volete un approccio veloce ma  esauriente  a questa tematica che tocca la salute di tutti – fin dalla placenta della mamma – guardate assolutamente sul sito il video dal titolo

“Cosa sono i PFAS? Abbiamo il corpo pieno di inquinanti eterni? Come evitarli?

Arcinoti i reati di inquinamento della Solvay

Per identico scarico di Pfas, in Usa gli inquinatori hanno dovuto pagare 1,18 miliardi di dollari: identico a quello della Solvay in Bormida, da me denunciato nel 2009 e nel 2010 anche con videointervista, ripresa più volte in convegni, come questo del 2019: clicca qui. Sarà anche questa una testimonianza al prossimo processo.

Nell’esposto alla Procura segnaliamo che “Solvay sostiene di aver cessato il Pfas cancerogeno PFOA nel 2013, mentre ad oggi continua a scaricarlo in aria e acqua, tant’è che nel febbraio 2020, l’IRSA, l’istituto di ricerca sull’acqua, preleva campioni nel punto di scarico delle acque reflue industriali nel fiume Bormida, e misura le concentrazioni di PFOA, peraltro di 2938 µg/l, 29 volte al di sopra della soglia fissata dalla Regione Piemonte 0,10 µg /l (in USA il limite di legge delle acque potabili è 0,016 µg /l.)

Tant’è che nel marzo 2020, una campagna di monitoraggio dell’aria condotta dall’ARPA ha mostrato che il PFOA è stato trovato anche nella ricaduta atmosferica degli impianti. Tant’è che il 17 marzo 2022 una scienziata (che lavora per il Centro Nazionale Ricerche CNR e per l’Istituto di Ricerca sull’Acqua IRSA) misura che il PFOA è ancora presente nel suo campione (0,1902 µg /l), mescolato con i nuovi (in realtà utilizzati da ameno 15 anni) cancerogeni Pfas ADV e C6O4.

Infatti, ancor prima di aver smesso (o finto) di utilizzare il PFOA, Solvay aveva introdotto l’ADV nella sua produzione già alla fine degli anni ’90, vedi il nostro esposto del 2009, e già nel 2006 i sospetti di tossicità erano confermati nel fegato dei topi di laboratorio, ma la multinazionale attenderà fino al 2011 prima di comunicare questi studi secretati all’EPA americana, mentre sta usando ADV anche in Italia. Ma c’è di peggio in fatto di dolo. Nel 2019 Solvay fornirà all’EPA un documento che dimostra che l’ADV è entrato nel sangue dei suoi lavoratori in due diverse fabbriche per più di 10 anni. La multinazionale ha smesso di usarlo nel luglio 2021 nella sua struttura di West Deptford, mentre l’ADV è ancora utilizzato da Solvay in Italia a Spinetta Marengo! E viaggia in acqua e aria (ma Solvay promette zero dal 2026).

Oltre che per la Procura, i reati sono pubblicati anche su numerosi giornali, esempio clicca qui.

Non si tutela l’ambiente se non si tutelano le vittime

Ferdinando Lignola, procuratore generale della Suprema Corte di Cassazione, nella sua requisitoria del 2019 ha parole durissime contro i dirigenti Solvay e invita i nostri avvocati dell’accusa a muoversi: «Mi auguro che seguano centinaia, migliaia di cause civili per toccare questa gente nel portafoglio”.

Sì, perché l’irrisolto drammatico problema è che in sede penale le Vittime, le persone fisiche, decedute e ammalate, non sono risarcite per i danni subiti. Ecco perché si parla di cause civili, class action, azioni inibitorie.

Quando si tratta di reati ambientali e sanitari, gli avvocati in Italia non vanno oltre le cause in sede penale (peraltro con deboli benefici per l’ambiente). Non così è in altri Paesi, soprattutto negli Stati Uniti dove il fenomeno delle “class actions” costituisce uno dei punti fondamentali del sistema processuale perché fornisce efficaci forme di tutela alle varie situazioni a rilevanza sovra individuale. Negli Usa, nel corso di circa due secoli di vita le class actions hanno avuto un successo straordinario. Lo conferma, ad esempio, la recente (seconda) condanna al Gruppo Monsanto, filiale del colosso tedesco Bayer, a risarcire 857 milioni di dollari di danni a studenti e genitori volontari di una scuola esposta ai policlorobifenili (pcb), i cosiddetti inquinanti ‘eterni’ tipo PFAS.

Lo conferma ancora pochi mesi fa l’accordo che in Michigan le società DuPont, Chemours e Corteva hanno raggiunto di pagare 1,18 miliardi di dollari attraverso un fondo che istituiranno, in modo da risolvere le denunce di inquinamento da Pfas in molti sistemi di acqua potabile degli Stati Uniti. Analogamente avverrà per la città di Stuart, in Florida. La città è una delle circa 300 comunità negli Stati Uniti che dal 2018 hanno intentato cause equivalenti contro le aziende che producevano schiuma antincendio o il PFAS contenuto nella schiuma. I casi sono pendenti presso il tribunale distrettuale degli Stati Uniti a Charleston, nella Carolina del Sud. In una dichiarazione, gli studi legali che rappresentano i querelanti hanno affermato: “Questo accordo rappresenta il primo di molti passi per iniziare a riparare i danni della contaminazione da PFAS nelle forniture di acqua potabile in America”.

A sua volta, 3M recentemente ha raggiunto un accordo da 10,3 miliardi di dollari (9,4 miliardi di euro) per pagare i test e la bonifica delle sostanze chimiche dalle forniture di acqua negli Stati Uniti, senza ammettere la responsabilità. Ora, in Inghilterra è alle prese un’azione legale collettiva risarcitoria a causa dei Pfas nell’isola di Jersey sul Canale della Manica. Non solo, in Belgio la 3M ha concordato con il governo fiammingo un programma da 571 milioni di euro di risarcimenti a favore dei residenti di Zwijndrecht, alle porte di Anversa.

Sul suolo americano, la stessa Solvay doveva affrontare 25 cause legali. Si riferiscono tutte all’uso di PFAS. Il tribunale ha emesso un’ordinanza che permette di intentare un’azione collettiva per milioni di persone il cui sangue contiene PFAS. Al punto che il 20 giugno 2022, Solvay ha annunciato con grande clamore la sua intenzione di eliminare gradualmente l’uso di PFAS a livello globale entro il 2026. Decisione fasulla per Spinetta, abbiamo già drasticamente commentato: senza il Disegno di legge Crucioli che mette al bando i Pfas in Italia, la strategia della Solvay è per la resistenza ad oltranza.

Dunque, fatta salva la strada delle cause risarcitorie individuali, nei confronti di Solvay altre vie sono la class action e l’azione inibitoria.

L’azione di classe (class action) è esperibile collettivamente da tutti coloro, persone e organizzazioni/associazioni, che avanzino pretese risarcitorie in relazione alla lesione di diritti individuali omogenei.

È inoltre prevista la possibilità, per chiunque vi abbia interesse, di esperire, accanto alla class action, un’azione inibitoria collettiva nei confronti di chi pone in essere condotte pregiudizievoli per una pluralità di individui o enti, ovvero al fine di ottenere una pronuncia del giudice che ordini alla Solvay la cessazione o il divieto di reiterare una condotta commissiva o omissiva realizzata nello svolgimento delle attività.

Per i Pfas, senza scampo anche l’Inghilterra

I residenti di Jersey saranno i primi nelle isole britanniche ad avviare un’azione legale collettiva risarcitoria a causa dei Pfas che nell’isola del Canale della Manica per decenni “sono penetrati nel nostro sangue, nel latte materno e in tutta l’acqua piovana: denunciano esasperati gli abitanti, colpiti anche da varie forme di tumore.

All’inizio degli anni ’90, la schiuma antincendio, a base di Pfas, utilizzata sul campo di addestramento dell’aeroporto, era fuoriuscita nell’area circostante e nei pozzi d’acqua. Nel 1993, confermata la presenza della schiuma nell’acqua potabile, con ritardo il governo di Jersey ne ha interrotto l’uso.

Nel 2005 il governo dell’isola ha firmato un accordo riservato con 3M, il produttore della schiuma, per ottenere 2,6 milioni di sterline (circa 3 milioni di euro) per la bonifica. Secondo i termini dell’accordo, il governo ha promesso di non perseguire alcuna azione legale contro l’azienda. Fatto ancora più grave, l’esecutivo locale si impegnava anche a sostenere l’azienda nel caso in cui un cittadino avesse intrapreso un’azione legale. L’accordo è stato tenuto segreto al pubblico fino a quando un giornalista locale ha ottenuto una copia trapelata dell’accordo e ha reso pubblica la storia nel 2021, suscitando una nuova ondata di indignazione.

Nel 2022, il governo di Jersey ha condotto un programma per analizzare il sangue delle persone che vivono nei pressi dell’aeroporto alla ricerca di PFAS. Degli 88 isolani analizzati, il 70% ha riscontrato livelli di soglia più elevati di composti di Pfas. Di qui l’azione di risarcimento finanziario alla 3M. Recentemente la 3M ha raggiunto un accordo da 10,3 miliardi di dollari (9,4 miliardi di euro) per pagare i test e la bonifica delle sostanze chimiche dalle forniture di acqua negli Stati Uniti, senza ammettere la responsabilità.

La cittadina belga invasa dai Pfas

A Zwijndrecht, alle porte di Anversa, in Belgio, aria e acqua sono contaminate dai Pfas della 3M. Ventimila abitanti sono in costante stato d’allerta: “Ci viene chiesto, per esempio, di non lavorare la terra a mani nude. Mia moglie e altre persone lo fanno con i guanti. Ci viene chiesto di fare attenzione ai bambini: non devono giocare troppo nell’erba o arrampicarsi sugli alberi. Alcune persone che hanno un giardino non ci vanno più. Non escono del tutto di casa. C’è chi ha avuto un esaurimento, chi ha parlato perfino di suicidio. Finora nessuno si è tolto la vita, ma c’è molta paura in giro. La concentrazione nel sangue delle persone di Zwijndrecht è la più alta che gli scienziati abbiano mai visto in un essere umano”

La 3M spiega “che si adopererà per smettere di utilizzare PFAS per l’intera linea di prodotti entro la fine del 2025“, ma che comunque ritiene di aver agito in modo responsabile e di continuare a farlo tutt’ora. Intanto ha concordato lo scorso anno con il governo fiammingo un programma da 571 milioni di euro a favore dei residenti locali.

I sindacati a tutela dei dipendenti e dei pensionati della Solvay

Amarcord il sindacato

Non pare certo che ad Alessandria i sindacati in rappresentanza dei lavoratori si costituiranno parte offesa nell’imminente procedimento penale contro Solvay di Spinetta Marengo. Neppure è probabile che avviino in sede civile cause per il risarcimento dei danni ai dipendenti e ai pensionati, come invece ha fatto la CGIL a Vicenza nei confronti della Miteni di Trissino. Anzi, non risulta che, quanto meno, abbiano aperto un contenzioso nei confronti dell’Inail.

Eppure, per la prima volta in Italia, l’Inail ha accolto la richiesta di riconoscimento di malattia professionale per 19 lavoratori della Miteni, che operavano a stretto contatto con i Pfas. Il bio-accumulo di Pfas nel sangue dei lavoratori ha determinato un danno riconosciuto del 2%, che non dà diritto a risarcimenti, ma che stabilisce un precedente importante riconoscendo il rischio e la nocività della presenza delle sostanze derivate dal fluoro nell’organismo, potenziali causa di patologie correlate.

Eppure non abbiamo registrato una presa di posizione dei sindacati all’invito di partecipare con Associazioni e Comitati alle azioni verso Solvay a tutela della salute e dei diritti dei lavoratori e dei cittadini. Attendiamo replica fattuale (Cisl e Uil non avevano mai risposto in precedenza) alla lettera (PEC 20/4/23) al segretario della Camera del lavoro di Alessandria, che qui riproduciamo.

Lo scontro tra professori al processo Solvay

Appena espletata l’udienza del Gup, in Corte di Assise di Alessandria, di fronte abbiamo il professor Philippe Grandjean, considerato uno dei massimi esperti di Pfas a livello mondiale di sostanze perfluoroalchiliche e consulente delle parti civili al processo di Vicenza contro Miteni, e il professor Enrico Pira, arruolato consulente permanente a difesa dei maggiori gruppi industriali italiani imputati di inquinamento.

La conclusione della corposa relazione di Grandjean per Alessandria non può che ricalcare quella depositata a Vicenza: “Esiste una documentazione sostanziale che dimostra una chiara associazione tra esposizione a Pfas ed effetti avversi sulla salute umana nella popolazione generale, soprattutto a livelli elevati come quelli osservati nella zona”. Pira: “Tra le diverse agenzie internazionali che si occupano di salute umana ci sono discrasie nelle conclusioni”. Grandjean: “ Ribadisco: il Pfoa è tossico quanto la diossina che è il composto più tossico realizzato dall’uomo”. Danni al sistema immunitario, tossicità epatica, anomalie riproduttive, disturbi endocrini e anomalie metaboliche, malattie cardiovascolari e aumento del rischio di alcuni tumori e aumento della mortalità: sono le patologie indicate nella relazione di Grandjéan e associate alle esposizioni di Pfas. Pira: “Documenti di Efsa e agenzie Usa in merito al rapporto esposizione Pfas e conseguenze sulla salute e su vari temi sono arrivate a conclusioni interlocutorie, scarse certezze, prove insufficienti o bisogno di ulteriori approfondimenti”. Grandjean: “ Che vi siano ulteriori approfondimenti non vi è dubbio. Ad alcuni lavori ho partecipato anch’io, come ne sono attesi ulteriori per il passare del tempo, ma confermo nella sua interezza la mia relazione”.

La perentorietà di Grandjean deriva dal fatto che per oltre trent’anni è stato consulente in tossicologia per il Ministero della Salute danese, ha fatto parte anche del Comitato scientifico dell’Agenzia Europea per l’ambiente e del gruppo di esperti sui contaminanti dell’Agenzia Europea per la sicurezza alimentare. A tagliare la testa al toro, Grandjean mostra a Pira le conclusioni definitive dell’Agenzia internazionale per la ricerca sul cancro (IARC) altrettanto perentorie e definitive: “Il Pfoa è sicuramente cancerogeno per l’uomo e tossico per l’ambiente”. Ora a Pira resta da dimostrare che i fratelli del Pfoa, ADV e C6O4 brevetto esclusivo della Solvay di Spinetta Marengo, sparsi col Pfoa nei Comuni di Alessandria e limitrofi, non sono tossici e cancerogeni (come sostenuto per decenni a favore dello stesso Pfoa).

I costi sociali dei Pfas

Le sostanze chimiche nocive presenti nella plastica, tra cui proprio i Pfas, contribuiscono al cancro, al diabete e ad altre malattie endocrine, disturbi riproduttivi, disturbi neurologici dei feti e dei bambini in via di sviluppo e morte: secondo anche il nuovo studioChemicals Used in Plastic Materials: An Estimate of the Attributable Disease Burden and Costs in the United States” pubblicato sul Journal of the Endocrine Society da un team di ricercatori guidato da Leonardo Trasande della Grossman School of Medicine e della Wagner Graduate School of Public Service di New York. L’Endocrine Society conta più di 18.000 membri, tra cui scienziati, medici, educatori, infermieri e studenti in 122 Paesi.

Secondo i ricercatori “Esse rappresentano una seria minaccia per la salute pubblica e nel 2018 sono costati agli Stati Uniti circa 250 miliardi di dollari in maggiori costi sanitari: la maggior parte derivava dall’esposizione agli ftalati e ai Pfas”. L’unica prevenzione è eliminare queste sostanze.

Pfas motori di crescita del cancro al colon

La progressione del cancro è confermata dallo studio pubblicato sulla rivista scientifica Environmental Science & Technology da un team di epidemiologi dell’Università di Yale, che ha esposto cellule di cancro al colon a livelli di PFAS comparabili a quelli presenti nel sangue dei vigili del fuoco (a rischio per la frequente esposizione ai ritardanti di fiamma). I Pfas hanno indotto le cellule cancerose a migrare in nuove posizioni, una caratteristica tipica delle cellule responsabili di metastasi.

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—- contenuti 23 Gennaio 2024 —-

Life in Gaza: Guardate questo video prima che lo cancellino 
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Apologia del vandalismo nonviolento

La giustizia è di classe, forte con i deboli: debole con i forti, debole con i ricchi: forte con i poveri, debole con i ladri specie se politici, debole con gli inquinatori: forte con gli inquinati. Forte con gli inquinati: repressiva contro gli ambientalisti. A cui è concessa tutta la libertà di lamentarsi ma… Ultima generazione, Fridays for Future, Extinction rebellion esagerano, dissentono e protestano, penetrano nei media, catalizzano l’attenzione, rischiano l’imitazione nelle minoranze, svegliano le coscienze. Non potendo utilizzare il termine usuale nel contesto bellico imperante: terroristi, “eco vandali” può fare breccia nell’opinione pubblica, benpensante, distrarre la maggioranza sonnambula dallo spettacolo dei ladri politici. Non usano violenza fisica perché del tutto nonviolenti, però vandalismo: civilmente da destra meritano un disegno di legge ecovandali, arresto, misure di prevenzione appartenenti al codice antimafia, fogli di via, maxi multe fino a 60mila euro e galera fino a 5 anni se le manifestazioni avvengono in luogo pubblico. È deterrenza per altre minoranze, per l’apologia di codesto vandalismo. (Continua cliccando sul titolo).

La prima donna

Gabriella Bertini fu sì la prima donna in sedia a rotelle del nostro Paese a guidare un’autovettura nel 1965, fu sì la prima mamma adottiva con disabilità, ma soprattutto al momento della sua scomparsa nel 2015, aveva un progetto nel cassetto, ossia Casa Gabriella, una struttura adiacente al CTO di Firenze che completasse il percorso terapeutico delle persone con paraplegia e tetraplegia. (Continua cliccando sul titolo).

Il servizio civile per la pace e i diritti umani
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La strage della Benedicta
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Solvay gongola: usciremo indenni dal processo di Alessandria

Stanno per iniziare il secondo e forse ultimo processo alla Solvay di Spinetta Marengo e la prima class action in Italia. A qualunque storico o giornalista, e non solo, che volesse seguire il prossimo procedimento in Corte di Assise di Alessandria sarebbe estremamente utile la conoscenza della genesi storica, che è contenuta nel secondo volume di “Ambiente Delitto Perfetto” (pagine 444, clicca qui) in particolare la documentazione riferita al processo in Corte di Assise di Alessandria del 2012, in Corte di Assise d’Appello di Torino del 2018 e in Corte di Cassazione del 2019. Nonché i 20 Esposti alla Procura della Repubblica dal 2008 al 2023 mai respinti con archiviazione: 9 depositati presso il procuratore capo Michele Di Lecce, e culminati con l’azione penale del 2012 condividendo il reato di dolo per tutta la catena di comando, 11 presso il P.R. Enrico Ceri e sfociati (insieme all’esposto di Legambiente e a quello del WWF) nel prossimo processo ma purtroppo ristretti al reato di colpa e per due imputati minori.

Nella prima parte di questa trattazione, dal titolo La strage silenziosa dell’amianto e dei Pfas (clicca), abbiamo esaminato la catastrofe ecosanitaria dal punto di vista sanitario, la linea difensiva della Solvay sullo sfondo della complicità con le istituzioni comunale e regionale che non fermano le produzioni né sottopongono a biomonitoraggio le popolazioni con i più alti tassi di morbilità e mortalità, mentre riecheggia l’eco del monito del Procuratore generale della Cassazione: “Mi auguro che seguano centinaia, migliaia di cause civili per toccare questa gente nel portafoglio”. Ovvero anche con la class action.

Nella seconda parte, dal titolo Il secondo e forse ultimo processo alla Solvay di Spinetta Marengo e la prima class action in Italia. (clicca), abbiamo affrontato gli aspetti ambientali che stanno a monte di quelli sanitari e di cui i Pfas sono solo la punta dell’iceberg, contestandoli in un virtuale controinterrogatorio con la presidente Ilham Kadri in vetta alla catena di comando (che avrebbe dovuto essere l’imputato principale), e alla memoria difensiva presentata dagli avvocati doc Santamaria e Bolognesi con una linea del Piave eretta su una presunta bonifica eseguita e sull’orizzonte di un fantomatico “zero tecnico” delle emissioni nocive.

Terza parte
Solvay gongola: usciremo indenni dal processo di Alessandria

Incurante della condanna in Cassazione per disastro ambientale e omessa bonifica, impassibile alle censure di Onu e Commissione Ecomafie, convinta di aver imbrigliato la politica italiana a tutti i livelli, congelato il disegno di legge sostenuto dagli ambientalisti, imbalsamato il biomonitoraggio sanitario di massa della popolazione, Solvay si esibisce nient’affatto preoccupata del nuovo processo, davanti al GUP Andrea Perelli il 4 marzo.

Solvay gongola, unico produttore di Pfas in Italia, non trattiene la propria soddisfazione nel comunicato stampa che commenta la conclusione delle indagini della Procura della Repubblica di Alessandria, Enrico Cieri e Eleonora Guerra, in merito al disastro ecosanitario del polo chimico di Spinetta Marengo, ridimensionato da doloso a disastro ambientale colposo. La Procura ha partorito un topolino, esulta Solvay (continua).

Limite zero ai Pfas in Europa

Abbiamo commentato più volte che oltre 17.000 siti in tutta Europa (in particolare in Italia) sono contaminati dai PFAS (clicca sul titolo).

Chiedi al governo la messa al bando dei Pfas

Giace in Parlamento il Disegno di Legge dell’ex senatore Mattia Crucioli: fermamente osteggiato dalla Confindustria perché… (clicca sul titolo).

Pfas e acque potabili in Lombardia, Greenpeace: contaminato un terzo delle fontanelle

Il nuovo rapporto “PFAS e acque potabili in Lombardia, i campionamenti di Greenpeace Italia” (continua cliccando sul titolo).

I Pfas nelle acque potabili del Lodigiano

Greenpeace aveva lanciato l’allarme dopo test effettuati (clicca sul titolo).

Pfas nell’acqua potabile, preoccupazione tra i cittadini di Capriolo

Greenpeace ha segnalato Capriolo come il Comune bresciano con il più alto livello di Pfas nelle acque potabili (clicca sul titolo).

Inquinamento da Pfas: Lucca e Pisa le zone più colpite in Toscana

Dall’inchiesta internazionale, la mappa interattiva della concentrazione delle sostanze perfluoroalchiliche PFAS in Europa indica l’Italia per il più grave inquinamento di Pfas in Europa, e la Toscana è tra le zone più colpite e a rischio… (continua cliccando sul titolo).

A Capannori per la messa al bando dei Pfas

Sulla richiesta di messa al bando a livello mondiale delle sostanze chimiche Pfas, nella sala del consiglio comunale iniziativa pubblica organizzata da Greenpeace… (continua cliccando sul titolo).

Sorveglianza Pfas nei prodotti agroalimentari

L’esposizione della popolazione ai Pfas avviene per via respiratoria e per via alimentare attraverso il consumo di alimenti e acqua. In Veneto… (continua cliccando sul titolo).

Un sensore luminescente per rilevare i PFAS nelle acque

Peccato che non sia utilizzabile per i rilevamenti nelle acque potabili… (continua cliccando sul titolo).
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—- contenuti 17 Gennaio 2024 —-

Non dobbiamo chiamarlo genocidio?

“Genocidio” è la parola giusta per definire gli oltre già 25mila morti di Gaza? C’è chi difende Israele: “È solo una carneficina come le bombe atomiche su Hiroshima e Nagasaki, o la totale distruzione di tante città tedesche durante la Seconda guerra mondiale. Semmai chiamiamoli crimini di guerra ma non genocidi”.

Ebbene, secondo la definizione ufficiale delle Nazioni Unite: «Per genocidio si intende ciascuno degli atti seguenti, commessi con l’intenzione di distruggere, in tutto o in parte, un gruppo nazionale, etnico, razziale o religioso, come tale: (a) uccisione di membri del gruppo; (b) lesioni gravi all’integrità fisica o mentale di membri del gruppo; (c) il fatto di sottoporre deliberatamente il gruppo a condizioni di vita intese a provocare la sua distruzione fisica, totale o parziale; (d) misure miranti a impedire nascite all’interno del gruppo; (e) trasferimento forzato di fanciulli da un gruppo ad un altro».

Ebbene, in 75 anni Israele nei confronti dei palestinesi rientra di diritto in tutti questi atti. Invece per Israele la definizione “genocidio” può essere riferita in esclusiva solo a “olocausto”: 6 milioni di ebrei pari ai due terzi degli ebrei d’Europa, ma non ai palestinesi finchè non raggiungono i 4 milioni di uccisi, feriti, miseri e affamati, espulsi, deportati, incarcerati. Eppure questa cifra è già stata raggiunta.

Bilancio provvisorio

Del genocidio: vedi tabella.

A più di 1.000 bambini sono state amputate una o entrambe le gambe

Più di 10 bambini al giorno, in media, hanno perso una o entrambe le gambe a Gaza dall’inizio del conflitto tre mesi fa. Lo dichiara Save the Children, l’Organizzazione internazionale che da oltre 100 anni lotta per salvare le bambine e i bambini e garantire loro un futuro.

Dal 7 ottobre, secondo l’UNICEF, a più di 1.000 bambini sono state amputate una o entrambe le gambe. Molte di queste operazioni sui bambini sono state effettuate senza anestesia, a causa della paralisi del sistema sanitario nella Striscia causata dal conflitto e della grave carenza di medici e infermieri e di forniture mediche come anestetici e antibiotici, secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS).

Solo 13 dei 36 ospedali di Gaza rimangono parzialmente funzionanti, ma operano in modo limitato e instabile a seconda della possibilità di accesso al carburante e alle forniture mediche di base in ogni giorno. Clicca qui.

Il Vaticano: no donazioni da mercanti di armi

L’Ospedale pediatrico Bambino Gesù di Roma ha rinunciato alla donazione di un milione e mezzo di euro offerta da Leonardo, società pubblica italiana attiva nei settori della difesa, dell’aerospazio e della sicurezza. Clicca qui.

Fermiamo il DDL Calderoli sull’autonomia differenziata

Sono IN PERICOLO l’UNITA’ della REPUBBLICA, i DIRITTI, l’UGUAGLIANZA di tutti/e i/le cittadini/e. Clicca sul titolo.

Parlamento e Comuni tradiscono il referendum per l’acqua pubblica

Clicca qui l’appello per la gestione dell’acqua bene comune.

Il secondo e forse ultimo processo alla Solvay di Spinetta Marengo e la prima class action in Italia

Stanno per iniziare il secondo e forse ultimo processo alla Solvay di Spinetta Marengo e la prima Class action in Italia. A qualunque storico o giornalista, e non solo, che volesse seguire il prossimo procedimento in Corte di Assise di Alessandria sarebbe estremamente utile la conoscenza della genesi storica, che è contenuta nel secondo volume di “Ambiente Delitto Perfetto” (pagine 444, clicca qui): in particolare la documentazione riferita al processo in Corte di Assise di Alessandria del 2012, in Corte di Assise d’Appello di Torino del 2018 e in Corte di Cassazione del 2019. Nonché i 20 Esposti alla Procura della Repubblica dal 2008 al 2023 mai respinti con archiviazione: 9 depositati e presso il procuratore capo Michele Di Lecce, e culminati con l’azione penale del 2012 condividendo il reato di dolo per tutta la catena di comando, 11 presso il P.R. Enrico Ceri e sfociati (insieme all’esposto di Legambiente e a quello del WWF) nel prossimo processo ma purtroppo ristretti al reato di colpa e per due imputati minori.

Per completare l’informazione, nella prima parte di questa trattazione, dal titolo La strage silenziosa dell’amianto e dei Pfas (clicca), abbiamo esaminato la catastrofe ecosanitaria dal punto di vista sanitario, la linea difensiva della Solvay sullo sfondo della complicità con le istituzioni comunale e regionale che non fermano le produzioni né sottopongono a biomonitoraggio le popolazioni con i più alti tassi di morbilità e mortalità, mentre riecheggia l’eco del monito del Procuratore generale della Cassazione: «Mi auguro che seguano centinaia, migliaia di cause civili per toccare questa gente nel portafoglio”.

In questa seconda parte, affronteremo gli aspetti ambientali che stanno a monte di quelli sanitari. La difesa della presidente Solvay in tribunale. (clicca qui)

Plastica. Riciclo? Sì, ma molto meglio non produrla

Le società petrolifere hanno ingannato, prima colpevolizzando i consumatori, poi promettendo che se l’usato fosse stato raccolto in appositi contenitori avrebbero risolto il problema col riciclo. Poi ci sono, ma più costose, le bioplastiche degradabili… Clicca sul titolo

Ilva, fandonie sui conti e l’ambiente. E sulla nuova privatizzazione

Clicca sul titolo per leggere il commento di Gad Lerner.

Aggiornamento della votazione del Premio Attila 2023

Ad un mese dalla scadenza. In ordine alfabetico: Famiglia Benetton, Silvio Berlusconi, Roberto Cingolani, Marcello De Angelis, Nunzia Di Girolamo, Piero Fassino, Francesco Figliuolo, Andrea Giambruno, Eugenio Giani, Matteo Lepore, Francesco Lollobrigida, Gina Lollobrigida, Sergio Mattarella, Famiglia Meloni, Gianni Mion, Giorgio Napolitano, Benjamin Netanyahu, Matteo Piantedosi, Elly Schlein, Robe rto Vannacci. Le votazioni si concluderanno il 14 febbraio. Basta inviare il voto all’indirizzo rete. ambientalista@gmail.com oppure
whatsapp 347 018 26 79, eventualmente accompagnato dalle motivazioni.

La “Rassegna dei Premi Attila dal 2004” (pagine 115) è esaurita in stampa. Tutti i nostri libri sono stampati totalmente a spese degli autori. Il ricavato è interamente devoluto alla Ricerca per la cura del mesotelioma di Casale Monferrato. Per ricevere la versione digitale della Rassegna, occorre comunicare a movimentolotta.maccacaro@ gmail.com l’indirizzo mail e l’avvenuto versamento (minimo euro 20) sul conto IBAN IT68 T030 6910 4001 0000 0076 215 (specificando causale) oppure tramite PayPal lubaja2003@yahoo.it.

Tassa di ingresso a Venezia: stupida e inefficace

Un meccanismo complicato e di costosa gestione, peggiora le condizioni di vita cittadine, non modifica i flussi e neppure produce gettito per le casse comunali, anzi. Clicca qui tutte le esclusioni e le esenzioni dal ticket, nonché i calcoli del fallimento, a cura della associazione “Venezia Camb!a

Affettività e sessualità nelle disabilità

Ogni persona ha diritto al benessere affettivo e sessuale, dalla dimensione affettiva al contatto fisico e alla sessualità. Nelle persone con disabilità però, questo tipo di relazioni possono essere condizionate dal contesto sociale, facendo venir meno un diritto inalienabile. (continua…)

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—- contenuti 12 Gennaio 2024 —-

La strage silenziosa dell’amianto e dei Pfas

Se giova, ripetiamolo ancora una volta: per i Pfas si ripete la strage silenziosa che conosciamo per l’amianto (a tacere il DDT): millesimi dell’onnipresente fibra per decenni hanno subdolamente avvelenato centinaia di migliaia di bambini e adulti nel mondo e decine di migliaia in Italia senza allarmare episodi acuti eclatanti, finché la lenta somma dei decessi per mesotelioma (tumore incurabile ancora oggi) ha fatto scoppiare la bolla epidemiologica. Troppo tardi: messo al bando 30 anni fa in Italia (anticipando di 13 anni l’Europa), il picco di decessi per amianto, or ora appena raggiunto, decrescerà nei prossimi 20 anni in quanto prima che si manifesti passano anche 40-50 anni. Questo periodo di latenza, per i Pfas non è ancora ben calcolato, considerando che essi sono in auge sempre più da oltre 50 anni e che il Pfoa è stato messo al bando solo di recente, mentre i suoi fratelli e figli resistono ancora.

Si consideri che gli effetti legati all’azione cancerogena dell’amianto sono rappresentati dal mesotelioma delle sierose, soprattutto pleurico, ma anche peritoneale, del pericardio e della tunica vaginale del testicolo e dal tumore polmonare, tumore della laringe e dell’ovaio. E che la gamma delle patologie per i Pfas è il più vario: interferenti/ perturbatori endocrini che gli studi hanno associato a problemi dello sviluppo, ipertensione gestazionale, nascita di bimbi sottopeso, diabete, colesterolo alto, riduzione della risposta immunitaria, tumori eccetera. L’analisi complessiva di tutti gli studi condotti sul tema è stata realizzata dai ricercatori dell’Università di Bologna e dell’Università di Padova che hanno comparato i diversi lavori, pubblicando i risultati in un’analisi comparativa trascrizionale sulla rivista Toxics, con il titolo “Cross-Species Transcriptomics Analysis Highlights Conserved Molecular Responses to Per- and Polyfluoroalkyl Substances”. Questo studio del Dipartimento di farmacia e biotecnologie dell’Università di Bologna e del Dipartimento di scienze cardiache, toraciche, vascolari e sanità pubblica dell’Università di Padova, è la più ampia analisi della risposta trascrizionale ai PFAS mai realizzata.

Ebbene, negli anni ’80, sull’altare della difesa dell’occupazione, ci criminalizzarono perché chiedevamo di chiudere l’Eternit di Casale Monferrato per la messa al bando dell’amianto. Oggi tentano di ripetere la storia per le produzioni della Solvay di Spinetta Marengo e per il sostegno di una legge di bando dei Pfas in Italia (ex DDL Crucioli). Prima che sia troppo tardi, come per l’amianto, oggi come ieri non tutti per i Pfas ci ascoltano nell’opinione pubblica, oggi come ieri le istituzioni sono complici degli interessi degli industriali che occultano rischi e danni. Esempio eclatante il Piemonte.

Il biomonitoraggio di massa, la pistola fumante che Solvay & soci devono disarmare

Se giova, ripetiamolo ancora una volta. Non lo fanno il monitoraggio del sangue di TUTTA la popolazione alessandrina assediata dal polo chimico di Spinetta Marengo, perché sarebbe la “pistola fumante” che inchioderebbe Solvay: costringendola a fermare all’istante le produzioni inquinanti. Diventerebbe prova regina, prova certa e conclusiva del crimine sanitario. Lo diventerebbe addirittura per i più testardi negazionisti che hanno respinto l’evidenza di ben otto indagini epidemiologiche precedenti (in particolare 2017 e 2019), a tacere di tutte le indagini ambientali dell’Arpa.

Perciò, evitare questa smoking gun il più a lungo possibile è il compito, di occultamento sistematico dei dati ecosanitari in Piemonte, che la multinazionale belga ha affidato a Comune di Alessandria e Regione, e da essi svolto per lustri in una infinita taranta, con il sindaco a rimbalzare la palla delle responsabilità al governatore, e questi buttandola perfino in tribuna, ad un Comitato Etico… fantomatico organismo che autorizza sperimentazioni farmacologiche e cliniche, come il suicidio assistito.

All’osceno girotondo ancora si presta il sindaco che avrebbe il dovere civico e giuridico, in quanto massima autorità sanitaria locale, di applicare il principio di precauzione e fermare le produzioni. Ma l’opinione pubblica incalza, noi li sputtaniamo urbi et orbi, i versi de Le Iene echeggiano. Chiediamo le analisi del sangue ai lavoratori e ai cittadini, a tutti, a tutti quanti sottoposti ai veleni suolo-acqua-aria di Solvay. La quale non le vuole, perché sa già che i referti ematologici dei lavoratori custoditi nei suoi cassetti superano ogni limite tollerabile. Perché sa già che le relazioni cliniche dei cittadini, secondo il nostro screening tramite Università di Liegi, superano ogni soglia di allarme: presenza in percentuale 5 volte superiore al circondario. Perché avverte i suoi complici dell’effetto psicologico di un biomonitoraggio di massa: “Ils sont a la recherche d’un pistolet fumant” afferma Ilham Kadri dal quartier generale di Bruxelles. 

Che fare per sopire l’opinione pubblica e prendere quel tempo ulteriore che serve alla strategia aziendale? Se giova, ripetiamolo ancora una volta. Meglio di una ridicola Consulta comunale ambientalista, la soluzione tattica sarà usare la modesta somma stanziata, in stagione elettorale, dalla Regione alla Asl per diluire nel tempo e circoscrivere le analisi del sangue ai soli Pfas e ad una ristretta minoranza di persone selezionata il più lontano possibile da quel centro urbano inglobato nel criminale rischio chimico dello stabilimento.

Il biomonitoraggio di massa ridotto a 100 persone. Garantito da Pira

Così, che fa la Regione Piemonte? Sarà effettuato un prelievo di sangue (si spera anche delle urine) a circa un centinaio le persone: scelte con limitato criterio scientifico, e necessariamente escludendo gli altri Comuni della provincia, seguito dalla somministrazione di uno specifico questionario, “per acquisire maggiori conoscenze sugli effettivi livelli di esposizione della popolazione ai Pfas così da migliorare le procedure di prevenzione”. Le quali, in questi decenni, erano consistite in uno studio, peraltro allarmante, per la valutazione del rischio sugli alimenti di origine animale e vegetale. Sì, perché la Regione… ha ancora qualche sospetto: non sono bastati, nei decenni trascorsi, otto studi epidemiologici che hanno messo in evidenza che nella Fraschetta ci si ammala e si muore di più: un crescendo di patologie agli organi epato-biliari, insufficienze renali, tumore al rene ecc. in alcuni casi superiori fino al 50% alla popolazione non esposta. Patologie particolarmente crudeli quando colpiscono la fascia di età 0-16 anni: malattie neurologiche con eccedenze del 86% rispetto ai coetanei alessandrini. Non sospetta la Regione che è forse perché lì c’è un polo chimico classificato ad alto rischio che immette in aria-acqua-suolo sostanze classificate tossiche e cancerogene proprio per quel tipo di patologie?

Non lo sospetta: ne ha la certezza, perciò il biomonitoraggio è micro e da coprire con massima riservatezza: “Gli esiti dei 100 prelievi saranno disponibili tra fine febbraio e inizio marzo e l’ASL provvederà a comunicarli ai partecipanti che potranno condividerli con il proprio Medico di medicina generale, per valutare sulla base dei valori riscontrati, e secondo quanto previsto dal protocollo di studio, l’eventuale necessità di approfondimenti diagnostici e presa in carico sanitaria”. E le altre decine di migliaia di lavoratori e cittadini? Si vedrà e si farà. Più tardi si vedrà più tardi si farà. Meglio dopo le elezioni regionali di giugno. Ci sarà una seconda, terza fase e quante altre sarà necessario. Cominciamo a valutare questi 100, che già ci vuole tempo, perché bisogna essere molto scientifici. Eh già, bisogna essere molto scientifici, molto scrupolosi, ad evitare conclusioni affrettate a scapito dell’azienda… pardon… che mettano in allarme la tranquilla popolazione. Dunque, “le analisi dei campioni di sangue saranno effettuate dal Laboratorio di Tossicologia e Epidemiologia Industriale, Dipartimento di Scienze della Sanità Pubblica e Pediatriche, della Città della Salute di Torino, al CTO”.

E a chi affideremmo, fase dopo fase s’intende, tempo al tempo, la valutazione dei dati? Al professor Enrico Pira, Responsabile Medicina del Lavoro del Dipartimento di Scienze della Sanità Pubblica e Pediatrica dell’Università di Torino? Una garanzia, quale affermatissimo consulente in difesa dei maggiori gruppi industriali inquinanti: clicca qui. Ebbene, Pira ha già anticipato nel 2021 le sue valutazioni sulle indagini epidemiologiche, e ovviamente sull’attendibilità dell’odierno micro biomonitoraggio ancor che diventi, in un futuro lontano, un biomonitoraggio di massa. Pira è infatti la firma punta di diamante dell’opuscolo patinato distribuito a tappeto a dipendenti e residenti, e che rappresenta la futura linea difensiva di Solvay al processo.

La linea difensiva di Solvay al processo

Per Solvay il mini biomonitoraggio è prendere tempo utile in funzione di un iter processuale che si trascinerà per un decennio fino alla Cassazione, iniziando dallo scoglio in Corte di assise di Alessandria. Anche se esso, nel blando (colposo e non doloso) capo di imputazione della procura, non comprenderebbe il risarcimento dei danni sanitari alle Vittime: evidentemente hanno fatto breccia le argomentazioni contenute nell’opuscolo patinato da Solvay distribuito a tappeto a dipendenti e residenti, in cui afferma: “Facciamo chiarezza su salute e ambiente: Solvay non è responsabile delle morti di Spinetta Marengo” (clicca qui).

Questo opuscolo disegna la linea difensiva di Solvay in tribunale. Da un lato smentisce che acido cloridrico, acido fluoridrico, tetrafuoroetilene, perfluoroisobutene, pfas, ecc. che fuoriescono dalle ciminiere, ovvero tramite fughe di gas dagli impianti stessi, ammalino sangue e polmoni di bambini e adulti in quanto tali concentrazioni tossico oncogene sarebbero sotto i livelli di tolleranza: “sotto le soglie di non effetto”, praticamente innocue. Dall’altro, concentra l’attenzione sulla punta dell’iceberg dell’avvelenamento, i PFAS, di cui garantisce l’innocuità in acqua e atmosfera: come ha sempre sostenuto per il Pfoa (alla facciaccia della inappellabile sentenza dello IARC) e come ribadisce per il suo sostituto cC6O4.  

Ma, pur sbandierando, come fa nell’opuscolo patinato di verde, che “Non è vero che a Spinetta si muore di più” e che “Non è dimostrato il rapporto causa-effetto”, e pur esibendo che metterà in campo fior fiore di consulenti imbonitori del calibro del solito professor Enrico Pira, Solvay sarebbe assai disturbata dal dover disarmare la “pistola fumante”. A maggior ragione quando noi avviamo la class action: le cause civili di massa per risarcire le Vittime per malattie e morti. Dunque il minibiomonitoraggio le è il male minore.

Il procuratore generale di cassazione: toccate questa gente nel portafoglio!

Alla class action indirizza il procuratore generale della Suprema Corte di Cassazione. Davanti alla IV sezione penale, il 12 dicembre 2019 Ferdinando Lignola nei quaranta minuti della sua requisitoria ha parole durissime per i dirigenti Ausimont e Solvay avvicendatisi nella gestione del polo chimico di Spinetta Marengo: Chiedo il rigetto di tutti i ricorsi degli imputati. Chiedo ai giudici di pronunciare una decisione con la D maiuscola nei confronti di chi ha tenuto condotte sicuramente offensive dell’incolumità pubblica. Stigmatizzo il loro atteggiamento dello scaricabarile. Infatti, la linea difensiva che viene qui proposta è sostanzialmente questa: ‘Dato che qualcuno ha inquinato prima di noi, continuiamo a inquinare anche noi’. Ma è una follia! «Mi auguro che seguano centinaia, migliaia di cause civili per toccare questa gente nel portafoglio”.

Per le Vittime: meglio le cause civili piuttosto che quelle penali. Infatti i processi di merito (Alessandria e Torino), avviati dall’emergenza falde cancerogene del 2008, avevano già sgonfiato questo mini ricorso in Cassazione. Infatti, erano già stati assolti gli amministratori delegati (Carlo Cogliati, Bernard Delaguiche, Pierre Jacques Joris) e condannati a un anno e otto mesi (con la sospensione condizionale e la non menzione della pena ottenute quali attenuanti generiche in Appello, ma impugnate dalla procuratrice) due dirigenti del settore Ambiente e Sicurezza delle due società (Giorgio Carimati e Giorgio Canti) e un direttore (Luigi Guarracino); prescrizione per un manager (Francesco Boncoraglio) e assoluzione per difetto di dolo per un altro dirigente (Giulio Tommasi).

“Pene peraltro lievi e risibili” le definisce disgustato il procuratore generale “Il disastro ambientale avvenuto nel polo chimico di Spinetta è un fatto grave che fa venire i brividi. E’ gravissimo il ruolo attivo degli imputati: erano le persone che, con provata esperienza e competenza scientifica, erano deputate alla gestione del rischio, perfettamente in grado di capire il grado di pericolo. Hanno procurato un disastro, un evento distruttivo di proporzioni straordinarie atto a produrre effetti gravi: un reato a consumazione prolungata, caratterizzato dalla ripetizione di singole condotte lesive”. Era, cioè, dolo, come ho sostenuto fino allo spasimo.

Duro l’affondo del pg Lignola: “Inaccettabile la tesi secondo cui ‘dato che qualcuno ha già inquinato prima, continuiamo a inquinare anche noi’: questa è pura follia! Questa gente rivendica il diritto a inquinare perché qualcuno l’ha già fatto prima”. Sarà la tesi che ascolteremo da Solvay al 2° processo.

N.B. Nella prossima puntata entreremo nel merito del capo di accusa formulato dalla Procura di Alessandria, e dell’opposizione degli avvocati di Solvay.

Il secondo e forse ultimo processo alla Solvay di Spinetta Marengo

È in procinto di aprirsi in Corte di Assise di Alessandria il nuovo processo contro Solvay di Spinetta Marengo, per seguire il quale è estremamente utile la conoscenza della genesi storica, in particolare degli esposti al Tribunale. Essa è contenuta nel secondo volume di Ambiente Delitto Perfetto (pagine 444). Vedi l’Indice. Come tutti i nostri libri, è stato stampato a spese degli autori e il ricavato interamente devoluto alla Ricerca per la cura del mesotelioma. Attualmente è esaurito. Non siamo nelle condizioni economiche di ripetere la ristampa alle condizioni precedenti. Proponiamo di stamparlo in limitato numero di copie, ad un costo oneroso. Chi intende usufruirne, a strettissimo giro di posta è invitato segnalare la propria disponibilità a lino.balza.2019@gmail.com.

INDICE

3 – Prefazione

6 – Corte di Assise di Alessandria. 17 ottobre 2012.

10 – J’accuse

47 – La sentenza. 14 dicembre 2015

67 – Il terremoto in Medicina democratica

74 – Corte di Assise d’Appello di Torino. 7 febbraio 2018.

93 – Il deposito della Memoria di Lino Balza

105 – Il contenzioso di Balza agli avvocati della difesa

192 – La Memoria di replica di Balza

264 – La sentenza. 20 giugno 2018

283 – Corte di Cassazione. 12 dicembre 2019.

294 – Gli esposti alla Procura di Alessandria dal 2008 al 2023

405 – L’indagine epidemiologica dell’ Università di Liegi 2022

417 – Le segnalazioni alle Procure ante 2008

Amianto killer sui fili del telefono

Il tribunale di Roma condanna INAIL a riconoscere rendita alla vedova del dipendente Telecom . L’uomo è morto di mesotelioma a causa dell’esposizione professionale alla fibra cancerogena nelle centrali romane, rischio riconosciuto per tutti i lavoratori dell’azienda telefonica. Clicca qui

Premio Attila 2023

Le votazioni del PREMIO ATTILA 2023 si concluderanno per il 14 febbraio. Basta inviare il voto all’indirizzo rete.ambientalista@gmail.com oppure whatsapp 347 018 26 79, eventualmente accompagnato dalle motivazioni. Stanno affluendo i primi voti. In ordine alfabetico:

Silvio Berlusconi, Piero Fassino, Andrea Giambruno, Eugenio Giani, Matteo Lepore, Francesco Lollobrigida, Gina Lollobrigida, Sergio Mattarella, Gianni Mion, Giorgio Napolitano, Roberto Vannacci.

La “Rassegna dei Premi Attila dal 2004” (pagine 115) è esaurita in stampa. Tutti i nostri libri sono stampati totalmente a spese degli autori. Il ricavato è interamente devoluto alla Ricerca per la cura del mesotelioma di Casale Monferrato. Per ricevere la versione digitale della Rassegna, occorre comunicare a movimentolotta.maccacaro@ gmail.com l’indirizzo mail e l’avvenuto versamento (minimo euro 20) sul conto IBAN IT68 T030 6910 4001 0000 0076 215 (specificando causale) oppure tramite PayPal lubaja2003@yahoo.it.

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—- contenuti 8 Gennaio 2024 —-

Il primo candidato

Fuori dal coro unanime ed entusiastico della politica ipocrita e vassalla, non è piaciuto (neanche a noi) il discorso di fine d’anno di Mattarella, per il quale abbiamo ricevuto la prima nomination d’inizio anno per il Premio Attila. L’omaggiato e quasi santificato Presidente ha condannato il terrorismo di Hamas che ha comportato un’operazione militare che ha fatto anche vittime civili. Ha denunciato le guerre e la violenza come mali dell’umanità. Ha auspicato un anno di pace. Non si è udita una sola parola di condanna dello sterminio degli innocenti a Gaza e la richiesta di un cessate il fuoco immediato e duraturo. Men che meno la parola genocidio.

Premio Attila 2023

Tutti i nostri libri sono stampati totalmente a spese degli autori. Il ricavato è interamente devoluto alla Ricerca per la cura del mesotelioma di Casale Monferrato. La “Rassegna dei Premi Attila dal 2004” (pagine 115) è esaurita in stampa. Anche per la sua versionedigitale occorre seguire la seguente procedura. Bisogna comunicare a

movimentolotta.maccacaro@gmail.com l’indirizzo email e l’avvenuto versamento (minimo euro 25) sul conto IBAN IT68 T030 6910 4001 0000 0076 215 (specificando causale) oppure tramite PayPal lubaja2003@yahoo.it.

Il Premio Attila è nel suo genere dal 2004 la più alta onorificenza italiana… dopo il Festival di Sanremo. Vincitori i nostri figli peggiori: industriali, politici, amministratori che nel corso dell’anno si sono particolarmente distinti a danno dell’ambiente, della salute e della pace.

Gli ultimi vincitori per il 2022 sono stati per l’Ambiente: Giorgia Meloni eper la Pace: Volodymyr Zelensky. Entrambi, secondo regolamento, non possono vincere per due anni consecutivi.

Mi armi? Tantissimo!

Le votazioni del PREMIO ATTILA 2023 si concluderanno il 14 febbraio (singolare coincidenza con carnevale e san Valentino). Basta inviare il voto all’indirizzo rete.ambientalista@gmail.com oppure whatsapp 347 018 26 79, eventualmente accompagnato dalle motivazioni.

Avevamo ragione noi pacifisti

L’Ucraina sta perdendo la guerra. Concluderà un compromesso che sarà peggiore di quello che era possibile evitando lo scoppio del conflitto, consicure morti e distruzione dell’Ucraina. Ora gli Usa, che hanno trascinato nella guerra l’Occidente, grazie ad un presidente irresponsabile come Zelensky, abbandoneranno l’Ucraina come hanno già fatto in Vietnam, Iraq e Afghanistan, ecc.

Nelle ultime settimane, analisti e commentatori americani ed europei hanno fotografato l’andamento della guerra in Ucraina giungendo a conclusioni concordanti con le previsioni, avanzate già all’inizio del conflitto, di poche (e inascoltate) Cassandre, talvolta liquidate con il sospetto di filoputinismo. In sintesi, l’Ucraina sta perdendo la guerra, nonostante la coraggiosa resistenza, gli aiuti finanziari, armamenti occidentali ed enormi perdite civili e militari. Continua sul Corriere della Sera.

La nonviolenza non può promettere di risolvere subito tutti i problemi

Ma ci permette almeno di impostarli in maniera giusta. Clicca qui Jean Marie Muller, tra i più importanti studiosi del pacifismo e delle alternative nonviolente, oltre che attivo militante nonviolento: azioni nonviolente contro il commercio delle armi e gli esperimenti nucleari francesi, ecc. Un’analisi degli strumenti di lotta nonviolenti: conflitto, sciopero, boicottaggio, lotta di classe, digiuno, disobbedienza civile…

Colpa delle leggi oppure degli avvocati e dei medici legali?

Studi legali e associazioni ambientaliste non tutelano i risarcimenti alle Vittime titolava il nostro servizio, affermando “Quando si tratta di reati ambientali e sanitari, gli avvocati in Italia non vanno oltre le cause in sede penale, trovando più facile accodarsi alle iniziative dei Pubblici Ministeri, piuttosto che impegnare risorse e rischi per cause in sede civile, stante il disimpegno dei medici legali. Tali processi però propiziano insignificanti benefici per l’ambiente (vedi il libro Ambiente Delitto Perfetto), e ancor meno risarcimenti alle persone fisiche Vittime degli inquinamenti.Non così è in altri Paesi…”

Mentre tacciono i medici, abbiamo già pubblicato sul controverso argomento l’avvocato Roberto Barocci del Forum Ambientalista Grosseto (clicca qui). Per proseguire l’aperto dibattito, in questa puntata cliccando sul titolo, leggerete gli interventi di Livio Giuliani e di Stefano Deliperi per il Gruppo d’Intervento Giuridico.

Stop ai Pfas

L’Agenzia internazionale per la ricerca sul cancro (Iarc) ha sciolto ogni artificioso dubbio in merito alla cancerogenicità per l’uomo di PFOA e PFOS,composti che rientrano nella categoria più ampia delle sostanze alchiliche perfluorurate e polifluorurate (PFAS).

L’Isde, Medici per l’ambiente, chiede a gran voce lo stop ai PFAS e il completamento delle bonifiche in Veneto e nel resto d’Italia, a partire dalla provincia di Alessandria, dove si trova uno stabilimento che immette tonnellate di queste sostanze tossiche nell’ambiente. Clicca qui.

I Pfas e il cancro al colon

Il PFOA, da decenni sospetto cancerogeno oltre che nefasto interferente endocrino, spergiurato come innocuo dalle aziende produttrici, infine dalla scienza, è stato messo al bando da tempo e senza appello definitivamente da IARC come sicuro responsabile per alcuni tipi di cancro. Tra i quali, ora, uno studio condotto dall’Università di Yale, pubblicato sulla rivista scientifica Environmental Science & Technology, ha esaminato gli effetti dei PFAS sul cancro al colon. (Clicca sul titolo).

In Sicilia censiti Pfas in 35 siti contaminati

Censiti anche in Sicilia i Pfas, “il nuovo amianto”, sicuramente cancerogeni,17mila siti inquinati in tutta Europa (inchiesta The Forever Pollution Project), in Italia 1.600 ormai individuati in tutte le Regioni, punte dell’iceberg Veneto e Piemonte dove Solvay rifiuta di chiudere l’unico impianto produttivo italiano (Spinetta Marengo che immette tonnellate di Pfas nell’ambiente). In Sicilia l’inchiesta di Le Monde ha permesso di censire 35 siti. (Clicca sul titolo)

Solvay non chiude l’impianto di Spinetta. Il governo non traduce in legge il DDL (Crucioli) che mette al bando i Pfas in Italia. Senza un intervento prescrittivo (proposta presentata da Danimarca, Germania, Olanda, Norvegia e Svezia), circa 4,4 milioni di tonnellate di Pfas finiranno nell’ambiente nei prossimi 30 anni.

Monitoraggio PFAS nelle acque potabili del Friuli Venezia Giulia

Riceviamo e pubblichiamo (clicca qui) l’interrogazione regionale, dopo i risultati delle analisi.

Il biomonitoraggio di massa, la pistola fumante che Solvay & soci devono disarmare

Questo era il titolo (cliccalo) dell’articolo che anticipava che, su ordine dell’azienda, la Regione Piemonte NON farà il monitoraggio del sangue di tutta la popolazione alessandrina assediata dal polo chimico di Spinetta Marengo, perché sarebbe la “pistola fumante” che inchioderebbe Solvay: costringendola a fermare all’istante le produzioni inquinanti. Diventerebbe prova regina, certa e conclusiva del crimine sanitario. Lo diventerebbe addirittura per i più testardi negazionisti che hanno respinto l’evidenza di ben otto indagini epidemiologiche precedenti, a tacere di tutte le indagini ambientali dell’Arpa.

Ebbene, il monitoraggio di massa sarà effettuato su… un campione di 100 persone. E, clamoroso, quale personaggio ne deciderà la validità? Commenteremo prossimamente, questa tragica farsa.

Che tutti i rifiuti vengano a me

Il sindaco autocandida il Comune di Trino Vercellese ad ospitare in mezzo alle risaie il deposito unico nazionale dei rifiuti radioattivi, aggiungendoli a quelli già giacenti. Clicca sul titolo per esaminare la cartina italiana.

Aumenta l’inquinamento nel quartiere Tamburi di Taranto

I dati Arpa Puglia elaborati con Omniscope si riferiscono all’intero 2023, che risulta peggiore del 2022, a sua volta peggiore addirittura del 2021, pur essendo diminuite le produzioni. Clicca sul titolo.

Ultim’ora. Nube rossa dall’ex llva, i sindacati: «Fumo nocivo sia per i lavoratori presenti sull’impianto e sia per l’ambiente».

Smips. Oltre 2.100 articoli

Su www.smips.org – SCIENZA MEDICINA ISTITUZIONI POLITICA SOCIETÀ S.M.I.P.S. – oltre 2.100 articoli e l’invito alla partecipazione popolare. Clicca sul titolo.

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—- contenuti 2 Gennaio 2024 —-

Io non lo so cosa augurare. Non so che desideri avete, cosa custodisce il vostro cuore, in che direzione tende la vostra anima. So soltanto che vorrei augurare a tutti un mondo migliore, fatto almeno un pochino meglio. Un mondo dove non ci si abitui alle sciagure, alle tragedie, alle nefandezze. Dove ci si possa scandalizzare ancora per gente che muore in maniera insensata, sotto bombe pseudo intelligenti o travolti da un mare di onde e indifferenza. Dove i conflitti vengano risolti col buon senso, con la logica delle idee, e non con la violenza della stupidità. Lo so, sono desideri vani, l’uomo è un animale feroce da Caino in poi. Però anche alla ferocia dobbiamo mettere un freno, dosare l’insensatezza e limitare i nostri peggiori istinti. Ognuno nel suo piccolo può farlo, non è mai troppo tardi. E non è mai troppo tardi per cambiare noi stessi, dentro e fuori, per dire ti voglio bene, per trovare strade nuove, per scoprire emozioni turbolente. Ecco, forse l’augurio che posso fare a tutti, è quello di avere tempo, ma di utilizzarlo bene, fino in fondo, di imparare a misurarlo in larghezza, piuttosto che in lunghezza. Sulla lunghezza possiamo incidere poco, sulla larghezza, sulla qualità, moltissimo. La Redazione.

La strage degli innocenti

Dopo oltre duemila anni in Palestina ritorna la strage degli innocenti per mano di un nuovo Erode. La malvagità è la stessa ma i mezzi sono molto più potenti e i risultati sono incomparabili. Clicca qui.

Gesù Cristo sotto le macerie

“Se Gesù dovesse nascere oggi, nascerebbe sotto le macerie a Gaza. Quando glorifichiamo l’orgoglio e la ricchezza, Gesù è sotto le macerie… Quando ci affidiamo al potere, alla forza e alle armi, Gesù è sotto le macerie… Quando giustifichiamo, razionalizziamo e teologizziamo il bombardamento dei bambini, Gesù è sotto le macerie… Gesù è sotto le macerie. Questo è il suo presepe. È a casa con i marginalizzati, i sofferenti, gli oppressi e gli sfollati. Questo è il suo presepe…” Clicca qui il Rev. Dr. Munther Isaac Evangelical Lutheran Christmas Church Bethlehem.

Quest’anno nessun Gesù bambino nasce a Betlemme

Esperti Onu hanno lanciato un appello alla comunità internazionale affinché impedisca il genocidio della popolazione palestinese. Studiosi dell’Olocausto e del genocidio hanno reiterato l’urgenza di un intervento per scongiurarne il pericolo. Raz Segal: è un caso da manuale di genocidio. Ministro della Difesa Yoav Gallant: “Stiamo imponendo un assedio totale a Gaza. Niente elettricità, niente cibo, niente acqua, niente carburanti. Stiamo combattendo animali umani e agiremo di conseguenza”. Il generale Ghassan Alian: “Avete voluto l’inferno, avrete l’inferno”. Netanyahu: “Un atto di moralità senza eguali”.

Il rapporto è intitolato “Diari di guerra: il genocidio israeliano in corso a Gaza”

Fino alla data del 15 dicembre 2023, secondo un rapporto della ong Euro-Med Human Rights Monitor, con sede a Ginevra, Israele ha ucciso quasi 25.000 palestinesi, tra cui circa 10.000 bambini. Precisamente sono stati uccisi 24.711 palestinesi, il 92% civili negli attacchi aerei e di artiglieria, tra cui 9.643 bambini, 3.109 donne, 210 operatori sanitari e 83 giornalisti. Nel frattempo, 50.112 palestinesi sono rimasti feriti, centinaia dei quali gravemente; questo numero include migliaia di vittime che sono ancora bloccate sotto le macerie degli edifici, mentre altre centinaia non vengono conteggiate, ma probabilmente sono intrappolate sotto le macerie o ferite nelle strade. Inoltre ci sono più di 1.850.000 di sfollati nella Striscia di Gaza che rimangono senza un rifugio sicuro in condizioni disumane. 62.990 unità abitative sono state completamente distrutte, mentre altre 172.055 sono state parzialmente danneggiate. Tra le infrastrutture vitali, sono state distrutte 286 scuole, 1.356 strutture industriali, 124 strutture sanitarie, inclusi 22 ospedali, 142 moschee, 3 chiese e 140 addetti stampa.

L’Occidente dominato da un solo paese, gli Stati Uniti, contro tutti

Il numero di conflitti armati è il più alto dalla guerra mondiale. Ecco i maggiori, con il totale stimato di morti dall’inizio delle ostilità. Clicca sul titolo.

Storie di movimenti nonviolenti

69 storie da 20 paesi. Clicca qui.

Gandhi, un maestro

Mohandas K. Gandhi è stato della nonviolenza il più grande e profondo pensatore e operatore, cercatore e scopritore, e il fondatore della nonviolenza come proposta d’intervento politico e sociale e principio d’organizzazione sociale e politica, come progetto di liberazione e di convivenza. Clicca qui la biografia dal 1928.

La Carta della Nonviolenza

Clicca sul titolo. Il movimento nonviolento è tutt’altro che passivo e arrendevole. Opera con il solo metodo nonviolento, che implica il rifiuto dell’uccisione e della lesione fisica, dell’odio e della menzogna, dell’impedimento del dialogo e della libertà di informazione e di critica. Gli essenziali strumenti di lotta nonviolenta sono: l’esempio, l’educazione, la persuasione, la propaganda, la protesta, lo sciopero, la non-collaborazione, il boicottaggio, la disobbedienza civile, la formazione di organi di governo paralleli.

Il biomonitoraggio di massa, la pistola fumante che Solvay & soci devono disarmare

Clicca sul titolo il lungo articolo. Non lo fanno il monitoraggio del sangue di tutta la popolazione alessandrina assediata dai 21 veleni tossici e cancerogeni del polo chimico di Spinetta Marengo, perché sarebbe la “pistola fumante” che inchioderebbe Solvay costringendola a fermare all’istante le produzioni inquinanti. Il compito di disarmarla, di occultamento sistematico dei dati ecosanitari in Piemonte, è affidato al Comune di Alessandria e alla Regione. Maxima culpa del sindaco che avrebbe il dovere civico e giuridico, in quanto massima autorità sanitaria locale, di applicare il principio di precauzione e fermare le produzioni.

La linea difensiva di Solvay all’imminente processo

“Non è vero che a Spinetta si muore di più. Comunque Solvay non è responsabile delle morti”

anticipata in un patinato opuscolo distribuito a tappeto a dipendenti e cittadini, sarebbe smentita dalla “pistola fumante “ del biomonitoraggio di massa. Smentita in sede penale e in sede civile con la class action collettiva delle Vittime.

L’Arpa trova Pfas da un Comune all’altro

Clicca sul titolo. Non solo il Comune di Alessandria è investito dai Pfas (tra gli altri 21 veleni tossici e cancerogeni) della Solvay di Spinetta Marengo, ma anche i Comuni di Alluvioni Piovera e Montecastello con la chiusura dell’acquedotto avvelenato da cC6O4, Pfas brevetto di Solvay. La Procura e/o il Sindaco potrebbero -DOVREBBERO – denunciare a norma dell’articolo 439 del codice penale, reato punibile anche con 17 anni di reclusione.

Pfas cancerogeno e infertilità maschile

ISDE, Medici per l’Ambiente, denuncia che, malgrado IARC (l’Agenzia internazionale per la ricerca sul cancro) abbia definitivamente sancito il PFOA cancerogeno certo per l’uomo, restano senza protezione le popolazioni colpite da Pfas, a partire dalla provincia di Alessandria, dove ha sede un impianto produttivo che immette tonnellate di PFAS nell’ambiente. Evidenzia inoltre uno studio sulla fertilità maschile nei giovani maschi esposti in Veneto. Clicca sul titolo.

Pfas in Liguria

Arpal Liguria operi accertamenti relativi ai Pfas nelle aree degli insediamenti civili e industriali inquinanti. Clicca sul titolo.

La legge tutela gli interessi degli inquinatori piuttosto che degli inquinati

In merito al controverso articolo “Studi legali e associazioni ambientaliste non tutelano i risarcimenti alle Vittime”, clicca qui, che patrocinava azioni collettive di cause civili (class action) l’avvocato Roberto Barocci del Forum Ambientalista Grosseto ci invia un intervento (clicca qui).

Le autocandidature per il deposito nucleare

Clicca sul titolo.

Cambiamenti climatici: solo allarmismo?

Chi non crede alle evidenza scientifiche. Leggi il testo

Italia record di occupati

Se non possiamo festeggiare la pace e l’ambiente, almeno potremmo solennizzare che “In Italia l’occupazione continua a crescere”, come sbandiera Meloni e titolano giornali e tv a reti unificate? Oppure: L’Italia è il paese dove si lavora di più, si lavora peggio e si è meno pagati? Clicca sul titolo per leggere i numeri.

Il giornalismo, ma cos’è oggi?

Siamo, noi nel nostro piccolo, tra i pochi giornalisti italiani che riflettono come è possibile pensare di incarcerare Julian Assange per 175 anni, soltanto per aver fatto quello che qualsiasi giornalista ed editore responsabile dovrebbe sempre fare – cioè rivelare i crimini di guerra e gli altri illeciti di cui si viene a conoscenza tramite testimoni spontanei? Clicca sul titolo. Anche per riflettere se ci sono antidoti alla prostituzione giornalistica dilagante in Italia.

Avvertenza per il Premio Attila 2023.
Per regolamento non si può vincere per due anni consecutivi.
Dunque non saranno conteggiati i voti, che stanno già affluendo, a favore di Zelenski e Meloni.
Ammessi invece per “Famiglia Meloni”, come già fu per “Famiglia Benetton”.

 

8 Luglio 2024

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