INFLUENZE AMBIENTALI AVVELENATE

RETE AMBIENTALISTA: Raccolta contenuti 2025

Trancemedia.eu propone
il "messaggio di pace e salute" già inviato a circa quarantamila destinatari
dal Movimento di lotta per la salute "Giulio Alfredo Maccacaro"
tramite RETE AMBIENTALISTA - Movimenti di Lotta per la Salute, l’Ambiente, la Pace e la Nonviolenza.
Tutti i link aprono (in nuova scheda) gli ARTICOLI COMPLETI, dal sito editore.

Movimento di lotta per la salute Giulio A. Maccacaro

 

Aggiornamento 31 dicembre 2025

Il Movimento di lotta per la salute Maccacaro fa il punto sul disastro ecosanitario della Solvay di Spinetta Marengo…

… Con il seguente ampio servizio di fine 2025. Con una sottolineatura. Chi scrive, da atavico tempo non è mai stato estimatore nella nebbia alessandrina – salvo il periodo della procura di Michele Di Lecce – della sezione penale del tribunale che ha sede ad Alessandria in Corso Crimea, neppure con parziale giustificazione della grave carenza di organico: per il 2026, fortunatamente è previsto l’arrivo di giudici di prima nomina, tutti al femminile.
Dimostrano questo critico giudizio, d’altronde, ben tre volumi, work in progress, di “Ambiente delitto perfetto”, di Lino Balza e Barbara Tartaglione, prefazione di Giorgio Nebbia.
Ancora una precisazione è d’obbligo: le critiche del libro al sistema penale italiano, riferenti agli impuniti delitti contro l’ambiente, non hanno la benché minima attinenza con le inaccettabili – nel metodo e nel merito – motivazioni della cosiddetta “riforma della giustizia” del governo, che ha come unico e vero obbiettivo di indebolire la magistratura. Perciò è chiaro l’invito a votare NO al referendum.

 

1) Cesare Parodi e quer pasticciaccio brutto de Via Crimea

Chissà se Cesare Parodi, nuovo procuratore capo di Alessandria, avrà tempo e modo, impegnato nel referendum quale presidente dell’Associazione Nazionale Magistrati, di rivedere fino in fondo i capi di imputazione del processo contro Solvay (Syensqo) che proprio a marzo 2026 dovrebbe riprendere… ovvero potrebbe non riprendere affatto. Fuori dai denti: senza una rivoluzione, il processo è già finito.
La nuova procura, infatti, ha ricevuto in eredità dalla precedente quello che noi riteniamo un pesante errore giudiziario, cioè un processo con incriminazione a carico della multinazionale belga dei reati di colpa piuttosto che di dolo. Colpa si avrebbe se gli eventi delittuosi fossero avvenuti per negligenza, imprudenza, imperizia (es. come per incidente per eccesso di velocità); mentre il dolo implica consapevolezza, intenzione e coscienza di causare gli eventi dannosi (es. come nel caso di Spinetta Marengo, di immane disastro sanitario e ambientale). Va da sé che il dolo è punito più severamente rispetto alla colpa: un abisso che va dalle blande contravvenzioni pecuniarie della colpa fino alle estese reclusioni in carcere per dolo. A tacere il risarcimento delle Vittime e dei danni economici, ambientali o sociali della collettività locale e nazionale.
Per Parodi, significa anche entrare nel merito di una già lenta vicenda processuale che sovrappiù è stata davanti al GUP paralizzata per un anno onde agevolare il patteggiamento di Solvay con le parti civili, patteggiamento che scaverebbe nella fossa definitivamente il debilitato procedimento penale. Entrare nel merito presume non ammettere che reati di dolo di quella portata possano impaludarsi nel mercimonium di valori che non dovrebbero essere commerciati, come la salute, la giustizia, la coscienza, la dignità.
Va da sé che, a riformulare i capi di imputazione e a bloccare la procedura di patteggiamento – peraltro, lo sconcertante GUP è stato trasferito – Cesare Parodi darebbe per scontato il plauso di Comitati e Associazioni, a maggior ragione sollecitato da quella sana porzione di avvocati di parte civile che perseguono la giustizia piuttosto che interessi di bottega (di certo, non può fare affidamento, anzi, sui politici).
Per tutti, ma soprattutto per il procuratore capo, resta infine la bomba ad orologeria dei meticolosi esposti ricevuti da Luca Santa Maria, per 25 anni avvocato di punta di Solvay e dunque depositario di tutti i segreti aziendali. Negli esposti il famoso legale accusa puntigliosamente i vertici Solvay Syensqo di massime responsabilità penali – mai emerse da alcun processo – nell’inquinamento da PFAS in Italia, da Spinetta Marengo alla Miteni di Trissino: “Due epicentri, un solo disastro, una sola regia criminale. Una catastrofe ambientale e sanitaria pianificata”, cioè di potenziali gravissime responsabilità tali da obbligare eventualmente a riformulare in dolo i processi di Alessandria e Vicenza (Venezia, in appello).
Insomma, i tempi per rimettere in moto la Procura sono strettissimi, l’approfondimento tecnico-giuridico è di alto livello e complicato. Concludendo, purtroppo, come abbiamo iniziato: Cesare Parodi, nuovo procuratore capo di Alessandria con la nuova sostituta, avrà voglia di rivoluzionare l’iter processuale? Alzerà le mani della resa se anche il nuovo Gup spingerà per la soluzione del “patteggiamento”, oppure si opporrà al Gup? Si opporrà se Solvay chiederà il procedimento di “rito abbreviato” che le consentirebbe di uscire parimenti indenne dal processo: cioè di essere giudicata rapidamente e sommariamente sulla base dei deboli atti raccolti dal PM precedente, evitando il dibattimento e ogni contradditorio, senza nuove prove, nessun accenno di reati di dolo, senza rischio di eventuali appelli, guadagnando anche, se non proprio l’assoluzione, una riduzione di pena di un terzo (più un ulteriore 1/6: riforma Cartabia) e, perché no, allentando la pressione mediatica?
Lino Balza, Movimento di lotta per la salute Maccacaro.

 

2) Salvi lupo, capra e cavoli sul barcone di comune, regione e governo?

Quale antico e massimo biografo, mi ero concesso di predire il 2026 come anno di svolta per il centenario polo chimico di Spinetta Marengo passato dal disastro sanitario e ambientale della Montedison al drammatico epilogo della Solvay. Piuttosto che “predire” sarebbe più esatto: “annunciare” “prevedere”, per effetto della precisa analisi storica: https://www.rete- ambientalista.it/2025/09/04/ il-2026-e-alle-porte-snodo- cruciale-per-i-pfas-della- solvay/.
Ecco che, allo scadere del 2025, una notizia che fa titoli sui giornali: l’emendamento al Piano sociosanitario 2025-2030 approvato dal Consiglio regionale del Piemonte, all’unanimità… Una cosa grossa, sembrerebbe, considerando che l’emendamento è stato presentato dall’opposizione (Pasquale Coluccio, Movimento 5 Stelle) e condiviso dall’assessore alla sanità Federico Riboldi. Soprattutto considerando che affronta la questione sanitaria e ambientale dei Pfas: una calamità piemontese a partire dall’epicentro alessandrino della Solvay di Spinetta Marengo, unica produttrice in Italia.
Sarà una cosa grossa: si sorprendono soprattutto Comitati e Associazioni che hanno sempre accusato l’inerzia della Regione come complicità con la multinazionale belga. Sarà una cosa grossa, da come la vende il Coluccio: “Finalmente per la prima volta si introduce nel documento di programmazione regionale la necessità di specifici interventi di prevenzione nei territori: attività di studio, monitoraggio ambientale e degli alimenti, oltre a biomonitoraggi sulla popolazione esposta nelle aree contaminate”. Da come si vanta: “I Cinquestelle da anni lavorano per mantenere alta l’attenzione sui Pfas. Un impegno portato avanti con atti istituzionali, iniziative pubbliche e proposte concrete”.

Ma è già da queste enfasi che noi, che andreottianamente pensiamo male per azzeccare il sotterfugio, abbiamo sentito puzza di bruciato, anzi di peggio. Perché tutto questo gran da fare dei 5stelle noi mai l’abbiamo minimamente intravisto: dal livello locale al governo malgrado le promesse dei ministri grillini all’ambiente (Costa, Cingolani), e dal governo al parlamento dove il disegno di legge del grillino Crucioli per la messa al bando dei Pfas è stato affossato dai pentastellati per primi. Anzi, abbiamo visto che i Cinquestelle non hanno mollato la giunta quando il sindaco di Alessandria, invece di emanare l’ordinanza di fermata delle produzioni inquinanti di Spinetta, ha addirittura patteggiato con Solvay, sgattaiolando come parte civile dal processo.

A parte l’odore dei Cinquestelle che saranno tumulati definitivamente alle prossime elezioni comunali assieme al sindaco PD, la puzza si è fatta intensa quando, sotto la pietra sepolcrale del bluff propagandistico dell’emendamento al Piano sociosanitario, abbiamo esumato la carcassa: è in corso la trattativa con Solvay per patteggiare la fuoriuscita della Regione Piemonte quale parte civile dal processo.  A perdere la faccia, il pacchettino di euro di Solvay sarà mascherato addirittura a sostegno dell’emendamento… rivolto a scoperchiare i delitti di Solvay. Solvay dà i soldi contro sé stessa. Maddai!
Dopo questa scialuppa della Regione, il percorso dei patteggiamenti per salvare lupo Syensqo con capra e cavoli (fabbrica aperta, minime pene processuali e massimi profitti miliardari), avviato dal misero salvagente del Comune di Alessandria, si concluderà a galleggiare sul barcone del Ministero dell’Ambiente: senza messa al bando nazionale dei Pfas, senza vera bonifica del territorio alessandrino, sulla pelle delle popolazioni non solo piemontesi e venete, senza veri risarcimenti alle Vittime del passato, sulla pelle delle Vittime del presente e del futuro?
Dunque, questi sono i fatti che, quale antico e massimo biografo mi ero concesso di “predire” per il 2026 come anno di svolta. Però comprendevano anche le class actions. Non ancora Cesare Parodi. Aspettiamo prima di congratularci con la miliardaria presidentessa Ilham Kadri.

 

3) Cosa c’entrano “separazione delle carriere” e “riforma del CSM” con l’efficienza della Giustizia? Niente

Cosa hanno in comune i due processi per Miteni di Trissino e per Solvay di Spinetta Marengo?
In parte l’avvelenamento: quello di Vicenza riguarda esclusivamente i Pfas, quello di Alessandria anche altri venti veleni tossici e cancerogeni, tipo cromo esavalente. Mentre soprattutto la differenza è data dal fatto che sono stati condotti da due tribunali diversi, e lo si vede: quello veneto ha concluso in tempi ragionevoli con una sentenza (di condanna), mentre quello piemontese non ha neppure avviato il dibattimento, ovvero nell’udienza preliminare sta praticamente assolvendo Solvay tramite patteggiamento.
D’altronde la procura di Alessandria era stata clemente, quasi una tiratina d’orecchie, verso i due direttori accusati di un reato minore – di colpa – malgrado la condanna della Cassazione nel primo processo, cioè malgrado la reiterazione dei delitti, anzi il loro aggravamento.

Invece, la Procura di Vicenza (Paolo Fietta e Hans Roderich Blattner) aveva formulato capi di imputazione per reati di dolo: avvelenamento doloso delle acque, disastro doloso innominato, inquinamento ambientale, illecito amministrativo e bancarotta per falso in bilancio. Così la Corte di Assise vicentina (presidente Antonella Crea) ha sposato interamente le accuse della propria procura rivolte non tanto a direttori piccoli capri espiatori bensì alle responsabilità apicali dell’azienda, e ha condannato 11 fra manager e vertici della Miteni fallita di Trissino, e delle multinazionali Icig e Mitsubishi, a complessivi 141 anni di reclusione, disponendo anche risarcimenti da decine di milioni di euro.

Il punto centrale della pesantezza delle condanne (fino a 17 anni per l’italiano Luigi Guarracino, per i tedeschi Patrick Fritz Hendrik Schnitzer e Achim Georg Riemann, per l’irlandese Brian Anthony Mc Glynn, e 16 anni per l’olandese Alexander Nicolaas Smit), è che Miteni sapeva di avvelenare, l’inquinamento è stata una scelta precisa. Conoscevano certezze scientifiche anche assolute, avevano un quadro informativo dettagliato sulla contaminazione del sito e sugli effetti sulla salute delle migliaia lavoratori e delle centinaia di migliaia di cittadini. Non solo accettarono il rischio di inquinare, ma ne avevano la consapevolezza, risparmiarono sui costi di sicurezza, anzi occultarono sistematicamente le prove, e se ne assunsero le conseguenze allo scopo di guadagnare senza curarsi delle conseguenze ambientali e per la salute pubblica.
Insomma, il profitto è il movente che rafforza la gravità dei comportamenti contestati. Indubbiamente i reati per Miteni sono di dolo. Indubbiamente, sarebbero gli stessi reati contestabili per Solvay: gli stessi dettagliatamente dimostrati negli 11 esposti all’ex procuratore capo di Alessandria, Enrico Cieri, dal Movimento di lotta per la salute Maccacaro.

Infine, giustamente esaltata la sentenza di Vicenza sul versante delle responsabilità dolose (sulla quale pur pende la spada di Damocle dei ricorsi in appello a Venezia), però non si può non stigmatizzare l’ingiustizia per quanto riguarda l’esiguità degli indennizzi all’ambiente violato: 56 milioni di euro alla regione Veneto, 6,5 milioni, ai comuni della zona rossa tra Vicenza, Padova e Verona e, somma ingiustizia, dei risarcimenti alle Vittime: la miseria delle 15-20mila euro, peraltro ad una minoranza della popolazione. Né si dimentichi che l’Inail ritarda a riconoscere la malattia professionale ai lavoratori ex Miteni.

 

4) Non sono queste condotte dolose?

Uno degli esposti denunciati dal “Movimento di lotta per la salute Maccacaro” alla Procura di Alessandria
https://www.rete- ambientalista.it/?s=Accuso+ Solvay+in+tribunale+per+il+ mio+cancro.+Ma+anche+per+gli+ operai
ha riguardato i risultati delle ricerche scientifiche (Centre Hospitalier Universitaire de Liège Service de toxicologie Professeure Dr Corinne Charlier), che permettevano già anni fa di affermare che la popolazione di Spinetta Marengo è significativamente contaminata sia dai cosiddetti “vecchi” che dai “nuovi PFAS: PFOA – C6O4, – ADV, tutti tossici e cancerogeni.
Si consideri che anche questa testimonianza è impedita dal GUP che ha escluso Lino Balza quale parte civile al Processo in corso.

 

5) Otto indagini epidemiologiche non bastano per risarcire le vittime del disastro sanitario di Alessandria?

L’indagine epidemiologa dell’Università di Liegi, alla quale abbiamo collaborato, è stata la prima mirata sulle analisi del sangue per i Pfas della popolazione alessandrina, come chiedevo invano dal 2009 anche con esposti in magistratura. Pur senza questa decisiva importante evidenza, nei decenni precedenti non erano certo mancate indagini epidemiologiche. Ne avevamo infatti molte altre su cui cercammo anche di attivare la preoccupazione sanitaria istituzionale:
https://www.rete- ambientalista.it/2022/09/03/ otto-indagini-epidemiologiche- non-bastano-per-risarcire-le- vittime-del-disastro- sanitario-di-alessandria/

 

6) Centinaia di monitoraggi non bastano per chiudere gli inquinamenti?

Raramente i giornalisti hanno coraggio e libertà, raramente i giornali (soprattutto locali) se la sentono di fornire fino in fondo, come facciamo noi, le informazioni sullo stato dell’inquinamento della Solvay di Spinetta Marengo. L’ultima rarità (19 dicembre) titola: “L’inquinamento invisibile: cloroformio nelle cantine. I dati Arpa”.
Per la precisione: dalle cantine non sale solo cloroformio ma anche tetracloruro di carbonio, tetracloroetilene, tricloroetilene, ecc.  Fa poca differenza: sono tutti cancerogeni. Ben quattro anni fa (agosto 2022), il sindaco di Alessandria firmò un’ordinanza che scandalizzò ambientalisti e cittadini: piuttosto che ordinare a Solvay di fermare gli impianti inquinanti Giorgio Abonante “raccomandò” (sic) agli abitanti di Spinetta di aerare gli ambienti, con ventilatori se privi di finestre, non riscaldarli, chiudere e impermeabilizzare le fessure e i tombini sui pavimenti ma senza tinteggiare le pareti, con divieto (sic) di soggiornarvi a lungo, non consumarvi cibi o bevande, non fumare beninteso.
Questo, di Abonante, è il primo e unico atto ufficiale riferito a questi fatti (oltre alla querela a Lino Balza per diffamazione aggravata a mezzo stampa: https://www.rete- ambientalista.it/2025/12/15/ alla-festa-dellordine-dei- giornalisti-del-piemonte/.)
Infatti, dopo quattro anni, non è cambiata la condizione delle abitazioni spinettesi (detta “vapor intrusion”), tant’è che l’ordinanza è sempre in vigore, ma non si è aggiunta l’ordinanza di fermata degli impianti. Sebbene l’Arpa abbia avuto il coraggio di proseguire con campagne i monitoraggi della qualità dell’aria indoor: le ultime quattro nel 2025. Collegate ovviamente all’avvelenamento dei tre livelli della falda dentro e soprattutto fuori lo stabilimento, con la conferma dell’incremento delle classi di parametri: contaminanti inorganici, contaminanti organici storici e Pfas.

Da sola Solvay produce più veleni di tutte le aziende italiane nel loro insieme. E li concentra tutti sul territorio di Alessandria. Infatti sono esplosi i titoli sui giornali:
“Il report di Greenpeace ‘Respirare Pfas’ lancia l’allarme”.

“Troppi veleni nell’aria, l’allarme di Greenpeace”.
“Aria avvelenata”
. “Da sola Solvay più della metà dell’inquinamento italiano”.
L’aria più inquinata in Italia è in provincia di Alessandria”. “I più inquinati”.
“Lo stabilimento Solvay di Spinetta Marengo nel mirino del report Greenpeace”.
“L’epicentro dei Pfas”. L’incubo Pfas spaventa i cittadini”.
Spinetta Marengo e l’incubo Pfas: le emissioni della fabbrica fanno paura”.
“Numeri impressionanti a Spinetta”.
“C’è paura dopo il report sui veleni”.
“Paura nell’aria già colpita dall’amianto”. “Le voci degli abitanti: ‘Stop alle lavorazioni’”. “L’ultimatum di tutti i comitati ‘Ora l’impianto va fermato’”.
Clicca qui https://www.rete- ambientalista.it/2025/12/14/ solvay-abbiamo-tutto-sotto- controllo/
e qui https://www.rete- ambientalista.it/2025/12/14/ da-sola-piu-veleni-di-tutte- le-aziende-italiane-nel-loro- insieme-e-li-concentra-tutti- sul-territorio-di-alessandria/

 

7) Pesi e misure nel delitto perfetto: Luigi Guarracino

Per significare la difformità di questi due processi, è emblematica la figura di Luigi Guarracino. Oggi condannato a Vicenza al massimo della pena: 17 anni, mentre ieri nel primo processo Solvay fu imputato dai PM per gli stessi reati dolosi ma dai giudici fu “assolto” ad Alessandria. (E c’è chi blatera di subordinazione dei giudici ai pubblici ministeri!).

A riguardo, si legga la testimonianza di Lino Balza resa al primo processo, con lo stralcio della “Memoria di replica in corte di assise” (tratto dal secondo volume di “Ambiente Delitto Perfetto” di Barbara Tartaglione e Lino Balza, prefazione di Giorgio Nebbia), nella quale – a compendio della sua deposizione documentale resa il 5 maggio 2014 – si associava alle richieste di dolo formulate dai pm Riccardo Ghio e Marina Nuccio: clicca qui.
Guarracino, allora come ora difeso dall’avvocato Leonardo Cammarata, fu condannato per colpa (praticamente assolto) ad 1 anno e 8 mesi di reclusione, ovviamente con i “doppi benefici di legge” (con i quali continuare a ben operare alla Miteni di Trissino).
Non sfugga, nella lettura della “Memoria”, la figura di Stefano Bigini, attualmente imputato per colpa nel secondo processo Solvay ad Alessandria, con il quale rischia ancora meno per effetto eventuale di patteggiamento e/o rito abbreviato.
Lino Balza, Movimento di lotta per la salute Maccacaro.
Liberamente riproducibile.

 

Solvay: abbiamo tutto sotto controllo

Sono esplosi i titoli sui giornali:
“Il report di Greenpeace ‘Respirare Pfas’ lancia l’allarme”. “Troppi veleni nell’aria, l’allarme di Greenpeace”. “Aria avvelenata”. “Da sola Solvay più della metà dell’inquinamento italiano”.L’aria più inquinata in Italia è in provincia di Alessandria”. “I più inquinati”. “Lo stabilimento Solvay di Spinetta Marengo nel mirino del report Greenpeace”. “L’epicentro dei Pfas”. L’incubo Pfas spaventa i cittadini”.Spinetta Marengo e l’incubo Pfas: le emissioni della fabbrica fanno paura”. “Numeri impressionanti a Spinetta”. “C’è paura dopo il report sui veleni”. “Paura nell’aria già colpita dall’amianto”. “Le voci degli abitanti: ‘Stop alle lavorazioni’”. “L’ultimatum di tutti i comitati ‘Ora l’impianto va fermato’”.

Solvay riesce a controllare pressoché tutto. Tutto il potere politico, dall’insabbiamento del disegno di legge (Crucioli) al patteggiamento con gli enti locali (Comune, ecc…). Riesce immune a compiere il delitto perfetto con la giustizia italiana (Alessandria). Riesce a congelare i blandi regolamenti europei. Riesce, anziché chiudere le produzioni, a convincere qualche ambientalista conciliatore che sta conciliando ambiente e salute con i profitti.
Ma non riesce a zittire gli avversari con telefonate intimidatorie e lettere anonime (Balza). Né riesce a controllare tutti i grilli parlanti del sistema dell’informazione.
Infatti sono esplosi quei titoli dei giornali e TV, più cubitali del nostro “Solvay di Spinetta Marengo scarica il 76% delle emissioni nazionali di gas fluorurati. Invero, Umberto Eco li avrebbe commentati ribadendo “Nulla di nuovo fra Tanaro e Bormida” dopo i nostri 1.300 articoli di questi anni in merito al disastro ecosanitario: su www.rete-ambientalista.it (tra i quali la querela del sindaco a Lino Balza per diffamazione a mezzo stampa”).

E, con la puntualità di un orologio belga, la multinazionale Solvay Syensqo ha prontamente reagito a condizionare l’opinione pubblica invitandola ad un rinfresco enogastronomico (evento “Fabbriche aperte”) e a leggersi le rassicurazioni di “autorevoli” personaggi. Fra tutti, spicca Luigi Castello, primario di medicina interna dell’ospedale di Alessandria, che “ci tiene a non fare allarmismi”. Come potrebbe fare altrimenti? Federico Riboldi, l’assessore imbonitore della Regione Piemonte (storica complice di Solvay), si era inventato una cosiddetta “task force” (vedi https://www.rete- ambientalista.it/2024/11/02/ brutta-aria-in-politica/) adibita ad annegare in un mare di informazioni tecniche tutti i drammatici dati ambientali e sanitari pur usciti dalla mafia di Arpa e Asl, da nove indagini epidemiologiche nella Fraschetta, a tacere i referti delle Università di Liegi e Aquisgrana.

La “task force al rallentatore” è stata da Riboldi articolata in “commissione tecnica” e “commissione clinica”, cioè polverizzata in una pletora ininfluente di fedeli funzionari provinciali e regionali, nonché di eterogenei dirigenti sanitari per successive diagnosi e terapie a lungo termine, e Luigi Castello è stato nominato coordinatore della commissione clinica. Come da curriculum, Castello non si era mai allarmato della situazione sanitaria di Alessandria e dei suoi cancerogeni, e dunque ora, anche dopo il report di Greenpeace, “ci tiene a non fare allarmismi”.
A noi, francamente, la tempestiva e minimizzante presa di posizione del dottor Luigi Castello appare scientificamente scandalosa, e l’abbiamo trasmessa a chi è più competente di noi: è rimasto basito. Perciò lo sfidiamo a sostenerla in un confronto pubblico (che possiamo organizzare) con un suo collega che in ambito nazionale e internazionale la pensa ben diversamente da lui.

 

Da sola, più veleni di tutte le aziende italiane nel loro insieme. E li concentra tutti sul territorio di Alessandria!

… Convincente al pari di Castello, cioè per nulla, è arrivata la replica di Solvay: con la credibilità di una multinazionale straniera che, a tacere l’altra maledetta ventina di tossicocancerogeni, ha negato che la popolazione italiana è stata esposta per decenni ai Pfas acclaratamente cancerogeni: inquinanti eterni come il Pfoa utilizzato ad Alessandria fino a 12 tonnellate l’anno per almeno trent’anni: acclaratamente associato ad effetti avversi all’apparato endocrino, cardiocircolatorio e al fegato, nonché allo sviluppo di tumori e nel caso dei bambini – esposti già durante la gravidanza – a malformazioni neurologiche.

Che credibilità può ancora essere attribuita a chi dichiara di avere già dismesso Pfoa e Adv, e in fase di dismissione il C6o4, mentre l’autorità ambientale locale non solo continua a trovarli – come emerge dalla campagna rilevamenti delle acque sotterranee del 2025 – ma li trova anche oltre la presunta barriera millantata dall’azienda per trattenerli. Tant’è che il micro biomonitoraggio sulla popolazione residente vicino al polo chimico, condotto al rallentatore dalla complice Regione Piemonte, ha dimostrato che TUTTE le persone analizzate hanno questi tossici cancerogeni nel sangue, che i giovani sono particolarmente esposti e che dei tre Pfas sopra citati quello più trovato nel corpo delle persone sia l’Adv: un Pfas come il C6O4 inventato in Italia, che l’azienda ha prodotto per trent’anni senza che nessuno ne sapesse alcunché.
Che credibilità sbugiardarsi sui numeri. Tra il 2007 e il 2023, secondo i dati del registro europeo ripresi da Greenpeace, lo stabilimento Solvay Syensqo di Spinetta Marengo ha emesso 2.828 tonnellate l’anno: da solo! il 75% di tutte le sostanze fluorurate rilasciate nell’atmosfera in Italia. Secondo la matematica belga di Solvay, l’azienda avrebbe “ridotto del 90% le emissioni dei fluorurati negli ultimi cinque anni”. Secondo i dati Ispra elaborati da Greenpeace, invece, le emissioni sono passate da punte enormi dell’85% annue alle enormi del 55%. Cioè Solvay, da sola! attualmente emette più veleni di tutte le aziende italiane nel loro insieme. E li concentra tutti sul territorio di Alessandria!

Come consegue questo record? Gran parte delle emissioni atmosferiche comunicate al Registro europeo per l’emissione e il trasporto di inquinanti (E-Prtr) non sono contemplate nell’autorizzazione approvata dalle autorità locali.
Inoltre, come emerge da documenti inediti, la maggior parte di queste emissioni sono sparate – su polmoni suolo acque – da camini che non hanno filtri dedicati all’abbattimento: dei 26 camini che emettono sostanze fluorurate solo 15 sono dotati di filtri per l’abbattimento, 11 ne sono privi; il 59 per cento delle emissioni di Pfas dell’intero stabilimento derivano da camini totalmente privi di impianti di depurazione.
Che credibilità, infine, può avere un inquinatore seriale che al momento del rinnovo dell’autorizzazione integrata (AIA) si era opposto alla pubblicazione dei dati? E che ora, dopo che il Tar gli ha dato torto, vincola, complice la Provincia, la loro divulgazione al segreto industriale: li può visionare solo Legambiente… confidenzialmente, a patto che non li usi pubblicamente. Una bella faccia tosta, se sappiamo che, per lo stesso tipo di contaminazione, lo Stato del New Jersey nel 2021 ha fatto causa alla consociata americana dell’azienda chiedendo tutte le informazioni ambientali e gli studi tossicologici. E in soli quattro anni è stata pattuita una piena bonifica dello stabilimento e un’ammenda di quasi 400 milioni di dollari.

 

Class actions ad Alessandria dopo il fallimento dei processi penali

Su “Pressenza”: come i Pfas ci uccidono lentamente. Clicca qui.

 

Gli industriali negano perfino che il Tfa sia un Pfas

Il Tfa, acido trifluoroacetico, è il più diffuso tra i Pfas inquinanti eterni, sul pianeta. Si trova ovunque lo si cerchi: nelle acque in bottiglia e in quella di rubinetto, nel vino, nei cereali, nell’aria e nel sangue umano, in tutto il mondo. La più piccola molecola della famiglia dei Pfas è nota da tempo, ma solo di recente si cominciano a studiare gli effetti per la salute umana. Stefano Polesello e Sara Valsecchi, i ricercatori del Cnr che nel 2011 hanno scoperto l’inquinamento da Pfas in Veneto, spiegano perché il Tfa riesce a raggiungere anche le sorgenti di montagna.

Il motivo principale per cui il Tfa si trova dappertutto nell’ambiente è che deriva dalla degradazione in atmosfera degli idrofluorocarburi (fino al 1988) e degli F-gas: il Tfa, idrosolubile, quando c’è pioggia, entra nel ciclo dell’acqua e va finire ovunque, non solo vicino ai siti industriali (è il fenomeno maggiore dell’inquinamento di Alessandria della Solvay di Spinetta), ma anche in montagna, dove le sorgenti sono più pure, e va a ricaricare le falde. Per questo le acque in bottiglia ne contengono in grande quantità. Siccome è piccolissimo (solo un atomo di carbonio fluorurato e non due) non si riesce a filtrare con i carboni attivi e a misurarlo in maniera sistematica.

Da gennaio 2026 entreranno in vigore in Italia nuovi limiti per l’acqua potabile. Con il decreto legislativo 102 di giugno 2025, il governo ha stabilito che non deve essere superata la soglia di 0,02 microgrammi per litro per la somma di quattro Pfas: Pfoa, Pfos, Pfna e Pfhxs, la cui pericolosità è stata provata, ed è fissato a 0,1 µg/l la somma per trenta Pfas potenzialmente rilevanti nelle acque. Per la prima volta, inoltre, viene fissato un limite per il Tfa: 10 microgrammi per litro, da gennaio 2027.

 

Fare a meno dei Pfas oppure fare a meno di pane, pasta, biscotti, farina

Su SMIPS, il “Movimento di lotta per la salute Maccacaro”. Clicca qui.

 

Pfas nei fiumi di Milano

Arpa Lombardia ha pubblicato il ‘Rapporto Pfas 2025’, che fotografa i risultati delle attività di monitoraggio svolte nel corso del 2024. Il pozzo di Milano ha fatto registrare un superamento del valore soglia per il Pfos: la concentrazione rilevata ha raggiunto 42 nanogrammi per litro, superando il limite di 30 ng/l previsto per le acque sotterranee destinate al consumo umano. Si tratta di uno dei tre casi lombardi di superamento della soglia registrati nel 2024, insieme a Lomazzo e Paderno Dugnano.
Milano è inserita nel sottobacino Olona-Lambro-Seveso, indicato dal rapporto come uno dei più complessi e delicati dell’intera Regione. Arpa rileva la presenza diffusa di Pfas nei corsi d’acqua, in particolare in torrenti, canali e rogge di dimensioni medio-piccole, spesso interconnessi con la falda. Questa interconnessione rappresenta un elemento critico, perché favorisce il trasferimento degli inquinanti dalle acque superficiali a quelle sotterranee. I monitoraggi hanno interessato anche tratti di corsi d’acqua che scorrono nell’area metropolitana di Milano o immediatamente a ridosso della città. In particolare, il fiume Lambro, nei tratti che attraversano Comuni come Peschiera Borromeo e San Giuliano Milanese, mostra la presenza di diversi congeneri Pfas, tra cui Pfos e Pfoa, ma sotto i limiti di legge.

 

Pfas interferenti endocrini

Sono disponibili i video dell’evento “Interferenti endocrini, ambiente e salute: evidenze scientifiche e azione medica”, svoltosi a Firenze, presso la Sala Meeting “Giovanni Turziani” dell’Ordine dei Medici Chirurghi e degli Odontoiatri. Leggi il resto

 

Pfas distribuiti con i pesci in tutto il mondo

La nostra esposizione ai Pfas avviene anche tramite il pesce che mangiamo. A ribadirlo è una nuova analisi di un team di ricerca cinese che ha puntato i riflettori sul mercato ittico globale, evidenziando il ruolo cruciale che ricoprirebbe nel ridistribuire il rischio di esposizione alle cosiddette sostanze chimiche “eterne” in tutto il mondo. Nord America, Oceania ed Europa, registrano i livelli di assunzione giornaliera di Pfas tramite il consumo di pesce (surgelato) più elevati.
Lo studio, appena pubblicato sulla rivista Science, combina i modelli delle reti trofiche marine, i dati sulla pesca globale e le misurazioni delle sostanze chimiche eterne nell’acqua marina prelevata da 3.126 siti nell’arco di 20 anni (dal 2010 al 2021).

 

I Pfas riducono l’efficacia dei vaccini pediatrici

Il team guidato dal professor Carlo Foresta dell’Università di Padova ha chiarito il meccanismo molecolare alla base di questa risposta immunitaria, spiegando come l’esposizione ai Pfas – noti per i danni al fegato, alla tiroide, ai processi metabolici e alla fertilità – comprometta la memoria anticorpale, la produzione degli anticorpi in particolare nei bambini.

 

Pfas nei laghi d’Iseo e Idra

I PFAS, gli inquinanti «eterni» presenti nelle acque dei territori più industrializzati (il record spetta al Veneto) sono stati ritrovati – fino a dieci volte lo standard di qualità ambientale: 26 microgrammi al chilo – anche nei coregoni del lago d’Iseo. Sul lago d’Idro anche il pesce persico nel 2023 è risultato non conforme (21,4 mcg/kg).

 

PFAS, la sigla tossica che avvelena Alessandria

“Molecole, storie di legami e di veleni” è una serie audio scritta da Rita Cantalino e Alessandro Coltré. Prodotta da Fandango Podcast, A Sud e Valori.it.
In questa puntata ripercorriamo, con Lino Balza, la genesi di questi polimeri, il viaggio che hanno fatto da un laboratorio americano alle produzioni negli stabilimenti di tutto il mondo, anche in Italia, dove i PFAS sono legati a disastri ambientali e a gravi casi di inquinamento. Ad Alessandria, il polo chimico ex Solvay è l’unico stabilimento a produrre PFAS in Italia, che sono nell’aria, nell’acqua, e sono arrivati così nel sangue di cittadine e cittadini. Clicca qui la puntata numero 4.

 

La storia della fabbrica di Spinetta Marengo raccontata in video da Lino Balza

Puntata 23
1984. Sul sindacato si abbatte il ciclone Craxi. Clicca sul titolo.

 


Il Movimento di lotta per la salute “Giulio Alfredo Maccacaro” redige questo bollettino, che è distribuito tramite RETE AMBIENTALISTA – Movimenti di Lotta per la Salute, l’Ambiente, la Pace e la Nonviolenza.
Giulio Alfredo Maccacaro, scienziato militante
Biografia in breve di Giulio A. Maccacaro sul sito di Carocci Editore, nella pagina di presentazione del libro “Giulio Alfredo Maccacaro, scienziato militante”
di Domenico Ribatti, 2021

 


contenuti 10 dicembre 2025

Siamo ancora qui

Le grandi e diffuse iniziative nelle piazze per la Palestina di ottobre e novembre dimostrano che la mobilitazione non è per nulla finita con la falsa “pace” di Trump e che il genocidio del popolo palestinese ha svelato la “nuova” logica dell’ordine globale, riorganizzata sempre più attorno alla guerra: il regime di guerra necessita di un apparato logistico pienamente funzionante. I porti, in questo senso, hanno un ruolo centrale. Quelli che sono in alto temono molto i blocchi dei porti, partiti da Genova e diffusi in altre città europee.

A Genova, la città dove tutto è cominciato con il blocco delle navi effettuato dagli operatori portuali del CALP (Collettivo Autonomo Lavoratori Portuali), più di 10.000 manifestanti hanno aderito allo sciopero, con una presenza elevatissima di studenti e giovani. Il giorno successivo si è tenuta una manifestazione nazionale a Roma, alla quale hanno partecipato circa 100.000 persone.

Il regime di guerra, pluriforme nei suoi modi di agire, necessita di un apparato logistico pienamente funzionante. Guerra e logistica, com’è noto, vanno di pari passo da secoli. Non esiste guerra senza logistica, così come non esiste logistica senza un’organizzazione “militare” dei flussi di approvvigionamento lungo l’intera catena. Di tutto ciò sono pienamente consapevoli i portuali del CALP che organizzano il blocco delle navi con carichi di armi dal 2019, così come tutti gli altri soggetti che hanno articolato le proprie lotte con quella dei portuali. Una consapevolezza che ha contagiato i lavoratori di altri porti, sia in Italia sia in altri paesi europei (Grecia, Cipro, Francia, Spagna e, in una certa misura, Portogallo).
Il “Blocchiamo tutto” è diventato la parola d’ordine che ha accompagnato le mobilitazioni in molte città contro il regime di guerra nel quale vogliono trascinarci – o nel quale siamo già stati trascinati.

 

La farsa tragicomica del “nobel” Trump

Il piano di pace a Gaza è una farsa tragicomica che diviene emblematica della politica internazionale odierna, pilotata da un Occidente in declino economico e tracollo morale che ha trasformato la democrazia in demagogia, il diritto in forza, la libertà di stampa e di espressione in censura sistematica del pensiero diverso. Così ritorniamo alla Società delle Nazioni e ai mandati coloniali. Gaza, avulsa dallo Stato palestinese, pur ben definito dalle risoluzioni dell’Onu, viene governata da un Consiglio di pace il cui presidente, Trump, deciderà le fasi di un improbabile autogoverno palestinese, demandato alle calende greche. Anp e arabi moderati sembrano sostenere il progetto che appare soprattutto una iniziativa plutocratica per il bene delle multinazionali.

Difficile comprendere come una forza internazionale composta di eserciti dei Paesi arabi moderati potrà mai installarsi su un territorio ancora sotto il controllo di Hamas. L’organizzazione ha comprensibilmente rifiutato di disarmare, data la sfiducia nei patti con Israele e la scarsa lungimiranza del piano di pace. Mentre l’aspirante al Nobel si diletta con mediazioni che sembrano scritte per un copione hollywoodiano, Netanyahu agisce, continuando a eseguire il progetto del grande Israele, seminando distruzione e morte in Palestina, rendendo il genocidio visibile e concreto per tutti coloro che hanno l’onestà di guardarlo in faccia.

Le complicità occidentali non sono terminate, nonostante le denunce documentate di organi internazionali e associazioni umanitarie. L’Onu nel piano non esiste eppure il Consiglio di sicurezza lo ha approvato grazie all’astensione di Russia e Cina. Molti, a ragione, affermano che di fronte all’alternativa – mano libera a Israele per continuare la sua azione violenta e costruire l’inferno biblico di Gaza – ben venga anche il piano trumpiano. Per motivi politici Mosca e Pechino hanno avuto il loro tornaconto e hanno preferito non divenire i sabotatori dell’apparente cessate il fuoco. La diplomazia trumpiana e occidentale è divenuta un negoziato mafioso, con aut-aut governati dalla forza.

Una vera pace a Gaza dovrebbe implicare ben altro. Il rispetto da parte di Israele delle risoluzioni Onu, una forza internazionale composta da palestinesi, da arabi sunniti e sciiti, una conferenza di pace con tutti gli attori in campo inclusi Iran, Russia e Cina.

Elena Basile

 

Solvay di Spinetta Marengo scarica il 76% delle emissioni nazionali di gas fluorurati

Opportunamente interviene Greenpeace ad avvalorare l’allarme sul quale sono anni che insistono Lino Balza e Claudio Lombardi: il disastro sanitario e ambientale inferto ad Alessandria dalla Solvay Syensqo di Spinetta Marengo è originato dalle emissioni in atmosfera (con ricaduta su polmoni, suolo e acque) ancor più che dagli scarichi idrici in falda e Bormida.

Ebbene, Greenpeace Italia ha analizzato i dati del registro europeo, elaborando anche quelli di Ispra. “Tra il 2007 e il 2023, il 76% delle emissioni nazionali di gas fluorurati sono state prodotte in Piemonte dalla Solvay di Spinetta Marengo”, quindi 2.863 tonnellate rilasciate. Inevitabilmente, perché Solvay è l’unica industria chimica italiana che produce ancora Pfas, in particolare il “nuovo” C6O4 altrettanto micidiale come i suoi progenitori.

Perciò il Movimento di lotta per la salute Maccacaro, con Circoli, Comitati e Associazioni, chiedono la cessazione delle produzioni inquinanti. E, preso atto, del fallimento dei processi in sede penale, avviano in sede civile azioni inibitoria e risarcitoria. Con urgenza sanitaria, senza attendere una legge di messa al bando dei Pfas, che la lobby chimica sta bloccando in Parlamento (clicca qui).

Le emissioni in atmosfera, una volta disperse, si “trasformano” in acido trifluoroacetico (TFA), la tipologia di Pfas più usata al mondo. Oltre ai noti rischi sanitari, gli F-gas provocano anche l’effetto serra, con un potenziale di riscaldamento globale (GWP) migliaia di volte superiore a quello della CO2.

Per maggiori approfondimenti, leggi Luisiana Gaita su
https://www. ilfattoquotidiano.it/2025/12/ 08/pfas-solvay-alessandria- inquinamento-aria-notizie/ 8218202/
o vai su www.rete-ambientalista.it dove trovi quasi 1.300 articoli.

 

Fare a meno dei Pfas oppure fare a meno di pane, pasta, biscotti, farina

Gli studi tossicologici associano definitivamente il TFA acido trifluoroacetico, uno dei composti sintetici noti come sostanze chimiche “eterne” PFAS (estremamente persistenti, mobili, idrosolubili, indegradabili, accumulabili) agli effetti tossici e cancerogeni sulla riproduzione e sullo sviluppo, oltre che agli impatti su tiroide, fegato e sistema immunitario. Le popolazioni più vulnerabili sono in particolare i bambini e le donne in gravidanza.

Dunque, è urgente la necessità di vietare immediatamente i pesticidi fluorurati PFAS per fermare l’ulteriore contaminazione della catena alimentare, a maggior ragione dopo il nuovo studio di Pesticide Action Network (PAN) Europe che ha rilevato la presenza diffusa di TFA in prodotti a base di cereali in 16 Paesi europei.

Il TFA è stato riscontrato in oltre l’81% dei campioni analizzati e le concentrazioni medie risultano fino a 107 volte superiori a quelle dell’acqua del rubinetto. I prodotti più contaminati sono risultati i cereali per la colazione, con picchi fino a 360 µg/kg in singoli campioni.

Lo studio segnala che i prodotti a base di grano (pane, pasta, biscotti, farina e dolci tipici) tendono ad accumulare più TFA, suggerendo che il grano possa assorbire e trattenere più facilmente questo composto dall’ambiente.

 

Mettere fine ai pesticidi? No, la UE non è interessata alla nostra salute

La Commissione Europea non sembra interessata alla nostra salute e all’ambiente, perché il suo obiettivo è, invece, semplificare la vita all’industria chimica. Infatti, la Commissione sta proponendo una serie di misure per deregolamentare in modo massiccio i pesticidi. In questo modo, l’UE consentirà l’uso di più pesticidi tossici, senza controlli regolari e almeno per altri tre anni. Lo spacciano per un accesso più facile alle sostanze di biocontrollo, come gli “erbicidi naturali”, ma le modifiche si applicano anche ai pesticidi altamente tossici. Eppure, la scienza è chiara: i pesticidi danneggiano la nostra salute e uccidono la biodiversità, danneggiano gli esseri umani, gli impollinatori e gli ecosistemi. (Clicca sul titolo per vedere la tabella)

Acqua, suolo e cibo sono inquinati dai pesticidi PFAS: avrebbero dovuto essere vietati anni fa. Danneggiano il nostro cervello, il sistema immunitario, lo sviluppo dei bambini e sono un disastro per l’ambiente. Abbiamo perso fino a ¾ degli insetti, mentre i parassiti sono diventati resistenti alle sostanze chimiche e dosi più elevate di sostanze ancora più tossiche non saranno d’aiuto. Le alternative necessarie sono disponibili.

 

Glifosato. Venticinque anni di autorizzazioni basate su fondamenta marce

Spesso ricordiamo come la lobby chimica riesca a influenzare il dibattito scientifico e le decisioni regolatorie in Europa e nel mondo, prendendo come esempio la finta “ricerca indipendente” per la presunta innocuità dei Pfas contrabbandata per decenni.

Alla stessa stregua, dopo un quarto di secolo, crolla uno dei pilastri su cui si è basata la difesa del glifosato (Roundup). La prestigiosa rivista Regulatory Toxicology and Pharmacology ha formalmente ritrattato lo studio del 2000 firmato da Williams, Kroes e Munro, che per 25 anni è stato considerato un punto di riferimento nella valutazione della presunta sicurezza dell’erbicida più utilizzato al mondo. I due autori avevano ricevuto compensi finanziari da Monsanto per il loro lavoro, addirittura assistiti da dipendenti della stessa Monsanto che forniva pure gli studi, mentre volutamente ignoravano altri studi che affermavano la cancerogenicità del glifosato.

Le conseguenze di questo inganno scientifico sono incalcolabili. L’articolo ha influenzato per decenni le decisioni regolatorie sul glifosato in Europa e nel resto del mondo e migliaia di tonnellate di cancerogeni sono state sparse sui campi. La ritrattazione formale di questo scellerato studio dovrebbe obbligarle a rivedere le autorizzazioni. E a rafforzare anche le cause legali in corso contro i produttori di glifosato: Bayer ha acquisito Monsanto nel 2018.

 

Una sentenza amianto dalla parte del lavoratore

Il Tribunale di Roma ha accolto integralmente il ricorso di un lavoratore dello stabilimento Videocolor di Anagni contro l’Inail: ha riconosciuto la natura professionale della patologia asbesto-correlata, il danno biologico permanente e, soprattutto, l’esposizione qualificata ad amianto dal 1990 al 2006, per circa 16 anni. I giudici affermano che il lavoratore, manutentore per oltre vent’anni, è stato esposto in modo continuativo, massiccio e diretto a polveri e fibre di amianto presenti nei forni, nelle coibentazioni, nelle guarnizioni, nei macchinari, nelle rulliere e in numerose parti strutturali dell’impianto. Oltre al riconoscimento del danno, il lavoratore ha ottenuto 8 anni di maggiorazione contributiva con accesso immediato al prepensionamento.

 

Tera e Aqua

Se clicchi qui https://ecoistituto-italia. org/cms-4/wp-content/uploads/ Tera-e-Aqua-144web.pdf ti appare il Tera e Aqua di dicembre.

 

Smetti di fumare o almeno di inquinare

Sono dati impressionanti: ogni singolo mozzicone può inquinare fino a 1.000 litri d’acqua.
1 mozzicone = 1.000 litri d’acqua contaminati
40% dei rifiuti in mare sono filtri di sigaretta
13.000 tonnellate/anno di rifiuti da mozziconi in Italia
7.000+ sostanze chimiche rilasciate, oltre 70 cancerogene
2-12 anni per degradarsi
60% del filtro è acetato di cellulosa, una plastica riciclabile.
Eppure, esiste la Direttiva europea SUP (Single Use Plastic, 2019/904) che dal 2021 impone ai produttori di tabacco di sostenere i costi di raccolta e trattamento. Nessun Comune italiano ha ancora attivato questa opportunità di progetti di impianti pilota di riciclo di mozziconi sfruttando la Direttiva.

Un progetto, il primo in Italia, è scaturito a Genova, frutto di un partenariato inedito guidato dagli studenti dell’International School of Genoa e dell’Istituto Nautico San Giorgio, finanziato dal programma europeo ProBleu e patrocinato dal Comune di Genova. Coinvolge 15 partner tra mondo scientifico, imprese, associazioni e istituzioni: dal Porto Antico all’Acquario (Costa Edutainment), dall’Istituto Italiano di Tecnologia all’Università di Genova, da AMIU alla startup Re-Cig, fino alle realtà civiche come SAL, OUTBE, PuliAmo la Foce, Pegli Bene Comune e il Comitato regionale Liguria per l’UNICEF. L’iniziativa ha anche ottenuto il riconoscimento UNESCO.

Re-Cig, partner del progetto, ha già dimostrato la fattibilità industriale trasformando i filtri raccolti in plastica riciclabile per occhiali, abbigliamento tecnico e imbottiture, installando posaceneri dedicati anche nelle stazioni Trenitalia.

 

L’Italia che frana

Mentre il governo è sempre più impegnato nella politica dei tagli, Italia è sempre più a rischio frane: nel 2024 oltre 1,2 milioni di abitanti, 742mila edifici e 14mila beni culturali in aree ad alta pericolosità.
Clicca qui i dati delle regioni, delle province e dei comuni.

 

Irresponsabile tagliare i fondi per la qualità dell’aria

Legge di Bilancio: tagliare i fondi per la qualità dell’aria significa mettere a rischio la salute dei cittadini. Scelta irresponsabile e contraria alle evidenze scientifiche. Un rischio sanitario inaccettabile. ISDE – Medici per l’Ambiente esprime forte preoccupazione per il taglio di oltre il 75% delle risorse destinate, dal 2026, al Fondo per il miglioramento della qualità dell’aria nel bacino padano. Una scelta che riteniamo irresponsabile, in aperta contraddizione con le evidenze scientifiche e con i dati più aggiornati sullo stato dell’inquinamento nelle città italiane. Una posizione pienamente convergente con l’allarme lanciato da Legambiente nei giorni scorsi. Clicca qui.

 

Una chiesa finalmente pacifista

È, nel solco di papa Francesco, la chiesa rappresentata dalla CEI (Conferenza Episcopale Italiana) presieduta dal cardinale Matteo Zuppi. Boicottare aziende e banche armate. Sì all’obiezione professionale. No leva ma servizio civile obbligatorio. Niente stellette per i cappellani militari. È quanto propone la Nota pastorale “Educare a una pace disarmata e disarmante” diffusa dalla Cei nell’Assemblea generale di Assisi.

La produzione e il commercio di armi innescano meccanismi economici che tendono a perpetuarsi, sostenendo e talvolta fomentando conflitti o supportando regimi autoritari”.
La Cei spinge al boicottaggio: “Alla presa di distanza da quelle economie che sostengono la produzione e il commercio di armi; così come ai disinvestimenti per non sostenere gli acquisti dei titoli azionari dell’industria militare, quelli che contribuiscono all’economia di guerra e indirizzano, seppur inconsapevolmente, l’impegno militare da parte dei governi”.

Loda “l’obiezione professionale”: il rifiuto di mettere le proprie competenze professionali e lavorative a servizio di aziende orientate alla produzione di armi”, discorso che ricorda gli scioperi dei portuali che negli ultimi mesi si sono rifiutati di lavorare nei porti italiani ed europei al trasporto di armamenti.

In alternativa alla leva obbligatoria la Cei oppone “il servizio civile obbligatorio” che porta “a scoprire che la difesa della patria non si assicura con il ricorso alle armi, ma passa per la cura della civitas, attraverso l’obiezione di coscienza e il servizio civile”.
Ci ricordiamo don Milani: “L’obbedienza non è una virtù”?

Infine, propone la “smilitarizzazione” dei cappellani militari, senza stellette, senza carriera: “figure non legate all’ambiente militare, ma forme nuove di assistenza spirituale per le forze armate, che tengano anche conto dei cambiamenti del ruolo delle donne e degli uomini che compiono questa scelta”.

 


contenuti 1 dicembre 2025

Le Regioni Veneto e Piemonte dovrebbero dichiarare lo stato di calamità Pfas

Sabato 29 novembre al Palazzo delle Opere Sociali in Piazza Duomo a Vicenza si è tenuto il convegno “Vicenza e inquinamento. Prendiamoci cura della nostra città”. L’incontro è stato promosso dall’Ordine dei Medici, dal Comune di Vicenza e dalla Diocesi di Vicenza con l’adesione di altri ordini professionali e ha visto l’intervento conclusivo del cardinale Fabio Baggio.

Per l’inquinamento da PFAS la Regione Veneto ha identificato con colori diversi le zone in base alla concentrazione riscontrata. La zona in cui l’inquinamento è più importante è stata indicata con il colore rosso ed è una zona di oltre 180 km quadrati che interessa ampie zone delle province di Vicenza, Verona e Padova. Sempre secondo la Regione si stima che, negli anni che vanno dal 1985 al 2018, oltre 350.000 persone sono state esposte a un avvelenamento da queste sostanze tossiche e cancerogene.

Il Convegno ha preso in esame anche la questione della dichiarazione dello stato di calamità. Infatti, la Miteni di Trissino è stata riconosciuta la principale colpevole di questo disastro ambientale, e ha chiuso. Ma i residui della sua produzione restano nel terreno e finché questi non saranno bonificati agiranno come una “bustina da tè”. Ad ogni riempimento della falda, l’acqua tornerà a inquinarsi e un po’ alla volta raggiungerà anche territori più lontani e non ancora contaminati.

A maggior ragione il discorso vale per il disastro sanitario e ambientale della Solvay di Spinetta Marengo, monopolista della produzione Pfas in Italia.
Ci vorranno milioni di euro per le bonifiche, una cifra evidentemente indisponibile ai Comuni o alle Regioni. Quindi, la Regione Veneto e la Regione Piemonte dovrebbero considerare la possibilità di dichiarare uno stato di calamità, aver accesso così a una serie di fondi specifici per affrontare la situazione e poi lo Stato si rifarà su chi ha inquinato quando i rispettivi processi giungeranno a termine.

 

Non ci farà dimenticare i morti sul lavoro

Carlo Soricelli è fondatore e responsabile dal 2008 dell’Osservatorio Nazionale Indipendente Morti sul Lavoro di Bologna, un progetto civile nato dopo la tragedia della ThyssenKrupp di Torino.
In questi anni ha documentato con precisione e continuità migliaia di tragedie, spesso ignorate o dimenticate (dall’INAIIL). Il suo grande merito è di aver contribuito a far emergere criticità sistemiche del mondo del lavoro italiano: precarietà, appalti, scarsa vigilanza, formazione inadeguata, turni massacranti. Per portare tutto questo all’attenzione del Paese sta cercando di realizzare un docufilm dal titolo “Non vi farò dimenticare” https://gofund.me/8ab42dd17 e la costruzione di un’installazione “La Piramide del Dolore – Storie di lavoro e di vita spezzata”.
Un’opera che unisce testimonianze dirette, storie delle famiglie, ricostruzioni dei casi più emblematici, analisi tecniche e proposte concrete di riforma.

Per completare la produzione, senza alcun fine di lucro, è necessario un sostegno economico minimo, pari a 12.000 euro, destinato esclusivamente a riprese, montaggio, musiche, diritti audiovisivi, traduzioni, distribuzione su piattaforme nazionali e internazionali, costruzione della Piramide.

Soricelli (http://cadutisullavoro.blogspot.it) chiede a tutti un contributo economico, un patrocinio o una collaborazione, affinché questo lavoro possa diventare uno strumento pubblico di coscienza e prevenzione.

La “Rete Ambientalista – Movimenti di lotta per la Salute, l’Ambiente, la Pace e la Nonviolenza” accoglie volentieri l’invito a collaborare tramite questa mailinglist.

 

Per Gaza un piano di guerra e non di pace!

Alla vigilia del 29 novembre, Giornata Internazionale di Solidarietà con il Popolo Palestinese, la Fondazione PerugiAssisi per la Cultura della Pace e il Centro di Ateneo per i Diritti Umani “Antonio Papisca” denunciano la grave decisione del Consiglio di Sicurezza dell’Onu che approva un piano di guerra e non di pace. La Risoluzione 2803/2025 è un nuovo attentato alla pace e ai diritti umani, all’Onu e al Diritto Internazionale dei Diritti Umani, alla legalità e all’autodeterminazione dei popoli . La Risoluzione viola la Carta dell’Onu e riconosce la legge del più forte: ignorate le risoluzioni Onu che sanciscono il principio “Due Stati per due Popoli”, tolto all’Onu il compito di ristabilire e assicurare la pace e fornire protezione e assistenza ai palestinesi, compromesso anche il ruolo del Consiglio di Sicurezza.

 

Cosa si può fare ancora contro il Tav

Da qualche giorno in calendario le iniziative per ricordare i giorni vissuti per la “Liberazione di Venaus”: era il 2005, vent’anni fa. E rispondere alla domanda. Abbiamo fatto abbastanza per opporci a questa devastazione? Mettendo a disposizione i nostri corpi, le azioni i pensieri gli scritti? Mettendo a disposizione una buona parte della nostra vita in questi trent’anni di lotta? Chilometri di passi fatti in centinaia di manifestazioni. Incontri, convegni, presidi sotto grandi nevicate o con la pelle bruciata dal sole. Viaggi per tutta Italia per incontrare e farci conoscere. Denunce, processi. Clicca qui.

 

Pfas, il rischio maggiore per i bambini

A Bologna, si è tenuta la conferenza internazionale “PFAS, ambiente e salute: l’eredità chimica del nostro tempo” organizzata dal Tecnopolo Bologna-Ozzano, in collaborazione con l’Istituto Zooprofilattico Sperimentale delle Venezie (IZSVe) e in partnership con l’associazione di divulgazione scientifica Minerva.

L’allarme: “I Pfas rappresentano una parte del nostro lascito chimico su questa terra. Sono un segnale dell’Antropocene. Sappiamo, con certezza, che entriamo a contatto ogni giorno con queste sostanze tossiche e cancerogene, derivanti dalla produzione industriale, disseminate un po’ ovunque, dalle pentole antiaderenti, ai tessuti, fino agli imballaggi alimentari. Se ne trova traccia negli alimenti, nel suolo, nelle falde acquifere e, di conseguenza, nel corpo umano. Si tratta di una vera e propria ‘catena’ di contaminazione. Troviamo i PFAS nelle falde acquifere utilizzate per l’irrigazione e, quindi, nel raccolto. Se poi parliamo di foraggio o di raccolti destinati all’alimentazione, la contaminazione prosegue fino al bestiame e agli umani che fruiscono del prodotto finale”.
“I PFAS sono in grado di penetrare nella placenta, passando dal corpo materno a quello del nascituro e possono attivare meccanismi neurotossici diretti o indiretti. I disturbi vanno dalla disfunzione mitocondriale, alle alterazioni dei neurotrasmettitori, fino alle encefalopatie epatiche. La contaminazione, inoltre, può avvenire anche attraverso il latte materno”.

 

Il veleno nei biberon

A proposito di bambini. Vi ricordate quando sollevammo lo scandalo del bisfenolo della Solvay di Spinetta Marengo? Nell’attualità del 1° e 2° processo Solvay in Alessandria, rimarcammo le responsabilità dei mancati fattuali riscontri agli esposti dal 2010 (PEC, a firma Lino Balza) a Procura-Prefetto-Arpa, a conferma di quanto avevamo denunciato: alla Solvay di Spinetta Marengo nel cocktail con i PFAS (PFOA, C6O4, ADV) tra gli interferenti endocrini c’è anche il bisfenolo tossico e cancerogeno nelle sostanze in uso di cui le autorità sanitarie, Arpa, Asl, e politiche, Comune, Provincia, nulla sapevano o fingevano di non sapere. Sta di fatto che nessuno è intervenuto ad Alessandria, neppure la magistratura.

“Il veleno nel biberon”. Questi titoli sono apparsi su quotidiani nazionali alla fine del 2000. Nel 2011 la Commissione europea vieta l’uso del bisfenolo A (BPA) per i biberon. Il mercato risponde con prodotti “BPA-Free”. Però i sostituti del BPA, come il Bisfenolo S e F, sollevano preoccupazioni simili poiché potrebbero agire allo stesso modo sul sistema endocrino.
Dunque. Non basta vietare una molecola alla volta. Occorre vietare l’intera classe dei Pfas. Cominciando con il chiuderli a Spinetta.

 

L’Unione Europea vieterà i giocattoli con Pfas

L’Italia è come al solito palla al piede, sorda ad ogni nostra sollecitazione di divieto Pfas almeno per i giocattoli (clicca qui), e ha aspettato il via definitivo del Parlamento europeo alle nuove norme sui giocattoli, a partire dai requisiti di sicurezza che questi devono soddisfare per poter essere messi in commercio. Gli Stati membri e gli operatori del settore avranno poi un periodo di transizione di quattro anni e mezzo per adeguarsi alle nuove misure. Solvay tira un altro sospiro di sollievo.

Priorità della nuova normativa è di imporre divieti più severi per gli ingredienti chimici: sostanze cancerogene, mutagene o tossiche per la riproduzione, ma anche nocive al sistema respiratorio, all’equilibrio ormonale, alla pelle o ad altri organi. In particolare, è vietato l’uso dei Pfas.
Prima che i giocattoli vengano immessi sul mercato il produttore dovrà fornire una valutazione della sicurezza. Il passaporto digitale del prodotto (DPP) chiaramente visibile, oltre a semplificare i controlli alle frontiere e nel mercato, faciliterà la tracciabilità dei prodotti, marchio CE.

 

Milioni di kg di pesticidi con Pfas spruzzati sui campi coltivati

Accumulandosi in frutta, verdura e acqua, mettendo a rischio la salute dell’ambiente e di milioni di persone. In tutto il mondo, fungicidi, erbicidi e insetticidi, 66 ingredienti attivi di pesticidi contenenti indistruttibili PFAS, stanno lentamente e irrimediabilmente contaminando aria, suolo, acqua, mangimi, insomma tutta la catena alimentare e le riserve idriche con effetti tossici e cancerogeni (cancro, danni al sistema immunitario, esiti nocivi sulla riproduzione e lo sviluppo, aumento del colesterolo, riduzione dell’efficacia dei vaccini ecc.).

A riprova, un nuovo rapporto dell’Environmental Working Group (EWG) sottoposto al Center for Biological Diversity fa emergere dati allarmanti sulla California: ogni anno spruzzati sui campi una media di 1.13 milioni di chilogrammi di questi pesticidi, 6.8 milioni tra il 2018 e il 2023.
Nel tempo, inoltre, alcuni pesticidi PFAS possono degradarsi in altri composti “eterni”, come l’acido trifluoroacetico (TFA), ormai sempre più presente nell’ambiente, nella fauna selvatica e negli esseri umani. Aggiungiamo anche il capitolo dei pesticidi nei giardini e orti privati.

Questa catastrofe, come sottolinea il rapporto EWG, “non ha senso quando sono facilmente disponibili molti pesticidi non PFAS”. L’unico ‘senso’ sono i profitti delle multinazionali.
Nonostante il rischio evidente, l’EPA (l’agenzia statunitense per l’ambiente) non ha ancora vietato i pesticidi contenenti PFAS. Eccezione lo Stato del Maine. La normativa sui pesticidi contenenti PFAS ancor più lentamente si sta evolvendo in Europa, legandosi dall’ormai lontana Proposta di restrizione per tutti i PFAS del 2023 di cinque stati membri (Danimarca, Germania, Paesi Bassi, Norvegia e Svezia).

 

PFAS, un inquinamento permanente che entra in ogni aspetto della vita

Nella seconda giornata del Congresso ISDE Italia 2025, il dottor Vincenzo Cordiano, presidente di ISDE Veneto, ha presentato un intervento di grande impatto su uno dei temi più complessi e urgenti per la salute pubblica: l’esposizione ai PFAS, le sostanze per-e polifluoroalchiliche oggi riconosciute come inquinanti “eterni” per la loro persistenza nell’ambiente e negli organismi viventi.
In particolare, Cordiano ne ha messo in rilievo i meccanismi biologici e le patologie correlate. Clicca qui.

 

Si allarga l’inchiesta Pfas in Veneto

I magistrati della Procura di Vicenza – la stessa che ha avviato il più grande processo sui Pfas in Italia – hanno chiuso le indagini preliminari iscrivendo nel registro degli indagati 12 manager della società Sis scpa e della controllata Spv spa. I reati contestati sono inquinamento ambientale e omessa bonifica.
I diretti interessati, tramite i loro legali, respingono ogni addebito e dicono che l’additivo utilizzato nei lavori della grande opera è in regola e non contiene Pfas.
I terreni potenzialmente contaminati sono stati portati in una trentina di siti e cave oggetto di controlli da parte degli ispettori dell’Arpav, l’Agenzia per la protezione dell’ambiente del Veneto.
Sono state rilevate consistenti tracce di Pfba, una delle tante molecole della “famiglia dei Pfas”. Tutto sarebbe riconducibile ai cantieri delle gallerie di Malo (lunga 6,3 chilometri) e di Sant’Urbano (1,6 chilometri) a Montecchio Maggiore.

 

Class actions dopo il fallimento dei processi penali

Su “Pressenza. International  Press Agency”:
“Vi racconto come i Pfas ci uccidono lentamente”
17.11.25 – Redazione Italia
Class actions dopo il fallimento dei processi penali.
… Esistono vie alternative alle fallimentari sedi penali che – per dovere morale e civile – vanno tentate. Lo ripeto da dieci anni. Class actions in sede giudiziaria civile:
1) con azione risarcitoria collettiva, patrimoniale e non, per le Vittime fisiche (cittadini e lavoratori) del disastro sanitario, e
2) con azione inibitoria collettiva in materia ambientale per bloccarlo il disastro ecosanitario della Solvay, per fermarle le produzioni inquinanti.
Per queste azioni, realizzate con successo nel mondo, ma finora mai tentate contro il colosso Solvay in Italia, per la loro riuscita è necessaria la garanzia che siano affidate -come stiamo facendo per l’azione inibitoria – ad uno Studio Legale con un pedigree di radicalità e onestà invalicabile sia sotto il profilo umano/lotta ecologista che sotto quello strettamente professionale. Ad un gruppo di professionisti, cioè, con un passato di lotta ambientalista e che investono decine di migliaia di euro su un valido staff di tecnici ed esperti assortiti per le varie esigenze scientifiche necessarie in tribunale. Senza alcun rischio per i beneficiari…”
Clicca qui.

 

Il risarcimento ai Pfas è un nostro diritto

Gli esiti dei processi in sede penale, incompleti a Vicenza e fallimentari ad Alessandria, hanno viepiù validato il ricorso ai tribunali civili: class action per azione risarcitoria e per azione inibitoria, quest’ultima efficace per fermare le produzioni inquinanti della Solvay di Spinetta Marengo che determinano l’aggravarsi del disastro sanitario e ambientale (la Miteni di Trissino è chiusa dal 2018).
Dunque, a Montagnana (PD), il 27 novembre 2025, “Mamme No Pfas” hanno organizzato con il Comitato il convegno “Pfas, il risarcimento è un tuo diritto”. La class action risarcitoria è presentata da FiDeAL in collaborazione con fondi di investimento specializzati nel finanziamento del contenzioso, al fine di garantire alle Vittime i risarcimenti per danni fisici (biologici) e ulteriori danni, anche patrimoniali.
FiDeAL, che ha avviato un progetto – “Risarcimento PFAS” – per tutelare i cittadini coinvolti nella contaminazione da PFAS, può essere valido interlocutore per quanto stiamo già organizzando ad Alessandria in materia di class action risarcitoria (oltre a quella inibitoria).

 

Solvay double face. Doppio ordito e una sola trama, oppure due trame e un solo ordito?

Solvay è un’azienda solare: definizione inverosimile nella opaca versione Syensqo-Solvay che ad Alessandria nasconde in Provincia enormi falle ambientali sotto una fitta coltre di omissis (clicca qui).
Mentre a Rosignano Solvay, la Solvay può vantare che realizzerà entro la metà del 2026 il primo impianto in Italia che partendo dall’energia solare produce idrogeno utilizzato direttamente dall’industria: “Il primo hub europeo per la produzione di idrogeno rinnovabile, o verde, perché prodotto attraverso l’elettrolisi”. “Importante passo nello sviluppo della filiera nazionale dell’idrogeno”. “Prova concreta che le aziende possono davvero contribuire alla decarbonizzazione del pianeta”. “Conferma dell’impegno del Gruppo Solvay e del sito di Rosignano nella sostenibilità e nello sviluppo”. Altro che Spinetta Marengo, destinata ai profitti sporchi dei Pfas.
“L’opera” spiega la propaganda della multinazionale belga (9mila dipendenti, fatturato netto di 4,9 miliardi) “rappresenta un tassello cruciale del progetto “Hydrogen Valley Rosignano”, destinato a supportare la transizione energetica del sito e a ridurre le emissioni di CO2. Il progetto, con una capacità produttiva stimata fino a 756 tonnellate di idrogeno rinnovabile l’anno, si prefigge l’obiettivo di abbattere fino al 15% le emissioni di anidride carbonica legate alla produzione di perossidati di Solvay (Solvay Peroxides fa un fatturato di un miliardo e ha 1000 dipendenti n.d.r), prevede la realizzazione di un ecosistema energetico sostenibile. Sapio (fatturato di 850 milioni e 2400 dipendenti n.d.r) è incaricata della costruzione e gestione di un sistema di elettrolisi da 5 MW, che sarà alimentato da un impianto fotovoltaico da 10 MW realizzato da Solvay.”
Si tratta di un investimento di 19 milioni di euro con un finanziamento di 16 milioni dalla Regione Toscana, erogato nell’ambito del Pnrr.
Si pensi, invece allo scandalo della Regione Piemonte (& c.) che con il governo finanzia in Pfas con il “nuovo” impianto “Aquivion” a Spinetta Marengo: 9,5 milioni di euro (clicca qui
).
Le istituzioni toscane sono entusiaste del progetto di Rosignano (anche perché si avvierà la partita delle compensazioni in loco: verso l’Aurelia e la ferrovia sarà realizzata una siepe-barriera mentre saranno piantati 250 alberi) e dunque l’iter procedurale è quasi chiuso e, incassata la Via, i proponenti attendono l’Aia per questo inverno.
Solvay garantisce che “il progetto riduce al minimo l’impatto ambientale”. Al minimo, non a zero. Dal movimento ambientalista non si segnalano posizioni avverse.

 

Come un orologio svizzero

In Alsazia, a Bartenheim vi è un serbatoio d’acqua che alimenta vari comuni e qui l’acqua sotterranea è stata inquinata per anni con le schiume antincendio dell’aeroporto Basilea-Mulhouse (non più usate dal 2017!) e ha portato i PFAS fino ai pozzi di captazione utilizzati per la popolazione (60mila persone). Già nel 2017 le analisi avevano misurato 400-450 nanogrammi di PFAS per litro d’acqua. La reazione delle istituzioni è stata lenta: l’Agenzia dell’acqua di Saint-Louis dice di essere stata informata solo nell’ottobre del 2023. Nel 2025 le concentrazioni sono quattro volte superiori al limite di legge. Si attendono tre centrali di depurazione: costo 20 milioni di euro, finanziati, per metà, dall’aeroporto. Il cui presidente, però, specifica: “Non è un’ammissione di colpa”, anche se da anni conosceva la forte contaminazione del sangue dei propri dipendenti.  Come succedeva per le cartelle cliniche dei dipendenti di Spinetta Marengo secretate dai dirigenti Solvay (e che i magistrati hanno ritardato a sequestrare malgrado le denunce di Lino Balza). Svizzeri o italiani: tutto il mondo del profitto è paese.

 

Il grande fratello Solvay.

Su Gogna Blog:
“Il grande fratello Solvay (snodo cruciale per i Pfas della Solvay) di Lino Balza (Movimento di lotta per la salute Maccacaro).
Proprio temendo il contagio di una sentenza al processo Miteni, che “storica” a Vicenza c’è davvero stata pur con luci e ombre *1 (clicca qui), da Bruxelles, casa madre Solvay, l’amministratrice delegata di Syensqo, Ilham Kadri, aveva fissato con tutto il management l’imperativo de “il grande fratello”: fermare il mondo, “arrêter le monde”, attorno allo stabilimento di Spinetta Marengo, fino alla fatidica data del 2026.

Continua su Gogna Blog cliccando qui.

 

La Provincia: “Al bando i Pfas”

Non fraintendiamo il titolo del giornale: la Provincia è quella di Vicenza. Quella di Alessandria si guarda bene dal sostenere la chiusura delle produzioni inquinanti della Solvay di Spinetta Marengo.

 

Tutti i partiti si contendono la stessa metà dell’elettorato. E, contando i cadreghini, dicono di vincere sempre tutti

L’astensionismo del “paese reale” va verso il 60%, di cui il 20% è “fisiologico” e il 40% sarà patologico.
Nelle due “meno che metà della metà degli elettori”: nella (neppur sedicente) “sinistra” i Cinquestelle anemici fanno da donatori di sangue al PD, nella (non sedicente nostalgica) “destra” Fratelli d’Italia vampirizza i nanerottoli.
La metà maggioritaria dell’elettorato (i più garantiti, i meno deboli) è storicamente di destra: il prossimo primo ministro sarà Meloni, al referendum vinceranno i sì.
La torta, il potere economico e politico, resta in salde mani.

 


contenuti 22 novembre 2025

Vi racconto come i Pfas ci uccidono lentamente

Il documentario How to poison a planet di Katrina McGowan svela la catastrofe ambientale e sanitaria generata dalla 3M. È stato presentato in Italia con una iniziativa che si è svolta al Senato, presso la Sala dell’Istituto di Santa Maria in Aquiro a Roma, all’interno di un dibattito dedicato al tema dell’inquinamento e della contaminazione da Pfas, curato e moderato dalla giornalista Serena Trivellone.

Tra gli ospiti, la regista Katrina McGowan, gli avvocati Robert Bilott e Gary Douglas, e l’attore e attivista Mark Ruffalo, tra i protagonisti del documentario. L’attore è anche regista e interprete del bellissimo Dark water, in cui interpreta proprio Robert Bilott, che fu il primo a portare alla luce la tossicità dei pfas e i sistematici insabbiamenti di prove da parte dell’azienda che li inventò dal nulla negli anni Settanta, la 3M.

How to poison a planet, prodotto da iKandy Films e Stan Originals, segue la più grande causa legale, class action, sulla contaminazione dell’acqua potabile mai avviata negli Stati Uniti, rivelando attraverso documenti e testimonianze inedite come l’azienda 3M fosse a conoscenza, già dagli anni Settanta, della tossicità dei propri composti chimici. Katrina McGowan segue una pista di approfondimento che arriva a svelare “uno dei più grandi disastri ambientali della storia umana”, mostrando il prezzo umano pagato da intere comunità colpite in America, Australia e nel resto del mondo. Cioè in Italia, dove a Spinetta Marengo fin dagli anni novanta erano a conoscenza dei danni dei Pfas.

 

Class actions dopo il fallimento dei processi penali

Se qualcuno, in buona fede: intendo (non c’è peggior sordo di chi non vuole sentire), avesse ancora qualche dubbio sulla necessità non più rinviabile di avviare in sede civile una class action inibitoria contro Solvay per bloccare d’urgenza le produzioni di Spinetta Marengo che causano il disastro sanitario e ambientale di Alessandria, quel qualcuno dovrebbe interrogarsi sui Fatti.

Uno dei fatti, il principale, è che i processi in sede penale, almeno per quando riguarda Alessandria (ma anche in generale: vedi le 518 pagine, non aggiornate, del nostro “Ambiente Delitto Perfetto” volume 1° prefazione del grande Giorgio Nebbia) sono un fallimento per la tutela della Salute e delle Vittime. Lo ripeto giusto da dieci anni, da quando il processo contro Solvay si concluse senza vere condanne, senza risarcimenti per le Vittime, dunque senza nessuno seguito di bonifiche del territorio.

Ad analogo fallimento è destinato il nuovo processo Solvay, già moribondo al concepimento: con capi di imputazione dei PM irrilevanti (di colpa anziché di dolo) e scaricati su due piccoli capri espiatori nullatenenti (piuttosto che sulle spalle dei  miliardari padroni dell’azienda), eppoi proseguito anzi neppure proseguito ma arenato dal GUP almeno fino  al 2026 per consentire quell’opaco Patteggiamento della Solvay con le Parti civili che porrà la pietra tombale anche su questo processo: senza condanne, senza risarcimenti per le Vittime, senza seguito di bonifiche del territorio.

Gli avvocati penalisti di parte civile, quelli onesti e ottimisti, sperano che questo inevitabile nuovo fallimento sarà ribaltato da un colpo di scena: da una sopraggiunta sostituzione dei giudici del tribunale di Alessandria. Purtroppo hanno torto: è una velleità, i buoi sono già scappati, è troppo tardi -con tutto il rispetto per i nuovi giudici- per ristrutturare di sana pianta (dolosa) l’impalcatura (colposa) del processo, per ricominciare da punto e a capo il processo, un lavoro che durerebbe anni, mentre nel frattempo per altri anni e anni migliaia di persone sarebbero condannate a malattie e morti.

Esistono vie alternative alle fallimentari sedi penali, che -per dovere morale e civile- vanno tentate. Lo ripeto da dieci anni. Class actions in sede giudiziaria civile: 1) con azione risarcitoria collettiva, patrimoniale e non, per le Vittime fisiche (cittadini e lavoratori) del disastro sanitario, e 2) con azione inibitoria collettiva in materia ambientale per bloccarlo il disastro ecosanitario della Solvay, per fermarle le produzioni inquinanti.

Per queste azioni, realizzate con successo nel mondo, ma finora mai tentate contro il colosso Solvay in Italia, per la loro riuscita è necessaria la garanzia che siano affidate -come stiamo facendo per l’azione inibitoria- ad uno Studio Legale con un pedigree di radicalità e onestà invalicabile sia sotto il profilo umano/lotta ecologista che sotto quello strettamente professionale. Ad un gruppo di professionisti, cioè, con un passato di lotta ambientalista e che investono decine di migliaia di euro su un valido staff di tecnici ed esperti assortiti per le varie esigenze scientifiche necessarie in tribunale. Senza alcun rischio per i beneficiari.

Per l’opzione class actions, chi risponde alla propria coscienza, cioè in scienza e buona fede (ma non c’è peggior sordo di chi non vuole sentire), aggiorna sempre più gli altri Fatti: una mole di documentazione di indagini ambientali ed epidemiologiche. Ad esempio, di recente, i DATI EPIDEMIOLOGICI SULLA CONTAMINAZIONE DI SPINETTA MARENGO. Documentazione scientifica a supporto dell’appello dei medici. I dati riportati provengono da studi epidemiologici ufficiali condotti da: Servizio di Epidemiologia, ASL TO3 Piemonte, ARPA Piemonte, ASL Alessandria. Gli studi sono stati richiesti dalla Procura della Repubblica di Alessandria nell’ambito dell’inchiesta per inquinamento ambientale.

 

I dati epidemiologici sulla contaminazione Solvay. Tra chi li ignora e chi fa finta

Per l’opzione class action in sede civile, alternativa al fallimento della sede penale, chi risponde alla propria coscienza, cioè in scienza e buona fede (ma non c’è peggior sordo di chi non vuole sentire) aggiorna sempre più i Fatti: la mole di documentazione di indagini ambientali ed epidemiologiche.
Ad esempio, di recente, i DATI EPIDEMIOLOGICI SULLA CONTAMINAZIONE DI SPINETTA MARENGO. Documentazione scientifica a supporto dell’appello dei medici. I dati riportati provengono da studi epidemiologici ufficiali condotti da: Servizio di Epidemiologia, ASL TO3 Piemonte, ARPA Piemonte, ASL Alessandria.

Gli studi sono stati richiesti dalla Procura della Repubblica di Alessandria nell’ambito dell’inchiesta per inquinamento ambientale.

Tramite le analisi in 10 capitoli (STUDIO SULLA MORTALITÀ DEI LAVORATORI DEL POLO CHIMICO, STUDIO SULLA MORBOSITÀ DEI LAVORATORI, DATI POPOLAZIONE RESIDENTE A SPINETTA MARENGO, PATOLOGIE NON TUMORALI POPOLAZIONE RESIDENTE, MORTALITÀ GENERALE, CORRELAZIONE CON L’ESPOSIZIONE AMBIENTALE CONTAMINAZIONE DOCUMENTATA, CONFRONTO CON ALTRE AREE CONTAMINATE, CONSIDERAZIONI SCIENTIFICHE SIGNIFICATIVITÀ STATISTICA, IMPLICAZIONI PER LA SALUTE PUBBLICA POPOLAZIONE A RISCHIO, RACCOMANDAZIONI SCIENTIFICHE NECESSITÀ IMMEDIATE, PREVENZIONE PRIMARIA), le CONCLUSIONI non lasciano scampo ad equivoci di sorta:
“I dati epidemiologici disponibili dimostrano in modo inequivocabile l’esistenza di:
Eccessi significativi di mortalità e morbosità nella popolazione esposta
Pattern di malattie coerente con l’esposizione a inquinanti chimici
Correlazione dose-risposta tra esposizione e effetti sanitari
Gravità particolare per alcune patologie (mesotelioma, SLA, tumori renali e vescicali)
Persistenza temporale del fenomeno (oltre 20 anni).
Questi dati costituiscono una solida base scientifica per richiedere:

Interventi immediati di bonifica,
Programmi di sorveglianza sanitaria,
Tutela della salute dei lavoratori e dei residenti,
Applicazione del principio di precauzione,
Riconoscimento del danno sanitario”.
Eppure, di fronte a questi inequivocabili FATTI, ignorati da Comune, Provincia, Sindaco, Regione, governo, magistratura, c’è perfino chi tituba sulle class action.

 

Non c’è peggior sordo di chi non vuole sentire

Chi, ad avvalorare la necessità delle class actions, non si accontenta degli studi epidemiologici farebbe bene a relazionarsi anche sui risultati prodotti da Arpa relativi alla campagna di monitoraggio condotta presso lo stabilimento Solvay Syensqo di Spinetta Marengo che fornisce aggiornamenti sia sulle concentrazioni rinvenute per i tensioattivi perfluoroalchilici sia sui cosiddetti “inquinanti storici”.

Se già nel 2024 la campagna aveva rilevato la presenza di concentrazioni “anomale” di composti clorofluorurati nelle acque sotterranee, cioè anche dei Pfas C6O4, nel 2025, per inquadrare idrogeologicamente il periodo, il livello piezometrico della falda nei mesi è tornato ad aumentare, alzandosi di quasi un metro rispetto ad inizio anno. L’area di cattura della barriera idraulica continua ad essere arretrata verso lo stabilimento. “Molti piezometri risultano con una concentrazione in crescita come il PzIN63 e il PzIN74, afferenti all’area Algofrene e alle zone limitrofe, che presentano concentrazioni molto elevate (fino a 38500 µg/l in PzIN63) estendendosi fino ai pozzi barriera e alle aree limitrofe. Si osservano anche aumenti di concentrazione in pozzi esterni all’azienda come P5AMAG e pozzi profondi sia interni che esterni all’azienda come per PP14bis che PP29bis. Nei piezometri profondi del livello B sono stati riscontrati anche gli altri CFC ricercati (Clorodifluorometano, Diclorodifluoro-meatno, Triclorofluorometano).” Va evidenziato che per gli altri due PFAS in analisi (ADVN2 e PFOA) si osserva un aumento di concentrazioni rispetto alla campagna precedente, soprattutto nel caso del PFOA.

A valle del sito nella falda superficiale si è notato un incremento di concentrazione di PFOA. Il piezometro esterno con la concentrazione maggiore di cC6O4 è risultato essere PzES4 ubicato sul confine N-NW dello stabilimento, con una concentrazione pari a 0,81 µg/l. Tra i piezometri esterni del Livello A PzES6 ha registrato la concentrazione maggiore di cC6O4 pari a 2,6 µg/l e di ADVN2 pari a 7,4 µg/l.

Va da sé che l’acqua che Solvay preleva dalle falde per il raffreddamento degli impianti, superiore all’intero consumo dell’intera provincia, viene poi sparata dai camini in atmosfera e ricade sul territorio in respirazione suolo e acqua.

 

Gli omissis di Solvay per nascondere l’inquinamento

Nel procedimento in corso presso la Provincia di Alessandria per il rinnovo dell’Autorizzazione Integrata Ambientale (AIA) per i propri impianti di Spinetta Marengo, Solvay-Syensqo aveva ottenuto che fossero pubblicati i progetti eliminando tutte le parti che l’azienda riteneva riservate per ragioni di segreto industriale, anche se contenevano informazioni sulle emissioni di inquinanti nell’ambiente. Legambiente aveva presentato ricorso al TAR Piemonte.

La sentenza del TAR, nonostante l’opposizione presentata sia da Solvay-Syensqo, sia dalla Provincia di Alessandria che aveva sostanzialmente avallato la secretazione pretesa dall’Azienda, è stata sollecita e chiara: la Provincia “dovrà, pertanto, esibire e rilasciare in copia i documenti richiesti nel termine di giorni 20 (venti) dalla comunicazione della presente pronuncia, rimuovendo gli oscuramenti e gli omissis che ostino alla lettura delle informazioni relative alle emissioni dell’impianto industriale nell’ambiente”.

Vedremo se e come i sodali Solvay e Provincia renderanno pubblici gli ostinati omissis. Vedremo se ci sarà chi tituba di fronte alle class actions (ma, si sa, non c’è peggior sordo di chi fa finta di non sentire).

 

Solvay double face. Doppio ordito e una sola trama, oppure due trame e un solo ordito?

– Il sindaco di Rosignano
Solvay è una azienda solare: definizione inverosimile nell’opaca versione Syensqo-Solvay che ad Alessandria nasconde in Provincia enormi falle ambientali sotto una fitta coltre di omissis (clicca qui).

Mentre a Rosignano Solvay, Solvay può vantare che realizzerà entro la metà del 2026 il primo impianto in Italia che partendo dall’energia solare produce idrogeno utilizzato direttamente dall’industria: “Il primo hub europeo per la produzione di idrogeno rinnovabile, o verde, perché prodotto attraverso l’elettrolisi”. “Importante passo nello sviluppo della filiera nazionale dell’idrogeno”. “Prova concreta che le aziende possono davvero contribuire alla decarbonizzazione del pianeta”. “Conferma dell’impegno del Gruppo Solvay e del sito di Rosignano nella sostenibilità e nello sviluppo”. Altro che Spinetta Marengo, destinata ai profitti sporchi dei Pfas.

“L’opera” spiega la propaganda della multinazionale belga (9mila dipendenti, fatturato netto di 4,9 miliardi) “rappresenta un tassello cruciale del progetto “Hydrogen Valley Rosignano”, destinato a supportare la transizione energetica del sito e a ridurre le emissioni di CO2. Il progetto, con una capacità produttiva stimata fino a 756 tonnellate di idrogeno rinnovabile all’anno, si prefigge l’obiettivo di abbattere fino al 15% le emissioni di anidride carbonica legate alla produzione di perossidati di Solvay (Solvay Peroxides fa un fatturato di un miliardo e ha 1000 dipendenti n.d.r), prevede la realizzazione di un ecosistema energetico sostenibile. Sapio (fatturato di 850 milioni e 2400 dipendenti n.d.r) è incaricata della costruzione e gestione di un sistema di elettrolisi da 5 MW, che sarà alimentato da un impianto fotovoltaico da 10 MW realizzato da Solvay.”
Si tratta di un investimento di 19 milioni di euro con un finanziamento di 16 milioni dalla Regione Toscana, erogato nell’ambito del Pnrr.

– Il sindaco di Alessandria
Si pensi, invece, allo scandalo della Regione Piemonte (& c.) che con il governo finanzia in Pfas con il “nuovo” impianto “Aquivion” a Spinetta Marengo: 9,5 milioni di euro (clicca qui).

Le istituzioni toscane sono entusiaste del progetto di Rosignano (anche perché si avvierà la partita delle compensazioni in loco: verso l’Aurelia e la ferrovia sarà realizzata una siepe-barriera mentre saranno piantati 250 alberi) e dunque l’iter procedurale è quasi chiuso e, incassata la VIA, i proponenti attendono l’AIA per questo inverno.

Solvay garantisce che “il progetto riduce al minimo l’impatto ambientale”. Al minimo, non a zero. Dal movimento ambientalista non si segnalano posizioni avverse.

 

Ambiente e non solo

Ambiente e non solo… Direttore: Marco Talluri – Blog giornalistico nel quale si parla di ambiente, emergenza climatica, sviluppo sostenibile, mobilità sostenibile, comunicazione e non solo “Spinetta Marengo: un secolo di chimica, memoria e resistenza Alessandria – Spinetta Marengo. È una delle storie più lunghe e controverse dell’industria chimica italiana: oltre un secolo di produzione, progresso e conflitti, che oggi ritorna alla luce in forma di memoria audiovisiva.
Con la pubblicazione delle prime 21 puntate su YouTube, prende corpo un progetto di docufilm di Lino Balza che racconta, attraverso testimonianze dirette, immagini d’archivio e riflessioni civili, la parabola dello stabilimento di Spinetta Marengo, oggi Solvay, e del territorio che ne ha condiviso il destino.
Tutto nasce da una richiesta rivolta a chi, ad Alessandria, è considerato “lo storico per eccellenza” della fabbrica – un uomo che in quello stabilimento ha lavorato trentacinque anni, e che da oltre mezzo secolo ne racconta le vicende, “avendo dato voce a una storia di pane, lacrime e sangue”.
La sua voce guida lo spettatore lungo una ricostruzione che è insieme memoria personale e indagine collettiva, capace di intrecciare i destini della fabbrica con quelli della città e dei suoi abitanti, fino all’attuale drammatica situazione ambientale e sanitaria che coinvolge il polo chimico Solvay.

La serie si apre con la puntata introduttiva (https://www.youtube.com/watch?v=vrR1nNhSZGE) e prosegue con 21 episodi dal taglio narrativo e documentario: da C’era una volta e La mostarda letale, che riportano agli anni pionieristici e ai primi incidenti tossici, fino a Un inferno dantesco, I sopravvissuti, Lavoratori in trincea, E i sindacati cosa facevano?, dove emergono le prime lotte operaie e la presa di coscienza collettiva.
Seguono le puntate dedicate alla stagione dei consigli di fabbrica, al ruolo di Giulio A. Maccacaro, ai movimenti del ’68 e alle crisi degli anni Settanta, fino agli episodi finali (Partito comunista vs sindacati, Fine della democrazia), che segnano la frattura fra politica, lavoro e territorio.

Attraverso un linguaggio asciutto, diretto e spesso polemico, la narrazione affronta le responsabilità diffuse di politici, sindacalisti, giornalisti e magistrati, alternando “mobilitazioni, connivenze, complicità, corruzioni, ignavie”. È una storia d’Italia in scala locale: quella dell’economia prima e dopo la guerra, del capitalismo industriale, dei movimenti operai e dei primi movimenti ecopacifisti, fra conquiste e sconfitte.

Ma è anche una storia che parla al presente. Perché raccontare, oggi, è un atto di resistenza civile: serve a comprendere come si è arrivati a un territorio contaminato, a una popolazione che “non è più disposta a pagare lacrime e sangue”, e a una memoria che chiede giustizia ambientale.

In attesa del docufilm conclusivo, le puntate già pubblicate offrono uno straordinario archivio di memoria operaia e ambientale, un invito a non dimenticare che ogni territorio ferito porta in sé, insieme al dolore, anche la possibilità della verità e della ricostruzione.”

 


contenuti 16 novembre 2025

Ponte sullo Stretto, il fronte del No di nuovo in piazza:
«Vogliamo casa, lavoro, ambiente e sanità»

Il 29 novembre l’appuntamento è a Messina.
Il Ponte sullo Stretto è uno schiaffo. È l’ennesimo insulto a chi abita territori abbandonati, depredati e desertificati, simbolo di una politica che continua a scegliere il cemento invece delle persone. Il Sud, da secoli, è un territorio di conquista. Prima colonizzato, poi sfruttato, oggi devastato in nome della “vocazione turistica” e della “posizione strategica”. Parole vuote, dietro cui si nascondono solo povertà, disuguaglianze ed emigrazione, Oggi ad emigrare non sono solo i giovani, ma anche i meno giovani, per lavorare al Nord o all’estero, a produrre ricchezza altrove per stipendi da fame, inghiottiti da affitti che non lasciano respiro. Insegnanti, operai, infermieri, impiegati, postini, lavoratrici e lavoratori che partono e lasciano dietro di sé città e paesi svuotati.

Il Ponte sullo Stretto torna a essere il pretesto per imporre un modello di sviluppo fondato sull’aggressione territoriale e sull’estrazione di profitto dalle risorse e dalle biografie degli abitanti. Si tratta di un modello che esclude programmaticamente le comunità locali dai processi decisionali, ponendole di fronte a un’alternativa forzata: accettare il ricatto di promesse occupazionali e finanziamenti oppure subire la devastazione ambientale e sociale legata all’opera. È, in sintesi, un modello che espelle progressivamente la popolazione residente, poiché considerata un ostacolo al suo avanzamento. D’altra parte le grandi opere seguono sempre la stessa logica: calate dall’alto, devastano i territori e ignorano chi li abita. È una logica disumana, cieca, che piega tutto al profitto. La stessa che ritroviamo nell’economia di guerra.

 

Dopo il crollo del Ponte Morandi, i Benetton sempre più ricchi

A più di sette anni dal crollo del Ponte Morandi, una strage con 43 morti ancora senza colpevoli, per le scarse manutenzioni autostradali che, secondo l’accusa nel processo a Genova, sarebbero la causa del crollo del Morandi, i Benetton hanno dato la colpa all’ex ad di Aspi, Giovanni Castellucci: il pm ne ha chiesto la condanna a 18 anni e sei mesi di reclusione.

La loro principale società, Mundys, ex-Atlantia, di cui possiedono il 57%, ha incassato dallo Stato circa 8 miliardi di euro – secondo un accordo approvato dai governi Conte 2 e Draghi – con la vendita della loro quota di controllo in Autostrade per l’Italia (Aspi) a una cordata controllata dalla statale Cassa Deposti Prestiti (al 51%) per evitare il rischio di revoca della concessione. Per il crollo del Morandi nessun componente della famiglia è stato indagato.

La famiglia veneta è sempre più ricca e incassa dividendi in crescita dall’impero che fa capo alla holding Edizione (autostrade, aeroporti, autogrill, immobili, finanza), ma chiedono ulteriori sacrifici (esuberi, contratti di solidarietà, scioperi, casse integrazioni, riduzione di organico e dei negozi) ai lavoratori di Benetton Group, l’azienda di abbigliamento da cui tutto era cominciato. In compenso, nel bilancio consolidato di Benetton si scopre che sono triplicati i compensi agli amministratori e organi di controllo, da 349mila euro del 2023 a 1,052 milioni nel 2024.

Lo scorso 24 giugno l’assemblea di Edizione ha deliberato un aumento del 10% del dividendo versato alla famiglia, da 100 milioni a 110 milioni e 10mila euro. Dal crollo del Ponte a oggi i Benetton hanno intascato 560 milioni di cedole. Nel bilancio 2024 di Edizione si scopre che i “compensi agli organi sociali” sono aumentati da 3,3 a 5,2 milioni, “l’incremento è attribuibile ai piani di incentivazione della società”. I beneficiari sono soprattutto Alessandro Benetton e l’ad di Edizione, Enrico Laghi, il commercialista romano che è stato commissario di Alitalia e Ilva.

 

Veneto, oltre 90 comuni chiedono lo stop alla produzione di Pfas

Chi l’ha già approvata, chi ha messo in calendario la proposta. Sono già oltre 90 i Comuni che hanno accolto la mozione che le associazioni stanno spingendo: chiedere al Parlamento una legge per bloccare la produzione di Pfas. La produzione di Pfas avviene ad opera della Solvay a Spinetta Marengo (Alessandria), dove l’inquinamento aria-acqua-suolo sta tuttora provocando un disastro anche sanitario. Non intervenendo il sindaco, autorità preposta, a fermare con ordinanza le produzioni inquinanti (non solo di Pfas), preso atto del fallimento ultradecennale dei procedimenti penali, i comitati e le associazioni di Alessandria intraprendono in sede civile azione inibitoria per bloccare d’urgenza il comportamento illecito che lede l’ambiente e la salute pubblica (Legge 262-2005).
Con il caso Miteni, proprio tra le province di Vicenza, Verona e Padova, i Pfas hanno generato la più grande contaminazione dell’acqua d’Europa, finendo nel sangue di 300mila residenti.
Il problema Pfas è mondiale, tanto che in questi giorni in Brasile, alla Cop 30 (il vertice tra gli Stati firmatari della Convenzione Onu sui cambiamenti climatici), si parla anche di acqua e inquinamento. Per l’Italia c’è la vicentina Michela Piccoli delle Mamme No Pfas, a sensibilizzare.

 

Il colonialismo delle multinazionali Pfas

Le multinazionali predispongono sempre un piano B quando l’A non andasse in porto. La Solvay resiste a Spinetta Marengo contando su questo secondo processo penale ormai indirizzato, come il primo, salvo colpi di scena, alla propria innocuità e a perpetuare per altri dieci anni i profitti e il disastro sanitario e ambientale. Il piano B, altrimenti, è spostare definitivamente dall’Europa alla Cina le produzioni.

Il copione è lo stesso usato dalla Miteni di Trissino. La fabbrica veneta, per conto di Solvay, ha causato uno dei più gravi disastri ambientali verificatisi in Italia, a causa dei Pfas. Dopo il preordinato fallimento del 2018, i macchinari della Miteni, con i brevetti e il know-how per continuare la produzione, a tempo di record erano stati ceduti dal curatore fallimentare all’azienda chimica indiana Laxmi Organic Industries, l’unica che aveva presentato un’offerta. Tutto programmato. Tant’è che del consiglio di amministrazione della società asiatica nello stato di Maharashira fa parte Antonio Nardone, l’ultimo amministratore delegato di Miteni, cui – in primo grado a Vicenza – sono stati inflitti sei anni e quattro mesi di reclusione. E Nardone si era recato in India già prima che l’azienda fallisse.

In India, vive gente ignara di tutto, che non conosce il pericolo mortale rappresentato dai Pfas. I reflui dello stabilimento finiscono in un depuratore che è oggetto di malfunzionamento per la ricorrente mancanza di energia elettrica, e quindi nei fiumi, già inquinati per altre lavorazioni, al punto che è scomparsa la fonte economica della pesca per la popolazione locale. Si tratta quindi di una realtà ideale in cui le multinazionali possono installare gli impianti proprio mentre l’Unione Europea ha avviato procedure per ridurre ed eliminare l’impiego dei Pfas, e ad Alessandria si chiede la chiusura delle produzioni.

 

Clicca su www.rete-ambientalista.it due importanti convegni:
A Bassano del Grappa: Veneto e Pfas: un problema diffuso. Le soluzioni possibili.
A Lonigo: Bonifica Miteni, a che punto siamo.

 

Grazie a Solvay, l’Università di Alessandria si candida al premio Nobel per la chimica

L’Università di Alessandria si candida al premio Nobel per la chimica. E lo sarebbe grazie a 5 milioni di euro erogati da Syensqo Solvay di Spinetta Marengo al Dipartimento di Scienze e innovazione tecnologica dell’Università del Piemonte Orientale, Centro di Ricerca e Sviluppo per il Risanamento e la Protezione Ambientale.
La grande scoperta da Nobel consisterà (leggiamo da Radiogold): “nella creazione di materiali che, come delle ‘mini-spugne’, saranno in grado di assorbire gli inquinanti, utilizzando anche prodotti naturali come l’involucro dei chicchi di riso o i gusci di nocciola”. “L’obiettivo sarà la rimozione dei metalli pesanti dai suoli contaminati, il recupero della fertilità del suolo, la rimozione dei contaminanti emergenti come Pfas, coloranti dalle acque di falda e dai reflui industriali e civili”.

Si è mostrato un poco perplesso il Magnifico Rettore dell’Università del Piemonte Orientale, Menico Rizzi, che, con una punta di ironia, ha auspicato che questo centro di ricerca produca “risultati superiori all’investimento iniziale”. In effetti 5 milioni paiono assai miserini a produrre una scoperta epocale – l’eliminazione dei Pfas “forever chemicals” – della quale tutti gli scienziati del mondo non sono stati capaci. Ma Solvay ha assicurato che rinforzerà con proprio personale la task force del professor Leonardo Marchese che nientepopodimeno “impiegherà trenta tra ricercatori e personale tecnico del Disit e di Syensqo, cinque tecnologi, un project manager e dieci giovani ricercatori (dottorandi o post dottorato), oltre a dieci studenti tesisti”. Altro che l’IBM Research, lo Scripps Research Institute, il Max Planck Gesellschaft, messi assieme. Che smacco per questi istituti di ricerca internazionali! Con un po’ di involucri dei chicchi di riso e gusci di nocciola e quattro lire di investimento!
Sulla quotazione da premio Nobel (ex equo con Solvay?) non hanno dubbi Francesco Luccisano, country director di Syensqo Italia, e Federico Frosini, direttore dello stabilimento esentatosi da prossimo imputato al prossimo processo: “Questo centro di ricerca accelererà il risanamento già iniziato. La bonifica sta già avvenendo”. A prescindere dalle indagini Arpa e dai monitoraggi sangue. E da Legambiente che definisce “Colonialista l’atteggiamento di Syensqo verso i cittadini e le associazioni”.

Presa invece per buona la notizia, il sindaco di Alessandria “Un passo avanti per Alessandria: qui si incontrano impresa, università ed enti pubblici per trasformare la conoscenza in soluzioni concrete e fare passi avanti per uno sviluppo sostenibile” tira un sospiro di sollievo: ho fatto bene a non emettere ordinanza di fermata delle produzioni inquinanti e piuttosto a sottoscrivere il patteggiamento con Solvay. Altro che la class action inibitoria di comitati e associazioni.

 

Il sindaco di Alessandria sarà “promosso” dopo le querele per diffamazione contro i sindacati?

Con queste querele Giorgio Abonante, già nel ciclone del patteggiamento con Solvay e dello scandalo dei cimiteri chiusi per degrado, si è definitivamente pregiudicato il posto di sindaco di Alessandria alle imminenti elezioni comunali. L’opposizione ha chiesto le dimissioni immediate. Ma è nella sua maggioranza che è rimasto isolato, pollice verso a iniziare dal suo partito.
Il Pd alessandrino lo aveva subito invitato a ritirare le querele ai sindacati e alla vicepresidente della Regione Piemonte Elena Chiorino. Finché, dopo un drammatico summit a Torino con la capogruppo a Palazzo Lascaris Gianna Pentenero, il consigliere regionale alessandrino Domenico Ravetti e il numero uno del partito di Alessandria Giorgio Laguzzi, il segretario regionale Mimmo Rossi l’ha infine costretto al passo indietro (amoveatur ut promoveatur?).
I sindacati lo avevano sfidato in aperta provocazione a proseguire la sua azione giudiziaria, da loro tacciata come “deriva intimidatoria e autoritaria, ma che non fermerà la nostra voce”: “Un amministratore pubblico non può usare lo strumento della querela per mettere a tacere chi solleva criticità legittime e fondate, piuttosto che affrontare un confronto civile e costruttivo davanti all’opinione pubblica”.

Perciò, ora i sindacati non si accontentano della marcia indietro: oltre al ritiro delle querele chiedono anche l’umiliazione delle pubbliche scuse. Non sarà facile perché Abonante aveva difeso la sua presa di posizione, precisando che “la querela è uno strumento di tutela dell’ente e della verità dei fatti”, appunto esercitata a mezzo di avvocati pagati dalla collettività: articolo 595 comma 3 del Codice Penale, reato relativo a «chiunque offende l’altrui reputazione in atto pubblico».

All’origine dello scontro c’è una riunione in Regione cui avevano partecipato i rappresentanti di Cgil, Cisl e Uil e Chiorino sulla situazione legata ad Amag Mobilità e a 36 esuberi previsti dall’azienda dopo la gara per le aree di sosta vinta da Bus Company. Gara, peraltro che, come stabilito dal Tar, dovrà essere rifatta. Nel verbale della riunione, poi diventato lettera al sindaco, si paventava apertamente il rischio di un «disastro sociale» e si chiedeva al primo cittadino «senso di responsabilità, visione e soprattutto rispetto per queste persone, madri e padri di famiglia, che stanno affrontando una prova umanamente ed economicamente insostenibile». E poi la contestazione che ha fatto sobbalzare il destinatario: «Non possiamo permettere che si consumi un disastro sociale nel silenzio o nell’indifferenza». Al che, appunto, Abonante ha replicato: «Non è mica l’Ilva, alla fine gli esuberi saranno quattro o cinque».

 

Su Gogna Blog: La truffa del “biomonitoraggio di massa”

Non ci siamo mai stancati di denunciare la storica complicità della Regione Piemonte con Solvay per rinviare all’infinito, ben oltre il fatidico 2026, il monitoraggio di massa delle popolazioni a rischio: “pistola fumante” del crimine in corso. Al punto che fummo costretti a provvedere ad analisi private tramite l’Università di Liegi (con risultati angoscianti! e ora in aumento!).
La provincia di Alessandria conta 405.288 abitanti fra i quali, la Regione Piemonte, tramite Asl, finalmente nel 2024 ha sottoposto a biomonitoraggio PFAS il sangue di… 29 cittadini. Pari allo 0,0071% della popolazione a rischio. Si “ascende” allo 0,31% se si considera solo il comune di Alessandria (90.952 abitanti), ma sarebbe fuorviante perché i Pfas del sobborgo Spinetta Marengo sono stati rilevati anche negli altri comuni della provincia: in atmosfera, acque sotterranee, acquedotto, fino al fiume Bormida e dunque al Po.
Continua su Gogna Blog cliccando qui https://gognablog.sherpa-gate. com/la-truffa-del- biomonitoraggio-di-massa/

 

Storia sociale dell’industria, tra violenza ambientale ed ecologia operaia. Uno studio specifico sull’impianto chimico di Spinetta Marengo, in provincia di Alessandria

Un saggio sull’importantissima rivista internazionale Journal of Political Ecology di Vittorio Martone (Università di Torino) e Angelo Castellani (Università di Bologna).
Clicca qui.

 

Storia di una fabbrica, di una città e delle sue ferite ambientali

Clicca qui ISDE News.

“Dopo oltre un secolo di attività, il polo chimico di Spinetta Marengo, ad Alessandria, simbolo dell’industria italiana e oggi della crisi ambientale legata alla Solvay, torna al centro del dibattito pubblico.

A raccontarne l’evoluzione è uno storico e testimone diretto, Lino Balza, che ha trascorso 35 anni all’interno dello stabilimento, firmando articoli e libri su una vicenda che intreccia pane, lacrime e sangue di un intero territorio.
Ripercorrere questa storia significa comprendere le radici dell’attuale emergenza ambientale e sanitaria, ma anche le lotte della popolazione alessandrina, decisa a non pagare più il prezzo dell’inquinamento.
Attraverso una serie di video l’autore offre un viaggio tra memoria industriale e denuncia civile, tra le contraddizioni di un Paese che ha sacrificato salute e ambiente al progresso economico: un racconto fatto di mobilitazioni, connivenze, corruzioni e silenzi, ma anche di impegno e speranza per un futuro diverso”.

 

La storia della fabbrica di Spinetta Marengo raccontata in video da Lino Balza

Omicidio all’Algoflon, capostipite dei Pfas.
Puntata 22, realizzata da Mattia Servettini. Clicca sul titolo.

 

La situazione Pfas a Torino

Importante Convegno: Pfas nell’acqua. Un problema locale e globale.
Clicca sul titolo.

 

Lo stratagemma di Trump all’ONU

L’amministrazione Trump sta promuovendo una risoluzione elaborata da Israele presso il Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite (UNSC) volta a eliminare la possibilità di uno Stato di Palestina. La risoluzione ha tre obiettivi. Stabilisce il controllo politico degli Stati Uniti su Gaza. Separa Gaza dal resto della Palestina: ciò che resta della Cisgiordania. E consente agli Stati Uniti, e quindi a Israele, di determinare la tempistica del presunto ritiro di Israele da Gaza, il che significherebbe: mai.

 

Congresso internazionale di ISDE

Dal 23 al 25 novembre 2025, Sansepolcro (AR) ospiterà il Congresso Internazionale dell’Associazione Medici per l’Ambiente – ISDE (International Society of Doctors for the Environment), dal titolo “A healthy planet for a healthy life”.

L’evento celebra i 35 anni di attività dell’ISDE per la salute e l’ambiente (1990–2025) e si terrà presso l’Auditorium della sede direzionale Aboca, in modalità ibrida (presenza e diretta streaming su YouTube ISDE Italia).

Patrocinato dalla Federazione Nazionale degli Ordini dei Medici (FNOMCeO) e dall’Ordine dei Medici Chirurghi e Odontoiatri di Arezzo, il congresso riunirà oltre 80 esperti italiani e internazionali – medici, ricercatori, docenti universitari, rappresentanti di enti sanitari e organismi ONU – per affrontare i principali temi della salute planetaria.

 

Accessibilità requisito essenziale per gli edifici

«L’accessibilità non può essere considerata un aspetto secondario o aggiuntivo, ma deve rappresentare un requisito essenziale e trasversale di ogni intervento edilizio, sia di nuova costruzione che di ristrutturazione o riqualificazione».
Clicca qui: L’accessibilità dev’essere un requisito essenziale e trasversale di ogni intervento edilizio.

 

Il petrolio venezuelano, il cambio di regime guidato dagli Stati Uniti e la politica gangster americana

Il fragile pretesto morale oggi è la lotta alla droga, ma il vero obiettivo è rovesciare un governo sovrano, e il danno collaterale è la sofferenza del popolo venezuelano. Se questo vi suona familiare, è perché lo è.
Clicca qui su Other News
*Jeffrey D. Sachs, professore e direttore del Centro per lo sviluppo sostenibile presso la Columbia University.
*Sybil Fares, consulente senior per il Medio Oriente e l’Africa per la rete di soluzioni per lo sviluppo sostenibile delle Nazioni Unite.

 

Bellicismo conflittuale della Nato?

Dalla fine della Guerra Fredda all’inizio degli anni Novanta, abbiamo visto più che raddoppiare il numero di membri della Nato. È un dato bizzarro se si considera che la Nato fu istituita come baluardo contro la diffusione del comunismo dall’URSS all’Europa occidentale. L’URSS crollò e cessò di esistere nel dicembre 1991, quando la Germania Ovest fu riunificata con la Germania Est. Dopo 45 anni di coesistenza pacifica, il “Patto di Varsavia” (la Nato sovietica) fu sciolto. Se analogamente fosse stata sciolta anche la Nato oggi saremmo nell’attuale tragica situazione bellica, a rischio anche atomico, e all’impressionante riarmo europeo? La Nato, piuttosto che sciogliersi, si è espansa contro la Russia sulla spinta del complesso militare-industriale? Anzi, la spinta della lobby ha proiettato l’aggressione della Nato sulla Jugoslavia e fuori dall’Europa: Afghanistan, Iraq, Libia?
Clicca qui Kristian Laubjerg.

 

Manifesto contro il nucleare “sostenibile”

Il Manifesto con cui “Energia per l’Italia” esprime una valutazione negativa del disegno di legge che conferisce al governo una delega per disciplinare l’introduzione del nucleare cosiddetto “sostenibile”.
Clicca qui.

 

COP30: Cosa aspettarsi dal vertice mondiale sui cambiamenti climatici

A partire dal 10 novembre, rappresentanti di oltre 100 Paesi si riuniranno a Belém, in Brasile, la città amazzonica che ospiterà il vertice sul clima COP30. Questa edizione della conferenza è stata descritta dalle Nazioni Unite come una tappa fondamentale per i Paesi nell’aggiornamento dei loro piani d’azione per il clima e nell’attuazione di misure contro il riscaldamento globale.
Ma le aspettative per la COP30 sono elevate quanto le sfide che la circondano.
Clicca qui Amanda Magnani.

 

La “Carta” del Movimento Nonviolento

Il Movimento Nonviolento lavora per l’esclusione della violenza individuale e di gruppo in ogni settore della vita sociale, a livello locale, nazionale e internazionale, e per il superamento dell’apparato di potere che trae alimento dallo spirito di violenza. Per questa via il movimento persegue lo scopo della creazione di una comunità mondiale senza classi che promuova il libero sviluppo di ciascuno in armonia con il bene di tutti.

Le fondamentali direttrici d’azione del movimento nonviolento sono:
1. l’opposizione integrale alla guerra;
2. la lotta contro lo sfruttamento economico e le ingiustizie sociali, l’oppressione politica ed ogni forma di autoritarismo, di privilegio e di nazionalismo, le discriminazioni legate alla razza, alla provenienza geografica, al sesso e alla religione;
3. lo sviluppo della vita associata nel rispetto di ogni singola cultura, e la creazione di organismi di democrazia dal basso per la diretta e responsabile gestione da parte di tutti del potere, inteso come servizio comunitario;
4. la salvaguardia dei valori di cultura e dell’ambiente naturale che sono patrimonio prezioso per il presente e per il futuro, e la cui distruzione e contaminazione sono un’altra delle forme di violenza dell’uomo.

Il movimento opera con il solo metodo nonviolento, che implica il rifiuto dell’uccisione e della lesione fisica, dell’odio e della menzogna, dell’impedimento del dialogo e della libertà di informazione e di critica.
Gli essenziali strumenti di lotta nonviolenta sono: l’esempio, l’educazione, la persuasione, la propaganda, la protesta, lo sciopero, la non-collaborazione, il boicottaggio, la disobbedienza civile, la formazione di organi di governo paralleli.

 

L’alternativa all’inceneritore in Liguria

Per un’alternativa all’inceneritore in Liguria.
Per un impegno collettivo e buone pratiche di sostenibilità ambientale.
Clicca qui.

 

Il più grande processo per maltrattamenti ai disabili. Delusione

Il più grande processo per maltrattamenti ai disabili in Italia: così era stato definito da un documentario messo in onda a suo tempo dalla RAI, il processo per maltrattamenti avvenuti nel 2016 nella struttura di Montalto di Fauglia (Pisa), destinata a ospitare persone con disturbo dello spettro autistico, e gestita dalla Fondazione Stella Maris, vicenda seguita anche da Superando. Ora è arrivata la sentenza di primo grado ed è palpabile la delusione delle famiglie delle vittime.
Clicca qui. Delusione per quella sentenza di primo grado arrivata nove anni dopo i tanti, troppi maltrattamenti

 

Scienza Medicina Istituzioni Politica Società S.M.I.P.S.

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contenuti 4 novembre 2025

A difesa della Costituzione

Al via, il giorno dopo l’approvazione definitiva al Senato della riforma della giustizia, il gruppo di lavoro creato ad hoc nell’ Associazione Nazionale Magistrati. Intitolato “A difesa della Costituzione”, il comitato guidato dal giudice Antonio Diella debutta con la sorpresa del neo “presidente onorario”, il professore ed avvocato Enrico Grosso : sarà l’alfiere ‘laico’ che dall’enclave delle toghe ha il compito di essere trait d’union tra la società civile e le ragioni del no al ddl di revisione costituzionale. “La prima cosa che vorremmo spiegare ai cittadini – ha sottolineato il professor Grosso è che bisogna sventare una mistificazione. Questa riforma non è sulla separazione, ma è sulla delegittimazione e l’indebolimento del Consiglio superiore della magistratura. Non è stata fatta per separare le carriere dei pm da quelle dei giudici, che ormai sono già lontane tra loro, ma solo per attaccare l’autonomia e indipendenza della magistratura, di cui il Csm è presidio fondamentale”.

Un comitato aperto al confronto. Grosso si dice “disponibile a confronti, pubblici e televisivi, con esponenti del comitato del sì. Con ministro o Meloni? Perché no, se fossero disponibili. Ma non aspettatevi duelli con la politica. Anzi: da costituzionalista posso dire questo protagonismo del governo è fuorviante. Ed è un fuor d’opera che un testo del governo arrivi blindato fino alla quarta lettura. I ddl che modificano la Costituzione storicamente partivano da una proposta dei parlamentari, proprio perché si doveva cercare la maggiore convergenza possibile”.

Dal giudice Diella, analoga avvertenza: “Abbiamo costituito un soggetto autonomo, un comitato nato su sollecitazione dei magistrati ma che non è delle toghe, è aperto a tutti, avvocati, professori e cittadini. Per questo andremo molto sui territori”. Com’è noto, non possono farne parte né partiti, né esponenti politici di ieri o di oggi. “Gli inviti a non schierarci, a non andare a rimorchio, li abbiamo superati già all’atto della costituzione di questo Comitato”, sottolinea Diella.

 

I voltagabbana dentro il cavallo di troia

Giorgia Meloni raccontava di ispirarsi a Paolo Borsellino, che invece la pensava esattamente all’opposto.
Contrario da pubblico ministero, favorevole da ministro: c’è stato un tempo in cui Carlo Nordio avrebbe votato contro la sua stessa riforma, convinto che l’unicità della magistratura “era una garanzia per l’affermazione della legalità e la tutela del principio di eguaglianza dei cittadini di fronte alla legge”. Proprio così: il Guardasigilli, ora passato al mestiere della politica, nel 1994 da pm aveva firmato l’appello (raccolse 1.500 adesioni) contro la separazione delle carriere che la rivista La Magistratura aveva pubblicato il 26 aprile 1994 rilanciando un’analoga iniziativa contro la separazione delle carriere del 1992.

Nella storia dell’Italia repubblicana l’indipendenza del Pm rispetto all’esecutivo e l’unicità della magistratura ha rappresentato in concreto una garanzia per l’affermazione della legalità e la tutela del principi di eguaglianza dinanzi alla legge”.
“La possibilità per i magistrati di passare dalle funzioni giudicanti a quelle requirenti e viceversa si è di fatto rivelata un’occasione di arricchimento professionale e ha consentito al pm italiano di mantenersi radicato nella cultura della giurisdizione
” “Noi vogliamo ribadire che siamo entrati in magistratura e per tanti anni vi abbiamo operato in un quadro di garanzie di indipendenza”: firmava Nordio.
Esattamente le stesse argomentazioni evidenziate oggi dall’Anm che però ora Nordio respinge.

 

Così parlò bellantonio

“La separazione delle carriere è il primo passo per trasferire la magistratura inquirente sotto controllo dell’esecutivo… Non sono le carriere, ma i comportamenti che fanno la differenza. Anche un pm e un avvocato possono trovarsi imputati perché si son messi d’accordo” (4.2.2000).
“Si vorrebbe imporre, per garantire l’imparzialità del giudice, la separazione non fra potere giudiziario e politico, ma fra magistrati inquirenti e giudicanti: così le inchieste contro la corruzione e il potere politico non si potranno più fare con serenità” (15.3.2000).
“Voterò no al referendum per separare le carriere” (15.5.2000).
“La Giustizia ha bisogno di interventi radicalmente opposti a quelli sbandierati dal Polo: non la separazione delle carriere e lo snaturamento del Csm aumentando i membri di nomina politica” (13.1.03).
“La divisione delle carriere impedirà la fisiologica trasmigrazione tra pm e giudici, con grave danno per le professionalità e la libertà di scelta dei magistrati” (8.3.03).
“Il processo di Milano (a Berlusconi e Previti per corruzione di giudici, ndr Travaglio) dimostra che a carriere separate possono accadere cose turche. In primo grado ha dimostrato che degli avvocati possono corrompere dei giudici. Più separate di così, le carriere, si muore! Il problema non sono le carriere, ma la deontologia professionale, la moralità di chi svolge incarichi pubblici delicati” (4.5.03).
“Il centrodestra vuole separare le carriere per mettere sotto controllo dell’esecutivo la magistratura. È il vecchio piano di Licio Gelli, poi ripreso dal libro rosso di Previti” (24.3.04).
“Il ministro Alfano vuole separare le carriere in violazione del dettato costituzionale. La Giustizia affidata al governo Berlusconi è come un pronto soccorso lasciato in balìa di Dracula” (4.6.08).
“Berlusconi lasci stare Falcone, è come il diavolo che parla dell’acqua santa. I problemi della Giustizia sono la mancanza di fondi e di personale, non la mancata separazione delle carriere. Così si vuole solo sottomettere la giustizia al potere politico e segnare la fine della certezza del diritto” (21.8.08).
“La separazione delle carriere è l’anticamera della fine dell’obbligatorietà dell’azione penale, attraverso il controllo dell’esecutivo sul pm. È una proposta gravissima perché farebbe crollare uno dei cardini della Costituzione: l’autonomia della magistratura” (15.7.13). Così parlò per tutta la vita Antonio Di Pietro: idee chiarissime contro tutte le bicamerali e le schiforme di ogni colore. Poi un giorno qualcuno lo convinse che era sempre stato favorevole alla separazione delle carriere e lui non solo cominciò a dire il contrario di ciò che aveva sempre pensato, ma entrò persino nel Comitato del Sì alla schiforma Nordio. Chissà com’è successo.

 

In Italia è in atto il crimine ambientale e sanitario dei Pfas

Su CIVG – Centro di Iniziative per la Verità e la Giustizia, la relazione del dottor Fabrizio Bianchi, componente del Comitato Scientifico di ISDE Italia: impossibile oscurare la letteratura scientifica biomedica internazionale. Bisogna mettere al bando queste sostanze tossiche e cancerogene. Clicca qui

 

Soprattutto al medico: seconda lettera aperta. Sollecito

Clicca sul titolo. Adriano Di Saverio, Presidente della Commissione Sicurezza e Ambiente del Comune di Alessandria, ha partecipato alla riunione con i Comitati e le Associazioni ma di nuovo non ha convinto nessuno. Soprattutto come medico.
Quando ha letto i 12 punti del Piano di azioni che si sono proposti Comitati e Associazioni per scongiurare con urgenza la tragedia dei Pfas in Alessandria (clicca qui), Lei si è espresso meno che genericamente. Poi che li ha riletti, ora, egregio Di Saverio, non le corre l’obbligo di essere più esplicito nei confronti della popolazione? In particolare, sulla “spada di Damocle” dei patteggiamenti? In particolare, come Presidente, non ritiene che il Comune di Alessandria debba recedere dal patteggiamento intrapreso? A maggior ragione come medico, avendo in mano, tra i tanti, questi terribili dati epidemiologici (clicca qui), che da soli, per il sacrosanto principio di precauzione, indurrebbero un sindaco ad esercitare le prerogative di legge in veste di massima Autorità Sanitaria Locale, ad emettere ordinanza di fermata delle produzioni della Solvay inquinanti? Nota bene: quegli studi sono stati richiesti dalla Procura della Repubblica di Alessandria nell’ambito dell’inchiesta per inquinamento ambientale.

 

PFAS in Valle di Susa: a che punto siamo

I PFAS cancerogeni nella Valle di Susa presentano preoccupanti livelli di contaminazione. Le indagini hanno riscontrato la presenza di PFOA nell’acqua potabile, coinvolgendo circa 70 comuni della Città metropolitana, inclusi centri nella valle. La contaminazione è legata anche ad altri contaminanti specifici come il cC6O4 (unico produttore Solvay a Spinetta Marengo).
Clicca qui “La bottega del Barbieri”.

 

Regione Veneto sotto accusa. CGIL: anche i lavoratori a rischio. La procura indaga. Contaminati i fiumi

A due mesi dalle condanne in Corte d’Assise a Vicenza per il disastro provocato dalla società Miteni, si scopre da un documento della giunta regionale del Veneto, rimasto fino ad oggi segreto, che 3 milioni di metri cubi di terre e rocce di scavo della superstrada Pedemontana Veneta, contenenti Pfas da qualche decina a 2.000 nanogrammi per litro secondo i risultati delle analisi Arpav, sono stati disseminati in una ventina di siti di discariche del Veneto, in particolare nella provincia di Vicenza, in alcuni casi anche in siti vicini a fonti idriche.
Non è la sola polemica contro la Regione. Aveva già suscitato polemiche la decisione della Giunta Zaia di realizzare uno studio epidemiologico sulla presenza del Pfas nella popolazione. Una ricerca sollecitata da dieci anni che arriva a un mese e mezzo dalle elezioni.
Clicca qui e qui: la Procura di Vicenza indaga sulla realizzazione della Pedemontana. Cgil e Fillea regionali: “Agire da subito per mettere in sicurezza aree, popolazione e lavoratori coinvolti”. Clicca qui.
Inoltre, i recenti report indicano contaminazioni nei pesci di fiumi e canali, con un record negativo nella Fossa Molesana a Tribano e pessime situazioni anche nel Tergola a Vigonza e a Codevigo. Clicca qui.

 

Pfas un circolo vizioso

Presso l’Istituto Tecnico “Zenale e Butinone” di Treviglio (BG) da ormai nove anni è stato realizzato un Progetto extracurricolare di Educazione Ambientale, con l’obiettivo di promuovere iniziative legate ai temi ambientali anche al fine di sensibilizzare le varie componenti scolastiche al rispetto dell’Ambiente. Clicca qui.

 

L’autodifesa dai Pfas: ridurre l’esposizione domestica

Non si può certo aspettare che la lobby politica-industriale metta al bando la produzione e l’uso dei tossici e cancerogeni pfas. Meglio, d’urgenza, provvedere personalmente ad eliminarli, come possibile, nelle nostre case. Ad esempio:
Padelle antiaderenti. Anche le versioni “senza PFOA” non sono del tutto sicure: indicano solo l’assenza di una specifica categoria di Pfas, ma non di tutte. La soluzione migliore è sostituirle con pentole in acciaio inox, ghisa o ceramica naturale, che non rilasciano sostanze tossiche.
Imballaggi alimentari. Sostituire carta oleata, contenitori per il take away, cartoni della pizza e pellicole, con barattoli in vetro o acciaio e contenitori riutilizzabili.
Frutta e verdura. Preferire quella fresca, biologica, lavarla accuratamente per limitare l’assunzione indiretta di pesticidi contenenti Pfas.
Cosmetici. Scegliere solo quelli naturali o linee certificate “PFAS free”.
Carta igienica. Orientarsi su marchi ecologici.
Vestiti. Soprattutto per bambini: evitare gli antimacchia e impermeabili, scegliere tessuti naturali come cotone e lana, e marchi che dichiarano esplicitamente l’assenza di Pfas.
Detergenti per la casa. Optare per prodotti ecologici o, ancora meglio, affidarsi a soluzioni naturali come acqua calda, aceto o bicarbonato.

 

I Pfas lasciano la firma di chi li ha prodotti

Nell’ambito di un progetto pilota avviato con il Consiglio nazionale delle ricerche (Cnr), Eduardo Di Marcantonio, dottorando del Dipartimento di scienze della terra de La Sapienza di Roma, sotto la supervisione dei professori Luigi Dallai e Massimo Marchesi, hanno messo a punto una nuova metodologia di analisi, in grado di individuare le “fonti” dei Pfas e chi li ha prodotti. Dunque di individuare i responsabili. Il risultato è stato pubblicato sulla rivista Science of the total environment.

I ricercatori hanno sviluppato il primo metodo per l’analisi isotopica dei principali Pfas. Questo tipo di analisi permette, quindi, in condizioni di inquinamento diffuso, di differenziare le diverse sorgenti e la dispersione nell’ambiente che permette di ottenere “firme isotopiche” specifiche per i Pfas provenienti da diversi produttori industriali. Questa caratterizzazione rende possibile distinguere le origini dei composti, persino in scenari di inquinamento diffuso, cioè con sorgenti molteplici e non identificabili puntualmente. Lo studio ha anche mostrato significative differenze isotopiche tra Pfas di origine diversa, aprendo la strada all’identificazione delle fonti di questi contaminanti ambientali.

 

4 novembre, non festa ma lutto

Anche quest’anno in occasione del 4 novembre, festa delle Forze Armate, istituzioni e apparati militari si preparano ad esaltare la guerra e il militarismo secondo la narrazione della “vittoria” della Prima Guerra Mondiale: una “inutile strage” il cui bilancio finale per l’Italia fu di oltre 650.000 soldati uccisi e più di un milione feriti, dei quali molti con gravi mutilazioni. A questi si aggiunsero più di 600.000 vittime civili a causa di bombardamenti e occupazioni militari, carestie ed epidemie.
La maggior parte delle vittime erano contadini e analfabeti esclusi dal diritto di voto e obbligati a farsi ammazzare o a uccidere nemici che non conoscevano, da un governo che li considerava solo carne da cannone. La guerra non risolse i problemi dell’Italia, anzi ne creò di nuovi e favorì l’avvento del fascismo. Anche l’Europa di allora si trovò davanti a conseguenze terribili, crisi economiche e sociali, con l’affermarsi del nazismo, militarista e razzista. Tutto poi precipito nel disastro della Seconda Guerra Mondiale.

Attorno alla data del 4 novembre, ripristinata anche come Giornata dell’unità nazionale per intensificarne la portata, non c’è solo una distorta celebrazione storica ma anche il tentativo di una vera e propria propaganda bellica che si riversa nelle scuole e in molte celebrazioni istituzionali.

Da tempo il Movimento Nonviolento ha trasformato la giornata del 4 novembre in un’importante occasione di riflessione e opposizione a tutti gli eserciti, contro tutte le politiche di riarmo, a sostegno degli obiettori di coscienza e dei disertori di tutte le guerre.
La nostra proposta è la Campagna di Obiezione alla guerra, per dire no alla chiamata alle armi, alla mobilitazione militare, all’ipotesi di ritorno della leva obbligatoria. Ci dichiariamo da subito obiettori di coscienza, invitando tutti a sottoscrivere la Dichiarazione di obiezione di coscienza per respingere il disegno di chi vuole obbligare i nostri giovani a prendere il fucile e vestire la divisa. Clicca qui.

 

Sempre peggio la strage dei morti sul lavoro

Spaventoso aumento del 22% a ottobre 2025 rispetto a ottobre 2024
124 morti sui luoghi di lavoro nell’ottobre 2025 (senza itinere)
97 morti sui luoghi di lavoro nell’ottobre 2024 (senza itinere)
Clicca qui Carlo Soricelli, curatore dell’Osservatorio Nazionale di Bologna Morti sul Lavoro
http://cadutisullavoro. blogspot.it

 

Salvini minaccia di buttarsi giù dal ponte

Meloni e Salvini sono furiosi: “i soliti magistrati”. La Corte dei Conti ha bocciato la delibera del Cipess (il comitato interministeriale per i grandi progetti pubblici) che aveva approvato il progetto definitivo del ponte sullo Stretto. Molti dei rilievi, però, sono pesanti e sostanziali, alcuni sollevati non solo dai magistrati contabili.
Clicca qui una inesaustiva sintesi dei motivi per cui è stato bocciato.

 

“Credevo che i panni sporchi si lavassero ancora in famiglia”

Milano, clochard stende i panni ad asciugare davanti al Duomo: bloccato dalla polizia, si scusa.

 

Trump riprende i test nucleari e riavvia la proliferazione con Russia e Cina

L’annuncio del presidente Trump secondo cui gli Stati Uniti riprenderanno i test sulle armi nucleari dopo una moratoria di 33 anni rappresenta esattamente il tipo di risposta istintiva e di dimostrazione di forza che sostituisce la strategia nell’establishment della politica estera di Washington. Questa decisione riesce a minare gli interessi americani, fornendo al contempo a Pechino e Mosca proprio le munizioni diplomatiche che cercavano da tempo.

Il recente test russo del missile da crociera a propulsione nucleare Burevestnik ha coinvolto il sistema di lancio, non una detonazione nucleare. L’ultimo test nucleare noto della Cina è avvenuto nel 1996. L’ironia è forte: un presidente che ha fatto campagna contro guerre infinite e un interventismo sconsiderato ha appena preso una decisione che rende la proliferazione nucleare più probabile e la stabilità strategica meno certa.
Clicca qui Leon Hadar, analista di politica estera e autore di “Sandstorm: Policy Failure in the Middle East”.

 

Nuove denunce contro le armi nucleari a Ghedi e Aviano

Depositate nuove denunce alle Procure di Brescia e Pordenone, con l’obiettivo di accertare la presenza, ritenuta certa dai promotori, di testate nucleari nelle basi di Ghedi e Aviano, sotto controllo statunitense ma ospitate in territorio italiano.
Le denunce chiedono ai magistrati di dichiarare l’illegittimità della presenza di tali armamenti, in violazione della legge 185/90 che vieta l’importazione di materiale bellico senza autorizzazione, del Trattato di Parigi del 1947 che impedisce all’Italia di detenere armi di distruzione di massa, e del Trattato di non proliferazione nucleare (TNP) del 1975, sottoscritto proprio per impedire la diffusione di ordigni atomici in Paesi non dotati di tale arsenale.
Dietro la nuova offensiva legale si muove un fronte composito di pacifisti, giuristi, antimilitaristi e attivisti di storiche associazioni come la WILPF Italia (Women’s International League for Peace and Freedom).
Continua cliccando qui.

 


contenuti 31 ottobre 2025

L’ANM si mobilita per il No nella campagna referendaria

L’assemblea dell’Associazione Nazionale Magistrati, di cui Cesare Parodi è presidente, lancia la campagna referendaria per votare no alla separazione delle carriere e dei due Csm. Il documento unitario spiega: “L’ANM non può restare inerte di fronte a una riforma che altera l’assetto dei poteri disegnato dai Costituenti… L’Alta Corte disciplinare è uno strumento di condizionamento dei magistrati, la separazione delle carriere indebolisce il giudice e avvicina il pm al potere esecutivo, il sorteggio dei componenti togati del Csm svuota la rappresentanza democratica e altera gli equilibri in favore della componente politica.

La sostanza della riforma, che va spiegata ai cittadini, è che non c’è una bega tra magistrati e politici ma una battaglia che riguarda la qualità della vita democratica di tutti.

L’Associazione Nazionale Magistrati e le opposizioni punteranno sulla politicizzazione del referendum e sul pericolo della svolta autoritaria. “Il pm sotto l’esecutivo”, che favorisce politici e colletti bianchi, e magari rimarcando che la giustizia diventerebbe ancora meno uguale per tutti: già ora favorisce potenti e ricchi, già ora è giustizia di classe. Invece, la maggioranza di governo, con il grosso dell’apparato mediatico, costruirà la campagna sugli errori giudiziari, sulle lentezze della giustizia e sulla “casta” delle correnti: l’obiettivo di Palazzo Chigi è quello di puntare su una strategia popolare, incentrarla sugli errori giudiziari (dai casi di Berlusconi a Garlasco passando per Tortora), ma anche sui presunti privilegi della “casta” dei giudici fino alle “incrostazioni delle correnti”; tutto inquadrabile in un concetto semplice e comprensibile ai cittadini: “Chi sbaglia paga”.
Clicca qui un commento di Henry John Woodcock.

 

Chiediamo con l’Onu libertà per il popolo palestinese. Aderisci anche tu!

Clicca qui l’appello.

 

La strega dell’ONU: 63 Stati genocidi insieme a Israele

Francesca Albanese, “Relatrice speciale delle Nazioni Unite sui territori palestinesi occupati dal 1967”, ha presentato alla terza commissione dell’Assemblea Generale dell’Onu un rapporto di 24 pagine, in cui esamina il ruolo di diversi Paesi (63, tra cui l’Italia, in primis gli Usa) nel “crimine collettivo” del “genocidio” nella Striscia, che Israele ha “strangolato, affamato e distrutto”.

“Attraverso azioni illecite e omissioni deliberate, troppi Stati hanno armato, fondato e protetto l’apartheid militarizzato di Israele, permettendo alla sua impresa coloniale di insediamento di metastatizzare in genocidio, il crimine ultimo contro il popolo indigeno della Palestina“, ha affermato. Il genocidio, ha spiegato, è stato reso possibile tramite protezione diplomatica nei “fori internazionali destinati a preservare la pace”, legami militari che vanno dalla vendita di armi agli addestramenti congiunti che “hanno alimentato la macchina genocida”, la militarizzazione non contestata degli aiuti e il commercio con entità come l’Unione Europea che aveva sanzionato la Russia per l’Ucraina ma continuava a fare affari con Israele.

Il rapporto, basato sui documenti Onu e 40 contributi da enti governativi e non governativi, analizza come l’”atrocità trasmessa in diretta” sia stata facilitata da Stati terzi, concentrandosi sul ruolo degli Stati Uniti, che hanno fornito “copertura diplomatica” a Israele. La complicità degli altri stati si è realizzata anche continuando le forniture belliche e facilitando il transito di armi e materiali essenziali attraverso i loro porti e aeroporti verso Israele.

Il rappresentante permanente di Israele, Danny Danon, ha accusato l’Albanese di diffondere “retorica antisemita”, arrivando a definirla una “strega fallita” e il suo documento come “un’altra pagina del suo libro degli incantesimi”. Gli ha replicato ironicamente smentendo di essere una strega: “Se avessi poteri magici, li userei per fermare i vostri crimini una volta per tutte e per assicurarmi che i responsabili finiscano dietro le sbarre”. Il governo italiano l’ha accusata… di screditare l’ONU.

 

La complicità dell’Italia nel genocidio

“Il genocidio in corso a Gaza – scrive Francesca Albaneseè un crimine collettivo, sostenuto dalla complicità di Stati terzi influenti che hanno permesso violazioni sistematiche e prolungate del diritto internazionale da parte di Israele. L’accusa principale di complicità è mossa agli Stati Uniti: “Il sostegno politico, diplomatico, militare e strategico degli Stati Uniti a Israele si è intensificato dopo il 7 ottobre 2023. La Germania, denuncia il rapporto, “è stata il secondo maggiore esportatore di armi verso Israele durante il genocidio”, con fregate e siluri. E “il Regno Unito ha svolto un ruolo chiave nella collaborazione militare con Israele, nonostante l’opposizione interna”. E poi c’è l’Italia che “ha fornito parti, componenti e armi a Israele attraverso un sistema opaco che oscura i trasferimenti, compresi quelli ‘a duplice uso’ e quelli indiretti”. E non solo, perché sempre l’Italia è indicata nel gruppo dei 19 paesi che forniscono parti e componenti a Israele per il “programma di caccia stealth F-35, fondamentale per l’assalto militare israeliano a Gaza”.

 

La finta pace del finto Nobel per la pace

Il premier israeliano Netanyahu ha ordinato all’esercito di effettuare «raid massicci» sulla Striscia, accusando Hamas di violazione delle intese dopo che i miliziani palestinesi hanno consegnato i resti di un ostaggio il cui corpo era stato già recuperato in precedenza. Per questa “truffa di cadavere”, in un solo giorno i bombardamenti hanno causato 104 morti, di cui 46 bambini e 20 donne. Trump ha applaudito.

 

Annessione della Cisgiordania da parte di Israele

Cisgiordania, primo sì della Knesset all’annessione da parte di Israele. Con 25 voti favorevoli e 24 contrari il parlamento israeliano ha approvato in via preliminare un disegno di legge per applicare la sovranità alla Cisgiordania.

 

Come mi guadagno il premio Nobel per la pace in America Latina

Secondo una ricerca condotta dallo storico della Columbia University John Coatsworth, gli Stati Uniti hanno rovesciato almeno 41 governi in America Latina dal 1898 al 1994. Negli ultimi trent’anni Washington ha sostenuto decine di altri colpi di stato, tentativi di colpo di stato, operazioni di cambio di regime e “rivoluzioni colorate” nella regione. Secondo i dati del Congressional Research Service, l’esercito statunitense è intervenuto in ogni singolo paese dell’America Latina (l’unica eccezione è la Guyana francese, che è una colonia francese).
A sua volta, nel primo anno del secondo mandato presidenziale di Donald Trump, gli Stati Uniti stanno minacciando guerre o investono miliardi per rovesciare i governi.
Continua cliccando sul titolo.

 

Papa Leone XIV: la giusta lotta dei movimenti popolari

Più di dieci anni fa, qui in Vaticano, Papa Francesco vi ha detto che eravate venuti per piantare una bandiera. Cosa c’era scritto? “Terra, casa e lavoro”. Era una “cosa nuova” per la Chiesa, ed era una cosa buona! Facendo eco alle richieste di Francesco, oggi dico: la terra, la casa e il lavoro per gli esclusi sono diritti sacri, vale la pena lottare per essi, e voglio che mi sentiate dire “Ci sto!”, “Sono con voi”! Clicca qui.

 

La straordinaria lotta No Tav Valsusa

Avere vent’anni è avere grandi sogni.
In queste settimane la Val Susa celebra con tante iniziative i vent’anni dalla liberazione di Venaus, quando il mondo scoprì questa valle, che culmineranno nella manifestazione del prossimo 8 dicembre 2025. Molti si chiedono a che punto sono i lavori dell’alta velocità e cosa accade nel movimento: alcuni cantieri sono aperti e sono una ferita per il territorio, tuttavia di fatto del grande tunnel di base non c’è ancora traccia. La Torino-Lione sembra la nuova Salerno-Reggio Calabria. Intanto impressiona come il movimento sia in grado di accogliere sempre più giovani, che vent’anni fa avevano pochissimi anni o non erano nati, e come il popolo No Tav si riconosca nella lotta palestinese.

In questo articolo https://comune-info.net/no- tav-e-mondi-nuovi/?utm_source= mailpoet&utm_medium=email&utm_ source_platform=mailpoet&utm_ campaign=Il%20potere% 20incrinato%20dalla%20piazza si ragiona di come il cambiamento sociale in profondità riguardi prima di tutto la vita di ogni giorno delle persone comuni e strade assai lontane da Stati e partiti, partendo proprio dalla straordinaria lotta No Tav.

In Val Susa, tra Torino e il confine con la Francia, per opporsi al passaggio del treno ad alta velocità – grande opera ritenuta costosa, inutile e devastante dal punto di vista ambientale – gruppi di persone con età e sensibilità culturali diverse hanno cominciato a prendere parola, studiare, confrontarsi, promuovere azioni di protesta, momenti di convivialità e grandi manifestazioni, hanno soprattutto imparato a ricomporre le relazioni sociali. Non sappiamo se un giorno il tragitto dell’alta velocità, così come pensato, riuscirà a bucare completamente le montagne della Val Susa, al momento resta un obiettivo non scontato per coloro che sono in alto, in ogni caso il movimento No Tav ha per molti aspetti già cambiato in profondità il territorio.

Grandi imprese e istituzioni non immaginavano che una resistenza promossa da persone comuni senza alcun sostegno da partiti e grandi media, malgrado una crescente repressione giudiziale e la militarizzazione del territorio, potesse durare così a lungo.

 

Un ospedale perché le donne non debbano morire di parto in Kurdistan

Un progetto per un ospedale in Iraq. E le altre iniziative da Alessandria promosse da Antonio e Lucia. Clicca qui.

 

Si spacca il centrosinistra sull’inceneritore di Genova

Sostenendo in alternativa l’implementazione della raccolta differenziata, AVS, M5S e parte del PD sono contro la sindaca di centrosinistra Silvia Salis, e soprattutto sono contrari i cittadini, che peraltro pagano una delle Tari più alte d’Italia, dei quartieri popolari più esposti ai fumi del nuovo impianto in mezzo alla città: Sestri Ponente, Voltri, Valpolcevera, Valbisagno. Nei progetti della società municipalizzata Amiu e della multiutility Iren, l’inceneritore dovrebbe sorgere sulla collina di Scarpino che ospita una discarica che nel 2030 arriverà a fine vita.

 

La Liguria nei dati Ecosistema Urbano 2025

Il rapporto di Legambiente realizzato con il contributo di Ambiente Italia e Il Sole 24 ore. Genova e Savona “fuori legge” per la raccolta differenziata. L’inquinamento prodotto dalle navi e dal traffico urbano. Negativi i dati su alberi, verde pubblico, ZTL. Grave la situazione per quanto riguarda le aree pedonali a Genova. Per l’incidentalità il dato resta tra i peggiori. La Spezia rimane la prima delle liguri. Clicca qui.

 

Prevenzione cura assistenza

A Bologna 1° CONVEGNO PUBBLICO INTERATTIVO SABATO 22 NOVEMBRE 2025 “DETERMINANTI SOCIO-ECONOMICO-AMBIENTALI e STILI DI VITA CONDIZIONANO BENESSERE e SALUTE: PREVENZIONE, CURA, ASSISTENZA”? Diretta web.
Clicca qui programma e link.

 

Suicidio medicalmente assistito

“SUICIDIO MEDICALMENTE ASSISTITO: DILEMMI ETICI E QUESTIONI GIURIDICHE” venerdì 28 novembre 2025 h 20.45 in presenza: Agorà, Via Jussi 102, San Lazzaro; diretta web: https://www.facebook.com/ groups/960878214738454

 

L’indifferenza uccide due volte

«Non è più possibile fingere sorpresa: gli episodi di maltrattamenti nelle strutture che ospitano persone con disabilità si susseguono con una puntualità insopportabile. Ma la violenza non si manifesta solo nelle mani di chi picchia o umilia. Esiste anche nella freddezza di chi firma delibere senza conoscere i volti, di chi taglia fondi all’assistenza territoriale, di chi misura la fragilità in termini di bilancio». Non è più possibile fingere sorpresa.
Clicca qui Quando l’indifferenza uccide due volte.

 

Riconoscere i diritti dei disabili

«Siamo abituati a pensare alla disabilità come a un problema “personale”, un difetto, uno svantaggio di chi la vive – ma questa è una visione sbagliata, superata e, soprattutto, ingiusta. La disabilità, infatti, non è un problema della persona: è un problema della società ed essere inclusivi non significa “aiutare i più fragili”, ma riconoscere i diritti di tutti, progettando spazi, servizi e opportunità pensati sin dall’inizio per tutte le persone».
Clicca qui Disabilità: non un problema personale, ma un problema della società.

 

Tutta la storia di Spinetta Marengo raccontata da Lino Balza nei video realizzati da Mattia Servettini

Clicca sul titolo
Un omaggio ai nostri 42mila lettori. Chi desidera ricevere i video e le trascrizioni dei video, li chieda a lino.balza.2019@gmail.com

 


contenuti 29 ottobre 2025

Tutta la storia di Spinetta Marengo raccontata da Lino Balza nei video realizzati da Mattia Servettini

Mi è stato chiesto: tu che ad Alessandria sei considerato lo storico per eccellenza, raccontaci come, ripercorrendo gli oltre cento anni di presenza del sito produttivo del sobborgo di Spinetta Marengo, come siamo arrivati all’attuale drammatica situazione ambientale e sanitaria della Solvay.

In effetti qualche titolo lo posseggo, avendo vissuto 35 anni lì dentro, avendo scritto (e continuando a scrivere) un’infinità di articoli giornalistici e un bel po’ di libri, avendo cioè partecipato anche da protagonista per oltre mezzo secolo a quegli e questi avvenimenti. In effetti, raccontare è utile: far conoscere la storia di una fabbrica che ha dato pane, lacrime e sangue alla popolazione della città è utile se si vogliono raccontare e affrontare nei giorni nostri le lotte della popolazione alessandrina che non è più disposta a pagare lacrime e sangue.

La storia locale di uno dei più importanti stabilimenti chimici italiani e del suo martoriato territorio, vedrete, se seguirete le periodiche puntate sul sito, vedrete che è interessante: perché è anche la storia dell’Italia, dell’economia prima e dopo la guerra, del capitalismo imperante, dei movimenti operai prima del loro apice e dopo, dei movimenti ecopacifisti tra vittorie e sconfitte, delle responsabilità – nome per nome – dei politici, sindacalisti, giornalisti, magistrati, tra mobilitazioni, connivenze, complicità, corruzioni, ignavie. Insomma, risulterà una miscela storica molto polemica.

Al termine delle puntate avremo il docufilm dell’ultracentenaria storia. Finora 21 puntate.

Presentazione https://youtu.be/zZEtteP1Hco? si=XIWmNcXeuPc-Zpee

C’era una volta https://youtu.be/vrR1nNhSZGE? si=PiCHvEN25l6zxnMg

La mostarda letale https://youtu.be/W2OnMKtBDkk? si=51n5RiX3oSMI-NG6

La fabbrica degli orrori https://youtu.be/p4kDJOX9jT8? si=J2zUHdGpzYnoDEJW

Un inferno dantesco https://youtu.be/1BKguLwpcPA? si=A9vSWJNCHrueP8BO

I sopravvissuti https://youtu.be/D9rYxvZwaTA? si=cztZ0vZd09686Hwg

Lavoratori in trincea https://youtu.be/hMM8wbnVMZM? si=Dg5wDKC8yeayZXdf

E i sindacati cosa facevano? https://youtu.be/qCkJLop36JI? si=tN2LYQnSPaYj_ujA

Capitalismo https://youtu.be/WDMZDy7aCN0? si=alnobVN90Tu98cMr

Il sessantotto https://youtu.be/fznmlFmdxsY? si=TUX_yX_-Q4V0nJM7

Maccacaro https://youtu.be/RgLIQqSYfvY? si=3htJiv0812t4u28-

Il consiglio di fabbrica https://youtu.be/GqytvUjsRow? si=7t7HADj_YcKJEcpf

Le storie nella storia https://youtu.be/NlIvOem_YIM? si=uUFMSbIspYFT9ueW

Il moNOcolo https://youtu.be/AUSZNEGirBo? si=Bb–OZZ_jQ9GRm2L

La grande crisi https://youtu.be/sekuhgYIJA4? si=Q-CMsYR-EFL3u-7t

La grande piattaforma rivendicativa https://youtu.be/KBmaylOzm7c? si=uX8oBTLWgDE8D56r

Il progetto dei cinque consigli di fabbrica https://youtu.be/FFmCFI2-w-A? si=8OmH_9Ce9mjgNCDQ

Ricerca chimica https://youtu.be/7wbE8ZvKfLg

Fine anni ‘70 https://youtu.be/idA9muxmxIc fine anni ‘70

“Unità operaia” vs consiglio di fabbrica https://youtu.be/EAokMoM9hQo

Partito comunista vs sindacati https://youtu.be/RxrkVdoh3tg

Fine della democrazia diretta https://youtu.be/vqvtuTQZ9_U? si=2g9qqB89WsvQJYnZ

Un omaggio ai 42mila lettori di Rete Ambientalista. Chi desidera ricevere le trascrizioni dei video, può richiederle a lino.balza.2019@gmail.com

 


contenuti 23 ottobre 2025

La prima delle gite ad Auschwitz

Esattamente 82 anni fa, prima delle cosiddette gite scolastiche ad Auschwitz (ministra Roccella) funzionali a dire che l’antisemitismo appartiene solo al fascismo.

 

A cosa serve portare gli studenti in gita ad Auschwitz

Nel celare gli scheletri nell’armadio, la ministra della Famiglia, Eugenia Roccella, ad un convegno dell’Unione delle comunità ebraiche, ha detto che le “gite” ad Auschwitz sono solo un modo per ribadire che “l’antisemitismo era una questione fascista”.
Ecco gli scheletri nell’armadio dei fascisti: clicca sul titolo.

 

Stiamo reagendo con i fatti alla tragedia dei Pfas

Sul punto 12) del “Piano di azioni per scongiurare la tragedia dei Pfas” (clicca qui) i Comitati e le Associazioni si incontrano il 3 novembre in Alessandria con l’europarlamentare Cristina Guarda nella costruzione di un tavolo di lavoro quale strumento a livello europeo di elaborazione di pratiche, di studio di mezzi legali per chiedere la messa al bando UE dei PFAS.

 

Quello che la Regione Piemonte e la CGIL Piemonte non hanno fatto. Quello che potrà fare il sindacato

La Giunta Regionale del Veneto ha approvato l’avvio dello “Studio di coorte residenziale sulla contaminazione ambientale da PFAS nel territorio dell’ULSS 8 Berica”, realizzato dall’Azienda ULSS 8 in collaborazione con il Servizio Epidemiologico Regionale (SER) di Azienda Zero e l’Istituto Superiore di Sanità (ISS), che fornirà supporto metodologico e nella valutazione dei risultati.

Si tratta di un’indagine epidemiologica retrospettiva che ricostruirà la storia di esposizione delle comunità interessate e ne valuterà gli effetti sulla salute, con un approccio integrato ambiente-salute. Lo studio sarà focalizzato sulle aree maggiormente colpite dalla contaminazione idropotabile e permetterà di stimare i rischi legati a diverse patologie, consolidando le evidenze scientifiche a supporto delle politiche di prevenzione. Questo studio si aggiunge agli approfondimenti epidemiologici condotti finora, integrando i dati della sorveglianza sanitaria avviata nel 2017 e gli studi sulla mortalità.

Cgil Veneto: “Finalmente, ma non basta”.
“Abbiamo avanzato continue richieste al presidente e agli assessori competenti. Finalmente, quindi, ma non basta: riteniamo necessario che la nuova indagine epidemiologica debba coinvolgere anche tutti i lavoratori ex Miteni che, come è noto, hanno i valori di Pfas nel sangue più alti in assoluto”.
Non solo. Su patrocinio della CGIL, nel maggio 2025 una sentenza storica: il Tribunale di Vicenza ha stabilito un nesso tra l’esposizione ai PFAS e la morte di un ex operaio, riconoscendo il diritto alla pensione di reversibilità ai suoi eredi. Anche l’INAIL ha riconosciuto 19 lavoratori come affetti da malattia professionale a causa dell’accumulo di PFAS nel sangue, stabilendo un precedente importante, sebbene questo non implichi un risarcimento diretto. A sua volta, invece, la sentenza penale di Vicenza non soddisfa assolutamente i danni e i risarcimenti degli ex lavoratori Miteni.

Perciò, ora resta al sindacato veneto di avviare azione risarcitoria, class action, per tutti i lavoratori ex Miteni. Magari implicando le responsabilità di Solvay (che, a differenza di Miteni, è solvibile).

Per tutti i lavoratori Solvay, dovrebbe farlo anche il sindacato piemontese, liberandosi finalmente dalle palle al piede.

Soprattutto perché gli enormi valori PFOA nel sangue dei lavoratori Solvay di Spinetta Marengo sono stati denunciati e documentati nell’esposto (il primo dei 20) di Lino Balza alla Procura della Repubblica di Alessandria. Ma dal lontano 2009 il sindacato non si è mosso.

Attualmente, la CGIL di Alessandria è costituita parte civile nel processo (il 2°) contro Solvay e, ufficialmente per bocca del segretario della Camera del Lavoro, dichiara di rifiutare il Patteggiamento avviato dalla multinazionale per strozzare il processo. Tale patteggiamento è stato accettato, suscitando scandalo fra i Comitati e le Associazioni, dal Comune di Alessandria; mentre la Regione Piemonte – anche se ben lontana dalle indagini epidemiologiche della Regione Veneto – dichiara, per bocca dell’assessore alla sanità, che non accetta il Patteggiamento. Il Ministero dell’Ambiente non ha preso posizione ufficiale.

Dunque, sarebbe una aspettativa delusa se la CGIL non partecipasse alla class action risarcitoria che Comitati e Associazioni stanno preparando a favore della popolazione alessandrina.

 

Birra, zanzare e Pfas

Che le zanzare possano essere vettori dei Pfas sembra una ipotesi scientifica azzardata. Clicca sul titolo.

 

Sostieni il Progetto Berfin (Bucaneve) di borse di studio per bambine e ragazze figlie di detenuti kurdi o di martiri

Clicca qui il progetto.

 

Premio Nobel per la Pace a Machado

Il premio va a Maria Corina Machado, leader dell’opposizione in Venezuela e grande sostenitrice di Trump. Trump ne approfitterà per promuovere un golpe e/o invadere il Venezuela? Clicca sul titolo.

 

Trump merita il premio Nobel

Ha definito Netanyahu: “Eroe di guerra”. La Striscia di Gaza è un paesaggio di rovine. Due anni di distruzioni dell’esercito israeliano hanno lasciato un territorio devastato e una popolazione esausta. Secondo il Programma delle Nazioni Unite per lo Sviluppo (UNDP), l’84% delle infrastrutture di Gaza è stato distrutto, con una devastazione che in alcune aree ha raggiunto il 92%. Il bilancio umano è ancora più sconcertante: oltre 67.000 morti, 170.000 feriti – 40.000 dei quali con lesioni debilitanti – e 5.000 bambini che hanno subito amputazioni. A questa tragedia si aggiungono circa 14.000 corpi che rimangono sotto le macerie, impossibili da recuperare.

La portata del disastro è senza precedenti in un territorio già devastato da blocchi e guerre consecutive. Jaco Cilliers, Rappresentante Speciale dell’UNDP per i palestinesi, stima che la ricostruzione di Gaza costerà circa 70 miliardi di dollari (circa 60,4 miliardi di euro) e richiederà almeno quindici anni. Ma un modello di gestione controllato da potenze straniere può accelerare l’arrivo di fondi, ma non consoliderà una pace duratura perché non rispetta l’autodeterminazione palestinese.

 

La sfida di chi vive con il cane guida

Un confronto sui diritti e le sfide quotidiane di chi vive con il cane guida, la presentazione di un cucciolo che si sta formando per essere affiancato a una persona cieca e la proiezione del film “Una luce nel buio”: durante l’incontro organizzato dall’UICI di Torino, in occasione della XX Giornata Nazionale del Cane Guida.
Clicca qui: Un momento di incontro e di festa a Torino per la Giornata Nazionale del Cane Guida

 

L’inclusione non è utopia

L’incontro di presentazione del MUISS (Movimento Unitario per l’Inclusione Scolastica e Sociale) si è caratterizzato come un momento di rinascita del pensiero inclusivo quale responsabilità collettiva, educativa e civile. In un tempo segnato da nuove disuguaglianze, infatti, il nuovo Movimento si propone come spazio di convergenza, per rimettere al centro della scuola e della società i valori di equità, accessibilità e partecipazione. L’inclusione viaggia sempre. È impossibile tenerla ferma.

Clicca qui: L’inclusione non è un’utopia: la nascita del Movimento Unitario per l’Inclusione Scolastica e Sociale

 

Per la Rete Genovese l’inceneritore non serve

La nostra campagna di sensibilizzazione a favore di una pianificazione del ciclo dei rifiuti a freddo e senza inceneritore, riassunta dal volantino riprodotto nell’articolo. Clicca sul titolo

 

Come accogliere in ospedale le persone con disabilità visive

Quando una persona cieca o con gravi minorazioni visive arriva in una struttura sanitaria o in un centro di cura, spesso si trova a disagio, per una serie di problemi di natura diversa, ma basterebbero pochi e semplici accorgimenti per risolvere quei problemi. Per affrontarli al meglio, è stato realizzato un video.
Clicca qui: Un video per spiegare bene come accogliere in ospedale le persone con disabilità visive.

 

S.M.I.P.S. Scienza Medicina Istituzioni Politica Società

“Seminare dubbi, non raccogliere certezze” è la base di S.M.I.P.S. nel promuovere il diritto alla salute, non solo come assenza di malattia ma come pieno benessere e bene comune. Clicca sul titolo: le attività e le proposte.

 

Lupus in fabula

È una tra le più attive associazioni ambientaliste di volontariato presenti nella provincia di Pesaro e Urbino. Si occupa di ecologia e ambiente, attraverso varie attività di informazione, educazione, proposta e denuncia. Clicca sul titolo.

 

Generazione Z è il nuovo fantasma

Le proteste della Gen Z si stanno diffondendo in tutto il mondo, quale spazio in Italia?

Quando un’ondata di proteste, convocata da una autoproclamata Gen Z che utilizza i simboli di un manga giapponese*, ha rovesciato il primo ministro del Nepal, Khadga Prasad Sharma Oli, si è pensato che si trattasse di un evento isolato in quell’unico Paese al mondo con una bandiera non rettangolare. Quando si è saputo che convocazioni simili si stavano sviluppando in Indonesia, Filippine e in altri Paesi dell’Asia, gli analisti hanno pensato che si trattasse di una moda propria di quel continente e del suo esasperato consumo di cultura pop. Poi, quando l’ondata è arrivata in Perù e successivamente in Paraguay, si è scoperto che le proteste avevano trovato eco in un altro continente, sempre indisciplinato, che ama “surfare” quando si tratta di conflitti. Ma quando sono arrivate anche in Africa, attraverso i sollevamenti in Marocco e Madagascar – dopo che era già accaduto qualcosa di simile in Kenya – è apparso chiaro che ci troviamo di fronte a un fenomeno globale.

Dunque, la Gen Z è il nuovo fantasma che percorre il mondo e pone una grande sfida, soprattutto per le sinistre, che si trovano in una situazione inedita: stanno perdendo la battaglia culturale nel campo giovanile contro le destre estreme? Che spazio avrebbe in Italia?

Clicca qui Ociel Alí López è sociologo, analista politico e professore presso l’Universidad Central de Venezuela.

Nella foto: *Il simbolo di One Piece, che è diventato un simbolo di protesta per la Generazione Z, è la bandiera dei pirati con il teschio e il cappello di paglia di Monkey D. Rufy. Questo simbolo rappresenta temi di libertà, coraggio e lotta contro l’oppressione e le autorità corrotte, rispecchiando i messaggi centrali del manga e delle anime.

 

Sanità pubblica allo sfascio

Le politiche sanitarie stanno portando allo smantellamento del servizio sanitario pubblico, finendo per favorire ulteriormente gli interessi del settore privato. Se la propaganda governativa dice che il Fondo sanitario nazionale è aumentato in termini assoluti (+11,1 miliardi di euro nel triennio 2023-2025), è invece vero che la sua percentuale sul Pil è diminuita fino al 6,1% del 2024. Un definanziamento che, complice l’erosione dovuta all’inflazione, equivale a una perdita di 13,1 miliardi di euro in tre anni. Così è sempre più difficile erogare i servizi a tutti. Le liste d’attesa si allungano, i carichi di lavoro del personale sanitario peggiorano e i pronto soccorso, frontiera della sanità pubblica, soffrono di una pressione costante. Ed è in queste difficoltà del Ssn che si inserisce il libero mercato: la spesa delle famiglie per il “privato puro” è esplosa dal 2016, con un +137%. Il risultato è che chi non può permetterselo, non si cura, compromettendo l’universalismo del sistema: nel 2024, un italiano su dieci ha rinunciato a prestazioni sanitarie per motivi economici. Clicca qui.

 

Tutti vincitori

Già durante e alla fine di questa tornata elettorale tutti si dichiareranno vincitori, chi qui chi là. Il totale generale dei seggi spartiti rimarrà invariato. Ci sarà un partito che ammetterà la propria sconfitta per aver “perso” più della metà dell’elettorato che non è andato al voto? Non ci sarà neanche questa volta. Recuperare l’astensionismo non è un problema per il centrodestra, che al governo c’è, anzi, va bene così. Per il centrosinistra non porterà ad una feroce autocritica sui contenuti e dunque sull’identità, va bene così. Così sarà sconfitto il primo partito italiano, quello del non voto.

 

Istat. Uno su dieci è in povertà assoluta. Uno su dieci rinuncia a curarsi. Tre famiglie su dieci tagliano sul cibo

A sentire i tambureggianti Telemeloni, l’Italia è il paese del Bengodi. Invece, l’Istat nel report «La povertà in Italia» rileva che nel 2024 siano oltre 2,2 milioni le famiglie in condizione di povertà assoluta – l’8,4% delle famiglie residenti – per un totale di 5,7 milioni di individui, il 9,8% dei residenti. Continua cliccando qui.

 

La tregua

Se hai i soldi, la pace puoi comperarla, perché la pace, come tutto il resto, è una merce. Troveremo il modo di quotarla in Borsa. Se oltre ai soldi hai dalla tua anche il Dio della Bibbia (degli altri chi se ne importa), oltre che ricco sei anche dalla parte giusta. Questa la mia sintesi del discorso di Trump alla Knesset. Sintesi brutale e forse anche tendenziosa, me ne rendo conto, ma non saprei farla diversamente.
Si è detto: ben venga la pace di Trump, se porta un poco di conforto alla gente di Gaza e al Medio Oriente in generale. È giusto dirlo, è giusto pensarlo. Né la boria scandalosa con la quale il bullo attualmente capo dell’Occidente incensa se stesso basta a cancellare il suo innegabile momento di trionfo: l’interruzione della carneficina porta la sua firma. La prepotenza dei nostri giorni è anche figlia dell’impotenza che l’ha preceduta.
Michele Serra
E accontentiamoci che chi ha collaborato al genocidio non è stato insignito del premio Nobel (per ora).

 


contenuti 12 ottobre 2025

L’avvocato della difesa che fa tremare Solvay

Con uno scoop, abbiamo pubblicato il documento “La verità sul caso Miteni/Solvay che nessuno ha raccontato” (clicca qui) che l’avvocato Luca Santa Maria, punta di diamante del collegio di difesa della Solvay nei precedenti processi penali, ha trasmesso alle Procure della Repubblica di Alessandria e Vicenza. Ad esso fa seguito il deposito di questo esposto (clicca qui) che approfondisce l’accusa di come Miteni di Trissino non sia stato che “l’esecutore di un disegno pianificato da Solvay e Dupont” nel provocare i disastri ambientali e sanitari dei Pfas. Dei quali il filo conduttore è il Pfas cC6O4 della Solvay Syensqo.

Si tratta di documenti esplosivi (per inciso: l’avv. Santa Maria è stato da Syensqo denunciato alla Procura della Repubblica di Milano per rivelazione di segreto), in sé sono notizie di reato, in condizione di rimettere in discussione lo svolgimento del processo Miteni in primo grado di Vicenza (sentenza di dolo, ma senza Solvay) e del processo Solvay-Syensqo (il 2°) avviato ad Alessandria (imputazione di colpa piuttosto che di dolo). Non si può escludere, dopo indagini collegate tra le due Procure, la riunificazione dei due processi con l’accusa di dolo: dolo intenzionale o diretto o almeno eventuale. Né clamorosi riflessi internazionali. A tacere le responsabilità pubbliche di Comuni, Regioni, Province, Ministero dell’Ambiente: ex art. 40 del Codice penale.

I suddetti documenti dell’avvocato Santa Maria sono al vaglio, oltre che delle Procure, anche dei collegi legali delle parti civili, dei Comitati e delle Associazioni che stanno mettendo a punto il piano di azioni  per scongiurare la tragedia dei Pfas. Clicca qui.

 

Piano di azioni per scongiurare la tragedia dei Pfas

Il 2026 può essere l’anno che sancisce l’immane tragedia sanitaria dei PFAS, paragonabile a quella dell’amianto. In altre parole, fisserebbe la vittoria in Italia della lobby chimica diretta dalla multinazionale Solvay (Syensqo), costruita su quattro assai controversi terreni: sul versante della debole magistratura di Alessandria, sul versante delle compromesse istituzioni politiche locali, e sui versanti delle asservite forze parlamentari italiane ed europee.

La tragica vittoria, invece, può essere ancora scongiurata tramite 12 concrete azioni che i Comitati e le Associazioni stanno discutendo di mettere in campo.

1) Coordinare Alessandria con Vicenza, affinché, per conto dei Comitati e delle Associazioni, gli studi legali intraprendano urgenti procedimenti giudiziari in sede civile di azione risarcitoria collettiva, patrimoniale e non, per le Vittime fisiche (cittadini e lavoratori) dei disastri ecosanitari dei siti industriali Solvay di Spinetta Marengo ed ex Miteni di Trissino.

2) In Alessandria, i Comitati e le Associazioni per impegnare i propri studi legali a verificare di intraprendere urgenti procedimenti giudiziari in sede civile di azione inibitoria collettiva in materia ambientale per bloccare il disastro ecosanitario del sito industriale Solvay di Spinetta Marengo.
Continua cliccando qui.

 

Smettere di mangiare e bere oppure mettere al bando i Pfas? Fermare la Solvay

Non so se c’è una fabbrica di birra nella Fraschetta alessandrina e immaginarmi le preoccupazioni dei proprietari e i risarcimenti da chiedere a Solvay. Viene in mente, ai tempi delle falde inquinate da cromo esavalente, che né Paglieri profumi né l’allevamento di mucche della Perderbona entrarono come parti civili nel primo processo.

I Pfas, tossici e cancerogeni, famigerati come sostanze chimiche eterne, non risparmiano neanche la birra. A lanciare l’allarme è stata un’analisi coordinata dai ricercatori dell’American Chemical Society che ha mostrato come il 95% delle birre prese in esame e prodotte in diverse aree degli Stati Uniti contengano questi inquinanti, con le concentrazioni più elevate riscontrate nelle aree in cui è noto ci sia una contaminazione delle acque. I risultati, apparsi sulla rivista Environmental Science & Technology dell’Acs, evidenziano quindi come l’inquinamento delle risorse idriche possa infiltrarsi in prodotti, anche quelli più comuni, sollevando preoccupazioni sia per i consumatori che per i produttori di birra.

Sebbene i birrifici generalmente dispongano di sistemi di filtraggio e trattamento dell’acqua, questi non sono progettati per rimuovere i Pfas. Circa il 18% dei birrifici statunitensi si trova in aree in cui è rilevabile la presenza di Pfas nell’acqua potabile comunale. I ricercatori hanno modificato il metodo usato dall’Agenzia per la Protezione Ambientale (Epa) degli Stati Uniti, e testato un totale di 23 birre nazionali e internazionali: il 95% delle birre testate (sebbene gli autori non abbiano fatto nomi) conteneva Pfas, tra cui il perfluorottano solfonato (Pfos) e l’acido perfluoroottanoico (Pfoa), famigerati per le patologie al sistema immunitario ed endocrino, la fertilità e l’incidenza di neoplasie.

Chi dalla birra vorrebbe rifugiarsi nel vino, conosce già possibili i Pfas nel vino 100 volte superiori rispetto all’acqua potabile, in particolare grazie al TFA. Peccato perché il nostro Paese è il primo produttore di vino a livello globale, e il Monferrato è un’eccellenza.

Vabbè, torniamo all’acqua. Non ci fidiamo dell’acquedotto, come ha già dimostrato Greenpeace. Ricorriamo all’acqua imbottigliata? Dalla padella alla brace. Greenpeace aggiorna: la nostra nuova indagine ha rivelato la presenza di PFAS nell’acqua in bottiglia di 6 marche su 8, tra le più diffuse nel nostro Paese: Ferrarelle, Levissima, Panna, Rocchetta, San Benedetto, San Pellegrino, Sant’Anna, Uliveto. Luce verde solo per Ferrarelle e San Benedetto Naturale, rossissima per acqua Panna.

La sostanza rilevata nelle bottiglie analizzate è il TFA, l’acido trifluoroacetico, ovvero il PFAS più diffuso sul pianeta. Clicca qui.

C’è una sola soluzione. Fermare subito le produzioni Pfas (monopolio della Solvay a Spinetta Marengo) e far seguire una “legge zero-PFAS” che ne vieti del tutto l’utilizzo in tutti i settori.
Solo così possiamo sperare di tutelare la nostra salute: non c’è altro tempo da perdere.

 

Attorno alla Solvay nascosto il TFA

Arpa Piemonte, che monitora l’unica produttrice di Pfas in Italia, Syensqo Solvay, tuttora NON cerca il Pfas TFA in atmosfera, nelle acque e nel suolo. Eppure, nello scarico di Solvay s Spinetta Marengo ci sono fino a 198 microgrammi per litro di Tfa già nel 2021, secondo le analisi condotte dal Consiglio nazionale delle ricerche nel 2024. In Veneto, invece, il Tfa è stato cercato nelle acque già nel 2021 (fino a 110 microgrammi per litro) e viene monitorato periodicamente. Ad Alessandria è tutto nascosto.

Il Tfa è uno dei Pfas meno conosciuti, ma tra i più pericolosi e presenti nell’ambiente, perché contenuto in molti pesticidi, e quindi nei terreni e negli alimenti, come ad esempio il vino (pensiamo ai Doc del Monferrato). Sebbene i rischi legati a questa sostanza siano emersi a fine anni Novanta, ad oggi manca ancora una normativa che ne regoli la presenza e l’utilizzo. E l’assenza di norme e limiti specifici è il frutto di una negligenza delle autorità, indotte quanto mento dalla scarsa trasparenza delle lobby chimiche negli ultimi 25 anni.

Già nel 1998 il Comitato scientifico per le piante dell’Unione Europea aveva denunciato i rischi ambientali e sanitari del Tfa. Silenzio. Nel 2007 l’Autorità europea per la sicurezza alimentare (Efsa) ha indicato il Tfa come un metabolita delle colture che entra direttamente nella catena alimentare.

Silenzio. Nel 2014 l’Efsa ha rilanciato l’allarme legato ai pesticidi. Silenzio. Nel 2017 l’Agenzia europea per le sostanze chimiche (Echa) ha chiesto ai produttori i dati tossicologici completi. Nel 2021 si è aperto il vaso di Pandora. Malgrado il fuoco di sbarramento di Solvay, Echa ha proposto a tutti gli Stati membri di indicare il Tfa come tossico per la riproduzione, primo step per la sua classificazione come sostanza pericolosa e tossica. Da allora, negli anni successivi diversi Stati hanno imposto limiti e divieti, sia per la presenza del composto nei cibi, sia nelle emissioni industriali.

La direttiva, ratificata dall’Italia e prossima all’entrata in vigore, impone un limite di 10 microgrammi di Tfa per litro. Tuttavia manca una messa a bando mondiale per tutti quei 39 pesticidi che lo contengono, non ci sono limiti agli scarichi e di emissioni in atmosfera.

L’acido trifluoroacetico (TFA) è fra i Pfas il contaminante ambientale emergente che desta crescente preoccupazione a causa della sua ubiquità nelle matrici ambientali e delle sue proprietà chimico-fisiche, tra cui elevata solubilità in acqua, stabilità chimica e persistenza. Ma Solvay fa muro.

 

La tragica lezione dell’amianto non ha insegnato nulla

Quando si parla di Spinetta Marengo, il pensiero corre per pochi chilometri nell’alessandrino fino a Casale Monferrato. Quando si parla, per gli indistruttibili Pfas della Solvay, del rischio per le generazioni future, figli, nipoti e pronipoti, si porta sempre l’esempio dell’indistruttibile amianto dell’Eternit. Dopo aver mietuto per decenni migliaia di vittime per l’incurabile mesotelioma polmonare, la fabbrica Eternit è stata chiusa e sono stati messi al bando nel 1992 l’estrazione, l’importazione, l’esportazione, il commercio, la produzione, l’uso dei prodotti con amianto. (Per i Pfas, ad oggi, neppure c’è chiusura di Solvay e bando).

Eppure, le morti per amianto hanno continuato: perché solo dal 1° luglio 2025 l’Unione Europea ha messo l’amianto definitivamente al bando, obbligando tutti gli Stati membri a provvedere alla sua rimozione nei tetti e nei rivestimenti. Ma in Italia non c’è ancora una legge che imponga la rimozione. Neppure per le scuole e gli ospedali.

Ebbene, fino a quando tutto l’amianto sarà rimosso, smaltito e sigillato, continueranno le morti. Anzi, ancora 20-30 anni dopo la rimozione, perché la malattia può restare in incubazione per tutti quegli anni. Poi la morte è sicura e velocissima.

Una strage continua che fa registrare più di 200mila decessi per malattie amianto correlate nel mondo, di cui 7mila riguardano l’Italia nell’ultimo anno. L’Onu, nelle sue stime, tiene conto soltanto dell’asbestosi, del mesotelioma e del cancro del polmone, mentre invece ci sono tutte le altre patologie già contemplate nelle monografie della IARC (International Agency for Research on Cancer), tra le quali il cancro della laringe, della faringe, dello stomaco, del colon e delle ovaie, nonché le altre patologie asbesto correlate, comprese placche pleuriche, ispessimenti pleurici, stato fibrotico/infiammatorio polmonare e/o pleurico.

Clamorosa è stata la recente scoperta a Torino di 3000 metri cubi di amianto sepolto sotto Italia 61, era nascosto nel sottosuolo da 70 anni.

 

Vigili del fuoco deceduti e rischio PFAS

Ennesima rassegna stampa:

https://www.arezzotv.it/ politica-attualita/plvideo/ youplay/vigili-del-fuoco- deceduti-e-rischio-pfas- pronti-risultati-screening-i- dati-saranno-forniti-a-breve. html

https://www.lanazione.it/ arezzo/cronaca/vigili-fuoco- tumori-pfas-rraxyrlb

https://share.google/ YJGkgAPRUI3IZhsyR

https://share.google/ PqYL56Uwg2dcK50RT

https://www.arezzonotizie.it/ attualita/diffida-vigili-pfas. html

https://www.fpcgil.it/wp- content/uploads/2025/07/16.07. 2025-Piemonte-Richiesta- incontro-con-il-DR-PFAS.pdf

https://share.google/ lNOJrbIjaCMKQfXnG

 

Porte chiuse della Solvay al Movimento Maccacaro

Avevamo, come “Movimento di lotta per la salute Maccacaro”, ufficialmente chiesto a Solvay di “disturbare” la terza edizione propagandistica di “Fabbriche aperte” con un nostro intervento nel salone della cerimonia a Spinetta Marengo.

Ci hanno cortesemente risposto che non era possibile perché “la struttura dell’iniziativa è finalizzata a creare un momento di incontro e condivisione tra l’Azienda e la collettività mediante l’organizzazione sia di visite guidate sia di tavoli dove i partecipanti si confrontano tra loro secondo regole condivise, nell’ottica di agevolare l’interlocuzione diretta tra chiunque abbia interesse a prendere parte all’iniziativa e l’Azienda stessa, all’interno degli spazi previsti nel format dell’iniziativa in questione”. Insomma, siccome noi non condividiamo l’Azienda, anzi la contestiamo, zitti e mosca, fly-tipping.

Causa questo “per viltade il gran rifiuto”, non possiamo riferirvi la portata del ricco rinfresco offerto dalla multinazionale, magari dell’eventuale degustazione dei vini, senz’altro doc pfas free, di Guido Carlo Alleva, prestigioso avvocato della difesa nel processo in corso e ancor più prestigioso produttore enologico nella sontuosa “Tenuta Santa Caterina” di Grazzano Badoglio (Asti). Clicca qui.

 

Scandalo Pfas: l’inchiesta che svela i legami nascosti fra la lobby degli inquinanti eterni e la società di consulenza dell’Ue

Basandosi su documenti e registri ufficiali dell’UE, il Financial Times ha reso noto che la società di consulenza Ramboll, dal 2020 incaricata dall’ECHA di fornire consulenze strategiche sui PFAS, avrebbe fornito consulenze sia all’ECHA (Agenzia europea per le sostanze chimiche) sia ai produttori stessi di queste sostanze. Apparirebbe dunque sempre più concreta la conseguenza che le decisioni europee sono in qualche modo “pilotate” dalle lobby. Infatti, ciò avviene proprio mentre l’Unione Europea sta lavorando a una proposta di divieto di migliaia di sostanze sintetiche note come PFAS. Perciò, la decisione di mantenere in uso certi PFAS invece di proporne un divieto immediato, tipo le deroghe decennali per le schiume antincendio.

È chiaro che le forti pressioni esercitate dalla lobby chimica sarebbero un evidente conflitto di interesse in un dossier di grande rilevanza per la salute pubblica e l’ambiente. Si tratta ovviamente di una situazione preoccupante, che rischierebbe di minare la credibilità dell’intero processo regolatorio.

Chissà se L’Unione Europea riesce a svincolarsi dalla morsa della lobby chimica di Solvay & C. almeno dopo che i risultati dei test condotti su 24 alti funzionari della UE hanno rivelato la presenza di PFAS in tutti leader provenienti da 19 paesi. L’iniziativa è stata promossa dal Ministero danese dell’ambiente, in collaborazione con l’Ufficio europeo per l’ambiente (EEB) e l’organizzazione ChemSec.

D’altronde oltre 100 organizzazioni europee hanno lanciato il manifesto “Stop PFAS”, chiedendo ai leader europei di sostenere la proposta di restrizione universale. L’appello evidenzia che un divieto parziale non basta: serve una strategia decisa per fermare l’inquinamento e tutelare la salute pubblica, oggi e per le generazioni future. Clicca qui.

 

L’addio a Claudio Lombardi. Sul feretro la bandiera dell’ultima battaglia: Stop Pfas, stop Solvay.

 

Coordinamento Nazionale del Forum Italiano dei Movimenti per l’Acqua

Clicca qui il Report del 15 settembre 2025.

 

Il boomerang dei pesticidi

La grande ipocrisia sui pesticidi: vietati sui campi europei, ma venduti (7mila tonnellate dall’Italia, compreso il micidiale erbicida trifluralin) ai Paesi soprattutto a medio e basso reddito. Ma l’indagine dell’unità investigativa di Greenpeace, Unearthed e dell’organizzazione Public Eye mette in luce i rischi: “Possiamo importare prodotti agricoli trattati con queste sostanze”.

Sono inclusi pesticidi che comportano danni cerebrali nei bambini, infertilità e interferenze endocrine, oltre a enormi quantità di insetticidi letali per le api e pericolosi per la fauna selvatica che la stessa Ue ha definito una minaccia globale per la biodiversità e la sicurezza alimentare. Una distorsione che rischia di diventare un boomerang: non c’è alcuna garanzia, infatti, che in Europa e in Italia non rientrino prodotti agricoli trattati con quegli stessi pesticidi.

 

I temi della disabilità trattati con coraggio

Ecco la newsletter quotidiana di Superando. In questa edizione una selezione degli articoli più recenti pubblicati sul nostro giornale. Clicca qui.

 

Giovani, giovanissimi, e non solo

Mai si era vista, in Italia e forse nel mondo, una mobilitazione così ampia, diffusa e intensa come quella a cui assistiamo e partecipiamo in questi giorni per Gaza, per la Palestina, contro il genocidio, per la pace. È come se la rabbia e il disgusto per tutto quello che incombe, a lungo covata e compressa, sia improvvisamente e positivamente esplosa. Clicca qui.

 

Scuole occupate, presidi disastrati

Mentre i ragazzi si interessano della politica, occupano le scuole con assemblee, laboratori culturali, discussioni, esistono presidi, come quello del liceo classico di Alessandria (Roberto Grenna), che hanno ordinato lo sgombero. Mentre, durante l’occupazione, gli studenti garantiscono la sicurezza dei vetusti edifici, questi presidi non si curano dello stato delle scuole a loro affidate. Ricordiamo qui appresso alcuni dati.

Sono 71 i crolli registrati nelle scuole fra settembre 2024 e settembre 2025, ancora in aumento rispetto al 2023/24 quando ne erano stati rilevati 69, il dato più elevato negli ultimi 8 anni. Un dato che, legato a quello degli infortuni occorsi nel 2024 agli studenti e certificati dall’Inail – 78.365, +7.463 rispetto all’anno precedente – mette in evidenza quanto ancora ci sia da fare sul fronte della sicurezza.

A sostenerlo è Cittadinanzattiva nel suo XXIII rapporto “Osservatorio civico sulla sicurezza a scuola”. Le cause per Cittadinanzattiva sono in gran parte legate alla vetustà degli edifici, visto che ben la metà di essi ha circa 60 anni e il 49% è stato costruito prima del 1976, antecedente quindi all’entrata in vigore della normativa antisismica. I 71 casi di crollo sono stati 23 al Nord, 19 al Centro, 29 al Sud e nelle isole. E hanno causato il ferimento di 19 persone: 9 studenti, 7 operai, 3 adulti. Sono ancora esposti all’amianto, nelle scuole, circa 356.900 studenti e 50.000 membri del personale (ma il dato risale al 2021). Ci sono 870 istituti senza riscaldamento.

 

Piazze stracolme, urne vuote

Le oceaniche manifestazioni pro Palestina e anti Israele (non contro tutti gli ebrei), dimostrano lo stato della democrazia. Che le piazze insultate dalla Meloni si riempiono come non mai, mentre le urne elettorali più che mai sono vuote. Segno che c’è una grande voglia di partecipazione, di protagonismo, mentre c’è sempre meno fiducia nella politica, anzi nessuna. Meno della metà degli aventi diritto, quella che va alle urne, consegna pieni poteri ad una megalomane vittimista dall’alto di un partito con il 26% dei voti, poco più del 13% dell’elettorato: la fiducia di un italiano su dieci, ovvero dall’alto di una coalizione di centro destra che non raggiunge nemmeno la metà dei votanti (44%): la fiducia di 2 italiani su 10.

 

Assemblea dell’Onu dei Popoli

Clicca qui il programma dei quattro giorni.
Perugia, 9-12 ottobre 2025

 


contenuti 25 settembre 2025

Su iniziativa di lotta dell’europarlamentare Cristina Guarda si terrà un importante avvenimento di raccordo fra le forze sociali e politiche, piemontesi e venete, impegnate nella battaglia contro i Pfas in Italia, di cui gli epicentri regionali sono Alessandria (Solvay di Spinetta Marengo) e Vicenza (Miteni di Trissino).
L’appuntamento è per sabato 27 settembre 2025 in Alessandria, alle ore 10.30, presso Hotel al Mulino, Via Casale 44, località San Michele (immediatamente all’uscita del casello dell’autostrada di Alessandria Ovest).
Nell’ambito dell’incontro, il “Movimento di lotta per la salute Maccacaro” presenterà, in 11 punti, un Piano di azioni concrete con le quali – su input dei Comitati e delle Associazioni in una sorta di Stati Generali – scongiurare l’altrimenti imminente vittoria in Italia della lobby chimica diretta dalla multinazionale Solvay (Syensqo).

 

Piano di azione per scongiurare la tragedia dei Pfas

Il 2026 può essere l’anno che sancisce l’immane tragedia sanitaria dei PFAS, paragonabile a quella dell’amianto. In altre parole, fisserebbe la vittoria in Italia della lobby chimica diretta dalla multinazionale Solvay (Syensqo). La tragica vittoria, invece, può essere ancora scongiurata tramite concrete azioni dei Comitati e delle Associazioni.

Infatti, allo stato attuale (si veda l’analisi https://www.rete- ambientalista.it/2025/09/04/ il-2026-e-alle-porte-snodo- cruciale-per-i-pfas-della- solvay/ sul sito www.rete-ambientalista.it del “Movimento di lotta per la salute Maccacaro”) il possibile trionfo di Solvay è stato costruito su 4 assai controversi terreni: sul versante della debole magistratura di Alessandria, sul versante delle compromesse istituzioni politiche locali, e sui versanti delle asservite forze parlamentari italiane ed europee.

Invece, questo trionfo sulla pelle della gente può essere sbarrato con un “Piano di salvataggio dalla tragedia dei Pfas” che i Comitati e le Associazioni possono mettere in campo tramite undici incisive azioni.

1) Coordinare Alessandria con Vicenza, affinché, per conto dei Comitati e delle Associazioni, gli studi legali intraprendano urgenti procedimenti giudiziari in sede civile di azione risarcitoria collettiva, patrimoniale e non, per le Vittime fisiche (cittadini e lavoratori) dei disastri ecosanitari dei siti industriali Solvay di Spinetta Marengo ed ex Miteni di Trissino.

2) In Alessandria, i Comitati e le Associazioni impegnano i propri studi legali a verificare di intraprendere urgenti procedimenti giudiziari in sede civile di azione inibitoria collettiva in materia ambientale per il disastro ecosanitario del sito industriale Solvay di Spinetta Marengo.
N.B. L’azione inibitoria collettiva in materia ambientale è uno strumento processuale che permette a un’associazione o un comitato, o anche a chiunque abbia interesse, di richiedere al giudice la cessazione di un comportamento che lede l’ambiente e la salute pubblica. Questa azione introdotta nell’ordinamento italiano mira a prevenire o interrompere danni ambientali, sia attuali che potenziali, causati da attività illecite. A differenza dell’azione risarcitoria collettiva, class action, l’azione inibitoria non mira al risarcimento del danno, ma alla prevenzione o all’interruzione del comportamento lesivo.

3) Coordinare Alessandria con Vicenza, affinché, per conto dei Comitati e delle Associazioni, gli studi legali riesaminino la formulazione dei processi penali di Alessandria e Vicenza alla luce (vedi sul sito) del documento (in sé: notizia di reato) trasmesso alle Procure della Repubblica di Alessandria e Vicenza dall’avvocato Luca Santa Maria (ex Solvay) che individua una regia dolosa unica delle responsabilità penali, e apicali, per gli attuali processi di Alessandria (colposo) e di Vicenza (doloso): ipotizzabili per i PM istanze di nuove indagini, unificazione dei fascicoli, perfino rogatorie.

4) In Alessandria, i Comitati e le Associazioni impegnano i propri studi legali a coordinarsi per chiedere alla locale Procura la riformulazione dei capi di accusa da colposi a dolosi. A maggior ragione perché una sequela di rinvii delle udienze ha fermato il processo per due anni, anche con una negoziazione opaca tra le parti (GUP).

5) I Comitati e le Associazioni reputano rilevante che il Comune di Alessandria emetta ordinanza di fermata delle produzioni della Solvay inquinanti dentro e fuori il comune, come imporrebbe il principio di precauzione, esercitando le prerogative di legge che derivano al sindaco nella sua veste di massima Autorità Sanitaria Locale.

6) I Comitati e le Associazioni, in forza anche delle Mozioni Popolari presentate, basate sui principi della prevenzione e della precauzione / “limiti zero”, ribadiscono al Parlamento la richiesta della messa al bando dei Pfas in Italia, della loro produzione e utilizzo, ovvero della fermata delle produzioni inquinanti della Solvay di Spinetta Marengo quale pregiudiziale “conditio sine qua non” del fattuale divieto di legge.

7) In Alessandria, i Comitati e le Associazioni impegnano i propri studi legali a respingere ogni proposta di patteggiamento con Solvay, che strozzerebbe il processo locale, nonché la stessa legge nazionale basata sui principi della prevenzione e della precauzione / limiti zero.

8) I Comitati e le Associazioni diffidano le Istituzioni locali e nazionali a intraprendere contrattazioni di patteggiamento con Solvay, che strozzerebbero il processo di Alessandria, nonché la stessa legge nazionale basata sui principi della prevenzione e della precauzione / limiti zero.

9) I Comitati e le Associazioni invitano in particolare il sindaco di Alessandria a recedere dal patteggiamento intrapreso (azione possibile in quanto non vi è accordo di patteggiamento con il Pubblico Ministero e prima che il giudice si pronunci).

10) I Comitati e le Associazioni chiedono al Governo di destinare immediatamente risorse tecniche, economiche ed umane adeguate al monitoraggio ambientale e sanitario dei Pfas in Italia, a maggior ragione in Veneto e Piemonte dove già urge provvedere a idonee misure cautelari e interventi di bonifica.

11) I Comitati e le Associazioni, in particolare chiedono alla Regione Piemonte, nel cui territorio i ritardi dei monitoraggi ambientali e sanitari sono ancora più evidenti, di non rallentare ulteriormente l’opaco monitoraggio del sangue della popolazione alessandrina. Va da sé, escludendo ogni patteggiamento con Solvay.

La determinazione dei comitati e delle associazioni di conseguire le azioni comprese nel “piano di salvaguardia”, potrà ‘convincere’ Solvay ad estendere all’Italia la sua strategia di disimpegno dai Pfas, piuttosto che concentrare le produzioni in Italia, a Spinetta Marengo. (clicca qui)

 

Le strategie Pfas di Solvay

In USA, la multinazionale ha cessato l’uso di PFAS (come l’ADV a West Deptford) già dal 2021, in quanto le cause legali riferite ai Pfas stanno sommergendo Solvay in un contenzioso continuo. Solvay, attraverso la sua sussidiaria Solvay Specialty Polymers USA, ha raggiunto (2023) un accordo transattivo con il Dipartimento per la Protezione Ambientale del New Jersey (NJDEP) per 392,7 milioni di dollari a seguito di cause legali relative alla contaminazione da sostanze chimiche per- e polifluoroalchiliche (PFAS) nel sud del New Jersey; l’accordo storico comprende la bonifica di un sito contaminato e il risarcimento per i danni alle risorse naturali e ai sistemi idrici della zona. Sempre Solvay ha appena accettato di pagare 1,3 milioni di dollari per chiudere una “class action” sulla contaminazione da Pfas delle riserve idriche del Parco nazionale di West Deptford ad opera del suo impianto di produzione di Leonard Lane. (E restano ancora aperti i risarcimenti per le patologie sofferte). D’altronde Solvay deve affrontare numerose cause legali per l’inquinamento da PFAS nel South Jersey, per il suo stabilimento della contea di Gloucester.
“Per garantire la propria competitività a lungo termine”, Solvay avverte che “terminerà la produzione di prodotti a base di acido trifluoroacetico (TFA) e di tutti i suoi derivati fluorurati in tutto il gruppo entro l’inizio del 2026”. ***

In GERMANIA Solvay annuncia il taglio di 140 posti di lavoro: 100 a Bad Wimpfen e 40 a Garbsen (che chiude entro 2028) in quanto, appunto, cesserà la produzione di prodotti a base del Pfas TFA.

In FRANCIA lo scorso anno Solvay ha annunciato la chiusura del suo stabilimento di Salindres (taglio 68 posti), dove venivano prodotti anche il TFA e i suoi derivati.
Attenzione. Le suddette decisioni sono legate alla scadenza 2026, quando dovrebbe scattare un quadro legislativo di riferimento con vigore dei limiti tollerati anche per il TFA, dunque con misure urgenti: il divieto immediato dei pesticidi con PFAS, il divieto immediato dei gas fluorurati.

In ITALIA Solvay Syensqo mesi fa aveva annunciato che stava “accelerando le misure di ristrutturazione”, che includono il taglio di circa 200-300 posti di lavoro in Europa, cioè in Italia: Centro di Ricerca a Bollate, siti produttivi a Ospiate di Bollate e Spinetta Marengo, “a causa dell’incertezza della domanda causata dalle turbolenze economiche globali (risparmio di più di 200 milioni di euro – ovvero 224 milioni di dollari – entro la fine del 2026)”: le azioni di Syensqo sono scese del 3,3%, gli utili core sottostanti sono diminuiti organicamente del 15,1%.

In BELGIO Solvay Syensqo è direttamente contestata per la sua attività nella filiera dell’industria della difesa. Ancora nel giugno 2025, gli attivisti hanno bloccato la sede centrale di Syensqo a Bruxelles per chiedere il rispetto dell’embargo militare nei confronti di Israele (in vigore dal 2009 in Belgio). Syensqo produce un pezzo del drone “Hermes 450” nel suo stabilimento nel Regno Unito, per UAV Tactical Systems (una società di proprietà congiunta dell’israeliana Elbits Systems Ltd e della francese Thales). Il drone è stato utilizzato da Israele perfino per bombardare gli operatori umanitari della ONG World Central Kitchen a Gaza.

*** I TFA sono composti organici classificati come PFAS secondo l’OCSE. Avevamo, sul sito del Movimento di lotta per la salute Maccacaro, più volte lanciato l’allarme negli anni scorsi. Esempio: L’“invisibile” TFA nell’esistenza nebulosa della Solvay di Spinetta Marengo, tra processi e class action. https://www.rete- ambientalista.it/2024/09/01/3- l-invisibile-tfa- nellesistenza-nebulosa-della- solvay-di-spinetta-marengo- tra-processi-e-class-action/ .

 

Scoop. La verità sul caso Miteni/Solvay che nessuno ha raccontato. Seconda parte

Concludiamo la pubblicazione del documento “La verità sul caso Miteni/Solvay che nessuno ha raccontato” (clicca qui) che l’avvocato Luca Santa Maria, punta di diamante del collegio di difesa della Solvay nei precedenti processi penali, ha dichiarato di aver trasmesso alle Procure della Repubblica di Alessandria e Vicenza.

Dal documento esplosivo apprendiamo quando segue. Restano a piede libero i registi che dagli anni 2000 hanno pianificato la catastrofe ambientale e sanitaria tra Veneto e Piemonte. È della Solvay la regia occulta che fa della Miteni una fabbrica ancora più criminale (nell’indifferenza dei veneti), Trissino quale “hub clandestino” di Spinetta Marengo estraendo il micidiale Pfas cC6O4 e smaltendo in fiumi e falde i fanghi avvelenati. Complice del “lavoro sporco” della Solvay è Dupont che alla Miteni scarica dall’Olanda i reflui di Pfas Genx “ripulito”. A sua volta, la Regione Veneto permette di aggiungere il nuovo illecito che altrove non era tollerato.
L’Italia del Nord si trova inquinata da Cc6O4, il nuovo Pfoa. La contaminazione e l’esposizione umana si è propagata da Spinetta. L’enorme disastro ha due epicentri imputabili alla regia Solvay, l’uno indirettamente a Trissino, e l’altro direttamente a Spinetta, falciando indifese vite, per aria e acque, fra i lavoratori e i cittadini.

Ora, Solvay (Syensqo) promette la dismissione del C6O4 nel 2026: la più eloquente confessione stragiudiziale. Ma, per le identiche condotte criminose che – per la medesima Solvay – negli Usa e Cee hanno per i colpevoli un prezzo stimato in miliardi, in Italia invece i top manager – mandanti e beneficiari degli enormi profitti – restano impuniti penalmente, civilisticamente e amministrativamente. Un caso da manuale di “justice arbitrage”.

Dunque, il disastro dei nuovi PFAS come quello dei vecchi è il prodotto di un sistema perfezionato con regia industriale unica (Solvay), a mezzo di incompetenza dei controllori, chiusura di entrambi gli occhi con benevola indulgenza, insomma per intenzionale scelta politica. Specifiche le gravissime responsabilità di Regioni e Sindaco di Alessandria. 

Solo la mobilitazione dal basso ha squarciato parzialmente il velo di omertà che tutela i potenti vertici delle potenti multinazionali.

Il vecchio diritto penale, con la Procura di Vicenza e l’azione dei NOE, ha fatto molto ma non tutto. Il procedimento penale di Alessandria contro Solvay, ora Syensqo, avviato nel 2020 dalla Procura locale è stato invece paralizzato.

Il documento infine si conclude con richieste precise, di triplice urgenza, che rimettono in gioco gli scenari futuri. Scenari presi in esame nella meticolosa analisi di Lino Balza che,  a sua volta, prospetta anche più efficaci strumenti oltre le sedi penali.

 


contenuti 21 settembre 2025

Scoop. La verità sul caso Miteni/Solvay che nessuno ha raccontato

Considerata la lunghezza del testo e la complessità giuridica, pubblichiamo (clicca qui) la prima parte del documento esplosivo “La verità’ sul caso Miteni/Solvay che nessuno ha raccontato” che l’avvocato Luca Santa Maria, punta di diamante del collegio di difesa della Solvay nei precedenti processi penali, ha trasmesso in queste ore alle Procure della Repubblica di Alessandria e Vicenza.

La tragedia dei PFAS: il nuovo amianto e la silenziosa strage degli innocenti. Al centro delle inedite rivelazioni: la regia occulta di Solvay che ha pianificato la catastrofe ambientale e sanitaria tra Veneto Piemonte e non solo; i registi che restano a piede libero dopo i processi di Alessandria e Vicenza; come scoperchiare i processi penali e le responsabilità delle Istituzioni, fare giustizia, salvare migliaia di vite umane.

Il documento dell’avvocato Luca Santa Maria “scopre gli altarini” e apre nuovi scenari, non solo penali. Il 2026, infatti, è alle porte e rappresenta uno snodo cruciale per i Pfas in Italia e per la Solvay, come evidenziato nella meticolosa analisi di Lino Balza, clicca qui, Il 2026 è alle porte. Snodo cruciale per i Pfas della Solvay, che a sua volta prospetta anche più efficaci strumenti oltre le sedi penali.

 

I Comuni per la messa al bando dei Pfas in Italia

Clicca qui l’elenco dei Comuni che hanno già approvato la Mozione per la messa al bando dei Pfas in Italia, ovvero, conditio sine qua non, per la chiusura delle produzioni inquinanti della Solvay di Spinetta Marengo.

 

L’ECHA lancia un salvagente a Solvay

Ci mette lo zampino anche l’Agenzia europea per le sostanze chimiche (Echa), che ha appena annunciato che dividerà la restrizione Ue sui Pfas, escludendo 8 categorie di utilizzi dal processo di valutazione del divieto: stampa, sigillature, macchinari, esplosivi, militare, tessili tecnici, usi industriali più ampi e altre applicazioni mediche.

Secondo la rete Chemsec, un’organizzazione indipendente senza scopo di lucro che promuove la sostituzione dei Pfas con alternative sicure che già esistono, questo dell’Echa è “un precedente pericoloso e inaccettabile”. Contraddice chiaramente gli impegni presi nella Chemicals Strategy for Sustainability, che prevede l’eliminazione dei Pfas da tutti gli usi nell’Ue (dunque le produzioni Solvay di Spinetta Marengo).
La Commissione UE dovrebbe considerare inaccettabile la decisione dell’ECHA.

 

Neppure il tribunale di Vicenza ha fatto giustizia sui Pfas

La sentenza del tribunale di Vicenza può essere definita “storica” perché per la prima volta, a differenza dei tribunali di Alessandria, ha condannato gli inquinatori di Pfas per “dolo”: avvelenamento dell’acqua e disastro ambientale (141 anni di carcere). Ma non ha fatto giustizia fino in fondo. Non ha condannato Solvay (si legga il documento dell’avvocato Santa Maria). Si è limitata a risarcire 300 parti civili: 15mila euro sarebbero un risarcimento per le mamme che hanno trovato livelli enormi di PFOA nel sangue dei loro figli, sapendo che non esiste un limite minimo innocuo?

E gli altri bambini avvelenati? E gli altri 300.000 abitanti tra Padova, Verona e Vicenza contaminati da Pfas “sostanze chimiche eterne” che evidenzieranno i loro effetti tossici e cancerogeni (al sistema immunitario e riproduttivo, disfunzioni tiroidee ecc.) nel corso degli anni, anche fra dieci, venti anni, come per l’amianto? A tacere le bonifiche che non verranno.

 

I bambini a rischio dei Pfas

I PFAS si accumulano nel corpo umano già dalla nascita, entrando in circolo già durante la gravidanza e continuando poi attraverso l’allattamento, l’alimentazione, l’acqua potabile o l’aria inquinata. Un nuovo studio dell’Università dei Paesi Baschi rivela ancora una volta la loro diffusione nei bambini. La ricerca, pubblicata su Enviromental Research e condotta nell’ambito del Progetto INMA (Infancia y Medio Ambiente), ha analizzato i campioni di plasma di 315 bambini tra i 4 e i 14 anni, raccolti tra il 2011 e il 2022 nelle aree di Goierri e Urola, territori baschi caratterizzati da una forte presenza industriale.

Nei bambini più piccoli prevalgono i cosiddetti PFAS “classici” come PFOA e PFOS, sottoposti a restrizioni a partire dal 2006. Negli adolescenti, invece, si riscontrano con maggiore frequenza i nuovi PFAS emergenti, introdotti sul mercato come sostituti dei composti più vecchi: il cC6O4 di cui ha il brevetto Solvay.

Il team dei ricercatori avverte: “Per i Pfas non esistono limiti di sicurezza definiti per l’uomo, anche quando oggi non riscontriamo concentrazioni preoccupanti o danni in atto, non possiamo escludere che diventino un problema tra dieci anni, ciò che non sembra rischioso ora potrà esserlo in futuro”.

Va da sé che in Italia analoga ricerca NON è stata fatta per l’area di Spinetta Marengo per la Solvay, unica produttrice italiana dei Pfas.

 

I bambini sono i più a rischio per i Pfas

I pediatri della Società Italiana per le Malattie Respiratorie Infantili (Simri), in convegno a Verona, allarmano i danni da smog e Pfas per la salute respiratoria dei bambini, e sopraggiungono a confermare la nostra ripetuta denuncia che il rischio maggiore delle emissioni, Pfas e non solo, della Solvay di Spinetta Marengo avviene in atmosfera (dalle ciminiere) ancor più che nelle acque profonde e superficiali (Bormida).

Stefania La Grutta, presidente Simri: “L’inquinamento e le sostanze tossiche come PFAS influiscono sullo sviluppo polmonare sin dai primi giorni di vita. I bambini sono particolarmente vulnerabili: assorbono più inquinanti in rapporto al peso corporeo, hanno un sistema respiratorio immaturo, una limitata capacità di termoregolazione e una maggiore sensibilità alle infezioni“.

Giacomo Toffol, pediatra di famiglia: “Le microplastiche ritrovate nel sangue, nei polmoni e persino nella placenta possono trasportare sostanze tossiche come PFAS e metalli pesanti, con rischi per lo sviluppo fetale, il sistema endocrino e il metabolismo”.

 

Rischiamo grosso. Allarme Pfas per tutti i pesci selvatici avvelenati

Il nuovo rapporto pubblicato dall’European Environmental Bureau EEB denuncia la diffusione dei Pfas nelle acque e nei pesci d’Europa. In Italia, ben il 9,3% dei prelievi sono risultati superiori ai limiti di sicurezza attuali e tutti i campioni analizzati superano il nuovo limite di sicurezza (77 ng/kg) in via di approvazione in Ue, dove i governi stanno spingendo per ritardare la conformità di un altro decennio o più.

I campioni di pesce superano anche di centinaia o migliaia di volte i nuovi standard proposti. In alcune zone, già oggi, una sola porzione di pesce può bastare a superare la dose settimanale massima tollerabile fissata dall’Efsa. Nel cuore del Veneto, a pochi chilometri da Padova, scorre un canale noto come Fossa Monselesana, circondato da campi coltivati e piccoli centri abitati. Ma proprio qui, secondo EEB, è stato rilevato uno dei livelli più alti di contaminazione da PFOS in pesci selvatici in Italia: 69,1 microgrammi per chilo, quasi 900 volte oltre il nuovo limite di sicurezza proposto dall’UE. Un valore simile è stato registrato anche in un corso d’acqua locale a Campagna Lupia, nella laguna sud di Venezia: qui il campione di pesce ha mostrato 68,5 microgrammi per chilo. L’indagine estende il perimetro anche al Delta del Po, al mantovano e al fiume Secchia. Qui, acque in apparenza limpide nascondono un inquinamento che non si vede ma che si trasmette lungo la catena alimentare, arrivando fino ai consumatori.

I Pfas, attualmente scaricati in acqua, suolo, aria a Spinetta Marengo, oltre ad aver devastato il Veneto tramite Miteni, sono utilizzati per decenni in industrie tessili, conciarie, chimiche e alimentari, sono ormai ovunque: nei fiumi, nei laghi, nel corpo dei pesci (carpe, trote, persici, anguille ecc.) e, di riflesso, nei nostri piatti. In particolare, secondo l’EFSA, il consumo di pesce può rappresentare fino al 90% dell’esposizione alimentare al PFOS. E non si parla solo di rischio cancerogeno: i PFAS sono associati a danni al fegato, alterazioni ormonali, infertilità, effetti sul sistema immunitario.

Ma l’impatto non è solo sulla salute umana. I PFAS compromettono anche la biodiversità acquatica, alterando metabolismo, riproduzione e sviluppo di molte specie. Alcuni pesci migratori contaminati, come le anguille o i salmoni, possono diffondere gli effetti anche ad altri ecosistemi, trasportando queste molecole lungo fiumi, mari e catene alimentari.

Centinaia di associazioni europee sono firmatarie del “Ban Pfas Manifesto” per l’urgente messa al bando dei Pfas con deroghe minime e affrontando la contaminazione già esistente, avviando bonifiche, applicando il principio “chi inquina paga”.

 

Mucche diventate animali velenosi

Non solo le fabbriche, esempio Solvay che scaricano in atmosfera e nelle acque, ma per la catena alimentare umana il suolo agricolo è una grande fonte di PFAS.

L’inchiesta in Usa, nel Maine, quando si è appurato che una fattoria, convinta di produrre biologicamente, stava invece allevando mucche avvelenate dai Pfas. Hanno scoperto che decenni prima i campi erano stati fertilizzati con fanghi di depurazione contaminati da Pfas (devastante pericolo ancora non controllato in Italia). Dunque, le mucche si erano avvelenate pascolando il foraggio avvelenato, avvelenato al pari di frutta e verdura (in particolare a foglia larga), e ovviamente delle uova del pollame. Dunque, il latte delle mucche era contaminato e neppure la carne di manzo macellata era commestibile, pericolosa come cancerogena soprattutto per i bambini. Così dichiararono gli scienziati del Dipartimento dell’Agricoltura. Dunque l’allevamento fu chiuso.

Lo Stato del Maine sta testando sistematicamente le aziende agricole per rilevare l’eventuale presenza di PFAS. Uno studio del 2021 ha stimato che il mangiare anche solo un ravanello coltivato in un terreno con dei livelli elevati di PFAS potrebbe significare superare il limite di esposizione giornaliera prevista dalle linee guida.

 

Saranno mai fatte le bonifiche dei disastri Pfas?

La risposta è stata negativa anche dopo la sentenza di Cassazione che ha condannato Solvay di Spinetta Marengo: società inadempiente. Il punto interrogativo si scrive in grassetto dopo la recente sentenza del tribunale di Vicenza di condanna alla Miteni: società fallita.

Sarà per gli esempi italiani che perfino gli svizzeri si allarmano. Lo fa un team di ricercatori dell’Accademia svizzera delle scienze naturali (SCNAT): “Nessuna regione della Svizzera è risparmiata da questi agenti inquinanti eterni. Essi si depositano anche nei luoghi più remoti, trasportati dall’aria o dall’acqua. Sono inoltre molto diffusi nelle acque sotterranee. Si trovano nella fauna, nella flora e inevitabilmente nel corpo umano. Negli ultimi anni, le loro concentrazioni nell’ambiente sono aumentate”.

 “Ridurre l’inquinamento causato dai PFAS richiederà anni o addirittura decenni: ci vorrà un grande impegno e una stretta collaborazione tra politica, economia, scienza”: i ricercatori hanno fiducia nelle Istituzioni. Svizzere, si intende.

 

I Pfas non si possono distruggere

Piuttosto che mettere al bando i Pfas e fermare le fabbriche che li producono e usano, c’è chi confonde le idee illudendo su invenzioni che distruggerebbero i Pfas. La ditta Spuma cerca sponsor per il bioadditivo che consente ai PFAS di emergere sulla superficie dell’acqua inquinata con le bolle di risalita e catturarle come spugna molecolare. Poi… basta incenerirle… creando Pfas.

Più seriamente, si può cercare di mettere una toppa. Ad esempio, l’installazione di filtri a carboni attivi in grado di bloccare la presenza di Pfas ed evitare che entrino nell’acquedotto. I costi sono sbalorditivi anche per piccoli impianti, fermo restando che i filtri poi… bisogna incenerirli.

Nulla si crea, nulla si distrugge, tutto si trasforma (Legge di Lavoisier).

Altri ricercatori hanno introdotto batteri capaci di accumulare PFAS nell’intestino di alcuni topi: dopo due giorni di esposizione al PFNA (acido perfluorononanoico ), i microrganismi lo hanno accumulato rapidamente con i PFAS ingeriti dai topi, che poi li hanno espulsi con le feci. Poi si devono incenerire le feci… con le carcasse dei topi.

 

Le alternative ai Pfas già esistono. Bloccate dalla lobby chimica e politica

Il polo chimico di Spinetta Marengo ha sempre dichiarato insostituibili linee produttive tossiche e cancerogene, anzi minacciando che la loro chiusura avrebbe provocato la chiusura dell’intero stabilimento, chiusura poi rivelatasi – tramite impianti sostitutivi – un bluff intimidatorio. La storia si ripete con i PFAS.

Fra i vari esempi che abbiamo già trattato di alternative, aggiungiamo quella del gruppo di ricercatori e ricercatrici della North Carolina State University (Stati Uniti), che sta testando l’olio di semi di cotone modificato chimicamente come possibile alternativa green. E i risultati dei primi esperimenti, presentati al convegno dell’American Chemical Society (Acs) attualmente in corso a Washington, sembrano promettenti. Una molecola di origine naturale, utilizzando un processo a base acquosa, rende i tessuti di cotone lisci e idrorepellenti, idrofobici, resistenti alla formazione di pieghe, protetti dalle macchie; insomma è proprio studiata per rimpiazzare i famigerati Pfas forever chemicals.

A sua volta, il laboratorio di chimica e tossicologia dell’ambiente dell’Istituto di ricerche farmacologiche Mario Negri di Milano ha già individuato, nell’ambito di uno studio condotto con il ministero dell’Ambiente, una ventina di composti che possono essere utilizzati in sostituzione dei famigerati Pfas.

A trovare un’alternativa ci sta provando da anni un team di ricerca del Fraunhofer Institute for Manufacturing Technology and Advanced Materials IFAM che è riuscito a sviluppare soluzioni in grado di sostituire l’applicazione dei PFAS in alcuni settori, tra cui l’ingegneria medica. Le soluzioni sviluppate dagli scienziati tedeschi sono già state introdotte in alcuni settori come l’industria alimentare, dove hanno soddisfatto gli standard richiesti, ed ora potrebbero essere usati anche per la tecnologia medica. Dall’istituto tedesco assicurano che molte proprietà possono essere ottenute anche senza fluoro mediante rivestimento in fase gassosa o chimico umido, per cui tra le diverse tecnologie per la sostituzione dei PFAS, rientra la tecnologia al plasma, in cui i rivestimenti idrorepellenti, ad esempio su articoli monouso, sono realizzati con gas privi di fluoro, innocui per l’uomo e l’ambiente.

In conclusione, al di là del dettaglio tecnico, questi e altri lavori hanno il pregio di dimostrare che, quando ci sono le volontà politiche e il sostegno economico necessario, è possibile sviluppare composti chimici con caratteristiche analoghe a quelle di tossiche e cancerogene come i Pfas. Cosa si frappone? L’enorme business dei profitti della lobby chimica dei Pfas, in Italia diretta da Solvay.

 

Pfas vietati in Usa, ma non in tutti gli States

Mentre il Decreto Legge italiano ha messo la testa sotto la sabbia per non scontrarsi con Solvay, la legislatura della California vota per eliminare le “sostanze chimiche eterne” PFAS in pentole antiaderenti, prodotti per la pulizia, filo interdentale, sciolina da sci, imballaggi alimentari e alcuni prodotti per bambini, dopo aver limitato, in più di una dozzina di altri Stati, tessuti, schiume antincendio e cosmetici. Tutti gli States sono concordi che l’esposizione ai PFAS è collegata a numerosi effetti negativi sulla salute, tra cui, a titolo esemplificativo ma non esaustivo, il cancro ai reni e ai testicoli, danni al fegato e ai reni e danni al sistema nervoso e riproduttivo.

Evidentemente non tutti, se si parla di scandalo New Mexico (come si parla di scandalo Italia). In quello stato, da anni tra i più contaminati degli USA, la situazione è grave, come è emerso anche da un rapporto pubblicato nel mese di agosto, esito del New Mexico PFAS Blood Testing Project. Lo studio è finalizzato alla presenza dei Pfas nel sangue delle persone che lavorano o risiedono vicino alla base aeronautica militare di Cannon la quale ha infatti rilasciato, per anni, tonnellate di schiume antincendio che hanno contaminato le falde acquifere, compresi cento pozzi privati e almeno uno pubblico, quello di Clovis, che serve una cittadina da 40mila abitanti. Anche con concentrazione di PFAS pari a 27mila volte quella considerata massima dalla Environmental Protection Agency (EPA).

Il risultato dell’analisi del sangue di 628 persone ha così confermato che nel 99% dei casi erano presenti PFAS (PFOS, PFOA, PFHxS e PFNA) con concentrazioni anche tre volte la media nazionale. Secondo l’Environmental Working Group una situazione simile si ritrova in molte zone contaminate dalle schiume antincendio, e cioè, oltre alle basi militari, in quelle vicine alle caserme dei pompieri e a industrie che, per vari motivi, le usano. È quello che per i vigili del fuoco è successo in Italia, dove per anni si è fatto finta di nulla.

 

Quanti PFAS rilascerà il ponte di Messina?

La Calabria è una delle regioni con le più alte percentuali di campioni di acqua potabile positivi ad almeno un PFAS, 92% contro 79% della media italiana. E quando si decideranno a fare un biomonitoraggio sui calabresi, troveranno Pfas in almeno il 95% del sangue degli abitanti. Per quanto riguarda i siciliani, uno studio dell’Università di Catania aveva dimostrato la presenza di PFAS in tutti i 61 bambini di età 6-11 anni studiati, in quantità che suggerivano un’estesa esposizione a queste molecole. Per i calabresi non siamo a conoscenza di studi che abbiano analizzato il loro sangue alla ricerca dei PFAS.

Ma perché dobbiamo preoccuparci tanto dei PFAS e cosa c’entrano con il ponte sullo Stretto? Ce lo spiega il dottor Vincenzo Cordiano, ISDE Medici per l’Ambiente, uno dei maggiori esperti in materia. Clicca qui.

 

Romanzo sui Pfas

Ciao, sono Davide Pelanda. Finalmente è in uscita a brevissimo il mio libro/romanzo Vado a vivere in campagna (PAV Editore – Roma) che tratta dei PFAS, il cui ricavato andrà all’Istituto ISDE – medici per l’Ambiente sezione di Vicenza. Rimango disponibile per presentazioni e incontri da calendarizzare assieme.
davide.pelanda@yahoo.it 340 699 50 10

 

A parte gli ignoranti, non c’è peggior sordo di chi non vuol sentire

Ci contesta Carlo Alberto Sartor casartor@yahoo.it:
<<Una quantità enorme di inquinamenti ha afflitto (ed affligge ancora, anzi, sempre di più) la pianura padana. Acqua, aria, terreni, agricoltura, alimentazione, eccetera.
L’industrializzazione del nordest, inutile nascondercelo, ha minato pesantemente la salute dei cittadini. Io credo che il tema PFAS sia un “di cui”, un dettaglio, forse nemmeno il più importante, come qualcuno vorrebbe farci credere.
Attribuire quindi ai PFAS malattie che hanno mille origini diverse, facendo finta che tutto dipenda per forza dai PFAS, è una comoda falsificazione della realtà. Comoda sappiamo per chi.>>

 


contenuti 18 settembre 2025

Gaza miniera d’oro immobiliare

Il ministro delle finanze israeliano, Bezalel Smotrich, ha affrontato la questione del «giorno dopo» nella Striscia di Gaza, affermando che si tratta di una «miniera d’oro immobiliare». Intervenuto al Vertice sul rinnovamento urbano del Centro immobiliare, Smotrich ha aggiunto che la ricostruzione di Gaza diventerà, tra le altre cose, un investimento immobiliare redditizio e che, a tal proposito, «sono stati già avviati negoziati con gli americani».

 

Il prof: «Io ho servito nell’esercito israeliano. È il più pulito del mondo». E il Politecnico di Torino sospende il corso e la collaborazione

Pini Zorea, docente dell’università israeliana di Braude, ospite (guest lecturer) di un corso di dottorato del Politecnico di Torino, ha difeso durante la lezione l’Idf definendolo «l’esercito più pulito al mondo». Agli studenti che lo contestano: «Free Palestine? Io sono d’accordo con le vostre rivendicazioni anche per me la Palestina deve essere libera, libera da Hamas». Centrodestra e Telemeloni difendono il docente e accusano gli studenti. Clicca qui.

 

Enzo Iacchetti, lite in tv con Eyal Mizrahi su Gaza: «Fascista»

Il duro botta e risposta a «È sempre Cartabianca». Il conduttore al presidente della Federazione Amici di Israele: «Come si fa a sostenere che gli israeliani non sono responsabili di quanto sta accadendo, quando sono già morte oltre 70mila persone e 20mila bambini?» Clicca qui.

Iachetti ha sbagliato: nel genocidio di Israele è più appropriato usare il termine di nazismo.

 

Sta di fatto che l’Italia è in guerra con la Russia

È nato prima l’uovo o la gallina? La gallina russa ha dischiuso l’uovo-guerra nel 2022 con l’invasione in Ucraina? Oppure l’uovo era stato depositato 11 anni prima dalla Nato, cioè dagli Stati Uniti avendo messo in piedi, addestrato, finanziato e armato il potente esercito di un Paese non appartenente alla Nato, per attaccare gli ucraini russofoni ribelli dopo il golpe di Maidan del 2014 e per assediare la Russia?

A parte che l’uovo è nato prima, sta di fatto che la guerra c’è, non è una guerra tra Russia e Ucraina bensì, ancor più dopo l’invasione del 2022, è tra Russia e Nato (USA ed Europa): nel teatro di guerra dell’Ucraina, la Russia bombarda l’Ucraina che si difende con le armi rifornite dalla Nato mentre, oltre i confini dell’Ucraina, la Nato lancia i droni e missili sugli obiettivi civili e militari del territorio della Russia. Non si sa se andrà a finire con le atomiche, e dove.
Conclusione. La Nato è intervenuta, a merito o demerito, a difendere o aggredire, a seconda dei punti di vista, ma a proprio rischio e pericolo perché l’Ucraina non è un Paese che appartiene alla difesa Nato. Consapevolmente, la Nato (USA ed Europa) è entrata in guerra con la Russia.

L’Italia, paese Nato, è entrata in guerra con la Russia. A nostro rischio e pericolo. Siamo diventati bersagli, anche nucleari, della Russia. Consapevole, il governo Meloni ci prepara alla guerra, ci indebita per armarci.

Non siamo in guerra perché abbiamo contenziosi territoriali con la Russia, non dobbiamo armarci perché avremmo preoccupazioni di essere invasi. No, siamo semplicemente a rischio e pericolo di fare la tragica fine degli ucraini, che ora stanno facendo la guerra (persa) in Europa per conto degli americani che stanno al sicuro (speriamo) oltre oceano.

 

Dov’è il Piano Pandemico?

La legge Lorenzin obbliga i bambini da 0 a 16 anni a effettuare ben dieci vaccinazioni. Chi l’abbia suggerita e su quali dati epidemiologici si sia fondata non è ben chiaro. La legge, contrariamente a quanto si dica, non è statica ma contiene una “clausola di salvaguardia”, un meccanismo di revisione periodica per 4 delle 10 vaccinazioni. Malgrado la legge lo indichi, dal 2017 nessuna revisione è stata effettuata. Ciò vuol dire che i nostri bambini continuano a essere vaccinati secondo quelle che erano le “necessità” epidemiologiche del 2017. Ci stupiamo? Abbiamo dimenticato che il Piano pandemico non è stato aggiornato dal 2006? Che esistono decine di commissioni su diversi argomenti sanitari che non si sono mai riunite? È l’Italia che dà voce ai tromboni e poca agli scienziati seri. Clicca qui.

 

Mobilitazione dal basso contro i pesticidi

Una nuova sentenza storica della Corte amministrativa d’appello di Parigi condanna lo Stato francese per il crollo della biodiversità causato dai pesticidi, segnando una vittoria senza precedenti per cittadini e associazioni ambientaliste, che l’hanno definita una rivoluzione giuridica e scientifica.
La mobilitazione dal basso è stata eccezionale: una petizione, promossa da giovani studenti e sostenuta da numerose organizzazioni e cittadini, ha raccolto oltre due milioni di firme, diventando una delle più grandi mai registrate in Francia.
Dalla Francia proviene un chiaro segnale: di affermazione del principio di precauzione che in Italia stenta ad attestarsi (al punto che il sindaco di Alessandria si permette di querelare chi l’ha accusato di non agire con ordinanze di prevenzione contro Solvay). Clicca qui.

 

Cagliari bonifica l’amianto

Quante città in Italia stanno bonificando l’amianto? Molto poche perché in Italia non esiste un piano strategico di bonifica degli edifici pubblici e privati degno di un paese civile: in Italia i morti si stanno contando a migliaia ogni anno. L’Italia è prima in Europa per morti da amianto.
La Città Metropolitana di Cagliari, con la Determinazione n. 2240/2025, fa notizia perché informa che è stato approvato il bando pubblico a sportello per i contributi destinati alla bonifica di manufatti contenenti amianto, in edifici privati e per quelli privati adibito per uso pubblico.

 

Genova, la diga sprofonda

I fondali su cui si sta realizzando la nuova diga foranea del porto di Genova non tengono e per consolidarli si spenderà molto più del previsto.
I fondali potrebbero non esser l’unica cosa scivolosa di questa storia: il piano di conferimento ai cassoni genovesi dei suoi sedimenti di dragaggio sono fortemente indiziati di alti tassi di inquinamento. Clicca qui.

 

Rischi o pericoli del biossido di titanio

Da dove proviene il biossido di titanio TiO2, ubiquitario che contamina le acque e i terreni, da lì arriva agli esseri viventi? I derivati di vario tipo (rutilo, anatasio, ilmenite, titanite, pseudobrookite) sono stati rilevati in quasi tutti i campioni di latte materno, animale o industriale analizzati, in forma liquida, anche in polvere, biologico o meno, pastorizzato o no. Il colorante classificato come E171 in Europa è stato vietato per gli impieghi alimentari dal 2022 perché considerato cancerogeno in cibi e caramelle.
Secondo gli autori delle ricerche, la contaminazione proveniente dagli alimenti non può spiegare una presenza così massiccia del minerale nell’ambiente: il TiO2 deve arrivare da fonti finora non individuate con certezza, presumibilmente industriale, visto che è tuttora molto utilizzato in rivestimenti, vernici, plastiche, cemento, materiali di vario tipo, come filtro UV nei prodotti solari, cosmetici, fondotinta, ciprie, farmaci (il pigmento bianco era praticamente componente di tutte le pastiglie).
L’indagine potrebbe partire dal complesso chimico di Spinetta Marengo (AL) dove fu chiuso il più grosso impianto italiano di biossido di titanio. Clicca qui.

 

Non più tollerabile negare il diritto ad una sessualità libera e consapevole alle persone con disabilità o con disagio mentale

Vi sarà molto spazio anche al tema della sessualità negata per le persone con disabilità o con disagio mentale, nel corso dell’Assemblea pubblica in programma per il 16 settembre a Roma, presso la Sala degli Atti Parlamentari del Senato, denominata “L’educazione affettiva e sessuale nella scuola pubblica: una decisione non più rinviabile” e promossa dal Forum Permanente sulla Sessualità delle Persone con Disabilità o con Disagio Mentale, in collaborazione con il CSV Lazio «In quanto… clicca qui.

 

L’Unione Europea fa schifo

Facciamo nostro questo commento di Marco Travaglio.
<<Il Parlamento Ue ha partorito, dopo lunghe doglie, la risoluzione “Gaza al limite: l’azione dell’Ue per combattere la carestia, l’urgente necessità di liberare gli ostaggi e procedere verso una soluzione a due Stati”.
Se uno si ferma al titolo, ne deduce che a Gaza è scoppiata una carestia, ci sono degli ostaggi da liberare e lo Stato di Palestina da riconoscere. Se invece legge il testo, scopre pure che urge sanzionare dei “coloni violenti” e sospendere “parzialmente” gli accordi commerciali tra Ue e Israele, che comunque “ha diritto di difendersi”, ma senza esagerare.
A noi era parso che il 7.10.2023 Hamas avesse trucidato 1200 civili israeliani e ne avesse sequestrati 239 al confine con Gaza lasciato incustodito da Netanyahu, che poi per 23 mesi ha sterminato circa 70mila palestinesi, quasi tutti civili, ridotto alla fame gli altri 2,3 milioni, spianato edifici e tende e, nei ritagli di tempo, attaccato Cisgiordania, Libano, Siria, Iran, Iraq, Yemen e Qatar nella totale impunità.

Ora, se l’Ue serve come collutorio per sciacquare bocche e coscienze, la risoluzione è perfetta. Fa fine e non impegna. Invita gli Stati che ancora non l’han fatto a riconoscere lo Stato di Palestina, che non esiste anche perché l’Ue non fa nulla perché esista. E blatera di sanzionare coloni violenti che in Europa non mettono piede, dunque se ne fregano. Se invece l’Ue vuole contare qualcosa, oltre a preparare la guerra alla Russia dovrebbe fare tutto ciò che è in suo potere per fermare Netanyahu: basta rapporti commerciali e armi a Israele. Proprio ciò che non c’è nella risoluzione. Che fa ribrezzo non perché non parla di genocidio: ognuno lo chiami come vuole, purché faccia qualcosa. Ma l’Ue continua a non fare niente, quindi finirà dove merita: nella pattumiera della Storia.>>

 

Processo al disastro Eni

È arrivato al giro di boa il processo all’Eni per il disastro ambientale in Val d’Agri (Potenza), dove ha sede il più importante dei suoi siti di produzione italiani. Ma gli ambientalisti No Triv restano sul piede di guerra. Specie dopo la “scomparsa” tra i temi di prova della vicenda di un giovane ingegnere suicidatosi dopo aver denunciato, inutilmente, la corrosione degli impianti.
Già nel 2012, infatti, si erano verificate le prime perdite dal fondo di due serbatoi. Inoltre non sarebbero state ascoltate le sollecitazioni dell’allora “responsabile della produzione”, Gianluca Griffa, perché fossero ispezionati tutti i serbatoi. La conseguenza di quelle sollecitazioni, invece, era stata l’allontanamento di Griffa e la sua destinazione a un altro incarico. A luglio 2013, quindi, il corpo del 38enne ingegnere è stato ritrovato suicida ai piedi di un traliccio poco lontano da casa sua, a Montà d’Alba (Cuneo). Ha fatto scalpore che il suo memoriale non è stato acquisito nel processo, suscitando la “sentita e profonda preoccupazione” dei No Triv che hanno parlato di una “eutanasia” processuale.

 

Comune di Genova e Regione Liguria: sì al forno elettrico nell’ex Ilva di Cornigliano

La sindaca di Genova Silvia Salis, al termine del vertice in Prefettura sul futuro delle aree ex Ilva, alla presenza del ministro Adolfo Urso, della Regione, di sindacati, parti sociali, si è rivolta ai Comitati che hanno espresso la loro contrarietà all’ipotesi forno elettrico: “A chi era qui per dire di no ho detto che, come istituzione, devo raccogliere il loro dissenso e capisco la loro rabbia, ma sono passati decenni, la tecnologia è cambiata, abbiamo rassicurazioni sulla ricaduta ambientale con basi scientifiche molto solide. Come istituzione mi devo occupare delle ricadute ambientali ma anche di quelle occupazionali”.

Contrarietà dei parlamentari del M5s ,”Ancora una volta, ambiente, salute e occupazione vengono sacrificati, senza un reale piano industriale”, che però non minacciano la crisi della Giunta.

 

Nuovi terribili dati sui tumori a Taranto

Le diagnosi di cancro sarebbero state 2.679 nel 2020, 2.101 nel 2021 e 2.345 nel 2022.
Il sacrificio della popolazione di Taranto deve cessare. Clicca qui PeaceLink

 

Covid virus tranquillo

Avanza la variante Stratus. Clicca qui.

 

L’università estiva di ATTAC

Fermare l’economia di guerra. Riprendersi il futuro

 

Almeno 21.000 bambini e bambine di Gaza sono diventati persone con disabilità

Secondo il Comitato ONU sui Diritti delle Persone con Disabilità, a Gaza sono almeno 21.000 i bambini e le bambine che hanno riportato ferite che hanno determinato una disabilità, più della metà permanente, dall’inizio della risposta del governo israeliano all’attacco di Hamas ad Israele, avvenuto il 7 ottobre 2023. Lo stesso Comitato ONU ha riferito anche che circa 40.500 bambini e bambine hanno riportato ferite legate alla guerra negli ultimi due anni. Clicca qui.

 

Tera e Aqua di settembre

Ti appare se clicchi qui. https://ecoistituto-italia. org/cms-4/wp-content/uploads/ Tera-e-Aqua-142web.pdf

 

Le bufale del governo e la dura realtà dei fatti

Aumento del numero degli occupati nel luglio 2025, rispetto l’anno precedente: i fatti smentiscono ancora una volta le demagogiche dichiarazioni della Meloni. Anzitutto, il nostro paese ha un tasso di occupazione al 62,7%, che è fra i più bassi d’Europa. Ad essere penalizzate soprattutto le donne proletarie che cercano un lavoro e trovano solo miseria.
In secondo luogo, sui numeri influiscono gli effetti della legge Fornero (votata da PD e PDL) e dei disincentivi alla pensione anticipata (voluti dal governo in carica) che posticipano l’andata in pensione, facendo registrare un aumento degli occupati over 50.
In terzo luogo, se la forma del rapporto di lavoro sta lentamente cambiando, con una crescita del lavoro a tempo indeterminato, il suo contenuto generale peggiora. (continua)

 

Superata la soglia dei 1.000 morti sul lavoro

Non lo dice INAIL, quindi non sono morti.
Clicca qui Carlo Soricelli, curatore dell’«Osservatorio Nazionale di Bologna Morti sul Lavoro.

 


contenuti 5 settembre 2025

IL GRANDE FRATELLO SOLVAY
Proprio temendo il contagio di una sentenza al processo Miteni, che -“storica”- a Vicenza c’è davvero stata pur con luci e ombre *1 (clicca qui), da Bruxelles, casa madre Solvay, l’amministratrice delegata di Syensqo, Ilham Kadri, aveva fissato con tutto il management l’imperativo de “il grande fratello”: fermare il mondo, “arrêter le monde”, attorno allo stabilimento di Spinetta Marengo, fino alla fatidica data del 2026.

Sul versante della magistratura

ad Alessandria la Procura, malgrado le urgenze dei nostri esposti-denuncia, ha avviato il processo-bis SOLO nel 2024 e con un rinvio a giudizio che NON contempla il reato di dolo. A sua volta, Solvay ha ritardato le udienze con espedienti: ricusazione del Giudice dell’udienza preliminare, cambio dello staff legale. Poi, la mossa determinante è stata la proposta strategica di Patteggiamento *2 (clicca qui), incentivata dal Sindaco e agevolata dal GUP con lo slittamento di un altro anno. E Solvay ha così traguardato il 2026 senza che in concreto sia iniziato il processo (dal quale peraltro avrebbe poco da temere considerati i blandi capi di imputazione): procedimento penale che – ammesso e non concesso che non sia strozzato da rito alternativo – durerebbe comunque tutto un decennio, fino alla Cassazione. Insomma, il classico delitto perfetto *3 (clicca qui e qui) del rito penale, celebrato nell’ambito della “giustizia di classe” che premia l’inquinatore.

Sul versante della politica locale

dove, con i lavoratori usati come scudi e la subalternità dei Sindacati, vanno in onda l’ennesima parodia dell’Osservatorio ambientale comunale, la “melina” ostruzionistica in Conferenza dei Servizi per il rinnovo dell’AIA – Autorizzazione Integrata Ambientale, e soprattutto lo scandalo del patteggiamento. Insomma, a livello locale il traguardo del 2026 è ormai superato. D’altronde, era del tutto ipotetico il pericolo che il Sindaco, quale massima autorità sanitaria locale, agisse con una ordinanza di fermata delle produzioni inquinanti. E, difatti, pretestuosamente il “primo cittadino” ha preferito eclissarsi dietro il Parlamento e dietro la Regione Piemonte; anzi, ha fatto di peggio: da apripista ai patteggiamenti con Governo e Regione. *2 (clicca qui).

D’altronde, la Regione Piemonte continua a temporeggiare *4 (clicca qui), in particolare a oscurare i monitoraggi sanitari, ad eclissare l’emblematica “pistola fumante” del crimine, a rallentare – al limite del “surplace – il biomonitoraggio ematico di massa della popolazione provinciale. Anche se proprio il micro biomonitoraggio in atto nel Comune di Alessandria, per quanto truccato nei tempi e nella dimensione, già dimostra che 9 residenti su 10 hanno i Pfas nel sangue (e non solo). Completamente trascurati restano gli altri Comuni (Piovera, Cassine, Castellazzo Bormida, Frascaro, Sezzadio, Basaluzzo, Bosco Marengo, Capriata d’Orba, Frugarolo, Castelspina, Casal Cermelli) i cui abitanti erano pur risultati avvelenati nel sangue dai Pfas C6O4 e ADV a seguito del “mini monitoraggio sperimentale” della Regione 5 *(clicca qui).

D’altronde, nel favorire lo stallo produttivo e politico della Solvay, la Regione Piemonte fa inevitabilmente mancare i soldi anche per i monitoraggi dell’ambiente in atmosfera e al suolo. 6* (clicca qui). Al punto che l’Arpa pubblicamente ne paventa addirittura lo stop, malgrado che i picchi dei prelievi stanno confermando il costante aumento di cC6O4, ADV, PFOA e GEN-X, tanto nei Sobborghi che nel Capoluogo e nei Comuni alessandrini.

Tale e quale è questo scandalo piemontese 5* (clicca qui) che avviene dopo i pozzi privati chiusi nel Comune di Alessandria dentro e fuori lo stabilimento, dopo la chiusura dell’acquedotto del Comune di Montecastello, dopo la tardiva chiusura di altri due pozzi del Comune di Alluvioni – Piovera, dopo che abbiamo denunciato la mancata chiusura dei pozzi dell’acquedotto di Alzano Scrivia, Guazzora e Alzano Scrivia, dopo che allarmano le analisi su dieci pozzi dell’acquedotto di Alessandria,  dopo che il Bormida è di nuovo inondato da masse di schiume, dopo che traboccano di schiuma le vasche di raccolta dentro lo stabilimento, dopo che l’azienda addirittura è costretta a fermare un reattore dell’impianto più importante, dopo che perfino la complice Provincia è costretta a fingersi minacciosa con una ordinanza di bonifica eccetera.

Sul versante del Parlamento

il 2026 è stato praticamente traguardato. I Parlamentari emanano leggi manovrate dalla potente lobby multinazionale Solvay. Infatti, in Senato il pericoloso Disegno di Legge (Crucioli) di messa al bando della produzione e dell’uso dei Pfas è stato definitivamente collocato in soffitta; mentre invece, come previsto 7* (clicca qui) nella complice bonaccia della politica italiana, il recente decreto legislativo ispirato da Solvay ha ignorato Spinetta Marengo: è stato cucinato sulla pelle della popolazione di Alessandria.

In quanto, 1°) lo stabilimento di Spinetta Marengo è l’unico in produzione in Italia dei perluoropolimeri, fluoroelastomeri e fluidi fluorurati, 2°) l’inquinamento di Spinetta Marengo non riguarda solo i Pfas, che ne rappresentano appena la punta dell’iceberg, e 3°) la contaminazione da Pfas in atmosfera è ancora più grave di quella sulle acque di superficie e di falda: in atmosfera dalle 72 ciminiere dolosamente continuano sulla provincia a ricadere – in aria terra acqua – 21 veleni tossici e cancerogeni (tra cui i vecchi e i nuovi Pfas), respirati, disciolti nella nebbia, nella pioggia, nel pulviscolo atmosferico, nelle polveri sottili.
Che l’atmosfera di Alessandria è avvelenata dalla Solvay non solo politicamente ma anche chimicamente 8* (clicca qui) l’abbiamo dimostrato più volte e con l’esposto del 7 aprile 2023 via PEC avevamo proprio chiesto alla Procura di intervenire. A sua volta, il DDL Crucioli avrebbe fermato le produzioni Solvay in Italia e nell’immediato il progredire di malattie e morti fra le popolazioni del territorio, sacrificate invece dal recente Decreto legislativo ispirato da Solvay 9* (clicca qui) e 10* (clicca qui).

Per il resto, il decreto riguarda la qualità delle acque destinate al consumo umano: (a prescindere dai tempi e dai costi dei servizi pubblici) il limite introdotto resta ben lontano dai valori più cautelativi per la salute inseriti da altri Paesi europei; si affianca, dal 2026, a quello previsto dalla Direttiva Europea, il quale però a sua volta non è ritenuto da Efsa sufficiente a tutelare la salute dei cittadini. Insomma, a livello europeo, si discute ma non si conclude, per veto della lobby chimica, una efficace restrizione universale dei PFAS proposta da diversi stati membri. Insomma, non ci sarà la dichiarata stretta sui Pfas prima del 2026, gli appelli sono caduti nel vuoto, vincono le lobby industriali e vieppiù militari (i “forever chemicals” sono indispensabili nel mercato della guerra in auge *11 (clicca qui).

Insomma, il decreto – modello Meloni – è la longa manus della lobby chimica trasversale nel Parlamento italiano dove sono state presentate perfino dalle minoranze compromettenti mozioni *12 (clicca qui).

Addirittura, il decreto è funzionale anche ad accontentare quanti, nei pressi dell’ambientalismo, lo considereranno “un piccolo passo in avanti, un segnale positivo”, dimenticando che, come pur sottolinea Greenpeace, “quando si parla di sostanze cancerogene non esiste alcuna soglia di sicurezza diversa dallo zero tecnico».

Ma “Arrêter le monde” “c’est impossible”

In conclusione. Solvay ha vinto? Nel 2026 è concepibile, in pieno centro abitato, questa fabbrica ad alto rischio chimico e di catastrofe industriale, di cui i Pfas sono la punta dell’iceberg tossico e cancerogeno? Niente affatto. Ormai è impossibile per Solvay oscurare l’entità della letteratura scientifica biomedica internazionale sui Pfas: essa è proporzionale alla crescita di attenzione e di preoccupazione dovuta al combinato-disposto della loro pericolosità ambientale e sanitaria, la loro diffusione globale, nonché la persistenza che caratterizza l’esposizione umana.

Si tratta di un numero enorme di composti resistenti alla degradazione chimica, biologica e ambientale dovuta alla forza del legame carbonio-fluoro: rimangono nelle matrici ambientali per tempi lunghissimi (da decenni a secoli), si bioaccumulano nel sangue e nei tessuti di esseri umani e animali, l’esposizione umana riguarda praticamente tutta la popolazione mondiale, inclusi feti e neonati, con micidiali effetti sulla salute, anche a basse dosi: il loro quadro complesso e preoccupante cresce col progredire degli studi. Per essi, ci avvaliamo di questa esaustiva Relazione del dottor Fabrizio Bianchi, componente del Comitato scientifico di ISDE Italia. *13 clicca qui.

Resto convinto che, di fronte a questa immane tragedia sanitaria ed etica, “arrêter le monde” fermare il mondo sarà impossibile anche per “il grande fratello” Solvay. Però gli è possibile – come abbiamo finora esaminato – ritardare, sull’altare dei profitti, la fermata delle produzioni inquinanti dello stabilimento di Spinetta Marengo. Gli è possibile sfruttando le leggi, chi le fa, chi le applica e chi neppure le applica.

In radicale alternativa alla strategia Solvay, resto convinto, e impegnato, che noi possiamo accelerare l’urgenza del salvifico processo di chiusura. Tramite azioni collettive di lavoratori e cittadini. Possiamo superare l’inidoneità delle sedi penali a fare Giustizia, ricorrendo alle sedi civili: con la class action risarcitoria alle Vittime (come stimolò il Procuratore Generale della Cassazione: “toccate Solvay nel portafoglio”, e con la determinante l’efficacia dell’azione inibitoria collettiva ambientale: quanto mai in linea di principio allineabile alla recente sentenza delle Sezioni Unite della Corte di Cassazione in materia di danni climatici e protezione dei diritti umani *14 (clicca qui). In USA, per i Pfas gli inquinatori sono toccati nel portafoglio per milioni di dollari *15 (clicca qui).

In Italia, made in Alessandria, avvocati di parte civile (ahimè, anche quelli che patrocinano associazioni ambientaliste e persone fisiche) spingono al patteggiamento piuttosto che alla sentenza di condanna: massimo guadagno di parcella col minimo sforzo, una manna per se stessi, ma a danno etico e morale della giustizia e delle vittime, a notevole danno, perché no? anche patrimoniale delle Vittime.

Lino Balza, Movimento di lotta per la salute Maccacaro

 

1* https://www.rete- ambientalista.it/2025/07/09/lu ci-e-ombre-nel-processo-pfas-di-vicenza/

2* https://www.rete- ambientalista.it/2025/04/09/il -comune-ha-fatto-da-bulldozer-colpo-di-spugna-della-solvay-sul-processo-e-sulla-messa-al-bando-dei-pfas-premio- miliardario-alla- presidentessa-syensqo/

3* http://www.civg.it/index.php? option=com_content&view= article&id=3077:le-vittime-non-ottengono-giustizia-nei-tribunali-penali&catid=2:non-categorizzato

3* https://www.rete- ambientalista.it/2025/06/27/sc andalizza-i-comitati-e-le-vittime-il-processo-solvay-di-alessandria/

4* https://www.rete- ambientalista.it/2025/07/09/un-altro-dei-tanti-rinvii-pfas-della-regione-piemonte/

5* https://www.rete- ambientalista.it/2024/05/09/ altri-pozzi-di-acquedotto-chiusi-ad-alessandria-per-i- pfas-ma-lasl-fa-il-gioco-di-solvay/

6* https://www.rete- ambientalista.it/2025/09/03/fanno-mancare-i-soldi-per-monitorare-aria-suolo-falde-e- fiumi/

7* https://www.rete- ambientalista.it/2025/06/21/so lvay-manovra-da-sempre-il-parlamento-italiano/

8* https://www.rete- ambientalista.it/2025/07/17/la tmosfera-di-alessandria-avvelenata-dalla-solvay/

9* https://www.rete- ambientalista.it/2025/09/03/ il-decreto-legislativo-ispirato-da-solvaysulla-pelle-dellapopolazione-di-alessandria/

10* https://www.rete- ambientalista.it/2025/09/03/li miti-zero-pfasin-italia- perfinogli-ambientalisti- balbettano-2/

11* https://www.rete- ambientalista.it/2025/07/09/ in-piu-la-partita-dei-pfas-va-ben-oltre-la-sentenza-di-vicenza/

12* https://www.rete-ambientalista.it/2025/06/21/longa-manus-di-solvay-sulla-politica-dalla-destra-alla-sedicente-sinistra-2/

13* https://www.rete- ambientalista.it/2025/08/28/impossibile-oscurarela-letteratura-scientifica-biomedica-internazionale/

14* https://www.rete- ambientalista.it/2025/09/03/la-cassazione-sulla-tutela-dei-diritti-umani-fondamentali-dei-cittadini-minacciati-dallemergenza/

15* https://www.rete- ambientalista.it/2025/09/03/per-i-pfas-pagheranno-875-milioni-di-dollari/

 

Prossimamente il nostro scoop giornalistico. La verità sul caso Miteni/Solvay che nessuno ha raccontato

L’autore del documento, che in esclusiva ospitiamo sul nostro sito www.rete-ambientalista.it, è l’avvocato Luca Santa Maria, punta di diamante del collegio di difesa della Solvay nei precedenti processi penali. Si tratta di un documento esplosivo su: “Un esperimento sulla pelle delle popolazioni, pianificato a tavolino”, Due epicentri, un solo disastro, una sola regia criminale”: “Riaprire un solo nuovo processo nel merito, a carico del vertice della multinazionale Solvay”. Il documento sarà trasmesso in queste ore alle Procure della Repubblica di Alessandria e Vicenza.
Considerata la lunghezza del testo e la complessità giuridica, lo pubblicheremo a puntate.
Movimento di lotta per la salute Maccacaro.

 


contenuti 2 settembre 2025

Io, contaminata dai Pfas, ho avuto quattro aborti e due tumori. E ora per mia figlia niente test

“Io ho abitato 39 anni nella ‘zona rossa’ Pfas della Miteni, mia figlia di 12 anni è nata in una ‘zona gialla’ ma io l’ho allattata per un anno, se sono contaminata io, lo è anche lei. Invece, secondo l’Asl non ha diritto al monitoraggio”.

Questa è la testimonianza di Emanuela Franceschetti, che si batte per tutelare la prevenzione della salute della figlia.

Al piano di sorveglianza sanitaria regionale per conoscere la concentrazione di Pfas nel sangue è esclusa sua figlia, che è nata in zona gialla (considerata di minor concentrazione) ma che lei ha allattato. E l’allattamento è, secondo tutti gli studi, il primo veicolo di trasmissione dei Pfas!

Stiamo parlando di qualcosa in più che di “sospetti”: l’Oms Organizzazione Mondiale Sanità ha inserito i Pfas tra le sostanze cancerogene e gli studi degli endocrinologi (es. Carlo Foresta) indicano infertilità e poliabortività come effetti direttamente collegati alla contaminazione da Pfas.

 

Impossibile oscurare la letteratura scientifica biomedica internazionale

L’inarrestabile crescita dell’archivio della letteratura scientifica biomedica sui Pfas è proporzionale alla crescita di attenzione e di preoccupazione dovuta al combinato-disposto della loro pericolosità ambientale e sanitaria, la loro diffusione globale, nonché la persistenza che caratterizza l’esposizione umana.

Si tratta di un numero enorme di composti resistenti alla degradazione chimica, biologica e ambientale dovuta alla forza del legame carbonio-fluoro: rimangono nelle matrici ambientali per tempi lunghi (da decenni a secoli), si bioaccumulano nel sangue e nei tessuti di esseri umani e animali, l’esposizione umana riguarda praticamente tutta la popolazione mondiale, inclusi feti e neonati, con tanti effetti sulla salute, anche a basse dosi. Il quadro complesso e preoccupante è completato dalla numerosità e varietà di effetti avversi sulla salute, che crescono col progredire degli studi.

Per essi (vedi lo schema cliccando sul titolo), ci avvaliamo della seguente esaustiva relazione del dottor Fabrizio Bianchi, componente del Comitato Scientifico di ISDE Italia.

“Le conoscenze includono, con diverso grado di persuasività, una lunga serie di danni al sistema immunitario, disfunzioni endocrine (tiroide, ormoni sessuali, sviluppo puberale), malattie metaboliche (dislipidemie, obesità, diabete), tumori a reni, testicoli e altri organi. Si ricorda che PFOA è stato classificato dall’Agenzia internazionale per la ricerca sul cancro, la IARC, in classe 1 – cancerogeno per l’essere umano, e PFOS in classe 2B – possibile cancerogeno.

Di primario interesse anche le perturbazioni del sistema riproduttivo (alterazioni del ciclo mestruale, basso peso alla nascita, infertilità) e gli effetti neuropsicologici come i disturbi cognitivi, il disturbo da deficit di attenzione/iperattività (ADHD), l’autismo e l’ansia nei bambini.

La preoccupazione per la salute prenatale e infantile è alta anche in considerazione della vulnerabilità di feti e neonati a causa della immaturità delle barriere placentare e cerebrale.

Fortunatamente gli studi sugli effetti sulla salute delle esposizioni a PFAS in utero e durante i primi anni della vita sono in forte crescita. Tra questi ne voglio richiamare brevemente tre molto recenti su aspetti diversi della salute in età precoce e evolutiva.

Uno studio sull’esposoma infantile relativo all’esposizione a sostanze chimiche ha identificato alcune relazioni tra dose e effetti sulla salute nei bambini. Sono state individuate 78 relazioni tra sostanze chimiche ed effetto sulla salute classificate con livello di evidenza “probabile” o “molto probabile”. Tra le relazioni dose-risposta emerse tra 20 sostanze e 17 esiti di salute, tre riguardano l’associazione tra PFAS e il sistema immunitario, il peso alla nascita, gli aborti e deficit comportamentali.

Un recente studio di coorte basato sul registro nazionale svedese delle nascite ha messo in evidenza l’associazione tra esposizione fetale alla somma di PFOS, PFOA, PFNA e PFHxS nell’acqua potabile e le malformazioni del sistema nervoso, le anomalie cromosomiche e del sistema urinario. Sebbene sia opportuno rafforzare i risultati e studiare in profondità i meccanismi tossicologici sottostanti, i risultati accrescono la preoccupazione per la salute prenatale e infantile.

Mi soffermo maggiormente su un’ampia rassegna sistematica che si è dedicata all’esposizione prenatale e postnatale a PFAS e il potenziale impatto sullo sviluppo cognitivo, comportamentale, linguistico, motorio e sociale del bambino.

La revisione ha incluso 61 studi condotti in Nord America, Europa e Asia tra il 2008 e il 2024. La maggior parte delle ricerche ha valutato l’esposizione prenatale tramite sangue materno o cordonale, mentre l’esposizione postnatale è stata stimata attraverso sangue infantile o latte materno. Gli strumenti di valutazione neuropsicologica comprendevano i test standardizzati classici utilizzati in età infantile.

Sullo sviluppo precoce (0-3 anni) sono emersi segnali congruenti da parte di numerosi e diversi studi: 17 studi hanno esaminato l’associazione tra esposizione prenatale e tappe evolutive nei primi anni. Il più ampio, condotto a Shanghai ha rilevato associazioni negative tra alti livelli prenatali di PFOS, PFNA, PFDeA, PFUnDA e punteggi cognitivi, linguistici e motori a 2 anni e anche le analisi di miscele hanno confermato un impatto negativo cumulativo per 9 PFAS. Uno studio canadese ha riscontrato effetti avversi di PFHpA e PFDoA sui punteggi cognitivi e socio-emotivi a 6 mesi. Uno studio tramite ASQ (questionario per lo screening dello sviluppo utilizzato per monitorare la crescita dei bambini da 2 a 60 mesi) utilizzato su tre coorti cinesi, ha evidenziato che PFOS, PFHxS e il sostituto 6:2Cl-PFESA erano associati a peggiori abilità comunicative e motorie fino ai 24 mesi di vita.

Studi sulle funzioni cognitive in età scolare (6-12 anni) hanno collezionato risultati meno univoci. Sulla possibile relazione con deficit del linguaggio e di memoria si registrano pochi studi. Anche sulle abilità motorie vengono analizzati solo 3 studi, due non hanno identificato associazioni con PFOA e PFOS mentre uno studio europeo ha identificato una relazione tra concentrazioni di PFAS in miscela e peggiore coordinazione motoria fine.

Molto articolato e complesso appare il quadro sul comportamento e le funzioni esecutive. Uno strumento di valutazione delle funzioni esecutive, il BRIEF, è stato usato in sette studi. Alcuni di questi hanno associato PFOS e PFHxS a maggiori problemi di regolazione comportamentale e meta-cognizione, mentre altri non hanno riscontrato associazioni. Studi basati sulla scala per la valutazione del comportamento adattivo, con altri strumenti e questionari per genitori e insegnanti su difficoltà comportamentali ed emotive, hanno mostrato risultati non congruenti. Un solo studio ha associato PFOA a sintomi di iperattività. Sull’ADHD, disturbo neuropsichiatrico che colpisce l’attenzione, l’impulsività, l’iperattività motoria, 11 studi hanno osservato risultati in diverse direzioni, che seppure interessanti necessitano molti approfondimenti. I risultati sull’autismo e le disabilità dello sviluppo sono considerati dagli autori limitati e incoerenti.

Interessante notare che alcune analisi delle miscele e dei fattori mitiganti hanno indicato che le combinazioni di PFAS risultano più predittive di effetti negativi rispetto ai singoli composti, e suggerito l’allattamento al seno, la dieta materna (pesce, noci) e l’educazione e stimolazione cognitiva domestica come potenziali fattori protettivi.

In generale, gli studi sugli effetti a lungo termine nel periodo adolescenziale risultano ancora scarsi e i sostituti dei PFAS sono poco studiati, nonostante la loro potenziale neurotossicità.

Infine, non si può che condividere la necessità di realizzare studi basati su campioni ben dimensionati ai fini della potenza statistica e che considerino adeguatamente i possibili fattori confondenti, in primo luogo lo status socioeconomico e la presenza di sottogruppi vulnerabili.

In sintesi, l’evidenza finora acquisita, sebbene ancora limitata, suggerisce che l’esposizione precoce a PFAS è associata a numerosi effetti avversi e gli esiti identificati sono già sufficienti a indirizzare le politiche ambientali verso la protezione dalle PFAS in generale e anche mirata alla fase precoce della vita.

Se da una parte c’è bisogno di ulteriori studi, soprattutto con disegno longitudinale e focalizzati su nuove generazioni di PFAS e su popolazioni vulnerabili, dall’altra non ci possiamo affidare unicamente agli studi ma occorre molto altro.

Occorre ben altro. Difatti, il dottor Bianchi, sembra rispondere al quesito etico: nel 2026 è concepibile, nel pieno centro abitato di Alessandria, la fabbrica Solvay ad alto rischio chimico e di catastrofe industriale? E così anche ISDE concorda con noi: “C’è da chiedersi se e quanto la sede penale sia idonea a dare giustizia e non siano necessarie anche azioni inibitorie e risarcitorie in sede civile, e una continua mobilitazione civile per bloccare ulteriori vittime e realizzare le bonifiche.”

 

Quanti Pfas sono nei soft drink dentro il tuo frigo

I Pfas, sostanze perfluoroalchiliche dette inquinanti per sempre, connesse a diverse gravi patologie, sono ormai onnipresenti nell’ambiente e nei prodotti agroalimentari di consumo quotidiano. Diversi studi e test di laboratorio le hanno rilevate anche in alcune bevande. Già nel 2023, una class action negli Stati Uniti era stata avviata dopo che nei succhi Simply Tropical Fruit Juice della Coca-Cola, in indagini indipendenti, erano stati trovati Pfas nonostante il succo fosse pubblicizzato come “naturale”.

Il test di agosto del Salvagente ha rilevato Pfas in soft drink acquistati nei supermercati italiani delle marche Sprite, Coca-Cola, Pepsi, Schweppes, Oransoda, San Benedetto allegra, Sanpellegrino, Fanta, Lurisia, Fuze tea, Estathè, Sant’Anna Tè, San Benedetto thè e San Bernardo tè.

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Cotture antiaderenti senza rischiare la salute

A più di vent’anni da quando in giro per l’Italia rischiavo querela dai produttori – diffidando l’uso delle “straordinarie” pentole antiaderenti grazie al Teflon (ptfe, pfoa, pfas, catene di atomi di carbonio fortemente legate a atomi di fluoro) – la maggior parte delle padelle oggi in commercio riporta l’indicazione “PFAS-FREE”. Ma recentemente sta avanzando una pubblicità di un rivestimento antiaderente tramite una tecnica che consiste nell’aggiungere minuscoli gruppi -CF3 (un atomo di carbonio legato a tre atomi di fluoro) alle estremità delle catene molecolari del polidimetilsilossano (PDMS), un polimero siliconico.

Il gruppo -CF3 è il più corto tra i PFAS esistenti, sarebbe con una quantità di fluoro drasticamente inferiore, e non si accumulerebbe nei tessuti umani come le sue controparti a catena lunga. Il composto tenderebbe a degradarsi in acido trifluoroacetico, una sostanza che l’organismo eliminerebbe facilmente e che presenterebbe una tossicità molto più bassa sia per gli esseri umani che per la fauna acquatica.

Stante tutti questi verbi al condizionale, stante appunto che gli esperti avvertono che anche i PFAS a catena corta come il -CF3 non possono essere dichiarati innocui, sarebbe appunto perfino azzardato considerare il -CF3 una “soluzione transitoria” al bando totale dei Pfas. I quali, corti e lunghi, scientificamente sono associati alla contaminazione ambientale e sanitaria: tumori, effetti negativi su fegato, sistema endocrino e riproduttivo, difetti congeniti già sui feti, ecc.

Dunque, è più salutare affidarsi a sistemi tradizionali ed efficaci: padelle in ceramica, acciaio inox, alluminio anodizzato, oppure materiali da forno come il Pyrex, si può utilizzare un velo d’olio distribuito con carta da cucina, oppure cuocere in umido, usando brodo, acqua o anche succo di limone. Funzionano bene anche gli ingredienti naturalmente ricchi d’acqua, come le verdure, che aiutano a creare un ambiente più umido e favorevole alla cottura.

 

Le concerie inquinano Pfas peggio della Miteni

Dal 2016 ci si interroga se l’inquinamento delle acque del fiume Fratta sia o meno causato dall’attività industriale della Sirp spa, l’azienda conciaria che ha lo stabilimento a Cologna Veneta. Ora arriva finalmente la risposta dell’Università di Padova tramite la sentenza del Consiglio di Stato: «Seppure la Sirp utilizzi nel proprio ciclo produttivo acque già contaminate (a monte) dalla falda inquinata dalla Miteni, lo scarico (a valle) delle acque emunte dal pozzo contiene Pfas che contribuiscono all’inquinamento della falda acquifera». Cioè Sirp durante il trattamento biologico aumenta addirittura l’accumulo di Pfas.

Le concerie fanno un uso considerevole di Pfas nelle loro lavorazioni. Miteni nel 2018 si difendeva accusando: “I conciatori di pelle inquinano le acque centinaia di volte più di noi”. Sono oltre 500 le industrie dell’Alto vicentino, secondo il censimento fatto dalle stesse organizzazioni di categoria, che nel ciclo lavorativo utilizzano Pfas come leganti o additivi per la concia di scarpe, vestiti, guanti e altri accessori. Forti concentrazioni di concerie sono anche in Toscana.

La soluzione è la messa al bando dei Pfas, chiudendone a monte l’unico sito produttivo in Italia: Solvay di Spinetta Marengo.

 

Spandimento di Pfas nei fanghi agricoli

In Francia, nelle Ardenne e nella Mosa, 17 comuni sono appena stati inseriti nella lista nera per inquinamento da PFAS. L’acqua del rubinetto supera fino a 27 volte lo standard normativo. A Villy, il contatore ha raggiunto il record di 2 nanogrammi per litro. Un triste record nazionale. Non si tratta di un complesso chimico, né di una zona aeroportuale. Ma di un’area rurale dove l’acqua potabile rifornisce tre Comuni. Cosa hanno in comune queste comunità, a volte distanti venti chilometri l’una dall’altra? Hanno lo spandimento di fanghi industriali, in particolare provenienti dall’ex cartiera di Stenay. Questo sito, da tempo di proprietà del gruppo Ahlstrom-Munksjö, beneficia dal 2017 di autorizzazioni prefettizie per “recuperare” i propri rifiuti attraverso lo spandimento agricolo. Almeno 2000 tonnellate di fanghi sono state quindi scaricate nei pascoli intorno a Villy.

Di fronte all’emergenza, la prefettura della Mosa ha già vietato il consumo di acqua del rubinetto in quattro comuni. Un decreto simile è previsto nelle Ardenne nei prossimi giorni. Gli amministratori cercano disperatamente di ottenere acqua potabile, a qualsiasi costo: “Pagheremo 60 euro all’anno per farci portare l’acqua dalle cisterne, non resisteremo a lungo”. E intanto, i residenti continuano ad assorbire, giorno dopo giorno, sostanze impossibili da eliminare: secondo gli scienziati, anche se l’acqua venisse sostituita domani, i PFAS rimarrebbero nell’organismo per anni: “Si tratta delle sostanze più tossiche mai create dall’uomo”. Una tossicità lenta, insidiosa e irreversibile, cancerogena.

 

I Pfas nei cantieri edilizi

Il regolamento UE – Regolamento (UE) 2019/1021 sui POP (Persistent Organic Pollutants) – vieta l’uso produttivo del PFOA, e non esistono deroghe generali per il suo impiego in edilizia. Senza un’autorizzazione specifica e motivata, tale pratica risulterebbe in contrasto con la normativa europea, con possibili conseguenze legali e ambientali rilevanti. L’utilizzo di acqua contaminata da PFOA per operazioni di miscelazione o altre fasi del lavoro nei cantieri non può essere considerato neutro dal punto di vista normativo.

Non risulta che i PFAS – PFOA o altri – siano impiegati abitualmente come acceleranti di presa nei cementi o nei calcestruzzi, ma studi segnalano la presenza di PFAS in massicci cementizi o in asfalti come possibile fonte di contaminazione ambientale.

Si tratta dunque di un nodo che richiede chiarezza immediata: non solo per garantire il rispetto delle leggi, ma anche per tutelare la salute pubblica e la qualità delle risorse idriche, già compromesse in molte aree dalla contaminazione da PFAS.

 

Pfas nella falda di Vicenza

L’acqua della prima falda di Vicenza è inquinata. Un ampio ventaglio di agenti, tra cui sei elementi Pfas (Pfoa e GenX tra gli altri), viaggia da chissà quanto tempo sottoterra. È uscito dal monitoraggio ante operam effettuato nell’area della stazione ferroviaria nell’ambito del progetto «Attraversamento Vicenza» dell’alta velocità ferroviaria. Questo e gli altri cantieri TAV devono rientrare in un percorso di bonifica.

 

Pfas nell’acqua potabile a Bassano del Grappa

A pochi giorni dalla storica sentenza sull’ex Miteni e della presenza dei Pfas in una vasta area del Veneto si torna a parlare di questi composti anche a Bassano del Grappa.

Nell’aprile di quest’anno, le associazioni locali avevano fatto analizzare a proprie spese 19 campioni di acqua potabile provenienti da Bassano, Cassola e Rosà. 191 nanogrammi di San Lazzaro, 211 della fontanella di Parco Baden Powell in Santa Croce e 158 di quartiere Firenze. In seguito, i privati hanno fatto eseguire altri campionamenti e hanno informato enti e associazioni della presenza di Pfas nelle acque potabili, ribadendo che la popolazione non era informata di questa situazione. Della faccenda sono stati informati, dall’“Osservatorio Pfas Bassano”, anche Etra e Amministrazione Comunale e sono scattate le controanalisi.

Il risultato evidenzia la presenza di Pfas nei pozzi uno e due di Santa Croce e nella fontanella del parco Baden Powell. I valori si attestano attorno ai 50 nanogrammi. Le associazioni hanno chiesto un’indagine sulle fonti di contaminazione, cioè delle aziende che usano i Pfas della Solvay, ovvero delle discariche come già avvenuto per la fuga di gas in frazione di San Michele.

 

Pfas nelle acque di scolo delle gallerie della Pedemontana Veneta

Con un esposto, il Comitato Veneto Pedemontana Alternativa (Covepa) aveva chiesto al ministero dell’Ambiente di indagare sugli scarichi d’acqua di drenaggio delle gallerie di Malo e Sant’Urbano della superstrada che attraversa le province Vicenza e Treviso. Il responso della relazione tecnico-scientifica di Ispra e Arpav è allarmante: c’è il rischio di “imminente danno ambientale” perché le acque di falda sono contaminate da Pfba, l’acido perfluoro-butanoico, un composto chimico che fa parte della famiglia dei Pfas.

Le fonti di inquinamento tuttora attive riguardano sia le acque superficiali dei torrenti Poscola e Giara-Orolo che quelle profonde da cui attingono i nuovi acquedotti delle province di Padova e Vicenza.

Nello scavo delle gallerie era stato utilizzato un accelerante di presa, contenuto nel calcestruzzo con Pfba. Era servito per realizzare la centina di sostegno della volta. Una volta demolita era stata interrata. Di qui la diffusione nel terreno e dal terreno alle acque.

C’è da aggiungere che, da un nuovo e complesso studio di impatto ambientale del ministero, i Pfba sono stati rilevati anche in altri ambiti infrastrutturali del territorio veneto, in particolare in opere gestite da Anas e realizzate dal Gruppo Sis. Inviata una segnalazione alla Procura della Repubblica di Vicenza, che sta indagando.

La Regione Veneto finora non ha inteso imporre una bonifica rivalendosi sui colpevoli di tale scempio.

 

I Comitati toscani denunciano l’inerzia sui Pfas delle istituzioni

I comitati “Acqua Bene Comune Valdarno”, “Le Vittime Podere Rota” e l’associazione “I’Bercio” hanno deciso di autofinanziarsi e commissionare ulteriori analisi indipendenti sui Pfas, effettuate da un laboratorio specializzato. Dalle verifiche, denunciano i valori elevati dei Pfas nei torrenti Ciuffenna, San Cipriano, Riofi, Caposelvi, in Arno nei pressi del depuratore di San Giovanni Valdarno e in alcuni pozzi privati vicini alla discarica, in particolare nel borro di Riofi, a ridosso della discarica di Podere Rota, dove la somma dei Pfas ha superato i 7300 nanogrammi/litro e, soprattutto, è stata registrata una concentrazione di PFOA pari a 2716 ng/l, oltre 27 volte il limite fissato dalla normativa italiana (100 ng/l).
Le associazioni criticano l’inerzia delle istituzioni locali: Regione, Arpat e l’Autorità di Bacino.

 

Le analisi a proprie spese della Rete Zero Pfas Toscana

In considerazione del fatto che la politica nazionale e le istituzioni regionali sembrano indugiare sull’effettiva presenza di PFAS nelle nostre acque e nei nostri cibi, un gruppo considerevole di Associazioni e di Comitati della Toscana coordinati dalla Rete Zero Pfas Toscana hanno deciso di far eseguire una serie di analisi, a proprie spese, da un laboratorio accreditato utilizzato anche da Greenpeace nelle sue ultime analisi condotte in Toscana. Al seguente link una mappa interattiva con i risultati delle analisi nei punti di prelievo nelle province di Arezzo, Grosseto, Prato, Pistoia, Firenze, Siena, Massa Carrara, Livorno.

Sono state campionate acque potabili, acqua superficiale generica, area mineraria, depuratori, acqua in mare, pozzo, zona industriale che nella mappa riportano simboli differenti.

I punti di prelievo nella regione sono 47, e le molecole di PFAS analizzate sono ben 58. La maggior parte delle analisi attiene solo ai PFAS, in altre sono aggiunti anche 23 metalli pesanti e alcune sono limitate a questi ultimi.
Queste sostanze sono presenti nella quasi totalità dei campioni. Per le acque superficiali sono stati analizzati due campioni delle acque del Tevere, uno in Arno e altri due in corsi superficiali minori: a sorpresa i valori più elevati sono stati trovati nel Tevere a Sansepolcro, a ridosso del confine con l’Umbria.

Prelevate anche acque superficiali vicino ai depuratori e a qualche area industriale importante e, pure in questo caso i PFAS sono presenti dappertutto, in quantità considerevoli (uso schiume antincendio?) nel Fosso Tommarello nella zona di ENI a Calenzano dove la somma di PFAS ammonta a ng/l 2775,8 e a ng/l 612,5 in un altro. Destano anche timori sia i valori trovati a Livorno allo scolmatore zona Stagno, dove la somma PFAS è di ng/l 794, sia la presenza nel torrente Nievole di PFOA, il cui utilizzo nei processi industriali è ormai vietato, dal By pass del depuratore.

È motivo di preoccupazione il fatto che a Prato e a Carrara è stata trovata una quantità di PFAS maggiore o simile sia nelle acque potabili che nelle acque superficiali, vicino agli scarichi dei depuratori: la domanda è da dove, in questi due comuni, vengono prelevate le acque per la potabilizzazione.
Alcune analisi sono state fatte anche in acque superficiali vicino a discariche e stoccaggio di rifiuti ed è proprio in alcune di queste acque che si trovano i dati più preoccupanti: sia in quelle alla discarica del Cassero (nel Pistoiese) oltre 2100 ng/l di PFAS e a Podere Rota nel comune di Terranova Bracciolini (AR), riscontrati addirittura oltre 7.300 ng/l.

 

Il Gruppo Operativo PFAS: educare alla salute, costruire cittadinanza

Il Gruppo operativo PFAS nasce nel 2018 su iniziativa del Movimento No PFAS Veneto, con l’intento di dare voce, soprattutto nelle scuole, a una delle più gravi emergenze ambientali e sanitarie della nostra regione: la contaminazione da sostanze perfluoroalchiliche (PFAS).

Fin dall’inizio l’obiettivo è stato chiaro: portare informazioni corrette ai giovani, principali vittime degli effetti di queste sostanze tossiche e, al tempo stesso, bersaglio di una comunicazione istituzionale spesso rassicurante o incompleta. Da qui la scelta di affiancare alla denuncia l’impegno educativo, costruendo un percorso capace di stimolare conoscenza, senso critico e responsabilità civile.

Il gruppo è formato da medici ISDE (Medici per l’Ambiente), geologi, docenti universitari, ex tecnici ARPAV, esperti territoriali, insegnanti ed esponenti del movimento No PFAS.

Dal 2018 a oggi il Gruppo operativo ha incontrato più di 10.000 studenti in 46 scuole tra primo e secondo grado, attraversando cinque province venete. Sono stati coinvolti anche circa 2.000 genitori e insegnanti in incontri pubblici di informazione e confronto.

Gli studenti acquisiscono conoscenze aggiornate sugli effetti dei PFAS e delle microplastiche, sviluppano coscienza critica, si sentono parte attiva della comunità. Molti percorsi si sono conclusi con campagne di sensibilizzazione interne alle scuole, attività di monitoraggio ambientale, azioni di comunicazione rivolte al territorio.

Clicca qui.

 

Prossimamente:
SPECIALE PFAS. PARTE SECONDA. Il 2026 è alle porte: snodo cruciale per i Pfas e per Solvay in Italia.

 


contenuti 27 agosto 2025

Ora si passa alla deportazione di Gaza City. Finora i bombardamenti israeliani hanno causato oltre 62.000 morti (oltre 18.400 sono bambini) e oltre 156.000 feriti. Secondo Lancet le cifre sarebbero tre volte tanto. Secondo Israele l’83% erano civili. Quasi 1,9 milioni dei 2,4 milioni di abitanti di Gaza sono già sfollati, di cui quasi un milione sono bambini. ll 98% dell’acqua non è potabile. Dei 36 ospedali, bombardati, solo 17 sono parzialmente funzionanti.

ll segretario generale dell’ONU Antonio Guterres commenta i crimini di guerra: “Proprio quando sembra che non ci siano più parole per descrivere l’inferno di Gaza, ne è stata aggiunta una nuova: carestia”.

Infatti l’Integrated Food Security Phase Classification (Ipc), un organismo sostenuto dalle Nazioni Unite responsabile del monitoraggio della sicurezza alimentare, dichiara ufficialmente che a Gaza è in corso la carestia. L’Onu – tramite le dichiarazioni del suo responsabile umanitario, Tom Fletcher – ha commentato sostenendo che la fame a Gaza è “apertamente promossa da alcuni leader israeliani come arma di guerra”.

Il rapporto spiega come la malnutrizione minacci la vita di 132mila bambini sotto i cinque anni stimando che fino a giugno del prossimo anno soffriranno di “malnutrizione acuta”. L’ente aggiunge che 41mila di questi casi soffriranno di malnutrizione “grave”, il doppio del numero stimato nella precedente valutazione dell’Ipc di maggio, esponendoli a un “rischio di morte più elevato”. Il report afferma che in un’area si verifica una carestia quando sono presenti tutte e tre le seguenti condizioni: almeno il 20% delle famiglie soffre di estrema carenza di cibo o è praticamente affamato; almeno il 30% dei bambini di età compresa tra i sei mesi e i cinque anni soffre di malnutrizione acuta o deperimento, il che significa che sono troppo magri per la loro altezza; almeno due persone, o quattro bambini sotto i cinque anni, ogni 10mila muoiono ogni giorno a causa della fame o dell’interazione tra malnutrizione e malattie.

L’ONU denuncia ma non può intervenire militarmente con i caschi blu a causa dell’ennesimo veto degli USA in Consiglio di sicurezza.

 

Un patrimonio collettivo che alimenta la militanza di generazioni

Per chi vuole rivivere e vorrà continuare a vivere l’epopea del Movimento No Tav della Valle Susa, è imperdibile questa intervista a Nicoletta Dosio https://www.carc.it/2025/08/ 21/intervista-a-nicoletta- dosio-del-movimento-no-tav/.
No Tav Valsusa è un faro per tutti i Movimenti italiani. Non è che c’è stato un periodo d’oro del Movimento No Tav e che adesso quel periodo sia in qualche modo concluso? Non è che il Movimento vada ridimensionandosi?
Nicoletta risponde anche a questa domanda che magari si pone chi non vive in Valle.

 

La coerenza di Salvini

Lo storico centro sociale “Leoncavallo” fu fondato a Milano nel 1975 in Via Leoncavallo. Da lì venne sgomberato nel 1994, anche in quel caso nel mese di agosto. Poco dopo si trasferì nell’attuale sede di Via Watteau. Ora è stato appena sgomberato dai poliziotti di Piantedosi questo “covo di nullafacenti e scansafatiche”. Millantando di esserne un meritato frequentatore, il giovane Salvini appunto 31 anni fa lo difese tra gli applausi della sinistra.
Con la coerenza che lo contraddistingue (esempio il ponte sullo stretto: ieri una cagata oggi l’ottava meraviglia) (esempio nel 1997 capolista dei “Comunisti padani”), ha esultato per lo sgombero «Afuera!» del Leoncavallo e con la stessa doppia faccia non chiede a Piantedosi analoga chiusura di Casa Pound a Roma, sede storica del movimento neofascista dopo oltre vent’anni di occupazione degli ex uffici del Ministero dell’Istruzione, con danno erariale superiore ai 4,5 milioni di euro. L’unica coerenza di Salvini è non aver mai lavorato in via sua. Cliccando sul titolo, si trova il video in cui Salvini si autodefinisce “nullafacente”. E il video in cui viene ripetutamente apostrofato “fannullone” in parlamento.

 

Genova al massimo di biossido di azoto

Il presidente di ISDE Genova, Bruno Piotti, insieme all’Eco Istituto, ha scritto all’assessora all’Ambiente Silvia Pericu (e p.c. agli assessori Robotti e Lodi) denunciando livelli preoccupanti di biossido di azoto (NO2) registrati dalle centraline ARPAL, aggravati dall’ondata di calore e dall’ingorgo di 4-5 ore del 10 agosto nell’area di Sampierdarena, San Teodoro e zona imbarchi traghetti.
Il rapporto nazionale ISDE (26 città, 17 regioni) colloca Genova, con 65 superamenti da gennaio del limite giornaliero di 50 µg/m³, tra le peggiori città in Italia insieme a Napoli, Palermo e Messina, a fronte di un massimo consentito dalla Direttiva UE 2881/2024 di 18 giorni e ben oltre la soglia OMS di 25 µg/m³.
Le associazioni chiedono al Comune di… Clicca qui.

 

Continua la vergognosa gestione autostrade anche dopo la tragedia del crollo del Morandi

La storia delle autostrade è l’emblema di come lo Stato si piega ai poteri economici, anche dopo una tragedia.
Il 14 agosto 2018 crollò il ponte Morandi: 43 morti, centinaia di sfollati, un’intera città paralizzata. Si scopre che Autostrade per l’Italia, controllata allora dai Benetton, non faceva le dovute manutenzioni, ma distribuiva miliardi di dividendi. Il governo giurò: “Revocheremo la concessione”. Invece le cose sono andate molto diversamente. Tutti i governi che si sono succeduti fino a quello attuale hanno gestito in modo vergognoso la situazione. La storia della privatizzazione e poi del riacquisto da parte dello Stato delle autostrade è incredibile. Lo scandalo dei risarcimenti… la storia del processo penale… il rito delle celebrazioni con Mattarella…
Continua Enrico Rossi cliccando qui.
Clicca anche “Genova, una storia di glorie e di crimini politici contro gli abitanti e il territorio” di Salvatore Palidda
https://effimera.org/genova- storia-glorie-crimini- politici-gli-abitanti- territorio-salvatore-palidda/

 

L’importanza del Piano Nazionale Prevenzione Vaccinale (PNPV)

Il dibattito sui vaccini non è mai sopito, al punto che è appena scoppiato un vespaio tra scienziati e politici per la nomina nel «Gruppo tecnico consultivo nazionale sulle vaccinazioni» (Nitag) di due medici (Paolo Bellavite ed Eugenio Serravalle) considerati “no vax” in quanto nel giugno 2017 avevano duramente criticato l’introduzione dell’obbligo per i vaccini dei bambini deciso dall’allora ministro della Salute, Beatrice Lorenzin, e durante la pandemia da Covid-19 avevano contestato le politiche del governo.
L’attuale titolare della Salute, Orazio Schillaci, li aveva inseriti tra i 22 esperti chiamati a supportare le strategie politiche in materia, con raccomandazioni basate su evidenze scientifiche: “Sono favorevole al confronto, nell’interesse della salute pubblica”, ma infine ha sciolto il Nitag.
Per quanto ci riguarda, premesso ovviamente che pubblicare non significa sempre condividere in tutto o in parte ciò che comunque è utile alla discussione democratica, sul tema “vaccini” abbiamo già ospitato 63 articoli e aggiungiamo anche questo intervento del dottor Della Monica (clicca qui). Dal quale ci allontana in particolare la vis polemica a delegittimare l’articolo editato dall’autorevole “Scienza Medicina Istituzioni Politica Società” SMIPS (https://www.rete- ambientalista.it/2025/07/23/ vaccini-migliora-la-copertura- globale-ma-ancora-troppi- bambini-zero-dosi/)

 

La storia della fabbrica di Spinetta Marengo raccontata in video da Lino Balza

Puntata 19, realizzata da Mattia Servettini. Clicca sul titolo.
Fine anni ’70. Il PCI riafferma la sua natura di rappresentante della classe lavoratrice. L’epopea di Unità Operaia in Montedison. L’onda rivoluzionaria del Sessantotto si infrange alla Fiat.

Puntata 20, realizzata da Mattia Servettini. Clicca sul titolo.
Primi anni ’80. Profonde divergenze tra PCI e sindacati a livello nazionale. A livello locale, affiorano momenti di acuto disaccordo, anche pubblico, fra la Sezione comunista operaia più importante della provincia e il Consiglio di Fabbrica più importante della provincia. Protagonista “Unità Operaia”, “il giornale più piccolo del mondo”.
Puntata 21 realizzata da Mattia Servettini. Clicca sul titolo.
1980. Fine della democrazia diretta. Il “funzionariato” si riprende la fabbrica.

 


contenuti 18 agosto 2025

Carne da macello

La vignetta di Biani è senza commento.

Sono usciti i dati INAIL relativi ai primi sei mesi del 2025: 495 morti sul lavoro, inclusi quelli “in itinere”. L’Osservatorio di Bologna, alla stessa data, ne ha registrati 517 solo sui luoghi di lavoro. Sommando gli uni e gli altri, come fa INAIL, si superano i 650 morti. Ma i dati ufficiali vengono spesso presentati come se fossero rappresentativi dell’intero panorama lavorativo, quando in realtà mancano all’appello intere categorie. Basti pensare agli agricoltori, esclusi dal conteggio ufficiale: solo gli schiacciati dal trattore sono già 94 quest’anno.

La politica tace. Nessun partito sembra avere il coraggio di mettere in discussione il monitoraggio parziale di un colosso economico e mediatico come INAIL. E le Commissioni parlamentari? A cosa servono se non riescono nemmeno a contestare una situazione che denuncio da 18 anni?

Carlo Soricelli
Curatore dell’Osservatorio di Bologna Morti sul Lavoro

 

La storia della fabbrica di Spinetta Marengo raccontata in video da Lino Balza

Fine anni ’70. Il PCI riafferma la sua natura di rappresentante della classe lavoratrice. L’epopea di Unità Operaia in Montedison. L’onda rivoluzionaria del Sessantotto si infrange alla Fiat. Puntata 19 realizzata da Mattia Servettini.

 

Lega Salvini e lascialo legato

“Lega Salvini e lascialo legato” è uno degli striscioni che hanno sventolato a Messina nella manifestazione organizzata dai Comitati No Ponte. Una lunga scia di persone arrivate da tutte le parti della Sicilia e della Calabria, più di 10mila persone hanno marciato per le vie del centro città, sono più del doppio delle persone in protesta l’anno scorso sempre ad agosto.

 

Il Ponte sullo Stretto che non sta in piedi

Costoso, dannoso per l’ambiente, a rischio sismico, non ha progetto esecutivo: si inizia a pagarlo senza sapere se potrà essere costruito. Tutte le magagne.
Clicca qui Gaetano Benedetto, Presidente del Centro Studi del Wwf

 

No MUOS no guerra

Il 2 agosto abbiamo indetto una manifestazione in Contrada Ulmo, con partenza dal presidio Mo MUOS e arrivo alla base militare della US Navy, preceduta la sera prima dalla proiezione del film “Valentina e i MUOStri” in Piazza Vittorio Emanuele a Niscemi. Ci teniamo a raccontare cosa è successo il giorno della manifestazione per rendere noto a tutti/e come in Contrada Ulmo si vive in uno stato di polizia. Clicca da No Muos.

 

Emergenza inquinamento atmosferico

Lettera ai sindaci del Presidente di Isde Italia, Roberto Romizi. Leggi il resto

 

Inquinamento atmosferico e cancro ai polmoni ai non-fumatori

Proponiamo una sintesi dell’interessante articolo pubblicato da Vincenzo Cordiano (Isde Vicenza) nel suo blog. L’articolo evidenzia come l’inquinamento atmosferico sia una causa significativa di cancro ai polmoni anche nei… Leggi il resto

 

Più inquinamento da qui al 2031 con l’Accordo di Programma per l’ILVA

Nel 2031 l’aria a Taranto sarà peggiore di oggi, anche se si spegnessero due altoforni su tre e ci fosse l’attivazione di due forni elettrici EAF. E la nuova AIA rende priva di valore giuridico la chiusura degli altoforni che rimetterebbero in funzione, se le condizioni di mercato fossero avverse e le risorse economiche carenti. Oggi viene raccontata una storia, quella della decarbonizzazione contenuta nell’Accordo di Programma… Clicca qui.

 

ILVA ad ogni costo

Il governo Meloni vuole perpetuare una produzione che uccide, piuttosto che una vera riconversione.
Intervista a Massimo Ruggieri, leader di “Giustizia per Taranto”. Clicca qui.

 

L’atmosfera di Alessandria avvelenata dalla Solvay

Non solo acqua ma anche atmosfera. Infatti, con l’esposto in Procura… Clicca qui.

 

Si riparla di incenerimento rifiuti in Liguria

Lettera aperta inviata a Regione Liguria e Comune di Genova circa le ventilate ipotesi relative a potenziali impianti di incenerimento nella nostra Regione. Le responsabilità delle maggioranze e delle minoranze politiche. Clicca qui.

 

Due popoli e un unico stato

La soluzione di uno Stato unico, o soluzione bioregionale, ripresa qui sotto da Moni Ovadia (forse per utopia o per provocazione), è un approccio proposto per venire a capo del conflitto israelo-palestinese. I sostenitori di questa soluzione propongono la creazione di un unico Stato che comprenda l’intero territorio di Israele/Palestina, con il riconoscimento di cittadinanza e pari diritti per tutti gli abitanti, a prescindere da etnia o religione. Sebbene questa soluzione, basata su un dato di fatto, sia ragionevole e foriera di pacificazione, essa è stata sinora ignorata nelle trattative di pace.

Di fatto, in Palestina, prima dell’immigrazione sionista dal 1947 in poi, esisteva una forma di equilibrio, convivevano arabi, ebrei, cristiani di varie fedi e persino laici ed atei. Il problema del mantenimento di questa convivenza pacifica è subentrato con la pretesa dei vertici sionisti di affermare un diritto ancestrale sulla terra palestinese, ma questa è una assunzione non corroborata da fatti reali, questo diritto di proprietà univoca è un titolo indebitamente assunto e tale acquisizione è basata su una falsa “distinzione razziale” e sulla reiterata asserzione di un diritto definito “ereditario” sul territorio palestinese.

 

Stato di Palestina, bluffa chi annuncia il riconoscimento

Alcuni leader occidentali in questi ultimi giorni si stanno affrettando a dichiarare che riconosceranno lo Stato di Palestina. Il nostro governo, verosimilmente, sarà fra gli ultimissimi, secondo un’inveterata tradizione, a temporeggiare, perché non si sa mai. Da cosa dipende questa tardiva corsa al riconoscimento virtuale di uno Stato dei palestinesi?

A mio modesto parere trattasi di puro opportunismo. Vuoi mai che l’ondata di sdegno che sta montando dal basso contro il “genocidio intenzionale” – la definizione è di Amos Goldberg, professore di storia dell’Olocausto, nel dipartimento di storia ebraica, dell’Università ebraica di Gerusalemme – perpetrato dallo Stato sionista contro il popolo palestinese travolga le loro miserabili carriere politiche.

Dietro al supposto riconoscimento si riaffacciano i consueti balbettii sui “due popoli e due Stati”. E come? Con 800mila coloni sionisti fanatici insediati in Cisgiordania e Gaza ridotta a un cumulo di macerie? E come pensano di metterla con il sionismo, un’ideologia, colonialista, razzista, genocidaria che si fonda sull’eccezionalismo e il suprematismo ebraico? Non ci sarà nessuna soluzione, né i due Stati né altro, finché il pensiero sionista dominerà l’orizzonte politico dello Stato di Israele, che per il momento è più opportuno definire Stato sionista o Stato terrorista.

Una delle opzioni disperate che si fanno strada è quella di scaricare tutta la responsabilità per la mancanza di una soluzione su Hamas, tutta colpa di Hamas. Ma come è nata Hamas, l’ha portata la cicogna? Chi l’ha voluta? Chi l’ha finanziata, armata? Ritengo che le risposte a queste domande creerebbero problemi notevoli per primi ai sionisti. E poi, in Cisgiordania Hamas non c’era.

Riconoscere lo Stato di Palestina significa riconoscerne la terra e i confini sulla base del diritto internazionale, ma i sionisti ne hanno fatto carne di porco con la piena complicità dei loro sodali a stelle e strisce ed europei che hanno garantito loro la piena impunità. Inoltre, i sionisti non hanno mai stabilito i loro confini al fine di tenersi le mani libere e fottere tutta la terra dei palestinesi con la pratica dei fatti compiuti sul territorio.

E, dulcis in fundo, chi convincerebbe 800mila coloni sionisti, privilegiati, pasciuti, armati fino ai denti, fanaticamente convinti di avere il Santo Benendetto dalla loro parte a levare le tende dalla Samaria e Giudea senza provocare una guerra civile?

Ritengo che l’unica soluzione possibile sia quella di uno Stato laico democratico per tutti gli abitanti di quella terra con gli stessi identici diritti per i suoi cittadini.

Moni Ovadia

 

Un modello economico che dovrebbe essere infranto

Il pianeta funziona grazie a più di 100 materie prime essenziali, ma 20 lo sostengono. Queste sono: litio, rame, ferro, oro, argento, alluminio, petrolio, gas naturale, carbone, terre rare, coltan, nichel, manganese, uranio, acqua dolce, fosfati, grafite e cereali essenziali come grano, mais e soia. A queste si aggiungono silicio e idrogeno verde. Tutte sono essenziali per l’energia, i trasporti, la difesa, l’alimentazione, i fertilizzanti e le infrastrutture, e tutte sono concentrate in pochi territori. Le attuali controversie geopolitiche non si spiegano più solo con le ideologie; si spiegano con questo elenco.

E questa lista non è neutrale; è una mappa del potere. Chiunque controlli queste risorse controlla il XXI secolo. Cina, Russia, Stati Uniti, Brasile, Australia, Canada, India, Sudafrica, Venezuela e Arabia Saudita rappresentano oltre il 90% della produzione o del controllo di queste materie prime chiave. L’Africa possiede oltre il 30% dei minerali strategici del pianeta, ma continua ad esportarli senza valore aggiunto e sotto controllo straniero. L’America Latina concentra litio, rame, ferro, bauxite, petrolio, oro e cereali, ma non controlla il prezzo o la catena di produzione. Clicca qui.

 

La stangata alimentare

A luglio il tasso di variazione dei prezzi dei beni alimentari, per la cura della casa e della persona – quello che viene definito in gergo il “carrello della spesa” – sale su base annua da +2,8% a +3,2% (la stima preliminare indicava +3,4%). A renderlo noto è l’Istat aggiungendo che aumentano i prezzi anche per i prodotti ad alta frequenza d’acquisto (da +2,0% a +2,3%). “Solo per mangiare aggravio spesa da +356 euro annui a famiglia” è il grido di allarme di Assoutenti, che specifica: “Gli italiani devono affrontare una stangata alimentare che, a parità di consumi, vale 6,4 miliardi di euro annui in termini di maggiore spesa per l’acquisto di cibi e bevande”.

“Tutti i prodotti alimentari di più largo consumo stanno registrando sensibili rincari: basti pensare che i prezzi della frutta fresca salgono a luglio del +8,8% su anno, pomodori +12,3%, latticini +7%, burro +16,9%, uova +7,2%, cioccolato +13,2%, caffè +23,4%, una situazione che preoccupa perché si tratta di beni primari, i cui aumenti incidono sulla capacità di spesa delle famiglie erodendo i redditi e cambiando profondamente le abitudini alimentari degli italiani”.

 

Italia con poca occupazione e malpagata

Meloni ha trionfalmente festeggiato i mille giorni del suo governo brandendo lo scettro del tasso di occupazione più alto della storia italiana. I dati diffusi dall’Istat, infatti certificano che, nella fascia d’età 15-64, nel primo trimestre del 2025 si sarebbe osservato un tasso di occupazione pari al 62,5%. Questo dato, se letto da solo, rappresenterebbe un risultato positivo, con un aumento dell’1,9% rispetto al primo trimestre del 2023 e circa 600mila occupati in più, che diventerebbero circa 870 mila se si guardasse ai dati tra l’ottobre del 2022, mese dell’insediamento, e maggio 2025. Insomma, un altro milione di occupati di berlusconiana memoria.

Anche sorvolando sulla capziosità di intestarsi tutta la crescita degli occupati sin dal giorno dell’insediamento, i dati restituiscono un’immagine del mercato del lavoro tutt’altro che rosea.

Gli occupati sono aumentati di un milione, perché questo dato si riferisce alla fascia d’età 15-89 anni e quindi risente maggiormente di quanto accaduto alle classi d’età di adulti e anziani. Appare evidente, dunque, il ruolo svolto dalle riforme pensionistiche come indirettamente confermato dall’Inps che, nell’ultimo rapporto annuale, registra un calo dei prepensionamenti in media del 25% tra il 2022 e il 2024. Anche l’aumento sbandierato dei contratti a tempo indeterminato rappresenta, in parte, un effetto ottico del mantenimento a lavoro di lavoratori anziani. Meno giovani e più anziani over 50 occupati. L’aumento degli occupati si è concentrato in settori caratterizzati da basse tutele come servizi, turismo e costruzioni, mentre il settore industriale, che in genere ha salari, produttività e qualità del lavoro maggiori, è in calo da oltre due anni, con ricorso crescente alla cassa integrazione.

A questa falsa crescita della nuova occupazione si aggiunge la stagnazione, se non addirittura la riduzione dei salari reali per il mancato recupero della recente inflazione. Clicca qui Pasquale Tridico e Davide Romaniello.

 

Costosa propaganda del governo per il nucleare

Il disegno di legge delega sul nucleare sperpera uno stanziamento complessivo di 7,5 milioni di euro nei soli anni 2025 e 2026 per finanziare campagne informative sull’energia nucleare e la sua sicurezza rivolte alla cittadinanza e azioni di comunicazione capillare nei territori che potrebbero ospitare impianti nucleari. In un contesto di risorse pubbliche limitate, si sceglie di finanziare con priorità la comunicazione di una tecnologia non disponibile nell’immediato, mentre si continua a sottovalutare il ruolo dell’efficienza energetica e delle rinnovabili.

La relazione tecnica dell’esecutivo, infatti, traccia una road map per il nucleare nella quale i primi impianti nucleari saranno operativi verso il 2035, mentre, secondo l’Agenzia internazionale per l’energia (IEA), nel 2050 il nucleare rappresenterà appena il 10% della produzione elettrica mondiale. A tutto ciò si aggiunge l’incertezza tecnologica ed economica che circonda le soluzioni nucleari di nuova generazione, in particolare i reattori modulari di piccola taglia (SMR), per i quali i costi di realizzazione e di gestione sono ancora non noti, come confermato da numerosi studi internazionali, dalle prime esperienze industriali, fino ad oggi fallimentari, e dall’assenza di SMR già operativi e non sperimentali.

 

Hiroshima e Nagasaki

Alla vigilia dell’Hiroshima day 2025 – 80esimo anniversario – nelle chat “pacifiste” stranamente (?) quasi non esistono post che ricordano i funghi sulle città giapponesi che hanno cambiato il paradigma storico del mondo, inaugurando l’era della possibile autodistruzione dell’umanità.

A testimoniare il ricordo dell’orrore di Hiroshima e Nagasaki sono rimasti meno di 100.000 “Hibakusha”: i sopravvissuti alla violenza di Little Boy e Fat Man (nomignoli che vennero attribuiti alle due bombe, la prima all’uranio e la seconda al plutonio.

Nei primi 10 anni dopo la strage, in Giappone era un tabù parlarne: il dolore era immenso e scottante e bisognava anche tenere conto dell’occupazione americana, da non infastidire con argomenti scomodi.
Nel 2024 il Nobel per la pace è stato assegnato proprio ad una organizzazione rappresentante gli Hibakusha: la Nihon Hidankyo. Questo riconoscimento è stato definito “tardivo ma fondamentale” per onorare la memoria e la resilienza di chi ha vissuto l’orrore nucleare e ha trasformato la propria esperienza in un impegno attivo per il disarmo e la pace. Il Comitato norvegese ha voluto sottolineare come gli Hibakusha abbiano contribuito a mantenere vivo il tabù nucleare, evitando l’uso di armi atomiche in guerra.

 

La Conferenza Ebraica Antisionista chiede la condanna di Israele

Una Conferenza di oltre 1.000 delegati, antisionisti ebrei e non ebrei, tenuta recentemente a Vienna, ha rivolto un fermo appello a tutti gli Stati e le comunità ad adempiere ai loro obblighi ai sensi della Convenzione sulla prevenzione e la punizione del crimine di genocidio e ad adottare tutte le misure necessarie per fermare il genocidio in corso a Gaza, comprese le sanzioni…”
Continua: https://altracalcata- altromondo.blogspot.com/2025/ 07/la-conferenza-ebraica- antisionista.html
Questo primo evento del suo genere in Europa, ha già gettato le basi per la pianificazione di una seconda conferenza nel 2026.

 

I peggiori nemici degli ebrei sono gli ebrei israeliani e i loro amici

Il 29 luglio in una stazione di servizio del Nord Italia sarebbe stata insultata una famiglia di turisti che portava la kippah, segno di appartenenza ebraico. Anche Moni Ovadia porta la kippah e corre il rischio di essere aggredito? Certo che sì. Da sempre gli ebrei hanno dovuto fare i conti con la violenza razzista. A loro tocca la sorte che tocca (in misura assai maggiore) ai migranti di origine africana o nord-africana che sono facilmente riconoscibili anche se non portano la kippah.

Il problema è che per le comunità ebraiche di tutto il mondo si sta avvicinando uno tsunami di odio e di violenza, pari all’immenso orrore che suscita il sionismo nella sua fase genocidaria. Lo Stato di Israele nacque abusivamente con uno sterminio e deportazioni di massa che la comunità internazionale non ebbe la forza e neppure la volontà di fermare, perché i sionisti promettevano di creare un luogo sicuro per gli ebrei. Gli europei, responsabili diretti o indiretti dell’Olocausto, non potevano fare obiezioni. Inghilterra e Stati Uniti videro nella formazione di quello Stato uno strumento per controllare l’area petrolifera mediorientale.

Ma oggi, col genocidio dei palestinesi in atto, appare evidente che lo Stato di Israele ha costituito fin dal suo inizio una continuazione del Terzo Reich hitleriano. Israele è certamente il luogo più pericoloso per un ebreo, oggi. Ma quel che scopriremo presto è il fatto che le politiche di questo Stato, illegale, colonialista e disumano, sono destinate a riattivare l’odio per gli ebrei in ogni zona del mondo.

 

Migliaia di giovani al Festival Alta Felicità

Anche quest’anno, lontano dalle attenzioni dei grandi media, Val Susa ha accolto migliaia di giovani nel Comune di Venaus, diventato famoso dopo le giornate di lotta e sgombero dell’8 dicembre 2005: a fine anno saranno vent’anni e sono trent’anni da quando l’opposizione alla “grande opera” è iniziata. Qui, 30 luglio 2025, le navette da una corsa all’altra continuano a sfornare centinaia di ragazzi, sotto il sole o sotto la pioggia, niente li ferma. Arrivano da tutta Italia e anche dall’estero, arrivano in auto fino a Susa, in treno, in moto e poi usano le navette gratuite per raggiungere il piccolo comune montano (900 abitanti). Arrivano con zaini, borracce, “tende a strappo”. Un’onda di tende come il grido che risuona per tutta l’area da centinaia di ragazzi che scandiscono: “Siamo tutti antifascisti”. In coda per colazioni, bagni, pastasciutte, panini, prelibatezze spadellate dai “Fornelli in lotta”. E perché no, anche polente, panini e grigliate.

Nella tre giorni di musica e incontri, parlano della loro esperienza: la voce di Gaza, lotta delle fabbriche, disabilità, nucleare, guerra alla guerra… Impossibile elencare tutti gli eventi organizzati anche dall’altro palco postazione “autogestita”. Impossibile elencare tutti i gruppi musicali, gratuiti, che hanno riempito le serate fino a tardi.

I giornali non hanno riportato un rigo su tutto quello che c’è stato di positivo. Più facile tornare a parlare di “frange” violente che non di ragazzi che hanno percorso la manifestazione ballando e cantando. Sui social è partito il dibattito sulla valle pacificata o no. E quali strumenti sia più giusto usare. Pensando di pareggiare i conti è stato dato fuoco al presidio No Tav di San Didero. E la storia continua.
Clicca qui un articolo di Chiara Sasso.

 

Sostenibilità ambientale ed equità sociale

GEA Scuola di Giustizia Ecologica e Ambientale: un’associazione nata nel 2021 per promuovere e diffondere la visione, la cultura, le proposte e le pratiche legate alla Giustizia Ecologica e Ambientale. “Collaboriamo con movimenti, realtà sociali, centri di ricerca, agenzie internazionali e intellettuali consapevoli della relazione tra sostenibilità ambientale ed equità sociale, impegnati a livello internazionale nella costruzione di una visione integrale dell’ecologia. Tra gli obiettivi, c’è l’organizzazione della Scuola Gea: un progetto formativo di interesse strategico per i giovani attivisti. Ogni anno organizziamo il Festival dell’Ecologia Integrale Relazioni inseparabili: tre giorni di alta formazione politica gratuita per giovani ecoattivisti fatto di incontri, trekking, dibattiti e vita comunitaria. Quest’anno il Festival si svolgerà a Trevignano Romano presso il campeggio “L’isola che non c’è” dal 5 al 7 settembre, relatrice internazionale Sharon Lavigne, nel 2021 “Nobel per l’Ecologia“. Clicca qui per partecipare.

 

Pacifica convivenza con le altre specie animali

Contro il Disegno di Legge annunciato dal Ministro Lollobrigida e presentato al Senato, questa nostra proposta di Legge di iniziativa popolare vuole dare rappresentanza a quella stragrande maggioranza degli italiani contraria da decenni alla caccia e tanto più alle estensioni dell’attività venatoria, all’uccisione degli animali per divertimento.
Questa nostra proposta sarà così iscritta all’esame del Parlamento assieme al Disegno di Legge voluto dal Ministro dell’Agricoltura che punta ad ottenere più caccia, sempre e ovunque, più armi, più animali uccisi, meno controlli, meno sicurezza per i cittadini e, su ognuna di queste, registreremo e faremo conoscere il voto favorevole o contrario di ogni senatore e deputato.
Questa nostra proposta è coerente con il nuovo articolo 9 della Costituzione e con l’articolo 13 del Trattato Europeo, oltre ad essere una necessità la pacifica convivenza con le altre specie animali, importanza dovuta anche a livello sociale.
L’introduzione di un divieto generale dell’attività venatoria, principio etico di grande evoluzione, accompagnato da metodi di gestione non cruenti della fauna in caso di pericolo, rappresenta un passo ulteriore verso un modello di tutela integrale degli animali selvatici e, soprattutto, di pacifica convivenza. Per saperne di più e firmare, clicca qui.

 

Revocato il “Premio Attila” a Sergio Mattarella

Il Ministero degli esteri della Russia ci ha sopravvalutato. Ha appreso che l’ultimo annuale “Premio Attila” è andato a Sergio Mattarella “Ad imperitura memoria dei nostri figli peggiori“, ma, se è vero che il Presidente della Repubblica è stato il più votato tra i nostri lettori (42mila ecopacifisti), questo non significa che il riconoscimento valga anche per la maggioranza degli italiani (che non sono ecopacifisti). Infatti, il suo indice di gradimento raggiunge il 70% (94% tra gli elettori del PD, l’80% tra AVS e Forza Italia, il 65% tra i M5S, il 50% tra Fratelli d’Italia).

C’è da dire che la figura dei nostri capi dello Stato è sempre stata (anche quando non si chiamavano Pertini) collocata su un podio più alto dei politici, c’è da dire che attualmente la classe politica italiana (e non solo) ha indici di gradimento a una cifra percentuale, c’è da dire che la maggioranza degli italiani (e non solo) neppure va a votare (e probabilmente fra essi si collocano i nostri lettori). Detto questo, il Cremlino, quando ha attaccato Mattarella inserendolo nella “lista nera dei russofobi”, non si aspettava che tutti i partiti, proprio tutti, scandalizzati ne prendessero le distanze.
Delle tre l’una. Per russofobia imperante. O perché lo considerano addirittura un russofilo in tutta la sua lunghissima carriera politica. Oppure i nostri lettori gli avevano immeritatamente conferito il Premio Attila 2024. Per rileggerlo: clicca sul titolo.
La rassegna dei “Premi Attila” dal 2004 (pagg.132) è disponibile a chi ne fa richiesta.

 


contenuti 29 luglio 2025

Che c’entra dio?

Dov’era dio (Dio, Jahvè, Allah) mentre i nazisti sterminavano sei milioni di ebrei? Meglio ancora: perché dio ha consentito tutto questo? Le risposte date sono state varie. Era Jahvè che infliggeva l’apocalittica punizione (espiazione) biblica al “popolo eletto” d’Israele?
Dov’è dio mentre è in corso il genocidio del popolo palestinese? È Jahvè, il dio degli eserciti della “Grande Israele” che sulla carta (biblica) dovrebbe includere tutta la Palestina, tutto il Libano e poi parti di Giordania, Siria ed Egitto?
Chi non crede in dio non diede la colpa del nazismo a Hitler ma al popolo tedesco, e non dà la colpa del nazismo a Netanyahu ma al popolo ebreo.

 

Sono uno studioso del genocidio, ne riconosco uno quando lo vedo

La mia conclusione inevitabile è che Israele sta commettendo un genocidio contro il popolo palestinese. Sono cresciuto in una famiglia sionista, ho vissuto la prima metà della mia vita in Israele, ho prestato servizio nell’esercito israeliano come soldato e ufficiale e ho trascorso gran parte della mia carriera studiando e scrivendo sui crimini di guerra e sull’Olocausto, quindi è stata per me una conclusione dolorosa da raggiungere, a cui ho resistito il più a lungo possibile. Ma ho tenuto corsi sul genocidio per un quarto di secolo. Quindi so riconoscere un genocidio quando lo vedo.

Questa non è solo la mia conclusione. Un numero crescente di esperti in studi sul genocidio e diritto internazionale ritiene che le azioni di Israele a Gaza si possano definire solo come genocidio. Lo sostengono Francesca Albanese, relatrice speciale delle Nazioni Unite per la Cisgiordania e Gaza, e Amnesty international. Il Sudafrica ha presentato una denuncia per genocidio contro Israele alla Corte internazionale di giustizia.

Il continuo rifiuto di questa definizione da parte di stati, organizzazioni internazionali, giuristi e accademici causerà un danno incalcolabile non solo alla popolazione di Gaza e di Israele, ma anche al sistema di diritto internazionale costruito sulla scia degli orrori dell’Olocausto, concepito per impedire che queste atrocità si ripetano. È una minaccia alle fondamenta stesse dell’ordine morale su cui tutti facciamo affidamento.

Il crimine di genocidio è stato definito nel 1948 dalle Nazioni Unite come “l’intenzione di distruggere, in tutto o in parte, un gruppo nazionale, etnico, razziale o religioso, come tale”. Nel determinare cosa costituisce un genocidio, quindi, dobbiamo sia individuare l’intenzione sia mostrare che viene messa in atto. Nel caso di Israele, questa intenzione è stata espressa in percentuale da numerosi leader e funzionari pubblici. Ma l’intenzione può anche essere dedotta dal metodo delle operazioni sul campo, e questo metodo è diventato chiaro nel maggio 2024 – e poi sempre dei più – con la distruzione sistematica della Striscia di Gaza per mano delle forze armate israeliane.
Clicca qui Omar Bartov.

 

Gaza: una generazione cancellata prima della nascita

Israele continua il genocidio biologico. Clicca qui.
(*) Tratto dal sito del Centro Palestinese per i Diritti Umani. Traduzione: La Zona Grigia.
(**) Immagini dal sito del PHCR e dell’Unicef. L’ultima immagine è quella della piccola Sabreen al-Rouh, estratta viva dal ventre della mamma in fin di vita dopo un bombardamento israeliano nell’aprile 2024, ma sopravvissuta solo 5 giorni al resto della sua famiglia.

 

Leonardo produce genocidio

A Sesto Calende, le attiviste di Palestina Libera, la campagna italiana del gruppo Palestine Action, hanno bloccato l’ingresso della Divisione Elicotteri dell’azienda Leonardo. Due si sono legate con delle catene a terra per evitare il passaggio di mezzi. Due hanno invece occupato il tetto di uno degli edifici coprendo con della vernice rossa l’insegna della Leonardo. Sono stati accesi due fumogeni rossi, insieme alla vernice, come simbolo del sangue dei Palestinesi. “Leonardo produce Genocidio”, l’insegna di circa 5 metri dell’azienda è stata modificata con vernice spray dagli attivisti che hanno raggiunto il tetto. Dopo pochi minuti sono arrivate le forze dell’ordine.

Nel rapporto pubblicato dalla relatrice speciale delle Nazioni Unite sui territori palestinesi occupati, Francesca Albanese, è emerso come la Leonardo SpA, controllata dallo stato italiano, sia una delle aziende più coinvolte nel rifornire militarmente Israele durante il genocidio del popolo palestinese, e una delle aziende che ne ha tratto più profitto, chiudendo il 2023 e 2024 con profitti record anche grazie all’aggressione a Gaza. Il Gruppo Leonardo è coinvolto nell’”economia di guerra” anche tramite le sue partecipate estere come RADA e altre, di cui detiene il controllo.

L’Italia è ancora la terza nazione per rifornimenti bellici a Israele, nonostante le accuse di genocidio della Corte Penale Internazionale e il mandato di arresto per crimini di guerra e contro l’umanità che pende su Benjamin Netanyahu, il primo ministro israeliano. Clicca qui.

 

Noi non lavoriamo per la guerra!

La nave Cosco Pisces, con un carico di acciaio destinato a Israele, era stata già bloccata da parte dei portuali greci del sindacato Enedep/Pame del Pireo. I portuali italiani hanno fatto sapere di aver appreso che la stessa nave è adesso diretta ai porti liguri di La Spezia prima, dove è previsto arrivare il 25 luglio, e successivamente a Genova, per poi continuare il suo viaggio in altri porti del Mediterraneo.

“Sulla base di queste informazioni disponibili, che oramai si poggiano su una rete di solidarietà tra portuali sempre più attivi in tutto il Mediterraneo, stiamo monitorando costantemente le possibili attività della nave” dichiarano i portuali dell’Usb.

“Al momento in cui scriviamo, non funzionano attività di scarico previste dei container incriminati né altre attività di carico di altro materiale bellico nei due porti liguri, ma seguiremo con la massima attenzione l’evoluzione delle operazioni. Nel caso la situazione dovrebbe cambiare e risultasse il coinvolgimento di portuali nelle operazioni di carico e scarico di questo materiale, USB Mare e Porti è pronto a dichiarare immediatamente sciopero rispetto queste attività, chiamando alle mobilitazioni lavoratori e cittadini che partecipano con i principi del manifesto. “Il lavoro ripudia la guerra”, preparato insieme a Ceing e sottoscritto in queste ore da molte associazioni, costituzionalisti, giuristi, avvocati ed esponenti di movimenti per la pace”.

 

Il genocidio di Gaza

Quando verrà scritta la storia del genocidio a Gaza, una delle paladine più coraggiose e schiette della giustizia e del rispetto del diritto internazionale sarà Francesca Albanese, la Relatrice Speciale delle Nazioni Unite che l’amministrazione Trump sta sanzionando. Il suo ufficio ha il compito di monitorare e denunciare le violazioni dei diritti umani commesse da Israele contro i palestinesi. Albanese, che riceve regolarmente minacce di morte e sopporta campagne diffamatorie ben orchestrate da Israele e dai suoi alleati, cerca coraggiosamente di ritenere responsabili coloro che sostengono il genocidio.
Clicca qui Chris Hedges, giornalista vincitore del Premio Pulitzer, corrispondente estero per quindici anni del New York Times.

 

90 giorni contro il genocidio di Gaza. Vedi cosa puoi fare anche tu!

La tua collaborazione è importante!
90 giorni per la pace
Aiutaci ad organizzare una marcia imponente contro il genocidio di Gaza, la guerra in Ucraina, la più folle corsa al riarmo della storia. Clicca qui.

 

Lettera sul genocidio a Gaza

Egregi colleghi,

In qualità di accademici, studiosi e professionisti di varie discipline, tra cui sanità pubblica, medicina, storia, sociologia, criminologia, ricerca sul genocidio, economia, scienze politiche, relazioni internazionali e psicologia, insieme ad attivisti e membri della società civile globale, scriviamo per esprimere la nostra profonda preoccupazione per il genocidio in corso, la crisi della sanità pubblica e la distruzione sistemica a Gaza.
Siamo allarmati dall’incapacità della comunità internazionale di rispondere adeguatamente a questa emergenza umanitaria.
Notiamo con costernazione che alcune associazioni sono rimaste in silenzio o hanno rilasciato dichiarazioni che non rispettano la responsabilità morale e professionale di fronte alle prove schiaccianti e al diffuso riconoscimento del genocidio.
Clicca qui.

 

Salvini premiato: “Sto con Israele, una realtà pacifica”

La Camera ha concesso per un’intera giornata le stanze di pregio per un convegno in cui esponenti di spicco della Lega si sono mescolati a generali, ambasciatori e lobbisti legati al governo di Netanyahu. Tra questi anche rappresentanti dell’Idsf (Israel Defense and Security Forum), il think tank israeliano di estrema destra che sostiene l’espansione delle colonie illegali e la deportazione dei palestinesi da Gaza.

Salvini non esita a stringere la mano insanguinata di Netanyahu, ritenuto responsabile di crimini di guerra. Ricevere un premio in questo contesto non è un merito, ma una vergogna. Ed è molto grave che ciò avvenga in una sala della Camera.

 

I cantieri della devastazione

In Val di Susa è in corso un’aggressione sistematica al territorio, sotto il segno del Tav e delle grandi opere inutili. A Chiomonte, San Didero, Salbertrand e ora anche a Susa, i cantieri si moltiplicano e si estendono, collegati tra loro da un disegno chiaro: trasformare l’intera valle in un enorme cantiere unico, una zona militarizzata e sacrificabile, da svendere agli interessi delle lobby politico-imprenditoriali.

Nell’ultimo anno ad essere sotto attacco è la piana di Susa con il progetto del deposito di smarino a Traduerivi, nell’area dell’ex pista di guida sicura: una nuova ferita in un territorio già martoriato, dove si dovrebbero riversare milioni di metri cubi di materiale di scavo proveniente dal tunnel di base (ancora lontano dall’essere scavato). A nulla servono le rassicurazioni di Telt e delle istituzioni: lo smarino è un rifiuto altamente pericoloso, con rischi ambientali e per la salute ampiamente e volutamente sottovalutati pfas e amianto.

La valle ha già iniziato a fare i conti con centinaia di camion al giorno, e l’impatto di numerosi altri carichi di questo materiale che percorreranno le strade della Valsusa aumentando traffico, rumore, inquinamento dell’aria e polveri sottili, sarà devastante. Il passaggio continuo dei mezzi pesanti non solo causerà gravi disagi alla vita quotidiana delle comunità locali, ma aggraverà le condizioni ambientali e sanitarie di un territorio già profondamente stressato.

Intanto, anche a Caprie si ipotizza la riapertura della cava con funzionalità di deposito di smarino. È evidente: non si tratta di cantieri separati, ma di un’unica, grande metastasi, che viene frammentata per renderla più digeribile, meno contestabile. Un’opera che avanza a pezzi, con l’obiettivo di normalizzare la devastazione che crea.

In questo quadro, la Val di Susa è diventata una zona di sacrificio, dove le esigenze del profitto vengono prima della salute e dell’ambiente. Dove si militarizza la vita quotidiana, si recintano le terre, si cementifica ovunque, si ignora la volontà popolare. Vogliono fare della Valle un deserto e hanno ancora il coraggio di chiamarlo progresso sostenibile.

Emblematico è il caso dell’autoporto di San Didero, un’infrastruttura pensata per far transitare camion e merci su gomma, in totale contraddizione con la retorica di Telt che promette di “spostare le merci su rotaia”. Il Tav non è un’alternativa ecologica: è parte integrante del sistema logistico e di guerra che incentiva il trasporto stradale e l’inquinamento, mentre distrugge suolo agricolo e paesaggio, con il chiaro obiettivo di creare corridoi con funzioni civili e militari che niente hanno a che fare con lo sviluppo di un territorio.

 

C’eravamo, ci siamo e ci saremo

Diecimila No Tav hanno marciato sabato 26 luglio 2025, in Valle di Susa, contro l’Alta velocità Torino-Lione. Il corteo è partito dal Festival Alta Felicità, organizzato ogni anno, a fine luglio presso lo storico presidio di Venaus, dal movimento che da oltre trent’anni si batte contro la grande opera inutile e dannosa i cui cantieri aumentano di numero, devastando sempre più la Valle e le sue montagne.

La marcia, aperta dallo striscione “C’eravamo, ci siamo e ci saremo”, si è divisa in diversi spezzoni raggiungendo i cantieri (attivi o futuri) del Tav a Giaglione, nella frazione Traduerivi di Susa e a San Didero. Diverse le azioni dirette partite dalla marcia, tra cui le battiture, il taglio delle reti, il blocco dell’autostrada Torino-Bardonecchia e l’invasione del nuovo cantiere di Traduerivi, frazione di Susa. Qui è stato aperto uno striscione con la scritta “Salviamo insieme la piana di Susa!”.

 

La lotta dei cittadini contro Solvay e il silenzio delle istituzioni

“Giornalista, scrittore, attivista, presidente del Movimento di Lotta per la Salute G. Maccacaro e direttore di Rete Ambientalista, Lino Balza è un volto storico della lotta contro la devastazione ambientale e sanitaria causata dalle attività della Solvay di Spinetta Marengo, in provincia di Alessandria. Le sue denunce contro l’azienda, iniziate dopo trent’anni di lavoro dipendente nell’azienda, gli sono costate ritorsioni quali cassa integrazione, trasferimenti, mobbing, demansionamento e licenziamento, oltre che una decisione di causa, tutte vinte.

Al momento, Balza si sta battendo strenuamente contro la richiesta di patteggiamento di Solvay per la causa relativa al disastro eco-sanitario dello stabilimento di Spinetta Marengo, che permetterebbe all’azienda di chiudere il procedimento in anticipo senza dibattimento in cambio del pagamento di una somma in denaro…”
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Luci e ombre al processo Pfas

“… Stiamo parlando di queste patologie mortali. Non stiamo mica parlando di 15mila euro per danni per la perdita di valore degli immobili. 15mila euro per le Vittime: non è Giustizia! Ci si avvicinerà ad essa se le 200 persone, ma anche le migliaia non coinvolte nel processo penale concluso, chiederanno i danni per le patologie da ciascuna subìte…”
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L’atmosfera di Alessandria avvelenata dalla Solvay

Non solo acqua ma anche atmosfera. Infatti, con l’esposto in Procura del 7 aprile 2023 via PEC, ribadiamo l’esigenza di intervenire per le emissioni inquinanti in atmosfera: “Come conosciuto nei monitoraggi, dalle 72 ciminiere dello stabilimento e dai 15.000 punti di perdite incontrollate fuoriescono sostanze inquinanti tossiche e cancerogene (PFAS: PFOA, ADV, C6O4, Acido Fluoridrico, Acido Cloridrico,NH3, Alcoli, Anidride fosforica (P2O5), Composti Iodurati (C4F8I2), Zn, Idrossido di Potassio(KOH), NOx, CO2, SOx, Polveri, composti fluorurati (C2F4, C3F6,C4F8): 107 Kg/giorno 40 t/anno, ecc. In questo cocktail, appunto, il PFOA, l’ADV e il brevettato cc6o4
Su importanti documenti: Pubblicazione scientifica 2022 di Arpa e Università di Torino, Studio 2023 ARPA Deposimetri a Spinetta Marengo, nonché l’autorevole commento di Claudio Lombardi, già assessore Ambiente del Comune di Alessandria.
“Le misurazioni della ricaduta dei PFAS sul terreno di Spinetta Marengo sono state effettuate in via Genova nei pressi dello stabilimento Solvay ma i risultati ottenuti potrebbero essere qualitativamente validi per un’area ben più ampia a causa del trasporto aereo. Come media delle due campagne di analisi del 2019 e 2020 per ogni metro quadro ricadono ogni giorno sulla terra 3840 (nanogr/m2gg) della somma di PFAS prodotti in Solvay (cC6O4 + ADV). Nelle aree non interessate da insediamenti produttivi di tali sostanze (aree bianche) la somma di PFAS è inferiore a 91(nanogr/m2gg). I risultati delle analisi sono estremamente allarmanti: i PFAS nell’aria di Spinetta sono di ben 42 volte superiori a valori ammissibili!

“Da tempo il Comitato Stop Solvay e Il Movimento di lotta per la salute Maccacaro formulano la tesi che le patologie, le morti certificate dalle indagini sulla salute degli abitanti della Fraschetta in quantità assai superiore ad Alessandria e al resto del Piemonte siano causate dall’inquinamento dell’aria, oltre che dell’acqua”.

Insomma, su Spinetta, dal cielo 5 microgrammi ogni giorno di Pfas per ogni metro quadrato, nell’acqua 52 microgrammi per litro di C6O4.

La Regione Piemonte non si è mai sprecata in monitoraggi sanitari e ambientali. Tant’è che la Regione aveva ignorato già nel 2009 la nostra allarmata richiesta di controlli ematici di massa. Neppure si è mossa nel 2022 dopo l’indagine dell’Università di Liegi.

Neppure di fronte ai rari ma preoccupanti monitoraggi di Pfas nelle matrici aria e acqua: ad esempio quello compiuto da Arpa e Università di Torino (Ilaria Marchisio, Tiziana Schilirò, Simona Possamai, Nicola Santamaria) che denuncia: “nelle matrici ambientali è stata riscontrata la presenza di molecole non ancora normate”, ovvero coperte da segreto industriale Solvay. Nelle tabelle, i dati dell’inquinamento da PFAS del corpo idrico nel 2019 e 2020 evidenziano che nell’acqua del Bormida il PFOA (ufficialmente dismesso nel 2013) supera gli standard di legge, fino a 0.21 µg/l microgrammi litro. Il dato più eclatante è che tra i Pfas le concentrazioni maggiori, addirittura 52.5 µg/l, sono del cC6O4: un Pfas prodotto ed utilizzato in Italia esclusivamente nel polo chimico di Spinetta Marengo, e perfino riscontrato un monte del fiume. Al punto che i ricercatori sono costretti ad esclamare: “Alla luce di questi dati, è quanto mai opportuno che vengano studiati gli effetti cancerogeni del cC6O4 sull’ecosistema e sulla salute umana soprattutto”. In primo luogo sarebbe necessario intensificare la frequenza dei monitoraggi per misurare durante i diversi episodi di versamento una sostanza così solubile in acqua e facilmente trasportabile.

Per quanto riguarda la matrice aria, ad oggi il metodo di campionamento dell’aria che risulta più facilmente attuabile è quello relativo alle deposizioni ambientali. Le analisi dei campioni prelevati evidenziano la presenza sia di PFOA che di cC6O4 e ADV. In particolare le ultime due sono sostanze caratterizzanti del polo chimico di Spinetta Marengo in quanto prodotte e utilizzate esclusivamente in loco. Il dato più preoccupante risulta quello relativo al cC6O4, riscontrato con valori di circa 5 µg/m2 gg (5 microgrammi ogni giorno per ogni metro quadrato), se ci confrontiamo con uno studio realizzato nel nord della Germania: ad Alessandria per il cC6O4 si hanno valori con ordine di grandezza di mille volte superiori a quelli tedeschi. Al punto che i ricercatori tornano ad ammonire: “Considerando le nozioni in nostro possesso circa la sua tossicità da inalazione, sarebbe assai opportuno un approfondimento su tale tematica”. Di grande rilievo è l’annotazione che “la maggior parte dei PFAS si distribuisce principalmente nella fase gassosa e non nel particolato, quindi avendo avuto la possibilità di campionare esclusivamente il particolato con i filtri in fibra di quarzo, sono andate perse gran parte delle concentrazioni realmente presenti nell’aria, concentrazioni assai importanti”.

L’ARPA: “I Pfas C6O4 e ADV in atmosfera ricadono sul Spinetta Marengo”. Arrivano dai camini, dal risollevamento della terra vicino allo stabilimento, dalle discariche. Va da sé che C6O4 e ADV sono respirati dagli abitanti disciolti nella nebbia, nella pioggia, nel pulviscolo atmosferico, nelle famigerate polveri sottili. D’altronde, il Consiglio nazionale delle ricerche (CNR) aveva evidenziato la presenza di Pfas nelle uova degli uccelli. Il sindaco Giorgio Abonante lo sa ma fa finta di niente. E la Procura? chiediamo nell’esposto.

 

ILVA. Il trionfalismo del governo su una fabbrica in coma

Il ministro delle Imprese e del Made in Italy, Adolfo Urso, durante il congresso della CISL, ha annunciato con sollievo il rilascio dell’AIA – Autorizzazione Integrata Ambientale – per lo stabilimento Ilva di Taranto.
«La siderurgia italiana è salva. L’industria italiana può ancora avere il suo acciaio», ha dichiarato Urso.
Ma la realtà è un’altra: sotto la patina di ottimismo, lo stabilimento gestito da Acciaierie d’Italia è un gigante dai piedi d’argilla, con impianti logori, una situazione finanziaria drammatica e nessun vero acquirente all’orizzonte. Clicca qui.

 

Vaccini: “Migliora la copertura globale, ma ancora troppi bambini ‘zero dosi’”

Ogni bambino escluso da un vaccino è una vita a rischio. E sono ancora troppi. Nel 2024, oltre 14 milioni di bimbi nel mondo non hanno nemmeno una dose di vaccino. Sono i cosiddetti “zero dosi”, i più vulnerabili, spesso invisibili alle statistiche ufficiali e ai sistemi sanitari. Lo rivela l’ultimo rapporto congiunto dell’Organizzazione Mondiale della Sanità (Oms) e dell’Unicef, che fotografa un mondo in cui le coperture vaccinali migliorano, ma con lentezza e disuguaglianze profonde. Se da un lato, infatti, aumentano le vaccinazioni infantili e cresce la percentuale di copertura per morbillo, Hpv e difterite-tetano-pertosse, dall’altro persistono barriere strutturali, economiche e culturali che lasciano milioni di bambini senza protezione. E mentre i Paesi a basso reddito recuperano terreno, preoccupano i segnali di flessione nei Paesi più ricchi.

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COVID: i tristi primati dell’Italia

Il saggio Covid-19 Modello Italia (di Marina Manera, edizioni V-piccola biblioteca della Torre, pag 224, euro 15) ripercorre i tristi primati italiani che nel biennio 2020-2021 hanno fatto dello Stivale un modello negativo nel mondo, da tutti i punti di vista: gestione pandemica, risultati sanitari, ripercussioni economiche, impatto psico-sociale. Con strascichi numerosi e dolorosi.
Anche chi all’epoca si era mantenuto lucido può aver dimenticato nel tempo tanti dettagli di quello sfoggio di «autoritarismo alla cinese ma con efficienza “all’italiana”», un misto di «tragedia e farsa» nel quale le disposizioni più repressive d’Europa che si pretendevano prevenzione e cura sono «andate a schiantarsi trascinandoci all’ultimo posto della classifica europea per decessi».
Il saggio è certo destinato a risultare troppo indigesto a chi ha accettato la manipolazione e dunque non ammetterà mai di essere stato vinto dall’inganno
, ma la storia va ricordata: troppe volte, per dirla con Gramsci, «è maestra ma non ha allievi».
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I numeri che spiegano l’emergenza del Servizio Sanitario Nazionale

Uno dei problemi più acuti che è rappresentato dalle liste di attesa per esami diagnostici e interventi chirurgici è strettamente interconnesso con la carenza di personale sanitario, medici specialisti, infermieri e…
Leggi tutto “Medici e infermieri: ecco i numeri che spiegano la grande emergenza del Ssn, la politica ora batte un colpo.”

 

Non venite in Liguria, se non siete ricchi

Portofino, il Comune più ricco d’Italia, vieta l’elemosina. Le ordinanze in Liguria, da Santa Margherita a Camogli. Clicca qui.

 


contenuti 10 luglio 2025

Luci e ombre nel processo Pfas di Vicenza

Sta facendo il giro del mondo. Certo la sentenza Pfas di Vicenza per l’avvelenamento delle acque è storica perché è la prima che condanna per dolo, cioè con pene pesanti, ma occorre guardarla innanzitutto sul versante delle azioni risarcitorie a favore delle Vittime.
Potenzialmente, potrebbero essere 350mila nel Veneto le persone fisiche presenti come parti civili nel processo, in quanto danneggiate in varia misura dai Pfas delle aziende ex Miteni. Invece, delle 338 “parti offese” indennizzate, sono ben 138 quelle istituzionali (enti, associazioni) ma appena 200 sono le persone fisiche: “Mamme no Pfas” e altri cittadini che a partire dal 2017 hanno scoperto che il loro sangue e quello dei loro figli erano avvelenati da concentrazioni preoccupanti di Pfas. Per ognuno dei 200, la Corte ha stabilito indiscriminatamente un risarcimento forfettario di 15mila euro.

Ebbene, premesso che la salute non è mai riparabile, però diciamolo apertamente, sono addirittura irrisorie 15mila euro per le Vittime, colpite dagli effetti cancerogeni e dalle conseguenze ormonali e metaboliche (processi correlati allo sviluppo ovarico, alla produzione di estrogeni, all’ovulazione e al funzionamento fisiologico del sistema riproduttivo femminile, effetti sulla fertilità e sullo sviluppo fetale, aumento di vari tipi di cancro, tra cui leucemia, cancro al seno, tiroide e pancreas, crescita significativa della mortalità di individui affetti da neoplasie maligne dei tessuti linfatici ed ematopoietici, come milza, fegato e midollo osseo, indebolimento del sistema immunitario e della risposta alle vaccinazioni soprattutto dei bambini, sviluppo di malattie sistemiche, come il danno epatico e le malattie cardiovascolari, tra cui l’aterosclerosi e gli eventi tromboembolici.

Stiamo parlando di queste patologie mortali. Non stiamo mica parlando di 15mila euro per danni per la perdita di valore degli immobili. 15mila euro per le Vittime: non è Giustizia! Ci si avvicinerà ad essa se le 200 persone, ma anche le migliaia non coinvolte nel processo penale concluso, chiederanno i danni per le patologie da ciascuna subìte.

Ma questi danni devono chiederli per altra via che non sia quella penale, perché nel processo penale il reato contestato è di natura prettamente ambientale: l’avvelenamento delle acque e il disastro ambientale. Il penale è bengodi per gli avvocati, non per le Vittime. Il penale non risarcisce i danni per la salute, nemmeno un briciolo di dignità.

Per risarcire i danni alla salute, la via obbligata è quella dei processi in sede civile : con azione legale individuale, oppure unendosi con azione legale collettiva (class action), tramite associazioni di cittadini ovvero organizzazioni, riducendo così notevolmente i costi legali ai rari avvocati (e medici legali) disponibili a parcelle meno appetitose di quelle in sedi penali.

Dunque, chiunque ritenga di aver subito danni reali a causa dell’inquinamento da PFAS (cioè problemi di salute ma perfino perdita di valore degli immobili, ecc.) può intentare una causa civile contro i responsabili dell’inquinamento, a partire dalle aziende che hanno prodotto o utilizzato le sostanze PFAS. Il diritto vale innanzitutto per le popolazioni che hanno “ospitato” in passato l’industria produttiva, come la Miteni di Trissino, ovvero per quelle che tuttora la fabbrica ce l’hanno in casa, come la Solvay di Spinetta Marengo.

A maggior ragione, questo diritto ad un risarcimento non lesivo della dignità ce l’hanno i principali esposti ai veleni, le Vittime dirette: i lavoratori di queste fabbriche. Per paradosso, anzi assurdo, i lavoratori della Miteni non hanno ricevuto dalla sentenza di Vicenza nessun risarcimento. Neppure i 53 costituitisi parti civili l’hanno preso, nemmeno l’elemosina dei 15mila euro (per la motivazione, appunto, che la natura del reato contestato è… solo di natura ambientale, non professionale).

Dunque, l’unica sentenza – anch’essa storica – che risarcisce i lavoratori resta quella di un altro tribunale di Vicenza, che in sede civile ha risarcito la morte per tumore di un operaio della Miteni, per la prima volta riconoscendo in Italia la malattia professionale da Pfas. Però, con questa sentenza non è stata condannata al risarcimento l’azienda ma un Ente terzo in causa: l’INAIL.

È clamoroso, anzi scandaloso, che ad Alessandria i sindacati a loro volta non abbiano mai avviato causa di riconoscimento di malattie professionali contro il colosso chimico di Spinetta Marengo. In particolare, la polemica è stata anche trasmessa con lettera aperta al segretario generale della CGIL, Maurizio Landini.

 

Ci vorrebbe un secolo per ripulire la falda più inquinata d’Italia

Non merita ulteriore commento l’indecenza delle attribuzioni di vittoria e delle autoassoluzioni di politici e amministratori… all’unanimità. Invece, la sentenza Pfas di Vicenza va a pieno ed esclusivo merito della popolazione che si è mobilitata.

Detto questo, la sentenza per quanto tardiva (e col cappio degli appelli) assume comunque valenza storica perché è la prima che condanna per dolo (pene fino a 17 anni di reclusione per i manager), cioè considera sul serio l’inquinamento come reato: cosciente e voluto. Storica benché insufficiente per fare giustizia. La Giustizia non si realizza certo con i 50mila euro per organizzazioni ambientaliste o con i 25mila per i sindacati Cgil e Cisl. Mentre sarebbe fondamentale se assicurasse i massimi risarcimenti alle Vittime, le quali invece – in poche centinaia su centinaia di migliaia – sono state indennizzate con irrisori 15mila euro.

L’altro aspetto nevralgico è la bonifica. “Chi inquina paga” è uno slogan ingannevole, soprattutto perché ambiente e salute non sono riparabili. E poi, quando mai è successo che chi ha inquinato ha pagato la bonifica! Codesta è miliardaria. Chi la paga? Chi, come e quando la realizza? Gli inquinatori? La Miteni che è fallita? Gli stranieri lontano dal Giappone? Il ministero dell’Ambiente al quale è stato riconosciuto un indennizzo da 58 milioni? La Regione Veneto con i 6 milioni di euro di indennizzi? Con gli 844mila euro di indennizzo all’Agenzia regionale per l’ambiente del Veneto (Arpav)? Con i 151mila la Provincia e con gli 80mila euro ciascuno per i trenta Comuni della zona rossa?

La Regione Veneto ha già speso 2,8 milioni in filtri e nuove reti acquedottistiche e 3,5 milioni per finanziare Arpav. Mai finiti i monitoraggi ambientali. A cui si aggiungono i costi elevati dei monitoraggi sanitari per 350mila residenti, del dosaggio dei Pfas nel sangue, delle patologie di preeclampsia in gravidanza oltre che malformazioni alla nascita, cancro del rene, del testicolo e della tiroide, malattie muscolari, colesterolo, funzionalità epatica, eccetera. A tacere i costi per le cure.

Secondo l’Arpav, ci vorrà un secolo per ripulire del tutto la falda più inquinata d’Italia. Le altre 16 Regioni già individuate da CNR (Consiglio Nazionale delle Ricerche) e ISPRA (Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale) sono Piemonte, Emilia Romagna, Lombardia, Toscana, Lazio, Campania, Friuli, Basilicata, Liguria, Umbria, Abruzzo, Puglia, Sardegna, Molise e Calabria.

Per sapere di più sulla storica sentenza del processo di Vicenza:
https://lavialibera.it/it-schede-2334miteni_pesanti_condanne_agli_
ex_manager_per_l_inquinamento_da_pfas_nel_vicentino

 

La storica sentenza come punto di partenza

Dopo le sentenze storiche di Vicenza, in penale e in civile, un mucchio di persone e di enti si sono appiccicate medagliette di pionieri della lotta contro i Pfas. Perfino alcune istituzioni pubbliche, che semmai avrebbero meritato nei decenni anch’esse un banco degli imputati, si sono autoassolte addirittura in veste di primazia politica e sanitaria. I meriti della vittoria vanno, invece, esclusivamente attribuiti alle lotte popolari dopo il 2017, con le “Mamme No Pfas” in testa. In questo ambito merita il riconoscimento che viene assegnato al dottor Vincenzo Cordiano in questo servizio del Corriere della Sera, clicca qui.
Nell’intervista, Cordiano rivendica giustamente di essere stato il primo in Veneto a lanciare l’allarme Pfas per la Miteni di Trissino nel 2013. Possiamo confermarlo perché all’epoca chiese informazioni a Lino Balza, noto per essersene occupato già dagli anni ’80 con le denunce dell’inquinamento Pfas in Bormida e Po, tant’è che lo mise anche in contatto (segreto) con tecnici della Solvay di Spinetta Marengo.
Vincenzo Cordiano giustamente accusa come non fu ascoltato dai politici e nemmeno dai suoi colleghi medici veneti, anzi fu sottoposto dai superiori a provvedimento disciplinare “per avere danneggiato l’immagine dell’azienda sanitaria Usl5”. Ovviamente fu censurato sul lavoro e bloccato come carriera. Il fatto non stupì, essendo già balzato all’onore delle cronache Lino Balza per anni oggetto di massicce rappresaglie del colosso chimico di Spinetta, licenziamento compreso, tutte respinte con vittoria nei tribunali però, mentre gli amministratori pubblici piemontesi trattenevano le code tra le gambe.

Nell’intervista, Cordiano mette principalmente in rilievo che la storica sentenza di dolo del Tribunale di Vicenza deve essere – in Veneto – considerata non un punto di arrivo bensì di partenza, perché dovranno essere assolutamente perseguite le indagini ambientali ed epidemiologiche mancanti, soprattutto per riconoscere i danni alle Vittime e dunque i legittimi risarcimenti.

 

Giova ripeterlo: le Vittime non ottengono giustizia
nei tribunali penali

Tanto meno ad Alessandria la previsione di Giustizia è azzardata. Ripetiamolo chiaro e tondo clicca di nuovo qui: https://www.rete-ambientalista.it/2025/06/27/scandalizza-i-comitati-e-le-vittime-il-processo-solvay-di-alessandria/ e qui http://www.civg.it/index.php?option=com_content&view=article&id=3077:le-vittime-non-ottengono-giustizia-nei-tribunali-penali&catid=2:non-categorizzato.

Alessandria non è la sede penale per ottenere Giustizia, possibile solo con azioni inibitorie e risarcitorie. Qui, più che altrove, le Vittime rischiano di diventare Vittime una seconda volta. Si consuma drammaticamente il “delitto perfetto”…

 

In più, la partita dei Pfas va ben oltre la sentenza di Vicenza

L’intera partita si giocherà in campo internazionale, all’ombra militare di Trump. Senza eccedere in trionfalismi, come si sta facendo, nondimeno la storica “sentenza Miteni” del tribunale di Vicenza, al di là dell’esito giudiziario ancora provvisorio, ha acceso ulteriormente i riflettori sui Pfas: in particolare sulla necessaria fermata nell’unico stabilimento che li produce in Italia, Solvay a Spinetta Marengo, e sul relativo assai controverso processo (bis) di Alessandria.

Nell’immediato, indubbiamente la sentenza sta plasmando in Veneto nuove decisioni e nuovi indirizzi in materia ambientale. In questo scenario, a Schio l’assemblea dei soci di “Alto vicentino ambiente (Ava)”, che si occupa del ciclo integrato dei rifiuti del comprensorio, ha approvato una delibera in cui si annuncia che, qualora si dovesse potenziare ed ampliare l’inceneritore di Ca’ Capretta, non sarà consentito trattare fanghi di depurazione, che tipicamente contengono Pfas.

La gravità della minaccia degli impatti sanitari dei Pfas si è riflessa, quasi in contemporanea, sulla vicenda dell’inceneritore che Eni Rewind aveva in animo di realizzare a Fusina, alla periferia di Venezia, bloccato finalmente dopo anni di lotte dal Comitato tecnico della Regione Veneto proprio per la possibilità che i fanghi da bruciare potrebbero contenere i Pfas.

Insomma, in un contesto così tratteggiato, i Pfas «finiscono per essere il filo conduttore» che lega i destini di Trissino, di Vicenza, di Venezia, di Schio, di Padova, di Verona, di Legnago e di Loreo. Si tratta di Comuni nei quali o c’è un impianto di trattamento o è prevista la realizzazione di un inceneritore o il potenziamento di una linea di incenerimento, oppure è in previsione la realizzazione di un impianto ad hoc, vuoi di trattamento, vuoi di essiccazione. Si è aperto un nuovo approccio nella gestione dei rifiuti e dei fanghi contaminati da PFAS, in particolare rispetto ai rischi per la salute derivanti dalla combustione incompleta dei PFAS.

A maggior ragione dopo la sentenza di Vicenza, i Comitati e le Associazioni chiedono la messa al bando in Italia dei Pfas per legge. Il che però implica la sorte dello stabilimento di Spinetta Marengo, ovvero degli interessi economici, militari e geopolitici in gioco, che sono tanto radicati e ramificati da rendere l’intera partita un vero e proprio rebus non solo nazionale. Clicca https://economiacircolare.com/pfas-industria-bellica/ i “forever Chemicals indispensabili nel mercato della guerra”.

Lo scenario internazionale, infatti, si fa più torbido, e dentro vi nuota Solvay in Italia. Negli Usa, l’Epa, l’agenzia governativa per la protezione dell’ambiente, sembra fare marcia indietro nella lotta agli “inquinanti eterni”. Le misure portate avanti da Joe Biden erano state pianificate durante il primo mandato di Donald Trump, che anche in questo caso rinnega sé stesso. L’Epa ha prorogato l’entrata in vigore dei limiti per la presenza di queste sostanze chimiche nell’acqua potabile e ha cancellato oltre 15 milioni di dollari destinati alla ricerca. La soglia di 4 nanogrammi per litro, tecnicamente zero, stabilita dalla legge Usa passata sotto Biden, dovrà essere rispettata solo dal 2031.

 

Un altro dei tanti rinvii Pfas della Regione Piemonte

Onde favorire la Solvay di Spinetta Marengo, unico stabilimento che produce “inquinanti eterni” in Italia, la Regione Piemonte, nel porre dei massimi di concentrazioni di Pfas nelle acque, aveva stabilito che limiti aggiuntivi per le sostanze pericolose sarebbero dovute entrare in vigore quest’anno. Invece la Regione ha rimandato di tre anni «per permettere agli impianti di depurazione di adeguarsi». In questo periodo, il provvedimento, tramite un ennesimo “Osservatorio”, consentirebbe agli enti locali, ai gestori e ai consorzi di riavviare il percorso di studio e approfondimento, anche per avviare soluzioni concrete e affrontare in modo sistemico il tema del trattamento dei rifiuti, in primis del percolato.

Questa proroga regionale dell’entrata in vigore dei limiti Pfas si scontra con il pieno disaccordo degli ecologisti: “Si è partiti con il limitare i Pfas nello smaltimento, ma per risolvere il problema bisogna impedirne la produzione e l’utilizzo. Il problema in Piemonte è gigantesco. Non si può non guardare l’elefante nella stanza: lo stabilimento di Spinetta Marengo”.

 

Fantascienza: i batteri che mangiano i Pfas

Quand’anche lo stop di produzione e utilizzo dei Pfas fosse decretato oggi, i “forever chemicals” rimarrebbero indistruttibili negli ambienti e nei corpi umani (impiegano migliaia di anni per decomposirsi) provocando gravi patologie come una ridotta fertilità, ritardi nello sviluppo infantile e rischi maggiori di tumori e malattie cardiovascolari, eccetera. Per affrontare quel tragico futuro, gli scienziati stanno studiando batteri che sono in grado di fagocitare ed eliminare i Pfas. Ma questo ora è neppure immaginabile contro i Pfas insediatisi nel sangue e negli organi umani tramite inalazione e ingestione.

Un flebile spiraglio proviene da uno studio su animali di Ricercatori dell’Università di Cambridge che sono riusciti a identificare specie batteriche presenti naturalmente nel nostro intestino e in grado di assorbire diverse molecole di Pfas. Per testare questa loro abilità, il team le ha introdotte nell’intestino di alcuni topi per rendere il loro microbioma più simile al nostro. Dalle successive analisi è emerso che 9 ceppi di batteri hanno rapidamente accumulato i Pfas ingeriti dai roditori, che li hanno poi eliminati attraverso le feci. Come una sorta di spugna, infatti, i batteri li hanno assorbiti tra il 25% e il 74%, conservandoli al loro interno, in quello che in gergo tecnico viene definito come bioaccumulo.

Più batterie ingoi, più Pfas elimini? Non è più salutare eliminare i Pfas a monte: in produzione e uso per padelle antiaderenti, cosmetici, indumenti impermeabili e imballaggi alimentari, eccetera?

 

Il nucleare: falsa promessa energetica del governo

In questo momento storico, il ritorno al nucleare viene promosso dal governo come inevitabile, efficiente e moderno: il “nucleare di nuova generazione” (in particolare gli Small Modular Reactors – SMR) una tecnologia che sarà pronta tra il 2035 e il 2045, con investimenti di miliardi, costi incerti, tempi lunghissimi, insomma incapace di contribuire nel cruciale periodo della crisi climatica e geopolitica.

“Invece” ribadisce Giovanni Ghirga, medico di ISDE ITALIA, “per questi strettissimi tempi climatici, esistono già soluzioni concrete, scalabili, mature: energie rinnovabili come il solare e l’eolico, ormai ampiamente competitive sul piano economico e rapidamente installabili; reti intelligenti in grado di bilanciare in tempo reale la produzione e il consumo, integrando anche piccoli impianti distribuiti sul territorio; accumuli distribuiti, come batterie domestiche e sistemi di stoccaggio a livello di quartiere o di distretto, i quali stabilizzano la rete e la sicurezza energetica; idrogeno verde prodotto con energie rinnovabili, essenziale per decarbonizzare i settori industriali più difficili, come la siderurgia e la chimica, infine l’elettrificazione capillare, cioè la progressiva sostituzione dei combustibili fossili con tecnologie che funzionano a energia elettrica, come pompe di calore, veicoli elettrici, impianti elettrici per serre e irrigazione, alimentate però da fonti rinnovabili nei settori del riscaldamento, dei trasporti e dell’agricoltura”.

Di contro, ogni reattore è un potenziale bersaglio in un mondo dove i conflitti ibridi, i droni kamikaze e i cyber attacchi sono ormai strumenti ordinari di pressione geopolitica, con rischio potenziale di contaminazione radioattiva permanente dell’aria, del suolo, dell’acqua. Anche i reattori più “avanzati” non eliminano il problema delle scorie radiotossiche per decine di migliaia di anni, ancor più voluminose e più reattive sul piano chimico e fisico, con implicazioni serie per lo stoccaggio e il confinamento.

Infine, si instaura anche una dipendenza geopolitica: nessun Paese europeo è autosufficiente nell’estrazione o nella lavorazione dell’uranio. Inoltre, i Paesi fornitori, come Russia, Kazakistan, Niger, Algeria non offrono garanzie di stabilità o alleanze democratiche. Spostano semplicemente la dipendenza dal gas a un’altra fonte instabile… e la chiamano “indipendenza”.

 

Genova rischia di diventare un obiettivo sensibile
dal punto di vista militare

Il Ponte sullo Stretto, per anni venduto come un progetto di grande progresso civile, verrà fatto rientrare tra le spese militari. In caso i russi attaccassero la base Nato di Sigonella da Tripoli via Mar Nero e Turchia, le nostre truppe si paracaduteranno sul ponte, visto che non è conveniente percorrere coi carri armati la Salerno-Reggio Calabria né tantomeno usare la linea ferroviaria.

Non ci sarà solo il ponte sullo Stretto, anche la nuova diga foranea del porto di Genova – mega-opera da 1,3 miliardi (già lievitati a 1,6 con i lavori nemmeno arrivati al 10%) – contribuirà a coprire le spese militari che l’Italia s’è impegnata in sede Nato a portare al 5% del Pil entro il 2035, una quota delle quali (1,5%) potrà essere rappresentata da infrastrutture a valenza anche militare.

“È un’infrastruttura ‘dual use’. Progettata per scopi mercantili, in caso di crisi (bellica) sarà utile perché consente lo sbarco di portaerei leggere, navi Nato, strumenti e truppe”, ha spiegato Carlo De Simone, sottocommissario all’opera (il titolare è Marco Bucci presidente della Regione Liguria), durante una trasmissione tv. Poco importa che le più grandi portaerei abbiano dimensioni assai inferiori a quelle delle portacontainer, abituali ospiti delle banchine genovesi e che quindi potrebbero comodamente approdare sotto la Lanterna senza spendere miliardi di euro per la diga. A La Spezia, a 50 miglia nautiche, ha sede una delle maggiori basi della Marina militare.

Il duplice uso, potenziale viatico di nuovi esborsi e opacità, farà di Genova un obiettivo sensibile dal punto di vista militare.

 

La più autorevole delle candidature

Netanyahu esibisce a Trump copia della lettera inviata al “Comitato Nobel” di raccomandazione per la candidatura di Premio Nobel per la Pace. In alternativa, Netanyahu candiderà se stesso.

 

Alternanza scuola-lavoro e infortuni

La relazione annuale dell’Inail conteggia gli infortuni sul lavoro nel 2024 relativi agli studenti che si trovavano in ambito Pcto, i percorsi di «competenze trasversali per l’orientamento», l’acronimo sotto cui è stato celato il precoce inserimento nel mercato del lavoro per gli studenti. 2.100 sono state le denunce, di cui una ha avuto esito mortale.
“È evidente che sono percorsi di formazione a un mondo del lavoro precario e insicuro, di cui si può morire. Il governo non ha mosso un dito, l’unica cosa che ha fatto è stato il decreto primo maggio del 2023, che ha semplicemente normalizzato e preventivato che ci si poteva infortunare e morire. Anzi, ha esteso i percorsi agli studenti degli istituti tecnici e professionali a partire dai 15 anni. I Pcto vanno aboliti, vanno eliminati l’obbligo e i monte-ore prefissati” denunciano la Rete degli studenti medi e la CGIL.

 

Un grande compagno di lotte

È morto Emilio Molinari, protagonista di tante lotte civili, tra cui la battaglia per l’acqua pubblica in cui si spese senza risparmio in occasione del referendum del 2011.
Abbiamo imparato molto da lui e continueremo sulla sua strada, più soli adesso, molto più soli, ma consapevoli dell’eredità che ci ha lasciato e di cui portiamo la responsabilità insieme a tutti coloro che credono in questa battaglia e vogliono proteggere l’acqua.

 

Il rapporto della RAI censura

Dal 1994 REPORT è il programma di giornalismo investigativo in onda su RAI 3 che ogni settimana informa i cittadini su cosa succede in politica e, soprattutto, prova ad accendere una luce sulla mancanza di trasparenza e opacità delle nostre istituzioni. Report però oggi è in pericolo: durante la presentazione dei palinsesti RAI, il conduttore del programma Sigfrido Ranucci ha fatto sapere che sono state tagliate senza motivo 4 puntate della nuova stagione.
Firma questo appello per chiedere alla RAI che la messa in onda di Report sia sempre garantita, senza tagli nè censura.

 

L’Italia è uno Stato satellitare

Ahi serva Italia!
Giorgia Meloni spenderà il 5% del Pil nella difesa, come richiesto da Trump. L’Italia, non avendo nemici, comprerà tante armi dagli Stati Uniti per utilizzarle nelle guerre decise dalla Casa Bianca (Nato).
La Casa Bianca si prepara alla guerra con la Cina, con l’ Iran e magari anche con la Russia, se la situazione andasse fuori controllo. E ha bisogno di alleati ben armati per migliorare la propria deterrenza e scaricare parte dei costi delle proprie guerre su di loro. L’Italia è entrata nei teatri di guerra in Jugoslavia, Afghanistan e in Iraq per alleggerire i costi degli Stati Uniti. I soldati italiani non si trovano in Libano per difendere gli interessi nazionali dell’Italia, ma per aiutare la Casa Bianca a risparmiare soldi e soldati. Analogo discorso vale per la missione italiana nel Mar Rosso contro gli Houthi.

Un caso eclatante che dimostra che l’Italia compra le armi americane per metterle al servizio degli americani è il bombardamento italiano della Libia del 2011. Non è vero che la Nato bombardò la Libia in quel modo perché lo chiese l’Onu. L’Onu non chiese mai il rovesciamento del regime libico. L’Ucraina conferma. Biden ha incancrenito la guerra rendendo impossibile una soluzione diplomatica. E adesso Trump scarica sull’Italia i costi della guerra per procura degli Stati Uniti contro la Russia chiedendole di comprare armi americane da dare all’Ucraina (il piano di riarmo serve anche ad armare Zelensky).

 

Piccoli Goebbels crescono

Il “Fatto Quotidiano” riporta gli allucinanti commenti dei giornalisti con l’elmetto che si sono arruolati nella guerra di Trump e Netanyahu “in difesa dei valori occidentali”.
Continua, cliccando sul titolo.

 

Un genocidio di entità superiore a quello ufficiale

Uno studio del professore israeliano Yaakov Garb, della Ben Gurion University pubblicato sullo Harvard Dataverse, rivela che Israele ha fatto “sparire” almeno 377.000 palestinesi dall’inizio della sua campagna di genocidio contro la Striscia di Gaza nel 2023. Si ritiene che metà di questi siano minori. I 377.000 palestinesi di cui si è persa traccia rappresentano circa il 17% dell’intera popolazione: ora ammontano a circa 1,85 milioni, prima della guerra era stimata in 2,227 milioni.
Il Professore osserva che il bilancio ufficiale delle vittime, pari a 61.000, è chiaramente una sottostima poiché le vittime rimaste intrappolate sotto le macerie non sono incluse.
Anche la rivista medica The Lancet ha pubblicato uno studio a gennaio di quest’anno rivelando che il bilancio delle vittime del genocidio israeliano a Gaza è stato molto probabilmente sottostimato del 41% nei primi nove mesi di guerra. Lo studio ha evidenziato che circa il 59,1% delle vittime erano donne, bambini e anziani.

 

I politici e i sanitari nelle istituzioni sono degli irresponsabili

Nel silenzio spesso complice dell’informazione ufficiale, il glifosato – l’erbicida più utilizzato al mondo – continua a insinuarsi nella nostra catena alimentare, nell’acqua che beviamo e nell’aria che respiriamo, eppure i dati più recenti, provenienti da studi sperimentali e ricerche epidemiologiche, confermano i rischi per la salute legati all’esposizione al glifosato.
In particolare, dallo studio dell’Istituto Ramazzini, pubblicato sulla rivista Environmental Health, l’esposizione cronica al glifosato, iniziata in utero e protratta per due anni in ratti di laboratorio, ha provocato un aumento significativo e dose-dipendente di tumori multipli: leucemie precoci, tumori del sistema nervoso, della pelle, del fegato, delle ossa e della tiroide.
Ma i rischi non si fermano qui. Studi recenti suggeriscono che il glifosato possa contribuire anche allo sviluppo di malattie neurologiche complesse, come l’autismo e il morbo di Parkinson, agendo come co-fattore ambientale in soggetti geneticamente predisposti, danneggiando il sistema nervoso fin dalle prime fasi della vita. Inoltre, il glifosato altera profondamente il microbiota intestinale, influenzando l’equilibrio tra cervello e intestino e contribuendo a stati infiammatori cronici e stress ossidativo.
La questione, oggi, non è più se il glifosato sia pericoloso. La vera domanda è: perché le istituzioni politiche e sanitarie locali continuano a tollerarne l’utilizzo in ambiti così sensibili – come parchi pubblici, giardini scolastici e aree verdi urbane – pur conoscendone la tossicità documentata?

 

Il killer silenzioso che va fermato perché non perdona

La parola “amianto” ricorre continuamente quando si parla di Pfas: “saranno il nuovo disastro amianto”. Perché Pfas e Amianto colpiscono anche decine di anni dopo (latenza) il loro ingresso nell’organismo umano.
Infatti, di amianto si muore, eccome, a 40 anni dalla chiusura dell’Eternit di Casale Monferrato, dopo 80 anni di attività fino all’ultima difesa dai sindacati e dai politici, e malgrado che addirittura nel 1908 le patologie causate dall’inalazione delle minuscole particelle di amianto erano state classificate da un medico inglese, e malgrado che dal 1924 in Inghilterra l’asbestosi fu riconosciuta una malattia per cui i lavoratori avevano diritto a indennizzi.
Il mesotelioma è tuttora un tumore praticamente incurabile (il ricavato di tutti i nostri libri – vedi su www.rete-ambientalista.it – è interamente devoluto alla Ricerca per la cura del mesotelioma). Una volta che la fibra killer esplode, l’agonia è breve ma straziante, e strazianti le reazioni di angoscia, paura e rabbia difficili da gestire.

Si muore innanzitutto in questa tragica città alessandrina. Infatti, se in Piemonte ogni anno sono 240 i nuovi casi di mesotelioma, 130 sono proprio in provincia di Alessandria. È un trend in ascesa: il picco era atteso nel 2020, ora è stato posticipato al 2025! Due le fasce d’età colpite: i più giovani, dai 55 ai 65 anni, per esposizione ambientale; i più anziani per esposizione professionale. Più femmine che maschi, dunque mogli e figlie degli operai ma anche cittadine/i qualunque.

Perché l’amianto era dovunque, in tutti gli oggetti quotidiani, nei pavimenti di casa, nelle pareti delle banche, a coprire anche i tetti di scuole e ospedali, nelle tubature degli acquedotti. È dovunque. Ancora oggi non è stato rimosso. Ben poco nell’Italia delle “grandi opere”, dei governi che fanno dire al ministro dell’Ambiente che in Italia i siti contaminati da amianto sono 119mila. Com’è possibile, se ne abbiamo quasi 100mila solo in Piemonte? Neppure Casale Monferrato è diventata “amianto free”: esempio “turistico” la stazione ferroviaria o addirittura il Palafiere… di fronte alla sede Arpa.

Dunque, è verosimile sostenere che oggi in tutta Italia i siti contaminati da amianto sono 1 milione, in vari manufatti e nel fibrocemento, o eternit, sparsi in un milione di luoghi, di cui 50mila siti industriali e 42 aree SIN (Siti di interesse nazionale), ammontano a 40milioni di tonnellate. Sono ancora da bonificare (per difetto): 500 ospedali, 2.500 scuole frequentate da oltre 352mila studenti e 50mila docenti e addetti, 1.500 edifici pubblici e, su un totale di circa 500mila km di tubature installate prima del 1992, circa 300mila km di condutture della rete idrica. Con questo ritmo di bonifiche serviranno altri 75 anni per liberare l’Italia dalla minaccia che incombe sulla popolazione.

La tragica verità è che in Italia ancora durante il decennio 2015-25 il mesotelioma e altre malattie correlate all’esposizione all’asbesto e all’amianto, hanno provocato circa 60mila morti, e nel 2023 sono avvenuti circa 7mila decessi e sono stati diagnosticati 10mila casi di malati affetti dalle patologie causate dall’amianto, il 56% dei quali sono concentrati in Lombardia, Piemonte, Liguria e Lazio.

Anzi, il Dairi, il “Dipartimento Attività Integrate Ricerca e Innovazione” alessandrino, l’eccellenza nazionale che continua a fare ricerca mentre ciascuna diagnosi è una condanna di morte, avverte: “ Il mesotelioma non scomparirà; l’amianto è ovunque, ci saranno epidemie altrove attese soprattutto nei Paesi in via sviluppo”. L’amianto prospera in molti paesi dell’Africa e dell’America Latina. E Schmidheiny, il miliardario ex padrone dell’Eternit, tra condanne e prescrizioni dei processi, non ha mai investito nella ricerca per il mesotelioma. Mentre in tutto il mondo attualmente sono esposti all’amianto 125 milioni di lavoratori, e ogni anno le malattie letali provocate dall’amianto mietono 107mila vite umane, e le patologie correlate all’esposizione all’amianto causano 200mila decessi.
E si sta osservando che non è più solo il mesotelioma il tumore dell’amianto ma certamente sono dovuti all’esposizione anche il cancro alla laringe e alle ovaie. L’ultimo rapporto IARC fa appunto riferimento all’amianto come causa del tumore alla laringe. E presto, perché lo stanno studiando, lo diranno di quello allo stomaco. Quindi in quel caso parliamo di inalazione o ingestione?

In Italia l’Afeva, l’Associazione familiari e vittime amianto, ha inoltrato la domanda al Fondo amianto per avere una prima tranche di risorse accantonate dalle transizioni offerte da Stephan Schmidheiny a diversi cittadini che prevedevano un risarcimento di 30mila euro ad ognuno, ma contemporaneamente una quota di 20mila euro per la ricerca. Ora quel fondo detiene più di due milioni di euro. Una prima tranche in acconto servirebbe a dare da subito gambe al progetto approvato dal Comitato Strategico regionale piemontese per il prosieguo nella seconda fase di ricerca con l’obiettivo di uniformare il sistema di cura nei vari ospedali di riferimento, ottimizzando sia le strutture sanitarie che i trattamenti da effettuare sui pazienti.

 


contenuti 30 giugno 2025

Processi Pfas. Ad Alessandria è campo minato

Molti lamentano di aver ricevuto la mailinglist “Storica sentenza PFAS a Vicenza. Scandalo ad Alessandria” con un articolo gravemente mutilato.
Riproduciamo il paragrafo compromesso:
Scandalizza i Comitati e le Vittime il processo Solvay di Alessandria:
https://www.rete-ambientalista.it/2025/06/27/scandalizza-i-comitati-e-le-vittime-il-processo-solvay-di-alessandria/

Pene fino a 17 anni – per dolo – nella storica sentenza Miteni di Vicenza. Sono le stesse condanne che nel 2010 la procura di Alessandria (procuratore capo Michele Di Lecce, sostituto Riccardo Ghio) aveva chiesto per il management per il reato di avvelenamento doloso delle acque. Solvay era stata graziata con una mite condanna per colpa.

Il nuovo capo della procura (Enrico Cieri), benchè Solvay a Spinetta Marengo avesse per un altro decennio reiterato il reato (anzi peggiorando il disastro ambientale e sanitario), e ignorando 11 miei esposti che chiedevano di intervenire per dolo, Cieri (con Eleonora Guerra sostituto procuratore) infine ha addirittura rinviato a giudizio Solvay solo nel 2024 e con un blando capo di imputazione per colpa, a carico di due direttori privi di potere decisionale, assolvendo cioè il management e privando degli equi risarcimenti miliardari le Vittime e la Bonifica.

Dunque, il capo di imputazione del processo bis di Alessandria scandalizza, e ancora più il pasticciaccio del patteggiamento in corso con il Gup (Andrea Perella). Il tutto è raccontato, giorno per giorno, in “Ambiente Delitto Perfetto” (di Lino Balza e Barbara Tartaglione, prefazione di Giorgio Nebbia) disponibile a chi ne fa richiesta.
Ripetiamolo chiaro e tondo: Alessandria non è la sede penale per ottenere Giustizia, possibile solo con azioni inibitorie e risarcitorie in sede civile.

 

Le Vittime non ottengono Giustizia nei tribunali penali

Ripetiamolo chiaro e tondo: Alessandria non è la sede penale per ottenere Giustizia, possibile solo con azioni inibitorie e risarcitorie. Qui, più che altrove, le Vittime rischiano di diventare Vittime una seconda volta. Si consuma drammaticamente il “delitto perfetto”.

DELITTO PERFETTO PER SOLVAY
L’idea del “delitto perfetto” ha ossessionato l’umanità fin dai tempi antichi. Il “delitto perfetto” è quel crimine efferato commesso consapevolmente sapendo che, anche quando portato allo scoperto, resterà impunito. Appartengono a questa categoria proprio i crimini contro l’ambiente: più sono potenti gli autori, più mietono Vittime, e più sono assolti nei tribunali penali. Così che le Vittime diventano Vittime una seconda volta (talvolta terza ecc.). Il libro “Ambiente Delitto Perfetto” (di Lino Balza e Barbara Tartaglione, prefazione di Giorgio Nebbia) raccoglie una vasta casistica di delitti italiani. Il terzo volume è interamente dedicato alle Vittime di Alessandria.

Qui, ogni famiglia del circondario del polo chimico di Spinetta Marengo, nei decenni, ha fatto per conto proprio il calcolo di quanti morti e ammalati in più rispetto alle famiglie di parenti e conoscenti più distanti nell’alessandrino. Queste indagini epidemiologiche erano “domestiche”, confermate da quelle istituzionali che conteggiavano l’eccedenza enorme di morbilità e decessi. Tutte le volte i giornali fanno grossi titoli: “In Fraschetta si muore di più”. Bella scoperta, lì c’è la fabbrica. Sempre lì, cambiando nome: Montecatini, Montedison, ecc. e da venti anni Solvay. Solvay è riuscita a consolidare il secolare disastro ambientale e sanitario, peggiorandolo anziché bonificarlo. Con la complicità di Comune, Provincia, Regione, governi, e malgrado Comitati e Associazioni.

La soluzione è una: è la chiusura delle produzioni inquinanti, per bloccare nel tempo ulteriori Vittime (come per l’amianto). Almeno il sindaco avrebbe avuto la potestà di interrompere la spirale (invece di querelare Lino Balza).

Intanto le Vittime si sono moltiplicate: a nessuna di loro è possibile restituire vita e salute. La salute non ha prezzo. Però, accidenti, almeno vada risarcita (esclamò il PG di Cassazione). Non l’hanno fatto – nemmeno quello – i Sindacati a indennizzo dei Lavoratori. Né i Tribunali hanno provveduto per i Cittadini. Né intendono farlo con l’attuale Processo in sede penale.

VITTIME UNA SECONDA VOLTA
Facciamo un esempio concreto. Nel primo processo (2010) alla Solvay, la mia associazione aveva chiesto 400mila euro come risarcimento patrimoniale per il bambino (TLD) colpito da leucemia, attribuibile alle sostanze emesse dall’azienda. 978.450 euro per gli eredi del tumore dell’operaio AA. E così via, documentando, per tutte le nove persone costituitesi Parti Civili. Per un totale di 2.848.450 euro.

Ebbene, il Tribunale evitò di entrare nel merito delle patologie e del prevedibile contenzioso causa-effetto della Difesa, e (2015) sentenziò – per gentile “elargizione” – 10mila euro di risarcimento, indistintamente per tutte le Parti Civili. A quale titolo? A titolo di danno psicologico, da “metus” (timore, paura, preoccupazione, ansia, turbamento emotivo) derivante dal (presunto) comportamento penale di Solvay.

10mila euro per “l’ansia” della famiglia per la leucemia? Per il “turbamento emotivo” del tumore mortale? E così via per tutte le altre Vittime. Questa è la giustizia nei processi penali. Per altro, fu applaudita dagli avvocati – penalisti – dell’accusa, soddisfatti della propria parcella. Benché inutilmente appellata dalla Procura. (Per inciso: la bonifica è rimasta lettera morta anche dopo la sentenza del 2019 della Cassazione).

Insomma, il “metus”, paradossalmente, aspetterebbe a tutti i 300mila abitanti della provincia di Alessandria! E così per i 350mila vicentini, piuttosto che l’irrisorio risarcimento di 15mila euro per quelle poche centinaia di Parti Civili fisiche della odierna sentenza, pur storica, di Vicenza.

IL METUS NON È GIUSTIZIA, È INGIUSTIZIA. ABERRANTE PER LE VITTIME.
Ripetiamo chiaro e tondo la previsione: l’attuale processo bis alla Solvay sarà “antistorico”, destinato com’è ad un risultato analogo al primo, anzi peggio. Anche perché, a strozzarlo, è stato inserito il cappio del “patteggiamento” tra Solvay e Procura. Contro questo assolutorio patteggiamento, il fronte è rimasto compatto tra i Comitati e le Associazioni ambientaliste (ma con Medicina democratica e Pro Natura spaccate al proprio interno), mentre tra le Parti Civili istituzionali, il Comune di Alessandria (per l’elemosina di 100mila euro) ha aperto la breccia a Regione Piemonte e Governo, ai quali il GUP ha concesso niente meno che quindici mesi per mercanteggiare.

È comunque pacifico che, con o senza patteggiamento “strozza dibattimento”, la futuribile sentenza non fermerà le produzioni inquinanti – non lo chiede il capo di imputazione – e la bonifica dunque resterà araba fenice. È altrettanto vero che la sentenza, con o senza rito abbreviato, ripeterà lo scandalo delle “vere Vittime”, a tutte le quali non saranno riconosciuti i risarcimenti per le morti e le malattie: non lo chiede il capo di imputazione!

Questa ingiustizia apparirà addirittura come una beffa perché gli avvocati sono costituiti quali Parti Civili persone fisiche (meno di 300) rinunciando a documentare patologie e cartelle cliniche: essendo queste “vittime fittizie”, essi si limitano alle facili elemosine del “metus” (oltre alle parcelle). Diciamo: 10mila euro come nel primo processo. 300 alessandrini pescati tra 100mila, vieni in una lotteria! Totale: 300.000 mila euro di risarcimenti! Una inezia per chi, come Solvay, fa profitti miliardari. In questa aberrante logica del “metus”, semmai, 10mila euro a testa spetterebbero a tutta la popolazione alessandrina a rischio. Limitandoci ai 100mila cittadini del comune capoluogo, il totale dei risarcimenti per Solvay ammonterebbe a 1.000.000.000 di euro. 1 miliardo, rispetto a 300mila euro, farebbe una bella differenza.

Ma perfino il fantastico miliardo sarebbe immane ingiustizia sul piano etico e morale. Perché le Vittime, morte e ammalate, sarebbero indistintamente “risarcite”: 10mila euro al bambino con la leucemia, nemmeno con un miserabile milione! Questo scempio dell’etica e della morale (sia tramite dibattimento ovvero patteggiamento) può lasciare indifferenti gli avvocati, che lavorano per la parcella, e i politici per le seggiole. Ma non la comunità alessandrina, i Comitati, le Associazioni, i Sindacati. Non la Giustizia con la maiuscola.

Si profila un altro delitto perfetto, insomma. Non si tratta di fare moralismo o vittimismo. Bisogna reagire. Bisogna agire. Venire? Ripetiamolo chiaro e tondo (giova): non è la sede penale per ottenere Giustizia, possibile solo con azioni inibitorie e risarcitorie. “Dura lex, sed lex” difficile da tradurre in italiano.

 

Ci vorrà un secolo per ripulire del tutto la falda più inquinata d’Italia

È scontata l’indecenza di attribuzioni di vittoria e di autoassoluzioni di politici e amministratori… all’unanimità. Invece, la sentenza Pfas di Vicenza va ad assoluto ed esclusivo merito della popolazione che si è mobilitata. La sentenza, per quanto tardiva, assume comunque valenza storica perché è la prima che condanna per dolo: pene fino a 17 di reclusione per i manager.

Ma è insufficiente per fare giustizia. La Giustizia non si realizza certo con i 50mila euro per organizzazioni ambientaliste o con i 25mila per i sindacati Cgil e Cisl. Mentre sarebbe fondamentale se assicurasse i massimi risarcimenti alle Vittime le quali, invece, in poche centinaia su centinaia di migliaia, sono state indennizzate con irrisori 15mila euro.

L’altro aspetto nevralgico è la bonifica. Chi la paga? Chi, come e quando la realizza? Gli inquinatori? Il ministero dell’Ambiente, al quale è stato riconosciuto un indennizzo da 58 milioni? La Regione Veneto con i sei milioni di euro di indennizzi? Con i circa 844mila euro di indennizzo all’Agenzia regionale per l’ambiente del Veneto (Arpav)? Con in media gli 80mila euro ciascuno per i trenta comuni della zona rossa?

La Regione Veneto ha già speso 2,8 milioni in filtri e nuove reti acquedottistiche e 3,5 milioni per finanziare Arpav. Mai finiti i monitoraggi ambientali. A cui si aggiungono i costi elevati dei monitoraggi sanitari per 350mila residenti, del dosaggio dei Pfas nel sangue, delle patologie di preeclampsia in gravidanza oltre che malformazioni alla nascita, cancro del rene, del testicolo e della tiroide, malattie cardiovascolari, colesterolo e funzionalità epatica, eccetera. A tacere i costi per le cure.

Secondo l’Arpav ci vorrà un secolo per ripulire del tutto la falda più inquinata d’Italia.
Le altre 16 Regioni già individuate da CNR (Consiglio Nazionale delle Ricerche) e ISPRA (Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale) sono Emilia Romagna, Piemonte, Lombardia, Toscana, Lazio, Campania, Friuli, Basilicata, Liguria, Umbria, Abruzzo, Puglia, Sardegna, Molise e Calabria.

 


 

contenuti 27 giugno 2025

Scandalizza i Comitati e le Vittime il processo Solvay di Alessandria

Pene fino a 17 anni nella storica sentenza “Miteni” di Vicenza. Sono le stesse condanne che nel 2010 la procura di Alessandria (procuratore capo Michele Di Lecce, sostituto Riccardo Ghio) aveva chiesto per il management per il reato di avvelenamento doloso delle acque. Solvay era stata graziata con una mite condanna per colpa.
Il nuovo capo assolvendo cioè il management e privando dei risarcimenti miliardari le Vittime e la Bonifica.
Dunque, il capo di imputazione del processo bis di Alessandria scandalizza, e ancora più il pasticciaccio del patteggiamento in corso con il Gup (Andrea Perella).

Il tutto è raccontato, giorno per giorno, in “Ambiente Delitto Perfetto” (di Lino Balza e Barbara Tartaglione, prefazione di Giorgio Nebbia) disponibile a chi ne fa richiesta.
Per sapere di più sulla storica sentenza del processo di Vicenza:
https://lavialibera.it/it-schede-2334-miteni_pesanti_condanne_agli_ex_manager_per_l_inquinamento_da_pfas_nel_vicentino
https://www.ilfattoquotidiano.it/in-edicola/articoli/2025/06/27/la-stangata-pfas-141-anni-e-76-milioni-di-condanna/8040983/?utm_source=newsletter&utm_medium=email&utm_campaign=oggi-in-edicola&utm_term=2025-06-27
https://www.avvenire.it/attualita/pagine/pfas-condanne
https://www.ilpiccolo.net/2025/06/26/processo-miteni-pene-severe-per-linquinamento-da-pfas/

 

Per il principio di precauzione, vietare tutti i Pfas senza eccezioni

L’associazione ambientalista Pan Europe, che raggruppa esperti da tutto il mondo e che da tempo si batte per il divieto a tutti i PFAS, ha invitato la Commissione Europea a non attendere gli oltre 18 mesi necessari alla valutazione ECHA, e a vietare immediatamente i 32 pesticidi con PFAS ancora legali in Europa, evitando così che essi continuino a fare danni per molto tempo.
A sua volta, la Germania, attraverso il Federal Office for Chemicals (BfC) del Federal Institute for Occupational Safety and Health (BAuA), la German Environment Agency (UBA) e il German Federal Institute for Risk Assessment (BfR) ha inoltrato all’agenzia europea preposta, la European Chemicals Agency o ECHA, un dossier a sostegno della sua richiesta di dichiarare l’acido trifluoroacetico o TFA agente tossico per la sicurezza e per il feto, categoria 1B, in quanto previsto dai regolamenti sulle sostanze chimiche.
Il TFA, una catena ultracorta, è uno dei metaboliti più comuni di diverse molecole della famiglia di PFAS. Proviene da perdite industriali, ma anche dai pesticidi e dai fitofarmaci, o rilasciato in atmosfera da alcuni gas refrigeranti, ormai è ritenuto “very persistent, very mobile”, perenne e ubiquitario, responsabile del 76% della contaminazione delle acque.

 

Percorso Pfas nelle scuole

Carissimi,
sul sito, vi seguo sempre con ammirazione, e agli studenti del Veneto raccontano sempre la lotta che sostenete in Piemonte. Vi invio i due report finali del lavoro condotto con i Pfas nelle scuole.
https://donataalbiero.blogspot.com/2025/05/pfas-scuole-report-finale-as-2024-2025.htm
A itinerario educativo finito, ringraziamo la stampa indipendente che ci ha seguito in quest’anno scolastico, credendo nel nostro lavoro Pfas con le nuove generazioni.
Donata Albiero

 

Batterie mangia Pfas. Senza illudersi

Un gruppo di ricerca dell’Università Cattolica del Sacro Cuore di Piacenza ha individuato alcuni ceppi di batteri (Micrococcus, Rhodanobacter, Pseudoxanthomonas e Achromobacter) in grado di scomporre, degradare, “mangiare” i Pfas, molecole killer tossiche e cancerogene il cui legame carbonio-fluoro (CF) è talmente robustissimo da essere praticamente indistruttibile nell’ambiente e negli anni (il tempo di dimezzamento del PFOA nel suolo è stimato in 92 anni). Per la loro persistenza e la capacità di bioaccumularsi negli organismi, sono stati denominati “forever Chemicals”.
Le attuali tecnologie (filtri a carbone attivo, osmosi inversa, incenerimento, ossidazione chimica) raccolgono o separano i PFAS anziché distruggerli, generando residui contaminati e decisamente costosi da smaltire, e sono di per sé costose e ad alto consumo energetico. Si stima che la bonifica nell’Unione Europea potrebbe costare fino a 2.000 miliardi di euro in 20 anni (a patto di smettere di subito a produrle).
Ebbene, qualora dimostrata la loro innocuità sugli organismi umani, e passando dalla teoria sperimentale dei laboratori universitari alla realizzazione pratica, i batteri sarebbero, tutt’al più, una soluzione futuribile per quanto riguarda suoli e falde acquifere contaminate, se non utopica pensando che lo studio Greenpeace ha dimostrato che il 79% dei campioni di acqua potabile raccolti in Italia risultava contaminato da PFAS. A tacere che Altroconsumo ha realizzato un’indagine sulla quantità di acido trifluoroacetico (Tfa) presente nell’acqua che sgorga dalle fontanelle e dalle “casette dell’acqua” di 10 località italiane in Piemonte e Toscana) nelle quali sono presenti anche le sorgenti di alcune acque minerali, precedentemente analizzate.
Comunque, la soluzione batteri appare del tutto impraticabile per quanto riguarda sangue e organi umani contaminati, a contrastare l’ecatombe di tumori, disfunzioni endocrine e ormonali, diabete colestrolo, ecc. L’eccidio può interrompersi solo con la messa al bando dei Pfas in tutti i settori industriali, dal packaging alimentare al tessile, dall’industria elettronica a quella aerospaziale, per finire con la farmaceutica.

 

Matteo Salvini: “La prima centrale nucleare fatela nella mia Milano, nel mio quartiere, a Baggio”

Sul nucleare le idee del governo (ministro dell’Ambiente e della Sicurezza energetica, Gilberto Pichetto Fratin) erano precise in fatto di data: “Per il 2029 il rilascio del provvedimento di autorizzazione unica e per il 2039 la messa in esercizio del deposito nazionale”. Poi proponeva di realizzare non uno, ma tre depositi per le scorie nucleari, uno al Nord, uno al Centro e uno al Sud. Però dell’elenco delle 51 aree idonee presenti nella proposta di Carta Nazionale delle Aree Idonee (Cnai) ad ospitare il Deposito Nazionale, non è stata presentata alcuna autocandidatura da parte degli enti territoriali, né di destra né di sinistra.
Insomma, il Governo Meloni vuole riaprire le centrali nucleari ma non riesce nemmeno a gestire in maniera seria ed efficace la messa in sicurezza dei rifiuti radioattivi presenti attualmente nel nostro Paese (oltre 32.000 metri cubi a media bassa intensità) e del combustibile delle quattro centrali nucleari nazionali dismesse inviate in Francia e in Gran Bretagna per il suo riprocessamento, e che deve rientrare. Più di recente, Pichetto, dopo che a ottobre 2024, aveva proposto di ammodernare e ampliare i siti esistenti (22) in attesa del deposito, ha parlato della convinzione ormai maturata che fossero necessari più depositi.
Ad esempio, nell’ex centrale nucleare di Caorso, in provincia di Piacenza, Sogin (società del governo) ha iniziato la demolizione della copertura del deposito temporaneo di rifiuti radioattivi denominato Ersma. La fine della ristrutturazione del deposito è prevista entro dicembre 2027, mentre la messa in esercizio, al termine dei collaudi, è programmata nel primo semestre 2028. La struttura potrà ospitare fino a 2.100 metri cubi di rifiuti radioattivi di bassa e media attività esclusivamente dai lavori di dismissione della centrale di Caorso, tra i quali quelli che arriveranno dalle future operazioni di smantellamento dei componenti del reattore nucleare.
Dunque, anche se è stata individuata la sorta delle scorie radioattive, la corsa al nucleare è ufficialmente iniziata con il governo che ha presentato il suo “Programma Nazionale per il nucleare sostenibile”: piccoli reattori nucleari sul medio termine, per poi concentrarsi nella ricerca sulla fusione nucleare sul lungo termine. Ebbene, i piccoli impianti modulari di terza e quarta generazione (americani e cinesi) sono una tecnologia tutt’altro che a portata di mano. Mentre è decisamente futuristico l’obiettivo di realizzare un impianto a fusione nucleare entro il 2050: la ricerca sul campo è, al momento, in uno stato davvero primordiale.
Ovviamente non si punta sugli impianti a energie rinnovabili, fonti di energia sostenibili e non esauribili per produrre energia, principalmente elettrica o termica. Queste fonti includono l’energia solare, eolica, idroelettrica, geotermica e da biomasse.

 

Il serial killer colpisce ancora decenni dopo la sua messa al bando

La sostanza più temuta per la salute umana è ancora oggi considerata l’amianto (o asbesto). La Lombardia è la prima regione per numero di malattie professionali legate all’amianto. Tra il 2022 e il febbraio 2024, in Lombardia le strutture sanitarie hanno segnalato telematicamente 1.838 casi di mesotelioma e tumori polmonari riferiti a pazienti impegnati in settori con rischio esposizione ad amianto come l’edilizia, l’industria metalmeccanica e metallurgica. La maggior parte, pari al 32%, è stata rilevata nella provincia di Brescia; seguono la Città metropolitana di Milano con il 23% e, di poco sotto, la Bergamasca con il 22%.
In Lombardia, in poco più dell’ultimo biennio, si è arrivato alla segnalazione telematica di 1.838 casi di mesoteliomi e tumori polmonari. Per esattezza il 40% delle segnalazioni proviene da reparti ospedalieri, il 58% da strutture ospedaliere in cui ha sede una unità operativa ospedaliera di medicina del lavoro e il restante 2% da medici di base. Il mesotelioma nel periodo considerato è segnalato il doppio rispetto al tumore polmonare: nel 2022 il 69% contro il 31%, nel 2023-inizio 2024 il 67% contro il 33%. Se si considera un arco di tempo che va dal 2000 al 2023, emerge che in Lombardia sono stati segnalati 15.024 casi sospetti. La diagnosi di mesotelioma maligno è stata considerata certa per 6.839 casi (pari al 80,7%) e probabile per 601 (pari al 7,1%).
L’Organizzazione Mondiale della Sanità e l’Organizzazione Internazionale del Lavoro hanno stimato che oltre il 70% dei decessi per tumori di origine professionale, a livello mondiale, è riconducibile all’esposizione all’amianto.

L’Inail ha considerato i dati sulle malattie professionali da amianto correlate nel quinquennio 2019-2023: sono in media 1.269, ovvero il 6% del totale di 19.918. Mediamente, ogni anno, i decessi dovuti a queste malattie sono il 40% (501 casi). In Italia, nel 2021 sono stati registrati 1.409 nuovi casi di persone con mesotelioma, pari al 43% del totale dei tumori professionali, il numero più alto di tutta l’Europa.
Tra il 2010 e il 2020, ogni anno in Italia, sono decedute per mesotelioma in media 1.545 persone (1.116 uomini e 429 donne) per un totale di quasi 17.000 casi. La mortalità per mesotelioma in Italia ha avuto un andamento crescente dal 1980 (messa al bando), con un picco atteso nei prossimi anni.
Le terapie disponibili possono rallentare la progressione del mesotelioma e migliorare la qualità della vita, ma la guarigione completa è rara (sopravvivenza tra 6 e 18 mesi).
(PS: il ricavato dei libri, disponibili a chi ne fa richiesta, editati sul nostro sito www.rete-ambientalista.it è interamente devoluto alla ricerca per la cura del mesotelioma).

 

Cento anni di veleni non sono bastati

La Regione Liguria ha indicato Cengio in Valbormida, con Cairo Montenotte e Vado Ligure, come possibile sede per un inceneritore (pardon, termovalorizzatore) dove bruciare i rifiuti: la Liguria produce 326mila tonnellate di rifiuti indifferenziati l’anno.

I sindaci interessati finora hanno detto no, ma qualcuno, forse intenerito dalle compensazioni, pare vacilli.

A Vado Ligure, a due passi da Savona, la centrale a carbone – chiusa nel 2016 dopo un’inchiesta giudiziaria – secondo uno studio epidemiologico del Cnr avrebbe causato quasi quattromila morti.

A Cairo Montenotte, il capoluogo della Valbormida con 40 mila abitanti, il paesaggio è ancora ingombro degli scheletri di fabbriche chimiche – come la Ferrania – ormai abbandonate. Qui abbiamo ancora l’Italiana Coke. Il benzopirene ancora all’inizio del 2025 ha mostrato limiti superiori fino a 13 volte ai valori obiettivo.

A Cengio, l’Acna ha chiuso nel ’99 (dopo un secolo di lotte contro acido solforico, dinamite, gas tossici per la guerra d’Abissinia, defolianti per il Vietnam, poi coloranti) ma la bonifica di Eni Rewind non è nemmeno finita.

Clicca qui, tratto dal “manuale” di Michele Boato “Quelli delle cause vinte”, il capitolo di Lino Balza “I contadini, con un secolo di lotte, salvano la Val Bormida dall’Acna”.

 

Più microplastiche nelle bottiglie di vetro che in quelle di plastica

La determinazione che le bevande contenute nelle bottiglie di vetro sono contaminate da più microplastiche (da 5 a 50 volte) di quelle all’interno di bottiglie di plastica e lattine di metallo, è stato un team di ricerca francese guidata da scienziati dell’Agenzia francese per la sicurezza alimentare (ANSES). Gli scienziati spiegano che, probabilmente, le microplastiche si staccano da minuscoli graffi (non visibili a occhio nudo) che si creano quando vengono stoccati i tappi per sigillare le bottiglie. Secondo gli autori dello studio prevenire questa contaminazione è semplice: si può usare un metodo che soffia aria sui tappi, che successivamente devono essere puliti con acqua e alcol, prima di chiudere le bottiglie. Ciò ridurrà del 60% la contaminazione da microplastiche.
Un recente studio condotto da scienziati dell’Università di Agraria e Forestale dello Zhejiang (Cina) ha evidenziato che microplastiche e nanoplastiche innescano ossidazione, infiammazione, morte cellulare, neurodegenerazione e altri danni e lesioni, che sono associati a cancro, malattie muscolari e altre patologie. Le microplastiche onnipresenti rendono i batteri resistenti ad antibiotici comuni. Bloccano i vasi sanguigni del cervello come coaguli di sangue. È stato calcolato che ogni anno inaliamo e ingeriamo fino a mezzo chilogrammo di plastica.

 

Basta violenza contro i disabili

«È di queste ore l’ennesima drammatica notizia di violenze commesse a danno di persone con disabilità in una comunità del Piemonte, che ha portato all’arresto di sette operatori sociosanitari e di uno psicoterapeuta. A questo punto è naturalmente fondamentale che la responsabilità di questi abusi siano comminati esemplari, ma è altrettanto urgente promuovere e allargare la riflessione, per indagare sulle cause strutturali che rendono possibili gli abusi…
Le famiglie, o lo Stato, pagano cifre elevatissime: tra i 5.000 e 10.000 euro al mese per ogni ospite, a seconda delle necessità assistenziali. Ma chi controlla davvero come vengono spesi questi soldi? Chi verifica concretamente la qualità della vita all’interno delle strutture? Come operano in concreto i Servizi presenti sul territorio? Che ruolo hanno le Associazioni di familiari? Chi ascolta le famiglie quando denunciano situazioni di abuso o maltrattamento?
Clicca qui Ancora violenze nei confronti delle persone con disabilità: è ora di dire basta!

 

Boicottaggio prodotti israeliani

Coop Alleanza 3.0, la più grande tra le cooperative di consumatori del sistema Coop, toglie dai suoi supermercati alcuni prodotti israeliani e vende la Gaza Cola, i cui ricavati servono a raccogliere fondi per la popolazione palestinese.
Ma qual è la storia di questa rivoluzionaria bevanda? La Gaza Cola è stata prodotta da un gruppo di palestinesi, guidati dall’attivista dei diritti umani e regista Osama Qashoo.
Il ricavato dalle vendite viene utilizzato per finanziare un progetto in loco e quello scelto da Qashoo è la ricostruzione dell’ospedale Al Karama, nel nord della Striscia.
“Non si può rimanere indifferenti – spiegano dalla cooperativa – davanti alle violenze in corso nella Striscia di Gaza e al blocco degli aiuti umanitari.”

 

10.000 operai indagati

Il successo delle due manifestazioni a Roma contro il riarmo, così come della protesta operaia a Bologna, è dimostrato non solo dalla partecipazione della gente. Ma anche e soprattutto dall’agorafobia del sistema mediatico e del governo, che fanno di tutto per svuotare le piazze. Il dl Sicurezza ha svelato tutta la sua follia alla prima prova su strada, anzi su tangenziale: quella occupata pacificamente per 1,5 km l’altro ieri dai metalmeccanici per il nuovo contratto. La zelante questura ha comunicato che “i dimostranti verranno denunciati, anche alla luce del nuovo dl Sicurezza in materia di blocchi stradali”, quello che punisce chi manifesta su strade o ferrovie con la galera fino a un mese se è da solo e fino a 2 anni se gli organizzatori sono più persone.
Come i 10mila operai di Bologna, che ora vanno identificati e indagati uno a uno, poi avvisati della fine-indagini per poter chiedere di essere interrogati e citare testimoni, poi convocati per l’udienza preliminare (in un palasport o in uno stadio, capaci di contenere 10mila imputati e i loro difensori), e così per i processi di primo, secondo e terzo grado, che si concluderanno – in caso di condanna – con qualche giorno o mese di carcere a testa, ovviamente finto: fino a 2 anni c’è la condizionale e comunque le pene fino a 4 anni si espiano ai domiciliari o ai servizi sociali. E, almeno per chi non ha fatto nulla di male, è meglio così: sennò basterebbe un solo processo a mandare in tilt le carceri già affollate, aggiungendo 10mila detenuti agli attuali 62.500. Senza contare tutti gli altri sit-in su strada o ferrovia con migliaia di persone, che potrebbero raddoppiare o decuplicare la popolazione carceraria. Immaginate poi quanti poliziotti, cancellieri, impiegati, pm e giudici dovranno occuparsi di questi processi inutili, rubando tempo, uomini e fondi a una giustizia già ridotta a macchina trita-acqua che non riesce più a garantire le condotte pericolose.
Però non tutto il male viene per nuocere: se il governo è così ossessionato da chi protesta e dissente, vuol dire che ne ha paura.

 


contenuti 22 giugno 2025

Dalla “battaglia di Marengo” alla “battaglia di Spinetta Marengo”

La battaglia napoleonica di Marengo del 14 giugno 1800 contro gli austriaci viene rievocata ad Alessandria ogni anno. La battaglia di Spinetta Marengo contro i belgi di Solvay viene commemorata ogni giorno negli ospedali e nei cimiteri, ma anche in piazza ad esempio il 14 giugno con il presidio organizzato dal gruppo “Vivere in Fraschetta”, il Comitato che anch’esso si oppone al tentativo di “strozzare” il processo bis per disastro ambientale (il primo sancito dalla Cassazione) tramite un assolutorio patteggiamento con la Procura da consumarsi addirittura davanti al GUP Giudice Udienza Preliminare.

Tra le parti civili, rifiutano apertamente l’idea di patteggiamento Greenpeace, Legambiente, Movimento di lotta Maccacaro, CGIL, ISDE, Comitato Stop Solvay e gli altri Comitati, tra cui Vivere in Fraschetta. Stessa intenzione per il WWF, Pro Natura e Medicina democratica. Mentre pesa come un macigno l’accordo (l’elemosina di 100mila euro di Solvay stigmatizzata da tutti) per l’uscita del Comune di Alessandria dal processo: infatti ha lo scopo di fare da apripista ai patteggiamenti con Regione Piemonte e Governo.

“Vivere in Fraschetta” raggruppa in particolare i pensionati iscritti alla CGIL nei sobborghi di Alessandria, tant’è che si è rivoltato per un intervento al segretario Maurizio Landini, perorando che siano fermate le produzioni inquinanti della Solvay (Syensqo) di Spinetta Marengo. Il 14 giugno, con indosso la maglietta “No Pfas” ha organizzato appunto un presidio per denunciare ancora una volta che nel territorio si registrano i livelli più alti di contaminazione in Italia ad opera dell’unica fabbrica attiva nel Paese. Non si può continuare a vivere in un territorio inquinato dove la popolazione neppure è sottoposta a monitoraggio di massa, pur in presenza di indagini storiche epidemiologiche che evidenziano il costante superamento delle soglie di malattie e mortalità.

 

Stop Pfas, anche in ambito sanitario. Senza eccezioni

“L’unico modo efficace per proteggere i cittadini della UE dall’esposizione ai PFAS è quello di interrompere l’uso dei PFAS. Anche in ambito sanitario “. Lo scrivono associazioni e professionisti del settore medico, tra cui medici, infermieri, operatori sanitari da tutta Europa, in una lettera alla presidente della Commissione Ursula von der Leyen, al vicepresidente esecutivo per l’industria Stéphane Séjourné e alla commissaria all’ambiente Jessika Roswall.

Tra i firmatari, soggetti che si occupano della salute delle persone, bambini in particolare: dal Dipartimento di oftalmologia del Centro medico universitario di Leiden, Paesi Bassi, all’International Network on Children’s Health Environment & Safety (INCHES), dalla Società islandese dei medici per l’ambiente al Center for Sustainable Hospitals danese all’Associazione dei medici di sanità pubblica olandesi; e poi oltre un centinaio di professionisti della salute: pediatri, medici di base, infermieri, anestesisti, endocrinologi…

La lettera giunge mentre l’Agenzia europea per le sostanze chimiche (ECHA) discute della proposta di restrizione per circa 10.000 composti della famiglia dei PFAS avanzata da 5 Paesi UE (Germania, Danimarca, Paesi Bassi, Norvegia e Svezia). Questo dossier “prevede deroghe fino a 13,5 anni per alcuni dispositivi medici”.

Deroghe che considerando che la restrizione non entrerà in vigore prima della fine di questo decennio, “le aziende dovrebbero fino a 20 anni per eliminare gradualmente i PFAS da alcuni dispositivi medici”.

Ebbene, afferma il documento “noi rifiutiamo fermamente l’uso dell’assistenza sanitaria come giustificazione per l’inattività sulla crisi dell’inquinamento da PFAS”.

E a chi risponde (l’industria) che nel settore sanitario non esistono alternative, ricordano il lavoro di “colleghi che hanno già iniziato ad eliminare gradualmente i PFAS nella loro pratica quotidiana”. Ricordano ad esempio che molte sale operatorie in Europa “hanno già smesso di usare i gas anestetici e sono passate all’anestesia endovenosa” eliminando così le emissioni di gas fluorurati dalle loro pratiche grazie ad una procedura “altrettanto sicura, con meno effetti collaterali”. Un altro esempio di pratiche virtuose PFAS-free è la nuova direttiva olandese che promuove la prescrizione “consapevole del clima” che incoraggia i medici nella prescrizione di “inalatori a polvere secca invece di inalatori dosati a base di propellenti che si basano sui gas fluorurati”.

Non ci sarebbe dunque ragione, affermano i firmatari della lettera, per fare della filiera dei dispositivi medici un’eccezione al bando dei PFAS: “Sosteniamo pienamente la proposta di restrizione universale, compresi i periodi di transizione concessi per i dispositivi medici essenziali e per incentivare e accelerare lo sviluppo di alternative più sicure e sostenibili”

 

Allarme Pfas? Cambiamogli il nome

L’“Unione internazionale della chimica pura e applicata” (IUPAC, l’ente che raggruppa organizzazioni accademiche, singoli scienziati e 70 aziende del settore) vorrebbe cambiare la definizione dei Pfas per evitare blocchi alla produzione, ovvero crollo degli enormi profitti, come potrebbe avvenire per la Solvay (Syensqo) di Spinetta Marengo alla luce sinistra dei dati ambientali e sanitari, anzi, come dovrebbe avvenire secondo le mobilitazioni delle organizzazioni, associazioni e comitati, ma anche di Stati Uniti, che chiedono di mettere al bando le sostanze cancerogene perfluoroalchiliche che si accumulano indistruttibili nell’organismo, benché nessuna sia indispensabile ma tutte sostituibili.

L’intento dello IUPAC, nel quale si intravede la “longa manus” della lobby chimica, è ridurre i parametri, relativi alle caratteristiche chimico-fisiche della famiglia dei Pfas, necessari per vietarli. Il trucco per mantenere il “far west normativo” consisterebbe nel cambiare un atomo per ottenere una molecola diversa, più “leggera”, ma che comunque manterrebbe le stesse devastanti peculiarità della precedente: bioaccumulo, persistenza, mobilità nell’ambiente. La mossa dello IUPAC rientra nella strategia di allungare i tempi di sopravvivenza delle produzioni incriminate, come sta facendo Solvay nel corso del processo penale di Alessandria strozzandolo tramite la manovra del patteggiamento assolutorio con Procura e Parti civili. Insomma, a mano a mano che un Pfas viene dichiarato ufficialmente cancerogeno (Pfoa) è pronto un sostituto (cC6O4, ADV) “a catena corta”, peggio del precedente.

Nello IUPAC è fortemente impegnato il coordinatore italiano, Pierangelo Metrangolo, professore ordinario di chimica al Politecnico di Milano, ma soprattutto, da ben 20 anni responsabile della partnership con Solvay Solexis sui nuovi materiali chimici, impegnandosi a brevettare diversi Pfas, cavillandoli in gruppi e sottogruppi, sofisticandoli in base a proprietà fisico-chimiche e profili di tossicità, comunque tutti mai definiti “innocui” ma, al più, “meno pericolosi”, “meno bioaccumulabili”, “meno tossici”, “meno cancerogeni”. “L’astuto” accorgimento sarebbe non vietarli ma ridurne le quantità ingerite e inalate. Sul concetto di Metrangolo la più entusiasta (che potremo ascoltare nel processo di Alessandria, se non passerà il rito alternativo) è Patrizia Maccone, lei quanto meno non sospettabile di conflitto di interessi essendo trasparente manager di Syensqo Solvay dopo essere stata responsabile del settore fluoropolimeri di Ausimont.

La manovra dello IUPAC si contrappone alle ricerche sviluppate negli ultimi trent’anni dalla letteratura scientifica internazionale, e infatti contro di essa si è schierato il gruppo di scienziati indipendenti pubblicando una lettera sulla rivista scientifica Environmental Science&Technology a difesa dell’attuale definizione di Pfas, adottata dalla Commissione europea. “Il tentativo dello IUPAC è dettato da ragioni politiche ed economiche, piuttosto che scientifiche”.

 

Fibra anticolesterolo. Anche anti Pfas?

Non esistono interventi per ridurre i Pfas una volta entrati nell’organismo umano, dove è scientificamente associato che gli “inquinanti eterni” sono associati al cancro, all’alterazione del sistema endocrino e all’aumento del colesterolo nel sangue.

È ampiamente dimostrato che l’esposizione ai Pfas può aumentare il colesterolo totale e quello Ldl (colesterolo cattivo). Nell’ambito di uno studio relativo al colesterolo, pubblicato su Environmental Health, un team di scienziati canadesi, mentre indagava sull’assunzione di fibre alimentari per ridurre il colesterolo nel sangue, ha notato che, in coloro che assumevano un integratore di fibra, alcuni Pfas specifici si sono ridotti drasticamente dopo l’intervento. L’ipotesi, tutta da dimostrare in futuro, è che le fibre alimentari potrebbero ostacolare l’assorbimento o il riassorbimento dei Pfas formando un gel che riveste l’intestino e intrappola sostanze come gli acidi biliari che hanno una struttura chimica simile a quella dei vari Pfas. Queste fibre gelificanti si trovano comunemente negli alimenti come avena e orzo.

 

Solvay manovra da sempre il Parlamento italiano

Sono consapevoli che l’unica soglia sicura per la salute è “lo zero tecnico”. Ovvero il divieto assoluto di uso e produzione dei Pfas. Eppure, la potente lobby chimica della Solvay manovra da sempre il Parlamento italiano. Piuttosto che la messa al bando di produzione e uso, la Commissione affari sociali del Senato (con il visto della Commissione bilancio) ha, infatti, dato il suo via libera al decreto legislativo che fissa a 20 nanogrammi per litro i livelli consentiti dei Pfas (PFOA, PFOS, PFNA e PFHXS): una soglia superiore anche dieci volte rispetto ai limiti restrittivi adottati in altri paesi europei, come la Danimarca (2 nanogrammi per litro) o la Svezia (4 nanogrammi per litro nonché ha fissato 10 microgrammi per litro per il TFA acido trifluoroacetico).

Questo benché l’Italia annoveri gli epicentri più gravi del disastro ambientale europeo legato ai PFAS, in particolare in Veneto (350mila persone esposte) e in Piemonte, che ospita a Spinetta Marengo l’unico stabilimento produttivo, con tassi di cancro e mortalità superiore alla media nelle aree contaminate. Ma campioni positivi si trovano in ogni regione italiana. E, nonostante l’emergenza, i controlli sui PFAS nelle acque potabili sono per lo più assenti o limitati a poche aree geografiche.

In questo contesto deficitario, si calerà la direttiva europea 2020/2184 che impone dei limiti normativi a partire dall’inizio del 2026, limiti superati dalle più recenti evidenze scientifiche: quella ad esempio diffusa dall’EFSA, tanto che l’Agenzia europea per l’ambiente (EEA) ha dichiarato che i limiti in via di adozione sono inadeguati a proteggere la salute umana. Infatti hanno già adottato valori più bassi numerose nazioni europee (Danimarca, Paesi Bassi, Germania, Spagna, Svezia e la regione belga delle Fiandre), e gli Stati Uniti… un Trump rischioso.

 

Progetto Forever Pollution contro la campagna della lobby Pfas

La situazione europea è talmente intollerabile che 94 organizzazioni europee, che rappresentano milioni di persone, hanno inviato una lettera a Ursula von der Leyen esortandola ad “agire con audacia e chiarezza” contro quello che è diventato il “veleno del secolo e probabilmente “la più grave crisi di inquinamento che l’umanità abbia mai conosciuto”, dunque per vietare i PFAS.

Di fronte c’è la lobby di Solvay & Co. Infatti, il gruppo europeo di giornalisti Forever Pollution Project ha indagato sulla campagna orchestrata di lobbying e di disinformazione da parte dell’industria PFAS e dei suoi alleati, con l’obiettivo di annacquare la proposta dell’UE di vietare “per sempre le sostanze chimiche” e spostare l’onere dell’inquinamento ambientale sulle società. L’indagine transfrontaliera e interdisciplinare ha calcolato per la prima volta il costo sbalorditivo della “bonifica” della contaminazione da PFAS in Europa se le emissioni rimangono senza restrizioni: 2 trilioni di euro in un periodo di 20 anni, una fattura annuale di 100 miliardi di euro. Questo però solo se smetteremo immediatamente di produrli e diffonderli. Costo a carico pubblico o dell’inquinatore?

Quando si parla di “bonifica” bisogna usare le virgolette, in quanto una bonifica definitiva è impossibile perché i Pfas (molecole a “catena lunga” o, peggio, “corta” o “ultrasonica”) sono praticamente indistruttibili in qualsiasi matrice ambientale (aria, acqua, suolo, pioggia, ciminiere, rifiuti, discariche, fogne, depuratori, falde, fiumi, agricoltura, cibi e bevande), ineliminabili con filtri o incenerimenti, e in definitiva ineliminabili nel sangue umano (già presenti nel feto). Da qui la definizione di Forever Chemicals , sostanze chimiche eterne.

Quello che si può fare è bloccarne la diffusione, mettere in sicurezza le popolazioni.

Dunque, la soluzione ecologica e sanitaria ed economica è: chiudere immediatamente le fabbriche che li producono ed eliminare i Pfas dall’infinito numero di oggetti che usiamo nella vita quotidiana (dalle padelle antiaderenti al filo interdentale, passando per imballaggi alimentari, tessuti antimacchia,  abbigliamento impermeabile, frigoriferi, condizionatori e perfino inalatori per l’asma, eccetera), a tacere gli utilizzi nel settore militare.

Forever Pollution Project ha mappato la diffusione dei PFAS in Europa individuando 23mila siti contaminati, 20 impianti di produzione ancora attivi e più di 21mila siti ritenuti pericolosi. Alla diffusione di questi dati è seguito il tentativo di Danimarca, Germania, Paesi Bassi, Norvegia e Svezia di inserire una “restrizione universale” nel regolamento europeo sulle sostanze chimiche (REACH, Registrazione valutazione autorizzazione e restrizione delle sostanze chimiche).

E immediatamente c’è stata la levata di scudi degli lobbisti finanziata dai miliardi del settore chimico (Fluoropolymers Plastics Group: Syensqo Solvay e Arkema in Europa) ma anche dei settori di batterie, tecnologie mediche e farmaceutiche, semiconduttori e altri ambiti manifatturieri, soprattutto del settore degli armamenti.

Le tattiche utilizzate sono sempre le stesse: studi orientati, finanziati e diffusi dall’industria del settore, lobbying diretto, creazione di reti di alleati a supporto delle aziende, impiego di consulenti e grandi studi legali privi di attendibilità scientifica. Insomma assomigliano, in tutto e per tutto, alle campagne di boicottaggio nei confronti della legislazione sul tabacco, sui combustibili fossili o sul gas. La lobby insiste particolarmente sulle “deroghe” di esenzione dal bando totale: Solvay Syensqo sui fluoropolimeri di Spinetta Marengo.

Neppure l’appello delle 94 organizzazioni europee sembra destinato a fare breccia nella chioma di Von der Leyen, troppo impegnata a fare la guerra alla Russia (anzi, i Pfas sono un business per gli armamenti). Non a caso alcuni paesi, come Francia, Danimarca e Paesi Bassi stanno già introducendo divieti più rapidi per specifici prodotti contenenti PFAS. Per le acque potabili i limiti attuali delle leggi italiane sono di 0,50 microgrammi (µg/l) per il “Pfas totale” e di 0,10 microgrammi per la “somma di Pfas”, mentre in Danimarca il limite di legge in vigore è di 0,002 microgrammi per Pfoa, Pfos, Pfna, Pfhxs. ll Governo danese stanziando 54 milioni di euro è stato il primo in Europa ad approvare un Piano d’Azione Nazionale per prevenire, contenere e bonificare le contaminazioni da PFAS. La Francia ha approvato una legge che proibisce l’uso di Pfas per cosmetici, prodotti a base di cera, impermeabilizzanti per abbigliamento, vestiti e prodotti tessili.

Per quanto riguarda in Italia l’attività di lobbing della Solvay sui decisori politici (Parlamento, comune, regione ecc.) per limitare il processo decisionale, stiamo ampiamente documentando.

 

Longa manus di Solvay sulla politica, dalla destra alla sedicente sinistra

La potenza PFAS della lobby chimica capitanata da Solvay, in grado di condizionare pesantemente il Parlamento, è di evidenza plastica nel tergiversatore Ordine del giorno presentato alla Camera dai deputati: https://www.camera.it/leg19/995?sezione=documenti&tipoDoc=assemblea_allegato_odg&idlegislatura=19
&anno=2025&mese=03&giorno=10
.

Viene a malapena citato lo storico avvelenamento aria-acqua-suolo del territorio di Alessandria ad opera dello stabilimento Solvay di Spinetta Marengo, unico sito di produzione PFAS in Italia, della quale la chiusura – immediata – è invece la “conditio sine qua non” per iniziare seriamente lo stop della tragedia ecosanitaria dei cancerogeni PFAS. Di conseguenza, non si chiede una legge nazionale di messa al bando – immediata – della produzione.

D’altronde tra i deputati firmatari primeggia Sergio Costa, ex poliziotto, generale dei carabinieri forestali, vicepresidente della Camera, il quale, da “ministro dell’ambiente nei governi Conte I e II”, annunciò più volte e solennemente addirittura di “fissare il limite zero Pfas”, salvo affossare il Disegno di legge di Mattia Crucioli, senatore del suo stesso partito, che metteva al bando in Italia la produzione Pfas (Solvay, Spinetta Marengo) e il suo uso industriale e nei consumi, nonché stabiliva le procedure di bonifica (https://www.edocr.com/v/kv5mnoyz/bajamatase/crucioli-ddl). Costa fu ridicolizzato e contestato in piazza dai Comitati “Con la salute dei nostri figli non si scherzi ”, eppure attualmente è coordinatore nazionale del comitato “Pianeta 2050”, piattaforma interna al M5S che si occupa di politiche ambientali, agricole, alimentari e protezione animali.

 

Occultati centinaia di morti sul lavoro

Carlo Soricelli curatore dell’osservatorio di Bologna morti sul lavoro http://cadutisullavoro.blogspot.it:
Da 18 anni denuncio che vengono occultati centinaia di morti sul lavoro ogni anno, ma nessuno di voi è mai venuto a vedere se quello che scrivo è vero, anche quest’anno già oltre 150. Sono agricoltori lavoratori i nero, appartenenti a categorie diverse da INAIL, itinere ecc. ma prima o poi dovrete confrontarvi e venire fuori dal vostro guscio e rispondere ai cittadini del vostro silenzio. Rispetto al 19 giugno del 2024 siamo a soli 9 morti, ma nel 2024 ci sono stati ben 1486 morti, l’anno più tragico da quando ho aperto l’Osservatorio. Tanto per fare un confronto il 19 giugno del 2008 i morti sui luoghi di lavoro, escluso itinere, furono 288 con un aumento del 37% rispetto ai 490 di quest’anno. Ma vi racconteranno balle per nascondere che c’è una lobby potentissima sulla sicurezza e sul fallimento della politica su questo fronte. Ma sapete che muoiono anche i non assicurati all’INAIL?

 

Il “grande fratello G7” e il nuovo “Ministero della verità” di Orwell

La dichiarazione orwelliana del G7 ha descritto gli attacchi militari di Israele contro l’Iran come “autodifesa”. Distorcendo il linguaggio per adattarlo ai fini politici, il comunicato normalizza l’aggressione e offre una copertura diplomatica alle ripetute violazioni del diritto internazionale da parte di Israele. Invece di condannare la pericolosa escalation israeliana, il G7 ricorre a vaghi appelli alla “de-escalation”, avallando di fatto l’impunità sotto l’egida della neutralità.

Vistosamente assente dalla dichiarazione era qualsiasi riferimento all’uso della fame da parte di Israele come arma contro 2,3 milioni di palestinesi a Gaza, alla violazione da parte di Israele dell’accordo di cessate il fuoco in Libano o ai suoi bombardamenti pluriennali sulla Siria. Di fatto, il G7 si è ora allineato pienamente alle guerre senza fine di Netanyahu.

Il programma nucleare iraniano è stato recentemente confermato dal capo dell’intelligence statunitense, in una testimonianza al Congresso, in cui ha affermato che l’Iran non sta costruendo un’arma nucleare… Continua cliccando qui Jamal Kanj

 

In queste guerre bisogna usare l’arma più forte

La non violenza. Mohandas K. Gandhi è stato della non violenza il più grande e profondo pensatore e operatore, cercatore e scopritore, e il fondatore della non violenza come proposta d’intervento politico e sociale e principio d’organizzazione sociale e politica, come progetto di liberazione e di convivenza.

Che cos’è la non violenza.
1. La non violenza è la legge della razza umana ed è infinitamente più grande e più potente della forza bruta.
2. Essa non può essere di alcun aiuto a chi non possiede una fede profonda nel Dio dell’Amore.
3. La non violenza offre la più completa difesa del rispetto di se stesso e del senso dell’onore dell’uomo, ma non sempre garantisce la difesa della proprietà della terra e di altri beni mobili, sebbene la sua pratica continua si dimostri anche nella difesa di questi ultimi un baluardo migliore del possesso di uomini armati. La non violenza, per la sua stessa natura, non è di nessun aiuto nella difesa dei guadagni illegittimi e delle azioni immorali.
4. Gli individui e le nazioni che vogliono praticare la non violenza debbono essere pronti (le nazioni fino all’ultimo uomo) a sacrificare tutto tranne il loro onore. La non violenza dunque è incompatibile con il possesso di paesi di altri popoli; vedi ad esempio l’imperialismo moderno, il quale deve chiaramente basarsi sulla forza per difendersi.
5. La non violenza è un potere che può essere posseduto in egual misura da tutti – bambini, ragazzi, ragazze e uomini e donne adulti – posto che essi hanno una fede profonda nel Dio dell’Amore e che quindi possiedano un uguale amore per tutto il genere umano. Quando la non violenza viene accettata come legge di vita essa deve pervadere tutto l’essere e non venire applicata soltanto ad azioni isolate.
6. È un profondo errore supporre che questa legge sia applicabile per gli individui e non lo sia per le masse dell’umanità.
Clicca qui l’opuscolo “Gandhi testimone della non violenza”.

 

Si verifica un’insurrezione

Occorre un’insurrezione non violenta delle coscienze e delle intelligenze per contrastare gli orrori più atroci ed infami che abbiamo di fronte, per affermare la legalità che salva le vite, per richiamare ogni persona ed ogni umano istituto ai doveri inerenti all’umanità. Clicca qui.

 

Repressione con l’esercito contro gli antimilitaristi

Ancora repressione del dissenso. Lacrimogeni e un elicottero usato come sfollagente per disperdere la manifestazione che il movimento antimilitarista “A foras” ha organizzato davanti alla base di Decimomannu contro la massiccia presenza militare in Sardegna e contro ogni logica di guerra.

Ancora prima che la protesta iniziasse, tutti i manifestanti sono stati identificati e quando si sono avvicinati alla recinzione della base, prima sono partiti i lacrimogeni e poi un elicottero è planato a volo radente sul corteo per disperderlo con lo spostamento d’aria, una tecnica pericolosa e fuorilegge tranne in casi di estrema necessità. Un vasto incendio è stato provocato dal contatto dei lacrimogeni con le stoppie dei campi intorno al poligono.

 

Esami di maturità complicati per gli studenti con disabilità

«Per gli studenti e le studentesse con disabilità che si preparano a sostenere gli esami di maturità, si pone da tempo un problema, nel caso in cui si avvalgano del cosiddetto “PEI semplificato” (Piano Educativo Individualizzato), basato cioè su “prove equipollenti”. Ma una recente circolare del Ministero, anziché semplificare le cose, le ha ulteriormente complicate.
Clicca qui Quali esami di maturità per gli studenti e le studentesse con disabilità?

 

Spiaggia libera per tutti

Dal 16 giugno e fino all’8 settembre, nel cuore balneare di Rimini, si può accedere al servizio “Spiaggia Libera Tutti”, pensato per chi ama il mare e desidera viverlo senza barriere, con una gamma di servizi gratuiti pensati per garantire un’esperienza piacevole e inclusiva e una particolare attenzione alle persone con disabilità motorie, sensoriali o cognitive. Clicca Apre a Rimini “Spiaggia Libera Tutti”

 

Salviamo i bambini di Gaza

La Fondazione PerugiAssisi per la Cultura della Pace ha invitato tutte e tutti a partecipare alla manifestazione di Roma del 21 giugno. È promossa da centinaia di reti, organizzazioni sociali, sindacali, politiche nazionali e locali che hanno aderito all’appello europeo Stop Rearm Europe. Clicca qui dal sito della Rete Italiana Pace e Disarmo.

 

Sgomento

Sgomento. Purtroppo, non c’è altra parola che questa per esprimere la nostra reazione di fronte alla turpitudine a cui, abusando dello Stato che tiene in mano, sono giunti gli autori del genocidio di Gaza e ora della terroristica, “prossima guerra alla vittoria” ma senza essere stata dichiarata, contro i fratelli iraniani.

Sgomento per i valori dell’Occidente. Sgomento per una Europa che agisce ottimamente in obbedienza e in difesa del sacro nome di Ebrei, esponendolo al pubblico oltraggio. Sgomento per il possibile “suicidio di Israele”.
Clicca qui , da “Prima Loro”. Raniero La Valle.

 

Ecco Tera e Aqua di giugno-luglio

Cliccando questo link https://ecoistituto-italia.org/cms-4/wp-content/uploads/TeA-141.pdf appare TERA e AQUA di giugno-luglio 2025 con:
Riarmo per la 3a guerra mondiale Facciamoci sentire il 21 giugno. Gaza guerra assurda. Parla l’ex ambasciatore israeliano. Riarmo. Veneto in affari con l’industria militare. Cosa rimarrà del messaggio di Papa Francesco? Ecco tutti i peccatori del clima. Basta veleni, basta vigneti. Brugnaro rischia di guadagnare decine di milioni auto-espropriandosi. Palude VE. L’assessore vende a 2,7 milioni un terreno valutato 21mila euro. Pannelli sì, ma non sulla campagna. Due vittorie. Morti estive cresciute del 10% in 5 anni. In tre vini italiani 100 volte PFAS che nelle acque minerali. Poesie da Gaza.

 

La storia della fabbrica di Spinetta Marengo raccontata in video da Lino Balza. Sul sito le puntate 17 e 18

Anni ’70. Il ruolo dirigente della classe operaia mentre Montedison ha avviato la demolizione della chimica italiana. Il mito sindacale e politico della fabbrica pilota. Ma con la fine degli anni ’70 si infrange l’onda del ’68. Il PCI toglie la delega al sindacato.

 


 

contenuti 7 giugno 2025

Sì, anche noi votiamo

Votiamo SÌ ai 4 quesiti sul lavoro: aumentiamo sicurezza e tutele per i lavoratori, riduciamo precarietà e sfruttamento.
Votiamo:
• per fermare i licenziamenti illegittimi,
• per tutelare le lavoratrici e i lavoratori delle piccole imprese,
• per la riduzione del lavoro precario, ormai la maggior parte delle nuove assunzioni è a termine,
• per la sicurezza sul lavoro, soprattutto negli appalti e nei subappalti, perché non avvengano mai più stragi come quella di Brandizzo.

Votiamo SÌ al quesito sulla cittadinanza: aumentiamo i diritti di chi vive, studia e lavora in Italia, dimezzando (da 10 a 5 anni) il tempo di residenza legale per richiedere la cittadinanza. Queste persone contribuiscono attivamente al benessere del nostro Paese, sia con il loro lavoro, sia pagando tasse e contributi, senza avere però i nostri stessi diritti!

 

Bisogna essere disumani per non intervenire

Cliccando sul titolo: le manifestazioni del 7, del 15 e del 21 giugno.

 

Salviamoli! Abbiamo la responsabilità di proteggerli!
Firma l’appello!

Clicca qui.

 

Le forze armate italiane cooperano con quelle israeliane?
Ecco le prove

Il vertice dell’aviazione militare israeliana a febbraio di quest’anno era nella base aerea di Amendola per un breefing di rilevanza strategico-operativa denominato “F-35 Air Chiefs Meeting”. Qualche mese prima era stato l’ammiraglio Cavo Dragone a incontrare i vertici militari israeliani. https://www.peacelink.it/pace/ a/50769.html

 

Pfas. Basta!

Il Dossier “Pfas. Basta!” racconta in prima persona la storia trentennale in Italia delle lotte popolari contro il disastro ambientale e sanitario dei famigerati Pfas. È una piccola enciclopedia che – in tre volumi e oltre 900 pagine – ripercorre le vicende della “Campagna per la messa al bando dei Pfas in Italia” promossa dal “Movimento di Lotta per la salute Maccacaro”, avviata con le nostre denunce degli anni ’90 degli scarichi Pfas in Bormida e Po, fino alla clamorosa entrata in scena nel 2024 di Greenpeace, passando per i nostri 20 esposti con reato di dolo alle Procure, per i processi di Alessandria (2010-2017-2019-2024) e Vicenza (2021) contro gli inquinatori Solvay e Miteni, nonché per il tentativo (frustrato) di Legge parlamentare. È, insomma, una tormentata storia di mobilitazioni contro la lobby chimica, e dunque anche contro connivenze, complicità, corruzioni, ignavie di Comune, Provincia, Regione, Governo, Comunità Europea, Asl, Arpa, Sindacati, Magistratura e Giornali.

La lunga e inconclusa storia degli “inquinanti eterni” è tratta in breve da stralci dei libri “Ambiente Delitto Perfetto” (Barbara Tartaglione – Lino Balza, prefazione di Giorgio Nebbia) e “L’avventurosa storia del giornalismo di Lino Balza”, nonché del sito Rete Ambientalista Movimenti di lotta per la salute, l’ambiente, la pace e la nonviolenza gestito dal “Movimento di lotta per la salute Giulio A. Maccacaro”.

Anche il terzo volume (work in progress) di “Pfas. Basta!”, come i primi due, come tutti i nostri libri, è stampato a spese degli autori. Il ricavato è interamente devoluto alla ricerca per la cura del mesotelioma. Tutti i libri sono disponibili a chi ne fa richiesta.

 

In Liguria i rifiuti tossici li buttiamo in aria e in mare

Nell’inceneritore di chiusura del ciclo dei rifiuti (termovalorizzatore o waste to chemical) che vuole realizzare la Regione Liguria confluiranno anche 260mila tonnellate annue di rifiuti pericolosi e rifiuti speciali “come avviene negli analoghi impianti in tutta Italia”: lo ha confermato polemicamente (riferendosi a Roma) l’assessore regionale all’Ambiente, Giacomo Giampedrone.

Che precisa: “A fronte di una produzione di 800mila tonnellate di rifiuti urbani, la Liguria produce 2,6 milioni di tonnellate annue di rifiuti speciali di cui 10-15% di rifiuto speciale inerte e circa 200mila tonnellate annue di rifiuti pericolosi, flussi che in quota parte (con particolare riferimento ai rifiuti sanitari, di cui 20mila tonnellate a rischio infettivo, come siringhe, garze o altri presidi ospedalieri che per legge devono essere smaltiti tramite termodistruzione, attualmente inviati ad impianti di altre regioni – e 40mila all’anno dei fanghi di depurazione, oggi destinati alle discariche) potranno trovare opportune sinergie nel trattamento e recupero in un impianto di ambito regionale di chiusura del ciclo, diminuendo quindi il ricorso a discariche regionali o l’invio in altre regioni, con benefici ambientali ed economici. Così si arriva alle 320mila tonnellate annue stabilite dalla Regione di raccolta differenziata, che non si intende aumentare.

Perciò per incenerire si è scelta una struttura enorme, dove andranno, anche rifiuti speciali e pericolosi. Finora, l’unica alternativa ipotizzata è quella di mettere i rifiuti speciali e pericolosi nei cassoni della diga foranea del porto.

La neo sindaca di Genova, Silvia Salis, in campagna elettorale aveva precisato che per lei “non sarebbe stata una soluzione ideale fare un impianto sovradimensionato in una discarica che sta per chiudere, cioè Scarpino (una delle aree individuate come idonee dallo studio del Rina per l’agenzia regionale Arlir), però non ha mai escluso la possibilità di collocarlo altrove.

 

L’amianto miete morti in Marina

Un nuovo caso di morte per esposizione all’amianto scuote le Forze Armate italiane. Il Tar del Lazio ha condannato il Ministero della Difesa al pagamento di 200.000 euro di risarcimento alla famiglia di U.G., sottufficiale della Marina Militare, scomparso a causa di un mesotelioma pleurico contratto durante il servizio.

Per quasi quarant’anni, U.G. ha prestato servizio a bordo di numerose unità navali – Nave Palinuro, Carabiniere, Artigliere, Stromboli, Tanaro, Doria – e in diverse basi strategiche come Mariscuola Taranto, Venezia e Maridist Ostia, venendo costantemente esposto ad amianto e ad altre sostanze cancerogene senza adeguati dispositivi di protezione né informazione sui rischi. I casi di decesso tra i militari della Marina continuano a crescere, confermando i dati epidemiologici allarmanti. Clicca qui.

 

Essere ebrei vuol dire essere antisionisti

Essere antisionisti significa essere non solo antifascisti, ma restare umani per opporsi alla violenza criminale, genocida, oltreché antisemita, di Israele, come di ogni altro colonialismo: clicca qui Giorgio Stern.

 

Medio Oriente, non aiuti a parole ma fatti concreti

https://drive.google.com/file/ d/1QMd2gnl7Qsr3MI8fwxO__ eC7Gz3OOIIz/view?usp=sharing

Questo video di cinque minuti riguarda la costruzione dell’ospedale di Duhla, finanziato finora con 70mila dollari raccolti da Verso il Kurdistan grazie alle campagne di sensibilizzazione e alle donazioni ricevute e rappresenta un primo importante traguardo.
Oggi è più che mai necessario andare avanti con la raccolta fondi, perché la situazione a Shengal, in Iraq, nella terra degli Ezidi, si sta aggravando e dobbiamo sbrigarci perché lì di ospedali ci sarà sempre più bisogno. Quel popolo chiede fatti concreti, non parole, qui ed ora!

Da oggi occorre riprendere la campagna di raccolta fondi per l’Associazione Verso il Kurdistan al seguente IBAN: IT17 Q030 6909 6061 0000 0111 185 indicando come causale: donazione per l’ospedale di Duhla.

 

TeleMeloni

Può il governatore della Banca d’Italia criticare duramente il piano di riarmo europeo di Ursula von der Leyen? Può spiegare che così com’è aumenterà le asimmetrie tra Paesi Ue e finirà per essere inefficiente? Può dire che la spesa per la difesa non deve sottrarre soldi a crescita e welfare? O che va evitata “una corsa agli armamenti”? Può ribadire che l’Europa deve soprattutto essere una forza di dialogo e di pace? Certo che può, perbacco, questo è un Paese libero! Tanto è vero che Fabio Panetta ha fatto tutto questo venerdì nella più ufficiale delle occasioni, le Considerazioni finali del governatore. Quel che non può succedere, invece, è che qualche giornale o tv dia la notizia: hanno sentito tutto, dai dazi di Trump alle criptovalute, dall’alto debito italiano agli eurobond, dalla crisi demografica al Pnrr, le parole sul riarmo invece niente.

 

I medici europei si schierano per un’Europa Pfas free

Medici e operatori sanitari europei lanciano l’allarme sui costi sanitari della produzione e dell’utilizzo dei pfas, e chiedono alla Commissione europea di vietarli.
Intanto in Italia gli ordini dei medici delle regioni più colpite, Veneto e Piemonte, assumono le prime iniziative, ma manca del tutto una regia nazionale.
Clicca qui Laura Fazzini.

 

La Solvay: il patteggiamento s’ha da fare. La politica: obbedisco

Alla prossima udienza del 26 giugno davanti al GUP, è giunto al pettine il nodo del procedimento penale ad Alessandria contro Solvay (Syensqo) per i reiterati reati del disastro sanitario e ambientale. Onde strozzarne condanne e risarcimenti miliardari, già scansati nel primo processo, la multinazionale belga ha proposto alla Procura il patteggiamento e, durante i sei mesi di proroga dibattimentale, ha avviato il mercanteggiamento con le Parti civili affinchè si ritirino.  Il Comune del capoluogo alessandrino, dietro compenso di 100mila euro, prontamente ha aperto la strada a Regione Piemonte e Governo per benevoli accordi, per ora tenuti sottobanco. Nevralgica la posizione della Regione.

I Comitati e le Associazioni ambientaliste (non tutte: ambigue Medicina democratica e WWF) hanno chiesto alla Regione, come già invano al Sindaco, di rifiutare ogni patteggiamento, bensì “di bloccare immediatamente la produzione e la dispersione dei Pfas a Spinetta”. “Non ci sono più alibi” dopo la sentenza storica del Tribunale di Vicenza sulla correlazione mortale causa-effetto dei Pfas. Il Comitato Stop Solvay prende, dopo il sindaco, direttamente nel mirino l’assessore regionale alla sanità Federico Riboldi che dalle ribalte cittadine è scomparso da mesi, nascondendosi appunto per patteggiare.

A complicare l’arrendevolezza dell’assessore sono subentrate due ulteriori complicazioni. Una è la soluzione scandalizzante dell’Autorità Rifiuti Piemonte di prendere atto che discariche e depuratori non sono in grado di smaltire i veleni, e dunque di sospendere i limiti di legge sugli scarichi industriali, di lasciarli liberi nei corpi idrici e di esportare l’inquinamento da Pfas verso Regioni con normative non restrittive. (Nel dettaglio, clicca qui l’articolo).

L’altra questione, propria di Alessandria, riguarda l’Autorizzazione Integrata Ambientale (AIA), risalente al 2010, rinnovata nel 2021. Dunque, Solvay era autorizzata a produrre in deroga dal 2020: a condizione che neppure una sola molecola di Pfas ricada in suolo, acqua e aria. Invece, ha prolungato l’attività produttiva oltre il termine decennale previsto malgrado che in questo arco temporale di 15 anni è stato ufficializzato il pesante inquinamento della falda acquifera e dell’atmosfera, peraltro noto agli abitanti della Fraschetta da decenni. La Regione ha scaricato la responsabilità delle drammatiche violazioni sulla Provincia, ovvero sulla Conferenza dei Servizi.

 

Greenpeace: no patteggiamenti bensì fermare le produzioni Solvay

Secondo l’Autorizzazione Integrata Ambientale (AIA), risalente al 2010, rinnovata nel 2021 dalla Conferenza dei Servizi provinciale, Solvay era autorizzata a produrre in deroga dal 2020: a condizione che neppure una sola molecola di Pfas ricadesse in suolo, acqua e aria. Invece, ha prolungato l’attività produttiva oltre il termine decennale previsto malgrado che in questo arco temporale di 15 anni è stato ufficialmente riconosciuto il pesante inquinamento della falda acquifera e dell’atmosfera, peraltro noto agli abitanti della Fraschetta da decenni.

“Il Comune di Alessandria aveva vietato di attingere acqua di falda in una vasta zona intorno al Polo Chimico. Le analisi hanno evidenziato che l’acqua risulta inquinata sia all’interno che all’esterno della fabbrica, fino a notevoli profondità. Indagini successive condotte da Ispra e Arpa hanno inoltre dimostrato che l’inquinamento si trasferisce ai prodotti ortofrutticoli, alle uova e al latte, aggravando ulteriormente la situazione ambientale e sanitaria”.

ARPA ha reso pubblici i risultati di una campagna accurata e continuativa di analisi dei PFAS che ricadono sui centri abitati alessandrini e che permeano l’aria circostante -le analisi hanno rilevato la presenza allarmante di queste sostanze anche ben oltre 10 km di distanza dal Polo Chimico- e sta proseguendo le indagini per determinare l’ulteriore estensione dell’inquinamento atmosferico. Le indagini confermano che il dilavamento delle sostanze nocive in Bormida e nelle falde acquifere continua, evidenziando l‘inefficacia della cosiddetta ‘barriera idraulica’, più volte assurdamente citata da Solvay.

Ebbene – denuncia Greenpeace con i Comitati – la Conferenza dei Servizi, conclusasi nel 2021 ha autorizzato Solvay ad ampliare la produzione del PFAS cC6O4, nonostante fosse già noto il grave sversamento nelle falde e nelle acque superficiali. “La Provincia, pur consapevole della situazione, date le evidenze riportare da Arpa, ha scelto di privilegiare gli interessi economici dell’azienda, concedendo l’ampliamento e comunicando alla cittadinanza una fantomatica tutela dei loro diritti fondamentali imponendo prescrizioni che si sono rivelate del tutto inefficaci nel contenere l’inquinamento. Ricordiamo che tra le 32 prescrizioni previste per il rilascio dell’Autorizzazione, la prima prevedeva che nessuna molecola di inquinante sarebbe più dovuta fuoriuscire dallo stabilimento: a quattro anni di distanza sappiamo con certezza che quella prescrizione non è mai stata ottemperata”.

Oggi Comune, Provincia e Regione dispongono di una significativa quantità di dati e studi scientifici che offrono l’opportunità di prendere una decisione storica e finalmente responsabile: pretendere che ogni emissione venga azzerata in ogni matrice, in acqua, nel suolo e in atmosfera; non permettere che questi impianti continuino a produrre PFA.

Questa, in Conferenza dei Servizi” – riaffermano Greenpeace e Comitati – “è l’unica scelta davvero lungimirante per tutelare il territorio e la salute delle persone. Permettere la prosecuzione della produzione significherebbe continuare ad esporre deliberatamente la popolazione ai rischi di contaminazione da sostanze altamente persistenti. Bloccare l’attività di produzione di PFAS dell’impianto è un atto di responsabilità istituzionale, un segnale concreto che la salute pubblica non è più negoziabile”.

Ha negoziato il sindaco di Alessandria, piuttosto che esercitare il suo ruolo di massima autorità sanitaria locale (mentre querela Lino Balza per diffamazione a mezzo stampa).

Sta negoziando la Regione. “Mentre decine di cittadini apprendono di avere il sangue contaminato, le istituzioni continuano a dimostrare di non avere le giuste priorità, discutendo su cavilli tecnici del tutto irrealizzabili e contribuendo deliberatamente al danno verso la salute di tutta la cittadinanza”.

 

Il PD sui Pfas non le manda a dire… alla destra

Il Partito Democratico provinciale, evitando di commentare il clamoroso patteggiamento con Solvay del proprio sindaco del capoluogo, Giorgio Abonante, nonché l’elusa ordinanza comunale di fermata delle produzioni inquinanti, è intervenuto sul procedimento in corso presso la Conferenza dei Servizi di rinnovo dell’Autorizzazione Integrata Ambientale AIA della Solvay (Syensqo).

In quanto questo strumento rientra nella sfera politica (centrodestra) della Provincia di Alessandria e della Regione Piemonte, il PD non lesina quegli ammonimenti che invece evita al Comune (di centrosinistra): “È fondamentale che tale provvedimento di rinnovo contenga prescrizioni stringenti che facciano sì che l’azienda produca senza inquinare. Infatti, i monitoraggi effettuati da Arpa indicano anche per il 2024 la presenza di PFAS sia nelle deposizioni e nell’aria ambiente, sia nelle acque sotterranee, anche all’esterno e a parecchi chilometri di distanza dallo stabilimento. Questo mentre i primi risultati della campagna di prelievo del sangue dagli abitanti intorno allo stabilimento certificano la presenza di PFAS nel sangue in molti residenti, sostanze in alcuni casi a rischio cancerogeno”. Viepiù, “la Regione deve implementare le risorse tecniche e strumentali per i controlli e i monitoraggi”.

(Sempre a scarico delle responsabilità del sindaco), il PD è perentorio: “Risulta quindi necessario e urgente che in sede di AIA vengano fissati per cC6O4, ADV e gli altri PFAS limiti di emissione in atmosfera ai camini dell’azienda sia in termini di concentrazione, sia di flusso di massa per unità di tempo. È altrettanto fondamentale che nel riesame dell’AIA si prenda atto degli evidenti limiti dei sistemi di contenimento della contaminazione delle acque sotterranee (barriera idraulica) messi in opera da Syensqo e vi si ponga rimedio”. “Infine, vengano stabiliti dei limiti di riferimento per i suoli e le acque sotterranee relativamente ai Pfas che consentano l’avvio del procedimento di bonifica”.

Non manca nel comunicato del PD il fermo monito al Governo (di centrodestra): “Il governo affronti il tema di riduzione e di sostituzione dell’utilizzo dei PFAS senza indugiare in politiche attendiste o con risposte del tipo che ci deve pensare l’Europa”. Come non avevano fatto i precedenti governi di centrosinistra.

 

Diktat sul piano di emergenza Solvay

In quanto l’area chimica di Spinetta Marengo è classificata come un rischio di rilevante, il CTR Comitato Tecnico regionale (composto da Vigili del fuoco, Regione Piemonte, Arpa, ASL, Provincia e Comune di Alessandria), oltre a disporre entro sei mesi prescrizioni (14) e raccomandazioni (23) in merito al Piano di Emergenza Interno (PEI), ha inviato una sorta di incidente diktat alla Prefettura di Alessandria invitandola ad aggiornare il Piano di Emergenza Esterno (PEE), ad effettuare le esercitazioni secondo le modalità previste dal Ministro per la Protezione Civile, ad informare popolazione che vive a ridosso o nelle vicinanze del polo chimico in merito agli allarmi, alle evacuazioni e ai soccorsi sanitari.

 

Messa al bando immediata della produzione e uso di PFAS

Clicca sul titolo la locandina del Comitato Acqua Sicura

 


contenuti 1 giugno 2025

Se non vai a votare non sei mio amico

Se non vai a votare non puoi essere mio amico e ti invito ad andartene dalle mie amicizie, perché non hai umanità. Con la morte ieri di questi 4 lavoratori sui luoghi di lavoro Muhammed Memishok Alessio Gardin Salvatore Cugnetto Carlo Alboreo arriviamo a questa mattina a contare 580 lavoratori morti sul lavoro nel 2025, di questi 406 sui luoghi di lavoro. Chi non va a votare i referendum sul lavoro è complice di questa strage e si comporta come quelli che si giravano dall’altra parte per la strage degli ebrei nei campi di concentrazione, e dei palestinesi oggi. Muhammed Memishok è un macedone di 63 anni, è uno di quel 33% di stranieri sotto i 60 anni che muore sul lavoro in Italia, e a questi lavoratori (non ai clandestini), si chiede di dare la cittadinanza dopo 5 anni. Se non vai a votare non puoi essere mio amico, perché non hai umanità.
Carlo Soricelli

 

Bruciate vive 32 persone

Strage di Viareggio, confermata in appello la condanna per Moretti, ex amministratore delegato di Fs. Al processo d’appello ter per la strage alla stazione di Viareggio (Lucca) del 29 giugno 2009, è stata confermata la condanna a 5 anni per l’ex ad di Fs e Rfi Mauro Moretti. Quest’ultimo era tra i 12 imputati per i quali i giudici di secondo grado di Firenze, dopo il rinvio della Cassazione, erano chiamati a quantificare le condanne limitatamente all’entità della riduzione di pena inflitta per le circostanze attenuanti generiche. La difesa di Moretti ha già annunciato ricorso.

 

Mentre continua il genocidio

Clicca sul titolo: la marcia della pace dei bambini.

 

Netanyahu nega di affamare Gaza: “Tutti in carne, ma poco allenati”

“A Gaza non c’è la carestia di massa. Abbiamo una prova semplice: abbiamo arrestato migliaia e migliaia divisi tra civili e miliziani e li abbiamo fotografati senza maglietta, non ce n’era uno emaciato. Neanche un singolo caso dall’inizio della guerra a oggi. Anzi, si vede esattamente il contrario perché non si fa molto esercizio fisico”. Con queste parole pronunciate martedì alla conferenza dell’International Holocaust Remembrance Alliance (IHRA) il premier israeliano Benjamin Netanyahu – dopo 600 giorni di attacchi alla Striscia di Gaza – ha assicurato che il suo governo non sta affamando i gazawi sopravvissuti alle bombe, accusa che ha derubricato a “menzogna del momento”. Anche tutti i video sono falsi.

 

Gli jihadisti amici dell’Occidente

Siria. Continuano ad arrivarci, nel silenzio dei media internazionali, appelli disperati contro i massacri e crimini quotidiani degli Jihadisti democratici che reggono le fila a Damasco per gli interessi stranieri.
Enrico Vigna, 29 maggio 2025.
Madre Agnes Mariam de la Croix ha lanciato numerosi appelli per la solidarietà alla popolazione alawita e cristiana della Siria, massacrata e schiacciata sotto il tallone dei “lupi” della “nuova” Siria.

 

Il genocidio di Netanyahu crea l’antisemitismo internazionale

Due diplomatici sono stati assassinati a Washington e uno è stato fermato dalla polizia che gridava “Liberate la Palestina” mentre lo conducevano in cella. Questa è una conseguenza diretta del genocidio che lo Stato di Israele sta perpetrando nella Striscia di Gaza. L’odio genera odio e Netanyahu sta piantando i semi per un raccolto sempre più abbondante, sta costruendo una fabbrica jihadista. Nessuna persona sana di mente può immaginare che le 50.000 persone uccise da Israele dopo gli attacchi del 7 ottobre 2023 rimarranno impuniti. Nessuno può essere così ingenuo da credere che la carneficina di Gaza, le orge di fuoco e sangue, la fame saranno gratuite o resteranno impunite. La Palestina sta generando un movimento di reazione popolare globale che alla fine culminerà in una violenta risposta di resistenza. Nessun popolo resta a guardare mentre affronta lo sterminio totale, senza ribellarsi, senza combattere, senza lottare per la propria sopravvivenza. E questo campo di battaglia raggiungerà ogni angolo. La dimensione storica del genocidio è talmente enorme che alla fine si trasformerà in un Hamas internazionale.
Clicca qui José Antequera, giornalista, scrittore e direttore della rivista Gurb

 

Fermare subito le produzioni inquinanti di Solvay

Lettera aperta ad Adriano Di Saverio, presidente della Commissione Ambiente e Sicurezza del Comune di Alessandria.

Egregio dottor Adriano Di Saverio,

prima ancora di riconoscersi presidente della “Commissione Ambiente e Sicurezza” del Comune di Alessandria, sono convinto che Lei innanzitutto risponde ai “principi etici che guidano la professione medica sulla tutela della salute individuale e collettiva”. Dunque, “per agire con spirito di solidarietà mettendo a disposizione le proprie competenze in situazioni di emergenza e calamità che gravano sul territorio”.

Il territorio è quello di Alessandria su cui incombe il disastro ambientale e sanitario. Della gravità del quale Lei ha piena conoscenza, sia per ben due procedimenti penali nei confronti di Solvay (Syensqo) di Spinetta Marengo, sia per la sentenza del tribunale di Vicenza sulla relazione causa-effetto nocività Pfas, sia per le numerose indagini epidemiologiche morti-ammalati ASL di cui l’ultima del 2019, sia per tutti i catastrofici campionamenti aria-acqua-suolo documentati da ARPA, sia per gli astronomici referti ematici (Pfas) contenuti nelle cartelle cliniche dei lavoratori Solvay, sia per le catastrofiche analisi (Pfas) dell’Università di Liegi, sia per l’altrettanto (rallentato) monitoraggio Pfas pubblico, sia per il diktat del Comitato Tecnico Regionale (Vigili del fuoco, Regione Piemonte, Arpa, ASL, Provincia e Comune di Alessandria) sul sistema di gestione della sicurezza interna ed esterna dello stabilimento Solvay, sia per il delittuoso “colabrodo” dell’Autorizzazione Integrata Ambientale (AIA) in deroga dal 2020, anzi 2010, denunciato da Greenpeace e Comitati e perfino dal partito suo e del sindaco, sia per l’esplicito confronto pubblico con noi associazioni e comitati, sia per la convincente voluminosità della documentazione scientifica internazionale peraltro a sua disposizione sul sito e la mailing list del “Movimento di lotta per la salute Maccacaro”, sia per i grandi rilievi mediatici nazionali su Spinetta e Pfas (vedi Greenpeace), eccetera.

Per queste Sue ineludibili consapevolezze Lei, dati alla mano che non lasciano onesti spazi al dubbio se esista un collegamento tra inquinanti e malattie: al riguardo si legge la sentenza del tribunale di Vicenza che ha certificato il decesso collegato alla contaminazione da Pfas, Lei si è espresso nell’intervista su “Il Piccolo”: “La sensazione è che la gente della Fraschetta abbia a che fare con un problema ambientale serio”. Anzi, “esprime la propria preoccupazione perché i dati mostrano evidenze di alti livelli di Pfas nelle matrici ambientali”.

Ebbene, egr. Di Saverio, quale medico, libero per giuramento di Ippocrate da condizionamento politico, Lei non ritiene di fare un passo in avanti? Come ha fatto da tempo ISDE Associazione Medici per l’Ambiente, come ha fatto l‘Ordine dei medici di Torino (Omceo), che non hanno paralizzanti dubbi sulla cancerogenicità dei Pfas (“nuovo amianto: professor Philippe Grandjean dell’Università di Harvard) prodotti e diffusi aria-acqua-suolo da Solvay Spinetta Marengo, unica attività produttiva in Italia. Insomma, Lei non ritiene quale medico (ancora che autorevole politico, anche se non la massima autorità sanitaria locale) che la situazione di emergenza ambientale e sanitaria di Alessandria deve essere affrontata assolutamente con misura urgente che, oggi e non domani, e senza scaricabarili, alla luce del sacrosanto principio di precauzione elimina all’origine gli estremi pericoli che gravano sulla salute dei cittadini, cioè fermi le fonti di avvelenamento che stanno uccidendo e ammalando? Ogni minuto che passa è paralisi imperdonabile.
Lino Balza – Movimento di lotta per la salute Maccacaro

 

La CGIL contribuisca alla class action contro Solvay

Lettera aperta a Maurizio Landini

Perché intervenire sulla Camera del Lavoro provinciale CGIL, affinché apra finalmente cause civili contro Solvay di Spinetta Marengo per risarcire i lavoratori morti e ammalati. Anzi, affinché la CGIL dia disponibilità a contribuire ad aprire cause civili collettive, class action, per tutta la popolazione: lavoratori e cittadini.

La CGIL faccia ammenda del proprio immobilismo, la convinca infine la sentenza del Tribunale di Vicenza che ha condannato l’Inail a pagare il risarcimento per malattia professionale ai familiari di un ex operaio morto per un tumore a contatto con le sostanze Pfas della fallita azienda Miteni. “Si ritiene raggiunta la prova, con elevato grado di probabilità, del nesso di causalità fra l’ambiente in cui il ricorrente ha prestato la propria attività lavorativa la patologia in questione”, si legge nella sentenza.
Continua cliccando qui.

 

Basta chiudere gli occhi sui Pfas

Lettera aperta degli scienziati all’Unione Europea
Chiudere un occhio e rimandare l’azione ai prossimi decenni o introdurre nuovi modi per aggirare, non fa che aggravare il problema e creare una sfida sociale, ambientale ed economica molto più grande per il futuro.

Oltre 450 scienziati e scienziate di tutta Europa, coordinati dall’European Environmental Bureau (EEB), hanno chiesto all’Unione Europea di aggiornare rapidamente gli standard di inquinamento dell’acqua per affrontare adeguatamente le sempre più numerose fonti di contaminazione chimica, PFAS inclusi.

A sostegno dell’iniziativa hanno partecipato anche una quarantena di ricercatrici e ricercatori italiani, tra cui Roberto Romizi, presidente dell’ Associazione Medici per l’Ambiente ISDE Italia, Serge Orsini, presidente della Società Speleologica Italiana, Vanessa De Santis, rappresentante dell’European Fresh and Young Researchers (EFYR), forum dei giovani ricercatori e ricercatrici nel campo delle acque dolci in UE, e Alfieri Pollice, ricercatore capo dell’Istituto di Ricerca Sulle Acque del CNR di Bari.
Clicca qui per aprire la lettera.

 

In Italia due delle più gravi contaminazioni da PFAS a livello europeo

Due gli epicentri. La Miteni di Trissino in Veneto e la Solvay di Spinetta Marengo in Piemonte. La Miteni è chiusa dal 2018. Solvay è l’unica produttrice di Pfas in Italia.
Clicca qui le storie.
Il Dossier “Pfas Basta!” è disponibile online a chi ne fa richiesta. In tre volumi, Lino Balza racconta la storia in Italia delle lotte contro gli inquinatori Solvay e Miteni, dalle denunce degli scarichi in Bormida degli anni ’90 fino ai processi 2025 ad Alessandria e Vicenza. Una lunga storia di mobilitazioni anche contro connivenze, complicità, corruzioni, ignavie di Comune, Provincia, Regione, governo, Asl, Arpa, sindacati, magistratura e giornali, che ha ora raggiunto il culmine con la querela del sindaco di Alessandria a Balza… per diffamazione a mezzo stampa.

 

Rosignano Solvay: la città ostaggio dell’industria chimica

L’inchiesta de “L’Indipendente ” sulla Solvay in Italia ha già compreso gli articoli di Michele Manfrin su Spinetta Marengo con l’intervista di Lino Balza (clicca qui ) e prosegue su Rosignano (clicca qui ) nel quale la multinazionale belga afferma: «La sostenibilità è nel nostro DNA». La realtà racconta un’altra storia: quella di un territorio segnato da oltre un secolo di presenza industriale, che continua ancora oggi a lasciare tracce evidenti, mercurio, piombo, selenio e fenoli, ammoniaca…

 

Finalmente i controlli Pfas ai vigili del fuoco

Quando già lo studio dell’Università dell’Arizona Health Science ha scoperto che i pompieri – esposti ai Pfas dalle schiume antincendio e dall’abbigliamento composto da tessuto ignifugo – sono i lavoratori con il più elevato tasso di PFAS nel sangue, finalmente la Direzione nazionale dei Vigili del fuoco suona l’allarme alle Direzioni regionali e interregionali dei Vigili del fuoco, del soccorso pubblico e della difesa civile, invitandoli a segnalare qualsiasi caso di esposizione da Pfas, così da poter sottoporre il personale uno screening e verificare problemi all’organismo. “Successivamente si procederà ad un monitoraggio ambientale (acqua ed aria) all’interno delle sedi di servizio (locali interni ed aree all’aperto) dei Comandi interessati, per poi procedere, qualora risultasse la presenza di inquinamento ambientale da Pfas, all’effettuazione di uno studio sul personale potenzialmente esposto con le stesse modalità (esame del sangue e del capello del personale vigile del fuoco su base volontaria)”. Il documento è stato inoltrato anche alle organizzazioni sindacali territoriali e all’Osservatorio bilaterale per le politiche sulla sicurezza sul lavoro e sanitarie del Corpo dei Vigili del fuoco.
In Italia particolarmente i vigili del fuoco sono stati colpiti da una vicenda che ha registrato, tra il 2022 e il 2023, il decesso per tumore al cervello di quattro loro uomini, che avevano lavorato ad Arezzo. Si è attivata anche l’Associazione Medici per l’Ambiente (Isde) che ha presentato denuncia in 35 Procure della Repubblica italiana, chiedendo di aprire inchieste sui danni causati dai Pfas alla salute umana.

 

Il TFA della numerosa famiglia dei PFAS. Nel rubinetto, nel vino e nell’acqua minerale

Sei le minerali bocciate, di cui cinque a causa della presenza di TFA (acido trifluoroacetico), una sostanza che fa parte della famiglia dei PFAS. Sono questi i principali risultati dell’ultimo test di Altroconsumo su 21 marche di acqua minerale naturale, provenienti da diverse zone dell’Italia (più la Evian, che sgorga dalle Alpi francesi). Uno dei parametri di valutazione dell’inchiesta, infatti, era proprio la presenza dei Pfas.

Il TFA è un inquinante persistente derivato dalle attività industriali, che si accumula nell’ambiente e resiste ai processi di degradazione naturale, che in precedenza, è già stato ritrovato nell’acqua minerale, di rubinetto e nel vino. I prodotti bocciati da Altroconsumo ne contengono quantità eccessive, superiori ai parametri usati per gli altri PFAS nell’acqua potabile (non esiste ancora un limite specifico per l’acido trifluoroacetico). Gli effetti sulla salute del TFA non sono ancora del tutto noti, ma si sospettano ripercussioni sulla salute del fegato e sulla fertilità, e attualmente l’Autorità europea per la sicurezza alimentare (EFSA) sta rivalutando la sicurezza di questa sostanza.

I marchi bocciati a causa del TFA sono: Panna, Esselunga Ulmeta, Levissima, Maniva, Saguaro Lidl.
Clicca qui https://ilfattoalimentare.it/altroconsumo-test-acqua-minerale-tfa.html
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Il Trentino affronta l’allarme Pfas

Il progetto ITINERE (esposizione nazionale italiana ai contaminanti ambientali e valori di riferimento), è uno studio di biomonitoraggio umano realizzato nell’ambito del programma europeo PARC. Per l’Italia il progetto è coordinato dall’Istituto superiore di sanità (ISS) e in Trentino viene realizzato dal Dipartimento di prevenzione dell’Azienda sanitaria.
Saranno coinvolte cento persone, che riceveranno a casa una lettera di invito per partecipare al progetto. I cento partecipanti trentini, tra i 18 ei 39 anni, devono essere residenti da almeno tre anni nei territori oggetto di indagine. Chi aderirà allo studio potrà sottoporsi al prelievo di campioni biologici (sangue e urina) effettuato dall’Apss per misurare la presenza di specifiche sostanze chimiche di interesse attuale quali PFAS, bisfenoli, DINCH, ftalati, metalli, pesticidi.

 

Meloni: “Accuse vergognose contro la Polizia”

Il Consiglio d’Europa: “Razzismo tra le forze di polizia italiana”.
«La nostra raccomandazione verso il governo italiano è che conduca al più presto uno studio indipendente sul fenomeno della profilazione razziale nelle sue forze di polizia, per poter valutare la situazione», ha affermato Bertil Cottier, presidente della Commissione europea contro il razzismo e l’intolleranza del Consiglio d’Europa (Ecri). «È un fenomeno crescente in molti Paesi europei, agenti di polizia fermano le persone basandosi sulla base del colore della pelle, o sulla loro presunta identità o religione, tutto ciò viola i valori europei», ha aggiunto in conferenza stampa Tena Simonovic Einwalter, vicepresidente dell’Ecri. «Le parole pronunciate dalla Commissione, che accusano le Forze di Polizia italiane di razzismo, sono semplicemente vergognose. Tutti conoscono i numerosi episodi in cui agenti delle Forze dell’Ordine vengono aggrediti, spesso da immigrati irregolari, mentre svolgono il proprio dovere con coraggio, dedizione e rispetto della legge», ha ribattuto sui social la presidente del Consiglio, Giorgia Meloni. «Purtroppo non è la prima volta che alcuni organismi del Consiglio d’Europa si abbandonano a giudizi infondati, frutto di un approccio ideologico e di pregiudizi evidenti», ha aggiunto la premier.

 

Tav Terzo Valico: enorme spreco per una “grande opera” inutile e dannosa

La marcia Serravalle-Arquata della Rete Ambientalista (2006).
Il tunnel appenninico del Terzo valico se lo pagano gli italiani, non c’è Pnrr che tenga. Con l’approvazione da parte del Parlamento della Proposta di revisione del Piano nazionale di ripresa e resilienza una quota consistente dei 3,8 miliardi di euro arrivati dall’Unione europea per realizzare l’Alta capacità tra Genova e Tortona sarà destinata altrove, non più per l’opera più importante, la maxi galleria, per l’appunto. La perdita delle ingenti risorse in scadenza nel giugno 2026 è dovuta all’impossibilità di rispettare tutti i problemi emersi nello scavo sotto l’Appennino che hanno ben presto bloccato le talpe meccaniche: la scoperta di enorme quantità di gas a rischio di esplosione, l’amianto volutamente ignorato, la prevedibile friabilità delle rocce, la prevista intercettazione delle falde acquifere, ecc. Insomma, una devastazione del territorio. Clicca qui Giampiero Carbone.
Tutte queste critiche ambientali, oltre allo spreco enorme di fondi pubblici per una “grande opera” inutile, erano già state allarmate nelle battaglie condotte dai Comitati e dalle Associazioni che avevano indetto imponenti manifestazioni popolari.

 

Vincono le minoranze

A Genova la Salis ha vinto con circa il 25% degli aventi diritto al voto!!!
Come nelle scorse elezioni politiche quando le destre hanno conquistato il governo con circa il 27% degli aventi diritto al voto… quindi basta una MINORANZA per vincere e andare al potere… è per questo che da decenni destre ed ex-sinistra hanno utilizzato il sistema che permette di vincere anche se fanno scelte dannose, supercostose (a spese dei cittadini) e inutili, come vogliono fare le destre e l’ex-sinistra, così ora con la Salis, cioè le cosiddette grandi opere che permettono anche mastrussi [imbrogli] e quindi soldi per le campagne elettorali di conquista della maggioranza degli elettori (compresi i precari delle cooperative sociali che non hanno scelta)… Comunque occorre una seria descrizione per capire cosa fare per rilanciare la partecipazione dell’ex popolo della sinistra disgustato, amareggiato e impotente rispetto al dominio di questa coalizione di fatto fra destre e ex-sinistra, con la benedizione dell’opus dei (la troika genovese).
INTANTO MOBILITIAMOCI AL MASSIMO PER I CINQUE SI SI SI SI SI AL REFERENDUM!!!
Prof. Salvatore Palidda

 

Tutela del paesaggio

Leggi l’articolo

 

Trasporto aereo: una minaccia crescente

ISDE – Associazione Medici per l’Ambiente Italia pubblica un aggiornamento del suo position paper dal titolo “Trasporto aereo: impatto su clima, ambiente e salute. Le ragioni scientifiche ed etiche per ridurre e rendere razionale questo tipo di mobilità”, curato dalla dott.ssa Antonella Litta e dall’ing. Giuseppina Ranalli.

 

L’ILVA affonda. Come il Titanic

Per anni abbiamo lanciato l’allarme, documentando non solo l’inquinamento devastante, ma anche l’assenza di una vera prospettiva industriale, economica, occupazionale. Più volte abbiamo detto che non esisteva un piano industriale per Ilva ma in TV i ministri ne parlavano. Sapendo che non era vero. I power point e le slide erano presentati come piano industriale. Incredibile ma vero.
Gli unici che hanno detto le cose che andavano dette siamo stato noi. E abbiamo previsto tutto. Abbiamo portato dati, studi, analisi. Ma ci hanno detto che eravamo catastrofisti. Ci hanno bollati come disfattisti. A volte ci hanno anche detto che eravamo degli incompetenti, con velato sarcasmo.
Ma ora sta accadendo tutto quello che ragionevolmente era prevedibile. Ora sta accadendo in campo economico ciò che era già avvenuto in campo ecologico: quello che avevamo anticipato si sta avverando. Abbiamo ragione. Ma ce l’hanno negata, a colpi di decreti. Abbiamo detto la verità. Ma ci hanno trattati da propagandisti. Abbiamo studiato. Ma ci hanno chiamato dilettanti. Eppure non parliamo mai a caso. Siamo abituati a studiare prima di parlare. E soprattutto siamo abituati a non ingannare le persone.
Ora che il gigante d’acciaio affonda sotto il peso delle sue enormi falle industriali, chiediamoci: chi ha davvero difeso il futuro di Taranto?
Alessandro Marescotti, Presidente PeaceLink

 

I medici di famiglia difendono la sanità pubblica agonizzante

Si parla tanto dei problemi legati alla Medicina di base, mentre è vivo il ricordo degli “introvabili” durante il Covid. La sanità pubblica è agonizzante, ma davanti a possibili soluzioni il sistema va a rilento.
Una delle riforme che potrebbero cambiare lo scenario del Servizio sanitario nazionale è proposta dal ministero della Salute: al momento i medici di medicina generale che spesso sono solo dei prescrittori, sono lavoratori autonomi pagati dal Ssn, il che permette loro di organizzare autonomamente il proprio tempo. Possono mantenere un doppio lavoro, il rapporto con il Ssn e la libera professione. Per ogni paziente standard percepiscono 70 euro l’anno, se il numero di pazienti assistiti è inferiore a 500, e 35 se supera i 500 assistiti. In media, ogni medico di base segue 1.500 assistiti. A ciò di solito aggiunge un pari (a volte superiore) introito per la libera professione. Evidente il totale disallineamento economico e di responsabilità con i medici che stanno scappando dagli ospedali.
La nuova proposta del ministro Schillaci trasformerebbe i nuovi medici di base in dipendenti pubblici, proprio come i medici ospedalieri e sarebbero utilizzabili, con turni ben precisi, nelle Case di Comunità. Grazie ai fondi Pnrr, entro il 2026, dovrebbero essere 1.420: ad oggi, per carenza di personale, sono attive solo 413. È uno dei pochi passi concreti, subito attuabili, verso un miglioramento dell’assistenza sanitaria che, da un lato renderebbe realmente disponibile l’assistenza medica e, dall’altra, allevierebbe il lavoro nei Pronto soccorso: i dati indicano che più del 60% delle prestazioni svolte sono non urgenti o irrilevanti dal punto di vista clinico; si tratta soprattutto di anziani che, non trovando disponibile il proprio medico, si rivolgono al Pronto soccorso. Questi casi potrebbero essere assistiti presso le Case di Comunità dai medici di base. La riforma prevede che, a parte i neo-assunti, tutti gli altri medici di famiglia (circa 37.000) possono scegliere di restare “convenzionati”, ma mettere a disposizione circa 14-16 ore a settimana per il distretto. Perché c’è tanta resistenza nell’accettare questa riforma? I cambiamenti sono sempre difficili, ma non accettare la proposta non ha una spiegazione razionale.
Maria Rita Gismondo, Virologa

 

Una società abilista

Per una persona con disabilità buttarla sul ridere è una delle possibili strategie di sopravvivenza alle micro e macro aggressioni quotidiane a cui la espone una società ancora profondamente abilista. È un po’ questa la filosofia di “Abilisti fantastici e dove trovarli”, l’ultima fatica letteraria di Marina Cuollo, che già in precedenti lavori aveva scelto uno stile ironico per parlare di disabilità. Il disegno di una donna in sedia a rotelle, ritratta di spalle, leggermente di lato, mentre…
Clicca qui Abilismo: quella squisita pratica sociale che trasforma la vita delle persone con disabilità in una “gita all’inferno”

 

Inceneritore di Roma: “Produrrà diossine e metalli, a rischio la nostra salute”

L’Agenzia di stampa nazionale “Dire” pubblica in un articolo sull’inceneritore di Roma la denuncia della pediatra Francesca Mazzoli, 30 anni di professione al San Camillo di Roma, membro di ISDE Italia, secondo… L’articolo Inceneritore di Roma, “Produrrà diossine e metalli, a rischio la nostra salute” proviene da ISDE News.

 

Libera caccia… di voti

Si potrà sparare nelle spiagge. Addirittura Regioni e ministero dell’Agricoltura avranno la facoltà di ridurre le aree protette a favore di quelle in cui sarà possibile cacciare. Si riaprono i roccoli e si liberalizzano i richiami vivi, favorendo il bracconaggio e il traffico illecito di avifauna. Si apre alla caccia senza regole nelle aziende faunistico-venatorie con il riconoscimento della licenza ai cittadini di Paesi esteri: in pratica la natura viene svenduta e diventa il parco giochi dei ricchi, italiani e stranieri.
Francesco Lollobrigida aveva promesso di riformare la 157/92, la legge per la protezione della fauna selvatica e il prelievo venatorio, trasformandola nella legge che antepone la caccia alla tutela della biodiversità. E così sta facendo: un ribaltamento netto della norma introdotta 33 anni fa e, soprattutto, dell’articolo 9 della Costituzione. Fratelli d’Italia si è intestata la battaglia per liberalizzare la caccia senza controlli, superando (a destra) la Lega, e ora è pronta a presentare il disegno di legge – collegato alla legge di Bilancio – per stravolgere la 157/92 nel prossimo Consiglio dei ministri.

 

Vacche grasse per le partite Iva

Per le partite Iva italiane il 2023 è stato un anno di vacche grasse. I redditi medi di quelli a cui si applicano le “pagelle fiscali” dell’Agenzia delle Entrate sono saliti di oltre il 10%, mentre quelli da lavoro dipendente progredivano solo del 4,5%. Ma l’amore per il nero è immutato: i dati appena diffusi dal dipartimento Finanze del Mef mostrano che più di metà degli autonomi restano probabili evasori. Basta un’occhiata alle cifre rielaborate dal Fatto per capire il motivo: il 75% dei ristoratori risulta aver guadagnato soli 15mila euro, in media. Credibili quanto i 7mila euro medi annui con cui tirerebbero avanti 750 discoteche e night club, i 14mila portati a casa dai gestori di 5.600 tintorie e i poco più di 20mila con cui sopravvive l’81% dei noleggiatori di auto, primi nella classifica del rischio evasione realizzata dal Fatto. Nella top ten anche servizi di assistenza domiciliare e ricerche di mercato, mentre le attività finanziarie sono al quintidicesimo posto. Dove si evade di più? In testa ci sono Molise, Calabria e Basilicata.
Sul fattoquotidiano.it la classifica completa delle 175 attività soggette a Isa

 

Non basta piantare alberi

Non bastare piantare alberi. Serve sapere perché. Servire sapere dove. E serve sapere per chi. La riforestazione non è un gesto poetico. È una scelta politica. Una strategia industriale. Un progetto economico. L’errore più grande è considerarla un’azione riparatoria, un modo per farsi perdonare. La vera riforestazione non è pentimento. È visione. È radice del futuro. In Italia ci sono centinaia di migliaia di ettari agricoli abbandonati. Spazi che potrebbero ospitare foreste produttive. Rigenerare il suolo. Proteggere la biodiversità. Rallentare l’erosione. Trattare l’acqua. Assorbire anidride carbonica. Invece li lasciamo marcire. Diciamo sostenibili, ma ci manca una politica del verde. Una politica capace di legare ambiente, sviluppo e futuro. Clicca qui.

 

Le “panchine inclusive”

Devono essere scelte e collocate in base a un progetto complessivo che valuta, tra i molti aspetti, la fruibilità delle pavimentazioni e dei percorsi per le persone invalide, la flessibilità di lavoro… Clicca qui.

 


contenuti 28 maggio 2025

Fare scienza di comunità in materia di ambiente, lavoro, salute

Ad Alessandria, la sede della “Casa di Quartiere e Comunità San Benedetto al Porto”, fondata da don Gallo, ha ospitato la folta e partecipata assemblea pubblica del 23 maggio 2025. Con la quarta sessione dei “Workshop tematici”, si è infatti conclusa la serie di incontri pubblici organizzati da Public Engagement del Dipartimento di Culture, Politica e Società dell’Università di Torino, nell’ambito del progetto europeo “Fare scienza di comunità in materia di ambiente, lavoro, salute”.
I temi della salute pubblica e della tutela ambientale e del lavoro sono affrontati ad Alessandria dove, in forma comparativamente più critica rispetto al resto della regione e di tutta Italia, la diffusione di informazioni allarmanti in particolare sulla contaminazione da PFAS sta alimentando crescente preoccupazione pubblica, fratture sociali e mobilitazioni, fino a controversie in sede giudiziaria e penale.
L’intervento conclusivo è andato a Lino Balza, a nome del Movimento di Lotta per la salute Maccacaro: clicca qui. O, ancor più “vivace”, sopportatevi il video dell’intervento: clicca qui.

In particolare, sono trattati temi controversi quali il ruolo dei sindacati nel disastro ambientale e sanitario della Solvay di Spinetta Marengo. Presenti, in un animato dibattito, Franco Armosino, segretario provinciale della Camera del Lavoro di Alessandria e Giampaolo Zanni, segretario CGIL del Veneto. Scintille su difesa dell’occupazione e tutela della salute.

 

Il sindaco di Alessandria querela il giornalista no Pfas

Conferenza stampa di Lino Balza, Movimento di lotta per la salute Maccacaro.
Sono stato appena avvertito che presso la Procura di Alessandria verrà instaurato un procedimento penale art. 595 comma 3 e 4 CP diffamazione a mezzo stampa, per querela del sindaco di Alessandria, Giorgio Abonante.
Clicca qui per vedere il video.
Clicca qui per la trascrizione.

 

Landini, facciamo class action contro Solvay

Lettera aperta

“Vivere in Fraschetta ” è il Comitato che raggruppa i pensionati CGIL dei sobborghi della Fraschetta, tra cui Spinetta Marengo, e che insieme ai Comitati e alle Associazioni aveva chiesto a tutte le parti civili di respingere qualunque trattativa con Solvay per un patteggiamento che interrompesse e bloccasse il dibattimento del processo penale a carico della multinazionale belga. Tant’è che “Vivere in Fraschetta”, insieme agli altri Comitati e Associazioni, ha preso una posizione molto dura nei confronti del sindaco di Alessandria che ha patteggiato con Solvay 100mila euro per… l’urgenza di tagliare l’erba dei cimiteri. Non solo.
“Vivere in Fraschetta” ha di recente inviato un appello accorato al segretario generale della CGIL, Maurizio Landini, sollecitandogli un intervento diretto.
Ci auguriamo che l’intervento impedisca che la Camera del Lavoro di Alessandria intraprenda un patteggiamento con Solvay. Anzi, vogliamo dare per scontato che essa abbia già rifiutato l’iniziativa dell’azienda imputata per il disastro ambientale e sanitario: rifiuto in coerenza con quanto annunciato (20 febbraio 2024) per la propria costituzione a parte civile. Cioè “parte offesa per l’omessa bonifica di contaminazioni pregresse e un rilascio di altri contaminanti di produzione recente (PFAS), contaminazione (dati ARPA) che riguarda il sottosuolo, le acque sotterranee, l’aria, con la persistente presenza di inquinanti a base di cloro e fluoro”.
Nel documento, la CGIL Camera del Lavoro Provinciale, dopo aver precisato di sentirsi rappresentanti dei lavoratori, dei pensionati e cittadini tutti, nonché riferendosi ai risultati degli studi epidemiologici svolti da Asl e Arpa, ovvero alla combinazione tra le sostanze inquinanti e le patologie in eccesso, conclude: “Ci sono persone che hanno subito danni o rischiano di subirli in futuro: vengono risarciti da chi ha fatto profitti procurando danni alla salute, se lavoratrici e lavoratori rischiano nello stesso presente e nel futuro di subire conseguenze patologiche per il loro lavoro che siano risarciti e che si aprano per loro benefici previdenziali come in passato per il tema amianto”.

Noi lo ribadiamo fino alla noia: i processi penali non determinano reali risarcimenti alle Vittime, al più risarcimenti simbolici. La via è quella dei processi civili. A questo scopo, le cartelle cliniche delle Vittime, lavoratori e cittadini, sono ormai raccolte in massa. Vanno utilizzate.

Dunque, considerando che l’invito a Landini di intervenire sia rivolto alla Camera del Lavoro provinciale, affinché apra finalmente cause civili contro Solvay per risarcire i lavoratori morti e ammalati. Anzi, affinché la CGIL dia disponibilità a contribuire ad aprire cause civili, class action, per tutta la popolazione: lavoratori e cittadini.

La CGIL faccia ammenda del proprio immobilismo, la convinca infine la sentenza del Tribunale di Vicenza che ha condannato l’Inail a pagare il risarcimento per malattia professionale ai familiari di un ex operaio morto per un tumore a contatto con le sostanze Pfas della fallita azienda Miteni. Si ritiene raggiunta la prova, con elevato grado di probabilità, del nesso di causalità fra l’ambiente in cui il ricorrente ha prestato la propria attività lavorativa la patologia in questione”, si legge nella sentenza del giudice Caterina Neri.

Si tratta di una sentenza storica: di una vittoria per l’INCA CGIL del Veneto, una vittoria fondamentale per tutti i lavoratori a contatto coi Pfas, composti considerati pericolosi dagli anni 2000 e prodotti ancora in Italia dalla Syensqo Solvay.

Oggi a maggior ragione, la Cgil in Piemonte abbia il coraggio di denunciare in sede civile Solvay, di imitare la consorella del Veneto, che già nel 2020 ha seguito la via del processo civile: quanto meno ci tentò, visto che il processo è stato archiviato per vizio di forma della perizia del consulente tecnico del tribunale.

 


 

contenuti 19 maggio 2025

Fare scienza di comunità in materia di ambiente, lavoro, salute

I temi della salute pubblica e della tutela ambientale e del lavoro sono affrontati ad Alessandria nell’ambito del progetto europeo “Fare scienza di comunità in materia di ambiente, lavoro, salute”. L’iniziativa rientra nell’ambito delle attività di Public Engagement del Dipartimento di Cultura, Politica e Società dell’Università di Torino.
Ad Alessandria, in forma comparativamente più critica rispetto al resto della regione, e di tutta Italia, la diffusione di informazioni allarmanti – in particolare sulla contaminazione da PFAS – sta alimentando crescente preoccupazione pubblica, fratture sociali e mobilitazioni, fino a controversie in sede giudiziaria e penale.
Sono stati programmati quattro “Workshop tematici” con incontri pubblici ad Alessandria nelle sedi degli enti partner del progetto, tra cui il Movimento di lotta per la salute Maccacaro. La loro conclusione sarà ospitata giovedì 23 maggio 2025 alle ore 17 presso Casa di Quartiere Borgo Rovereto, Via Verona 116, Alessandria.

 

Solvay, la fabbrica dei veleni

Anche “L’indipendente” dedica uno speciale. Nel dossier, ampi servizi tra cui un’intervista a Lino Balza.

 

Il sindaco taglia l’erba nel cimitero di Spinetta Marengo

L’annuncio di risultati trimestrali in calo ha fatto sprofondare in borsa il titolo Solvay . Ma il titolo a picco non si ripercuoterà sulla esigua somma di 100mila euro che Solvay Syensqo deve versare al Comune di Alessandria quale merito del patteggiamento che ha aperto la strada ai patteggiamenti delle altre parti civili, innanzitutto Regione Piemonte e Governo, che consentirebbero alla multinazionale belga di uscire praticamente indenne dal processo per il disastro ambientale e sanitario del sito di Spinetta Marengo senza risarcimenti per le Vittime, senza bonifica del territorio, proseguendo indisturbata nelle produzioni inquinanti.
Il sindaco di Alessandria si è giustificato del patteggiamento, che ha scandalizzato Comitati e Associazioni di tutta Italia: “ha svenduto la salute”, con la necessità urgente di far fronte al degrado dei cimiteri. Il lavoro di sfalcio dell’erba è già avviato nei camposanti di Spinetta e Litta Parodi. “Proseguirà” rassicura il sindaco Giorgio Abonante “in tutti i cimiteri. Stiamo facendo l’impossibile con le risorse che abbiamo a disposizione. Non è facile trovare 1,5 milioni di euro.” L’affermazione ha rinfocolato le polemiche: per far quadrare i conti ci volevano proprio gli scandalosi 100mila euro?
In più, il sindaco ha annunciato di voler utilizzare il diserbo chimico, malgrado non sia ammesso dal regolamento comunale. Ciò ha provocato critiche da parte delle opposizioni, che hanno ironizzato: diserbanti prodotti da Solvay? Però si è scossa anche la tenuta della sua maggioranza, con la contrarietà ambientalista dei Cinquestelle, già ferita dall’inaudita decisione di contrattare il patteggiamento con Solvay.

 

Landini, abbiamo Pfas nell’aria, nell’acqua, nel sangue. Intervieni

Non si preoccupa del taglio dell’erba nei cimiteri il Gruppo “Vivere in Fraschetta” che, invece, ha consegnato al segretario della Cgil Maurizio Landini (ad Alessandria per promuovere i referendum dell’8 e 9 giugno) una lettera accorata sul tema dei Pfas, sollecitandogli un intervento diretto.
Ti scriviamo con grande preoccupazione, perché quello che sta succedendo qui da noi ci riguarda tutti, cittadini e lavoratori. La nostra salute è ormai compromessa da un inquinamento che a Spinetta Marengo dura da decenni, e in particolare dai Pfas, sostanze tossiche e per nulla biodegradabili. Conosciamo bene la vicenda della Miteni, ora in fallimento ma ancora inquinante, e della Solvay, che continua a produrre i PFAS più pericolosi al mondo. Ricordiamo i casi negli Stati Uniti, in Belgio e in altri Paesi dove queste sostanze hanno provocato malattie e disastri ambientali, ricordiamo l’Eternit”.
“Qui da noi la situazione è simile:
abbiamo Pfas nell’aria, nel sangue, e nei corpi di tanti di noi, anche di quei lavoratori di ditte esterne che non vengono monitorati. Le istituzioni, i sindacati, la politica sanno tutto, eppure non fanno niente. È come parlare al muro di gomma dell’indifferenza. La nostra paura è grande: temiamo per noi, per i nostri figli, per il futuro del nostro ambiente e della nostra salute“.
“Vivere in Fraschetta
” è il Comitato che raggruppa i pensionati CGIL dei sobborghi della Fraschetta, tra cui Spinetta Marengo, e ha preso una posizione molto dura nei confronti del sindaco che ha patteggiato con Solvay 100mila euro per il taglio dell’erba dei cimiteri.

 

Pfas alla foce del Po: movimenti per monitoraggi e per divieti di produzione

Messo in moto da Alessandria tramite la nostra Campagna nazionale contro i Pfas, nel 2010 a Ferrara il compagno Valentino Tavolazzi, della locale Sezione nonché consigliere comunale di “Progetto per Ferrara”, si attivò a informare i mass media (tra cui L’Espresso) e soprattutto per allarmare il controllo (fino ad allora assente) di Ato, Asl ed Hera sull’alta concentrazione di Pfoa nelle acque del Po, dalle acque superficiali dal quale Ferrara attingeva il 70% dell’acqua da potabilizzare.
Oggi, i consiglieri comunali di “Civica Anselmo” e “La Comune di Ferrara” presentano una mozione per “richiedere al Gestore Hera Spa di sviluppare ulteriormente il monitoraggio e la quantificazione della somma di Pfas nell’acqua destinata al consumo umano nel Comune di Ferrara”, nonché per “procedere, in collaborazione con il gestore, all’analisi puntuale a campione dell’acqua potabile o dell’acqua in bottiglia, erogata nelle scuole pubbliche presenti nel Comune”, infine per “rendere pubblico integralmente le risultanze provenienti da Hera Spa – ed eventualmente da indagini effettuate in autonomia dal Comune stesso – circa la quantificazione della presenza delle singole sostanze Pfas, e comunque della qualità dell’acqua dell’acquedotto pubblico, e di farne capillare pubblicità, attraverso tutti i canali istituzionali, al fine di aumentare la consapevolezza della popolazione circa la qualità dell’acqua consumata”.

La mozione, inoltre, invita a “richiedere alla Regione Emilia Romagna di implementare il piano di monitoraggio capillare su tutto il territorio regionale al fine di accertare il reale stato di contaminazione delle acque destinate al consumo umano”, e a “richiedere alla Regione Emilia Romagna di farsi promotrice della sperimentazione che ha per oggetto il monitoraggio diffuso dell’acido trifluoroacetico Tfa, al fine di conoscerne la diffusione e l’accumulo nel tempo, verificando al contemporaneo l’efficacia dei sistemi di trattamento delle acque rispetto a questi inquinanti”.

La mozione si conclude con la richiesta di “sollecitare Governo e Parlamento, anche tramite l’invio di questa mozione, all’introduzione del divieto di produzione in Italia di questi inquinanti eterni.

 

I Pfas nelle birre. Controllare le acque in origine

Secondo uno studio pubblicato su Environmental Science and Technology che ha analizzato i PFAS in 94 campioni di birra, molte birre popolari, sia quelle prodotte da piccoli birrifici che quelle prodotte da grandi aziende nazionali e internazionali, contengono sostanze chimiche PFAS collegate a tumori, danni agli organi e al sistema immunitario e altri problemi di salute.
Le birre – che in media sono costituite per circa il 90% da acqua – prodotte in contee con elevati livelli di PFAS nell’acqua potabile presentavano la contaminazione maggiore. Lo studio ha evidenziato che circa il 18% dei birrifici statunitensi si trova in codici postali in cui è nota la presenza di PFAS nell’acqua potabile. Nelle birre della Carolina del Nord, in particolare quelle situate nei pressi del bacino del fiume Cape Fear, sono state rilevate più concentrazioni di PFAS rispetto alle birre del Michigan o della California. L’area del bacino del fiume Cape Fear è notoriamente contaminata da una varietà di PFAS, molti dei quali sono riconducibili al sito della Chemours Fayetteville Works.
Insomma, norma per ogni consumatore, prima di bere una birra si dovrebbe controllare se l’acqua potabile della zona di produzione contiene Pfas.

 

Chi ha le scorie nucleari se le tenga

La strategia appena enunciata dal governo Meloni (ministro Pichetto Fratin) rinuncia definitivamente alla costruzione di un deposito unico nazionale delle scorie nucleari, optando di lasciarle dove si trovano. Si userebbero cioè gli stoccaggi esistenti: in Italia i depositi temporanei che custodiscono rifiuti radioattivi sono ex centrali nucleari (4 centrali e 4 impianti del ciclo del combustibile), centri di ricerca nucleare e centri di gestione di rifiuti industriali. Le ex centrali nucleari, attive fino alla fine degli anni Ottanta, sono a Trino (Vercelli), Caorso (Piacenza), Latina e Sessa Aurunca (Caserta). Ci sono poi un impianto di “Fabbricazioni Nucleari” a Bosco Marengo (Alessandria) e tre impianti di ricerca sul ciclo del combustibile a Saluggia (Vercelli), Casaccia (Roma) e Rotondella (Matera).
Ebbene, questa marcia indietro governativa riattualizza l’edizione di “Storia nucleare” , il dossier di Lino Balza che racconta la storia che va da Bosco Marengo (AL) al Forum nazionale dei Movimenti Antinucleari e al Referendum 2011, dal dopo Referendum ai governi “verde-giallo-rossi” e “policromo”, e infine di destra, fino all’odierno rilancio del “nuovo nucleare” e alla risoluzione del deposito nazionale. L’attualità è vieppiù affermata dall’imminente Referendum dell’8-9 giugno 2025.
“Storia nucleare” racconta oltre quaranta anni (1981-2025) di lotte contro il nucleare in Italia: l’epopea della mobilitazione popolare che contrastò il nucleare civile e ne perseguì la fuoriuscita definitiva, anche tramite una sentenza pilota valida come precedente per tutti i siti nucleari italiani. È anche la storia dello strapotere politico-giudiziario che la impedì sulla pelle delle generazioni presenti e future; dunque, è storia documentata anche di connivenze, complicità, corruzioni, ignavie.
“Storia nucleare” è disponibile a chi ne fa richiesta: tratta in breve da stralci dei libri “Ambiente Delitto Perfetto” (Barbara Tartaglione – Lino Balza, prefazione di Giorgio Nebbia) e “L’avventurosa storia del giornalismo di Lino Balza”, nonché alle centinaia di articoli del Sito “Rete Ambientalista Movimenti di lotta per la salute, l’ambiente, la pace e la nonviolenza” gestito dal “Movimento di lotta per la salute Giulio A. Maccacaro ”.

 

La RAI deve informare, non censurare: stop all’oscuramento dei referendum

L’8 e il 9 giugno si vota per i referendum. Eppure, a meno di un mese dalle elezioni, la RAI continua a non parlarne. Il servizio pubblico ha il dovere di informare i cittadini in modo completo, imparziale e pluralista su un tema così importante. Firma questo appello per chiedere alla RAI di fare il proprio dovere: informare gli italiani. Clicca qui .

 

Nei Referendum vota SI alle rinnovabili contro il nucleare

Il governo ha approvato una proposta di legge per il ritorno al nucleare civile in Italia. Meloni ha confermato a Trump questa decisione. Riproporre il nucleare civile dopo ben 2 referendum popolari negativi è una follia. Il governo deve risolvere anzitutto il problema delle scorie radioattive esistenti (95.000 metri cubi), a cui si stanno per aggiungere quelle che torneranno da Inghilterra, Francia, Slovacchia dopo i trattamenti necessari, tutte da collocare in sicurezza e con garanzie certe. Altroché aggiungere ulteriore nucleare.
La priorità oggi è lo smantellamento delle centrali nucleari dismesse e la messa in sicurezza delle scorie radioattive: sono obiettivi che oggi il governo non garantisce.
Le scorie nucleari più pericolose inviate anni fa in Francia e Regno Unito per metterle in sicurezza (con alti costi) torneranno entro il 2025 in Italia, a meno di improbabili proroghe. Nessuno sa dove metterle perché i 2 depositi per le scorie radioattive non sono stati realizzati e quindi non si sa dove stoccare né quelli a medio bassa radioattività – con durata misurabile in centinaia di anni – né quelli ad alta radioattività misurabile in migliaia di anni che, non a caso, la Francia intende collocare in un deposito a 500 metri di profondità adottando misure di maggiore sicurezza.
Il governo italiano nel suo nuovo progetto sul nucleare fa slittare i tempi dello smantellamento delle vecchie centrali fino al 2039, mentre propone di installare nuove centrali elettronucleari dando per utilizzabili prototipi di centrali che non sono tuttora disponibili. Inoltre, è sicuro un aumento dei costi dello smantellamento delle vecchie centrali e un conseguente aumento sulle bollette dell’energia elettrica.
L’associazione “Comitato SI alle rinnovabili NO al nucleare” promuove per il 23 maggio 2025 con inizio alle ore 15.30 un convegno online, con collegamento streaming https://www.facebook.com/forumdelleidee/. Il Convegno è a Cremona, come già nel 2011: clicca sul titolo per la foto.

 

Il piano nucleare del governo si riduce a slogan e annunci ad effetto

Le aziende interessate al business del nucleare, sostenute da Confindustria, promuovono il Governo per il cosiddetto “nuovo nucleare” il quale, attraverso il PNIEC, ipotizza per il 2050 una quota di energia nucleare doppia rispetto a quella prevista dalla IEA su scala globale. Il Piano punta su reattori di nuova generazione a fissione: gli SMR (Small Modular Reactor) e gli AMR (Advanced Modular Reactor), entrambi progettati per essere più sicuri e flessibili delle centrali tradizionali. Ma nessuna di queste tecnologie è disponibile e siamo ancora a livello di prototipi e progetti sulla carta.
Clicca qui l’opposizione del “Coordinamento Libero” con l’intervento del suo presidente, Attilio Piattelli.

 

La transizione energetica in Italia

Clicca sul titolo per l’elaborazione Eurostat. Un processo cruciale per la decarbonizzazione e il rispetto degli obiettivi ambientali prevede il passaggio da fonti di energia fossile a rinnovabile. L’obiettivo è ridurre le emissioni di gas serra e la dipendenza dall’appartenenza di energia, aumentando l’uso di fonti come eolico, solare, idroelettrico e biometano.
L’Associazione Energia per l’Italia, in collaborazione con il Centro di Etica Ambientale, organizza quattro incontri di studio e discussione sulla Transizione Energetica nel nostro Paese, dal titolo La Transizione Energetica in Italia, evidenze, riflessioni e strategie per un percorso virtuoso verso gli impegni climatici europei e internazionali.
Gli incontri si terranno in modalità mista (presenza/online) a Bologna e Parma nei giorni 8, 13, 20 e 27 maggio 2025, con l’intervento di esperti del mondo della ricerca e delle imprese. Clicca qui per il programma e le modalità di iscrizione e partecipazione.

 

Crotone. Venticinque anni di lotta contro i tumori

Tonnellate di rifiuti fronte mare di tre industrie dismesse devono essere bonificate da più di un ventennio. Il piano esiste dal 2019 ma le scorie sono ancora lì. E la popolazione si ammala di tumore. Clicca qui da Rete Ambientalista.

 

Terra dei Fuochi, alti livelli di tossici anche in zone ritenute “pulite”

Un nuovo studio dell’Università Federico II di Napoli ha rilevato livelli allarmanti di elementi tossici nella Terra dei Fuochi in Campania, anche in zone finora ritenute non inquinate.
Clicca qui.

 

Microplastiche: possono entrare nel cervello già due ore dopo l’ingestione

Clicca qui.

 

Farmaci salvavita. Altro che armi

L’Europa investa sui farmaci salvavita che non vedono mai la luce per mancanza di fondi: è il titolo di “Ippocrate”, la newsletter settimanale di Linda Varlese. Per riceverla puoi iscriverti qui (anche adesso).

 

Giustizia postuma

Caso emblematico di “giustizia postuma”, la sentenza riguarda un operaio della Colgate-Palmolive di Anzio esposto all’amianto e affetto da gravi patologie. Aveva finalmente ottenuto il riconoscimento dei benefici previdenziali con la condanna dell’INPS, ma è deceduto qualche giorno fa prima di poter andare in pensione.
L’Osservatorio Nazionale Amianto (ONA) proseguirà ora l’azione legale per la vedova, con richiesta di aumento della pensione, rendita INAIL e risarcimento.
Link per scaricare la sentenza: https://we.tl/t-Sg5vi1f3hU

 

Ilva, l’altoforno doveva essere già spento

L’altoforno 1 dell’Ilva avrebbe dovuto essere spento quando è scoppiato l’incendio lo scorso 7 maggio, se solo l’amministrazione straordinaria fosse riuscita a rispettare il cronoprogramma concordato con i sindacati nel luglio dello scorso anno. Il suo spegnimento era previsto tra febbraio e marzo e al suo posto avrebbe dovuto essere in marcia l’altoforno 2. Non è avvenuto, anche perché, come spiegato ai sindacati due giorni fa dai manager di Acciaierie d’Italia, gestore del siderurgico in amministrazione straordinaria, proprio l’impianto che doveva ripartire ha a sua volta problemi. Così l’altoforno 1 ha continuato a produrre per due mesi oltre il momento previsto, fino all’incidente che ha portato la Procura di Taranto al sequestro senza facoltà d’uso, innescando un nuovo scontro con i commissari e il ministro Adolfo Urso contro i pm.

 

Ilva. Pieno sostegno alla magistratura contro il governo

La mattina del 7 maggio 2025 all’altoforno 1 dello stabilimento Ilva di Taranto si è verificato lo scoppio di una tubiera (clicca sul titolo per la foto) con uscita di gas incendiato e proiezione di materiale solido incandescente, causando un vasto incendio. L’evento ha esposto a gravi rischi i lavoratori presenti nell’area.
ll sequestro dell’altoforno è un atto che la magistratura ha dovuto prendere di fronte a un incidente rilevante che oggettivamente costituisce un pericolo grave e immediato. Ancora una volta si conferma una cosa evidente: abbiamo avuto ragioni da vendere nel contestare in ogni sede le gravi critiche degli impianti ILVA. Ma i fatti ci danno ragione, purtroppo.
La Procura di Taranto si agita con tempestività, trasparenza e rigore, autorizzando tutte le attività richieste dall’azienda nei tempi previsti e in piena conformità alle indicazioni tecniche degli enti preposti al controllo ambientale e alla sicurezza. Le decisioni assunte sono state dettate esclusivamente dalla necessità di tutelare l’integrità delle prove, la sicurezza dei lavoratori e la salute pubblica, senza mai ostacolare le attività essenziali per la messa in sicurezza dell’impianto.
Il ministro Urso, invece di trarre insegnamento dalle dure ed evidenti lezioni dell’esperienza, contesta la magistratura. Fa come il malato che contesta il medico.
Ricordiamo che il ministro delle Imprese e del Made in Italy, Adolfo Urso, aveva inaugurato la riaccensione dell’altoforno 1 dello stabilimento siderurgico di Taranto il 15 ottobre 2024, dopo che l’impianto era stato fermato da agosto 2023 per manutenzione. Le associazioni ambientaliste avevano contestato l’evento.
Ricordiamo infine che, per quanto riguarda l’Autorizzazione Integrata Ambientale (AIA), tra le misure rimaste incomplete allo stabilimento Ilva di Taranto spicca la mancata acquisizione del certificato di prevenzione incendi (CPI) per il quale sono state chieste e concesse numerose proroghe. Clicca qui Peacelink.

 

Record dell’inquinamento in Italia

La mappa (clicca sul titolo) evidenzia come in Italia la riduzione delle concentrazioni di PM2,5 siano state inferiori al 10% rispetto al 2005 (dati 2020) verso l’obiettivo europeo invece di riduzione del 55%.
La Commissione europea e l’Agenzia europea dell’ambiente (EEA) hanno pubblicato il secondo rapporto Zero Pollution Monitoring and Outlook, che fornisce una panoramica del lavoro dell’UE per raggiungere gli obiettivi di inquinamento zero del 2030. Gli obiettivi “Zero inquinamento al 2030” sono espressi in dettaglio. I rapporti mostrano che le politiche dell’UE hanno contribuito a ridurre l’inquinamento atmosferico, l’uso di pesticidi e i rifiuti di plastica in mare. Tuttavia, i livelli di inquinamento sono ancora troppo elevati, in particolare a causa del rumore nocivo, delle emissioni di microplastiche nell’ambiente, dell’inquinamento da nutrienti e della produzione di rifiuti. Continua cliccando qui.

 

Infortuni degli studenti lavoratori a basso costo

Quella che fino a pochi anni fa era chiamata “alternanza scuola-lavoro”, oggi rinominata “Percorsi per le competenze trasversali e per l’orientamento” (Pcto), costa ogni anno infortuni a oltre 4mila studenti. Nel 2023 fecero scalpore alcuni casi di ragazzi morti durante l’alternanza scuola-lavoro. Nel 2024, metà degli studenti infortunati (2011) subisce incidenti stradali durante il tragitto per raggiungere la sede delle attività; l’altra metà (2058) si fa male proprio mentre svolge il tirocinio in azienda. Solo nel primo trimestre del 2025, l’Inail ha ricevuto 600 denunce di infortuni di studenti “in occasione di lavoro” e altre 584 in itinere. Ora il governo Meloni prevede di aumentare il numero di studenti da mandare in questi percorsi, facendo partire l’alternanza negli istituti tecnici già dal secondo anno.
L’“Unione degli studenti” (UDS) pone una serie di domande. Sui criteri di selezione delle aziende in cui mandare gli studenti, che non tengono conto anche della sicurezza sul lavoro, e sugli infortuni in itinere. ” I dati Inail dimostrano come il lavoro sicuro non è garantito in tutto il Paese. Quindi, come succede ai lavoratori, nel momento in cui vengono mandati in fabbrica non si può pensare che gli infortuni scompaiano magicamente. I corsi di sicurezza svolti prima del percorso di alternanza non sono sufficienti a formare gli studenti su come stare in una fabbrica e anche su come raggiungerla. Sono poche ore e spesso online o frontali; in ogni caso la formazione è importante, ma per la sicurezza servono gli investimenti”.
La questione dell’alternanza scuola-lavoro è molto dibattuta, tra chi sostiene che sia necessaria per avvicinare gli studenti al mondo del lavoro e chi, invece, ritiene che la scuola debba formare in un altro modo, soprattutto che le aziende usano i Pcto per ottenere manodopera a basso costo in luoghi di lavoro insicuri.

 

Referendum, il quarto quesito è per ridurre i morti sul lavoro
Clicca qui .

 

Vecchi, Nuovi fascismi, oppure fascismi mascherati?

Spettacolare redazione,

leggo da decenni con interesse i vostri articoli e anche oggi ho approfondito i vari temi come quello di Eva Maldonado sui fascismi del XXI secolo, oltre ai vostri libri. Vedendo quello sul ricatto sanitario, non posso non ricordare il ricatto sanitario del 2021/2022 in cui i partiti di sinistra o presunti tali (PD, 5stelle e compagnia bella… anzi brutta!) hanno imposto un ricatto sanitario in cui chi non acconsentiva subito ai vaccini covid veniva privato del lavoro e rimborso, complice una tessera (il green pass) obbligatoria per lavorare, usare i mezzi pubblici e usufruire di servizi e molto altro per le persone da 12 a 99 anni.
Quindi spiace dirlo, ma io quello che si associa per prima cosa al fascismo ovvero “se non prendi una tessera e fai quello che ti dico io stato/governo non lavori, non usi i treni non vai in banca/posta” associato a campagne di stampa denigratorie e discriminatorie il sottoscritto (e molti altri) lo hanno subito da partiti di sinistra nel periodo covid.
Quindi non stupitevi se molta parte del “vecchio popolo della sinistra” guarda a destra per scappare dal fascismo.
Spiace che questi temi non vengono affrontati dai partiti di sinistra se non in modo unidirezionale e manicheo (VAX buoni, NO-VAX cattivi).
Perché a me sembra che la “destra” persegua un fascismo teorico, mentre la sinistra, nel 2021-202 ha messo in PRATICA il fascismo alla luce dei fatti sopra descritti.
Cordialmente,
Marco Milanesio
PS: La presente mail è nella responsabilità dell’autore e NON associata all’ente di appartenenza.
Professore di Chimica Fisica
Università del Piemonte Orientale “A Avogadro”
Via Michel 11, 15100 Alessandria

 

Rispettare il diritto all’obiezione di coscienza

15 maggio 2025 – Giornata internazionale dell’obiezione di coscienza indetta dalla WAR RESISTERS INTENATIONAL, insieme a Connection eV, European Bureau for Conscientious Objection, Pax Christi International, Quaker Council for European Affairs, Un ponte per.
Queste organizzazioni, nell’occasione, hanno lanciato un appello alle istituzioni europee e ai paesi membri a rispettare pienamente questo diritto umano. Si tratta di dar protezione agli obiettori di coscienza costretti a fuggire dai propri paesi in cui l’esercizio di questo diritto è violato e criminalizzato. Le citate organizzazioni invitano inoltre organizzazioni della società civile, gruppi e individui a partecipare a una mobilitazione sociale per domani e nei giorni a seguire, pubblicando contenuti a tema che sono stati realizzati apposta per l’occasione e disponibili a questo link:
https://drive.google.com/file/d/1qzE7iHKM6N5g5bemU5Oan5EdgEQws-WM/view?usp=drive_link

 

Pace disarmante e disarmata significa
non commerciare armi con Israele

Aderiamo e invitiamo ad aderire all’appello lanciato da Paola Caridi, Claudia Durastanti, Micaela Frulli, Giuseppe Mazza, Tomaso Montanari, Francesco Pallante ed Evelina Santangelo per rompere il silenzio su Gaza: un invito urgente a parlarne ovunque – nei media, nei social, nelle scuole, nelle piazze – con gli hashtag #ultimogiornodigaza e #gazalastday.
Sosteniamo la campagna promossa dal Coordinamento No Riarmo contro l’acquisto di tecnologia militare da Israele. In questi giorni, la Commissione Difesa del Senato sta valutando l’acquisto di aerei G550 CAEW, sofisticati strumenti di guerra e sorveglianza prodotti dalla Elta Systems, una sussidiaria della statale Israel Aerospace Industries. Si tratta di tecnologia militare israeliana. Riteniamo inaccettabile che, mentre la comunità internazionale denuncia crimini di guerra e violazioni dei diritti umani a Gaza, l’Italia scelga di rafforzare i legami economici e militari con l’industria bellica israeliana. Chiediamo che l’Italia fermi immediatamente ogni collaborazione militare con Israele, non dia un solo euro all’industria militare israeliana e investa invece in scuola, sanità, giustizia sociale e riconversione ecologica.

 

La società israeliana non sembra migliore del suo governo. E noi?

La soluzione finale per Gaza e il popolo palestinese è stata votata all’unanimità dal governo di Israele. In oltre un anno e mezzo di carneficina indiscriminata Israele ha assassinato oltre cinquantamila palestinesi, per il 70% donne e bambini, e queste sono soltanto le cifre ufficiali, cioè i cadaveri recuperati e identificati, mentre tutti gli osservatori indipendenti valutano la cifra superiore almeno del doppio. Da più di due mesi Israele impedisce l’arrivo a Gaza di aiuti umanitari: ha bloccato cibo, acqua, medicine. Gaza è una grande Auschwitz che contiene due milioni di prigionieri denutriti e assetati, corpi scheletrici, disperazione, malattie, orfani, mutilati. Sterminati e destinati alla deportazione.
Nonostante molte proteste, la società israeliana non sembra migliore del suo governo. E noi? Di fronte a questo genocidio l’Europa tace, anzi acconsente. E l’Italia di Mattarella e Meloni e… Clicca qui.

 

Un milione e mezzo di invalidi vivono segregati

«Oltre un milione e mezzo di persone con disabilità nell’Unione Europea vivono ancora segregate in strutture residenziali. Denuncia contro i governi nazionali, affinché abbandonino gli istituti segreganti a favore di servizi per la vita indipendente e basati sulla comunità» Clicca qui Oltre un milione e mezzo di persone con disabilità nell’Unione Europea vivono ancora segregate.

 

Un milione di iscritti al Collocamento Disabili:
occupati solo 360mila

A oltre 25 anni dall’entrata in vigore della Legge, non funziona l’avviamento al lavoro. Clicca qui Persone con disabilità e lavoro: collocate assai poco!

 

Mesotelioma d’emergenza. Allarme amianto in ospedali e scuole

L’Osservatorio Nazionale Amianto ha ricevuto segnalazione per la presenza di amianto in più di 250 ospedali (stima per difetto, perché la mappatura è ancora in corso). L’emergenza inquinamento da amianto in Italia è drammatica con un preoccupante ritardo delle bonifiche: più di 40 milioni di tonnellate di amianto e materiali contenenti amianto, assenza di una mappatura completa, mancata attuazione per larga parte della legge 257/92. Sono stati censiti ufficialmente in Italia circa 100mila siti. Secondo le stime diffuse dall’Osservatorio Nazionale Amianto, sono invece circa 1 milione i siti e i micro siti con amianto, e ci sono ancora 58 milioni di mq di coperture in cemento-amianto.
L’amianto è ancora tra noi: presente in migliaia di edifici pubblici e privati, scuole, ospedali, treni, tetti, tubature. Ed è allarme scuola: l’ONA continua a ricevere segnalazioni di nuove scuole con amianto, perfino asili nido, scuole materne ed elementari. Nel passato è stato usato DAS con amianto, e questo ha esposto ancor di più, in particolare le maestre di asilo ed elementari fino al 1993, contenente il 30% di crisotilo. Sono arrivate le segnalazioni di 4 casi di mesotelioma nel personale docente solo in queste ultime settimane, e per di più altri casi di segnalazioni di tecnici ovvero professori di educazione tecnica e/o simili per l’uso del minerale all’interno degli strumenti dei laboratori, specialmente nelle scuole di avviamento professionale.
Emergenza anche negli ospedali: l’Osservatorio ha ricevuto segnalazione per la presenza di amianto in più di 250 ospedali (stima per difetto, perché la mappatura è ancora in corso). Ed ancora la nostra rete idrica rivela presenza di amianto per ben 300.000 km di tubature (stima ONA), inclusi gli allacciamenti, con presenza di materiale contenente amianto rispetto ai 500mila totali (tenendo conto che la maggior parte sono stati realizzati prima del 1992 quando il minerale veniva utilizzato in tutte le attività edili e costruttive). Clicca qui.

 


 

contenuti 8 maggio 2025

Il fascino dell’ondata autoritaria

La narrazione della destra: un “popolo autentico” in pericolo, un’élite corrotta che lo tradisce e una serie di “nemici” che incarnano questo presunto declino: migranti, femministe, gruppi LGBTI, ambientalisti, stampa indipendente e persino giudici.
Questo linguaggio populista serve a nascondere politiche profondamente conservatrici, se non completamente regressive: tagli ai servizi pubblici, restrizioni ai diritti civili, attacchi all’istruzione e alla cultura, delegittimazione delle organizzazioni internazionali e concentrazione del potere in figure forti, carismatiche e polarizzanti. Clicca qui “Il nuovo volto del fascismo nel XXI secolo” di Eva Maldonado.

 

Sentenza storica: il glifosato causa danni genetici

La Corte Suprema della provincia di Santa Fe (Argentina) ha pronunciato una sentenza che segna un prima e un dopo per l’agricoltura industriale: l’uso massiccio di pesticidi – con il glifosato in prima linea – è associato non solo a problemi ambientali ma anche a gravi danni genetici, con effetti documentati sulla popolazione umana: danni durante l’infanzia che aumentano il rischio di sviluppare il cancro in età adulta, aborti spontanei e malformazioni congenite.
La nuova sentenza mette in discussione l’intero impianto di agricoltura industriale basato sulla chimica, ponendo interrogativi non solo etici, ma anche scientifici e politici. Apre inoltre la strada a nuove cause collettive, non solo in Argentina, costituendo un precedente importante per altre comunità colpite dall’uso di pesticidi in aree abitate. In Italia… (continua cliccando sul titolo)

 

La bomba ecologica di Anagni

In una delle aree più compromesse d’Italia sul piano ambientale e sanitario, si vuole investire in esplosivi invece che in ospedali. Così centinaia di manifestanti davanti ai cancelli della ex Winchester di Anagni per protestare contro la riconversione militare della fabbrica. Oggi l’impianto, immerso in una zona vincolata da tutela ambientale e compresa nel SIN della Valle del Sacco, si occupa di demilitarizzazione: smaltisce e ricicla materiali bellici. Ma la multinazionale franco-tedesca KNDS vuole addirittura trasformarlo in un sito di produzione di nitrogelatina, un esplosivo ad alto potenziale, finanziato con 41 milioni di euro del programma europeo ASAP.

 

Occupazione e paghe eque per le persone con disabilità

Il Forum Europeo sulla Disabilità, sottolinea ancora una volta la necessità di un programma di Garanzia dell’Unione Europea per l’occupazione e le competenze con disabilità, sulla falsariga della “Garanzia per i Giovani”, ricordando i numerosi ostacoli che le persone con disabilità devono affrontare per ottenere un lavoro, o per usufruire di un equo trattamento quando quel lavoro ce l’hanno. Clicca qui: Occupazione e paghe eque per le persone con disabilità, in un mercato del lavoro aperto

 

Manco più due uova occhio di bue

Era un gran mangiare: due uova biancorosse al tegamino con un bel bicchiere di vino (rosso). Ora non più, non puoi più fidarti né delle uova né del vino. Si ripete l’allarme francese, quando i PFAS furono trovati nelle uova dei pollai domestici del Sud Oise, nell’Alta Francia, e le autorità sanitarie avvertirono di non consumarle. Anche in Olanda scatta il divieto di mangiare le uova dei pollai domestici, allevati sul retro delle case, negli orti, nei pascoli per animali e nelle fattorie biologiche. Perché contengono alti livelli di Pfas: compromettono il sistema immunitario, la riproduzione e lo sviluppo dei bambini non ancora nati, così come anche alterano i livelli di colesterolo nel sangue, danneggiano il fegato, causano tumori ai reni e ai testicoli, ecc.
Eppoi, c’è l’allarme vino. I vini europei, tra cui anche tre prodotti italiani (Chianti120 microgrammi per chilo, Prosecco 69 microgrammi e Kalterersee 43 microgrammi) contengono livelli di Pfas superiori fino a cento volte rispetto a quelli che sono stati trovati in acque minerali, specie nell’agricoltura intensiva e convenzionale. (Continua cliccando sul titolo).

 

Pfas: assolviamoli tutti

I difensori della Solvay di Spinetta Marengo al processo di Alessandria contano neppure di arrivarci, bloccandolo con un assolutorio patteggiamento davanti al GUP (giudice udienza preliminare). In Corte di Assise a Vicenza, invece, nelle arringhe finali, i difensori della Miteni di Trissino, società inabile in quanto fallita a comprare le assoluzioni come possono i profitti stratosferici della multinazionale belga, devono affidarsi alla sentenza del tribunale e fidarsi di una giustizia che, come è dimostrato (cfr. i tre volumi di “ Ambiente Delitto Perfetto”), è classista già sul piano legislativo: assolve i colpevoli e punisce due volte le Vittime.
Insomma, gli avvocati Miteni chiedono l’assoluzione di quattro manager, imputati dal 2005 al 2018, “per non aver commesso il fatto”, come già aveva chiesto il pubblico ministero Blattner. Il “fatto non commesso”, insomma il fatterello, consiste in “avvelenamento delle acque, disastro ambientale innominato, gestione di rifiuti non autorizzati, inquinamento ambientale e reati fallimentari”.
I quattro si difendono, così come i due direttori unici imputati ad Alessandria, che la responsabilità gestionale non è loro bensì di esclusiva competenza del consiglio di amministrazione che aveva ben stretto in mano i cordoni della borsa, dunque loro -miserelli – avevano senza autonomia di spesa “solo un ruolo operativo, non certo direzionale”. Nello scaricabarile gerarchico, a loro volta gli amministratori li accusano di aver tenuto nascosto – cattivelli – il drammatico stato di contaminazione del sito. Per conto del cda si distingue Luigi Guarracino, già sgusciato via dal processo pescarese Montedison-Solvay di Bussi, già direttore di Spinetta Marengo da dove era stato chiamato a Trissino per la sua esperienza a scaricare Pfas nei fiumi (Bormida, Tanaro, Po), già imputato per “reato di dolo” (11 anni di reclusione), già condannato (si fa per dire) per “reato colposo” a “1 anno e mesi 8 di reclusione con i doppi benefici di legge” dalla Corte di Assise di Appello di Torino, condanna già confermata in Cassazione.
In conclusione, si dichiarano tutti angioletti. Il fatto non costituisce reato: non è reato che la contaminazione della Miteni di Trissino sia passata dall’acqua nel sangue di 300mila abitanti, che significa 4mila morti in eccesso nella zona rossa rispetto alla media del resto della regione. A tacere Spinetta Marengo…

 

Inchiesta de “L’Indipendente” sull’impunità di Solvay

L’ambiente a Spinetta Marengo viene devastato e le persone si ammalano e muoiono. Le responsabilità del sindaco di Alessandria con un patteggiamento che contagia Regione Piemonte e Governo. L’impunità della multinazionale favorita anche dalle associazioni Medicina Democratica, WWF e ProNatura. Clicca qui l’intervista a Lino Balza.

 

Su “Radio Onda d’Urto”: si incrina il fronte di protesta contro Solvay

“A Spinetta Marengo, in provincia di Alessandria, Solvay sta riuscendo nel tentativo di non arrivare al processo per disastro ambientale colposo, negoziando patteggiamenti che metteranno tutto a tacere. L’ultimo di questi è giunto proprio dal Comune di Alessandria, capoluogo di provincia, che ha accettato il risarcimento di 100mila euro proposto dalla multinazionale. Una cifra meno che irrisoria, a fronte del danno comportato dall’azienda, che per anni ha contaminato le acque della zona con i PFAS, sostanze chimiche in grado di accumularsi nell’organismo umano senza degradarsi e associare tumori, disturbi ormonali e patologie muscolari.
Il rischio ora è che questo possa costituire un apripista per la Regione Piemonte e il ministero dell’Ambiente. La notizia del patteggiamento tra Solvay e Regione Piemonte potrebbe arrivare tra non molto e la cifra dovrebbe aggirarsi sui 500.000 euro.
Il potere che sta mettendo in campo la multinazionale rischiando di rompere anche il fronte di protesta. Le associazioni Medicina Democratica, WWF e ProNatura non avrebbero infatti rifiutato il patteggiamento offerto da Solvay ai comitati e alle associazioni ambientaliste che nel procedimento giudiziario si sono dichiarate parte civile, come invece fatto da Movimento di lotta per la salute Maccacaro, Greenpeace, Legambiente, ComitatoStopSolvay, Anemos, e Vivere in Fraschetta. Il tutto mentre l’ambiente viene devastato e le persone si ammalano e muoiono. E tutto continua come se niente fosse.
Ne parliamo con Eugenio del Comitato Stop Solvay e Lino Balza del Movimento di lotta per la salute Maccacaro”.

Per ascoltare le interviste, clicca sul titolo.

 

Città per defunti ma non per bambini

Il Comune di Alessandria ha patteggiato l’assoluzione processuale per Solvay vendendole il saluto di 100mila cittadini per 1 euro a testa. Totale 100mila euro subito destinati al taglio urgente dell’erba dei cimiteri. Con questo osceno lasciapassare del sindaco, Solvay potrà continuare a scaricare tranquillamente i cancerogeni Pfas, e non solo, nelle acque di falda, nell’atmosfera e nei suoli, compreso il nucleo urbano di Alessandria. Qui, in pieno centro, sopravvivono tre parchi giochi per bambini, che abbiamo avuto la disavventura di raggiungere.
In quello superstite nei pressi della stazione ferroviaria, il laghetto, nel quale un tempo nuotavano sotto il ponticello pesci e cigni, è un’arida discarica di barattoli e cartacce. Sulle prospicienti panchine scampate non ci sono mamme a chiacchierare perché assenti i bambini, mentre invece tranquilli gli individui si aggirano a contrattare bustine.
Meglio scappare al parco giochi davanti alla scuola “Don Orione”: di bambini neanche l’ombra, l’erba è alta sopra il ginocchio di un adulto (la sfalciatura è riservata ai defunti) e cela le cacche di una moltitudine di cani di grossa taglia che disdegnano la loro piccola area riservata ma scorrazzano liberamente e sostano alzando la zampa sul solitario scivolo, adibito a desco per alticci, e sotto i resti dell’altalena, allontanati da un rapido gesto quando si avvicinano troppo ai tossici che sdraiali stanno manovrando i loro attrezzi. La fontanella esisterebbe se fosse raggiungibile guadando la pozza paludosa, ospitale per nugoli di zanzare pomeridiane.
L’ultima speranza è il parco vicino all’ex centro sportivo “Don Stornini”, ma in così poco e soleggiato spazio, fra erba alta e buche piovasche, c’è tale affollamento che i bambini devono fare la fila (meglio imparare fin da piccoli) per salire sugli scivoli (due) e sui seggiolini (due) dell’altalena. Meglio allontanarsi sul pietrisco dei marciapiedi caccosi, se non si è allergici alla parietaria. Ma neppure esiste l’isola pedonale da raggiungere. Tutto sommato, sono poco distanti i giardini affacciati alle ciminiere della Solvay a Spinetta Marengo…

 

Due libri sul disastro ecologico e sanitario

Un romanzo e un saggio storico in tre volumi.

 

Affonda malgrado l’S.O.S.

SOS Save Our Struggles Salviamo le nostre lotte
https://www.rete-ambientalista.it/2025/04/12/sos-save-our-struggles-salviamo-le-nostre-lotte-%c2%b7-%c2%b7-%c2%b7-%c2%b7-%c2%b7-%c2%b7/
Sono abbastanza demoralizzato. Malgrado l’appello, non si riesce a racimolare quel migliaio di euro che mancano per garantire l’abbonamento annuo della mailing list. Quasi cinquantamila la ricevono. Potrebbero sottoscrivere 2 centesimi a testa. Sarebbe meraviglioso. Dai 42 mila utenti togliamo pure inquinatori e guerrafondai che tramite Lista e Sito ci tengono d’occhio, i nostri avversari. Analogamente, togliamo pure amministratori e politici, i complici degli inquinatori. Togliamo pure 3mila giornalisti, che per mestiere devono informarsi (e talvolta per fortuna ci copiano). Togliamo pure. Ma quante decine di migliaia di persone restano, che fanno parte dei Comitati e Associazioni ambientaliste e pacifiste che usufruiscono del servizio di informazione della Lista? Quante persone comuni che si identificano, spesso partecipando, nelle lotte per l’Ambiente, la Salute, la Pace, la Nonviolenza, e che sono l’humus della Lista? Persone che sono minoranza, purtroppo, nel Paese, ma qui, fra noi, sono maggioranza. Eppure… tantissimi apprezzamenti… avanti bravo bis… ma…
Sono abbastanza demoralizzato. Un migliaio di euro posso sempre sottrarlo al bilancio familiare. Rinunciare questa estate alla vacanza non è la morte di nessuno. Ma sarebbe giusto? Se giocassi e li vincessi al gratta e vinci? Non sarebbe giusto. È una questione di principio, non personale ma collettiva, una questione politica, morale. Le lotte sono di tutti. O la Lista Rete Ambientalista appartiene ai Movimenti di lotta per la Salute, l’Ambiente, la Pace la Nonviolenza, e dunque sostenuta in comune (bonifico, tramite IBAN IT68T0306910400100000076215 specificando la causale, o tramite PayPal lubaja2003@yahoo.it), oppure non ha più ragione di essere portata avanti, anche perché, alla mia età, devo ripensare al detto “c’è più tempo che vita”.

Lino Balza


 

contenuti 28 aprile 2025

Cinque sì ai Referendum
Carlo Soricelli, curatore dal 2008 dell’osservatorio di Bologna morti sul lavoro, spiega perché bisogna votare sì ai referendum.
Clicca qui.

Nel grafico, l’andamento dei morti sui luoghi di lavoro dal 2014, l’anno prima dell’introduzione del Jobs Act e l’impennata dei morti anche dopo l’introduzione degli appalti del Governo Meloni.

 

Omaggio ad un grande combattente per la Pace

 

80 anni fa a Genova

Il 23 aprile tutti i capi della Resistenza del C.N.L. hanno in mano una busta chiusa. Dentro alla busta c’è un santino che indica la chiesa dove si terrà l’incontro per prendere decisioni drastiche sulla liberazione di Genova dai nazisti. Al pomeriggio viene dato il via: le buste vengono aperte. Il Santo è San Nicola. Alle 20.30 nella chiesa omonima Taviani presiede la riunione. Passata l’una del giorno successivo si scende dalle alture e alle quattro si iniziano ad udire in città i primi spari. È un attimo ed esplode la rivolta. Frotte di popolo scendono nelle strade, accerchiando il Comune, la Questura, le Carceri. Dai giorni dell’insurrezione del Balilla non si assisteva ad uno spettacolo simile. Il conto dei morti sarà pesantissimo: centinaia, più quelli italiani che quelli tedeschi. La battaglia più dura ed impegnativa si combatte proprio in Piazza De Ferrari. Il comandante tedesco Meinhold, che ha il quartier generale a Savignone, prima minaccia di far bombardare la città da Monte Moro, poi tratta la resa recandosi a bordo di un’ambulanza a Genova dove cede le armi. Intanto Hitler da Berlino freme di sdegno e condanna verbalmente a morte il suo ufficiale. Taviani annuncia: “Uccideremo come criminali di guerra tutti i prigionieri tedeschi, non appena la prima cannonata venisse sparata sulla città”. La mattina del 26 aprile 1945 il proclama: ”Genova è libera. Genova è libera. Popolo genovese esulta! Per la prima volta nel corso di questa guerra un corpo d’esercito agguerrito e ben armato si è arreso al popolo, al popolo genovese”.

 

Le armi (statali) prodotte in Italia quante morti hanno provocato?

Clicca sul titolo: l’elenco dei Paesi che stanno partecipando alla “terza guerra mondiale a pezzi” (per ora, non nucleare).

 

L’esercito israeliano sta affrontando la sua più grande crisi di obiezione di coscienza

Sono stati fatti filtrare i dati di migliaia di soldati israeliani. Centinaia di scrittori israeliani chiedono a Netanyahu di porre fine alla guerra a Gaza e garantire il rilascio dei prigionieri. Clicca qui

 

Trump ama i bambini

Qual è la giustificazione per il massacro dei bambini palestinesi a Gaza? “Beh poi crescono e divengono terroristi”. In fondo, molto molto in fondo del crimine genocida, Netanyahu ha ragione. Infatti “A Gaza i bambini sopravvissuti agli stermini israeliani hanno buone chance di combattere Israele con la lotta armata”. E con cos’altro, altrimenti? Chi di noi ammette che se fossimo nati in una prigione a cielo aperto saremmo diventati anche noi terroristi? Trump, che ha molto a cuore i bambini, propone di deportare i superstiti fuori dalla Palestina.

 

La foto del genocidio

Clicca sul titolo. “Mamma, come faccio ad abbracciarti?”

Il premio 2025 per il World Press Photo è andato alla fotografa palestinese Abu Elou per lo scatto, immortalato per tutto il mondo dal New York Times, che ritrae Mahmoud Ajjour, bambino di nove anni rimasto mutilato di entrambe le braccia mentre cercava di fuggire da un attacco israeliano a Gaza: si era fermato per incitare la famiglia a continuare la fuga. Adesso ha una grande voglia di vivere, sta imparando a usare i piedi. Però: “Mamma, come faccio ad abbracciarti?”
L’Oscar del fotogiornalismo è stato contestato per aver “sfruttato la rappresentazione dell’orrore”. E la risposta, come sempre, è questa: “Cosa c’è di sbagliato nel mostrare l’ingiustizia, cosa c’è di giusto nel nasconderla?”. La polemica è ipocrita perché in realtà rivolta alla fotografia simbolica dello sterminio israeliano della gente di Gaza. Ed è giusto che fosse la fotografia di un bambino.
Perché dall’ospedale del Qatar fanno sapere che almeno undicimila bambini gravemente feriti sono ancora là, fra le macerie di Gaza, sotto le bombe esplosive e sotto la morte per fame e sete dovuta al blocco degli aiuti umanitari. Secondo l’Onu nel dicembre 2024 solo Gaza registrava il numero pro capite più alto di bambini amputati al mondo, mentre per l’Unicef al 31 marzo i bambini palestinesi uccisi hanno superato quota 15mila, quelli feriti sono stati oltre 34mila, e quelli sfollati più di un milione.
Secondo lo studio pubblicato dalla rivista scientifica Lancet, il numero effettivo dei morti si attesta “certamente al di sopra di 70.000 e probabilmente verso gli 80.000”, di cui il 59% dei decessi si registra fra gruppi che ben difficilmente possono essere qualificati come combattenti, ovvero bambini, donne e anziani. Contando anche le “morti indirette”, il genocidio potrebbe raggiungere almeno le «186mila» persone. Significherebbe che almeno il 7,9% della popolazione di Gaza è morta dal 7 ottobre 2023 in poi.
La foto del piccolo Mahmoud, checché ne dica Liliana Segre, è dunque una testimonianza “silenziosa” che urla forte la parola “genocidio”, in una guerra (massacro, carneficina, sterminio, deportazione) le cui conseguenze si estenderanno per generazioni.

 

Meloni kiss my ass

Per questa vignetta, c’è chi ha dato del “sessista” a Vauro. Eppure il giudizio politico era stato espresso dallo stesso Trump poco prima di ricevere “Georgia” Meloni, arringando il pubblico di signori altrettanto eleganti e signore in abito lungo che affollavano la cena del National Republican Congressional Committee: “Mi baciano il culo, pronti a fare qualsiasi cosa”. Eppure fra il pubblico non s’è risentito nessuno.

 

Meloni si impegna con Trump ad aumentare la spesa militare

Invece, l’Islanda non ha neppure un esercito, l’Irlanda destina alle armi lo 0,22% del suo PIL, Svizzera (0,7%), Austria (0,8%), Malesia (1%), Nuova Zelanda (1%). Soltanto Danimarca (1,3%), Slovenia (1,3%) e Portogallo (1,5%) superano la soglia dell’1%. Irlanda, Austria e Svizzera mantengono una politica di neutralità. Islanda, Portogallo, Danimarca e Slovenia fanno addirittura parte della Nato.
Ma l’aumento della spesa militare – quale deterrenza – garantisce una maggiore sicurezza?
No, secondo la ricerca condotta dal Delàs Center for Peace Studies. La spesa militare complessiva di tutti i paesi dell’UE supera già i 300 miliardi di euro. La Russia, invece, spende circa 100 miliardi di euro all’anno per la difesa . E questa strategia di deterrenza militare non ha impedito a Putin di intervenire, malgrado l’Ucraina fosse armata fino ai denti. Altro esempio, la “pace armata” prevalente in Europa alla vigilia della prima guerra mondiale come strategia per rafforzare la sicurezza. Insomma, fallisce la mentalità di sicurezza militare che ignora la sicurezza umana, la diplomazia e il rispetto del diritto internazionale.

 

Fare scienza di comunità in materia di ambiente, lavoro, salute

I temi della salute pubblica e della tutela ambientale e del lavoro sono affrontati ad Alessandria, da professionisti e protagonisti, in quattro incontri pubblici, nell’ambito del progetto “Fare scienza di comunità in materia di ambiente, lavoro, salute”. L’iniziativa rientra nell’ambito delle attività di Public Engagement del Dipartimento di Culture, Politica e Società dell’Università di Torino.
Nell’alessandrino, in forma comparativamente più critica rispetto al resto della regione, e di tutta Italia, la diffusione di informazioni allarmanti sulla contaminazione da PFAS sta alimentando crescente preoccupazione pubblica, fratture sociali e mobilitazioni, fino a controversie in sede giudiziaria e penale. Continua cliccando sul titolo.

 

Circolare, riciclare. Che cosa si può fare?

Casacomune, in collaborazione con la Cooperativa Arcobaleno, ha organizzato per il 10 maggio un corso di formazione laboratoriale che può essere seguito online in diretta live o vissuto in presenza. Clicca qui.
Interverranno relatori di indiscussa professionalità.

 

Il patto di potere negazionista tra governo, media e industrie fossili

Giornali (in testa Repubblica e Stampa) e tv (innanzi tutti La 7) hanno fatto scomparire l’emergenza climatica dalle prime pagine e dai titoli. Il rapporto annuale su media e clima realizzato per Greenpeace dall’Osservatorio di Pavia evidenzia nel 2024, rispetto al 2023, un calo delle notizie del 47% sui quotidiani (un articolo ogni due giorni) e del 45% sui telegiornali (un servizio ogni 10 giorni). In compenso è aumentato lo spazio pubblicitario proprio delle aziende dei settori più inquinanti, e dei politici preoccupati per l’impatto economico delle politiche climatiche”. Una coincidenza? Ovviamente non vengono tirate in ballo le responsabilità del riscaldamento globale e vengono oscurate le alternative della transizione energetica, consolidando il patto di potere negazionista tra media, governo Meloni e industrie fossili e nucleari. Clicca sul titolo.

 

L’Altissimo non è in vendita

Comitati e associazioni della Versilia manifestano contro il via libera allo scavo selvaggio di oltre un milione di tonnellate di marmo dal monte Altissimo sulle Alpi Apuane, su terreni illegittimamente appropriati che, si chiede, debbano rientrare nel demanio pubblico. L’impatto su flora e fauna è notevole, vengono devastate praterie montane, il residuo di lavorazione del marmo (marmettola) danneggia le falde, i sentieri sono chiusi alla popolazione. Il contenzioso scaturisce dal patto di conciliazione siglato tra Comune e il colosso del lapideo Henraux, in base al quale l’impresa corrisponde al municipio un indennizzo annuo in cambio della rinuncia da parte dei residenti della montagna a ogni pretesa proprietaria sulle aree di cava.

 

Sempre più innocente l’Eternit

Stephan Schmidheiny, magnate svizzero e unico imputato nel processo Eternit bis, è stato condannato a 9 anni e 6 mesi di reclusione per omicidio colposo. Apparentemente sembra la bella notizia, di una giustizia che fa giustizia. E invece no. È il contrario. La Corte d’Assise d’Appello di Torino lo ha assolto per 28 casi, a cui se ne sono aggiunti 27 andati in prescrizione. Dei 147 casi del primo grado sono rimasti 92 morti per cui è stato condannato in Appello. Condannato? Si fa per dire. È stata, invece, ridimensionata la sentenza pronunciata in primo grado a Novara a giugno 2023 quando l’imputato era stato condannato a 12 anni di reclusione per omicidio colposo aggravato per 147 morti su 392 inizialmente considerati.
Guido Carlo Alleva
, con il difensore dell’angioletto Schmidheiny, nello stappare il rinomato prosecco di sua produzione, ne ha approfittato per anticipare la linea difensiva al processo Solvay di Alessandria contro l’angioletta Ilham Kadri: non c’è nesso causa-effetto tra le emissioni aria acqua suolo (praticamente innocue) e le malattie e le morti sofferte dalla popolazione (praticamente sotto la norma). E con il sindaco di Alessandria ha già messo in fresco il DOC dopo lo sciacquone del patteggiamento.

 

Le istituzioni maltrattano le persone vulnerabili

Un fenomeno preoccupante di violazioni dei diritti a danno di persone con disturbi mentali, disabilità, anziane. Clicca qui “Maltrattamento istituzionale” e violazione dei diritti di persone vulnerabili.

 

Francesco: rimuovere le barriere ai disabili

Ha chiesto alla Chiesa e alla società di rimuovere non solo le barriere architettoniche, ma anche – e soprattutto – quelle culturali, mentali, spirituali. Clicca qui Il Pontefice che ha fatto dell’inclusione un Vangelo vivo.

 

Quando non è necessario

Perché gli uomini infieriscono con tutte queste coltellate anche quando non è necessario? (Bruno Vespa in “Cinque Minuti” – Rai Uno, 11 aprile 2025). I femminicidi dovrebbero essere affidati solo a killer professionisti o da esperti di anatomia, che uccidono con un solo colpo sicuro. Da par suo, il ministro della giustizia Nordio ha commentato facendo riferimento alle «etnie» degli uomini violenti. L’Istat, che raccoglie ogni anno in un report i dati sui femminicidi in Italia, dice che nel 2023 le donne italiane vittime di femminicidio sono state uccise per il 94,3 per cento da italiani, e che quelle straniere sono state uccise da propri connazionali nel 43,8 per cento dei casi. Manca invece una statistica sul numero delle coltellate.

 

Revisionista o ignorante totale?

Secondo il presidente del Piemonte, Alberto Cirio, i militari caduti in Russia nella seconda guerra mondiale si sono sacrificati per la nostra libertà contro Stalin. La realtà storica invece vuole che la campagna di Russia fu una nostra invasione della Russia, assieme all’alleato esercito nazista della Germania. Per altro, furono i tedeschi di Hitler ad essere liberati da Stalin (28 milioni di morti).

 

Abbiamo davvero così bisogno di polizia? Per fare che?

Mentre entra in vigore il decreto legge detto «sicurezza», è doveroso chiedersi cosa si intende per sicurezza, a tutela ovvero contro chi. Intanto, i dati dicono che l’Italia è il paese con il tasso di operatori delle polizie per abitanti più alto rispetto a tutti i paesi del mondo comparabili. Ma, utilizzati come? L’enorme quantità di personale delle forze di polizie diventa risibile di fronte a quella destinata alle agenzie di prevenzione e controllo sia per la sicurezza del lavoro, sia per la tutela dell’ambiente, della salute come per i servizi sociali e sanitari per le tossicodipendenze e il disagio psichico, sia come contrasto a lavoro nero e neoschiavitù in attività che evadono il fisco e contributi sociali, violano le misure di sicurezza sul lavoro e sono gestiti con il supporto decisivo di caporali e mafie.
Di fronte a queste vere insicurezze, le polizie vengono invece indirizzate da molta opinione pubblica e utilizzate contro insicurezze fasulle, contro nemici di comodo cioè immigrati, rom, presunti devianti, presunti sovversivi e persino studenti e senza tetto; e peraltro tramite imputazioni talmente arbitrarie che per il 25% saranno poi archiviate dalla magistratura per irrilevanza penale. Soprattutto, per reprimere il dissenso sociale.

Insomma, “La polizia protegge la società oppure una certa società?” Ne parlano Italo Di Sabato e Salvatore Palidda con un saggio raccolto in Police abolition (Momo ed.). Clicca qui.

 

Tutta la storia di Spinetta Marengo raccontata da Lino Balza
a cura di Mattia Servettini
Puntata 15. Il Consiglio di fabbrica
https://www.rete- ambientalista.it/2025/04/26/ tutta-la-storia-di-spinetta- raccontata-da-lino-balza-il- consiglio-di-fabbrica/
Puntata 16. Il progetto di riconversione nazionale dei 5 Consigli di fabbrica
https://www.rete- ambientalista.it/2025/04/26/ tutta-la-storia-di-spinetta- raccontata-da-lino-balza-il- progetto-nazionale-dei-cinque- consigli-di-fabbrica/

 


contenuti 21 aprile 2025

Cinque sì ai Referendum

Carlo Soricelli, curatore dal 2008 dell’osservatorio di Bologna morti sul lavoro, spiega perché bisogna votare sì ai referendum. Clicca qui.

Nel grafico, l’andamento dei morti sui luoghi di lavoro dal 2014, l’anno prima dell’introduzione del Jobs Act e l’impennata dei morti anche dopo l’introduzione degli appalti del Governo Meloni.

 

Voce al popolo sovrano

Con l’approvazione della Corte costituzionale, cinque referendum abrogativi – uno sulla cittadinanza, quattro sul lavoro – torneranno a dare voce diretta al popolo sovrano. Si voterà l’8 e il 9 giugno 2025, in coincidenza con i ballottaggi delle elezioni amministrative. Un appuntamento decisivo, dopo anni di silenzi istituzionali e media che guardano altrove.
L’iniziativa parte dal basso: dai tavoli per la raccolta firme nei mercati e nelle piazze, dai banchetti sotto la pioggia, dai click sulla piattaforma digitale messa a disposizione per la prima volta dal governo. Più di 637.000 firme per il quesito sulla cittadinanza. Oltre quattro milioni per i quesiti sul lavoro. Non una fiammata, ma una lenta e capillare mobilitazione, cresciuta fuori dai riflettori, sorretta da reti civiche, associazioni, sindacati, cittadini comuni.

 

In Sudan il genocidio non è dimenticato: è ignorato dal mondo

Il Sudan sta attraversando la più grande crisi umanitaria del mondo e i suoi civili continuano a pagare il prezzo dell’inazione della comunità internazionale, hanno affermato le ONG e le Nazioni Unite, mentre la guerra civile nel Paese entra nel suo terzo anno.
Le conseguenze per i 51 milioni di abitanti del Sudan sono state devastanti. Decine di migliaia di persone sono morte. Centinaia di migliaia di persone rischiano la carestia. Quasi 13 milioni di persone sono state sfollate, 4 milioni delle quali nei paesi limitrofi.

 

Il genocidio israeliano come incriminazione dell’ordine globale liberale

Il genocidio in Palestina è figlio di un sistema internazionale – nato cinque secoli fa per legittimare la schiavitù – che oggi condanna il colonialismo soltanto a parole. Clicca qui.

 

Il fascino della guerra

La parola Pace è diventata quasi impronunciabile, una sorta di tradimento della patria, in una parte dell’Unione Europea dove, invece, per un’ottantina di anni era stata la principale ragione dell’unità. Riarmo, da vocazione di sciagure, è diventato il punto principale dell’agenda politica. Clicca qui.

 

Tanti razzismi nascosti che si annidano nella scuola

Di cui ci accorgiamo a stento perché forse non sono del tutto assenti nelle nostre menti. Quale messaggio diamo per contrastare il bullismo? Clicca qui.

 

L’odio online si sta espandendo

L’uso del linguaggio offensivo contro le persone con disabilità si è andato via allargando, ampliando sia il suo utilizzo originario sia il suo significato più ampio. Clicca qui: Misoginia, abilismo, antisemitismo: come l’odio si diffonde sui social in Italia.

 

Nessun sito idoneo per il deposito nucleare di profondità

Migliaia di persone (cittadini, comitati, istituzioni, biodistretti, esperti) nella manifestazione organizzata dal Comitato Tuscia in movimento nel Parco naturalistico archeologico di Vulci nella Maremma viterbese. Per dire no al Deposito nazionale e parco tecnologico (Dnpt) destinato a mettere in sicurezza i rifiuti radioattivi di tutta Italia derivanti dagli impianti nucleari dismessi (Caorso, Latina, Trino vercellese e Garigliano), dai settori della medicina, della ricerca, dell’industria.
Alla provincia di Viterbo appartiene il 40% dei 51 siti italiani che la Sogin (la società pubblica che si occupa dello smantellamento delle quattro centrali nucleari italiane e della gestione dei rifiuti radioattivi di varia fonte) ha inserito nella proposta di una Carta nazionale delle aree idonee (Cnai).
Comitati e istituzioni, in alternativa a questo deposito in superficie, sostengono che “le scorie ad alta pericolosità dovranno essere destinate ad un sito geologicamente sicuro ed europeo, e siccome in Italia non è stato possibile individuarne uno in profondità che abbia le garanzie necessarie, in attesa, debbono essere messe in sicurezza dove stanno. Per quelle a bassa intensità, come i rifiuti di origine sanitaria, si può avere una gestione regionale”.

 

Anagni e Colleferro nel sacco degli armamenti

La Valle del fiume Sacco scende in piazza contro le armi. E in particolare contro il progetto, finanziato con fondi europei, per produrre nitrogelatina (150 chili l’ora) nella fabbrica ex Winchester di Anagni, oggi usata invece per la “demilitarizzazione” (il recupero e riciclo di materiale bellico). Una rete di comitati civici e associazioni della Valle del Sacco ha deciso di manifestare di fronte ai cancelli della fabbrica, di proprietà della multinazionale franco-tedesca KNDS.
La nuova attività sorgerebbe in una zona boschiva vincolata da tutela ambientale e compresa nel SIN (Sito di Interesse Nazionale) per bonifica ambientale, a poche centinaia di metri dai primi caseggiati e dall’autostrada A1.
A Colleferro, nella Valle del Sacco, a 50 chilometri da Roma, dal 1912 si producono bombe, mine e missili. La Bombrini Parodi Delfino (Bdp) dava il pane a oltre 3mila operai e con l’indotto faceva lavorare decine di migliaia di persone. Tra gli anni ’80 e ’90 la BDP viene assorbita nel gruppo Snia Viscosa e dopo il 2000 dalla Simmel Difesa e oggi dal gruppo franco-tedesco KNDS: con 160 impiegati si fabbricano ancora – ufficiale – spolette, munizioni, granate, teste per missili e razzi.
I nuovi venti bellici hanno riacceso l’interesse su Colleferro: la KNDS è la capofila di un progetto che attinge ai fondi della difesa europea per circa 41 milioni di euro, per produrre cariche propellenti modulari per sistemi di difesa europea. Un piano che riguarda anche Anagni.

 

Difendiamo la collina di Torino

La Gronda di Chieri, opera che devasterebbe la collina est di Torino, parte del MAB-UNESCO!

 

Crotone. Venticinque anni di lotta contro i tumori

Tonnellate di rifiuti fronte mare di tre industrie dismesse devono essere bonificate da più di un ventennio. Il piano esiste dal 2019 ma le scorie sono ancora lì. E la popolazione si ammala di tumore.
Le scorie dei processi produttivi sono finite, insieme alla loppa di alto forno proveniente dall’ IIva di Taranto, in una miscela chiamata conglomerato idraulico catalizzato. È il famigerato Cic con cui dal 1999 sono stati riempiti i piazzali della scuola primaria San Francesco, l’Itc di via Acquabona ma anche centri commerciali, alloggi popolari, villette a schiera, strade, persino il palazzo della Questura e le banchine del porto. Per l’esattezza 18 siti, messi sotto sequestro solo nel 2008. Il governo incaricò Eni di bonificare l’area.
I crotonesi lottano da cinque lustri contro i tumori e per ottenere la bonifica. Ma la bonifica non si è mai vista. Gli interventi conclusivi riguardano esclusivamente opere di messa in sicurezza (cementificazione e isolamento dei rifiuti), cosa ben diversa da interventi che permetterebbero la restituzione di terreni integri e liberi da discariche.
Gli scarti industriali restano in città, il commissario di governo li invia «tal quale» nella discarica di Sovreco. I comitati manifestano chiedendo la revoca dell’ordinanza e la bonifica dei luoghi.

 

Se poi si considera che il ministro della giustizia è soprannominato “mezzo litro”.

Dato che l’alcol è cancerogeno, non dovrebbe esserne consentita la pubblicità come per le sigarette. Ma di fatto le sigarette si vendono solo in tabaccheria per gli opportuni controlli, mentre l’alcol, nelle sue varie forme, si vende ovunque. Come oggi è inconcepibile che si faccia un festival o un’esposizione a sostegno del consumo della sigaretta, non si dovrebbero autorizzare i numerosi eventi a favore del consumo di vino! Invece Vinitaly è stato frequentato ed esaltato da parte di vari ministeri e autorità. Il ministro dell’Agricoltura, della Sovranità alimentare e delle Foreste, Francesco Lollobrigida , non solo ha detto di non accettare la cancerogenicità dell’alcol ma ha dichiarato che bisogna rompere la criminalizzazione del vino, nonché le follie ideologiche attraverso l’aiuto della scienza rappresentata dal suo ministero. È veramente imbarazzante che si neghi l’evidenza. Intanto il ministero della Salute è muto.
* Silvio Garattini Fondatore e Presidente Istituto di Ricerche Farmacologiche Mario Negri IRCCS

 

Il sindaco tradisce Solvay

“Il sindaco di Alessandria utilizzerà i 100mila euro che ha patteggiato con Solvay per organizzare avvocati e medici legali in una class action per risarcire le Vittime del disastro sanitario di Spinetta Marengo”. Che notizia!
La voce produce una eco clamorosa: “Giorgio Abonante l’ha fregata bene, si è fatto dare i soldi da Solvay per utilizzarli contro di lei”. “Magari vuole pure ordinare finalmente la fermata delle produzioni inquinanti”.
A Bruxelles furibonda Kadri con Alleva”. Guido Carlo Alleva è il famoso avvocato che, fornito di un pacchetto di euro, aveva ricevuto l’incarico di perpetuare i Pfas neutralizzando il processo penale tramite l’avvio di procedura di patteggiamento con la Procura della Repubblica, previ prezzolati beneplaciti delle parti civili istituzionali e fisiche. Illam Kadri è la presidentessa di Solvay Syensqo che ha ricevuto 27,5 milioni di euro in bonus negli ultimi due anni e che ambisce a ricevere entro il 2026 un altro bonus di fidelizzazione di 7,5 milioni di euro, se si concretizza l’effetto del patteggiamento.
Una ridda di voci, pro e contro. “Dobbiamo ricrederci su Abonante” commentano i Comitati “l’avevamo sputtanato per aver venduto, anzi svenduto la salute della popolazione alessandrina.” “Abonante giuda, hai fregato noi” protesta l’assessore Federico Riboldi dalla Regione Piemonte “Stavamo per concludere anche noi per un pacchetto di qualche migliaia di euro”.
Sui giornali “L’avvocato Lanzavecchia non commenta”: è uno degli avvocati indicati per aver concordato 3.500 euro di elemosina agli assistiti parti civili.
Le voci si rincorrono fino a Roma. Il ministero dell’Ambiente: “Non risulta che il ministro Gilberto Pichetto Fratin avesse già dato parere favorevole alla Procura per il patteggiamento”.
Desolati per la perdita della propria parcella offerta da Solvay, in coro gli avvocati (alcuni patteggianti per conto di associazioni ambientaliste): “Se salta il colpo di spugna del patteggiamento, va avanti il processo penale”, magari riqualificando il reato di disastro ambientale da colposo a doloso.
A questo punto “Parodi si occuperà personalmente del processo Solvay”. Altrimenti ad esclusivo carico della giovane sostitutiva pm Eleonora Guerra. Cesare Parodi, il nuovo presidente dell’Associazione nazionale magistrati (ANM), dovrebbe trasferirsi al tribunale di Alessandria come procuratore capo.
“L’avvocato Alleva si precipita ad Alessandria”. Da Palazzo Rosso, sede del Comune, filtrano indiscrezioni: “I centomila euro t’ì li do sù dent”.
Finalmente, l’avvocato municipale Roberto Calcagni rompe il silenzio: “Smentiamo le illazioni che circolano. Il sindaco non ha alcuna intenzione di organizzare avvocati e medici legali in una class action per risarcire le Vittime del disastro sanitario di Spinetta Marengo. E neppure per biomonitoraggi ostili all’azienda. Il business dei soldi del patteggiamento sarà utilizzato solo per potenziare i cimiteri”. Si sgonfia la notizia, anche se…
Ma qui interrompiamo questa storia che ci è parsa inverosimile fin dall’inizio e che non avremmo dovuto cominciare a raccontare nemmeno per dovere di cronaca. È evidente, come avremo subito avvertito i lettori perspicaci, che si trattava di una “fake news”, bufala inventata e messa in giro dal solito-mica-tanto-ignoto per tenere vivi, tramite il paradosso della satira, il vergognoso epilogo della “Questione Solvay” a Spinetta Marengo e la traballante “Questione Pfas” in Italia: clicca qui.

 

Alessandria: Solvay patteggia per la devastazione ambientale a Spinetta Marengo

“A Spinetta Marengo, in provincia di Alessandria, Solvay sta riuscendo nel tentativo di non arrivare al processo per disastro ambientale colposo, negoziando patteggiamenti che metteranno tutto a tacere. L’ultimo di questi è giunto proprio dal Comune di Alessandria, capoluogo di provincia, che ha accettato il riscatto di 100mila euro proposto dalla multinazionale Syensqo (ex Solvay).”
Clicca qui l’articolo su L’indipendente firmato da Michele Manfrin.

 

Radio Onda d’Urto sul processo Solvay

Intervista a Lino Balza dopo lo sciagurato patteggiamento del Comune di Alessandria che apre ad un colpo di spugna sul disastro ecologico e sanitario.

 

Pfas e vigili del fuoco

Esposto di un gruppo di associazioni presentato alla Procura di Arezzo e ad altre 35 Procure italiane in merito alla contaminazione da Pfas nei presidi antincendio dei Vigili del fuoco, in particolare durante gli interventi e le esercitazioni con schiumogeni.
L’iniziativa nasce dalla mobilitazione dei familiari di tre vigili del fuoco del comando di Arezzo, deceduti per glioblastoma in meno di due anni.
Tra le 36 procure in indirizzo non c’è quella di Alessandria, evidentemente ad essa le Associazioni non fanno affidamento. Altro particolare sconcertante è che tra le Associazioni compare anche Medicina democratica che ad Alessandria non si è opposta al patteggiamento che metterebbe in salvo dal processo proprio la Solvay, produttrice monopolista in Italia dei Pfas.

 

La lobby chimica fa fuoco e fiamme per i Pfas

In Francia, la legge vieta la produzione, l’importazione, l’esportazione e l’immissione sul mercato di cosmetici, scarpe da sci, tessuti per l’abbigliamento, scarpe e impermeabilizzanti con PFAS a partire dal 2026, e di tutti i tessuti che li contengono dal 2030. Per gli utensili da cucina, nessun divieto per le padelle antiaderenti con rivestimento di PTFE (Teflon). Il testo iniziale della legge, infatti, conteneva anche questo dibattito, ma la pressione dell’industria lo ha fatto saltare. In particolare, ha avuto un ruolo importante il Groupe SEB, proprietario di marchi di padelle come Tefal e Lagostina, che fa parte della lobby di Solvay. In compenso, la legge francese, a differenza di quella italiana, istituisce la ricerca sistematica nell’acqua potabile di 20 classificazioni PFAS come preoccupanti a livello europeo. Clicca qui.

 

A Rosignano ci mancava proprio il riciclo delle terre rare

L’Alpha Project di Solvay Chimica Italia (Rosignano, Livorno) punta al riciclo dei sei metalli del gruppo del platino (platino, palladio, rodio, rutenio, iridio e osmio): materie prime critiche necessarie per l’industria della difesa e dell’aerospazio, l’elettronica, la mobilità elettrica e lo sviluppo delle energie rinnovabili. In particolare, platino e palladio servono per realizzare i catalizzatori, rutenio e iridio vengono impiegati nell’elettronica, l’osmio si usa per strumenti chirurgici ed esperimenti scientifici. Clicca qui.

 

Organoclorurati nel Bisagno e nell’Entella

La Regione Liguria ha avviato dal 2018 uno studio complessivo su due aree pilota, la piana del torrente Bisagno nel comune di Genova e la piana del fiume Entella nel comune di Chiavari, per valutare la presenza di queste sostanze nelle falde acquifere, affidando ad Arpa l’attività di analisi e monitoraggio. Clicca qui.

 

PFAS: contaminati il 30% dei prodotti di uso quotidiano

Un’indagine realizzata da Altroconsumo, in collaborazione con otto associazioni di consumatori a livello internazionale, ha svelato che il 30% di 229 prodotti di uso comune, tra cui tessuti per la cucina, articoli per l’ arredamento, prodotti per la cura personale e materiali a contatto con gli alimenti, contiene PFAS, i cancerogeni “inquinanti eterni” che si accumulano nell’ambiente e nel nostro organismo, principalmente attraverso alimenti, acqua e polveri, mentre il 21% presenta PFAS che non rispettano la normativa UE attuale o quella che entrerà in vigore nel 2026. Clicca qui.
L’ultima inchiesta condotta da nove associazioni dei consumatori europei, tra cui la francese Que Choisir, più una canadese, ha cercato la presenza di Pfas in 230 prodotti di uso quotidiano, presenti in ogni stanza della nostra casa, dai cuscini alle tovaglie, dalle stoviglie ai cerotti, dal filo interdentale ai conservativi.
Clicca qui tutto l’elenco dei prodotti fuorilegge: il salotto/sala da pranzo è la stanza con la maggiore concentrazione, poi la cucina, infine il bagno e la camera da letto.
Alcuni Stati, come la Danimarca, hanno già imposto il divieto sull’uso dei PFAS, mentre in Francia è stata approvata una normativa per eliminarli. In Italia non esiste ancora una legge nazionale specifica in merito. Solvay è il produttore monopolista italiano. Al contrario, cinque Paesi membri dell’UE hanno chiesto all’Agenzia Europea per le Sostanze Chimiche di limitare l’utilizzo dei PFAS in prodotti di consumo e industriali. Clicca qui.

 

A Porto Marghera monitoraggio Pfas

Il programma ministeriale raccoglierà 180 campioni di sangue tra i residenti di Marghera e Mira per rilevare i livelli medi di Pfas, diossine e altre sostanze. Clicca qui.

 

Batterie fantascientifiche che degradano i Pfas

Per eliminare i PFAS dalle acque oggi si ricorre a metodi fisici quali la filtrazione per osmosi e quella con carbonio. Entrambi presentano limiti insormontabili, e sono oltremodo costosi. Infatti, finora non esistono alternative. I PFAS sono protetti da molecole con atomi di carbonio legati ad atomi di fluoro attraverso un legame talmente forte che, mentre assicurano ai materiali plastici che contengono una durata teoricamente illimitata, rendono impossibile la loro degradazione chimica. Infatti sono chiamati contaminanti perenni. E per questo, per eliminarli, di solito si ricorre alla filtrazione, e non alle reazioni chimiche: occorrerebbe troppa energia e non si avrebbe un esito ottimale. Tutto ciò, tuttavia, in un futuro troppo lontano potrebbe cambiare, grazie a un approccio completamente diverso, che sta dando risultati incoraggianti: quello della cosiddetta biomimetica, cioè l’imitazione di quanto accade in natura. Clicca qui.

 

Sui Pfas l’Agenzia per la Ricerca sul Cancro

Un commento di Luigi Campanella, professore emerito all’Università La Sapienza di Roma. Clicca qui.

 

Il 14% degli ingredienti presenti nei pesticidi è costituito da PFAS

I pesticidi rappresentano un autentico flagello per la biodiversità. E molti di essi contengono composti fluorurati classificabili come perfluoroalchili (PFAS), la cui presenza, negli ultimi anni, è andata in aumento. Sono due studi appena pubblicati a puntare il dito contro decine si prodotti di cui l’agricoltura moderna non riesce a fare a meno, ma che probabilmente dovrebbero essere utilizzati con molta più parsimonia, e adottando strategie finalizzate a mitigarne gli effetti tanto sull’ambiente quanto sulla salute umana.

 

SOS Salviamo le nostre lotte

Un anno è passato ed è scaduto l’abbonamento che ci ha consentito di spedire senza limitazioni di cadenza le mail a oltre 42.000 utenti (in costante aumento). Non siamo in grado di coprire i costi dell’abbonamento 2025: perciò lanciamo la consegna per sopravvivere come koala della (contro) informazione.
Malgrado tutto il lavoro (gratuito) che ci comporta, siamo convinti che siamo utili, che sarebbe un peccato se chiudessimo, che la estinzione della lista sarebbe un grosso regalo agli inquinatori e ai guerrafondai.
Ad esempio, proprio ora che sulla “Questione Pfas” siamo ad un punto cruciale di svolta nazionale, dovremmo essere proprio noi voce fuori dal coro a dover tacere, paradossalmente proprio noi che siamo stati i primi (spesso, i soli) a condurre una battaglia quasi trentennale per la messa al bando dei Pfas, proprio noi a farci ridurre in silenzio da Solvay e soci (politici e magistrati), tutti noi della Rete costretti ad oscurare un nostro strumento di lotta e farci sconfiggere come Movimenti di lotta per la salute e la pace. A tacere, altro esempio, su guerra e pace proprio in questa tragica fase storica!
Così non avverrà se, anche quest’anno, la collettività ecopacifista riuscirà a sottoscrivere l’abbonamento.
Questa consegna è provvidenziale a salvaguardia di uno scomodo strumento di informazione e di lotta al servizio di migliaia di attivisti e simpatizzanti, quale è la RETE AMBIENTALISTA – Movimenti di Lotta per la Salute l’Ambiente la Pace e la Nonviolenza.
Al fine di salvaguardare questo servizio, pertanto invitiamo ciascuno di noi a inviare il bonifico tramite IBAN IT68T0306910400100000076215 specificando la causale oppure tramite PayPal lubaja2003@yahoo.it.
Il Sito www.rete-ambientalista.it e la Lista sono gestiti dal “Movimento di lotta per la salute Giulio A. Maccacaro” email: movimentolotta.maccacaro@gmail.com.
Dall’esordio del 2008, abbiamo progressivamente abbandonato la mera dimensione locale per sviluppare sempre più uno spazio aperto alle esperienze dei Movimenti italiani impegnati nelle lotte sul fronte della salvaguardia dell’ambiente, della tutela della salute, della difesa della pace e della nonviolenza. Fa testo il numero dei “post” informativi provenienti da tutta Italia e non solo: siamo già a quota 1500 all’anno, ognuno corredato da cospicua documentazione scientifica, tutti archiviati e indicizzati in quasi 1100 categorie. Per “Rete Ecopacifista” perciò intendiamo “Rete delle Reti”, perché ciascuno degli utenti (42mila come mailing list) a sua volta ha un proprio bacino più o meno vasto di corrispondenti, comprese liste di portata nazionale. Perciò l’effetto di sinergia e amplificazione delle notizie è esponenziale, includendo anche il mondo politico nazionale ed europeo (e… inevitabilmente un “affezionato” numero di inquinatori e bellicisti). Dunque, i numeri totali del target vanno ben oltre i nostri che pur al sito contano circa 2milioni mezzo di accessi l’anno in ambito nazionale ed europeo, nonché 42mila con cadenza almeno settimanale (la nostra tiratura giornalistica!). Inoltre, i gruppi e le pagine Facebook hanno oltre 7.000 membri, i canali Youtube sempre in via di sviluppo come anche Twitter. I nostri libri sono stampati a spese dell’autore.

 


contenuti 11 aprile 2025

Questione Pfas. Vittoria o sconfitta? Bilancio quasi definitivo

Chi cominciò a seguirci nel 2008 sul nostro blog, ovvero dal sito www.rete-ambientalista.it gestito dal Movimento di lotta per la salute Maccacaro, imparò a conoscere la “questione Pfas”, di cui nessuno in Italia fino ad allora si occupava. L’informazione e la politica l’appresero nel corso degli anni dai nostri 1.200 articoli (post) sul sito e dalla relativa mailinglist della Rete Ambientalista. Movimenti di lotta per la Salute, l’Ambiente, la Pace e la Nonviolenza, che raggiunge circa 42mila utenti, molti a loro volta opinion leader. Il nostro dossier “PFAS BASTA!” è al terzo volume. Così oggi che la “questione Pfas”, il nostro storico cavallo di battaglia, è diventato un conflitto apice all’ordine del giorno nazionale, è maturo un interrogativo: vittoria o sconfitta? Rispondiamo nei tre capitoli che seguono, rammentando che la medaglia della vittoria deve portare due facce: la legge di messa al bando dei Pfas in Italia e la chiusura delle produzioni della Solvay di Spinetta Marengo (AL).

Lino Balza

 

Vi immaginate che il sindaco di Alessandria si metta contro Solvay?

Un sindaco con la sfiga di avere in casa uno stabilimento chimico ad alto rischio dovrebbe avere la tempra di un mastino, piuttosto che essere privo di spina dorsale. Non è una scusante, semmai una aggravante per chi si ostina a fare carriera politica. Pure Giorgio Abonante non può camuffarsi dietro l’ignoranza, essendo a piena conoscenza dei 20 esposti di Balza alle Procure della Repubblica, insieme a tutte le 8 indagini epidemiologiche con gli eccessi di mortalità e malattie, insieme a tutte le allarmanti analisi sanitarie dell’Asl, insieme a tutte le inequivocabili indagini ambientali suolo-acqua-aria dell’ARPA, insieme a tutti i ricorrenti incidenti con fughe in aria e acqua e blocco degli impianti, insieme al censimento delle grida dei concittadini che piangono i morti e le malattie presenti e future. A tacere tutti (non tutti) i Comitati e le Associazioni che ce l’hanno con lui.

A queste consapevolezze aggiungiamo, a sua disponibilità, gli studi scientifici nazionali e internazionali sugli effetti cancerogeni delle sostanze che Solvay spande da Spinetta Marengo su tutto il territorio comunale e provinciale. Molto più che un sospetto di relazione causa-effetto. Come si giustifica, dunque, che un sindaco non si avvalga delle prerogative di legge e, quale massima autorità sanitaria locale, e per il sacrosanto principio di precauzione, non emetta ordinanza di fermata delle produzioni inquinanti in attesa che la magistratura faccia il suo corso? Non si giustifica un Abonante, al ricordo di similari ordinanze invece di altro sindaco locale (Mirabelli).

Non è giustificato. Semmai si convalida l’accusa di complicità con la multinazionale belga. Chi scrive non ha mai usato la parola corruzione che nel primo processo fu dagli avvocati Solvay ripetutamente scagliata – prove contabili in mano – contro le Giunte alessandrine. Lo ricordiamo, e lo ricorda anche un vecchio habitué della politica come Abonante. L’accusa di complicità a suo carico è invece pienamente provata sul piano politico e morale perché a scapito della salute dei lavoratori e dei cittadini. A voler essere benevoli, Abonante nei confronti di Solvay è affetto da “sindrome di Stoccolma”. Ad essere cattivi, ecco la recente dimostrazione della subordinazione politica e culturale di Abonante: il patteggiamento del Comune con Solvay, su cui ritorneremo.

Ritorneremo non prima di cesellare la sua goffa giustificazione del patteggiamento, quale cinico introito alle esangui casse del bilancio comunale. Ebbene, premesso che non ritengo che contraddirebbe la consumata complicità né a salvargli la faccia dopo la vomitosa frittata, però in ogni caso la provocazione gli è stata lanciata eccome, invece che al grottesco potenziamento dei loculi cimiteriali.

Abonante destini i 100mila euro a finanziare un pool di avvocati, consulenti e medici legali che intentino una causa civile class-action milionaria contro Solvay, per cercare di rendere giustizia con risarcimenti alle Vittime di Solvay ed evitare sempre più vittime in futuro. Anzi, promuova tale azione con le altre parti civili che si sono messe in tasca i malloppi del patteggiamento.

Una provocazione. Ve l’immaginate che Abonante si metta contro Solvay? Venite don Abbondio contro don Rodrigo.

 

Giorgio Abonante si difende: il patteggiamento è un business

Di fronte alla levata di scudi, il sindaco di Alessandria cerca di giustificare perché, tramite il patteggiamento, ha venduto alla Solvay la salute dei suoi concittadini. Perché, in cambio di 100mila euro ha abbandonato il processo, ha rinunciato a chiedere giustizia , finalmente giustizia, contro chi sta ammalando e uccidendo lavoratori e cittadini, a chiedere la condanna dell’imputata Solvay per disastro ambientale colposo, anzi ha rinunciato a chiedere una pena più severa – per dolo – in quanto da ben venti anni Solvay continua a uccidere l’ambiente, e non ha intenzione di smettere. Perché, insomma, per trenta denari ha assolto Solvay prima ancora che il processo (il secondo) cominci . E le ha dato il via libera ad altri decenni di omesse bonifiche e di ulteriori avvelenamenti di suolo-aria-acqua.

Non è pentito come Giuda per i trenta denari, Giorgio Abonante rivendica, parole sue, di aver “guadagnato il doppio del primo processo di soli 50mila euro”. E usa come paravento il presunto parere del suo avvocato, Roberto Calcagni, irretito dal prestigio del principe del foro. Guido Carlo Alleva l’avrebbe convinto di non fare affidamento sulla giustizia del tribunale di Alessandria, sul Procuratore e sul GUP, ché da parte loro sicuramente sarebbero in procinto di procedere a patteggiamento o rito abbreviato, addirittura senza condanna, escludendo il Comune come parte civile. Con questo inverosimile spauracchio puntato alla tempia, secondo Abonante è meglio l’ovetto oggi piuttosto che la gallina domani. Anche perché, conferma, non ha alcuna intenzione di procedere un processo civile contro Solvay.

Siccome Solvay si dichiara innocente come l’acqua (delle falde), e appunto risarcisce al Comune 100mila euro unicamente come “danno di immagine”, l’offerta da Abonante è definita “congrua”… in proporzione all’immagine che ritiene di godere presso i suoi concittadini… dall’alto di quel 20% di aventi diritto che l’avevano eletto. Insomma, immagine misera. Benché l’avvocato Calcagni gli ha assicurato che “sono d’accordo anche i colleghi che tutelano” si fa per dire “i cittadini costituiti parte civile nel processo”.

Proseguendo nell’autodifesa, Abonante precisa a scanso d’equivoci del malloppino che “L’obiettivo è quello di mettere a frutto l’intero” ci mancherebbe altro! “stanziamento a favore della collettività. Immediatamente per far fronte ai lavori straordinari che interesseranno i cimiteri cittadini.” All’implementazione dei quali garantisce la situazione sanitaria assicurata dal polo chimico. Poi, sfida l’ilarità con la promessa di “rendere più operativo l’Osservatorio ambientale della Fraschetta che abbiamo recentemente insediato”: tutt’altra cosa, peraltro, della elaborazione democratica degli anni ’90 (nota dell’Autore).

Abonante esce dal processo con questo “congruo” patteggiamento che di fatto assolve Solvay, giustificando sé che la tutela dell’ambiente e della salute del territorio alessandrino competerebbe a tutti gli altri, con analogo amichevole patteggiamento “al Ministero dell’Ambiente impegnato a far valere le proprie ragioni” (sappiamo come) e ai giudici “che ci aspettiamo che possano riconoscere allo Stato”, sempre con affettuoso patteggiamento, “un risarcimento congruo da mettere a disposizione per il territorio di Spinetta e della Fraschetta per accelerare di molto” ma senza troppa fretta “il procedimento di bonifica ambientale di tutta l’area inquinata all’esterno del polo chimico”.

Il tutto per grazia ricevuta: senza chiudere, è ovvio, le produzioni inquinanti. Nello scarica barile, Abonante, è ovvio, non cita la Regione: sociale responsabile per aver evitato e rallentato il monitoraggio di massa della popolazione alessandrina.

 

Il Comune ha fatto da bulldozer. Colpo di spugna della Solvay sul processo e sulla messa al bando dei Pfas. Premio miliardario alla presidentessa Syensqo

Avendo l’avvocato Guido Carlo Alleva, all’ultima udienza davanti al GUP di Alessandria, proposto la procedura di patteggiamento della Solvay (Syensqo) alla Procura della Repubblica, il sindaco di Alessandria, Giorgio Abonante, forte… del consenso elettorale del 20% degli aventi diritto, ha bypassato l’effimero consiglio comunale e concordato la somma di 100mila euro per scappare dal processo. I cittadini del Capoluogo sono circa 100.000, cioè un euro a testa del cosiddetto “risarcimento”. Cifra pari a quella patteggiata, sempre per danno di immagine, dal Comune di Montecastello (274 abitanti). Più che “vendita della salute” sarebbe più appropriato parlare di “svendita”. E – se avessimo ancor più forza di ironizzare – dovremmo dare tutta la colpa ai cittadini che l’hanno eletto?

Con il patteggiamento, cioè con la strozzatura del processo penale, e delle relative condanne penali, Solvay si era proposta la condizione di non preoccuparsi definitivamente della chiusura delle produzioni e della bonifica, nonché di non essere chiamata a pagare milioni di risarcimenti alle Vittime: migliaia di ammalati e morti. Scelto come ventre molle, il Comune di Alessandria serviva da apripista per le altre contrattazioni, locali e nazionali, in corso in questi mesi.

Così, con l’apripista di Abonante, il mercanteggiamento della salute è scontato che si concluda anche fra la Solvay e la Regione Piemonte dell’inverosimile assessore alla sanità Federico Riboldi, detto l’imbonitore. Idem per il governo, considerando che Gilberto Pichetto Fratin è l’attuale ministro dell’Ambiente.

A loro volta, grazie al bulldozer Abonante, gli avvocati delle parti civili fisiche non aspettavano altro: valutano che fra i loro assistiti, magari extracomunitari occasionali, sono numerosi quelli non toccati da malattie proprie o dei loro famigliari o amici, e che non disdegnano una inaspettata elemosina risarcitoria (3.500 euro) di Solvay.

Insomma, supportate dai Comitati, contrarie al mercimonio della salute restano, con scandalizzate e pesanti prese di posizione nei confronti di Abonante, le Associazioni ambientaliste che chiederanno (fuori dal coro: WWF, Medicina democratica e ProNatura) ai loro avvocati il rigetto del patteggiamento. Va da sé che il patteggiamento è una vera pacchia per tutti gli avvocati.

Con queste carte in mano, Solvay si farà forte presso la debole Procura di Alessandria per concludere il patteggiamento già nella prossima udienza di giugno davanti al GUP, a quel giudice Andrea Perelli che ha addirittura escluso Lino Balza come parte civile dal processo. Il patteggiamento è l’alibi per i parlamentari, di ogni colore, per “arrendersi” alla lobby chimica che proibisce la legge di messa al bando dei Pfas.

Insomma, nel complesso, Alleva è più preoccupato per le sue esportazioni di vini di lusso a rischio dei dazi di Trump. Una coppa di spumante vip per tutti. Il brindisi più gradito sarà quello con Ilhham Kadri, presidentessa di Syensqo, che ha ricevuto 27,5 milioni di euro in bonus negli ultimi due anni; alla quale entro il 2026 potrebbe essere aggiunto un bonus di fidelizzazione di 7,5 milioni di euro. Un po’ come il business di Abonante & soci.

Va da sé che solo la società civile, ovvero manifestazioni di massa potevano bloccare – chi osa più sperarlo? – questo meccanismo perverso tra padroni, istituzioni e magistratura, che ha già riempito i primi due volumi del libro “Ambiente Delitto Perfetto” di Lino Balza e Barbara Tartaglione, prefazione di Giorgio Nebbia. Questo, della vittoria 2025 di Solvay – Spinetta non chiude e nessuna messa al bando dei Pfas – è descritto nel terzo volume. Non ci sarà un quarto. A noi la magrissima consolazione: avevamo previsto giusto https://www.rete-ambientalista.it/2025/04/01/scosse-di-terremoto-ad-alessandria/

 

Che pallide queste pale

Parco Eolico di Scansano. No di agricoltori, sindaci e Regione: “Non si può fare energia pulita distruggendo l’ambiente”. Previste 11 pale eoliche alte 200 metri e un cavidotto di 45 km, nei comuni di Scansano e Magliano. Ma tutta la Maremma è assediata, in arrivo 9 impianti con 96 aerogeneratori. Clicca qui.

 

Amianto del Tav Terzo Valico

Durante la costruzione delle gallerie del Terzo Valico, l’alta velocità ferroviaria Genova-Milano, sono state estratte 350mila tonnellate di rocce amiantifere, l’equivalente di due navi da crociera, che l’Italia priva di siti di stoccaggio per tali volumi è stata costretta a smaltire in Germania. Lo riporta Il Secolo XIX a seguito del secondo open day da tutto esaurito organizzato nell’ambito del progetto del Gruppo FS ‘Cantieri Parlanti’ per informare i cittadini e comunicare in modo chiaro e trasparente l’opera.

 

Smontato il processo No Tav di Torino

I giudici di primo grado hanno assolto i militanti di Askatasuna dall’accusa di associazione per delinquere «perché il fatto non sussiste». I risarcimenti milionari richiesti dalla presidenza del Consiglio e ministeri dell’Interno e della Difesa sono stati tutti disattesi. Intanto, mentre si svolgeva il processo durato due anni, è andato avanti un progetto che riconosce al centro sociale la sua attività nella città di Torino.

Clicca qui.

 

Morti sul lavoro, bollettino di guerra

Dal 2021 al 2024, 4.442 persone hanno perso la vita sul lavoro in Italia.

Il settore delle costruzioni è quello in cui si conta il maggior numero di decessi con 564 vittime. Le zone con il rischio più alto sono al Centro e al Sud. Basilicata e Umbria in zona rossa per quattro anni consecutivi, seguite da Campania e Valle d’Aosta per tre. La Toscana si distingue come la regione più virtuosa, con due anni in zona bianca.
Le costanti drammatiche dell’emergenza: gli over 65 sono i più vulnerabili, mentre gli stranieri registrano un tasso di mortalità doppio rispetto agli italiani, sia sul posto di lavoro sia in itinere. 418 le donne che hanno perso la vita sul lavoro.

Clicca qui .

 

Appello sul diritto alla salute

Clicca qui «Manifesto-appello sul diritto alla salute» il comunicato di SMIPS (Scienza Medicina Istituzioni Politica Società).

 

Extinction Rebellion: primavera rumorosa

Su “Tera e aqua”, clicca qui https://ecoistituto-italia.org/cms-4/wp-content/uploads/Tera-e-Aqua-140web.pdf

 

È necessaria una rete tra le Unità Spinali

«Vi è la necessità di creare una rete tra le Unità Spinali con il supporto del Ministero, oltreché di istituire un Registro Nazionale dei Mielolesi, elementi essenziali per definire politiche adeguate ai bisogni delle persone con tali problemi».
Clicca qui La necessità di una rete tra le Unità Spinali.

 

Scorie nucleari che vanno e vengono

Mentre il governo è pronto a mettere mano al portafoglio per investire in nuove centrali nucleari, si aggiunge un nuovo capitolo alla lunga, e ancora irrisolta, questione della gestione delle scorie prodotte prima che l’Italia dicesse addio all’atomo. La Sogin, la società dello Stato incaricata di smantellare le vecchie centrali e di costruire il Deposito nazionale, si è appena affidata a due super esperti per svolgere servizi che dovrebbero aprire scenari inediti. Piazzare all’estero le scorie italiane più pericolose, e nel frattempo occuparsi di quelle che a breve dovranno rientrare nel nostro Paese dall’estero. Costi astronomici.
Una soluzione Sogin: acquistare speciali contenitori, denominati cask , per trasportare e stoccare rifiuti presso un sito idoneo ritenuto idoneo: “sito di stoccaggio temporaneo e Deposito Avogadro”. Di che deposito si tratta? È l’impianto Fiat di Saluggia, nel Vercellese, che oggi appartiene a Stellantis. Clicca qui.
Su Il Manifesto l’articolo del 1996 “Sventare un piano pericoloso” di Lino Balza. Clicca qui.

 

Crollano le borse… della spesa

La crisi non è per tutti. L’industria italiana della Difesa va a gonfie vele, esportando materiale (aerei, missili, droni, navi) con numeri da boom. Lo si scopre dalla relazione annuale sul commercio di armamenti appena inviata dal governo al Parlamento e letta in anteprima dal Fatto. Il documento descrive un mostro del 2024 per il settore: rispetto al 2023, le autorizzazioni individuali per esportare materiale bellico sono aumentate del 35,34%, raggiungendo un valore di 6,45 miliardi di euro (l’anno prima erano a 4,76 miliardi). Molti di questi prodotti sono finiti a regimi di Paesi con cui l’Italia ha avuto rapporti diplomatici difficili: l’Egitto, il Qatar, gli Emirati arabi, l’Arabia saudita. Continua cliccando qui.

 

A Roma e a Barbiana per risvegliare le coscienze

Sabato 5 aprile, la Fondazione PerugiAssisi per la cultura della pace parteciperà alla manifestazione organizzata dal Movimento 5 Stelle contro il piano di difesa europea “Basta soldi per le armi. Fermiamoli!” Sempre il 5 aprile, a Barbiana, in occasione della Giornata Internazionale della Coscienza promossa dall’Onu: Suoniamo la sveglia delle coscienze! Questo è il tempo in cui dobbiamo prendere coscienza di una serie di errori che sono stati commessi in passato, a tutti i livelli, e che ora stiamo pagando per aver messo troppo spesso i soldi, l’individualismo e la competizione tra tutti (persone, comunità, imprese e Paesi) davanti a ogni altra cosa. Questo è il tempo in cui dobbiamo scegliere e agire con coscienza cominciando a far tesoro delle lezioni che ci vengono copiose anche da questa alluvione e dalle tante guerre e tragedie in corso, per riscoprire la nostra umanità, per cercare soluzioni ai problemi pregressi che non abbiamo ancora risolto, per vincere l’inerzia e gli interessi che ancora ci impediscono di risolvere i problemi che abbiamo causato nei decenni, per risanare i danni provocati da questa tragedia, per non trovarci impreparati davanti alle prossime crisi, per riscoprire che “dobbiamo agire gli uni verso gli altri in spirito di fratellanza”.

 

Pacifisti in ascolto

Chissà se fra le parole d’ordine della manifestazione M5S ascolteremo: “L’Italia firmi il Trattato di non proliferazione nucleare” e “Fuori la Nato dall’Italia, fuori l’Italia dalla Nato”.

 

Se vuoi la pace con la Russia, prepara la guerra

Se l’Unione europea investirà 800 miliardi in armi convenzionali, la Russia ne investirà almeno altrettanti ma in quelle nucleari. Terminati i rispettivi riarmi, l’Europa sarebbe più vulnerabile di prima. A meno che l’Europa pareggi l’attuale rapporto nucleare: 6.257 testate nucleari della Russia contro le 515 dell’Europa. Però, altro che 800 miliardi! Sempre che la Russia stia ferma ad attendere il pareggio. Risultato: tutti i poveri sicuramente più poveri, ammesso e non concesso di scansare la guerra mondiale, terza e finalmente ultima.
E se, invece, proponiamo, realisticamente, alla Russia (e anche agli Usa) di distruggere 1 testata europea contro 10 russe (e 10 americane)? Invece di “Riarmare l’Europa” parleremmo di “Trattato sulla non proliferazione delle armi nucleari (TNP)”, il trattato di disarmo che l’Italia si ostina a non firmare. Saremmo sicuramente tutti meno poveri.

 

AAA offresi Kit e Bunker di sopravvivenza

“Ormai famiglie e società ci chiamano tutti i giorni, vogliono sapere come fare ad avere un bunker in giardino o in cantina”: su Repubblica pubblicizza Angelo Cavalieri, ingegnere di ItalBunker, società di costruzione.

 

Teologi a mano armata

Non nominare il nome di Gesù invano, anzi a sproposito.
Mario Deaglio, economista de La Stampa: “Anche il Vangelo ci spinge all’autodifesa”, “Uno dei discepoli colpì con la spada uno di quelli venuti ad arrestare Gesù e gli staccò l’orecchio. Gesù… riattaccò l’orecchio, ma di certo non sgridò chi aveva sfoderato la spada”. Narra INVECE l’evangelista Matteo (26,52) che Gesù cazziò il feritore: “Rimetti la spada nel fodero, perché tutti quelli che prendono la spada periranno di spada”. (Chi di spada ferisce, di spada perisce).
Corrado Augias a Di Martedì: “San Paolo diceva che bisogna prepararsi ad affrontare il nemico. E poi è il Vangelo. E poi è la Bibbia. Se Hitler bussa alla tua porta e tu gli dici: ‘Chi è?’. ‘Sono Hitler’. ‘Ah prego, si accomodi, io sono un pacifista’, non va bene perché Hitler ti mangia vivo… Le armi servono”. INVECE (Vangelo secondo Matteo 5,1-7,29) nel “Discorso della Montagna” Gesù disse: “Fu detto: ‘Occhio per occhio e dente per dente’; ma io vi dico di non opporvi al malvagio; anzi, se uno ti percuote la guancia destra, tu porgigli anche l’altra; e a chi ti vuol chiamare in giudizio per toglierti la tunica, tu lascia anche il mantello”.

INVECE, nel vangelo di Luca, il “Discorso della pianura”, Gesù dice: “Ma a voi che ascoltate, io dico: Amate i vostri nemici, fate del bene a coloro che vi odiano, benedite coloro che vi maledicono, pregate per coloro che vi maltrattano. A chi ti percuote sulla guancia, porgi anche l’altra.

Cristiano o pacifista che fosse (insomma un fanatico, secondo Augias, Deaglio ecc.), ma Gesù era anche realista (vangelo di Luca 14:25-35): “Se un re va in guerra contro un altro re, cosa fa prima di tutto? Si mette a calcolare se con diecimila soldati può affrontare il nemico che avanza con ventimila… Se vede che non è possibile, manda dei messaggeri incontro al nemico; e, mentre il nemico si trova ancora lontano, gli fa chiedere quali sono le condizioni per la pace”.
Men che mai ispirò il motto mussoliniano (di Augias, Deaglio ecc.) “Armiamoci e partite”.

 

Meloni si astiene

Il Parlamento europeo approva con 399 sì contro 198 no e 71 astenuti, la relazione sulla politica di sicurezza e di difesa comune dell’Unione europea. Il Pd approva (ad eccezione di Cecilia Strada e Marco Tarquini) insieme a Forza Italia mentre il principale partito di governo, Fratelli d’Italia, si astiene. Votano contro, invece, Lega, M5S e Alleanza Rossoverde. Passa anche per alzata di mano l’emendamento che accoglie il piano di riarmo proposto dalla presidente della Commissione Ursula von der Bomben.

 

Tutta la storia di Spinetta raccontata da Lino Balza. La crisi produttiva e occupazionale del biossido di titanio

14.ma puntata


 

contenuti 2 aprile 2025

Scosse del terremoto ad Alessandria – 1

Si vedono le crepe al processo di Alessandria (il secondo) contro la Solvay (Syensqo). Regione e Comune disponibili al colpo di spugna del patteggiamento proposto da Solvay all’arrendevole Procura.
Lo smottamento all’interno dello stesso mondo ambientalista
e la “longa manus” lobbistica sulla politica.
Le differenze socio-economiche con il processo gemello di Vicenza: Miteni chiusa, Solvay monopolista in Italia
In queste crepe si inseriscono i cunei della multinazionale belga conseguente ad impedire la chiusura immediata delle produzioni del polo chimico di Spinetta Marengo (AL) che provocano il disastro ambientale e sanitario. La sua lobbistica si avvale di un’intensa propaganda mediatica a livello locale anche con ricorrenti “opuscoli informativi” alla popolazione che annunciano, anzi confermano: la bonifica praticamente è fatta.

 

Scosse del terremoto ad Alessandria – 2

Ma di quale bonifica sta ciarlando Solvay?

Assieme alla propaganda lobbistica a tutto campo europeo, a livello mediatico locale Solvay fa sfoggio di ricorrenti “opuscoli informativi” alla popolazione. Nell’ultimo patinato, distribuito dal nuovo direttore Federico Frosini, vecchia volpe dei famigerati Pfas, e anticipando la linea difensiva al processo (eventuale), Solvay sostiene un presunto “raggiungimento degli obiettivi di bonifica per i solventi clorurati nella falda all’interno del sito”, anche se per certificarlo prega… di avere la pazienza di aspettare almeno altri due anni. Solvay sostiene questa prospettiva seducente gratificando (secondo noi: chiamando in correo, ovvero annegando nel ridicolo) “partner qualificati come l’Università del Piemonte Orientale di Alessandria e gli Enti locali per la loro costante collaborazione”.
Insomma, le attività di bonifica starebbero “procedendo verso il progressivo raggiungimento di tutti gli obiettivi” e i monitoraggi confermerebbero “il significativo miglioramento dello stato qualitativo dei terreni e delle acque di falda”. Anche se tra i denti deve ammettere che è ben lontana la bonifica delle aree contaminate dal vecchio micidiale cromo esavalente, appunto perché non è andata oltre alla primordiale messa in sicurezza della sua inefficiente barriera idraulica. Per quanto riguarda poi la bonifica delle aree esterne, il bollettino autostende un pietoso velo definendola “fase in progetto”.
La realtà di Alessandria propagandata da Solvay è smentita dall’Arpa,
con i dati raccolti nel corso del 2024 sulla presenza dei cancerogeni Pfas (il Pfoa vietato fin dal 2013 e i brevettati cC6O4 e l’Adv). Infatti, nei pozzi l’Arpa ha rilevato stabilmente 10mila microgrammi per litro di C6O4, oltre al picco di 200mila microgrammi. Per molto molto meno fu chiusa la Miteni in Veneto.
Oltre alla situazione interna al sito, Arpa ha spiegato al Comune, che fa finta di niente, la situazione della contaminazione esterna , a cominciare dall’inquinamento da Pfas nell’aria in punti precisi. Nel sobborgo di Spinetta, davanti allo stabilimento (dove lavorava chi scrive), i cittadini respirano fino a 3,8 nanogrammi per metro quadrato di cC6O4 al giorno. Un valore che si abbassa – ma è in aumento! – quando si vive vicino all’Istituto tecnico Volta, nel centro di Alessandria (dove abita chi scrive), dove addirittura è stato riscontrato il GenX: il Pfas ritrovato puro in alcuni campioni di alimenti coltivati intorno al polo chimico, assieme al Pfoa da 4 a 10 microgrammi per litro nei terreni.
Insomma, il Comune, con la Provincia e con la Regione, fa finta di niente anche se da anni e anni i valori superano di svariate volte il limite ambientale stabilito dal pur blandissimo decreto ministeriale del 2016 (0,5 microgrammi per litro), un dato allarmante perché cronico. Paradossale è la Provincia che, nascondendosi dietro il governo, per i parametri di bonifica del Pfoa fa riferimento ante 2019. Dunque, in pratica la bonifica è sospesa . Una situazione ben diversa da quella di Arpa Veneto, che è riuscita a ottenere i limiti del Pfoa coinvolgendo direttamente il Nucleo operativo ecologico (Noe). Arpa Alessandria, organo tecnico della Procura, non sembra intenzionata a seguire la stessa strada.
La bonifica della Solvay è proprio una balla.

 

Scosse del terremoto ad Alessandria – 3

I Pfas ad Alessandria si stanno allargando a macchia d’olio.

La bonifica della Solvay è proprio una balla. La contaminazione dei Pfas si è allargata a macchia d’olio attorno allo stabilimento di Spinetta Marengo. Ha raggiunto l’acqua dei pozzi dei privati cittadini utilizzata per irrigare i campi e fino a qualche tempo fa bevuta dai residenti. La prestigiosa rivista La Via Libera ha analizzato la situazione negli ultimi nove mesi dei Pfas cC6O4, Adv N2 e GenX trovati in otto pozzi ubicati intorno al polo chimico. Nel sobborgo di Lobbi, in un pozzo profondo una ventina di metri, sono stati riscontrati cumulativamente 500 nanogrammi di Pfas: 110 nanogrammi di cC6O4 (brevettato nel 2011 ma denunciato AIA solo nel 2019 mentre la Procura ignorava i nostri esposti), 310 nanogrammi di PFOA fuorilegge internazionale dal 2013, e addirittura 30 nanogrammi di GenX, Pfas che NON confrontano nel documento autorizzativo (AIA) rilasciato dalla Provincia di Alessandria.
E, notare bene, zitti zitti già nel giugno 2020 sia Solvay che Arpa avevano trovato lo “sconosciuto” GenX in diversi pozzi interni ed esterni al polo, con concentrazioni fino a 2 microgrammi per litro. E c’è di più. Nel dicembre 2023 l’Arpa ha trovato GenX anche nell’aria respirata dagli alessandrini grazie ai campioni raccolti con il metodo Pm10. E questo Genx, privo di autorizzazioni, è rinvenuto da Arpa Piemonte anche nel Po.
Il GenX è presente in tutti gli otto campioni raccolti da La Via Libera, anche in quelli relativi al comune di Piovera a dieci chilometri dal sito produttivo. In un pozzo sono stati trovati 460 nanogrammi di vari Pfas, oltre il valore limite di legge per le acque potabili (100 nanogrammi per litro): 32 nanogrammi di GenX, 235 nanogrammi di Pfoa , 155 nanogrammi di cC6O4 e 28 nanogrammi di Adv.
La Via Libera ha raccolto un campione d’acqua da un pozzo utilizzato a scopo agricolo a nord est del sito chimico: 563 nanogrammi di Pfas, di cui il cC6O4 per 177 nanogrammi per litro, il Pfoa per 235 nanogrammi , 155 nanogrammi di cC6O4 e 28 nanogrammi di Adv. Trattandosi di un pozzo poco profondo, si presume che sia esposto alla contaminazione in atmosfera per la ricaduta delle emissioni dai camini.
Camini che hanno anche inquinato i tre pozzi ad est in località Cascinagrossa, frazione di Alessandria che dista circa sei chilometri dall’industria. Sempre a Cascinagrossa, in una cascina destinata all’allevamento privato, le analisi hanno accertato la presenza di GenX, cC6O4 e Pfoa fino a una profondità di 55 metri. In località Ventolina, nel sottopassaggio costantemente allagato da una risorgiva, sono stati trovati 392 nanogrammi di Pfas, con prevalenza di Pfoa e cC6O4.
Non c’è dubbio, la bonifica della Solvay è proprio una balla. A prescindere dai ricorrenti incidenti. Come quello recente https://www.rete-ambientalista.it/2025/03/25/ultimora/ con oltre 45mila microgrammi di CFC clorofluorocarburi riscontrati nello sversamento nelle acque sotterranee, che ha coinvolto un reattore interno all’impianto Algofrene, dove avviene la reazione dei gas, passaggio indispensabile nella produzione di Pfas. Neppure l’emergenza del sistema di barriera idraulica interna ha funzionato, bloccata da un blackout con tutti gli impianti.

 

Scosse di terremoto ad Alessandria – 4

La santa alleanza tra ambiente e produzione, officiata da sindaco e regione

Di fronte a siffatta situazione ambientale che abbiamo più volte denunciato, e a tacere i 20 miei esposti alla Procura, corrisponde la drammatica situazione sanitaria. Il sindaco di Alessandria avrebbe avuto il dovere di affrontarla fermando le produzioni inquinanti della Solvay di Spinetta Marengo, e invece è complice della Regione Piemonte a rinviare all’infinito il monitoraggio di massa della popolazione che inchioderebbe definitivamente la multinazionale belga anche in momento processuale.
La Regione, dunque, facendo l’occhiolino a Solvay, ha avviato un finto monitoraggio, furbescamente cioè un micro monitoraggio al rallentatore: dopo un primo step l’anno scorso a 135 residenti entro 500 metri dal Polo Chimico di Spinetta, ora, nel 2025, scatta la fase del biomonitoraggio su base volontaria ai residenti entro 3 chilometri dallo stabilimento. La fase due si protrarrà quanto meno per tutto il 2025. Poi, di questo passo, nel giro di qualche decennio coinvolgerebbe le altre potenziali Vittime (400mila a livello provinciale, o solo 90mila per il capoluogo).
Vittime potenziali? Più che potenziali: se si esaminano le otto indagini epidemiologiche (l’ultima nel 2019) che hanno interessato la provincia, confrontandole con le analisi epidemiologiche che riproducono le patologie scientificamente attribuibili ai Pfas, a tacere le altre 21 sostanze tossiche cancerogene dello stabilimento Solvay di Spinetta Marengo.
Insomma una colossale presa in giro. Orchestrata dall’assessore alla sanità Federico Riboldi con la fanfara della santa “alleanza tra ambiente e produzione”. Né potrà fungere da piffero magico il progetto finanziato dall’Unione Europea (Scenari) che chiederà a 300 residenti del comune campioni di sangue, urina e di acqua potabile provenienti dalle loro abitazioni, al fine di validare procedure e metodologie scientifiche innovative per scopi di ricerca e futuri studi.

 

Gaza, anche L’Europa è complice del massacro

Clicca qui un commento di Elena Basile.

 

Mattarella su gogna

Su https://gognablog.sherpa-gate.com/premio-attila-2024/ il Premio Attila di quest’anno.

 

Ci vuole la rivoluzione

… Ripetiamo ancora una volta che occorre un’insurrezione non violenta delle coscienze e delle intelligenze per contrastare gli orrori più atroci e infami che abbiamo di fronte, per affermare la legalità che salva le vite, per richiamare ogni persona ed ogni umano istituto ai doveri inerenti all’umanità. Occorre opporsi… (continua ) Centro di ricerca per la pace.

 

Cara Europa ti scrivo

Qui di seguito, arricchita dalle firme di altri mittenti, la nostra lettera all’Europa del 21 marzo, nella sua versione corretta, con l’aggiunta di un’importante annotazione del canonista prof. Francesco Zanchini, secondo cui uno dei peccati originali dell’Europa è stato la sua separazione dall’Oriente, vicino e lontano, e dalle sue culture. Clicca qui.

 

Legambiente a Casalecchio di Reno

Il circolo LEGAMBIENTE SettaSamoggiaReno ribadisce la sua contrarietà alla costruzione di un palazzo di nove piani a Casalecchio di Reno (BO) nell’area ex Pedretti, per le dimensioni inadeguate al luogo (lungo circa 45 metri, alto circa 32 metri, per 47 alloggi e 47 autorimesse interrate oltre alle attività commerciali previste), per l’impatto paesaggistico, perché rischiare di snaturare le caratteristiche edili del contesto aprendo la strada all’edificazione di strutture di dimensioni ingenti e perché va ad impattare su un territorio già ampiamente costruito e reso cardine della diffusione di strutture invasive (supermercati, capannoni, centri commerciali) nell’area bolognese. Clicca qui.

 

Cinque SI per i diritti

L’8-9 giugno 2025 si svolgeranno cinque referendum: quattro per abrogare alcune norme della riforma del lavoro approvata tra il 2014 e il 2016 dal governo Renzi, meglio nota come Jobs Act; il quinto per dimezzare, da dieci a cinque, gli anni di soggiorno legale continuativo necessari alle persone straniere per ottenere la cittadinanza italiana. Clicca qui di Marco Bersani.

 

Esiste un kit contro la demenza?

Non avrebbe un prezzo. La demenza rischia di contagiarci tutti? Tutti a procurarci un kit “per sopravvivere le prime 72 ore dallo scoppio della terza guerra mondiale”? Tutti a seguire le istruzioni in video di Hadja Lahbib, commissario europeo per la parità, preparazione e gestione delle crisi? Tutti a procurarci la “borsa della resilienza” per le prime 72 ore? Tutti rassicurati che “L’Ue ha pronta la strategia per essere certi che ogni cittadino sopravviva. Sii pronto e sarai salvo“.
O contro la demenza ci è sufficiente un kit di ironia come quello che ci viene in soccorso da Marco Travaglio: clicca qui.
Non sottovalutiamo che le istruzioni della commissaria Hadja Lahbib sono state diffuse nell’ambito della presentazione a Bruxelles della “Strategia di preparazione alle crisi”, la quale, spiega la Commissione, “mira a migliorare la preparazione civile e militare dell’Ue alle crisi future, in modo che tutti gli attori siano pronti e in grado di rispondere in modo rapido ed efficace, se necessario”. Quindi, una vera e propria preparazione alla guerra contro la Russia. Qui si fa sul serio.

 

“Basta silenzio sulla Palestina, agire per fermare il massacro”

Il Coordinamento nazionale di Lavoro Società, per una CGIL unita e plurale ha diffuso un documento che denuncia la barbarie in corso a Gaza e in Cisgiordania. La sinistra sindacale della CGIL prende posizione e chiama alla mobilitazione, invitando ad agire concretamente per fermare quello che definisce un “massacro” e una “pulizia etnica” del popolo palestinese.
«Il governo fascista di Israele, con l’appoggio degli USA, ha rotto la tregua a Gaza», scrive il Coordinamento, denunciando centinaia di morti e feriti civili in un territorio devastato, dove la popolazione è priva di cibo, acqua, assistenza medica. In Cisgiordania, si legge nel comunicato, “continuano e aumentano le azioni terroristiche dei coloni, appoggiati dall’esercito israeliano”, con decine di migliaia di persone costrette ad abbandonare le proprie case.
È una denuncia che accusa il silenzio e la complicità delle democrazie occidentali nel genocidio e nella deportazione dei palestinesi. Di fronte a questa catastrofe umanitaria, la sinistra sindacale della CGIL richiama tutte le forze democratiche e pacifiste a una mobilitazione nazionale, unitaria, per difendere il diritto del popolo palestinese a vivere nella propria terra e ad avere uno Stato, nel rispetto del diritto internazionale.

 


contenuti 26 marzo 2025

Mattarella, invece di occuparsi di altro

Lettera di Carlo Soricelli, curatore dell’Osservatorio di Bologna Morti sul Lavoro http://cadutisullavoro.blogspot.it

Signor Presidente,
abbiamo una classe dirigente che con il silenzio assassina i lavoratori. Anche ieri 5 morti, 19 negli ultimi 3 giorni: ma quasi la metà non andranno nelle statistiche italiane ed europee perché non sono assicurati a INAIL.
Caro Presidente, come non scandalizzarsi del silenzio del Ministro dell’Agricoltura quando vedi che negli ultimi due giorni sono morti in tre schiacciati dal trattore, nelle province di Piacenza, Foggia e Lecce, e che quest’anno sono morti già 18 agricoltori schiacciati dal trattore e nel 2024 sono stati 143, e quasi 3000 nei 18 anni di monitoraggio dell’Osservatorio. Come non scandalizzarsi nel vedere che sono già 39 gli autotrasportatori morti nel 2025, e che negli ultimi 4 giorni sono morti 19 lavoratori. Come non scandalizzarsi nel leggere che l’anno scorso in provincia di Trento sono morti 10 lavoratori mentre l’Osservatorio ne ha registrati 25? Lo stesso in Friuli Venezia Giulia: vengono diffusi 19 morti complessivi, mentre solo sui luoghi di lavoro l’Osservatorio ne ha registrati 26. Ed è così in tutto il Paese. caro Presidente, un terzo dei morti sul lavoro vengono occultati, e di questo occultamento è responsabile tutta la classe dirigente del Paese, che è sempre avvertita dall’Osservatorio ma che è indifferente: tutta la politica, sia chi governa, sia chi è all’opposizione. Anche nel 2025 siamo già a 263 morti complessivi e di questi 203 sui luoghi di lavoro. Si faccia sentire, signor Presidente, non bastano più i richiami alla responsabilità, di questi se ne fregano, tanto questi morti mica toccano le loro famiglie. Io conosco personalmente la disperazione dei famigliari, di chi perde un caro sul lavoro: sono madri, mogli, mariti, figli e nipoti.

 

Ultimora

Per onorare la Giornata Mondiale dell’Acqua, alle consuete emissioni “accidentali” in atmosfera e acque, Solvay (Syensqo) ha provveduto… ad aggiungere un blackout dello stabilimento di Spinetta Marengo (Alessandria).
L’Arpa ha diramato comunicato: ” Nella mattinata del 23 marzo 2025 personale tecnico di Arpa ha svolto un primo sopralluogo per acquisire informazioni preliminari circa l’evento di black-out avvenuto nella notte tra sabato e domenica presso lo stabilimento. Al momento del sopralluogo di domenica mattina, l’energia elettrica era già stata ripristinata e risultavano nuovamente funzionanti la barriera idraulica e il TAF (trattamento acque di falda), mentre erano in fase di completamento le procedure di riavvio delle utility. In contemporanea si è proceduto ad avviare l’autocampionatore automatico per verificare la qualità dello scarico tramite analisi di laboratorio”.
Oggi ” è stato svolto un secondo sopralluogo per approfondire le dinamiche dell’evento di blackout per individuarne le possibili cause ei potenziali impatti. Nel corso del sopralluogo sono stati prelevati campioni ai diversi pozzetti di scarico interni allo stabilimento, da sottoporre alle analisi di laboratorio”.
Gli approfondimenti dell’Arpa proseguiranno nei prossimi giorni anche sulla base degli elementi aggiuntivi richiesti all’azienda. Per quanto concerne le acque sotterranee, “ sono in corso in questo periodo i campionamenti di monitoraggio trimestrale; nei prossimi giorni si valuterà l’effettuazione di alcuni prelievi aggiuntivi, allo scopo di appurare eventuali effetti determinati dall’interruzione di energia”.

 

Parti civili che tutelano ambiente e salute, e altre che non lo fanno

Proseguono le udienze al processo Pfas di Vicenza. Mentre al processo gemello di Alessandria associazioni e avvocati dovrebbero – senza nascondersi dietro il mignolo della Procura della Repubblica – sottoporsi ad un esame di coscienza (A fronte di un siffatto disastro sanitario ed ecologico, quanti ad Alessandria hanno la coscienza a posto?) dopo aver ascoltato le richieste di risarcimenti di Wwf, Medicina democratica, Italia Nostra, Isde, al processo Miteni di Vicenza. E precisamente 250mila euro ciascuno i 53 operai parti civili e 110mila euro per organizzazione ciascuna. Legambiente ha chiesto 330mila euro. Sconcertante confronta Vicenza con Alessandria, dove Solvay offre – per uscire pulita dal processo – un patteggiamento a Comuni-Regione-Ministero, e dove gli avvocati stanno contrattando… 3.500 euro per ciascuna parte civile fisica.
Invece a Vicenza,
non sono “le due ultime ruote del carro” come ad Alessandria, bensì sono 15 i manager della Miteni di Trissino, o a quest’ultima riconducibili, finiti alla sbarra (121 anni di carcere) per avvelenamento delle acque, disastro ambientale, gestione di rifiuti non autorizzati, inquinamento ambientale e reati fallimentari con l’aggravante della condotta dolosa: per consapevolezza e occultamento, insomma per “un crimine efferato, un crimine voluto”, come dovrebbe per Solvay di Alessandria e non è. Anzi, le parti civili venete hanno chiesto la condanna di tutti e quindici gli imputati, senza lo sconto assolutorio dei PM per 6 di essi.
Anzi, hanno inoltre chiesto di inviare alla Procura della repubblica gli atti che riguardano le condotte del medico aziendale, il professore Giovanni Costa – lo stesso di Spinetta Marengo – che ha inserito in un disegno strategicamente inteso giustappunto “all’occultamento delle responsabilità aziendali”. Questo medico, infatti, in possesso di segrete analisi del sangue di Trissino (Miteni) e Spinetta (Ausimont), inviò nel 2001 le provette ai laboratori di 3M a Denver in Colorado e a Brema in Germania: tutte superavano le soglie limite Pfas. Al punto che le Assicurazioni rifiutarono polizze per l’esposizione a Pfas in quanto di “alto il rischio associato all’industria chimica, in termini di responsabilità civile, operai e ambiente” . Ma, fregandosene, Miteni e Ausimont, poi Solvay… aumentarono addirittura le produzioni, fregandosene degli allarmi dell’EPA (Ente Protezione Ambientale) americana. Non solo, Costa nel 2014 su incarico di Solvay ha effettuato uno studio sui risultati delle campagne annuali di monitoraggio biologico nei lavoratori esposti a PFAS.
Infine, le richieste delle parti civili non istituzionali al processo di Vicenza sono chiare: la battaglia per l’acqua e per l’ambiente non può concludersi senza un completo ripristino della risorsa idrica. Il disastro ambientale non si è fermato con il termine dei capi d’imputazione del processo in corso, e chi ha inquinato deve assumersi la responsabilità di riparazione del danno. La Procura è chiamata a intervenire per garantire giustizia e impedire che il problema venga lasciato irrisolto. Affiancandosi alle oltre 300 parti civili già costituite, infatti, la società di servizio idrico integrato Viacqua ha ribadito che dopo il 2013 Mitsubishi Corporation e ICIG (ex Miteni) non hanno minimamente provveduto alla bonifica dell’area contaminata dai Pfas: nelle falde e nel sangue di migliaia di cittadini tra Vicenza, Verona e Padova; anzi, è mancata l’interdizione dell’area dopo il fallimento di Miteni nel 2018.

 

Salari reali: nessuno peggio dell’Italia

Clicca sul titolo per consultare il grafico dell’indice medio dei salari reali nei Paesi ad economia avanzata del G20.

 

Una sua immagine? Figli di Dio con disabilità

L’opportunità di approfondire la questione della disabilità nella Chiesa e a che punto siamo. Clicca Le vere necessità delle persone con disabilità cattoliche oggi.

 

Aiutaci a resistere!

Un mese fa Il Fatto Alimentare ha rivolto un appello ai lettori invitandoli a sostenere con una donazione extra il sito. Questo ci permetterebbe di continuare a operare in autonomia, senza inserzionisti che fanno pubblicità in cambio di finti articoli o di interviste “a pagamento” come ci viene proposto continuamente. Da quando abbiamo iniziato la campagna sono arrivati decine di donazioni, ma speriamo che ne arrivino altre. Continua…

 

Mai fatta la bonifica all’ACNA

Merita massima attenzione. Il sito ex ACNA di Cengio continua a rappresentare una critica per il territorio e la salute dei cittadini. Dopo 24 anni e oltre 420 milioni di euro investiti, l’area non è mai stata bonificata, ma solo messa in sicurezza. Questo significa che il presidio, la manutenzione ei controlli dovrebbero essere costanti e senza limiti di tempo. Ma i dati parlano chiaro: dal 2010 al 2022 i piezometri hanno sistematicamente registrato il superamento dei limiti consentiti. L’attenzione si sta spegnendo. Il passato è un rischio attuale e concreto per i cittadini valbormidesi e piemontesi. Piuttosto che ipotizzare qualsiasi nuovo insediamento sull’area, come l’ipotesi di un termovalorizzatore avanzato, è importante verificare che sia tutto sotto controllo: avere un quadro chiaro dello stato attuale del sito perché le ricadute ambientali e sanitarie interessano direttamente sia la Liguria che il Piemonte.

 

Il progetto a Venezia deve essere respinto e bocciato

Progetto presentato dal Commissario Crociere Venezia “INTERVENTO PER LA MESSA A DIMORA DI SEDIMENTI LAGUNARI LUNGO IL CANALE MALAMOCCO”. Clicca qui.

 

La responsabilità delle generazioni passate

Pubblico il primo articolo su Ambientenonsolo.com, dando vita a questo blog giornalistico nel quale si parla di ambiente, emergenza climatica, sviluppo sostenibile, mobilità sostenibile, comunicazione e non solo. Ho scelto come testata un’immagine che avevo scattato alla manifestazione di Fridays for future per ricordare che da parte dei giovani c’è un richiamo forte alle generazioni che li hanno preceduti ad assumersi le proprie responsabilità nei confronti dell’emergenza climatica ed ambientale. Leggi il resto

 

L’origine del genocidio

Il potere dei popoli consegna l’apartheid alla storia: dal 21 al 30 marzo torna la Israeli Apartheid Week 2025 (IAW) – Settimana contro l’apartheid israeliana! Ecco un elenco degli appuntamenti in Italia giorno per giorno. Clicca qui. Più di 14 milioni di persone, di cui circa la metà ebrei e l’altra metà palestinese, vivono tra il fiume Giordano e il Mar Mediterraneo. Il primo regime, entro i confini dello Stato sovrano d’Israele, è una democrazia permanente con una popolazione di circa 9 milioni di persone, tutti cittadini israeliani. Il secondo regime, nei territori conquistati da Israele nel 1967, è un’occupazione militare “temporanea” imposta a circa cinque milioni di cittadini palestinesi. Inoltre, centinaia di migliaia di coloni ebrei risiedono in insediamenti permanenti a est della linea verde, vivendo come se fossero nella parte ad ovest del confine. Continua

 

Eternit Ambiente Delitto Perfetto

Dopo la prima pronuncia della Suprema Corte che dichiarò tutto prescritto e mise un blocco ai risarcimenti nel 2014, la Corte di Cassazione ha annullato di nuova la condanna per omicidio colposo del magnate svizzero Stephan Schmidheiny, nell’ambito del Processo Eternit. In appello il magnate svizzero era stato condannato a 1 anno e 8 mesi, con la concessione del beneficio della sospensione condizionale. Si tratta di un verdetto che potrà avere ricadute importanti sui processi Eternit scaturiti dall’inchiesta avviata dalla procura di Torino. Il rischio è che il tutto venga falciato dalle scure della prescrizione.

 

Chi è l’assassino?

In America Latina, clicca qui.

 

Ministri contestati ai Campi Flegrei

Gli abitanti di Bagnoli e dei Campi Flegrei in piazza per denunciare che nel territorio ci sono più di 400 sfollati e dominano incertezza e paura per il futuro. Le rivendicazioni a partire da una legge speciale ad hoc per i Campi Flegrei che possa finanziare:
– Messa in sicurezza di tutto il territorio flegreo a carico dello Stato,
– Hotspot e luoghi davvero attrezzati per poter accogliere le persone (anche bambini e disabili) durante e dopo le scosse,
– Sostegni economici per chi ha perso o sta perdendo il lavoro,
– Soluzioni dignitose per chi è sfollato e falsamente “allontanato volontariamente”.
Clicca qui.

 

Emilia Romagna simbolo della cattiva gestione dei fiumi

Dalla fotografia del WWF , emerge un quadro in cui le Regioni italiane, pressoché all’unanimità, continuano a promuovere interventi devastanti lungo i corsi d’acqua, come il taglio della vegetazione ripariale e le escavazioni in alveo. Nessuna attenzione è rivolta agli indispensabili servizi ecosistemici forniti dai fiumi al benessere e alla sicurezza delle persone, ad esempio: la regolazione della CO2, il controllo dell’erosione , la regolazione del regime idrologico, la capacità autodepurativa, la qualità dell’habitat, la produzione agricola.

Tutti benefici che vengono azzerati da questi interventi, con significative ricadute negative anche sui processi economici. Interventi che dimostrano l’incapacità di avviare una pianificazione seria, sostenibile e in linea con le Direttive europee (Acque, Alluvioni, Habitat…), andando a favorire fenomeni negativi come l’incremento della velocità delle acque e dell’erosione spondale (che incidono negativamente sulla stabilità delle infrastrutture vicine) e sui picchi di piena, riducendo l’apporto di sedimenti al mare e favorendo l’arretramento delle spiagge e l’intrusione salina. In particolare l’Emilia Romagna (Continua )

 

Un altro referendum acqua pubblica – nucleare?

Clicca qui il report della riunione del Coordinamento Nazionale Forum Italiano dei Movimenti per l’Acqua. All’ordine del giorno: la Giornata Mondiale dell’acqua, il ricorso alla Corte Europa dei Diritti dell’Uomo (CEDU), l’esito referendario e la privatizzazione del servizio idrico, l’aumento delle bollette, l’emergenza idrica soprattutto nel meridione, le vertenze territoriali, le iniziative in Sicilia, Marche, Puglia, la proposta di un altro referendum sull’acqua abbinandolo al nucleare.

 

La banda Bassotti veneziana

Ecco che, se clicchi qui https://ecoistituto-italia.org/cms-4/wp-content/uploads/Tera-e-Aqua-139web.pdf, ti appare TERA e AQUA di febbraio-marzo 2025

 

Fermiamo il mostro dei capodogli

La nave rigassificatrice Italis lng è lunga quasi trecento metri e larga quaranta, attrezzata con grandi serbatoi per immagazzinare il gas naturale liquefatto (Gnl) e riportarlo allo stato gassoso. È la prima di due navi di questa tipologia comprate nel 2022 dalla Snam (al 30% della Cassa Depositi e Prestiti). Doveva permettere di sostituire le forniture di gas naturale dalla Russia con importazioni da Medio Oriente, Africa e Stati Uniti, da cui però il gas arriva liquefatto. La seconda nave gasiera, la Bw Singapore, è arrivata il 28 febbraio a Ravenna.
La Italis lng è attraccata dal marzo 2023 nel porto di Piombino. Secondo gli accordi però dovrà lasciare la Toscana alla fine del 2026 ed essere ormeggiata davanti a Vado Ligure, nella rada di Savona, all’ingresso del porto e accanto a un’area marina protetta (Amp) isola di Bergeggi, inserita in una zona speciale di conservazione (Zsc) del mar Ligure occidentale, nella Rete Natura 2000 e nel più grande santuario mediterraneo di mammiferi marini, chiamato Pelagos: il regno dei cetacei.
Grande autore del trasferimento è stato l’ex presidente della regione Liguria, Giovanni Toti. Dal 2023 nel savonese si sono mobilitati, “Fermiamo il mostro”, comitati di cittadini e associazioni ambientaliste, sindacati e organizzazioni professionali, sindaci della costa e dell’entroterra, con catene umane di migliaia manifestanti sul litorale. Fino all’intero consiglio regionale della Liguria, che a gennaio ha approvato all’unanimità una mozione contraria. Il progetto però non è affatto archiviato. Le procedure di “valutazione di impatto ambientale” sono aperte, nell’entroterra continuano i sopralluoghi e gli espropri per il gasdotto: la Italis lng sarà collegata a una torretta sommersa agganciata al fondale, una conduttura sottomarina trasporterà poi il gas a un impianto di raccolta a terra a Quiliano, alle spalle di Vado, da qui un gasdotto percorrerà 28 chilometri nella già massacrata Valbormida, fino a Cairo Montenotte, per agganciarsi alla rete nazionale. Tra l’opposizione quasi unanime delle popolazioni. Sarà il governo a decidere.

 

In piazza per sbloccare le bonifiche

Il Sito di interesse nazionale (Sin) Brescia-Caffaro copre 262 ettari di suolo, 2100 di falde acquifere e 45 chilometri di canali, ma per Arpa l’area contaminata è molto più estesa: 700 ettari l’area, per un totale di 11mila persone residenti. La Cassazione ha condannato a un risarcimento di 250 milioni di euro LivaNova, la multinazionale che ha inglobato la società che controllava Caffaro (chiusa nel 2009), autrice per un secolo del disastro ambientale, tra l’altro di PCB e mercurio, fino a raggiungere il sangue della popolazione locale attraverso la catena alimentare.
Per sbloccare le bonifiche, così è stata avviata la campagna Ecogiustizia subito – In nome del popolo inquinato per Brescia promossa da Legambiente, Libera, Azione cattolica, Acli, Agesci e Arci, dopo aver fatto tappa in altri territori segnati da disastri ambientali: Casale Monferrato (Alessandria), Taranto, Porto Marghera (Venezia), Augusta, Priolo e Melilli (Siracusa) e Napoli per la terra dei fuochi.
Tra le proposte avanzate dalle associazioni promotrici: il monitoraggio delle attività agricole, dei prodotti alimentari e del sangue della popolazione, l’ampliamento del Sin alla luce di nuove analisi dei terreni, lo sblocco degli interventi di bonifica e messa in sicurezza delle aree private sia agricole che residenziali, la formulazione di un piano strategico per la riqualificazione eco-compatibile e l’istituzione “urgente e improcrastinabile” di un tavolo che riunisca il ministero dell’Ambiente, la Regione e i Comuni coinvolti.

 

Assente un programma di educazione affettiva e sessuale

La causa dell’atteggiamento discriminatorio nei confronti delle persone con disabilità o con disagio mentale, che tendono a negare loro il diritto ad una sessualità libera e consapevole, risiede nell’assenza di un’educazione affettiva e sessuale nel nostro Paese. Sottoscriviamo questo appello di denuncia. Clicca qui per un programma di educazione affettiva e sessuale nelle scuole.

 

Campagna stop GNL Pesaro

Clicca sul titolo

 

Tutta la storia di Spinetta raccontata in video da Lino Balza. Il Monocolo

Puntata 13. Clicca sul titolo.


 

contenuti 20 marzo 2025

A fronte di un siffatto disastro sanitario ed ecologico, quanti ad Alessandria hanno la coscienza a posto?

I Sindacati? I sindacati, nei primi cinquanta anni di esistenza del polo chimico di Spinetta Marengo hanno fatto quello che hanno potuto in quella che venne subito soprannominata “la fabbrica della morte”, ma che sfamava centinaia di famiglie per metà contadine. Solo dopo il ’68, fino alla sconfitta sindacale degli anni ’80, la tutela della salute è al primo posto in fabbrica e finanche fuori. È dal “Consiglio di fabbrica” che viene elaborata la rivendicazione dell’”Osservatorio ambientale della Fraschetta”. Dopo, invece, il ricatto occupazionale, vero o presunto, spinge il sindacato in un patto di subordinazione politica e culturale con Montedison e Solvay, pur nella consapevolezza della tragica nocività: è emblematico il volantino aziendale della CGIL del 2002 che per prima denuncia il cancerogeno PFOA, e poi tace per sempre pur conoscendo le analisi del sangue (PFAS) dei lavoratori. È emblematico il fatto che, in decine di anni, né all’Inail né in tribunale sia mai stata avviata causa di risarcimento per malattie e morti operaie. Neppure sostenuto nei due processi penali contro Solvay [*] .

I Movimenti? L’“Associazione dei Comitati della Fraschetta” e la “Rete ambientalista provinciale” dagli anni ’80 al 2000 svolgono azioni di supplenza all’inazione dei sindacati, non solo riferite al polo chimico ma anche alle altre situazioni di crisi del territorio. Si tratta di manifestazioni che coinvolgono in piazza migliaia di persone e sono contrassegnate da una forte conflittualità  nei confronti di Provincia e sindaci di Alessandria (prevalentemente di sinistra).

I politici? La democratica e rivoluzionaria proposta di “Osservatorio ambientale” è in aperto conflitto con la criminale opacità di Montedison prima e di Solvay poi; dunque con la complicità delle istituzioni. Anzi, con la loro connivenza, addirittura corruzione, come emerge clamorosamente nelle dichiarazioni della stessa Solvay al primo processo del 2009 (nei verbali delle udienze e leggendo “Ambiente Delitto Perfetto”). Eppure, sotto la spinta popolare, essi effettuano “obtorto collo” le prime (delle otto) indagini epidemiologiche esplodenti l’eccesso di patologie e tumori fatalmente riconducibili alle emissioni tossiche e cancerogene di Montedison e Solvay. Ma il loro piede sul freno resterà sempre premuto a negare o rallentare i monitoraggi di massa del sangue della popolazione (“la pistola fumante”) [**]. A tacere il peso della lobby Solvay sull’intero Parlamento [***] .

I magistrati? La prima, e unica, Procura di Alessandria che non viene contestata da Comitati e Associazioni è quella diretta da Michele Di Lecce (con il sostituto Riccardo Ghio) che nel 2009 incrimina l’intero management Solvay per avvelenamento doloso (fino a 16 anni di reclusione), ma che viene abbattuta dalla sentenza che rimpicciolisce i reati a blande colposità, non risarcisce le Vittime, e non obbliga alle bonifiche. Così, dei venti esposti alle Procure del “Movimento di lotta per la salute Maccacaro”, ben 11 sono invano depositati presso il nuovo procuratore capo Enrico Cieri. Così, benché tutti chiedano di intervenire – per presunti reati dolosi – su dettagliati e reiterati fatti di lesione all’ambiente e alla salute dei lavoratori e dei cittadini, invece, il capo di imputazione del ritardato processo odierno è ristretto a un leggero reato colposo e a carico delle ultime ruote del carro (due semplici direttori). In più (a tacere la clamorosa esclusione di Lino Balza quale parte civile [****]), il GUP ha avviato addirittura la verifica con le parti civili di un patteggiamento che sarebbe un clamoroso colpo di spugna economico e penale per Solvay [*****].

Gli avvocati e i medici? Ad Alessandria gli avvocati si sono sempre accodati, e accomodati, ai capi di imputazione delle Procure (nel bene: Di Lecce, nel male: Cieri), mai opponendosi nelle memorie e nel dibattimento. Questi processi in sede penale si risolvono con sostanziose parcelle legali, con regali ad Associazioni che piombano sui processi come avvoltoi, con “risarcimenti” a Enti locali e sindacati che piuttosto meriterebbero di sedere sul banco degli imputati. Non si risolvono mai, né ieri né oggi nella storia di Alessandria, in risarcimenti pubblici per il disastro del territorio e, quanto meno, in risarcimenti alle Vittime, alle centinaia o migliaia di Ammalati e Morti. Per questi risarcimenti gli avvocati non hanno mai intrapreso azioni collettive in sede civile – efficaci “class action – scusandosi della difficoltà di censire una massa di persone lese (cosa ci stanno a fare Comitati e Associazioni?), nonché della mancata collaborazione dei medici, nella fattispecie dei medici legali che offrano non speculativamente la propria prestazione.

I giornalisti? Un velo pietoso su quelli di Alessandria, salvo eccezioni. Fanno epoca le clamorose intercettazioni della Procura sui rapporti di alcuni giornalisti con Solvay. Insomma, più luci sul passato (si legga “L’avventurosa storia del giornalismo di Lino Balza) e più ombre sul presente (si legga sempre “Ambiente Delitto Perfetto).

[*] https://www.rete- ambientalista.it/2023/10/13/cg il-fai-qualcosa-per-i-pfas/
[**] https://www.rete- ambientalista.it/2024/10/21/i– cittadini-di-alessandria- fanno-a-proprie-spese-le- analisi-pfas-del-sangue/
[***] https://www.rete- ambientalista.it/2025/03/12/lo nga-manus-di-solvay-sulla- politica-dalla-destra-allased icente-sinistra/
[****] https://www.rete- ambientalista.it/2024/10/21/so lvay-gongola-con-greenpeace- lino-balza-esclusocome-parte- civile-cosa-ce-dietro/
[*****] https://www.rete- ambientalista.it/2025/01/18/2- 000-miliardi-di-danni-la- lobby-dei-pfas-e-linciucione- italiano/
https://www.rete- ambientalista.it/2025/02/11/le -parti-civili-a-cui-solvay- proponedi-vendere-la-salute- della-popolazione/
https://www.rete- ambientalista.it/2025/02/11/po litici-stop-patteggiamenti- con-solvaysulla-pelle-della- gente/
https://www.rete- ambientalista.it/2025/03/01/lo fferta-di-solvay-a-comune-e- regione-per-comprare-la- salute-della-popolazione/
https://www.rete- ambientalista.it/2025/03/01/i- processi-italiani-cruciali- per-il-destino-dei-pfas-in- europa/

 

I depuratori non fermano i Pfas, bisogna bloccare produttori e utilizzatori

Non per inveire “dagli all’untore”, ma non può che essere la Solvay di Spinetta Marengo ad avvelenare anche Torino. È fuori di dubbio, infatti, che l’unico produttore dei cancerogeni Pfas in Italia è la multinazionale belga, in particolare con il brevetto C6O4, e che da Spinetta Marengo direttamente inquina il territorio alessandrino e, indirettamente, il Piemonte e l’Italia.
Infatti, La Stampa fa grandi titoli: Pfas, l’allarme di Smat: ‘I depuratori non bastano, bisogna bloccare gli scarichi industriali’. Infatti, Rai Piemonte titola “I Pfas anche nelle fogne di Torino: trovati C6O4 e PFOA”.
Spiegano: “Punte di 40mila nanogrammi per litro. Il composto con la concentrazione media più alta è proprio il C6O4. Tra le molecole maggiormente presenti ne salta all’occhio una trovata in corrispondenza di un’industria galvanica. Su oltre 200 controlli il maggior numero di campioni positivi è stato ricondotto a piattaforme di trattamento rifiuti. Il monitoraggio Smat sulle acque reflue riconduce la contaminazione a piattaforme di trattamento rifiuti, industrie galvaniche e alcuni altri impianti produttivi”.
Smat (Società Metropolitana Acque Torino S.p.A.) ammette di non essere in grado di depurare le acque nere dai Pfas. E dunque chiede al Comune di “introdurre dei limiti che impediscano alle aziende di sversarli nel reticolo fognario. Obiettivo: salvare i nostri fiumi. E in ultima istanza l’ambiente, e anche l’acqua potabile”. A maggior ragione perché la mappa di Greenpeace segnala il Piemonte e Torino tra i territori più colpiti.

 

Vigili del fuoco morti a causa dei Pfas

L’allarme a livello internazionale era stato più volte evidenziato sul nostro Sito. Ora il caso dei pompieri morti per glioblastoma, tumore cerebrale, sta mobilitando le istituzioni con indagini in corso e campionamenti sulle acque e sull’aria nelle caserme italiane. La tragedia del decesso di Mario Marraghini, Maurizio Ponti e Antonio Ralli, della caserma di Arezzo, ha messo in moto l’amministrazione centrale dei vigili del fuoco anche con un programma di ricerca, condiviso con l’Università di Bologna.
Come noto, i Pfas possono essere presenti negli equipaggiamenti (tute, maschere, ecc,) e nelle schiume antincendio, anche se quelle in uso attualmente dovrebbero, dopo gli allarmi, essere più sicure, ma negli anni in cui i tre vigili erano al lavoro (e insieme a loro migliaia di colleghi in tutto il mondo) la composizione con i Pfas era provata e conosciuta.

 

IARC conferma l’estrema tossicità e cancerogenicità dei Pfas

Recente valutazione della IARC, l’Agenzia Internazionale per la Ricerca sul Cancro. Un gruppo di lavoro di 30 esperti internazionali provenienti da 11 Paesi è stato convocato dal programma delle Monografie IARC e, dopo aver esaminato a fondo la vasta letteratura pubblicata, riporta una sintesi dei principali risultati di uno studio delle Università di Bologna e di Padova pubblicato nel giugno 2023 sulla rivista Toxics, che conferma una serie di effetti negativi sulla salute legati all’esposizione ai PFAS.
Ad esempio, una forte regressione del metabolismo e del trasporto dei lipidi e di altri processi correlati allo sviluppo ovarico, alla produzione di estrogeni, all’ovulazione e al funzionamento fisiologico del sistema riproduttivo femminile. Tutti elementi che possono spiegare gli effetti dannosi dei PFAS sulla fertilità e sullo sviluppo fetale.
I dati raccolti mostrano inoltre che l’esposizione ai PFAS produce una sovraregolazione di un gene coinvolto nello sviluppo di vari tipi di cancro, tra cui leucemia, cancro al seno e al pancreas.
I dati epidemiologici suggeriscono che un’elevata esposizione a questi materiali possa aumentare significativamente la mortalità di individui affetti da neoplasie maligne dei tessuti linfatici ed ematopoietici, come milza, fegato e midollo osseo.
Lo studio sembra inoltre confermare l’effetto tossico sul sistema immunitario. L’esposizione ai PFAS aumenta anche la concentrazione nel siero dei marcatori di stress infiammatorio e ossidativo e favorisce così lo sviluppo di malattie sistemiche, come il danno epatico e le malattie cardiovascolari, tra cui l’aterosclerosi e gli eventi tromboembolici.
È emerso, inoltre, che l’esposizione ai PFAS sia in grado di aumentare la concentrazione di trigliceridi e colesterolo nel sangue.

 

Pfas responsabili della omeostasi tiroidea

L’esposizione a sostanze per- e poli-fluoroalchiliche (PFAS) – note come appartenenti ai disruttori endocrini (Endocrine Disrupting Chemicals, EDCs) – sia individuali che in combinazione, è associata a cambiamenti nella sensibilità degli ormoni tiroidei periferici, piuttosto che centrali. È quanto emerge da uno studio pubblicato su “The Journal of Clinical Endocrinology & Metabolism”, condotto da Xinwen Yu e Yufei Liu, del Dipartimento di Endocrinologia del Secondo Ospedale Affiliato dell’Università Medica dell’Aeronautica Militare, a Xi’an (Cina).
I PFAS sono ampiamente riconosciuti per la loro persistenza nell’ambiente e i potenziali effetti di disturbo endocrino: questo studio trasversale ha investigato le associazioni tra l’esposizione ai PFAS e i parametri della omeostasi tiroidea in soggetti adulti (2386, età media 47 – 59 anni; 53.94% uomini; 42.88% bianchi) partecipanti a due cicli della National Health and Nutrition Examination Survey (2007-2008 e 2011-2012).

 

Osteoporosi nei giovani anche con Pfas a bassi livelli

Un nuovo studio condotto da ricercatori dell’Università di Padova e dall’Ospedale di Vicenza, grazie ad un finanziamento regionale dal Consorzio per la Ricerca Sanitaria (CORIS) della Regione Veneto, ha messo in luce quanto l’esposizione prolungata ai PFAS possa alterare il metabolismo osseo modificando i livelli di calcio. Pubblicato su Chemosphere, lo studio ha coinvolto 1.174 adulti (655 uomini e 519 donne di età compresa tra i 20 e i 69 anni) provenienti da un’area da decenni interessata da contaminazione delle acque potabili.
Una delle più frequenti manifestazioni cliniche riscontrate in soggetti esposti anche a bassi livelli di PFAS è l’osteoporosi, una maggior fragilità dell’osso tipica dell’invecchiamento ma che si può già manifestare in giovane età laddove si sia esposti anche a basse concentrazioni di queste sostanze”, spiega il professor Carlo Foresta, coordinatore dello studio.
“I nostri risultati ci spingono a riflettere su come un’esposizione prolungata a PFAS, anche se invisibile, possa avere ripercussioni sulla salute a lungo termine”, conclude il professor Foresta. “Abbiamo dimostrato che la ben nota associazione tra PFAS e osteoporosi, ormai dimostrata a livello internazionale, non è tanto mediata da una riduzione di vitamina D, quanto da un’azione diretta dei PFAS sull’osso con conseguente liberazione di calcio”.

 

Raccolta fondi per i No Ponte

104 cittadini che vivono nell’area dello Stretto di Messina hanno deciso di difenderla con ricorso al tribunale delle imprese per impedire la costruzione del ponte senza progetto definitivo, ma già costato 14,5 miliardi di euro: una grande opera inutile (la mobilità avviene via mare) e profondamente invasiva in un territorio antropizzato (espropri, cantieri, cave, discariche, aumento del traffico, inquinamento dell’aria e dell’ambiente marino e la sottrazione di tantissima acqua, la risorsa più preziosa), con un impatto devastante e benefici incerti. E, alla minaccia di trasformare il territorio in un gigantesco cantiere infinito, si aggiunge l’emorragia di risorse dirottate dal Fondo di sviluppo e coesione al ponte.
La grande comunità del movimento “no Ponte” si è mobilitata a sostegno dei ricorrenti per far fronte comune alle spese legali.
Per partecipare alla raccolta fondi è possibile fare una donazione con PayPal o bonifico (Iban IT85G0503416504000000002792) intestato a: ASS.CULT.AMB. Ragione Sociale: ASS.CULT.AMB. la città dello Stretto. Filiale: Messina-Ganzirri.

 

Via da Taranto anche il secondo processo ILVA

L’ha deciso il tribunale di Taranto. Dopo il processo «Ambiente Svenduto» già trasferito, al tribunale di Potenza è stato spostato anche il processo a carico di cinque appartenenti alla famiglia Riva e tre ex dirigenti dell’Ilva, nel periodo dal 1995 al 2012. Le accuse a loro carico sono a vario titolo di disastro ambientale, gestione illecita di rifiuti, mancata bonifica, inquinamento delle acque, danneggiamento aggravato e compromissione di un’area protetta, gravina Leucaspide, in agro di Statte, in cui venivano stoccati 5 milioni di tonnellate di rifiuti pericolosi e non pericolosi di origine industriale, in cumuli dell’altezza di oltre 30 metri sopra il piano campagna, tutte opere prive di copertura e rimedi contro lo spandimento di polveri pericolose per la salute, frane e dispersione in falda del percolato.

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contenuti 11 marzo 2025

DISARM EUROPE! Sabato 15 marzo a Roma riuniamoci attorno alla bandiera della pace e del disarmo

Una manifestazione per questa Europa? Noi non ci saremo

“Dobbiamo riarmarci urgentemente”, ha detto Ursula von der Leyen, presidente della Commissione Europea. Non possiamo accettare un’Europa che alza il budget militare cancellando le vere conquiste europee. Ci siamo sempre battuti per l’Europa. Ma per un’Europa di pace, di diritti, di democrazia.

Lettera collettiva
https://www.peacelink.it/campagne/index.php?id=112&id_topic=2

 

A chi conviene la guerra

Perché Trump, una volta eletto, ha mostrato fin da subito palese ostilità sia nei confronti di Gaza che dei suoi abitanti, ulteriore sostegno al controverso leader israeliano e ormai palese vicinanza strategica con gli interessi di Putin? Perché vuole evitare la terza guerra mondiale come ha detto pubblicamente a Zelensky? Perché l’Unione Europea sta sostenendo un piano di riarmo del vecchio continente di circa 800 miliardi di Euro? Per proteggere i suoi cittadini? E perché il presidente francese Macron offre a questi ultimi di estendere il proprio cosiddetto ombrello nucleare? Per tenerli al sicuro e scongiurare la guerra? In altre parole, è la pace che hanno a cuore costoro e più che mai coloro che sono alle loro spalle? Continua qui.

 

Europa e Russia non hanno alcun motivo per farsi la guerra

Per Jeffrey Sachs (già direttore dell’Earth Institute alla Columbia University) il conflitto in Ucraina è figlio “dell’arroganza statunitense”, un “tragico errore” frutto di 30 anni di politiche fallimentari che miravano all’espansione della Nato a est. Ma ora che l’America di Trump ha deciso di chiudere la ferita, la leadership europea sembra in preda alla coazione a ripetere e persiste su posizioni massimaliste che tendono a prolungare lo scontro. Arrivando fino a evocare lo spettro della deterrenza nucleare. L’Europa e la Russia non hanno alcun motivo per farsi la guerra se non per il bellicismo di una certa leadership europea, residuo della strategia di allargamento della Nato voluta dagli Stati Uniti tra il 1994 e il 2024. Continua qui.

 

La più grande rapina del secolo a danno dei più poveri va fermata

Ogni tre secondi, un essere umano muore di fame. Ogni tre secondi, un bambino, una donna o un uomo perde la vita perché non ha accesso al cibo. Eppure, i governi delle potenze mondiali continuano ad aumentare i bilanci militari, investendo cifre astronomiche in armamenti che, invece di garantire sicurezza e spesa sociale, alimentano instabilità e sofferenza. L’Europa vorrebbe aumentare la spesa militare di 800 miliardi di euro. Clicca qui.

 

Cinque passi di strategia nonviolenta contro la guerra

Ciò che sta avvenendo è la spartizione territoriale dell’Ucraina tra Russia e Stati Uniti, dopo tre anni di sanguinoso conflitto, un milione di morti, danni materiali ed economici incalcolabili, sofferenze ed impoverimento generale. La Russia otterrà l’espansione regionale in Crimea e Donbass, gli Stati Uniti metteranno le mani sulle “terre rare”, mentre l’Europa sta a guardare e l’Ucraina ne esce commissariata.
Questo è il risultato della scelta militare fatta, che ha trasformato l’intera Europa in una regione ad economia di guerra, a traino della Nato. La retorica del “prima la Vittoria, poi la Pace” si è rivelata per quello che era davvero: “prima la Guerra, poi la Sconfitta”. E a perderci, prima di tutti, è il popolo ucraino, che vede svanire la propria sovranità dopo aver sacrificato un’intera generazione di giovani sull’altare del nazionalismo.
L’Europa a 27 velocità, che ha accettato il ruolo di comparsa nell’Alleanza atlantica, è indebolita e afona. Per “salvare il salvabile” si vorrebbe ancora una volta puntare tutto sulla politica di riarmo, la stessa che ha distrutto il sistema sociale della sanità e dell’istruzione nei nostri paesi. Errore fatale. L’Europa, per affrontare la questione Ucraina, ha bisogno di una politica comune di sicurezza, pace e cooperazione, non di una politica di potenza e difesa militare, e deve avere una propria visione democratica alternativa a quella oligarchica di Stati Uniti e autoritaria della Federazione Russa.
Dunque sono cinque possibili passi necessari di strategia nonviolenta, per prevenire un’ulteriore escalation e per costruire una vera pace. Continua qui
Il Movimento Nonviolento

 

Pace, ovvero guerre ma solo con armamenti convenzionali

Appena avvertito di aver vinto il Premio Attila (https://www.rete- ambientalista.it/2025/03/06/ mattarella-nuovo-premio- attila/), Sergio Mattarella, da Hiroshima, devastata nel 1945 insieme a Nagasaki dalla bomba atomica, ha rivolto un monito alla “Federazione Russa, promotrice di una rinnovata e pericolosa narrativa nucleare, instillando l’inaccettabile idea che ordigni nucleari possano divenire strumento ordinario nella gestione dei conflitti”. Minacce che per il presidente “sono pronunciate con sconsideratezza inquietante”. Sconsiderata idea peraltro accettata da Trump. Secondo Mattarella, l’idea di guerre è considerata accettabile se con armamenti ordinari, come fece lui in Jugoslavia.
O, come si sta facendo, con armi italiane in Ucraina, dove anzi “Ora è ancora prematuro parlare di invio di truppe italiane”. O come si sta facendo a Gaza. Dove Israele non usa le atomiche che possiede, e vuole impedire che l’Iran le costruisca. Analogamente Mattarella lancia un altro monito: “Appare imperdonabile l’atteggiamento della Corea del Nord. Deve abbandonare immediatamente il proprio programma atomico e missilistico, e impegnarsi nel percorso della denuclearizzazione della penisola coreana”. Malgrado che, al sud della quale, navigano le portaerei nucleari americane.

 

Ora siamo pronti alla guerra atomica contro la Russia

Se ne parla da quasi dieci anni e ora sono realtà: le nuove bombe nucleari americane B61-12 (con potenza fino a 50 kiloton, tre volte più di Hiroshima) sono state inviate dagli Stati Uniti in Europa e quindi anche alle basi di Aviano e Ghedi. Si aggiungono a quelle offerte dal presidente francese Emmanuel Macron di estendere l’ombrello nucleare della Francia (240 armi strategiche) all’Europa. L’Inghilterra ne offre 120. Cinque nazioni Nato – Italia, Germania, Olanda, Belgio e Turchia – hanno sul loro territorio un totale di circa 100 ordigni nucleari americani. Tra questi cinque, l’Italia è il paese europeo con il numero più grande di armi nucleari statunitensi e l’unico con due basi nucleari: Aviano e Ghedi, rispettivamente con 20-30 e 10-15 ordigni).
La Russia possiede circa 7mila testate nucleari, tra strategiche schierate, riserve non distribuite, ritirate ma ancora intatte in coda per lo smantellamento. Al confronto, l’ombrellino europeo, senza l’ombrello americano, è miserino. L’unica speranza è che Trump e Putin vadano d’accordo.
Ma la Meloni è come Zelensky, non ha paura né della Russia né della Terza guerra Mondiale Nucleare, ritiene necessario aumentare le spese militari, tant’è che alla Conferenza degli Stati parti del Trattato sulla Proibizione delle armi nucleari che si è appena tenuta a New York, il governo italiano non si è neppure presentato. Questo trattato per mettere al bando l’atomica l’hanno già firmato o ratificato la metà degli Stati del mondo: 98 su 197, ma non l’Italia.
In Italia, l’ultimo sondaggio rilasciato da Archivio Disarmo rileva che – malgrado l’informazione dei Telemeloni – il 79% degli italiani interpellati è d’accordo nel proibire la detenzione di arsenali nucleari da parte degli Stati.
Noi pacifisti diciamo: fuori la Nato dall’Italia, fuori l’Italia dalla Nato.

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contenuti 7 marzo 2025

Ha sopravanzato concorrenti del calibro di Gennaro Sangiuliano, Giovanni Toti, Eugenio Giani, Francesco Lollobrigida, Carlo Nordio, Matteo Piantedosi, Gilberto Pichetto Fratin, Matteo Renzi, Stefania Battistini, Antonio Taiani, Roberto Vannacci. Per i quali anche forniamo, nelle pagine seguenti, un collage tra il serio e il faceto delle motivazioni che hanno sorretto le loro candidature. E, dopo i lusinghieri piazzamenti nelle passate edizioni nel premio, vince meritatamente

SERGIO MATTARELLA

“Mentre migliaia di magistrati con la Costituzione in mano escono dalle aule dell’anno giudiziario quando parlano i rappresentanti dello sgoverno, più di tante parole colpisce un silenzio: quello del presidente Sergio Mattarella, garante supremo della Costituzione e dunque anche del potere giudiziario”. Dal troppo silenzio alle troppe esternazioni: “Ma forse è meglio così: l’ultima volta che ha aperto bocca è stato per elogiare un ex premier pregiudicato per corruzione e finanziamento illecito che, dopo aver vilipeso la Giustizia del suo Paese, vi si era sottratto dandosi alla latitanza in Tunisia (Craxi). Non resta che rimpiangere Pertini, Scalfaro e Ciampi che, quando i governi attaccavano la magistratura, trovavano sempre il modo di farsi sentire e, quando ricevevano leggi indecenti e incostituzionali, le rispedivano indietro anziché firmarle”.

Soprattutto sono nel mirino le quotidiane esternazioni. Su pace e guerre. “Ha un bel coraggio, proprio lui, di parlare di settant’anni di pace in Europa rotta da Putin”. In effetti, nel 1999 un governo (D’Alema) da lui vicepresieduto bombardò per 78 giorni Belgrado: con la Nato e contro l’Onu, contro il diritto internazionale e la sovranità di uno Stato (la Serbia). Undici settimane di massacri, dai 1.200 ai 2.500 morti quasi tutti civili, fiumi di profughi, distrutta l’ambasciata cinese, polverizzati ospedali, scuole, zone residenziali, treni passeggeri, convogli di fuggiaschi, autobus, mercati, ponti affollati e gli studi della tv RTS (uccisi 16 fra registi, giornalisti e tecnici). Ma la Nato non la chiamò guerra, bensì “ingerenza umanitaria”. Quella brusca rottura della pace europea dopo 44 anni spalancò la strada a un’altra gravissima lesione del diritto: lo smembramento della Serbia con il riconoscimento dell’indipendenza del Kosovo contro la risoluzione dell’Onu n. 1244, che vi confermava la sovranità di Belgrado. In effetti, l’assenso di Mattarella si ripeté con le guerre illegali della Nato in Afghanistan (“lotta al terrorismo”), in Iraq (“esportazione della democrazia”) e in Libia (“sostegno alle primavere arabe”). Mattarella non fece mai paragoni con il Terzo Reich.
Lo fa ora contro la Russia, dopo che “fra il 2014 e il 2022 fu proprio lui a insignire delle massime onorificenze della Repubblica Italiana ben 30 ministri, funzionari e oligarchi putiniani, alcuni già sanzionati per la Crimea. Il tutto anni dopo le guerre russe in Cecenia e in Georgia, e i bombardamenti in Siria. Anzi, sul petto di Dmitry Peskov portavoce di Putin nel 2017 Mattarella appuntò la stella di Commendatore della Repubblica a Mosca. Senza però dimenticare il democristiano anticomunismo, quando “Denuncia l’ostilità di cui furono vittime gli esuli istriani ‘da parte di forze e partiti che in Italia si richiamavano alla stessa ideologia di Tito’, cioè il PCI, tra gli artefici della Costituzione italiana”.
Non passa giorno che non faccia esternazioni. A ruota libera, incurante della diplomazia. Ha tuonato contro le mire espansionistiche della Federazione Russa paragonandole a quelle che hanno connotato gli anni trenta del novecento e il disegno portato avanti da Adolf Hitler e dai suoi gerarchi: “Fenomeni di carattere autoritario presero il sopravvento in alcuni Paesi, attratti dalla favola che regimi dispotici e illiberali fossero più efficaci nella tutela degli interessi nazionali. Il risultato fu l’accentuarsi di un clima di conflitto… a prevalere fu il criterio della dominazione… e furono guerre di conquista… fu questo il progetto del Terzo Reich in Europa. L’odierna aggressione russa all’Ucraina è di questa natura”. A parte il dispregio alla diplomazia rivolgendosi ad una nazione che pagò milioni di morti per fermare la Germania, è evidente il fuorviante tentativo storico di equiparare l’aggressione di Putin alla lucida follia del fascismo tedesco che, se non fosse stato fermato proprio dall’Armata Rossa, si sarebbe espanso sino a conquistare tutto il mondo. Il tentativo è solo esercizio di propaganda bellica: non hanno senso i paragoni della Conferenza di Monaco con la situazione geopolitica attuale, solo gli stupidi o le persone in malafede come Zelensky possono dire -allo scopo di aumentare le spese militari- che la Russia attaccherà i Baltici… e arriverà a Lisbona (sic), cioè attaccherà la Nato.
“Per carità, rispetto a Biden, Mattarella è un pischello. Ma quando parla di guerre non pare lucidissimo. Anche a lui servono ripetizioni di storia. Esprime ‘grande tristezza nel vedere che il mondo getta in armamenti immani risorse finanziarie che andrebbero destinate a fini sociali’ (bene, bravo, bis). Poi però, con un arabesco logico da Guinness, ricasca nella solita litania: ‘L’Italia e i suoi alleati sostenendo l’Ucraina difendono la pace per evitare altre aggressioni a vicini più deboli che porterebbero a una guerra globale’. È la bugia che ci affligge dal 2022, quando Mosca invase l’Ucraina e si disse che la guerra era scoppiata quel giorno perché Putin, impazzito, voleva conquistare l’Europa partendo dal Donbass. Invece è scoppiata nel 2014, col golpe bianco di Euromaidan (fomentato dagli Usa, come confessò Victoria Nuland) per cacciare il legittimo presidente Janukovich e far eleggere il fantoccio Poroshenko che cambiò la Costituzione per aderire alla Nato e prese a bombardare il Donbass russofono ”. “Da buon ipocrita, naturalmente appoggia di spostare le risorse dal misero stato sociale italiano all’armamento bellico”.

Gennaro Sangiuliano

Agli italiani è andata male: avevano assicurato che Gennaro Sangiuliano era “l’uomo giusto” che avrebbe dato “una scossa alla Cultura” e invece si trovano come ministro della Cultura un ciuccio che fa ridere tutto il globo terracqueo coi suoi svarioni, detti ogni volta con la spocchia di chi si crede chissachi:
Quando uno pensa a Londra pensa a Times Square”, “Dante è il fondatore del pensiero di destra in Italia”; “L’Inquisizione era un contropotere in Spagna”, “Colombo voleva raggiungere le Indie circumnavigando la Terra, sulla base delle teorie di Galileo Galilei, che però nacque parecchi anni dopo. Quanti? Meloni: “Molti.”. Normale amministrazione, per un ministro che, da giurato allo Strega, andò in confusione davanti a Geppi Cucciari e rivelò di non aver letto i libri finalisti su cui aveva già votato. “Ma Sangiuliano non lo sa / che quando passa ride tutta la cittàààà!”, potrebbero swingare oggi le tre sorelle del Trio Lescano, con una rivincita postuma sui fascisti che le allontanarono dall’Italia poiché di famiglia ebraica. (Però chissà, magari oggi anche loro voterebbero fascio come tanti ebrei italiani.) Del resto, a quante cose sbagliate ci hanno fatto credere, da quando siamo al mondo?

Giovanni Toti

Nei primi anni 90 Giovanni Toti entra in Mediaset, raccomandato dal padre della fidanzata, per arruolarsi nella battaglia anti-giudici. La prestazione gli vale i galloni di caporedattore, poi vicedirettore, infine doppio direttore. Ricevute in dono da Berlusconi le mappe della intera Liguria – che dai tempi del boom economico mastica cemento, devasta le sue coste, i suoi borghi, nel cupio dissolvi del progresso esentasse – Toti s’avvale dell’alleato migliore, la solita sinistra divisa in tre liste, e nell’anno 2015 diventa governatore. Fabbrica il suo regno a suon di appalti, amicizie, propaganda. Si mette nella scia di Matteo Salvini, ma solo fino al disastro del Papeete, salendo sul salvagente che gli offre l’ex democristiano Maurizio Lupi, quello del Rolex. Dichiara: “La Liguria diventa il laboratorio nazionale dei moderati”.
Il laboratorio si inceppa. L’economia della Regione rallenta, i giovani non fanno figli e quando possono emigrano. Le panchine davanti al mare si riempiono di concittadini “non indispensabili allo sforzo produttivo”. A ogni cambio di stagione arriva la frana, l’incendio, l’alluvione a rallentare il bed & breakfast collettivo. A rinsaldare quel che la politica divide, arriva la tragedia nazionale del Ponte Morandi che distribuisce le carte della rinascita. Il cantiere è un successo. L’orgoglio dell’inaugurazione diventa la nuova fanfara del governatore che ormai frequenta solo le grandi barche e i grandi affari. Si è montato la testa e, come capita, la perde. Dopo 80 giorni agli arresti domiciliari nell’ambito dell’inchiesta sulla corruzione in Liguria, a due terzi del suo secondo mandato da governatore, Toti formalizza le dimissioni e patteggia.
A pensare che alla vigilia degli arresti il sistema Toti era in forma smagliante a fianco di Aldo Spinelli, il grande protagonista dell’indagine genovese: secondo i pm i finanziamenti erano collegati a favori portuali e immobiliari. Un fascicolo parallelo per corruzione riguarda anche l’imprenditore campano Colucci, che ha ottenuto dalla Regione Liguria l’ampliamento delle discariche che gestisce nel Ponente ligure. I Costantino hanno anche legami familiari con l’istituto Turtulici, attivo nella sanità privata. Fra liste d’attesa e fughe sanitarie da profondo Sud, la Liguria ha una delle peggiori sanità pubbliche del Nord Italia. Il gotha della sanità privata è tra i grandi donatori. Quanto alle aziende portuali, non c’è solo Spinelli fra i fan totiani, ma anche il socio amico-nemico Gianluigi Aponte. Un altro importante comparto è quello dell’edilizia, poi l’Esselunga eccetera.
Ultim’ora. “Avete visto il filmato di Trump su Gaza che sembra Dubai, con grattacieli e hotel? Sembra follia, ma dove si investe c’è lavoro e speranza. E la vita acquista un senso. E la violenza non è l’unica via. Forse, non è così folle!” (Giovanni Toti, su X, 26.2). Sta scontando la pena ai servizi socialmente inutili.

Eugenio Giani

Dopo circa un anno di trattative, Eugenio Giani, presidente della Regione Toscana, ha concluso con Enel Green Power uno “storico” accordo per il rinnovo delle concessioni minerarie geotermiche regionali per i prossimi 20 anni, evitando in tal modo alla società di andare a gara, con l’aiuto del governo Meloni e con grande gioia della multinazionale EGP. E gioca sull’equivoco e sulla disinformazione. Dichiara la risorsa geotermica“pulita, rinnovabile, sicura, a emissioni zero”, quando il suo stesso organismo regionale Arpat, nei periodici monitoraggi, certifica emissioni di grandi quantità di gas e sostanze tossico-nocive.
Ulteriore merito. La mancata attuazione del principio di precauzione in Amiata. Dopo 3 Studi sulla salute delle popolazioni locali, è stata evidenziata una grave situazione sanitaria (+ 13 % mortalità, + 19 % tumori con punte del 30 %), con ben 54 correlazioni tra incrementi di malattie e concentrazioni crescenti nell’ambiente di arsenico ed altri inquinanti che fuoriescono dalle centrali geotermiche. L’Amiata, oltre al bacino geotermico, dispone del più importante bacino acquifero della Toscana e dell’Italia Centrale con rinomati centri termali e varie sorgenti idropotabili che dissetano 700.000 persone di 3-4 province. Ebbene, la geotermia in Amiata, acqua-dominante, attraverso l’estrazione del vapore, sta depauperando l’acquifero come dimostra la falda che si sta abbassando. Le ricadute delle emissioni al suolo stanno creando, inoltre, potenziali rischi e pericoli per la qualità e la sicurezza dell’acqua destinata al consumo umano.
Giani campione infine di Democrazia. Ha condotto la trattativa con Enel GP nel massimo riserbo, secretando le varie fasi dell’accordo, a cui hanno potuto partecipare i soli sindaci dei 16 comuni geotermici, con l’obbligo di silenzio stampa. La trasformazione di un’area come l’Amiata di alto valore ambientale in area industriale geotermica obbliga il coinvolgimento delle comunità nei processi decisionali. Nessuna condivisione nonostante le ripetute richieste di incontro, mai una risposta alle diverse PEC. Una convocazione è avvenuta solo ad accordo firmato contravvenendo in pieno ai principi della legge regionale sulla partecipazione e della convenzione di Aarhus, che prevede la partecipazione del pubblico ai processi decisionali in materia di ambiente fin dalle fasi iniziali.

Francesco Lollobrigida

Francesco Lollobrigida, l’ex cognato che ferma i treni in ritardo in aperta campagna perché “si è sempre fatto così”, ha già una collezione di gaffe demenziali che l’ha reso celebre in tutto l’orbe terracqueo. Agli “Stati generali del Vino” il ministro dell’Agricoltura e Sovranità Alimentare ha affermato: “L’abuso di acqua può portare alla morte. E immaginate la necessità di un’etichettatura allarmistica sulle bottiglie d’acqua”. Al convegno dell’alimentazione sportiva: “Abbiniamo il consumo di vino al benessere fisico con gli eventi sportivi”. Alla fiera floricolturistica: “Le donne non si dovrebbero toccare nemmeno con un fiore e invece tratterò un argomento che è quello della produzione dei fiori”. In memoria della strage di Cutro: “Sono ignorante, non razzista. Ma non possiamo arrenderci all’idea della sostituzione etnica: gli italiani fanno meno figli, quindi li sostituiamo con qualcun altro?”. Al Vinitaly: “Vorrei imporre un piatto di formaggio nei menu dei ristoranti”. “In Italia la vitellina Mary viene trattata con affetto, poi certo viene macellata, ma produce carne di qualità”. Alla Caritas infine la celeberrima ricetta dietologica: “In Italia i poveri mangiano meglio dei ricchi”. A questo proposito annuncia: “Abbasso l’Iva sulle ostriche dal 22 al 10 per cento, perché non devono essere considerate un bene di lusso, ma un prodotto sano accessibile a tutti”(5 euro l’una); dopo di che i parlamentari si sono scatenati alla degustazione di ostriche “d’oro” (Golden oyster) in Senato, dove Ignazio La Russa ha gracchiato: “Gliela facciamo vedere noi al granchio blu”, che non è nero.

Carlo Nordio

Carlo Nordio, il ministro della giustizia all’italiana che vuole i test psicoattitudinali per i magistrati, svela che “i veri mafiosi non parlano al telefono” un attimo prima che Messina Denaro venga arrestato perché non riesce a staccarsi dal cellulare; poi incontra una giornalista di Sky e le chiede uno spritz; infine trinca nella masseria di Vespa e spiega che “il vino può essere un alibi per le eventuali sciocchezze che dico”, ma sia chiaro: “Bevo perché lo faceva il mio mito, che è Churchill”. Il sovraffollamento (quello non etilico) come lo si risolve? “Visto che gli stranieri rappresentano la metà dei detenuti sarebbe opportuno far scontare la pena nei loro paesi di origine, già avremmo risolto gran parte di questo problema, anzi – ha aggiunto – lo avremmo risolto totalmente”.

Matteo Piantedosi

Matteo Piantedosi è il ministro degli Interni che chiama i migranti superstiti della strage di Cutro carichi residuali” (tipo cassa di patate). A partire dall’inchiesta dei giornalisti “infiltrati” di Fanpage sul movimento giovanile di Fratelli d’Italia, ha risposto in aula a un’interrogazione sulle iniziative per il contrasto ad ogni forma di apologia del nazifascismo e di propaganda dell’odio razziale, dell’omofobia e dell’antisemitismo, “con volontà di giungere allo scioglimento delle organizzazioni neofasciste e violente.
Risposta: La vergognosa ostentazione di gestualità e simboli di totalitarismi che la storia ha condannato, da parte di esponenti del movimento giovanile di FdI, così come i ripetuti incendi di bandiere israeliane nel corso di manifestazioni di piazza, gli assalti alle brigate ebraiche; le circostanze in cui è stato impedito a giornalisti di origine ebraica di prendere la parola in occasione di eventi pubblici, sono solo alcuni degli episodi che denotano un trasversale e inaccettabile rigurgito dell’antisemitismo che va combattuto su ogni fronte”.
Insomma, si è ben guardato dal soffermarsi sulle frasi razziste e apertamente nostalgiche nei confronti di nazismo e fascismo, pronunciate dai ragazzi di Gioventù Nazionale, sottovalutando volutamente gli atteggiamenti razzisti, antisemiti e apologetici del fascismo che permeano Gioventù Nazionale, minimizzando la pericolosità di quanto emerso dall’inchiesta di Fanpage , sostenendo sostanzialmente che le manifestazioni di critica e condanna delle politiche genocide di Netanyahu rappresentano la pericolosità maggiore.

Gilberto Pichetto Fratin

Gilberto Pichetto Fratin, ministro dell’Ambiente, ha consegnato al governo un Disegno di Legge per il ritorno della produzione di energia nucleare in Italia: giustamente la proposta è stata paragonata a una seduta spiritica, perché si prefigge di riportare in vita i morti.
Prefigura un “radioso” futuro per il Paese. Per radioso intende “radioattivo”. Lei parla di “nucleare sostenibile”. Potrebbe specificare sostenibile per chi? Perché se pensiamo ai rischi per i lavoratori impiegati, per i cittadini residenti nell’area circostante, per l’ambiente più in generale e per le generazioni future che dovranno gestire le scorie per migliaia di anni è difficile parlare di sostenibilità. Se invece intende sostenibile per le grandi imprese energivore e le mega-aziende hi-tech dell’Intelligenza Artificiale, è bene chiarirlo.
Lei parla di “centrali di nuova generazione, reattori piccoli, avanzati e modulari. Perché non dice anche che attualmente non esiste alcun prototipo in Occidente e che la quarantina in progetto in giro per il mondo sono stati giudicati fallimentari? Lei parla di “nucleare ad emissioni zero di Co2”. Ha per caso calcolato anche le attività di estrazione e trasporto dell’uranio, di costruzione e smantellamento delle centrali, di costruzione dei depositi per il trattamento delle scorie radioattive?
Lei parla di produzione di “energia nucleare come complementare alla transizione ecologica” basata sulle fonti rinnovabili, le quali, a suo dire, tenderebbero ad essere aleatorie. Quando invece tutti sanno che il costo del kWh elettrico si basa sull’ammortamento del capitale investito e quindi una centrale nucleare deve produrre il massimo possibile per tutto il tempo necessario; di conseguenza, più che complementare, sarà alternativa ed antagonista della produzione di energia da fonti rinnovabili.
Insomma, lei parla di “futuro del nucleare”, ma può dirci come pensa di risolvere il problema delle scorie prodotte dal nostro passato nucleare che dopo 50 anni non hanno ancora trovato una soluzione accettabile? E ci sta prendendo definitivamente in giro quando parla di “investimenti privati e di nessun onere per lo Stato” perché sa che tra le 411 centrali nucleari presenti attualmente sul pianeta nessuna è stata costruita senza fondi pubblici?

Matteo Renzi

Matteo Renzi è stalker comico (quello tragico è Zelensky) che fra le Europee e la Partita del Cuore era tornato al rango che gli compete: quello di pelo superfluo della politica. Poi l’astuto abbraccio di Elly Schlein l’ha catapultato dal campo santo al campo largo. E lui, appena gli dai un dito, si prende pure il coso, vabbè ci siamo capiti. Intima a Schlein e a Conte di mollare quel che stanno facendo per invitarlo subito, entro sera, a “un confronto senza veti”. Come se non fosse stato lui, nell’ordine: a porre il veto su Conte nel 2021, quando abbatté il governo progressista per riportare le destre al potere con Draghi e poi da sole; ad annunciare nel 2022 che “oggi finisce la storia del M5S, non parliamone più, torniamo alle cose serie, torniamo alla politica” e che “la fine del Pd sarà sia con Elly sia senza Elly. Ma se Elly Schlein diventa segretario, metà Pd passa con noi, e forse sono stato prudente”; a votare con le destre le schiforme della giustizia e la commissione sul Covid, cioè su Conte e Speranza.
I sondaggi dicono che sono più i voti che fa perdere di quelli che porta, ma lui è lì apposta: “Se io metto il veto sui grillini e i grillini su di me, vince Meloni”. Che “non risponde su nulla e cambia opinione su tutto”. Quindi dovrebbe piacergli un sacco.

Stefania Battistini

Dal presidente ucraino Zelensky onorificenza per Stefania Battistini (Tg1) – RAI Ufficio Stampa.
“Sono davvero onorata come giornalista del servizio pubblico di ricevere l’onorificenza che ieri il presidente Zelensky ha voluto attribuirmi come inviato di guerra. Un riconoscimento importante per il lavoro che il Tg1 e la Rai tutta hanno svolto in questi 9 mesi per coprire sul campo gli effetti dell’invasione russa in Ucraina”. Così Stefania Battistini, inviata del Tg1 in Ucraina, commenta l’onorificenza dell’Ordine della Principessa Olga, III grado, che il presidente ucraino Vlodymyr Zelensky le ha riconosciuto con un decreto. La motivazione dei riconoscimenti presidenziali – andati anche a rappresentanti dell’Unione Europea, ministri, sindaci, giornalisti ed esponenti di associazioni della società civile e del volontariato – è “per il significativo contributo personale al rafforzamento della cooperazione interstatale, al sostegno della sovranità dello Stato e dell’integrità territoriale dell’Ucraina, alla divulgazione dello Stato ucraino nel mondo”.
Tralasciamo il commento di Donald Trump.

Antonio Tajani

Antonio Tajani, erede del trono di Berlusconi, negli anni settanta fu vicesegretario del Fronte Monarchico Giovanile, ala junior dell’Unione Monarchica Italiana, la formazione politica vicina al ramo dei duchi d’Aosta della famiglia Savoia. Come già Vittorio Emanuele III, anche lui si esprime con comprensione nei confronti del Duce, come si può leggere qui sotto, ai microfoni del programma radiofonico “La Zanzara”, in onda su Radio 24.
Mussolini? Fino a quando non ha dichiarato guerra al mondo intero seguendo Hitler, fino a quando non s’è fatto promotore delle leggi razziali, a parte la vicenda drammatica di Matteotti, ha fatto delle cose positive per realizzare infrastrutture nel nostro Paese, poi le bonifiche». «Da un punto di vista di fatti concreti realizzati, non si può dire che non abbia realizzato nulla”. Venti anni di fascismo all’ombra della monarchia non è poco, merita un di più.

Roberto Vannacci

Pier Luigi Bersani, imputato in sede penale per diffamazione aggravata nei confronti di Roberto Vannacci, allora generale dell’esercito e ora eurodeputato della Lega: l’ex segretario del Pd, durante un dibattito alla Festa dell’Unità di Ravenna, commentò il libro dell’ufficiale “Il mondo al contrario”: “Quando leggi quelle robe lì pensi: ‘Va bene dài, sciogliamo l’esercito, sciogliamo le istituzioni e facciamo un grandissimo bar’. Il Bar Italia. Dove puoi dare dell’invertito a un omosessuale, dove puoi dare della fattucchiera a una femminista, dove puoi dare del negro a un nero, dove puoi dire a un ebreo ‘ok la Shoah, ma non esageriamo’. Quel bar lì non sarebbe mai vuoto in Italia. Ma scusate, se in quel bar lì lui puoi dire tutte queste cose, è possibile dare del coglione a un generale? Se parlano da bar, dobbiamo parlare da bar anche noi. Quella non è critica al politicamente corretto, è arretramento della civiltà”.

Vittorio Emanuele

“Come vorrei essere ricordato? Ah, me lo chiede post mortem… vorrei essere ricordato come un buon padre di famiglia”. Vittorio Emanuele è morto a pochi giorni dal suo 87esimo compleanno. Era nato da Maria Josè e Umberto II, ultimo re d’Italia. Suo nonno Vittorio Emanuele III mise il Paese nelle mani di un dittatore, lo spedì in guerre coloniali feroci, accettò l’alleanza con il nazismo, firmò leggi razziste e antisemite, lasciò portar via migliaia di cittadini italiani ebrei, abbandonò centinaia di migliaia di soldati nelle mani dei nazisti e infine scappò con ignominia.
Anche Vittorio Emanuele, nel suo piccolo, ha generato tragedie (un suo colpo di fucile tolse la vita al giovane tedesco Dirk Hamer). Ma con lui la dinastia è passata dalla tragedia alla farsa. Ha potuto rimettere piede in Italia, ufficialmente, solo nel 2002. Ma Vittorio Emanuele è sempre stato dentro la storia italiana, quella invisibile e sotterranea, legata a lobby riservate, logge segrete, aristocrazie occulte impegnate in affari internazionali, spesso sul crinale tra legalità e illegalità. È stato piduista e mercante d’armi. Complessivamente un inetto.
Da giovane, fu playboy non brillantissimo e amante di fuoriserie con attitudine a uscire di strada (ciò gli valse il soprannome di Totò la Manivelle). Anche la carriera scolastica risultò un po’ difficile. In compenso fu cultore dello champagne e dei vini pregiati e collezionista di conchiglie. Prese anche il brevetto di pilota: acquistò un biplano con una sobria testa di tigre disegnata sulla fusoliera.

L’intera Rassegna dei Premi Attila dal 2004 (pagine 138) è disponibile a chi ne fa richiesta.

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contenuti 3 marzo 2025

Solvay ringrazia Montecastello per grazia ricevuta

“E di trista vergogna si dipinse” (avrebbe detto Dante) il consiglio comunale di Montecastello, che ha deliberato di accettare i centomila euro di patteggiamento di Solvay. È come se, hanno esclamato gli ambientalisti, WWF, Greenpeace, Medicina democratica, mercanteggiassero con Solvay l’elemosina a beneficio di se stessi e di quei pochi cittadini che i loro avvocati rappresentano, quali parti civili nel processo di Alessandria (il secondo) per il disastro ecologico e sanitario, quasi fosse una specie di lotteria fra le centinaia di migliaia di persone della provincia. Sarebbe, infatti, un insulto etico e morale se Solvay se la cavasse elemosinando a poche decine di persone un “compenso per il metus”, cioè per la paura di ammalarsi, timore peraltro comune a tutta la popolazione provinciale, piuttosto che essere condannata a risarcire alle Vittime gli enormi danni per le malattie e le morti. Come incitò a fare, tramite class action, il Procuratore generale della Cassazione: “Questi (il management Solvay) dovete colpirli nel portafoglio.”

In forza di quella “grazia penale” concessa alla Solvay dal Consiglio comunale, i cittadini di Montecastello non saranno risarciti per i danni patrimoniali e non patrimoniali subìti avendo bevuto l’acqua avvelenata dai PFAS della Solvay, fino a quando il sindaco è stato costretto a chiudere l’acquedotto. I centomila euro a malapena coprono i costi, con tanto di mutui, sostenuti direttamente a collegare e tombare i pozzi idrici, in aggiunta a quelli sopportati dalla Regione. Il sindaco Gianluca Penna, “carte alla mano”, ha cercato di giustificarsi… esaltando i settemila euro, in aggiunta ai centomila, “strappati” a Solvay quale “danno di immagine”. Il vero danno di immagine è, semmai, quello che stanno sopportando con lo sconsiderato patteggiamento gli incolpevoli cittadini di Montecastello.

Nota Bene. Il patteggiamento di Montecastello o, peggio, di Alessandria, è in grado di condizionare le azioni giudiziarie penali e civili degli altri Comuni alessandrini della Fraschetta, dove è già stata rilevata un’allarmante presenza di Pfas, ad esempio Piovera, Castellazzo Bormida,…

 

L’offerta di Solvay a Comune e Regione per comprare la salute della popolazione

Ufficializzato il patteggiamento con il Comune di Montecastello (100mila euro), ora si attendono gli esiti delle trattative in corso tra Solvay e il Comune di Alessandria. Al quale, per uscire come parte civile dal processo sarebbero stati offerti altrettanti 100mila euro… “quale danno di immagine”. 1 milione sarebbe comunque oltraggioso a vendere la salute dei propri cittadini. 100mila, al pari del piccolo Montecastello, è addirittura irridente sul piano “contrattuale” considerando che ogni sindaco ha il potere, quale massima autorità sanitaria locale, di fermare precauzionalmente con ordinanza le produzioni inquinanti la salute della popolazione. Ma il sindaco di Alessandria, Giorgio Abonante, aveva già omesso questo dovere morale e istituzionale, oggi non più considerato un “debito esigibile”.

Solvay considera inoltre aggiudicata la complicità del sindaco che finge di non sapere che a Spinetta Marengo in giornate invernali si registrano concentrazioni di PFAS nell’aria di 1.000 volte superiori come ordine di grandezza ai valori assunti come riferimento, e resta inerme di fronte alle clamorose fughe di gas, come l’ennesima del 16 febbraio, gravissima perché riferita al micidiale perfluoroisobutene, che in passato ha ucciso. Clicca qui il commento dell’ex assessore Claudio Lombardi. Peraltro, la complicità di Abonante è data per scontata dopo le giustificazioni illegittime per un sindaco: “È l’Asl che mi deve ordinare la chiusura degli impianti”, mentre si nasconde dietro l’altrettanta complice Regione Piemonte, accusandola.

Per i danni inferti al territorio e alla popolazione piemontesi, Solvay dovrebbe pagare fior di miliardi in un processo secondo giustizia. Invece cerca di uscirne con un patteggiamento di qualche centinaio di milioni con la Regione Piemonte. Per preparare l’opinione pubblica alla scandalosa rinuncia di parte civile nel processo, è all’opera l’altisonante “Task Force” dell’imbonitore assessore regionale alla sanità, Federico Riboldi, con assemblee ad Alessandria che coinvolgano i Comitati. Invece di sottoporre finalmente ad un monitoraggio di massa fino a centinaia di migliaia di persone, la Regione appunto dichiara: “Non sono valori allarmanti” i livelli di Pfas nel sangue della popolazione, estraendo “un campione di 135 residenti entro 500 metri dal Polo Chimico di Spinetta” (29 nel primo step). Sono allarmanti, invece, anche in queste estrapolazioni.

Lo sono fingendo di ignorare che, per PFOA o ADV o C6O4, ecc per la salute l’unico valore sicuro nel sangue di tutti i Pfas è ZERO, e pur affidandosi ai “valori soglia” ufficiali. Lo sono perché, nel campione, TUTTE le persone hanno Pfas nel sangue, alcune addirittura superiori a 20 ng/ml. Se rapportiamo il dato al complesso della popolazione provinciale, la situazione sanitaria è catastrofica, altro che “non allarmante”. Infatti, per non allarmare – in cambio del fare cassa nel patteggiamento di una manciata di milioni – la Regione ha il compito di rallentare al massimo il monitoraggio provinciale. Per questa mistificazione mediatica la Regione si avvale di una “Commissione Clinica” appositamente da lei stessa nominata.

Il micro-monitoraggio per loro sarebbe “non allarmante” anche se – è allucinante! – “consigliano” “specialmente in popolazioni sensibili come le donne incinte, misure di riduzione dell’esposizione quali: utilizzare a fini alimentari le sole acque provenienti dall’acquedotto evitando le acque di pozzo, non utilizzare l’acqua di pozzi privati o da falda superficiale sia per uso domestico che per uso alimentare o agricolo, l’integrazione regolare nella dieta del consumo di alimenti di produzione propria o in generale locale, con il consumo di alimenti di provenienza diversa,” altro che chilometro zero, “considerare l’azione additiva di queste esposizioni con altre esposizioni a rischio (ad es tabacco, alcool, sedentarietà e alimentazione).

Gli “esperti” della Regione se ne lavano infine le mani consigliando ai Medici di base di consigliare alle persone “con valori superiori a 20 ng/ml nel sangue, poiché esiste un incremento del rischio di effetti avversi, di adottare le misure di riduzione dell’esposizione” licenziandosi o espatriando? “e procedere con una serie di analisi e alla raccolta di alcuni dati sulla vita delle persone”. È allucinante!

 

I processi italiani cruciali per il destino dei Pfas in Europa

I processi di Vicenza e Alessandria sono fratelli ma non gemelli: hanno grosse differenze. Quello di Alessandria è il secondo perché Solvay di Spinetta Marengo, malgrado la sentenza in Cassazione ha continuato a inquinare come prima e più di prima con 21 cancerogeni fra cui i PFAS e, invece di una conseguente pesante condanna per reiterato comportamento doloso e criminale, rischia addirittura di concludersi prima di iniziare con un assolutorio patteggiamento: un mercimonio di poche centinaia di milioni di euro anziché miliardi.

A Vicenza, invece, una dignitosa Procura, nel processo che sta per concludersi, disastro ambientale e avvelenamento delle acque, ha chiesto la condanna per dolo, “consapevolezza di avere inquinato senza prendere contromisure”, di 9 amministratori e manager (Miteni, Mitsubishi, ICIG) che si sono succeduti nella gestione PFAS della Miteni di Trissino: la pena più pesante è di 17 anni e sei mesi, la più tenue di 4 anni di reclusione. In totale le richieste di condanna raggiungono i 121 anni e 6 mesi di reclusione.

Solvay Syensko, unica produttrice di Pfas in Italia, ha bilanci in attivo stratosferici, Miteni invece è fallita e senza soldi per i risarcimenti (con o senza coperture assicurative). In comune i due processi hanno lontane anni luce le bonifiche non solo dal completamento ma pure dal concepimento: suolo-acqua-aria di 21 cancerogeni per Spinetta e, per Trissino, l’avvelenamento da Pfas della falda più grande d’Europa, in modo che i Pfas si sono trasferiti negli acquedotti finendo nei rubinetti delle case di decine di Comuni nelle province di Vicenza, Verona e Padova, coinvolgendo il sangue di 350mila persone, causando gravissime malattie e tumori: un’indagine epidemiologica ha quantificato in 4.000 le vittime in un arco di tempo di circa trent’anni.

Quali “bombe atomiche ad orologeria innescate” (definizione del pm Hans Roderich Blattner), il Veneto ha in comune con il Piemonte, che rimane ammantato da un alone di ambigua omertà, la catena delle responsabilità dei soggetti pubblici che avrebbero dovuto impedire che si materializzasse uno dei casi ambientali più gravi della storia recente del Vecchio continente.

A monte dei due processi epocali giganteggiano gli interessi in gioco. Sono colossali. I Pfas sono sostanze artificiali cruciali per una miriade di applicazioni: microprocessori e produzione bellica in primis. Scalfire gli interessi del complesso militare industriale è una sfida di non poco conto. In Italia la Solvay Syensko, unica produttrice di Pfas nello stabilimento di Spinetta Marengo, guida la lobby confindustriale che blocca una legge di messa al bando dei Pfas in produzione e consumo.

In Europa può esistere una maggioranza a favore del divieto totale, tuttavia la proposta di restrizione universale, avanzata da Danimarca, Germania, Paesi Bassi, Norvegia e Svezia, sta subendo un rallentamento inaccettabile a causa appunto delle lobby del settore chimico, che stanno investendo milioni per bloccare il divieto. L’esito dei due processi italiani diventa dunque cruciale.

 

2mila miliardi di danni. La lobby dei Pfas e l’inciucione italiano

Rispetto a quando per la prima volta (1990) scrivemmo che lo stabilimento di Spinetta Marengo scaricava Pfas in Bormida… Clicca qui
CIVG Centro di iniziative per la verità e la giustizia”.

 

Lunga storia di connivenze, complicità, corruzioni, ignavie

… di Comune, Provincia, Regione, governo, Asl, Arpa, sindacati, magistratura e giornali. Clicca qui La bottega del Barbieri
Lunga storia dei PFAS (PFOA e C6O4 e ADV) dello stabilimento Montedison-Solvay di Spinetta Marengo (Alessandria) da stralci dei libri «Ambiente Delitto Perfetto» (Barbara Tartaglione-Lino Balza, prefazione di Giorgio Nebbia) e «L’avventurosa storia del giornalismo di Lino Balza» nonché del sito “Rete Ambientalista Movimenti di lotta per la salute, l’ambiente, la pace e la nonviolenza” gestito dal “Movimento di lotta per la salute Giulio A. Maccacaro”.

 

Seminario Casacomune del 23/02/2025
“Ammaliamo il mondo. La salute al primo posto?”

Clicca sul titolo la relazione di Lino Balza sui Pfas.

 

Campagna delle Uova di Pasqua a sostegno del progetto di costruzione di un ospedale a Duhla, regione di Shengal, governatorato di Ninive, nord Iraq

Il momento è arrivato! La liberazione di Ocalan, il Mandela del popolo kurdo, insieme a quella di Marwan Barghouti per la Palestina, è la chiave di volta per la liberazione del Medio Oriente. (Clicca qui)

 

Venti proposizioni da ricordare non solo per l’otto marzo

La prima radice di ogni altra violenza e oppressione è la dominazione maschilista e patriarcale che spezza in due l’umanità e nega piena dignità e uguaglianza di diritti a metà del genere umano, e così disumanizza l’umanità intera. Solo abolendola… (Continua)

 

Povertà e disuguaglianza per le famiglie con disabili

La spesa privata degli italiani per il “welfare familiare” (salute e assistenza ad anziani e persone con disabilità) nel 2024 è stata di circa 138 miliardi di euro, ovvero quasi 5.400 euro per ciascun nucleo! Inoltre povertà e disuguaglianza, che i servizi di welfare sono chiamati a limitare, stanno peggiorando e particolarmente grave è la situazione delle famiglie con persone con disabilità. Sono alcuni dati che emergono dal Rapporto della Fondazione per la Sussidiarietà… Clicca qui “Welfare familiare”: 138 miliardi di euro per la spesa privata degli italiani

 

L’UE abbandona la lotta contro la discriminazione

La revoca da parte della Commissione Europea della Proposta di Direttiva sulla Parità di Trattamento «mina gravemente l’impegno dell’Unione Europea verso l’uguaglianza, i diritti umani e il processo decisionale democratico»: lo denuncia l’EDF, il Forum Europeo sulla Disabilità, che insieme ad altre otto organizzazioni invita la stessa Commissione Europea a cambiare rotta urgentemente. L’EDF, il Forum Europeo sulla Disabilità, insieme ad altre otto organizzazioni impegnate per i diritti umani… (continua)

L’Unione Europea non può e non deve abbandonare la lotta contro la discriminazione!

 

No all’autorizzazione a produrre nello stabilimento Ilva

In assenza di garanzie per la salute pubblica e in presenza di un parere così netto dell’Istituto Superiore della Sanità.

Infatti, afferma Peacelink, l’azienda Acciaierie d’Italia aveva commissionato uno studio per valutare l’impatto sanitario delle emissioni in uno scenario produttivo di 6 milioni e di 8 milioni di tonnellate di acciaio annue, sostenendo che, grazie all’adozione delle migliori tecnologie disponibili (BAT), le emissioni “post operam” sarebbero rientrate – in entrambi gli scenari – sotto la soglia di rischio accettabile. Ma l’ISS ha sollevato puntuali obiezioni sulla metodologia adottata. Questa presa di posizione dell’ISS rappresenta un segnale forte. La VIS commissionata dall’azienda presenterebbe per l’ISS criticità metodologiche che porterebbero a una sottostima del rischio sanitario effettivo. Taranto ha diritto a un futuro libero dalla spada di Damocle dell’inquinamento mortale per costruire un futuro di sviluppo sostenibile.

 

No all’aumento delle spese militari

Clicca qui PeaceLink.

 

Sistema sanitario al punto di non ritorno

La Fondazione Gimbe lancia l’allarme: “La tenuta del sistema sanitario è vicina al punto di non ritorno.” Un divario della spesa sanitaria pubblica pro capite di € 889 rispetto alla media dei paesi OCSE membri dell’Unione Europea, con un gap complessivo che sfiora i € 52,4 miliardi; la crisi motivazionale del personale che abbandona il SSN; il boom della spesa a carico delle famiglie (+10,3%); quasi 4,5 milioni di persone che nel 2023 hanno rinunciato alle cure, di cui 2,5 milioni per motivi economici; le inaccettabili diseguaglianze regionali e territoriali; la migrazione sanitaria e i disagi quotidiani sui tempi di attesa e sui pronto soccorso affollati. Nino Cartabellotta, presidente della Fondazione GIMBE, ha presentato il rapporto sulla crescita della spesa sanitaria privata in Italia. (Continua qui)

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contenuti 22 febbraio 2025

Trump putiniano, anche lui. Tra poco anche Meloni

Entrambi con pollice recto.
“Dittatore senza elezioni, Zelensky farebbe meglio a muoversi in fretta o non gli rimarrà un Paese”. “Un dittatore mai eletto”, “un comico mediocre” che “rifiuta di indire elezioni, è molto giù nei sondaggi ucraini (4%) e l’unica cosa in cui è stato bravo è l’aver suonato Biden come un violino”. “Beh, sei stato lì per tre anni. Avresti dovuto chiuderla dopo tre anni. Non avresti mai dovuto iniziarla. Avresti potuto fare un accordo”. “Pensateci, un comico di modesto successo ha convinto gli Stati Uniti d’America a spendere 350 miliardi di dollari, per entrare in una guerra che non poteva essere vinta, che non avrebbe mai dovuto iniziare, ma una guerra che lui, senza gli Stati Uniti e Trump, non sarà mai in grado di risolvere”. Anzi, “Zelensky ammette che metà dei soldi che gli abbiamo inviato sono mancanti”, “probabilmente vuole mantenere in funzione il treno della cuccagna”. In passato Donald Trump lo aveva già definito sarcasticamente come “il miglior piazzista sulla terra: ogni volta che viene in Usa se ne va con 60 miliardi.
Torna ad attaccarlo Elon Musk: “Zelensky non può affermare di rappresentare la volontà del popolo ucraino a meno che non ripristini la libertà di stampa e smetta di cancellare le elezioni!”.”In America teniamo elezioni presidenziali ogni quattro anni, anche in tempo di guerra. Abbiamo tenuto elezioni durante la guerra civile. Abbiamo tenuto elezioni durante la seconda guerra mondiale. Prima che il presidente Zelensky decida di fare di nuovo la predica al presidente americano, dovrebbe tenere elezioni anche lui”.
Zelensky ha replicato dando ad entrambi dei putiniani. L’epiteto era stato ripetuto per anni nei confronti dei pacifisti che sostenevano trattative, piuttosto che l’invio di armi di Meloni & Co. per “una guerra fino all’ultimo ucraino”.

 

Perchè Meloni vuole aumentare le spese militari italiane alla UE?

Se è vero, come scrive l’Agenzia europea di difesa, che le spese miliari sono già arrivate a 279 miliardi di euro nel 2023 e si prevede arriveranno a 326 miliardi nel 2024 con un rapporto sul Pil che passa dall’1,6 all’1,9%, si tratta di un aumento del 30% in poco più di due anni e che colloca la spesa dei 27 Stati Ue accanto alla Cina (278 miliardi) e molto più avanti della Russia, terza con 102 miliardi di euro. Un rapporto più che vantaggioso che sembra confermato anche dall’analisi dei mezzi e degli uomini a disposizione. Perché? vuole attaccare guerra alla Russia non più per interposta Ucraina? È un suicidio: commenta la vignetta di Vauro.

 

I Pfas non dovrebbero mai trovarsi nei giocattoli per bambini

Secondo l’Associazione Italiana Medici per l’Ambiente-Isde e l’Associazione Culturale Pediatri-Acp, i Pfas continuano a essere presenti nei prodotti destinati ai bambini, con il rischio di gravi conseguenze sulla loro salute. Isde e Acp hanno inviato una lettera ai ministri della Salute e dell’Economia per chiedere di vietare l’uso di Pfas e bisfenoli, già banditi dagli imballaggi alimentari in diversi Paesi, ma ancora ammessi nei giocattoli. Le evidenze scientifiche sono schiaccianti: i Pfas sono sostanze che indeboliscono il sistema immunitario, riducono l’efficacia dei vaccini e aumentano il rischio di malattie croniche, sono stati rinvenuti nelle urine dei bambini di tutta Europa e sono associati a problemi di sviluppo, obesità e persino tumori.
La partita ora si gioca nei palazzi della politica, tra pressioni industriali, in particolare di Solvay che, nello stabilimento di Spinetta Marengo, è l’unico produttore italiano di Pfas. Sono scelte che definiranno il livello di tutela per le nuove generazioni.

 

Arzignano record di Pfas

Il tema della “qualità” dell’acqua è tornato alla ribalta dopo la pubblicazione, da parte di Greenpeace, di una mappa a livello nazionale della contaminazione da Pfas nelle acque potabili con prelievi prevalentemente fatti da fontanelle pubbliche: nell’analisi di Arzignano erano state trovate concentrazioni maggiori rispetto alle altre città del Veneto prese in considerazione. A fronteggiare la situazione l’amministrazione ha installato 27 casette dell’acqua, che sono provviste di filtri a carbone attivo.

 

Queste sono le migliori padelle senza PFAS

Clicca qui: https://www.greenme.it/ lifestyle/sai-cosa-compri/ queste-sono-le-migliori- padelle-senza-pfas-per- cucinare-i-tuoi-cibi- preferiti-in-modo-piu-sano-e- sicuro/
Padelle antiaderenti o in ceramica?
Clicca qui: https://ilsalvagente.it/2025/ 02/02/padelle-antiaderenti-o- in-ceramica-le-differenze-in- laboratorio/

 

Il “caso Pfas” spiegato nelle scuole

Se possiamo dare un suggerimento a Greenpeace e a chi ha le disponibilità finanziarie per farlo, è avviare nelle scuole italiane l’esperienza del Liceo scientifico G.B. Quadri di Vicenza, nel corso della quale sarà anche affrontato il caso Miteni e l’inquinamento da PFAS, accompagnato dalla visione di Dark Waters. Sarà raccontato ai ragazzi l’impatto dell’inquinamento ambientale legato al caso Miteni di Trissino, un disastro che ha coinvolto profondamente il territorio vicentino. Grazie alla sua esperienza come giornalista d’inchiesta, Marco Milioni offrirà una prospettiva unica sul rapporto tra ambiente e responsabilità collettiva. Il progetto vicentino non solo forma, ma stimola il pensiero critico e l’interesse per il giornalismo investigativo, coinvolgendo attivamente studenti e istituti del territorio. Clicca qui.

 

I Pfas nel sangue della madre in gravidanza

ll team di ricerca ha utilizzato i dati dell’indagine Ecochill per studiare l’effetto della concentrazione di PFAS nel sangue della madre nella gravidanza, dall’inizio alla metà della gravidanza. Clicca qui.

 

Volo di Stato per onorare il latitante

Cliccando sul titolo: La vignetta di Mario Natangelo pubblicata in prima pagina su Il Fatto Quotidiano è stata “rimossa” da Facebook dopo dieci minuti di pubblicazione per violazione degli alti standard dei contenuti di Meta.
Non era bastata la parata di politici per ricordare Bettino Craxi, storico leader socialista scomparso latitante dopo essere fuggito dai processi di Tangentopoli (che comunque gli sono costati condanne definitive per corruzione e finanziamento illecito). Ora si scopre che per portare gli omaggi a Craxi ad Hammamet, in Tunisia, è stato utilizzato il volo di Stato, cioè l’aereo blu pagato con i soldi dei contribuenti. Lo ha fatto, come certifica il database dei voli di Stato della Presidenza del Consiglio, il 18 gennaio scorso il ministro degli Esteri e vicepremier Antonio Tajani. Quest’ultimo il 17 e 18 gennaio era partito per Berlino per partecipare a un ricevimento all’ambasciata italiana e a un vertice del Ppe, per poi fare scalo ad Hammamet il giorno successivo, poi a Catania per assistere alla prima del teatro Bellini e tornare a Roma. A colpire è il passaggio in Tunisia per il 25esimo anniversario dalla morte di Craxi. Obiettivo: portare “il saluto del governo e rendere omaggio a un grande italiano che è stato protagonista della nostra vita politica, ingiustamente criminalizzato”. E ancora, il tocco poetico: “Craxi, Andreotti e Berlusconi sono stati i grandi strateghi di politica estera”.

 

La salute al primo posto. Cosa fare

Clicca qui il programma. In particolare, per il CASO PFAS: sabato 22 febbraio Vincenzo Cordiano e Vitalia Murgia (ISDE); domenica 23 febbraio Comitato mamme no Pfas, Lino Balza Movimento di lotta per la salute Maccacaro. A Torino, alla Fabbrica delle E, Corso Trapani 91b.

 

“L’Italia ripudia la guerra”… dipende contro chi

Auspico che la Russia torni a svolgere un ruolo di rilievo nel rispetto della sovranità di ogni Stato, della carta dell’Onu e del diritto internazionale”: giuste parole ma non sulla bocca di Sergio Mattarella. Nel 1999 un governo da lui vicepresieduto bombardò per 78 giorni Belgrado con la Nato e contro l’Onu, il diritto internazionale e la sovranità di uno Stato: la Serbia alleata di Mosca. Undici settimane di massacri, dai 1.200 ai 2.500 morti quasi tutti civili, fiumi di profughi, distrutta l’ambasciata cinese, polverizzati ospedali, scuole, zone residenziali, treni passeggeri, convogli di fuggiaschi, autobus, mercati, ponti affollati e gli studi della tv RTS (uccisi 16 fra registi, giornalisti e tecnici). Ma la Nato non la chiamò guerra, bensì “ingerenza umanitaria”. Quella brusca rottura della pace europea dopo 44 anni spalancò la strada a un’altra gravissima lesione del diritto: lo smembramento della Serbia con il riconoscimento dell’indipendenza del Kosovo contro la risoluzione dell’Onu n. 1244, che vi confermava la sovranità di Belgrado.
La scena si ripeté con le guerre illegali della Nato in Afghanistan (“lotta al terrorismo”), in Iraq (“esportazione della democrazia”) e in Libia (“sostegno alle primavere arabe”). Mattarella non fece mai paragoni con il Terzo Reich. Lo fa ora dopo che fra il 2014 e il 2022 fu proprio lui a insignire delle massime onorificenze della Repubblica Italiana ben 30 ministri, funzionari e oligarchi putiniani, alcuni già sanzionati per la Crimea. Il tutto anni dopo le guerre russe in Cecenia e in Georgia e i bombardamenti in Siria. Anzi, sul petto di Dmitry Peskov portavoce di Putin nel 2017 Mattarella appuntò la stella di Commendatore della Repubblica a Mosca.

 

Aule in campi di battaglia

Il nuovo pacchetto di riforme scolastiche proposto dal governo Meloni, guidato dal Ministro dell’Istruzione e del Merito Giuseppe Valditara, hanno sollevato critiche da più parti. Le riforme, che includono il voto di condotta come strumento punitivo, l’accelerazione dei percorsi tecnici e l’alternanza scuola-lavoro obbligatoria, hanno sollevato un acceso dibattito e numerose proteste.
Meloni e Valditara promettono “di rivoluzionare il sistema educativo”, ma rischiano di trasformare le aule in campi di battaglia. Tra voto di condotta usato come arma, istituti tecnici accelerati e piegati agli interessi delle aziende e alternanza scuola-lavoro obbligatoria, il pacchetto di misure divide il Paese, scatenando proteste da parte di docenti e studenti. Clicca qui.

 

Caligo e maccaja sul porto di Genova

Il futuro della nuova diga foranea del porto di Genova, la più costosa opera portuale mai realizzata in Italia (1,3 miliardi tutti pubblici, di cui 500 dal fondo complementare al Pnrr e oltre 250 dalla Banca europea degli investimenti) si fa ancora più nebuloso: la trasparenza sui fondi e le incognite sulla progettazione.
L’incognita principale, emersa durante la progettazione, e fulcro delle incongruenze dell’appalto cui sta lavorando la Procura, attiene alla tenuta dei fondali (93) su cui, a profondità da record, si intende far correre i 6 chilometri della diga: realizzati in cemento armato, sono veri e propri giganti, grossi come palazzi, vengono posati uno accanto all’altro sul basamento sommerso.
La nuova Diga foranea è progettata per consentire al Porto di Genova di ospitare in sicurezza navi più grandi, senza limitare gli accessi e le manovre verso gli accosti, e adeguandosi alle esigenze delle maggiori compagnie di navigazione. Senza questo intervento, il Porto di Genova perderebbe progressivamente parte del traffico attuale e non sarebbe in grado di intercettare nuovo traffico. Si obietta che il traffico di container ristagna in Italia da 15 anni, e dove già si possono accogliere le mega-navi di ultima generazione (Vado Ligure, Genova Pra, Trieste) i tassi di utilizzo dei terminal oscillano fra il 25 e il 65%.

 

Per il Premio Attila 2024 votate entro il 28 febbraio

Dopo quelle già pubblicate, Meloni, Tajani, Sangiuliano, Toti, Craxi, Mattarella, Zelens’kyj, Battistini, Vittorio Emanuele, Vannacci, Musk, Nordio, Picerno, Renzi, Brugnaro, sono pervenute ulteriori candidature: Matteo Piantedosi, “il ministro degli interni che dimentica di soffermarsi sulle frasi razziste e apertamente nostalgiche nei confronti di nazismo e fascismo, pronunciate dai ragazzi di Gioventù Nazionale”. Aldo Spinelli, “Scampa alle manette di Mani pulite confessando al giudice una tangente di mezzo miliardo di lire alla Democrazia Cristiana, abbandona la protezione del ministro Prandini che gli era valsa la presidenza della società del traforo del Frejus, cura assiduamente i rapporti politici con il Psi di Craxi e infine con il Pds e poi Ds di Burlando, approdando padrone del porto di Genova infine alle Mani pulite di Toti”. Antonio Tajani, “Vicesegretario del Fronte Monarchico erede del trono di Berlusconi: «Mussolini? Fino a quando non ha dichiarato guerra al mondo intero seguendo Hitler, fino a quando non s’è fatto promotore delle leggi razziali, a parte la vicenda drammatica di Matteotti, ha fatto delle cose positive per realizzare infrastrutture nel nostro Paese, poi le bonifiche».”
L’intera Rassegna dei Premi Attila dal 2004 (pagine 125) è disponibile a chi ne fa richiesta.

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contenuti 12 febbraio 2025

Politici, stop patteggiamenti con Solvay sulla pelle della gente

“I Comitati e le Associazioni invitano la Procura di Alessandria a non intraprendere procedimento di patteggiamento con Solvay/Syensqo inteso a favorire in senso premiale all’imputato di chiudere anticipatamente senza dibattimento la vicenda penale relativa al disastro ecosanitario dello stabilimento di Spinetta Marengo.”
“I Comitati e le Associazioni diffidano le Istituzioni locali e nazionali (Comune, Regione, Ministero ecc.) di proseguire tavoli di trattative intesi a favorire tale patteggiamento che affievolisce i reiterati reati penali e civili di contaminazione ambientale e non riconosce alle Vittime, persone fisiche morte o ammalate, i reali risarcimenti rapportati ai danni individualmente subìti”.
“I Comitati e le Associazioni, a discrimine di ogni ipotesi di patteggiamento, pongono irrinunciabilmente al primo posto l’immediata interruzione della condotta di contaminazione che continua a perdurare, cioè pongono l’arresto della produzione e dell’utilizzo delle sostanze tossiche e cancerogene: con l’azzeramento delle emissioni in aria, nel sottosuolo e in falda e col procedere contestualmente – a carico dell’azienda – ad una reale e completa bonifica dell’inquinamento fino ad oggi generato”.
Su questi tre imperativi etici e politici – in primis fermare Solvay – hanno concordato i gruppi locali dei Comitati e delle Associazioni di Alessandria, impegnandosi ciascuno ad articolare all’opinione pubblica prese di posizione forti e inequivocabili nei confronti delle Istituzioni, in grado di mobilitare la popolazione e fare blocco sulla Procura.
Così, hanno proceduto con comunicati stampa Legambiente (clicca qui) e Movimento di lotta per la salute Maccacaro (clicca qui). Così, proseguiranno le prese di posizione di WWF, Comitato Stop Solvay, Medicina democratica, Vivere in Fraschetta, Greenpeace, Anemos,… Aspettando i Sindacati e i Partiti.

 

Le parti civili a cui Solvay propone di vendere la salute della popolazione

La Solvay (Syensqo) ha ottenuto dal GUP di Alessandria il rinvio dell’udienza di sei mesi allo scopo di addivenire ad un patteggiamento premiale con la Procura della Repubblica, ovvero di chiudere anticipatamente senza dibattimento la vicenda penale relativa al disastro ecosanitario dello stabilimento di Spinetta Marengo. Allo scopo, i sei mesi servono alla Solvay per concludere trattative con le Parti civili, affinché le stesse esprimano eventuale assenso alla Procura della Repubblica.
I nodi da sciogliere con le Parti civili riguardano minimamente le PARTI CIVILI FISICHE. Queste persone, infatti, sono un paio di centinaia ammesse con discriminazione al processo: non si giustifica perché alla stregua non siano ammesse le decine di migliaia di alessandrini, magari vittime di malattie e morti. Ebbene, Solvay reputa che queste persone, scontando che non hanno nessuna fiducia nella Giustizia, si accontenteranno dell’elemosina di poche migliaia di euro, mentre le parcelle degli avvocati sarebbero una cuccagna.
I nodi da sciogliere riguardano invece le parti civili istituzionali: Governo, Regione e Comune.

IL GOVERNO
Un Tribunale (anche in questo processo bis) potrebbe (finalmente) condannare Solvay a risarcire allo Stato i miliardi di euro di reiterati danni ambientali e sanitari inferti al territorio, ovvero la bonifica. Invece, con un patteggiamento che dà un colpo di spugna al processo, altro che enormità miliardarie: Solvay se la può cavare simbolicamente con un “dono” di poche centinaia di milioni. E continuare a produrre indisturbata: perché – è inteso – nel frattempo questo Governo, con la sua maggioranza, è ancor meno indicato dei precedenti a varare una legge che metta al bando i Pfas in Italia e dunque Solvay di Spinetta, che è l’unica che li produce. In Parlamento la lobby dei Pfas è onnipotente.

LA REGIONE PIEMONTE
Strozzando il processo, il patteggiamento serve a Solvay per evitare condanne miliardarie per danni di risanamento ambientale, cioè per bonifiche, e di costi sociali che la collettività è stata costretta (e sarà) a provvedere, cioè i costi delle strutture sanitarie per accertare e assistere i malati (e i morti). Solvay, con la trattativa in corso con la Regione Piemonte, conta di cavarsela con poche centinaia di milioni.

La Regione, in cambio del placet alla Procura, intende scrollarsi di dosso la pressione mediatica di Comitati e Associazioni che l’accusano da tempo immemorabile di omettere indagini ambientali e sanitarie. La Regione giustificherà il “dono” della Solvay proprio per il suo utilizzo a realizzare un monitoraggio della popolazione. La Solvay è tranquilla perché -è inteso – il biomonitoraggio non sarà di massa, cioè né riferito all’intera provincia, né all’intera zona della Fraschetta, né all’intero comune di Alessandria. Insomma, ai prelievi del sangue non avranno diritto decine di migliaia di persone. La “zona rossa” sarà abilmente circoscritta: ieri a “29 residenti o lavoratori agricoli”, oggi a “135 maggiorenni residenti entro 500 metri dal polo chimico di Spinetta Marengo”, domani “estesa” a qualche altra decina di persone, dopodomani a qualche altra, dopodomani…; non ci sarà mai un domani prossimo e certo per cui si possa parlare di monitoraggio di massa.
La Solvay è tranquilla. Il micro monitoraggio del sangue, e non anche delle urine, è ulteriormente limitato ai Pfas e non alla ventina di sostanze ancor più inquinanti (es. cromo esavalente), e neppure sarà refertato a tutti i Pfas, esclusi furbescamente proprio “i nuovi” (es. cC6O4 e ADV) che Solvay ora sta utilizzando. La Solvay è tranquilla: non ammetterà mai che il micro monitoraggio abbia valore probatorio, neppure indiziario, ben lungi da una indagine epidemiologica che le dimostri il nesso causa-effetto, meno che mai disposta a risarcire le vittime ammalate e morte.
Il compito affidato all’assessore regionale alla Sanità, Federico Riboldi, autorevole esponente nazionale di Fratelli d’Italia, è quello di andare in giro per Alessandria, assecondato ovviamente dagli omologhi comunale e provinciale, a propagandare il biomonitoraggio rallentato e disinnescato, e pomposamente ovvero ridicolmente definito “task force”, ad offuscarne e minimizzarne via via i risultati, insomma a fare da imbonitore presso quei Comitati che si prestino al gioco, a insultare invece quelli che hanno definito “omertoso” il suo operato. Si vergogni lui piuttosto, che vende la salute della popolazione.

IL COMUNE DI ALESSANDRIA
Il sindaco è la massima autorità sanitaria sul territorio, e dunque il sindaco di Alessandria con una ordinanza sarebbe stato in grado di fermare le produzioni inquinanti della Solvay di Spinetta Marengo e salvaguardare la salute dei concittadini. Si sa perché non lo farà mai, palleggiandosi dietro la Regione e il Governo. Ad evitare il ripetersi di pubbliche accuse, perciò, un patteggiamento gli sarebbe di sollievo. Anche perché stiamo parlando di soldi e il Comune non è che navighi in floride acque.
E c’è anche un’altra faccenda, che è stata accusata di mancanza di trasparenza dall’opposizione in Consiglio comunale. La Giunta ha autorizzato l’acquisizione di un’area nella zona dell’ex zuccherificio, tra Alessandria e Spinetta, circa 20mila metri quadrati (quasi tre campi da calcio), del valore fiscale di simbolici 34mila euro. Se a caval donato (“generosamente” dalla società Valtidone) si guarda in bocca, la dentatura è marcia perché il sottosuolo dell’ex zuccherificio è impregnato all’inverosimile dei veleni (cromo esavalente ecc.) della Solvay. Perché mai la Giunta ha acquisito un’area disastrata che il Comune non ha assolutamente i soldi per bonificare? Addirittura “per farne un centro studi dedicato alla bonifica ambientale” dice il sindaco Giorgio Abonante? E i soldi dove li trova per “realizzare una nuova strada per collegare il futuro secondo ponte sul fiume Bormida”? A pensare male si fa peccato, ma il pensiero va alla trattativa con Solvay. Sono tante le maniere per vendere la salute della gente.

 

Il programma di “Ammaliamo il mondo. La salute al primo posto?”

Clicca sul titolo per leggere il programma. Importante la discussione sui PFAS e su Spinetta Marengo.

 

Quindici le candidature al Premio Attila 2024. Votate

Dopo quelle già pubblicate, Meloni, Tajani, Sangiuliano, Toti, Craxi, Mattarella, Zelens’kyj, Battistini, Vittorio Emanuele, Vannacci, sono pervenute ulteriori candidature: clicca sul titolo.
L’intera Rassegna dei Premi Attila dal 2004 (pagine 125) è disponibile a chi ne fa richiesta.

 

È in corso un colpo di stato internazionale!

Clicca sul titolo per aderire al documento di “Perugiassisi per la cultura della pace”, “Unesco”, “Università degli studi di Padova”, “Centro di Ateneo per diritti umani Antonio Papisca”.

 

Le infinite vie della privatizzazione della sanità

Il CNEL nella Relazione 2024 sui servizi pubblici: sono 4,5 milioni le persone che nel nostro Paese hanno rinunciato a curarsi per problemi economici, lunghe liste d’attesa o difficoltà a raggiungere i luoghi di erogazione del servizio. Si tratta del 7,6% della popolazione italiana, in netto aumento rispetto agli anni pre-pandemia (6,3% nel 2019). La spesa pubblica in sanità continua ad essere una delle più basse in Europa (75,6% rispetto alla media europea) e comporta il contraltare di una spesa privata per le persone che ha superato i 40 miliardi. Il definanziamento del pubblico costituisce una spinta potentissima alla privatizzazione, che ha ormai raggiunto il 27,1% dell’insieme delle attività di ricovero. Clicca qui Marco Bersani.

 

Picco del 300% di aborti spontanei

Un rapporto accusatorio pubblicato dalla ong Human Rights Watch (HRW) rivela il catastrofico impatto dell’offensiva militare israeliana sulle donne incinte e sui neonati a Gaza, documentando gravi carenze di cure mediche, allarmanti incrementi di aborti spontanei e condizioni devastanti per i parti. Clicca qui.

 

La segregazione nelle RSA non è un fatto isolato

Non è riconducibile ad un luogo specifico ma ad una logica. Clicca qui Violenze e soprusi nelle RSA: non un fatto eccezionale, ma sistemico.

 

C’era una volta il medico di famiglia

I Pronto soccorso scoppiano. Le liste di attesa hanno tempi biblici. La sanità a pagamento va a gonfie vele. I Medici di medicina generale (Mmg) operano in convenzione col Servizio sanitario nazionale (Ssn) e la loro retribuzione si basa sul numero di assistiti. L’annunciata proposta del ministro Schillaci di trasformare i Mmg in dipendenti del Ssn è stata rigettata, anche per la stessa resistenza del sindacato maggioritario dei Mmg. È in corso un dibattito fra chi difende gli interessi corporativi e chi intende garantire un futuro al nostro Ssn che deve rimanere pubblico e universale. Clicca qui l’intervento di Mariolina Castelloni, vicepresidente del Senato.

 

La follia storica di equiparare svastica e falce martello

La risoluzione del Parlamento europeo approvata qualche tempo fa a Strasburgo, che chiede di vietare all’interno dell’Unione i simboli nazisti e comunisti sovietici, rende chiaro il balzo all’indietro, culturale e politico, dell’intera Europa.
“La falce e il martello”. Un simbolo che non era, e non sarà in seguito, solo dell’Urss né tantomeno solo di Stalin: piuttosto, nato e cresciuto dall’Ottocento fino a oggi, nel corso di grandi battaglie di progresso, di giustizia, di libertà.
La svastica hitleriana. Fu solo del dittatore tedesco e che accompagnò esclusivamente una dittatura violenta e folle, una guerra di aggressione e di conquista, l’annientamento ovunque fosse del popolo ebraico, lo scrigno di cultura, scienza e arte più prezioso in occidente.
Equiparare questi due simboli non è solo un’idiozia politica, un revisionismo spinto dalle temperie malefiche dell’oggi, piuttosto è una dimostrazione d’ignoranza e falsificazione totale della storia. Anzi, è la cancellazione della storia in sé. Clicca qui Goffredo Bettini.

 

Salvini: tranquilli, noi andiamo avanti

Una forte scossa di terremoto di magnitudo 4.8 è stata registrata nelle isole Eolie, in provincia di Messina. Lo ha rilevato l’Istituto nazionale di Geofisica e Vulcanologia. L’epicentro è stato individuato non lontano dall’isola di Alicudi, a 17 chilometri di profondità. La scossa è stata avvertita distintamente in altre province della Sicilia e anche a Palermo.
Salvini garantisce, dall’alto delle sue competenze ferroviarie, che al Ponte sullo Stretto non farebbe un baffo neppure una scossa di magnitudo 7,1 come quello che nel 1908 distrusse Messina e Reggio Calabria, neppure di magnitudo 12 e perfino oltre, neppure se accompagnata da maremoto o dalla caduta del governo Meloni.

 

L’inquinamento atmosferico è un’emergenza sanitaria

Nel mondo e in Italia. Necessarie misure urgenti per la tutela della salute pubblica. Secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS), ogni anno nel mondo circa 8,1 milioni di… Continua

 

Fermiamo gli affari armati

Clicca qui Rete Italiana Pace e Disarmo.

 

Campagna per l’embargo militare contro il governo israeliano

Nonostante il cessate il fuoco, il governo di Tel Aviv non ha deposto le armi e dopo la Striscia di Gaza sta ora cercando di liquidare il problema palestinese in Cisgiordania; anche se il mondo continua, colpevolmente, a girare la testa dall’altra parte, la società civile continua a mobilitarsi in sostegno della causa palestinese.
PARTECIPANO BDS ITALIA – ASSOPACE PALESTINA – PAX CHRISTI – UN PONTE PER – PONTI NON MURI. Clicca qui.

 

550.000 persone con epilessia costrette alla clandestinità

La clandestinità a cui sono costrette 550.000 persone con le loro famiglie è il frutto della mancanza di una legge che dia loro piena cittadinanza. Lo denuncia l’AICE, nell’imminenza della Giornata Internazionale dell’Epilessia del 10 febbraio. Clicca sul titolo. Arrivi finalmente la Legge che dia piena cittadinanza alle persone con epilessia!

 

Sessualità e SLA

Si chiama così il documento nato dall’esperienza clinica maturata negli anni e dalle testimonianze raccolte dal Centro d’Ascolto di AISLA (Associazione Italiana Sclerosi Laterale Amiotrofica), e che sarà presentato durante un incontro online organizzato per il prossimo 14 febbraio. Clicca qui “Sessualità e SLA”: un tema da esplorare insieme.

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contenuti 4 febbraio 2025

Pfas l’emergenza ecosanitaria dalle Alpi all’Etna

La spedizione “Acque senza Veleni” di Greenpeace ha avuto luogo tra settembre e ottobre 2024 per verificare la contaminazione da Pfas nell’acqua potabile in tutte le regioni d’Italia: sostanze tossiche e cancerogene secondo tutti gli studi scientifici internazionali, usate in numerosissimi processi industriali e prodotti di largo consumo, che si accumulano “inquinanti eterni” nell’ambiente e nel sangue provocando danni irreversibili alla salute umana. Per affrontare questa che per milioni di italiani è la forma di inquinamento più pericolosa che sta colpendo il nostro Paese, non vi è altra soluzione che la chiusura delle produzioni Pfas della Solvay di Spinetta Marengo (Alessandria) e il varo di una legge che vieti l’uso di tutti i PFAS in Italia.
Per realizzare la prima mappa nazionale indipendente, Greenpeace ha raccolto 260 campioni, soprattutto in fontane pubbliche, in 235 comuni appartenenti a tutte le Regioni italiane. I PFAS sono presenti nel 79% dei campioni di acqua potabile analizzati. Il cancerogeno PFOA è risultato il più diffuso. Consultando il report completo con tutti i risultati delle analisi PFAS, si tratta di una delle peggiori situazioni d’Europa.
Sull’indagine Greenpeace, clicca qui anche una vasta rassegna stampa (Scienze, Il Fatto alimentare, Repubblica, Fanpage, Corriere della sera, La Stampa, Radiogold, Resto del Carlino, Il manifesto, Avvenire, La nazione, Il fatto quotidiano,…), che comprende Piemonte, Veneto, Puglia, Liguria, Abruzzo, Emilia Romagna, Toscana, ecc.
Per una storia completa dei Pfas in Italia dal 1980, invece consulta gli oltre mille articoli sul sito www.rete-ambientalista.it o chiedici i tre volumi del dossier “Pfas. Basta!”.

 

Bando ai Pfas adesso!

Il 29 gennaio, la facciata metallica dell’edificio Berlaymont, sede della Commissione Europea, tra le bandiere europee, è stata illuminata da un messaggio in lettere bianche e gialle accompagnato da un teschio: “Bando ai PFAS adesso!”. Il clamoroso messaggio ha fatto seguito… allo scarico di secchi di terra contaminata davanti al cancello di Chemours a Dordrecht (Paesi Bassi), all’aver distribuito birre contaminate da PFAS agli operai di una fabbrica chimica a Zwijndrecht (Belgio) ed essersi accampati davanti al tribunale durante il processo Miteni a Vicenza (Italia).
Dietro questo appello all’esecutivo europeo, con richiesta di incontro con Ursula von der Leyen, presidente della Commissione, ci sono due organizzazioni ambientaliste, European Environmental Bureau e WeMove Europe, alle quali hanno aderito rappresentanti delle popolazioni belga, olandese, francese e italiana colpite dall’inquinamento da PFAS. In un’indagine in quattro episodi pubblicata dal 14 al 17 gennaio 2025 dalla RTBF e dai suoi 28 partner del progetto Forever Lobbying, hanno rivelato il costo colossale del disinquinamento dei PFAS in Europa: tra 95 miliardi di euro e più di 2.000 miliardi di euro in Europa nel corso di 20 anni, a seconda dello scenario. Oppure 100 miliardi di euro all’anno “in perpetuo”. Insomma, fermare ora la produzione di Pfas, in Italia fermare Solvay, sarebbe la soluzione più conveniente.
Questa indagine ha anche messo in luce un’attività di lobbying su scala senza precedenti da parte dell’industria chimica, fino ai vertici dell’esecutivo europeo, per ostacolare un piano di messa al bando degli “inquinanti eterni”.
In Italia, il Movimento di lotta per la salute Maccacaro ha denunciato (https://www.rete- ambientalista.it/2025/01/18/2- 000-miliardi-di-danni-la- lobby-dei-pfas-e-linciucione- italiano/) che la lobby delle aziende chimiche e industriali capitanata da Solvay è tutt’altro che rassegnata: grandi manovre sono in corso attorno ai processi Miteni di Vicenza e Solvay di Alessandria, con il sospetto che si voglia spegnerli, o quanto meno impacchettarli.
In Veneto (https://www.rete- ambientalista.it/2025/01/11/ delitto-perfetto-2-vicenza/) l’allarmato documento di Mamme No Pfas, Isde, Cillsa, Legambiente, Cgil Veneto e Rete dei comitati denuncia l’esistenza di un semiclandestino tavolo di autorità politiche, istituzionali e giudiziarie che tratta con le aziende imputate coprendone le responsabilità penali e risarcitorie.
In Piemonte è in corso l’altro “inciucio” della tabula rasa dei patteggiamenti giudiziali a danno delle Vittime e della bonifica (https://www.rete- ambientalista.it/2025/01/11/ delitto-perfetto-2- alessandria/).

 

L’ecomafia: la responsabilità di un’intera classe politica bipartisan

La Corte europea dei diritti umani (Cedu) condanna l’Italia per aver messo a rischio la vita degli abitanti della Terra dei Fuochi, dove oggi vivono 2,9 milioni di persone e dove gli scarichi illeciti di rifiuti pericolosi e le morti non sono un capitolo chiuso, qui, dove la criminalità organizzata ha gestito il traffico di rifiuti provenienti da ogni parte d’Italia, dalle concerie ai petrolchimici, fino alle industrie di alluminio, distruggendo la fertilissima Campania Felix, della quale non è rimasto più nulla.
Nella vasta area della regione Campania, tra Caserta e Napoli, compromessa dagli interramenti e dalle sostanze tossiche, le bonifiche vanno a rilento e c’è chi ancora aspetta i risultati dello studio Spes, un biomonitoraggio sulla popolazione residente promosso nel giugno 2016 da Istituto Zooprofilattico Sperimentale del Mezzogiorno e Istituto Pascale. Spesa: 30 milioni di euro.
La Cedu ha stabilito che il governo dovrà introdurre, senza indugio, misure generali in grado di affrontare in modo adeguato il fenomeno dell’inquinamento della Terra dei Fuochi. Significa che l’Italia ha due anni di tempo per sviluppare una strategia correttiva, mettere in piedi un sistema di monitoraggio che sia indipendente e una piattaforma di informazione pubblica.
Le campagne intorno ad Acerra sono uno dei Sin (siti di interesse nazionale) più vasti e densamente popolati d’Italia, con 80 comuni coinvolti e 1,8 milioni di persone che vivono nell’area. Qui le bonifiche sono solo agli inizi, mentre i roghi continuano. E i cittadini continuano ad ammalarsi.
E dal 2009 è entrato in funzione il più grande inceneritore d’Italia, un impianto per i rifiuti urbani che incenerisce 111 chili pro capite all’anno di rifiuti, quanto incenerisce la Lombardia in 13 impianti e altrettanti territori”.
Alla sentenza del Cedu si è arrivati attraverso 41 istanze collettive presentate nel 2015 da più di 3.500 persone e da cinque organizzazioni con sede in Campania. Molte di queste persone hanno visto morire figli, fratelli, nipoti, si sono ammalati. Nell’area interessata, infatti, insieme all’inquinamento delle falde acquifere, saliva anche il numero dei casi di cancro.
Per Legambiente, la sentenza della Cedu richiama alla responsabilità un’intera classe politica bipartisan “che per anni ha sottovalutato, nascosto quello che accadeva in quel territorio”. Legambiente ha coniato il termine Ecomafia per il suo rapporto, raccogliendo le denunce che arrivavano dai circoli presenti sul territorio. “Si sono succeduti 12 governi nazionali e 5 a livello regionale senza trovare un ‘vaccino’ efficace.

 

Le candidature al Premio Attila 2024

Stanno pervenendo le prime candidature per votare il Premio “ai nostri figli peggiori, alle  personalità che si sono particolarmente distinte a danno dell’ambiente, della salute, della pace”. Le votazioni si concluderanno tradizionalmente il 28 febbraio. Dunque votate, con tanto di commenti: che verranno pubblicati.
Queste le candidature sopraggiunte:
Giorgia Meloni. Si vanta di essere una delle sette meraviglie del mondo (di cui tre italiane, con Mussolini e Berlusconi) per avere di nuovo riportato l’Italia al suo “posto al sole” nel mondo.
Antonio Tajani. Eterno secondo. Negli anni settanta fu vicesegretario del Fronte Monarchico Giovanile, ala junior dell’Unione Monarchica Italiana, la formazione politica vicina al ramo dei duchi di Aosta della famiglia di Savoia. Come già Vittorio Emanuele III, anche lui si esprime con comprensione nei confronti del Duce. All’ultimo convegno dell’Unione Monarchica Italiana: «Mussolini? Fino a quando non ha dichiarato guerra al mondo intero seguendo Hitler, fino a quando non s’è fatto promotore delle leggi razziali, a parte la vicenda drammatica di Matteotti, ha fatto delle cose positive per realizzare infrastrutture nel nostro Paese, poi le bonifiche».
Gennaro Sangiuliano. Oculatamente scelto quale titolare del Mi(ni)stero della Cultura che ha fatto in tempo a insegnare che “Cristoforo Colombo non ipotizzava di scoprire un nuovo continente, ma voleva raggiungere le Indie circumnavigando la terra sulla base delle teorie di Galileo Galilei”.
Giovanni Toti. Anche da Re Sole della Liguria, Giovanni Toti, detto l’Ammorbidente, non ha mai perso la faccia da scolaro con il grembiule bianco e il fiocco blu, seduto al primo banco nella classe che fu di Silvio Berlusconi, il mentore della sua vita, che tra una barzelletta e l’altra, tra una pupa in tacchi a spillo e uno scandalo ad personam, insegnava la grammatica del potere, l’apoteosi pubblicitaria del consenso, gli oscuri traffici di denari e altre utilità, che i teorici d’alta politica contemporanea chiamano “sangue e merda”, indispensabili ingredienti a confezionare pasti caldi per il pregiato pubblico degli elettori.
Bettino Craxi. Che era esule e non fuggito contumace, celebrato anche da Mattarella: “Le riforme di Craxi cambiarono l’Italia. Ha lasciato un grande segno nel Paese”.
Sergio Mattarella. Già vicepremier del governo che bombardò la Jugoslavia, mentre migliaia di magistrati con la Costituzione in mano uscivano dalle aule dell’anno giudiziario quando parlavano i rappresentanti dello sgoverno, più di tante parole ha colpito il suo silenzio: di garante supremo della Costituzione e dunque anche del potere giudiziario. Ma forse è meglio così: l’ultima volta che ha aperto bocca è stato per elogiare un ex premier pregiudicato per corruzione e finanziamento illecito che, dopo aver vilipeso la Giustizia del suo Paese, vi si era sottratto dandosi alla latitanza. Non resta che rimpiangere Pertini.
Volodymyr Zelens’kyj. Il tragico comico. Da anni dava del servo di Putin a chiunque gli chiedeva di negoziare con la Russia, e insultava chiunque gli capitasse a tiro, dal Papa all’Onu alla Croce Rossa; tipo: “Il Papa non può mediare, non è credibile, non capisce la politica: è filorusso”. Ora che la guerra è persa,vorrebbe che lo zar russo negoziasse con lui perché, proprio perché privo di legittimazione istituzionale, alla pari sente sé come lo zar ucraino.
Stefania Battistini.Sono davvero onorata come giornalista del servizio pubblico di ricevere l’onorificenza dell’Ordine della Principessa Olga III grado, che il presidente Zelensky ha voluto attribuirmi come inviato di guerra. Un riconoscimento importante per il lavoro che il Tg1 e la Rai tutta hanno svolto in questi mesi per coprire sul campo gli effetti dell’invasione russa in Ucraina”.
Vittorio Emanuele. È morto a Ginevra a 87 anni. Le esequie nella basilica di Superga. Suo nonno Vittorio Emanuele III mise il Paese nelle mani di un dittatore, lo spedì in guerre coloniali feroci, accettò l’alleanza con il nazismo, firmò leggi razziste e antisemite, lasciò portar via migliaia di cittadini italiani ebrei, abbandonò centinaia di migliaia di soldati nelle mani dei nazisti e infine scappò con ignominia. Anche Vittorio Emanuele, nel suo piccolo, ha generato tragedie: da ubriaco un suo colpo di fucile tolse la vita a giovane tedesco. Ma con lui la dinastia è soprattutto passata dalla tragedia alla farsa: dentro la storia invisibile e sotterranea, legata a lobby riservate, logge segrete, loggia P2, aristocrazie occulte impegnate in affari internazionali, spesso sul crinale tra legalità e illegalità, sempre ricco sfigato, anche come mercante d’armi.
Roberto Vannacci. Pier Luigi Bersani è stato condannato con un decreto penale per diffamazione aggravata nei confronti di Vannacci, allora generale dell’esercito e ora eurodeputato della Lega. L’ex segretario del Pd, durante un dibattito alla Festa dell’Unità  commentò il libro dell’ufficiale ‘Il mondo al contrario’: “Quando leggi quelle robe lì pensi: ‘Va bene dài, sciogliamo l’esercito, sciogliamo le istituzioni e facciamo un grandissimo bar’. Il Bar Italia. Dove puoi dare dell’invertito a un omosessuale, dove puoi dare della fattucchiera a una femminista, dove puoi dare del negro a un nero, dove puoi dire a un ebreo ‘ok la Shoah, ma non esageriamo’. Quel bar lì non sarebbe mai vuoto in Italia. Ma scusate, se in quel bar lì lui puoi dire tutte queste cose, è possibile dare del coglione a un generale?”.
L’intera Rassegna dei Premi Attila dal 2004 (pagine 125) è disponibile a chi ne fa richiesta a movimentodilottaperlasalute@reteambientalista.it

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contenuti 28 gennaio 2025

Solo allora potrete dimenticarci

«Non comprendo, non sopporto che si giudichi un uomo non per quello che è, ma per il gruppo a cui gli accade di appartenere» scrisse Primo Levi. E tutta la vita ci avrebbe messi in guardia: «Al termine della catena c’è sempre il Lager, l’annientamento, lo sterminio. Così è, la storia dell’umanità.»
Quella vergogna oggi ancora esiste, ed è anzi persino più funerea: perché c’è stata Auschwitz nel cuore della “nostra” Europa e perché da allora si è detto, prima timidamente, poi convintamente e poi addirittura istituzionalmente: «Mai più». Ma gli ottant’anni trascorsi da allora, con l’elenco interminabile di orrori che va da Hiroshima all’Algeria, dal Vietnam al Ruanda, dalla Jugoslavia all’Afghanistan, dalla Siria a Gaza, sembrano dirci, con Levi, che siamo ancora lì, e che la nostra volontà, che sia «buona», «nulla» o «scarsa», «non abbia valso a difesa».

 

Auschwitz, 27 gennaio 1945

La prima pattuglia russa giunse in vista del campo verso mezzogiorno del 27 gennaio 1945, dell’ultimo giorno di Auschwitz, sabato, quello destinato verificarne e a celebrarne la “liberazione”, e quindi la spettacolosa fine del regno della morte voluto, programmato e costruito dal nazismo al centro dell’Europa. Nel KZ Auschwitz, Konzentrationslager Auschwitz, aveva trovato la morte per opera dei nazisti, a partire dal giugno 1940, un numero imprecisato di esseri umani, forse un milione e centomila, probabilmente un milione e trecentomila: uomini e donne, in grande maggioranza ebrei (più di un milione di vittime), rom e sinti, sovietici di varie nazionalità, oppositori politici, cittadini polacchi, omosessuali, anziani e bambini. I rom, al pari degli ebrei (e dei sinti), testimoniavano un’antica e radicata passione omicida del nazismo. (Continua cliccando sul titolo)

 

Il modello Albania

Il sistema di deportazione è stato inaugurato da Meloni e Edi Rama nel 2023 con un accordo fra l’Italia e la sua ex colonia Albania. Sono realizzati due centri in territorio albanese a spese italiane, dove i migranti catturati in mare a 500 Km di distanza vengono deportati: dapprima nel porto di Shёngjin e poi nella vicina cittadina di Gjadёr configurata come un Cpr (Centro di permanenza per i rimpatri) volto a detenere in carcere i migranti in attesa di essere respinti nei Paesi di origine. Il tutto è una violazione della Convenzione di Ginevra e delle Convenzioni internazionali di diritto del mare: ultimo anello di una catena che, imprigionando le persone migranti in una speranza negata, è lo specchio perfetto delle politiche italiane ed europee in materia di flussi migratori. Un modello, sì, ma di disumanità.

 

Il modello America

Sfogliate il libro delle nefandezze umane.
Alla pagina dell’anno 1619, mese di agosto, troverete l’immagine di schiavi denudati e incatenati in fila per entrare nella stiva della nave Sao Joao Baptista e poi della White Lion, i bastimenti negrieri che dalle spiagge dell’Angola portavano i primi 33 schiavi a Jamestown, Virginia.
Quello era il viaggio di andata.

E ora confrontate quella immagine, dipinta 406 anni fa, con la fotografia rilasciata dalla Casa Bianca del 47° presidente Donald Trump, intitolata “Deportazione!”, dove la scena è clamorosamente capovolta, ci sono una trentina di disgraziati in fila indiana e in catene, come si addice agli schiavi, che stanno salendo dentro la stiva dell’aereo da trasporto militare per essere espulsi, buttati via, come si fa con gli avanzi di un pranzo durato 4 secoli. Uomini in divisa e armati di fucile mitragliatore controllano la partenza degli schiavi rinominati “clandestini”, proprio come quattro secoli fa i trafficanti bianchi, armati di mazze e spade controllavano gli arrivi dei “selvaggi” appena razziati dai villaggi africani. Dopo quei 33 schiavi in America ne sono arrivati tra i 9 e i 15 milioni, nessuno è in grado di conteggiare uomini e donne che valevano qualcosa in vita e nulla da morti. Hanno lavorato nei campi prima della canna da zucchero poi in quelli di cotone a costo zero, se si esclude il cibo per il sostentamento delle braccia. Generando una formidabile ricchezza nell’America dei pellegrini bianchi che di genocidio in genocidio, sgomberarono le terre dell’oro e della frontiera. Fino a decollare verso i fasti economici della Rivoluzione industriale proprio come i cugini dell’impero britannico che prelevavano schiavi dall’Africa all’Oriente. L’abbiamo chiamato progresso, ce ne vantiamo, convinti come siamo che la crudeltà servita ieri e rinnovata oggi, resterà per sempre nel conto dei debiti sospesi.

Pino Corrias

 

Se questo è un uomo

Modello Israele. Si immagini ora un uomo a cui, insieme con le persone amate, vengano tolti la sua casa, le sue abitudini, i suoi abiti, tutto infine, letteralmente tutto quanto possiede: sarà un uomo vuoto, ridotto a sofferenza e bisogno, dimentico di dignità e discernimento, poiché accade facilmente, a chi ha perso tutto, di perdere se stesso; tale quindi, che si potrà a cuor leggero decidere della sua vita o morte al di fuori di ogni senso di affinità umana; nel caso più fortunato, in base ad un puro giudizio di utilità. Si comprenderà allora il duplice significato del termine “Campo di annientamento”…
Clicca qui Primo Levi.

 

Milei: “Non mi sento solo, con me Trump, Musk, Meloni”

Modello Argentina. Clicca sul titolo.

 

Tra memoria e attualità: il mondo sanitario nel programma di eutanasia nazista

Emmi G., di soli 16 anni, fu una delle migliaia di vittime con disabilità durante il nazismo. Giudicata “schizofrenica”, venne sterilizzata e successivamente inviata a Meseritz-Obrawalde, dove venne uccisa il 7 dicembre 1942 con un’overdose di tranquillanti.
Per il Giorno della Memoria presentiamo un approfondimento dedicato alle figure del mondo sanitario che parteciparono al “Programma di eutanasia” in cui, tra il 1939 e il 1945, trovarono la morte circa 200.000 persone con disabilità o con disturbi psichici. «Crimini che bisogna continuare a studiare e a ricordare, per riconoscere, prevenire e contrastare il rischio del riemergere di logiche discriminatorie e delle loro pericolose ricadute umane…
Clicca qui Tra memoria e attualità: il mondo sanitario nel programma di eutanasia nazista

 

Ammaliamo il mondo. La salute al primo posto?

Il 22 e 23 febbraio 2025 si terrà il corso di formazione “AMMALIAMO IL MONDO – La salute al primo posto?” L’evento può essere seguito online in diretta live o vissuto in presenza, presso la Fabbrica delle “E” a Torino, in Corso Trapani 91/b. (Clicca sul titolo.) Interverranno relatori di indiscussa professionalità e competenza del mondo medico e scientifico, giornalisti e rappresentanti di organizzazioni da sempre in prima linea su queste tematiche: Legambiente, Sapereambiente, Libera, Gruppo Abele, ISDE Associazione Italiana Medici per l’Ambiente, Torino Respira, Premio Luisa Minazzi, Movimento di Lotta per la Salute G. Maccacaro.

 

Il programma di “Ammaliamo il mondo. La salute al primo posto?”

Clicca sul titolo per visionare il programma.

 

Pieno appoggio del PD all’invio di armi in Ucraina

Clicca sul titolo.

 

Al via le votazioni per il Premio Attila 2024

Nel 2005 “La Rete ambientalista, il coordinamento provinciale dei comitati e delle associazioni alessandrine”, istituì il “Premio Attila Alessandria 2004” da attribuirsi “alla personalità che a livello locale si è particolarmente distinta a danno dell’ambiente e della salute”. Le votazioni si celebrarono durante le ricorrenti assemblee popolari e tramite “gli oltre 500 indirizzi e-mail che compongono la nostra rete telematica” (scrivemmo orgogliosamente).
Oggi, a venti anni di distanza, ci rivolgiamo in Rete a oltre 42milapersone. Nel frattempo, il Premio ha assunto una dimensione nazionale, con (inopportuna) tendenza a passare i confini. Insomma, il Premio Attila è, nel suo genere, la più alta onorificenza italiana… dopo il Festival di Sanremo. Vincitori i nostri figli peggiori: industriali, politici, amministratori che nel corso dell’anno si sono particolarmente distinti a danno dell’ambiente, della salute e della pace. L’intera Rassegna dei Premi Attila è disponibile a chi ne fa richiesta.
Avviamo dunque le votazioni per il PREMIO ATTILA 2024 che si concluderanno tradizionalmente il 28 febbraio. Cominciate dunque a inviarci le candidature, possibilmente corredate dalla motivazioni (argute, probabilmente).

 

Tutta la storia di Spinetta Marengo raccontata in video da Lino Balza
Sul sito, le puntate 11 e 12. Ovvero la storia del movimento operaio alessandrino attraverso la lente di ingrandimento della fabbrica Montedison-Solvay, ovvero vista dal basso la storia italiana dell’ascesa e della caduta del Movimento operaio e dei Movimenti ecopacifisti.

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contenuti 19 gennaio 2025

2.000 miliardi di danni. La lobby dei Pfas e l’inciucione italiano

Rispetto a quando per la prima volta (nel 1990) scrivemmo che lo stabilimento di Spinetta Marengo scaricava Pfas in Bormida. Rispetto a quando dai primi anni 2000 eravamo in pochi, se non i soli, a diffondere sui Pfas informazioni e documenti internazionali sempre più allarmanti, anche trasmettendoli – come Movimento di lotta per la salute Maccacaro – in forma di esposti (20) alla Procura di Alessandria. Ebbene, rispetto a quei tempi, fino a quelli odierni, per tutti i quali ci appuntiamo la medaglietta di indefessa costanza, ebbene oggi si può affermare che la tragedia Pfas primeggia quasi in tutti gli organi di informazione, merito anche negli ultimissimi anni dell’accelerata mediatica della campagna di Greenpeace in Italia http://bit.ly/3FAJ7H0. Meglio tardi che mai. Ma non ancora a sufficienza.
Infatti, a tutt’oggi, le produzioni dei cancerogeni e tossici Pfas della Solvay non sono state fermate ad Alessandria e l’uso dei Pfas non è stato messo al bando in Italia.
Lo stallo malmostoso è il segno che la lobby delle aziende chimiche e industriali capitanata da Solvay è tutt’altro che rassegnata: grandi manovre sono in corso attorno ai processi Miteni di Vicenza e Solvay di Alessandria, con il sospetto che si voglia spegnerli, quando meno impacchettarli. In Veneto l’allarmato documento di Mamme No Pfas, Isde, Cillsa, Legambiente, Cgil Veneto e Rete dei comitati denuncia l’esistenza di un semiclandestino tavolo di autorità politiche, istituzionali e giudiziarie che tratta con le aziende imputate coprendone le responsabilità penali e risarcitorie
https://www.rete- ambientalista.it/2025/01/11/ delitto-perfetto-2-vicenza/.
In Piemonte: l’altro “inciucio” della tabula rasa dei patteggiamenti giudiziali a danno delle vittime e della bonifica, su cui hanno preso posizione Legambiente e Movimento di lotta per la salute Maccacaro https://www.rete- ambientalista.it/2025/01/11/ delitto-perfetto-2- alessandria/.
A lato di questo “inciucione”, la lobby è quanto mai aggressiva in campagne di pressione sui politici e di disinformazione atte a sviare l’attenzione pubblica dalle loro responsabilità verso i rischi per la salute e i relativi costi sociali (esemplari furono le campagne pro-tabacco). Lo scopo delle centinaia di lobbisti (addirittura Mario Draghi) è duplice: indebolire e affossare la proposta di Bruxelles di vietare la vendita e commercializzazione dei Pfas, e spostare il peso economico dei lavori di bonifica dalle aziende ai cittadini.
La multinazionale belga in Europa mantiene, con Ilham Kadri amministratrice delegata di Syensqo spin off di Solvay, un ruolo apicale nella “Campagna di disinformazione” dopo la richiesta di restrizione e divieto dei Pfas promossa nel 2023 dai cinque Stati europei (Danimarca, Germania, Norvegia, Olanda, Svezia). La campagna punta all’esclusione dal divieto dei fluoro polimeri, da considerarsi innocui prodotti finiti rispetto ai Pfas “storici” intermedi di produzione, e soprattutto da affermarsi essenziali per lo sviluppo della nuova tecnologia verde sponsorizzata dal Green Deal e finanziata in parte dal PNRR. Il nuovo fluoropolimero essenziale per l’idrogeno verde sarebbe Aquivion, che dal 2025 a Spinetta noi produrremo senza utilizzo di Pfas”. Falso. Aquivion rimane un Pfas e una volta riversato in ambiente il prodotto degrada in Pfas”: clicca qui.
Nella sua campagna, la lobby sta anche fronteggiando l’indagine interdisciplinare transfrontaliera coordinata da Le Monde, Forever Lobbying Project (FLP), che coinvolge 46 giornalisti di diverse redazioni, 18 esperti accademici e avvocati internazionali e 29 media partner in 16 Paesi.
L’indagine “sulla peggiore crisi di inquinamento che l’umanità abbia dovuto affrontare”, utilizzando una metodologia articolata e basata su criteri scientifici, ha infatti portato a galla quanto costerà ripulire dal “veleno del secolo” 23.000 siti in Europa, tra cui quelli, come Alessandria e Vicenza, considerati “hotspot PFAS”, dove la contaminazione ha già dimostrato di aver raggiunto livelli particolarmente pericolosi per la salute delle popolazioni esposte. A prescindere dagli incalcolabili costi umani e sociali in morti e ammalati e dall’impatto dei PFAS sui nostri sistemi sanitari, l’indagine si è “limitata” a calcolare i costi per bonificare le falde acquifere e i terreni impregnati di PFAS.
La cifra è da capogiro, ed equivale a 2 trilioni e mezzo di euro, 2,5mila miliardi di euro in un periodo di 20 anni, ovvero un costo annuale pari a 100 miliardi di euro. Per l’Italia, ad esempio, l’opera di pulizia costerebbe intorno a 12 miliardi di euro l’anno: stima assai per difetto se solo si guardano i costi depositati presso il tribunale di Vicenza. Cifre che comunque esploderebbero ulteriormente, in perpetuo, se non ci sarà lo stop immediato dei Pfas.
Il nodo politico è: questi costi da chi verranno affrontati? Dalle aziende che hanno messo in circolazione il PFAS, o dai cittadini tramite le proprie tasse?
Il principio sarebbe: chi inquina paga. Dunque il nodo è politico: mentre gli altri Paesi CEE chiedono a gran voce all’Agenzia Europea delle Sostanze Chimiche (ECHA) di mettere al bando i PFAS, in Italia la storica complicità politica e sindacale, delle istituzioni locali e governative, non ferma le produzioni Pfas della Solvay a Spinetta Marengo, primo indispensabile passo verso il divieto in Italia dell’uso di Pfas in tutte le manifatture, come fu (nel 1992) per l’Eternit e l’amianto.
Lino Balza, Movimento di lotta per la salute Maccacaro

 

Pfas anche nei cinturini degli smartwatch

Ormai l’elenco dei prodotti di largo consumo con Pfas è talmente lungo che, sintetizzando, si può dire che va dalla carta igienica, passando per le pentole antiaderenti, fino… ai cinturini degli orologi.
Nei cinturini degli smartwatch e fitness tracker a rilasciare più Pfas sulla nostra pelle sono proprio quelli di marche “premium”, di giganti come Apple, Nike, Fitbit (di proprietà di Google) e Samsung. Lo studio è opera di un team di ricerca dell’Università statunitense di Notre Dame, guidato dal professor Graham Peaslee, che ha analizzato 22 cinturini realizzati con materiali diversi, tra cui fluoro elastomeri (Pfas), plastica, pelle e metalli. Addirittura sono proprio i cinturini con un costo superiore a 30 dollari quelli che presentano livelli più elevati di fluoro, indicatore della presenza di Pfas, rispetto a quelli con un prezzo inferiore a 15 dollari.
Già gli studi precedenti, esempio dell’Istituto tedesco Bundesinstitut für Risikobewertung (BfR) per quanto riguarda cosmetici e creme solari, hanno dimostrato che i Pfas, non solo respirati e mangiati, sono anche assorbiti dalla pelle e perfino con presenza minima contaminano il sangue per anni.

 

Plin plin

Ne abbiamo più volte documentato, non è una novità (esempio in questo articolo). L’ennesima conferma arriva da un test effettuato dall’associazione ambientalista Pesticide Action Network Europe (PAN Europe) che ha portato in laboratorio 19 marchi di acqua minerale provenienti da diversi Paesi europei, trovando in più della metà di esse acido trifluoroacetico (TFA), una piccola molecola che fa parte della categoria degli PFAS.

 

Acqua con Pfas in rubinetto e bottiglie

Una nuova analisi, pubblicata in esclusiva dal Guardian, ha rivelato che le fonti d’acqua potabile in tutto il Regno Unito sono contaminate dai Pfas. Le più alte concentrazioni sono state rilevate in aree che ospitano grandi aree industriali (Ucelby e Barrow nel Lincolnshire) e vicino alle basi militari RAF (nel West Suffolk e nel Norfolk). Un rapporto dell’Environmental Agency ha dichiarato che potrebbero esserci fino a 10.000 siti contaminati: anche in Inghilterra le principali fonti di inquinamento sono le industrie chimiche, i siti militari, gli aeroporti, gli impianti di trattamento delle acque reflue, aziende produttrici di carta, pelle, tessuti e siti di smaltimento dei rifiuti, fanghi di depurazione sparsi su terreni ad uso agricolo. L’associazione di categoria Water UK chiede di “vietare i PFAS e sviluppare un piano nazionale per rimuoverli dall’ambiente, che dovrebbe essere pagato dai produttori”.

 

Prima conta del genocidio a Gaza

In attesa del futuro aggiornamento per malattie, fame, freddo, senza case, scuole, ospedali.
Clicca qui. Traumatici injury mortality in the #Gaza Strip from Oct 7, 2023, to June 30, 2024: a capture–recapture analysis – The Lancet
Clicca qui la traduzione italiana “Abbiamo stimato 64.260 decessi…

 

Violazioni dei diritti umani nella guerra in Ucraina

Il rapporto delle Nazioni Unite menzionato nell’articolo di InsideOver
https://it.insideover.com/ guerra/ucraina-e-russia-il- rapporto-onu-sulle-violazioni- del-diritto-non-risparmia- nessuno.html
evidenzia violazioni del diritto internazionale commesse sia dalla Russia che dall’Ucraina nel contesto del conflitto in corso. Secondo il rapporto, entrambe le parti sono responsabili di azioni che contravvengono alle norme internazionali, senza che nessuna delle due possa essere considerata esente da colpe.
In particolare, il rapporto documenta casi di maltrattamenti e torture subiti dai prigionieri di guerra di entrambe le nazionalità. Sono state condotte interviste con 174 prigionieri di guerra ucraini negli ultimi 18 mesi, e quasi tutti (169 su 174) hanno fornito resoconti di maltrattamenti durante la detenzione.
Queste violazioni includono trattamenti inumani e degradanti, che rappresentano una delle pagine più dolorose e meno espresse di questo conflitto.
Il rapporto sottolinea l’importanza di rispettare il diritto internazionale umanitario e i diritti umani, esortando entrambe le parti a cessare immediatamente tali pratiche e a garantire la protezione dei civili e dei prigionieri di guerra.

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contenuti 12 gennaio 2025

Delitto perfetto 1. Vicenza

Grandi manovre attorno ai processi di Vicenza e Alessandria, rispettivamente contro Miteni (Mitsubishi e Icig) e contro Solvay, con il sospetto che si voglia spegnerli, quando meno impacchettarli.

A Vicenza il processo Miteni, sulle responsabilità del maxi inquinamento da Pfas in Veneto, arriva alle ultime battute: a febbraio inizieranno la requisitoria del pubblico ministero e le arringhe delle parti civili e delle difese. Incombe sempre l’ombra della prescrizione.
In questo contesto si colloca l’allarmato documento dei comitati e delle associazioni ambientaliste del Veneto. L’esplosiva presa di posizione denuncia l’esistenza di “Un tavolo di autorità politiche, istituzionali e giudiziarie che si sta occupando in modo alquanto misterioso della trattativa con le società coinvolte nel processo per disastro ambientale e inquinamento di acque”. È più di un sospetto, in quanto precisano:
Da un’audizione in Commissione parlamentare del procuratore Lino Giorgio Bruno è emersa l’esistenza di un tavolo, oltre quelli istituzionali, di cui non si conosce né la composizione, né i contenuti discussi, le priorità stabilite e i risultati conseguiti. Incontri promossi dal prefetto di Vicenza vedono la partecipazione dello stesso procuratore, di rappresentanti della Provincia, dei legali delle tre aziende imputate, nonché della Marzotto, la società che oltre quarant’anni fa diede vita alla Rimar, le cui ricerche portarono poi alla costituzione della Miteni, l’origine degli sversamenti chimici”.
L’accusa è precisa: “Riteniamo grave questo modo di agire connotato da poca trasparenza e scarsissima informazione”, che tende a coprire dodici anni di inefficienze e omissioni istituzionali, compresa la magistratura. L’opacità riguarda “lo stato della bonifica, sia per il terreno che per la falda”; fatto sta che “né la bonifica né la messa in sicurezza del sito sono cominciate”, mentre “non si ha notizia dell’avvio di un’indagine per omessa bonifica, che pur costituisce un reato gravemente punito dalla legge”.
Manca un aggiornamento da parte della Regione della mappa delle zone impattate, anche con campionamenti di terreni e degli alimenti. A loro volta, le indagini epidemiologiche sono ferme a uno studio di cinque anni fa e la mappa delle zone contaminate non viene aggiornata. Tant’è che “allo studio di mortalità nella popolazione veneta (4.000 decessi in più rispetto alla media di altre zone) non è stato dato seguito in termini di misure conseguenti”.

In definitiva, sarebbe un “inciucio”. “Dietro le quinte, un tavolo di autorità politiche, istituzionali e giudiziarie, senza trasparenza si sta occupando della trattativa con le società coinvolte, con l’effetto di avvolgere nel silenzio un disastro ambientale di portata epocale irrisolto”. Sapendo che “l’inquinamento continua inesorabilmente a scendere verso valle e a propagarsi, bioaccumulandosi in ambiente e negli organismi”. In più, sarebbe un “inciucione” se dietro le quinte, ci fosse lo zampino di Solvay, che ha tutto l’interesse di instaurare una “pax Pfas” in Italia.

 

Delitto Perfetto 2. Alessandria

Grandi manovre attorno ai processi di Vicenza e Alessandria; rispettivamente contro Miteni (Mitsubishi e Icig) e contro Solvay, con il sospetto che si voglia spegnerli, quanto meno impacchettarli.

Ad Alessandria, per il 2° processo Solvay, il nuovo staff legale della multinazionale sta cercando di strozzarlo “in nuce”. Ha proposto il “patteggiamento”, che ha provocato un ulteriore rinvio delle udienze di altri sei mesi. La mossa successiva potrà essere la richiesta premiale di “giudizio abbreviato”. Infine, è pronta la “rimessione alla sede” per incompatibilità ambientale (processo a Milano).
Andando per ordine. Circolante in sordina tra avvocati (come rivelammo alcuni mesi fa), oggi, dopo l’udienza dal GUP del 20 dicembre 2024, è ufficialmente avviato un patteggiamento (rectius) premiale da condursi con tavoli di trattative tra gli imputati e le parti civili. La Procura rinuncerebbe alla celebrazione del processo secondo gli iniziali capi di imputazione e relative pene e risarcimenti.
Il fine della multinazionale belga sarebbe di alleggerire ulteriormente i reati, ma soprattutto di prendersi in tranquillità il tempo necessario per la sua strategia post 2026. Soprattutto cioè di allentare il fiato sul collo da parte dell’opinione pubblica che addita Regione, Sindaco e Governo come complici di Solvay, e chiede biomonitoraggi di massa per la popolazione e addirittura ordinanze di chiusura degli impianti, nonché una legge nazionale di bando dei Pfas.
Non a caso gli avvocati di Comune, Regione e Governo sono entusiasti del “tavolo di trattative”. Non lo sono le Associazioni, tra cui quelle parti civili presenti al processo, 46 ONG e 40 scienziati che hanno appena firmato alla Commissione Europea per le restrizioni della produzione e dell’uso dei Pfas.
La “tabula rasa” dei patteggiamenti non passerebbe senza colpo ferire fra la popolazione alessandrina, tra le vittime malati e morti. Immediate le reazioni di Legambiente e Movimento di lotta per la salute Maccacaro. Patteggiare significherebbe impedire ai lavoratori e ai cittadini danneggiati di costituirsi parte lesa in sede civile e chiedere, almeno in quella sede, il risarcimento dei danni subìti invece che elemosine.
A prescindere da etica e morale, l’avallo di patteggiamento o rito abbreviato sarebbero giuridicamente una figuraccia clamorosa per la nuova Procura, dopo le critiche indirizzate alla vecchia che ha istruito i capi di imputazione sui reati di colpa piuttosto che di dolo.

Nessuno, infatti, può nascondersi dietro un dito. Il combinato disposto fra capo di imputazione colposo e patteggiamento chiarirebbe anche ai più miopi che questo processo, anche questo processo, non determinerebbe la bonifica del sito chimico di Spinetta Marengo. Il patteggiamento non può essere “venduto” come avvio di una vera bonifica. La “conditio sine qua non” per l’avvio di una vera bonifica è invece la chiusura delle produzioni inquinanti: non può esistere bonifica mentre si sta continuando a inquinare terra-acqua-aria. Per svuotare la vasca bisogna prima chiudere il rubinetto. Altrimenti va avanti eterna l’innocua manfrina del primo processo Solvay, anno 2009, per la quale ancora oggi sono in discussione con gli enti locali la “caratterizzazione del sito” e l’“analisi del rischio”, dell’irrisolto micidiale cromo esavalente (e altri 20 veleni tossico cancerogeni), mentre si è aggiunto il dilagare dei Pfas: appena la punta dell’iceberg di una realtà territoriale su cui incombe uno “stabilimento a rischio di incidente rilevante”, in pieno centro abitato, oltremodo più pericoloso del deposito Eni di Calenzano.

 

Mappa interattiva dei Pfas veneti

ll dott. Vincenzo Cordiano (ISDE Veneto), nel suo blog https://www.vincenzocordiano. i… ha pubblicato una mappa, da lui realizzata, sulla presenza di PFAS nelle acque del Veneto. La mappa interattiva consente di visualizzare le località nelle quali i tecnici dell’ARPA (Agenzia Regionale per la Protezione Ambientale) del Veneto hanno eseguito la ricerca delle Sostanze perfluoroalchiliche.

Leggi il resto

 

I tumori provocati dai Pfas

Luca Chiovato, ordinario di Endocrinologia all’Università di Pavia, membro di lungo corso della Società Italiana di Endocrinologia, della European Society of Endocrinology e la Endocrine Society Americana, è dal punto di vista scientifico uno dei più titolati a parlare di Pfas. È stato uno dei primissimi in Italia ad occuparsi dei Pfas distruttori endocrini, creando all’Irccs Maugeri di Pavia, un Laboratorio di ricerca dedicato già nei primi anni 2000.

In questa intervista
https://gognablog.sherpa- gate.com/lendocrinologo-come- i-pfas-ci-avvelenano/
Chiovato illustra come i Pfas operino sull’organismo dell’uomo come distruttori endocrino-metabolici.
Quale il grado di pericolosità?
Diminuzione della fertilità (riduzione numero spermatozoi), ipertensione arteriosa durante la gravidanza, neonati sottopeso, abbassamento della risposta anticorpale in adulti e bambini, innalzamento dei livelli di colesterolo,
obesità, diabete tipo 2, dislipidemia, aumento dei rischi di malattie ad assi gonadici e alla tiroide, lesioni al fegato, colite ulcerosa, ipotiroidismo nei giovani (in gravidanza: conseguenze sullo sviluppo mentale dei neonati, malformazioni congenite, criptorchidismo (mancata discesa dei testicoli nel bambino), pubertà precoce. In particolare, le neoplasie: tumori ai reni e ai testicoli, tumori femminili ormono-dipendenti, come quelli di mammella e utero nelle donne, tumore alla tiroide (per anni oggetto di controversie, ma uno studio caso-controllo multicentrico Usa-Olanda-Israele, pubblicato nel 2023, ha stabilito il rapporto tra Pfos e carcinoma papillare della tiroide).

Nella stessa intervista, Chiovato sottolinea le caratteristiche di pericolosità dei Pfas: largamente utilizzati in tutti i prodotti industriali (dalle pentole antiaderenti alle carte igieniche) in quanto respingono sia acqua, sia grassi e resistono al calore, ma resistono alla degradazione chimica/microbica e hanno elevata solubilità in acqua, non sono biodegradabili quindi sono inquinanti organici persistenti, forever chemicals, la loro emitività, vale a dire il loro tempo di decadenza nell’ambiente è di 41-92 anni e l’emivita di eliminazione nell’uomo è di 3-7 anni.

Insomma, conviene il professore, siccome non ci sono antidoti per i Pfas, ce ne sarebbe abbastanza per metterli al bando come la Francia ha fatto. A maggior ragione perché le grandi compagni chimiche americane hanno “volontariamente” eliminato l’uso di Pfoa e Pfos nei primi anni 2000.

 

Il bisfenolo colpisce nell’anonimato

Già vietato nell’UE per i biberon (nel 2011!) e prodotti simili, la Commissione Europea ha adottato il divieto sull’uso del bisfenolo A (BPA) nei materiali che entrano a contatto con gli alimenti o bevande come il rivestimento su lattine di metallo, bottiglie di plastica riutilizzabili per bevande, refrigeratori per la distribuzione dell’acqua e altri utensili da cucina. Il divieto tiene conto dell’ultima valutazione scientifica dell’Autorità europea per la sicurezza alimentare (EFSA) dannosi sul sistemi immunitario riproduttivi ed endocrino. Clicca qui.

Nell’attualità del 2°processo Solvay in Alessandria, rimarchiamo le responsabilità dei mancati fattuali riscontri agli esposti (pec, a firma Lino Balza) a Procura-Prefetto-Arpa, a conferma di quanto avevamo denunciato: alla Solvay di Spinetta Marengo nel cocktail con i PFAS (PFOA, C6O4, ADV) tra gli interferenti endocrini c’è anche il bisfenolo nelle sostanze in uso.
Ci ricordiamo gli esposti alla Procura di Alessandria, dal 2009, del “Movimento di lotta per la salute Maccacaro”? Oltre ai Pfas in acque e aria, e nel sangue dei lavoratori! denunciavamo – sulla base degli allarmi internazionali – l’utilizzo nella Solvay di Spinetta Marengo anche del bisfenolo, tossico e cancerogeno. Di cui le autorità sanitarie, Arpa, Asl, e politiche, Comune, Provincia, nulla sapevano o fingevano di non sapere. Sta di fatto che nessuno è intervenuto ad Alessandria, neppure la magistratura.

 

Pfas anche nell’Adige

“Operazione fiumicondotta da Legambiente con il supporto tecnico di Arpav. Pfas anche nell’Adige. La presenza di Pfas era già emersa nel Po e il dito si è puntato sullo stabilimento piemontese della Solvay a Spinetta di Marengo. Una presenza di Pfoa confermata nelle acque campionate a Porto Tolle e Zevio.

Nel “Monitoraggio delle sostanze perfluoroalchiliche nelle acque superficiali del Veneto 2013 – 2018”, del resto, erano stati trovati anche nello scolo Poazzo, oltre che in Brenta, Fratta Gorzone, Bacchiglione, bacino scolante nella laguna di Venezia, Livenza, Po e Sile.

 

In Europa crescita di alta concentrazione di PFAS nell’acqua dolce, compresa l’acqua potabile

Sono state pubblicate sulla Gazzetta Ufficiale dell’Unione Europea le “Linee guida tecniche sui metodi d’analisi per il monitoraggio delle sostanze per- e polifluoro alchiliche (PFAS) nelle acque destinate al consumo umano”. Nel documento si legge che “si rileva in tutta l’UE la crescita del numero di casi di alta concentrazione di PFAS nell’acqua dolce, compresa l’acqua potabile”, per questo la Commissione, con queste nuove linee guida, vuole imprimere un’accelerazione al monitoraggio dei PFAS con criteri omogenei nell’ambito dell’Unione Europea, in base a quanto stabilito dalla direttiva (UE) 2020/2184, recepita in Italia con il D.Lgs. 23 febbraio 2023, n.18). Clicca qui.

 

Occhio ai Pfas nelle vongole

Nuova allerta alimentare per un lotto di vongole del Pacifico surgelate. Il Ministero della Salute ha disposto il ritiro da un ipermercato di vongole sgusciate e surgelate: “Vongole del Pacifico sgusciate cotte surgelate” da 800 grammi del marchio Coralfish, importate da Panapesca Spa. Il nome del produttore è Ngoc Ha Co food processing and trading, con base in Vietnam. I supermercati dovrebbero aver provveduto a rimuovere dagli scaffali le confezioni.

L’esposizione ai PFAS dunque non avviene solamente nelle zone altamente contaminate, ma anche, magari attraverso imballaggi alimentari, mangiando frutta, verdura, carne e derivati e prodotti ittici. Su questi ultimi lo studio americano condotto nel New Hampshire tra i principali consumatori di frutti di mare degli Usa ha evidenziato come il consumo frequente di frutti di mare comporti una maggiore esposizione ai PFAS. Per quanto riguarda frutta e verdura, invece, è l’ONG PAN Europe a fare un quadro della situazione, tutt’altro che positivo: negli ultimi 10 anni, c’è stato un aumento del 220% delle tracce di forever chemicals in frutta e ortaggi dell’Ue. Altri studi hanno rilevato le sostanze per-e polifluoralchiliche anche in carne (soprattutto lavorata), uova, riso bianco e caffè.

 

Usare carta da forno solo se con l’etichetta “pfas free”

Alternative alle carte da forno sono i tappetini riutilizzabili in silicone alimentare che possono essere usati centinaia di volte, ma è importanza cruciale affidarsi ad aziende che espongono nelle confezioni i marchi sulla sicurezza alimentare. L’alternativa semplice è l’uso di grassi naturali (come l’olio d’oliva), oppure di foglie naturali, come quelle di banano, di vite o di cavolo. L’alternativa globale è chiudere le produzioni Pfas di Spinetta Marengo e vietare per legge l’uso e il consumo di tutti i prodotti contenenti Pfas. L’Associazione Italiana Medici per l’Ambiente (ISDE Italia) ha pubblicato un position paper che raccoglie ricerche e documenti che analizzano gli effetti sulla salute dei PFAS tossici e cancerogeni.

 

L’Italia cuoce nei Pfas a fuoco lento

Sono passati più di vent’anni da quando, già licenziato e riassunto di nuovo dal pretore, stavo facendo campagna in Italia contro l’uso delle ormai famose “padelle antiaderenti” ai cibi, antiaderenti grazie al miracoloso Teflon prodotto dalla Solvay di Spinetta Marengo (AL), azienda di cui ero dipendente. Eppure vedo ancora oggi esposte nei negozi padelle antiaderenti senza il marchio “Pfas free”, malgrado che nel frattempo la cancerogenicità del PFOA sia ormai scientificamente assodata e allertata. E malgrado che siano tranquillamente disponibili pentole e padelle in acciaio inox, ghisa, titanio, vetro e ceramica certificata. C’è da trasecolare, infine, a pensare in chissà quante cucine si stiano cuocendo Pfas a oltre 260 gradi addirittura in padelle consumate e graffiate. D’altronde nessuna legge vieta alla Solvay la produzione di Pfas “forever chemicals” e il suo uso in una infinità di prodotti agricoli, alimentari, industriali, chimici, farmaceutici, ecc.

 

I pfas su GOGNAblog

Aggiornamenti di Gogna Blog sulla vicenda Pfas della Solvay di Spinetta Marengo. Clicca qui.

 

No al nuovo invio di armi italiane in Ucraina

Campagna: No al nuovo invio di armi italiane in Ucraina promossa da Alex Zanotelli e altre personalità (vedi elenco).
Chiediamo ai parlamentari italiani – ai sensi dell’articolo 50 della Costituzione Italiana – di formulare un atto di indirizzo contrario ad alimentare la guerra in Ucraina mediante l’ulteriore fornitura di armi e di rifiutare la conversione in legge del decreto 200/2024. Riteniamo che questo nuovo invio vada contro gli interessi stessi della popolazione ucraina, che in sempre maggior numero rifiuta di andare a combattere (800.000 renitenti alla leva, secondo la stima del presidente della commissione Affari economici del Parlamento ucraino, Dmytro Natalukha, riferito al quotidiano “Financial Time”).

 

I morti sul lavoro nell’intero 2024 a cura dell’Osservatorio di Bologna morti sul lavoro

Clicca qui il report a cura di Carlo Soricelli. Tutti i dati sono scandalosi, per le donne, gli stranieri, gli autotrasportatori ecc. Fra tutti, è incredibile la strage di anziani che muoiono lavorando: sono oltre il 30% degli ultrasessantenni e di questi sempre sui luoghi di lavoro 157 hanno addirittura più di 70 anni. È davvero incredibile non fare nessuna distinzione sull’età per andare in pensione tra chi svolge un lavoro pericoloso e chi no.

 

Anche a colpi di espropri illegittimi

ll movimento No-Tav denuncia l’illegittimità degli espropri avvenuti nel terreno di San Giuliano coinvolgendo attivisti ed eredi. «Le convocazioni di Nicoletta Dosio, per la quota eredita dal marito, e di altri eredi dei 1054 proprietari originari del terreno di San Giuliano dimostrano che il violento sgombero del presidio Sole e Baleno nell’ottobre scorso, e la conseguente occupazione da parte di Telt, sono avvenute in modo totalmente illegittimo, violando i diritti dei comproprietari» denuncia il movimento No Tav, che nella frazione alle porte di Susa ha dato vita ad una mobilitazione accanto all’area dove ad ottobre sono partite le procedure di esproprio per permettere di acquisire il terreno lungo la ferrovia Susa-Bussoleno, destinato ad accogliere parte del futuro cantiere per la costruzione della stazione internazionale della Torino-Lione.

Insieme a Nicoletta Dosio, anche altri eredi di alcuni dei 1054 proprietari dell’appezzamento acquistato collettivamente dagli attivisti nel 2012, in occasione della campagna “Compra un posto in prima fila” lanciata dal movimento ambientalista valsusino. «Io oggi non ho firmato nulla, come non l’avevo fatto a ottobre per la mia quota di proprietà, e non sono andata a constatare lo stato dei luoghi perché l’area del presidio è stata devastata in questi mesi, e c’è solo da constatare che dove un tempo c’erano orti e pascoli oggi resta solo un cumulo di ferraglia e asfalto» sottolinea Nicoletta Dosio, chiamata stavolta a cedere la proprietà della quota ereditata in seguito alla scomparsa del marito, Silvano Giai, lo scorso anno.

Nei prossimi mesi si passerà poi all’esproprio delle tre abitazioni che sorgono lì vicino, destinate all’abbattimento per far spazio ai cantieri della Torino-Lione: «L’ennesimo scempio in una Valle già devastata ai tempi della costruzione dell’autostrada» conclude il movimento No Tav, che ribadisce di «aver già denunciato, con due diversi esposti presentati in Procura nei mesi scorsi, l’illegittimità delle operazioni portate avanti in questi mesi nell’area un tempo occupata dal presidio Sole e Baleno».

 

Tutta la storia di Spinetta raccontata in video da Lino Balza. L’attualità del pensiero di Giulio Alfredo Maccacaro
Decima puntata

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contenuti 4 gennaio 2025


L’Italia tagliata a fette

Sempre migliori le notizie per i fabbricanti di armi in tutto il mondo. Nel 2024, le fabbriche per il terzo anno consecutivo, hanno marciato a pieno ritmo. Dal 2025, con Donald Trump, la corsa al riarmo sarà ancora più forsennata, specie in Europa. Trump vuole infatti che i paesi Nato aumentino la spesa militare al 5% del Pil. Per l’Italia, ferma all’1,5%, vorrebbe dire spendere 50 miliardi in più all’anno, rispetto a una spesa che per l’anno prossimo è fissata in 32,2 miliardi, un nuovo record peraltro. Ottime prospettive dunque anche per Fincantieri, Avio e Leonardo. Quest’ultima appena in undicesima posizione (clicca qui) nella classifica del settore che mostra che le cinque più grandi del mondo sono tutte statunitensi: Lockheed Martin, Rtx-Raytheon, Northrop Grumman, General Dynamics e Boeing. Per le famiglie, rincaro ovviamente per le tariffe energetiche, bollette luce e gas, code negli ospedali, calcinacci nelle scuole…

 

Lettera aperta di matematici contro il genocidio di Israele

I 1.078 firmatari denunciano il genocidio e chiedono di tagliare i ponti con le istituzioni israeliane che non lo condannano.

Il 7 ottobre 2023 Hamas ha compiuto un attacco terroristico in Israele, uccidendo più di 1.200 persone su una popolazione di 9,5 milioni, tra cui oltre 800 civili e almeno 33 minorenni, e ferendone altri 5.400. L’attacco ha portato anche alla cattura di 248 ostaggi, circa 100 dei quali ancora detenuti a Gaza. Da allora il governo israeliano ha lanciato una violenta risposta di genocidio contro la popolazione palestinese di Gaza, sotto gli occhi della comunità internazionale.

Alla fine di ottobre 2024 le vittime identificate avevano raggiunto quota 43.061, tra cui oltre 13.735 bambini, 7.216 donne e 3.447 anziani, con oltre 100.000 feriti, su una popolazione di 2,3 milioni. Migliaia di altre vittime rimangono disperse, sepolte sotto le macerie. L’esercito israeliano sta infliggendo ai civili palestinesi non meno che l’equivalente di un 7 ottobre ogni dieci giorni, e lo fa da più di un anno.

Il Segretario generale delle Nazioni Unite António Guterres…
Continua su https://zeitun.info/2024/12/ 20/lettera-aperta-di- matematici-contro-il- genocidio-a-gaza/

 

Boicottaggio natalizio a Carrefour

Si è tenuta la giornata nazionale di boicottaggio a Carrefour, un’iniziativa lanciata da BDS* Italia per denunciare le complicità di Carrefour con il genocidio in corso a Gaza e il sistema di apartheid israeliano. L’obiettivo è sensibilizzare l’opinione pubblica e fare pressione affinché Carrefour interrompa collaborazioni con aziende coinvolte nella colonizzazione illegale israeliana.

Carrefour è accusata di complicità attraverso partnership con aziende israeliane come Electra Consumer Products e Yenot Bitan, entrambe coinvolte nella colonizzazione illegale. Una filiale Carrefour risulta aperta a Modi’in-Maccabim-Re’ut, una colonia illegale secondo il diritto internazionale. Inoltre, a maggio 2023, Carrefour ha stretto collaborazioni con sei start-up israeliane che operano nei settori dell’intelligenza artificiale e della cybersecurity. Non solo: l’azienda è accusata di sostenere l’esercito israeliano fornendo gratuitamente razioni alimentari, aggravando il genocidio in corso a Gaza.

* BDS Italia – sezione italiana per il movimento a guida palestinese per il boicottaggio, disinvestimento e sanzioni contro Israele. Clicca qui.

 

Un utile regalo di natale

La Regione Lombardia, molto previdente, ha disposto 30 microdepositi sul territorio regionale dedicati allo stoccaggio di ioduro di potassio quale “antidoto da distribuire alla popolazione”: lo iodio, infatti, assiste il funzionamento della tiroide nel caso di esposizione alle radiazioni nucleari. La delibera è, appunto, “in considerazione delle crescenti preoccupazioni per il potenziale rilascio di sostanze radioattive causate dagli scontri in Ucraina”. Per un bresciano, infatti, è evidente la connessione tra un attacco missilistico russo e il grande deposito di bombe nucleari americane a Ghedi – in provincia – da poco ammodernate e rese aviotrasportabili. Ma anche altre Regioni dovrebbero attrezzarsi in tal senso.

 

“Qui non ci sono i pesci grossi”
Papa Francesco entrando nel carcere di Rebibbia.

 

Il presepe morente

A Genova è stato installato un “presepe morente”, durante un flashmob, che ha voluto commemorare i più degli 800 neonati uccisi nella Striscia di Gaza in quattordici mesi. I neonati sepolti sotto le macerie che cercano l’ultimo respiro e quelli morti per mancanza di cure, per malnutrizione e malattie respiratorie a causa dei bombardamenti israeliani sugli ospedali nella totale violazione del diritto internazionale.

Sono stati sparsi fagottini bianchi macchiati di pittura rosso sangue ancora fresca, nella piazza principale della città, tra il Palazzo Ducale, la Regione Liguria coperti di luminarie e il classico mercatino natalizio di baite che, con i cartelloni pubblicitari che invitano agli acquisti, hanno provocato un grande contrasto con il presepe morente.

 

Summit mondiale premi Nobel per la pace

Dopo quattro giorni dinamici e stimolanti, il 19esimo vertice mondiale dei premi Nobel per la Pace a Monterrey nel Messico si è chiuso con successo. E nel 2024 il premio Nobel per la pace è assegnato all’organizzazione giapponese Nihon Hidankyo, formata dai sopravvissuti alle devastazioni avvenute ad Hiroshima e a Nagasaki, per un mondo libero dalle armi nucleari. Clicca qui.

 

Non possiamo più dirci cristiani

La dimensione della misericordia, dell’accoglienza e della pace, è stata messa da parte nel mondo occidentale: ha scelto sciaguratamente la via delle armi per la soluzione dei conflitti, ha privilegiato il riarmo al disarmo, tagliando le spese sociali, in particolare quelle per l’istruzione e per la salute.

Ha preferito chiudere i porti e le frontiere, respingere i profughi che fuggono dalle guerre e i migranti costretti a lasciare le loro dimore a causa delle carestie, dei cambiamenti climatici, della devastazione delle foreste. L’Europa chiusasi in fortezza, come se fosse assediata da eserciti, ha fatto sì che il Mediterraneo diventasse un enorme cimitero.

Il Parlamento italiano ha emanato leggi che riducono il migrante irregolare a delinquente, e creato i CpR, centri di detenzione peggiori delle carceri. Un ministro del governo ha impedito a navi piene di naufraghi, salvati da morte sicura, di approdare al porto più vicino, lasciandoli per giorni e giorni in condizioni disumane. Salvini, il ministro del nostro Paese che “difende i confini” dall’“invasione” di naufraghi, negando il diritto umano al soccorso in mare e sequestrando persone innocenti che non hanno commesso alcun crimine, è assolto dal giudizio di un tribunale umano. Non potranno essere assolti, tuttavia, lui e il Paese che rappresenta, da ogni coscienza umana che crede nella giustizia.

Un’Europa che non si adopera per mettere fine al massacro genocida che si perpetua nella Striscia di Gaza, dove decine di migliaia di bambine/i sono vittime innocenti, come può dirsi cristiana, come può celebrare il Natale? Clicca qui.

 

La guerra continua

Nel frattempo, si accumulano altre prove che Gaza non sta subendo solo un assalto che viola la legge e i diritti umani, ma uno storico genocidio. Secondo Airwars, un’organizzazione che monitora le vittime civili: “Il danno ai civili dal primo mese della campagna israeliana a Gaza è incomparabile con qualsiasi campagna aerea del 21° secolo”. La visione di diversi mesi di sforzi di ricerca è integrata dalle confessioni e dalle testimonianze del personale militare israeliano. Il quotidiano israeliano Haaretz ha pubblicato resoconti di soldati dell’IDF che hanno prestato servizio a Gaza, affermando che i civili, persino i bambini, vengono trattati come combattenti. Il regime di uccisioni arbitrarie, persino competitive, è stato descritto come “il selvaggio West sotto steroidi”.

Queste descrizioni non si limitano a descrivere metodi di combattimento legali e militari, ma descrivono anche uccisioni, carestie, mutilazioni, torture e traumi psicologici impossibili da comprendere.

Queste indagini rivelano le permutazioni del dolore che può essere inflitto a una popolazione civile. Piccoli corpi spezzati, bambini in putrefazione, cadaveri appiattiti, fosse comuni, quartieri rasi al suolo e il dolore selvaggio dei parenti in lutto. È uno spettacolo di massacro. Tutto si svolge in bella vista, trasmesso in streaming e pubblicato da cittadini e giornalisti palestinesi, assistito da estranei e descritto dagli stessi israeliani.

Nonostante le prove schiaccianti che abbiamo davanti a noi, ancora nulla cambia. La guerra continua. Cose che sembravano delle svolte, come la prima udienza della Corte internazionale di giustizia (ICJ), ora sembrano esercizi di osservazione. Perfino il Papa viene tacciato di antisemitismo.

 

Aspettando Trump. Guerra fino all’ultimo. All’ultimo ucraino

I ministri degli Esteri dell’Unione europea hanno varato il 15° pacchetto di aiuti per l’Ucraina e nuove sanzioni per Mosca. Per la guerra, iniziata ormai quasi tre anni fa con l’invasione russa, non sembra ci siano prospettive di tregua. Per la prima volta, il Consiglio Ue ha deciso di imporre misure restrittive contro 16 persone e tre entità per rispondere alle attività destabilizzanti della Russia contro l’Ue, i suoi Stati membri e i suoi partner. Tra le designazioni si conta anche l’Unità GRU 29155, un’unità segreta dell’agenzia di intelligence militare russa (GRU), nota per il suo coinvolgimento in omicidi stranieri e attività di destabilizzazione come attentati e attacchi informatici in tutta Europa. Sul fronte opposto, il presidente russo Putin accusa Kiev di compiere un nuovo “crimine” abbassando l’età della leva dai 25 ai 18 anni, come chiesto dagli Usa. “Anche se l’abbassassero a 14 anni, non cambierà la situazione sul campo di battaglia”. Putin ha anche puntato il dito contro gli Stati Uniti: “Nella loro volontà di indebolire il nostro Paese, di infliggerci una sconfitta strategica, gli Usa continuano a pompare il regime illegittimo di Kiev di armi e soldi, inviano mercenari e consulenti militari, incoraggiando l’escalation del conflitto”.

 

Obiezione di coscienza in arabo e ebraico

È scritta in arabo, ebraico, italiano, la Dichiarazione congiunta dei tre movimenti (CPT – Palestine, Mesarvot – Israel e Movimento Nonviolento – Italia) che lavorano insieme come gruppo misto per l’obiezione alla guerra.
Da oggi il documento (che non è il solito appello, ma un’assunzione di responsabilità e impegno) viene diffuso a livello internazionale anche in inglese. Clicca qui.

 

Anche il DDL sicurezza non ci fermerà

Per le associazioni che si occupano di ambiente, il bilancio del 2024 è disastroso: crisi climatica, eventi estremi, diseguaglianze sociali, repressione del dissenso, decreto sicurezza.
Clicca qui
Extinction Rebellion, Fridays for Future, Ultima Generazione, Greenpeace Italia, Rete Italiana Pace e Disarmo, Coordinamento FreeItalia solare, Isde, Associazione Medici per l’Ambiente, Cittadini per l’Aria.

E clicca sempre il Sito del Movimento di lotta per la salute Maccacaro: www.rete-ambientalista.it

 

Forum Italiano dei Movimenti per l’Acqua
Report Riunione Coordinamento Nazionale.
O.d.G: ricorso CEDU comunicazione del Prof. Lucarelli, discussione su emendamento alla legge finanziaria di privatizzazione del servizio idrico – discussione su mobilitazione sulla crisi idrica nel meridione. Clicca qui.

 

FIRMA:

Stop ai finanziamenti pubblici alle cliniche private

Lo Stato italiano riconosca quello palestinese

Diciamo stop ai fuochi d’artificio

Scopri tutte le altre petizioni lanciate sulla piattaforma

 

31 Dicembre 2025

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