2026
da Rete Ambientalista: Sui PFAS, marcia indietro dell’Italia
Trancemedia.eu propone
il "messaggio di pace e salute" già inviato a circa quarantamila destinatari
dal Movimento di lotta per la salute "Giulio Alfredo Maccacaro"
tramite RETE AMBIENTALISTA - Movimenti di Lotta per la Salute, l’Ambiente, la Pace e la Nonviolenza.
Tutti i link aprono (in nuova scheda) gli ARTICOLI COMPLETI, dal sito editore.
Movimento di lotta per la salute Giulio A. Maccacaro
Aggiornamento 2 marzo 2026
L’Europa stringe sui PFAS, e l’Italia cosa fa? Si rimangia dei provvedimenti che avrebbero fatto la differenza.
Infatti, dal 12 gennaio 2026, per i Paesi dell’Unione Europea è scattato l’obbligo di monitorare e rispettare dei valori limite precisi per la presenza di PFAS nell’acqua potabile: un limite di 500 nanogrammi per litro per il parametro “PFAS totali” e un limite di 100 nanogrammi per litro per la somma di 20 PFAS. Peraltro, sono limiti insufficienti: l’EFSA (Autorità europea per la sicurezza alimentare) e l’Agenzia europea per l’ambiente considerano il limite di 100 ng/L inadeguato per proteggere la salute umana.
Invece, per favorire Solvay Syensqo unica produttrice, il governo con la legge di Bilancio 2026 ha introdotto una proroga di sei mesi a quel limite di 20 nanogrammi al litro per i quattro PFAS più pericolosi (PFOA, PFOS, PFNA, PFHxS) che aveva disposto. Non solo, ha rinviato anche il monitoraggio delle 6 molecole Adv che quindi al momento non saranno conteggiate nella somma di Pfas.
Questa tappa della tragedia Pfas dimostra due cose.
1) Serve una legge #ZeroPFAS in tutta Italia. Ma è assai improbabile una legge nazionale che metta al bando una volta per tutte la produzione e uso dei Pfas.
2) Il disastro sanitario e ambientale di Alessandria non può attendere questa lontana prospettiva: le produzioni inquinanti della Solvay di Spinetta Marengo devono essere fermate subito. Clicca qui Cesare Parodi e quer pasticciaccio brutto de via Crimea.
Dobbiamo puntare a quanto sta avvenendo ora per l’Ilva di Taranto in sede civile.
Il Tribunale civile di Milano, sezione presieduta da Angelo Mambriani, su richiesta dei cittadini di Taranto, ha ordinato la sospensione dal 24 agosto 2026 dell’attività produttiva dell’area a caldo dello stabilimento perché comporta «rischi attuali di pregiudizi alla salute» agli abitanti dei quartieri limitrofi all’impianto. Nel decreto, preso in applicazione della sentenza della Corte di Giustizia dell’Unione Europea del 25 giugno 2024 che affermava “il divieto di concessione di proroghe”, vengono ricordati gli studi che dimostrano come l’alta concentrazione di inquinanti PM10 e PM 2.5 nei quartieri Tamburi, Paolo VI e Statte e «la riduzione del quoziente intellettivo o disturbi del neurosviluppo» siano collegate. E evidenziano la «significativa mortalità in eccesso» nella zona così come i rischi per i lavoratori dell’area a caldo.
Acciaierie d’Italia spa, Acciaierie d’Italia Holding e Ilva spa (tutte in amministrazione straordinaria) avranno sei mesi di tempo per riuscire a ottenere un’integrazione dell’AIA (autorizzazione integrata ambientale) che indichi “tempi certi” e “ragionevolmente brevi” entro i quali gli “studi di fattibilità, i piani ed i cronoprogrammi” relativamente alle prescrizioni ambientali ritenute “illegittime” perché non realizzate o per le quali non sono stati previsti “termini” trovino “effettiva” e “tempestiva attuazione“. Oltre quella data, in caso di mancati “adempimenti” da parte delle società, “dovranno iniziare le attività tecniche ed amministrative necessarie alla sospensione dell’attività produttiva dell’area a caldo” dell’acciaieria.
Quanto accaduto certifica il fallimento delle politiche industriali del governo, il quale già prova ad attaccare la magistratura legandolo al referendum.
L’azione inibitoria dei cittadini della città pugliese è seguita con particolare attenzione ad Alessandria, dove analoga iniziativa si sta rivolgendo nei confronti di Solvay Syensqo per lo stabilimento di Spinetta Marengo.
Pfas, così dall’Alessandrino finiscono nell’Adriatico
Dal polo chimico di Spinetta Maregno (Alessandria) all’Adriatico: i Pfas utilizzati per la produzione di polimeri fluorurati si muovono a lunga distanza. Contaminano acqua, suoli, atmosfera ed esseri viventi. Lo afferma uno studio coordinato da Sara Valsecchi dell’Istituto di ricerca sulle acque del Cnr. https://www.vita.it/pfas-cosi- dallalessandrino-finiscono- nelladriatico/
Newslettera di Doriella e Renato. Dalla Valsusa
Clicca qui https://trancemedia.eu/sotto- il-moloch/la-newslettera-di- doriella-e-renato-2026-agenda- e-acta/
Aggiornamenti con AGENDA di movimento e ACTA di movimento, raccolti per tutto il 2026, nella stessa pagina. Agenda del fare, Atti dei fatti
AGENDA: che fare, nei prossimi giorni Assemblea pubblica a La Poderosa: “Idee e proposte per costruire un movimento di massa contro la guerra e il governo”, Assemblea pubblica Un Altro Piano per Torino, Assemblea cittadina Vanchiglia insieme in difesa degli spazi sociali, “Legalità e repressione oggi” al Kontiki, Assemblea pubblica sul nuovo Piano sregolatore di Torino, 7, 8, 9 marzo: sciopero femminista.
Come identificare gli imballaggi senza bisfenolo.
Consumatori, occhio al marchio di garanzia!
Abbiamo pubblicato più volte, dal 2009, l’allarme bisfenolo, in particolare lo scandalo della Solvay di Alessandria dove le autorità sanitarie, Arpa, Asl, e politiche, Comune, Provincia fingevano di non sapere, e neppure la Magistratura è intervenuta malgrado i nostri esposti (clicca qui). Lo scandalo, peraltro, è internazionale.
Infatti, dal 2025 l’UE ha finalmente vietato il bisfenolo A nei materiali a contatto con gli alimenti utilizzato come rivestimento nelle lattine per le bibite, le conserve di pomodoro, di piselli e anche nelle scatolette di tonno. Però i prodotti di ‘vecchia generazione’ resteranno in commercio ancora per alcuni anni, con il loro carico di interferente endocrino, capace di mimare gli estrogeni: l’esposizione costante è correlata ad alterazioni della fertilità, pubertà precoce, aumento del rischio di obesità, diabete e possibili correlazioni con tumori ormono-dipendenti.
Dunque, dal 2025 sarà vietato produrre ma, secondo un calendario, sarà ancora permesso ai produttori si smaltire i lotti nei supermercati, almeno fino al 2029. Da qui ad allora: come identificare i nuovi imballaggi senza bisfenolo? Clicca qui “Il fatto alimentare”. Occhio al marco di garanzia!
Resta un problema estremamente serio, soprattutto per i bambini, se si pensa che un adolescente di 60 kg, consumando una singola lattina da 250 ml, supererebbe il 100% della dose giornaliera tollerabile fissata dall’EFSA (0,2 nanogrammi per chilo di peso corporeo).
Bayer nega i danni da glifosato… ma paga miliardi per i danni del glifosato
Bayer insiste che il glifosato non è tossico ma la ricerca decennale coordinata da Daniele Mandrioli dell’Istituto Ramazzini di Bologna nel 2025 ne ha accertato effetti cancerogeni. Tant’è che Mandrioli è stato improvvisamente licenziato: clicca qui.
Eppure, a sei anni dal maxi-accordo del 2020, quando pagò 10 miliardi di dollari e ne accantonò altri 17 per chiudere 100mila cause sull’erbicida glifosato commercializzato con il marchio Roundup, la Bayer ha concordato un altro maxi-esborso per chiudere le nuove cause legate al diserbante tossico e cancerogeno. Il colosso chimico tedesco, che ha ereditato il prodotto e le sue cause dall’acquisizione della Monsanto, pagherà 7,25 miliardi di dollari nei prossimi 21 anni, dopo la ratifica dal tribunale, per chiudere sia le cause pendenti che quelle potenziali sui casi di linfoma non-Hodgkin collegati al Roundup.
Rivolta popolare in India contro i macchinari trasferiti e riattivati dall’ex Miteni.
Clicca sul titolo.
Un altro Piano Regolatore per Torino
Clicca sul titolo.
Acqua potabile in Valle di Susa
Clicca sul titolo IL COMITATO L’ACQUA SICURA
Errata Corrige
Cesare Parodi e il pasticciaccio brutto di Corso Crimea. Pubblicato su Pennatagliente’s Blog:
https://www.rete- ambientalista.it/2025/12/28/ il-movimento-di-lotta-per-la- salute-maccacaro-fa-il-punto- sul-disastro-ecosanitario- della-solvay-di-spinetta- marengo/
Cesare Parodi e quer pasticciaccio brutto de via Crimea. – RETE Ambientalista
Il Premio Attila è nel suo genere dal 2004 la più alta onorificenza italiana… dopo il Festival di Sanremo. Vincitori i nostri figli peggiori: industriali, politici, amministratori che nel corso dell’anno si sono particolarmente distinti a danno dell’ambiente, della salute e della pace.
Sono stati insigniti vincitori del prestigioso premio: Mattarella, famiglia Meloni, Zelensky, Draghi, Renzi, Salvini, Benetton, la politica italiana 2017, Rita Rossa, il tribunale di Alessandria, Binasco, Riccoboni, Cogliati…
I più votati dello scorso anno. Sergio Mattarella ha sopravanzato concorrenti del calibro di Gennaro Sangiuliano, Giovanni Toti, Eugenio Giani, Francesco Lollobrigida, Carlo Nordio, Matteo Piantedosi, Gilberto Pichetto Fratin, Matteo Renzi, Stefania Battistini, Antonio Taiani, Roberto Vannacci.
Per il 2025, le votazioni si concluderanno il 21 marzo. Basta inviare il voto all’indirizzo rete.ambientalista@gmail.com oppure whatsapp 347 018 26 79, eventualmente accompagnato dalle motivazioni. Molto importanti le motivazioni: le pubblicheremo nella Rassegna.
La “Rassegna dei Premi Attila dal 2004” per ora è esaurita in stampa. Tutti i nostri libri sono stampati totalmente a spese degli autori e il ricavato è interamente devoluto alla Ricerca per la cura del mesotelioma di Casale Monferrato. È però possibile ricevere la versione digitale della rassegna. Basta comunicare a movimentolotta.maccacaro@ gmail.com l’indirizzo mail e l’avvenuto versamento (minimo euro 30) sul conto IBAN IT68 T030 6910 4001 0000 0076 215 (specificando causale) oppure tramite PayPal lubaja2003@yahoo.it
ULTIMORA. – Dopo la pubblicazione del “bando” sul sito, sono già pervenute le prime votazioni, con relativi salaci commenti. Riguardano: Marina Calderone, Hadja Lahbib, Giorgio Abonante, Sergio Brugnaro, Sergio Mattarella, Carlo Nordio, Matteo Salvini, Volodymyr Zelensky, Unione Europea, Emilio Fede, giornalismo italiano, Kaja Kallas, Francesco Lollobrigida, famiglia Benetton, Pina Picerno, Giuseppe Sala, Antonio Taiani, Chicco Testa, Donald Trump, voltagabbana referendum, Luca Zaia.
Il Movimento di lotta per la salute “Giulio Alfredo Maccacaro” redige questo bollettino, che è distribuito tramite RETE AMBIENTALISTA – Movimenti di Lotta per la Salute, l’Ambiente, la Pace e la Nonviolenza.
Giulio Alfredo Maccacaro, scienziato militante
Biografia in breve di Giulio A. Maccacaro sul sito di Carocci Editore, nella pagina di presentazione del libro “Giulio Alfredo Maccacaro, scienziato militante”
di Domenico Ribatti, 2021
contenuti 24 febbraio 2026
Tanto per perdere ulteriore tempo, consentire a Solvay di incrementare il più a lungo possibile gli enormi profitti dei Pfas, gli ignoranti e i politici in mala fede sono ancora alla ricerca dell’“eventuale nesso causale tra l’inquinamento di Spinetta Marengo e le malattie/morti di Alessandria”. In particolare: Pfas. Il nesso: una specie di caricatura dell’araba fenice, come se il nesso non fosse già stato dimostrato da nove indagini epidemiologiche in linea con le evidenze scientifiche internazionali. Ma quale “eventuale”!?
Così, i giornali possono spensieratamente scrivere: il consiglio comunale di Alessandria ha approvato all’unanimità lo stanziamento (peraltro misero, n.d.r.) di 60mila euro per l’accordo di collaborazione tra il Comune di Alessandria e l’Università del Piemonte Orientale propedeutico alla cosiddetta terza fase dell’indagine epidemiologica sulla Fraschetta (su dati già esistenti) per stabilire in un piccolo raggio di 3 chilometri l’eventuale nesso causale tra inquinanti e malattie, già rilevate dagli studi presentati sette anni fa.
Così i giornali possono beatamente scrivere: “Esiste davvero una connessione tra inquinamento e patologie? Attorno a questo interrogativo, rimasto per anni sospeso tra timori e dati frammentari, l’indagine mira a trasformare le percezioni in prove scientifiche”. “Davvero”? “Interrogativi”? “Percezioni”? Ma di cosa stiamo parlando? Pazienza i giornalisti ignoranti, ma un medico!
Per il presidente della Commissione Sicurezza e Ambiente, Adriano Di Saverio, che si ricorda di appartenere allo stesso partito del sindaco piuttosto che della laurea in medicina, sarebbero necessari un altro paio di anni di “studio per avere a disposizione valutazioni su dati affidabili e metodologie rigorose, così da comprendere il profilo sanitario dell’aria e fornire informazioni utili sia alla popolazione ma anche alle istituzioni. L’obiettivo è descrivere l’andamento della mortalità generale e causa specifica nel territorio, comprendere se esista realmente una correlazione tra inquinamento e patologie».
“Realmente”!? Un altro paio di anni? Un altro studio? Ma sta parlando, sono parole sue, di un consolidato e grave “problema ambientale sanitario esistente” per il polo chimico, di “un sito a rischio di incidente rilevante”, dei Pfas come “calamità eco-sanitaria mondiale, per i quali “non esistono livelli di Pfas sicuramente innocui nel sangue”, di patologie non solo “sull’apparato riproduttivo e sull’apparato cardiovascolare”, di veleni tossici e cancerogeni che “nelle nostre zone si trovano ovunque come pulviscolo impercettibile che respiriamo, mangiamo, beviamo” dal sobborgo di Spinetta e oltre il capoluogo, con particolare preoccupazione dei “lavoratori che sono stati più direttamente a contatto con i Pfas nel corso degli anni”…
Non tutti i consiglieri comunali sono ignoranti. Non lo è Di Saverio, che si sente uno “statista”, si paragona ad Alcide De Gasperi, va a braccetto con l’assessore all’Ambiente Daniele Coloris. Dunque cosa sono? Dunque, perché non chiedono la fermata immediata degli impianti inquinanti?
Solvay inquina con le sostanze dalla scienza identificate in correlazione alle patologie riscontrate nel territorio ***: il rapporto causa-effetto vale per Spinetta Marengo come già scientificamente dimostrato ovunque; se una persona ha Pfas nel sangue sa per certo che è inevitabilmente esposto alla malattia; i politici (il sindaco innanzi tutti) hanno il dovere di chiudere le produzioni inquinanti. È quanto sto ripetendo da anni. Meglio di me l’ha appena replicato l’alessandrino Lelio Morricone, endocrinologo e diabetologo di attestata competenza, con questa intervista: clicca qui.
*** Solo politici in mala fede possono fingere di ignorare le 42 pagine dello studio “Tracciamento delle emissioni e degli impatti dei PFAS tradizionali ed emergenti sugli ecosistemi acquatici terrestri dall’impianto di produzione di fluoropolimeri di Spinetta Marengo (Italia)”. Lo studio fa parte delle attività di biomonitoraggio ambientale svolte dal Consiglio Nazionale delle Ricerche CNR nell’ambito del “Progetto di Monitoraggio Integrato per l’area di Spinetta Marengo nella Regione Piemonte”. È firmato da Sara Valsecchi, Marco Parolini, Stefano Polesello, Michelangelo Morgant, Maria Teresa Palumbo, Claudio Roscioli, Beatrice De Felice e Marianna Rusconia dell’Istituto di Ricerca sulle Acque IRSA-CNR e Dipartimento di Scienze e Politiche Ambientali, Università degli Studi di Milano.
Su questo studio, i politici ignoranti, se non intendono rientrare nella categoria dei mala fede, saranno corsi a documentarsi dopo aver letto l’attento articolo di Monica Gasparini “Pfas, danni irreversibili: contaminano acqua e terra per generazioni”. Clicca qui
Questi politici ignoranti saranno stati spinti a documentarsi dopo che, dalla recente relazione Arpa, hanno ri-appreso che nelle case degli alessandrini si respira cloroformio, anche cloroformio? Clicca qui.
Lino Balza, Movimento di lotta per la salute Maccacaro
Sicuramente dal cielo ma anche dalle cantine, si respirano nei salotti di casa 6 microgrammi per metro cubo di cloroformio, 1 microgrammo di tetracloruro di metano, tetracloroetile e gli altri inquinanti provenienti dal polo chimico Solvay di Spinetta Marengo.
Lo conferma, dopo uno strano silenzio, la recente relazione prodotta dall’Agenzia regionale per la protezione ambientale Arpa di Alessandria, oltre ad un mix di composti organici volatili, presenti a centinaia di microgrammi per litro nei pozzi interni al sito chimico. Il cloroformio arriva all’interno delle abitazioni dalle acque di falda: secondo i dati di Arpa nel pozzo interno 102 dello stabilimento risultava essercene una quantità stratosferica (200 microgrammi per litro, tre volte la concentrazione massima consentita).
Il cancerogeno cloroformio, che arriva da oltre confine in ferrocisterne, è utilizzato a tonnellate per ottenere il cancerogeno tetrafluroetilene, il monomero necessario a produrre i cancerogeni Pfas, miliardario fiore all’occhiello della multinazionale belga Syensqo Solvay.
Carta canta. Ma nessuno fa niente. Malgrado la vecchia sentenza della Cassazione, non ha fatto niente Giorgio Abonante, sindaco di Alessandria: quale responsabile locale della sanità non ha emesso ordinanza di chiusura delle produzioni inquinanti, ma si è limitato ad una risibile ordinanza del 2022 che vietava di scendere nelle cantine. Anzi, ha addirittura patteggiato con Solvay la fuoriuscita del Comune come parte civile del processo penale (il secondo), aprendo la strada a Regione Piemonte e Governo.
Malgrado la sentenza della Cassazione che nel 2020 aveva condannato Solvay per disastro ambientale, nel secondo processo la vecchia Procura di Alessandria non ha imputato in reato di dolo la reiterazione degli accresciuti inquinamenti, e la nuova Procura si è trovata addirittura impantanata in un procedimento di patteggiamento avviato dal vecchio GUP, con continui rinvii che scavalcheranno anche la prossima udienza di marzo.
Insomma, la Corte di Assise di Alessandria non farà niente per fermare il disastro sanitario e ambientale, fermare le produzioni inquinanti, avviare la bonifica, risarcire le Vittime. Né lo farà l’appello né la cassazione nell’arco di altri dieci anni. Le alternative, in sede civile, sono le azioni collettive di azioni inibitoria e risarcitoria.
Clicca qui l’approfondimento di Laura Fazzini su “La via libera”.
Le alternative, in sede civile, sono le azioni collettive di inibitoria e risarcitoria
Dunque si avviano class actions anche in Italia: contro i Pfas, contro Solvay Syensqo di Spinetta Marengo?
https://www.rete- ambientalista.it/2026/02/01/ perche-le-class-actions- risarcimenti-milionari-per-la- popolazione-di-alessandria/ ht tps://www.rete-ambientalista. it/2026/02/09/dunque-class- actions-anche-in-italia- contro-i-pfas-della-solvay/
Il caso più recente di class action relativo ai Pfas riguarda la “valle della chimica”, a sud di Lione. 192 francesi, di cui 25 minori, hanno fatto causa a due giganti della chimica per la contaminazione da sostanze per- e polifluoroalchiliche: la francese Arkema e la giapponese Daikin Chemical. Si apre uno dei più grandi processi civili d’Europa sui Pfas. Il principio è: chi inquina deve pagare. Accanto ai cittadini, si sono costituite due ong: Notre affaire à tous e Pfas contre Terre. Altri potranno unirsi alla causa, entro il primo marzo, per far «pesare la richiesta di difendere la salute e l’ambiente, per la collettività, contro l’impunità dell’industria».
La richiesta di risarcimenti al tribunale di Lione è di 36,5 milioni di euro, 190mila per ciascun abitante per i danni alla salute, morali, psicologici e materiali. La somma è quantificata in base alle conseguenze per la salute, come tumori, disfunzionalità ormonali, colesterolo alto, pubertà precoce,… ma anche per lo stress e l’ansia dovuta alla scoperta dell’inquinamento. La cifra considera anche che le persone hanno dovuto smettere di bere l’acqua del rubinetto, di mangiare le uova di casa e i prodotti dell’orto, perché contaminati.
Arkema e Daikin hanno scaricato 3,5 tonnellate di Pfas l’anno nel fiume Rodano, e in atmosfera, come ha fatto Solvay nel fiume Bormida, provocando un inquinamento diffuso nelle falde del territorio. E, come Solvay, conoscevano i rischi legati a queste sostanze almeno dagli anni Novanta.
Dunque, le assemblee affrontano l’opportunità delle class actions contro Solvay anche in Italia. Ricordiamo appunto Solvay Specialty Polymers costretta a pagare al New Jersey 393 milioni di dollari nell’ambito di un accordo per la bonifica della contaminazione da PFAS di diverse comunità nelle contee di Camden e Gloucester nei pressi del sito di West Deptford. E precisamente: 214 milioni di dollari per garantire fondi sufficienti per completare la bonifica dei PFAS, 100 milioni di dollari per affrontare il problema dei PFAS nei sistemi idrici pubblici e nei pozzi privati di acqua potabile, 75 milioni di dollari per danni alle risorse naturali, 3,7 milioni di dollari per i costi diretti passati per affrontare la contaminazione.
Ricordiamo i tre grandi gruppi chimici statunitensi Chemours, DuPont e Corteva che pagheranno quasi 1,2 miliardi di dollari per risolvere le richieste di risarcimento seguite all’accusa di aver contaminato fonti d’acqua in tutti gli Stati Uniti con i Pfas. Un totale di 1,185 miliardi di dollari sarà destinato a un fondo di risoluzione, con Chemours che contribuirà con 592 milioni di dollari, DuPont che pagherà 400 milioni di dollari e altri 193 milioni di dollari aggiunti da Corteva.
Oltre all’accordo raggiunto dal trio di aziende, il gigante industriale 3M ha firmato un accordo di principio del valore di almeno 10 miliardi di dollari per risolvere altre cause legali relative a Pfas intentate da diverse città statunitensi.
La 3M è stata oggetto di cause legali per i Pfas anche in Europa. Nel 2022, l’azienda ha accettato un accordo di 571 milioni di euro con la regione belga delle Fiandre per gli scarichi di Pfas intorno al suo stabilimento di Zwijndrecht, vicino alla città belga di Anversa. Inoltre, il governo olandese ha chiesto un risarcimento alla 3M per i danni causati dalle sue sostanze chimiche nel fiume Schelda occidentale, che sfocia nel Mare del Nord. La 3M ha dichiarato che avrebbe smesso di produrre queste sostanze entro la fine del 2025.
Cesare Parodi e il pasticciaccio brutto di Corso Crimea
Senza le class actions, la Corte di Assise di Alessandria non fermerà il disastro sanitario e ambientale.
Pubblicato su Pennatagliente’s Blog:
https://www.rete- ambientalista.it/2025/12/28/ il-movimento-di-lotta-per-la- salute-maccacaro-fa-il-punto- sul-disastro-ecosanitario- della-solvay-di-spinetta- marengo/
Resoconto del viaggio in Brasile per il vertice dei popoli. Clicca sul titolo.
Non esistono tecnologie che distruggono i PFAS
E non esisteranno mai. Non a caso i Pfas sono denominati “inquinanti eterni” “forever chemicals”, indistruttibili.
Anche gli scienziati della Rice University (Houston, Texas) hanno dovuto convenire. Hanno sviluppato un materiale che utilizza la luce per scomporre una serie di inquinanti presenti nell’acqua tra cui i PFAS. Una tecnologia cento volte superiore rispetto ai filtri tradizionali (filtri a carbone attivo granulare, le resine a scambio ionico o sistemi combinati). Però, ciò significa che comunque le sostanze catturate nei filtri devono essere immagazzinate in impianti di rifiuti pericolosi o degradate. In quest’ultimo caso attraverso un processo termico ad alte temperature: i PFAS a catena lunga sono rotti in molecole più piccole, sottoprodotti che dunque continueranno a essere tossici nelle emissioni in aria, per ricadere nell’ambiente e sulla salute.
Tre milioni dalla UE per controllare i Pfas. Ma solo a Livorno
Il ministro Pichetto Fratin NON ha inserito Spinetta Marengo fra i Siti d’interesse nazionale (SIN, zone contaminate da bonificare sotto la supervisione del governo), così Alessandria non può usufruire dei finanziamenti dell’Unione Europea per monitorare gli «effetti sanitari dell’esposizione ai Pfas. Tradotto in soldoni: a Livorno 3.000.000 di euro mentre in Alessandria 60.000 euro sono stanziati dal Comune per far finta per qualche altro anno di “studiare l’eventuale nesso causale tra malattie/morti inquinanti tossicocancerogeni di Solvay e malattie”: “eventuale” (sic!) come se il nesso non fosse già stato dimostrato da nove indagini epidemiologiche in linea con le evidenze scientifiche internazionali.
Il finanziamento dei 3 milioni è nell’ambito del Pnc, il Piano nazionale per gli investimenti complementari, strumento che integra il Piano nazionale di ripresa e resilienza (Pnrr), previsto dai bandi a cui hanno concorso varie Regioni: Veneto, Toscana e NON ovviamente la Regione Piemonte.
Lo studio, entro il 2026, comprende prelievi dei campioni di matrici alimentari di natura sia vegetale che animale, prelievi del sangue, della saliva e dell’urina, controllo della pressione cardiaca ed elettrocardiogrammi, ruolo dei medici di famiglia,… coinvolgendo la popolazione rappresentativa che vive in zone limitrofe al sito, a cavallo tra Livorno e Collesalvetti. Grazie ai 3 milioni, potranno essere coinvolti tanti diversi soggetti: l’Arpat (Agenzia regionale per la protezione ambientale della Toscana), l’Istituto zooprofilattico sperimentale, l’Ispro (Istituto per lo studio e la prevenzione oncologica), il Cnr Centro Nazionale di Ricerca, i Laboratori di sanità pubblica di Firenze e Siena, l’Università di Pisa.
Pfas, scontro sulla bonifica dell’ex Miteni
Estranea al processo penale, in sede amministrativa, Marzotto ha sostenuto di non avere «mai operato» nel sito Rimar “Ricerche Marzotto” diventato Miteni e di avere detenuto «una mera partecipazione azionaria indiretta», riconducendo l’attuale situazione di inquinamento «allo sviluppo industriale dei decenni successivi al 1967-1970», periodo in cui non erano ancora in vigore le norme ambientali sugli scarichi e il principio per cui «chi inquina, paga». Ma per il Tar è pacifico che la Rimar ha proseguito nel nuovo stabilimento in località Colombara la stessa produzione di sostanze perfluoroalchiliche Pfas che aveva iniziato nel sito di Via IV Novembre.
Divieto totale sull’utilizzo di scioline contenenti Pfas
A significare una misura della pericolosità dei Pfas, a partire dalla stagione invernale 2024 la Federazione Internazionale Sci e Snowboard (FIS) e l’Unione Internazionale Biathlon (IBU) hanno introdotto un divieto totale sull’utilizzo di scioline contenenti Pfas, sostanze eterne, indegradabili nell’ambiente, che inquinano le nevi e le acque, tossiche e cancerogene per la salute umana.
Tant’è che, alle Olimpiadi invernali Milano Cortina tre atleti, un giapponese e due coreane, sono stati esclusi per eccesso di Pfas nella sciolina su sci e tavole da snowboard. Ammesse solo le scioline ecologiche.
Pfas: 10 paesi bresciani sorvegliati speciali
Il dipartimento Arpa di Brescia ha promosso una campagna di indagini delle acque sotterranee con la ricerca dei Pfas nella zona comprendente Calcinato, Montichiari, Ghedi, Castenedolo, Leno, Manerbio, Borgosatollo, San Zeno, Montirone e Bagnolo, finalizzata alla verifica dei Pfos nelle acque sotterranee di Lonato e Desenzano, in cui i monitoraggi sui cantieri Tav avevano evidenziato la loro presenza.
Arpa Lombardia nel corso del 2024 ha effettuato il monitoraggio sui Pfas con 13 stazioni posizionate sulle aste del fiume Mella (Villa Carcina, Castel Mella, Pralboino), Chiese (Barghe, Villanuova, Prevalle, Montichiari), Oglio sublacuale (Capriolo), sui torrenti Garza a Ghedi, Toscolano (a Toscolano e Valvestino), Caffaro a Bagolino e sul vaso Fiume a Flero, per complessive 87 campagne. Nel 30% dei poli analizzati sui fiumi è stato riscontrato il superamento del valore normativo medio annuo per i Pfos. Stessa cosa per il lago d’Idro.
Gli acceleranti cementizi contenenti Pfas usati nelle grandi opere, nei cantieri come quello della Pedemontana, ora sotto indagine della Procura di Vicenza, continuano a contaminare torrenti, falde e terreni agricoli di pregio. La Commissione Europea conferma che l’uso di PFAS nei prodotti da costruzione è incluso nel fascicolo di restrizione REACH in valutazione presso l’Agenzia Chimica Europea e che la questione sarà trattata nella prossima restrizione, insieme a criteri per appalti pubblici più sostenibili.
Il Pfas TFA prodotto da aerosol e apparecchi refrigeranti
Inizialmente la notizia ha un po’ sconcertato: per chiudere il buco dell’ozono abbiamo sostituito nei condizionatori i vecchi gas nocivi (i CFC clorofluorocarburi) con sostanze (HFC idrofluorocarburi e HFO idrofluoroolefine) che, degradandosi, hanno contribuito a triplicare in 20 anni i livelli di TFA, l’acido trifluoroacetico, un tipo di PFAS. Proprio il TFA che è il PFAS più abbondante nelle acque terrestri e anche quello che regolarmente emerge in quantità maggiore ovunque si cerchino Pfas. È quanto ha rivelato uno studio pubblicato su Geophysical Research Letters.
Al “Protocollo di Montreal”, cioè al bando dei CFC, i composti di cloro-fluoro-carbonio che producevano una riduzione dell’ozono stratosferico, abbiamo contribuito in maniera determinante. Per noi intendiamo Greenpeace e Lino Balza che organizzarono la scalata delle ciminiere dell’Ausimont Montedison di Spinetta Marengo issando enormi striscioni “Qui si buca l’ozono”. Clicca sul titolo alcune foto dell’impresa.
La manifestazione, clamorosa fra i media, produsse processi penali a carico di Greenpeace (a Ivan Novelli, che poi diventerà presidente di Greenpeace) e la progressione delle rappresaglie a Balza con il suo licenziamento. ***
Scrissi: “Posso dire che anche grazie a quel briciolo di mio coraggio personale i CFC sono stati eliminati da aerosol, frigoriferi e schiume isolanti, e che si è fermata la pandemia di tumori maligni della pelle e la rovina totale dell’ecosistema entro il 2060. Gli scienziati hanno stimato che, senza quella battaglia, lo strato dell’ozono, che circonda e difende il globo filtrando i raggi ultravioletti, avrebbe già perso oltre il 40% della sua densità sopra il Polo Sud e un nuovo buco sarebbe apparso sopra il Polo Nord”.
Oggi, a quell’orgoglio subentra la questione del Pfas TFA. Tornare ai CFC o ai successivi refrigeranti? Sarebbe la peggiore delle pazzie. La posta in gioco è la salute dell’umanità. Infatti, così come si è dimostrato che l’alternativa ai CFC con gli HFC è stata a sua volta possibile con l’alternativa ecologica dei refrigeranti a base di idrocarburi naturali sicuri per l’ozono e per l’effetto serra, come l’isobutano (peraltro usati negli anni ’30), così l’urgente traguardo della messa al bando dei Pfas non può assolutamente essere messo in discussione.
*** Gli avvenimenti sono narrati sul primo volume di “Ambiente Delitto Perfetto” (di Barbara Tartaglione e Lino Balza, prefazione di Giorgio Nebbia) e sul secondo volume de “L’avventurosa storia del giornalismo di Lino Balza”.
Campagna nazionale per la prevenzione dei danni da plastica per la salute
Clicca sul titolo.
La storia della fabbrica di Spinetta Marengo raccontata da Lino Balza. Puntata 25
Prendi i soldi e scappa senza investimenti.
Puntata 24. Salute e occupazione sulla pelle dei lavoratori.
contenuti 16 febbraio 2026
La relatrice speciale Onu, Francesca Albanese, è nel mirino delle lobby sioniste da quando sta dettagliando non solo i crimini di guerra, i crimini contro l’umanità e il genocidio commessi da Israele a Gaza e in Cisgiordania, ma anche le connivenze politiche e affaristiche di chi, nel resto del mondo, sta lucrando su quei crimini. Daniele Luttazzi (clicca qui) commenta il complesso militare-industriale statunitense, europeo e israeliano, e i suoi complici.
La strategia del genocidio demografico di Israele
La violenza attuale si inserisce in una Nakba continua, iniziata nel 1948 e mai interrotta. In queste tesi di Carolina Bracco, politologa, dottoressa in culture araba ed ebraica, scrittrice e ricercatrice: “La violenza sessuale e riproduttiva in Palestina: le donne come obiettivo strategico del genocidio”. Clicca qui.
Lo sciopero che ha bloccato i porti
Lo sciopero, ignorato dai grandi media, che per 24 ore ha bloccato i principali porti del Mediterraneo e del Nord Europa, dove si caricano armi destinati ai teatri di guerra, ha mostrato come ovunque ci siano migliaia di persone che non vogliono essere l’ingranaggio di una catena di montaggio che produce morte. I portuali ci dicono che la responsabilità non è un concetto astratto e che non esiste un “gesto tecnico” innocente se quel gesto arma una mano che uccide. Clicca qui.
I silenzi dell’Europa sui siti militari
In merito alla trasparenza sui piani di emergenza nucleare, tre aree sono considerate particolarmente sensibili: la base aerea di Aviano, in provincia di Pordenone, indicata come sito che ospita ordigni nucleari, il porto di Trieste e il porto di Koper-Capodistria, in Slovenia, entrambi utilizzati per il transito e la sosta di navi militari a propulsione nucleare. Clicca qui.
Come organizzare una tappa del “Giro d’Italia per la pace”
Clicca qui il Progetto e Come aderire.
Basta briciole alla disabilità
Lanciata la petizione per chiedere il raddoppio delle “pensioni di invalidità”. Vedi tabella. Clicca sul titolo.
Come è inguaiato il tribunale di Alessandria
“Il nostro tribunale è molto inguaiato”: apprendiamo (Radiogold news) che il presidente del Tribunale di Alessandria, Paolo Rampini, ha così descritto alla giornalista di “Presa Diretta” la condizione della struttura di Corso Crimea. Nella prima puntata della nuova stagione, domenica 15 febbraio 2026 alle 20.30, la trasmissione di Rai 3 ha fatto “un viaggio dentro la giustizia italiana”. Nella breve anticipazione divulgata sui canali social del programma condotto da Riccardo Iacona si vede lo scotch attaccato ai vetri di una finestra, sedie scucite e rotte, muri scrostati e bagni che il personale del Tribunale condivide con l’utenza pubblica. “Sento il dovere di chiedere scusa” ha sottolineato il presidente Rampini “mi dispiace quando vedo che su queste sedie rotte si siedono testimoni, imputati e avvocati”.
Egr. dottor Rampini, ‘nguajàto era meno, rispetto a quello di Alessandria, il tribunale di Asti, dove lei ha lavorato per 39 anni: si tratta di una infrastruttura giudiziaria più moderna nell’uno che nell’altro caso. Però, mi lasci dire, che le “parti offese” si adatterebbero anche stando in piedi e riparandosi dagli spifferi e trattenendosi dai bisogni fisici, purché i processi funzionassero. Così non è perché Alessandria è inguaiata dalla mancanza di copertura organica dei giudici atta a garantire sentenze in tempi accettabili (per i non colpevoli), quando perfino un processo importante a livello locale e nazionale, come quello contro Solvay, si perde inguaiato nelle nebbie al punto che sarà costretto a concludersi senza dibattimento con un colpo di spugna del patteggiamento.
Chissà se domenica prossima ascolteremo da “Presa Diretta” qualcosa in più dei muri scrostati, dalla voce di Riccardo Iacona, al quale avevamo affidato (ti ricordi?) in quel di Brescia un dossier qualche anno fa, facendolo poi seguire da una gran copia di articoli e libri (hai presente?).
La giustizia penale tradisce di nuovo le Vittime dell’amianto
Ad aprile 2025, il magnate svizzero Stephan Schmidheiny era stato condannato in secondo grado a 9 anni e 6 mesi per omicidio colposo al processo Eternit bis. Il minimo che si aspettavano le Vittime. Ebbene, la Suprema Corte di Cassazione ha annullato il procedimento che tornerà in Corte d’Assise di Torino. Motivazione: era mancata traduzione della sentenza in tedesco.
Non sfugga un particolare: il sindaco di Casale Monferrato, Emanuele Capra, aveva annunciato di aver scritto al Consiglio Superiore della Magistratura per avere chiarimenti su quanto emerso dalle recenti indiscrezioni della trasmissione Report su una possibile ingerenza internazionale (con riferimento a ex agenti del Mossad) nelle decisioni assunte dalla Cassazione nel primo maxi-processo Eternit.
Questo è l’ennesimo esempio (“Ambiente Delitto Perfetto” di Barbara Tartaglione e Lino Balza, prefazione di Giorgio Nebbia ***) di come (non) funziona la giustizia penale in materia ambientale e sanitaria: c’è qualcuno in buona fede che può spiegare ai parenti delle Vittime che c’entra la cosiddetta “Riforma della giustizia” del referendum promosso da governo?
*** I tre volumi sono disponibili a chi ne fa richiesta, previa sottoscrizione interamente devoluta a Ricerca Cura Mesotelioma.
Cliccando questo link: https://ecoistituto-italia. org/cms-4/wp-content/uploads/ TeA-145web.pdf appare il Tera e Aqua di febbraio-marzo.
Nel pieno del dibattito sul ritorno del nucleare in Italia
Il dibattito in Italia, riguardo l’utilizzo dell’energia nucleare per scopi civili, ha vissuto fasi alterne, ma non si è mai definitivamente spento. Sull’argomento ci sono stati due referendum, entrambi hanno registrato la volontà degli elettori di bloccare l’arrivo del nucleare in Italia. Il primo nel 1987, a seguito della tragedia di Chernobyl, il secondo nel 2011 quando il governo riportò sul tavolo la possibilità di costruire nuove centrali nucleari. Dal 2022, con l’insediamento del governo Meloni e i contemporanei cambiamenti geopolitici in atto, il discorso pubblico sul nucleare è tornato sulle prime pagine dei giornali.
Sulla pericolosità e insostenibilità del nucleare, clicca qui il video dell’audizione alla Camera di Gian Piero Godio, per “L’osservatorio dei cittadini sul nucleare”.
Sul progetto di energia nucleare in Italia, clicca qui un’intervista a Stefano Monti, ex membro dell’Agenzia internazionale per l’energia atomica (IAEA) e dal 2023 Presidente dell’Associazione Italiana Nucleare.
In particolare, sui reattori nucleari modulari di piccola taglia SMR, clicca qui Giovanni Ghirga, per ISDE Italia, nell’audizione alla X Commissione della Camera dei deputati.
Class action collettive contro il glifosato
Daniele Mandrioli, direttore del Centro di Ricerca Cesare Maltoni dell’Istituto Ramazzini di Bologna, lo scienziato che ha coordinato il Global Glyphosate Study fino a provare un legame tra l’aumento di tumori nei ratti e l’esposizione al famigerato erbicida, è stato licenziato dalla cooperativa che gestisce l’ente.
Da chi e perché è stato sollevato dal suo incarico? Secondo il Centro di ricerca del Ramazzini non c’è nessuna longa manus dell’industria dei pesticidi (Bayer) dietro la cacciata di Mandrioli. Per saperne di più, clicca qui.
Secondo IARC (International Agency for Research on Cancer) il glifosato, e i fitofarmaci che lo contengono, è classificato come “probabile cancerogeno per l’uomo”.
Per l’EFSA-Autorità Europea per la Sicurezza Alimentare, è “improbabile cancerogeno”.
In Italia, il 7 ottobre 2016 è entrato in vigore il Decreto del Ministero della salute con il quale si dispone la revoca dell’autorizzazione all’immissione in commercio dei prodotti fitosanitari contenenti glifosato con il coformulante ammina di sego polietossilata. Di conseguenza è ancora legale in Italia il commercio e l’utilizzo del glifosato associato ad altri coformulanti.
Bayer ha annunciato che negli Stati Uniti sono state avviate oltre 13.000 cause legali relative al Roundup. Alcune hanno riconosciuto numerosi risarcimenti per milioni di dollari. Nel 2020 Bayer, che ha acquisito Monsanto nel 2018, ha accettato un accordo da 10 miliardi di dollari come risultato di una serie di azioni legali collettive che sostenevano che il Roundup abbia causato il cancro.
Nuovo processo per il disastro ambientale dell’Ilva
Il giudice per le indagini preliminari del tribunale di Potenza ha rinviato a giudizio 18 persone e 3 società che saranno processate per le irregolarità nel controllo sull’impatto ambientale dell’ex ILVA di Taranto tra il 1995 e il 2012. Tra queste ci sono Fabio e Nicola Riva, ex proprietari e amministratori dell’azienda in quegli anni, diverse persone della dirigenza dell’azienda e anche l’ex presidente della Regione Puglia Nichi Vendola.
Il processo, noto col nome di “Ambiente svenduto”, è ricominciato da capo dopo essere stato spostato al tribunale di Potenza, su ordine della Corte d’appello di Lecce, che aveva annullato, per vizi di procedura, la sentenza di primo grado del 2021 con cui il tribunale di Taranto aveva condannato sia i Riva che Vendola al carcere.
Tutti contro il maxi parco eolico in Val d’Aveto
A Santo Stefano d’Aveto, sindaci, Città Metropolitana, Regione e associazioni, si sono schierati pubblicamente contro l’opera ideata dalla società “Ferriere Wind srl” di Milano. Società che, come ha ribadito più volte il sindaco facente funzioni Mattia Crucioli, è stata invitata all’assemblea pubblica per un confronto ma ha scelto di disertare l’incontro. Le 7 pale, da 180 metri, verrebbero installate sui crinali della vallata, in una zona che comprende diversi chilometri, tra l’area dal Monte Crocilia al Monte Bue e al Maggiorasca.
Su change.org le firme contro il progetto hanno già superato le 10mila adesioni.
“Noi non siamo contrari all’energia eolica, siamo contrari a questo progetto” – precisa Crucioli che, come avvocato, ha al suo attivo ricorsi contro il nucleare di Bosco Marengo e il Tav Terzo Valico, nonché come senatore il Disegno di legge per la messa al bando dei Pfas. “Non si può pensare di realizzare un progetto così impattante senza essersi prima confrontati (anche con le comunità), valutando tutte le criticità, e senza aver fatto nemmeno chiarezza sul percorso di cantiere che dovrebbero percorrere i mezzi di trasporto. Tutto questo è sconcertante. L’impianto sarebbe principalmente sul territorio di Ferriere se pensiamo ai confini amministrativi, ma gli impatti visivi e uditivi, paesaggistici e ambientali avrebbero ripercussioni anche sul nostro territorio”.
Una testimonianza di chi se ne intende
Francesco Maurizio Cossiga è stato ministro dell’interno nei governi Moro V, Andreotti III e Andreotti IV dal 1976 al 1978, quando si dimise in seguito all’uccisione di Aldo Moro. Dal 1979 al 1980 fu presidente del Consiglio dei ministri nella cui veste guidò una fragile coalizione di governo centrista e fu presidente del Senato della Repubblica nella IX legislatura dal 1983 al 1985, quando lasciò l’incarico, poiché eletto al Palazzo del Quirinale come più giovane Capo dello Stato della storia dell’Italia repubblicana. Si dimise nell’aprile 1992, due mesi prima della scadenza naturale del mandato.
È stato spesso descritto come un uomo forte e accusato di essere un “ministro di ferro”, che ha represso brutalmente le proteste pubbliche. Lo chiamavano Kossiga.
Una testimonianza sul poliziotto malmenato a Torino
È di una giornalista de Il Manifesto presente sul fatto. Clicca qui.
Riceviamo e pubblichiamo: “Non condivido nulla di quello che scrivete e in modo particolare sui fatti accaduti a Torino. Gradirei non ricevere più vostre comunicazioni. Stefania Pucciarelli”. Stefania Pucciarelli dal 23 marzo 2018 è senatrice della Repubblica per la “Lega per Salvini premier”. È stata sottosegretaria di Stato al Ministero della difesa dal 1º marzo 2021 al 22 ottobre 2022 nel governo Draghi.
Riceviamo e pubblichiamo:
«Quando il saggio indica la luna, lo stolto guarda il dito», spesso attribuita a Confucio, anche se più correttamente riconducibile alla tradizione zen/buddista.
Il senso è semplice e potente: ci si può perdere nel mezzo e mancare il significato, fermarsi alla superficie senza cogliere ciò che davvero è in gioco. È un proverbio utile oggi più che mai, per non perdere la bussola e andare a ruota della macchina narrativa costruita e alimentata dal governo e dai media mainstream a esso supini, a partire da ciò che è accaduto nella manifestazione del 31 gennaio.
Il corteo nazionale contro lo sgombero di Askatasuna è stato un successo al di là di tutte le aspettative. Lo sappiamo noi e lo sa, soprattutto, il governo. Un passaggio fondamentale di un percorso nato dallo sgombero di un centro sociale simbolo di resistenza, capace di far convergere centinaia di realtà e oltre 50.000 persone in una manifestazione a difesa degli spazi sociali, delle pratiche di libertà e contro il governo Meloni. Una vera boccata d’ossigeno in un contesto politico, nazionale e internazionale, segnato da guerre, colonialismo, repressione e da un clima generale che farebbe accapponare la pelle anche ai più ottimisti. In un tempo dominato da politiche guerrafondaie, dall’oscuramento delle questioni ecologiche, da misure sessiste, omofobe e discriminanti, lo sgombero di uno spazio sociale storico è diventato occasione per ricostruire legami, riconoscersi, ritrovarsi. Questo è un fatto politico enorme. La manifestazione ha dato spazio ai tanti soggetti e alle molte storie che compongono la piazza, permettendoci di sentirci più forti e meno soli, mentre la controparte affila gli artigli e accompagna il Paese verso una deriva autoritaria sempre più esplicita, che guarda con ammirazione a modelli violenti e reazionari, dagli USA alle peggiori esperienze europee. E proprio dagli Stati Uniti – Minneapolis insegna – arrivano segnali di resistenza e solidarietà diffusa che parlano anche a noi.
Al termine della manifestazione, una parte del corteo ha deciso di proseguire in Corso Regio Parco e un’altra parte, numericamente significativa, ha deviato in Corso Regina per avvicinarsi allo stabile di Askatasuna, oggi murato e devastato al suo interno dai vari distruttori in divisa. In Corso Regina, l’apparato repressivo messo in campo dal governo Meloni e dal ministro Piantedosi ha risposto subito alla deviazione con una forza sproporzionata, scaricando centinaia di lacrimogeni sullo spezzone. Questa gestione muscolare, coerente con quanto visto nei giorni precedenti (quasi 800 fermi e identificazioni, intimidazioni, minacce), è stata però colta di sorpresa. Non si aspettavano che lo spezzone colpito reggesse l’urto, resistesse, avanzasse metro dopo metro, senza panico né tentennamenti con l’obiettivo di avvicinarsi a uno stabile che è stato strappato come uno scalpo dal governo per cancellare un pezzo di quella storia partigiana che ha caratterizzato da sempre Torino e che mai gli è andata giù. Quella disponibilità alla resistenza è la stessa che vediamo da mesi nelle piazze contro il genocidio in Palestina: indica che esiste una parte della popolazione, soprattutto giovane, che non si rassegna a stare calma, che è sempre meno disposta ai posizionamenti mediani ed è pronta a tracciare un confine netto. Corteo del 20 dicembre, corteo del 31 gennaio: se tanta gente, così varia e così determinata, si è vista in piazza due volte in due mesi bisognerà farci i conti no? Sicuramente al governo lo hanno capito. Parte quindi, scientifica, la grancassa per decontestualizzare e ricondurre una questione sociale nel campo dell’ordine pubblico. C’è da stupirsi? Non vedere il continuum dell’apparato repressivo messo in campo in questi giorni è pura miopia. Prima è arrivato l’allarmismo securitario per scoraggiare la partecipazione, poi la violenza poliziesca in piazza, infine, oggi, l’uso sistematico di una narrazione mediatica criminalizzante. Tutto converge verso un unico obiettivo: impedire che si strutturi un’opposizione sociale reale e dal basso a questo governo. Prese di posizione strumentali del solito circolino di giornalisti, di politici e opinionisti di regime, impegnati a imporre una verità narrativa che tenta di cancellare la forza di ciò che sta nascendo. Si azzardano paragoni storici ridicoli (gli anni di piombo) per provare a nascondere una verità quasi banale: se la politica chiude spazi, tanti giovani gli spazi decidono di prenderseli, se il potere fa una prepotenza, a volte qualcuno si incazza. Vanno loro dietro PD e Movimento 5 Stelle, intenti ad affannarsi a inseguire la destra sul terreno dell’ordine e del manganello, tra dichiarazioni roboanti su legalità e condanne rituali. Ancora incapaci di capire, dopo anni di sconfitte, che la destra sarà sempre più abile di loro nel parlare alla pancia di chi è stato convinto che i nemici stiano in basso, e non in alto e che così non si fa altro che alimentare l’agenda Meloni, Piantedosi, Salvini, Crosetto: un governo complice del genocidio in Palestina, delle politiche di guerra, che pensa che un infermiere e una scrittrice ammazzati mentre protestavano contro ICE se la sono cercata, che parla di “remigrazione” e vuole una società divisa, spaventata, impotente, incapace di organizzarsi.
La manifestazione del 31 gennaio, però, ci dice che non è più tempo di equilibrismi. Con la posta in palio oggi, bisogna scegliere. I 50.000 scesi in piazza il 31 gennaio hanno fatto una proposta politica al Paese. Hanno indicato una strada per rafforzare e allargare l’opposizione sociale all’attuale governo. Costruiamoci in comunità. Moltiplichiamo assemblee e momenti di confronto. Costruiamo piazze in tutto il Paese. Guardiamo al futuro con ottimismo e consapevolezza.
E soprattutto: non fermiamoci a guardare il dito, se osserviamo bene la luna appare più luminosa che mai. Ne avremo bisogno in questa lunga notte.
Come ridurre l’esposizione ai campi elettromagnetici utilizzando connessioni cablate
Clicca qui il drammatico “depliant” firmato dai due grandi esperti mondiali Prof. Hardell e Belpomme pubblicato in tre lingue (italiano, inglese, francese) sul sito www.applelettrosmog.it. I firmatari sono in collaborazione con l’Associazione Italiana Elettrosensibili, fondata da medici italiani elettrosensibili.
Gli impatti psicologici, psichiatrici e sociologici dei social network sui giovani sono ampiamente dimostrati. Ma è anche fondamentale conoscere e proteggere i nostri concittadini, in particolare i giovani (clicca qui) dagli impatti dei campi elettromagnetici CEM: sulle loro capacità di apprendimento e memoria, con comportamenti simili all’iperattività e ansiosi; nonché sui danni morfologici e funzionali al nervo ottico; fino agli impatti sulla fertilità maschile e femminile.
L’esposizione ai CEM è una questione cruciale per la salute pubblica, possibili cancerogeni secondo lo IARC, ma nessuno ne parla, i media in particolare hanno paura di perdere dei mercati pubblicitari (in un contesto in cui la posizione dell’OMS è distorta da conflitti di interesse, come spiegato nel depliant). Una gran parte della popolazione è colpita dai CEM senza esserne consapevole.
Al via la Campagna delle Uova di Pasqua
Per la realizzazione dell’ospedale di Duhla a Shengal (nord Iraq) e aiuti sanitari al Rojava. Clicca qui.
contenuti 10 febbraio 2026
Dunque, class action anche in Italia: contro i Pfas della Solvay
Dunque si avviano class action anche in Italia: contro i Pfas, contro Solvay Syensqo di Spinetta Marengo.
https://www.rete- ambientalista.it/2026/02/01/ perche-le-class-actions- risarcimenti-milionari-per-la- popolazione-di-alessandria/
Cliccando sul titolo, trovate una panoramica delle azioni collettive in Francia contro Arkema e Daikin Chemical; in Belgio e Olanda contro 3M; in Usa contro Solvay, Chemours, DuPont, Corteva e 3M, per risarcimenti che arrivano anche a 1,2 miliardi di dollari.
A maggior ragione dopo lo scandalo dei patteggiamenti
È così perché, mentre a Vicenza nel processo per l’avvelenamento doloso della Miteni di Trissino il tribunale ha riconosciuto al ministero dell’Ambiente un pur esiguo risarcimento di 58 milioni di euro per i costi sostenuti dal 2013, invece, addirittura per la Solvay di Spinetta Marengo, dopo che il complice e inerte Ministero aveva disatteso perfino la Cassazione omettendo richiesta risarcitoria al tribunale civile, il governo sta concludendo un patteggiamento con la multinazionale Syensqo di Alessandria, unica produttrice italiana dei Pfas tossici e cancerogeni.
Questo patteggiamento “riservato” è entrato nel solco di quello del Comune di Alessandria (un’elemosina di 100mila euro destinati al taglio dell’erba dei cimiteri) e sarà appresso con quello della scalpitante Regione Piemonte alle quali tre compra-svendite si allineeranno i mercanteggiamenti delle associazioni ambientaliste (che meritano un commento etico a parte).
In Italia i risarcimenti di Solvay sono oboli per tutti. Così, a tacere la Regione, sarà, siamo facili profeti, con il ministero dell’Ambiente: non si avvicinerà ai 393 milioni di dollari sborsati da Solvay nel New Jersey per la bonifica di quei Pfas C6o4 e ADV che pur furoreggiano sul territorio di Alessandria. Tant’è che Gilberto Pichetto Fratin ha già “assolto” Solvay non inserendo Spinetta Marengo fra i siti di interesse nazionale, zone contaminate da sanare sotto la supervisione del ministero, cioè non chiedendo la bonifica.
Va da sé che, dopo queste mali-intese economiche, le parti civili lasciano il processo. Per legge, il patteggiamento definitivo avviene tra imputati, procura e giudice. È augurabile ma è abbastanza impensabile che la Procura di Alessandria si “ostini” ad impedire un patteggiamento quando praticamente le parti civili sono d’accordo. E va da sé che il GUP ne prenda atto. Anche perché sia la Procura che il GUP sono esordienti e hanno avuto appena il tempo di scorgere gli atti del processo.
Così, anche senza ricorrere a rito abbreviato, di rinvio in rinvio, di slittamento in slittamento, si celebrerà la strategia processuale del nuovo avvocato di Solvay Syensqo, Guido Carlo Alleva, già celebre difensore della celebre famiglia Schmidheiny nel processo Eternit, il quale con l’inerte Pichetto Fratin dialoga in piemontese.
Così, verosimilmente a breve, con quattro soldi la multimiliardaria Syensqo uscirà senza ossa rotte dal secondo pur blando processo di Alessandria. A meno che (il diavolo non sempre riesce a coprire le pentole con i coperchi) l’ex avvocato della multinazionale, Luca Santa Maria, non riesca a coinvolgere le responsabilità di Solvay nel processo Miteni e mandare di traverso gli spumeggianti calici della sfarzosa viticoltura monferrina di Alleva. Ma è l’avvio delle class action che forse non sarebbe estraneo alle dimissioni della CEO Ilham Kadri.
Di sicuro, i quattro soldi si moltiplicheranno se andranno in porto le class action: in primo luogo, avanti di risarcire, Solvay sarebbe costretta a chiudere le produzioni inquinanti di Spinetta Marengo in quanto non è in grado di andare oltre la mera insufficiente messa in sicurezza (le incontenibili barriere idrauliche), in quanto non intende finanziariamente concludere la bonifica. Infatti, non avendo illecitamente ottemperato alla sentenza di “ripristino delle risorse naturali danneggiate da cromo esavalente, cloroformio, Pfas eccetera”, anzi – nascondendosi dietro venti anni di piani di caratterizzazione e analisi di rischio, ovvero nascondendosi dietro il Comune – ha procurato il doloso risultato di peggiorare acqua+aria+suolo sia all’interno che all’esterno del sito, immettendo addirittura nuovi cancerogeni (neppure dichiarati alla complice Provincia).
E tutto ciò ancora dopo dieci anni dalla condanna del primo processo, avviato con il capo di imputazione di avvelenamento doloso delle acque (analogo alla odierna sentenza Miteni). Sono dati di fatto e atti processuali che attestano incontrovertibilmente – per il maggiore disastro sanitario e ambientale nazionale da Pfas e non solo – sia riconosciuta la responsabilità di una contaminazione pregressa e attuale, sia il correlato obbligo di provvedere al ripristino dei danni cagionati, che non potrà avvenire in sede penale bensì tramite class action.
Le associazioni ambientaliste all’esame dell’etica
Nell’occasione che una Procura avvii un processo per inquinamento, come avvoltoi si costituiscono parti offese gli enti locali per salvare la faccia e fare cassa, quando piuttosto dovrebbero anche i loro amministratori sedere sul banco degli imputati per essere stati inermi o conniventi, e dovrebbero per primi essere chiamati a risarcire i cittadini inquinati. Il passato e il presente, nei processi Solvay ad Alessandria, lo dimostrano.
Avviene la stessa cosa quando si presentano come parti civili associazioni ambientaliste che in precedenza non avevano mosso una foglia contro l’inquinamento, e che assisteranno il processo come silenti spettatori in attesa del risarcimento che per prassi ogni sentenza loro riconosce. I trascorsi passati lo dimostrano.
Le presunte parti offese, tutte lì per fare cassa, sono assistite da avvocati le cui parcelle saranno adeguatamente beneficiate dal tribunale. Gli inquinatori non pagano né con la galera né con la bonifica, anzi proseguono i danni. Così va il mondo nei processi penali che abbiamo analizzato, in tre ahimè incompleti volumi, su “Ambiente Delitto Perfetto” (Barbara Tartaglione e Lino Balza, prefazione di Giorgio Nebbia).
Il peggio avviene quando l’inquinatore propone alle parti di mercanteggiare la loro uscita dal processo. Si chiama Patteggiamento: rito speciale che su due piedi chiude il dibattimento penale, offre considerevoli sconti sui danni e sulle pene all’imputato, il quale neppure ammette la colpevolezza e può continuare a inquinare come prima. Il patteggiamento è una lauta veloce occasione, per enti locali, associazioni ambientaliste, avvocati, per fare cassa. Il patteggiamento è la novità del secondo processo contro Solvay in corso ad Alessandria.
Chi scrive si è assunto il dovere di documentare, protagonista in prima persona con l’emblematico caso di “Medicina democratica”, la deriva perniciosa subìta da associazioni ambientaliste. Per il passato, fanno testo le pagine su “Ambiente Delitto Perfetto” che tracciano il tradimento dell’associazione ai principi del fondatore, lo scienziato Giulio Maccacaro, fino alle scissioni delle Sezioni territoriali (si veda anche “Luigi Mara & Medicina democratica”).
Per il presente, ognuno commenti da sé come, dieci anni dopo il vergognoso rifiuto di tutelare e risarcire le Vittime in sede civile, oggi, nel documento venuto alla luce dopo mesi di opacità (clicca qui), il presidente (da sempre e per sempre “pro tempore”) dell’associazione ammette tranquillamente di aver slacciato – di fatto con il patteggiamento – le manette a Solvay in cambio di soldi che servono per coprire le responsabilità di un buco di bilancio. È stato inferto un danno incommensurabile alla memoria di Maccacaro, a 50 anni dalla scomparsa. Commenterò quanto prima.
Medicina democratica chiama in correo le altre associazioni ambientaliste. Le vedremo.
Lino Balza Movimento di lotta per la salute Maccacaro.
Solvay Syensqo patteggia e nega le responsabilità del disastro sanitario e ambientale di Alessandria
1) Non è vero che non facciamo bonifica: primi (sic) interventi sono in corso nel rispetto delle tempistiche del Comune.
2) Non abbiamo obbligo di bonifica ma solo di messa in sicurezza. Volontariamente facciamo bonifica.
3) Volontariamente partecipiamo alla bonifica esterna allo stabilimento.
4) Monitoriamo i Pfas dal 2019.
Lo afferma Solvay in una sfacciata replica, sull’autorevole “Lavialibera”.
Casca male Solvay, perché le risponde la migliore giornalista d’inchiesta, Laura Fazzini. Clicca qui.
Lavialibera è una rivista fondata da Libera e Gruppo Abele (don Luigi Ciotti) che comprende un bimestrale cartaceo, un sito costantemente aggiornato e una presenza attiva sui principali canali social. Offre informazione e approfondimento su mafie, corruzione, ambiente e migrazioni. Il lavoro è supportato da un comitato scientifico e da una rosa di commentatori ed editorialisti di primo piano.
Dagli annunci ai fatti: le class action Solvay e Miteni
Su CIVG:
Il 2026 è l’anno maturo per la partenza delle azioni collettive, le class action. Per la Solvay di Spinetta Marengo, una inibitoria per fermare le produzioni inquinanti, l’altra risarcitoria per la popolazione. Per la Miteni di Trissino, con il meglio di avvocati, comitati e associazioni, è già in corso la raccolta popolare delle adesioni per chiedere il risarcimento dei danni alla salute e alle proprietà immobiliari Leggi tutto
Sono già 129 i Comuni del Veneto, 95 di questi sono nella provincia di Verona, che nei loro consigli comunali hanno approvato la mozione proposta dalla Rete Zero Pfas per chiedere al Parlamento italiano di attivarsi per una legge che metta al bando i Pfas vietandone la produzione, la commercializzazione e l’utilizzo.
La mozione è stata nel frattempo approvata anche dal consiglio regionale del Veneto (oltre che da quelli di Piemonte e Umbria) e dai consigli provinciali di Verona e Vicenza e da qualche comune in Lombardia, Piemonte e Liguria.
In particolare, per Alessandria la messa al bando si può già realizzare, tramite class action inibitoria, con la fermata immediata delle produzioni della Solvay di Spinetta Marengo, unica produttrice in Italia. La Rete sottolinea, infatti, quanto la posizione della Ue – a braccetto del parlamento italiano – vada in tutt’altra direzione: la Commissione intima al Parlamento di non porre limiti alla loro produzione e al loro utilizzo perché comporterebbe “rischi per la competitività globale dell’Europa” in particolare nei settori della produzione di armi, aerospaziale e di semiconduttori, ignorando al contempo i gravi effetti sulla salute dei cittadini esposti a queste sostanze.
Cancri da Pfas per maschi e femmine, adulti e bambini
Complessivamente si stima che i Pfas nell’acqua potabile contribuiscano a più di 6.800 casi di cancro ogni anno, sulla base dei dati più recenti dell’Agenzia per la protezione dell’ambiente degli Stati Uniti (Epa).
I ricercatori del Dipartimento di Scienze della Popolazione e della Salute Pubblica presso la Keck School of Medicine hanno studiato che, tra il 2016 e il 2021, le contee degli Stati Uniti con acqua potabile contaminata da Pfas avevano una maggiore incidenza di alcuni tipi di cancro, che differivano in base al sesso.
I maschi nelle contee con acqua potabile contaminata avevano una maggiore incidenza di leucemia, così come tumori del sistema urinario, del cervello e dei tessuti molli, rispetto ai maschi che vivevano in aree con acqua non contaminata.
Le femmine avevano una maggiore incidenza di tumori alla tiroide, alla bocca e alla gola e ai tessuti molli.
Recenti valutazioni dell’Agenzia Internazionale per la Ricerca sul Cancro (IARC) confermano i Pfas nell’aumento del rischio di sviluppare specifiche forme di:
Cancro al rene (carcinoma a cellule renali): sicuramente dovuto al Pfoa;
Cancro al testicolo: in particolare tra i lavoratori del settore chimico e le popolazioni residenti in aree contaminate;
Cancro alla tiroide: trattato con tiroidectomia e terapia radiometabolica;
Cancro mammario e dell’apparato riproduttivo femminile: tumore al seno e alle ovaie;
Cancro al cervello (glioblastoma): nell’area dei Vigili del Fuoco;
Melanoma e cancro alla prostata: rischio raddoppiato di melanoma e altre neoplasie.
Infine, studi scientifici recenti dell’Università di Padova, in particolare quelli condotti nella “zona rossa” del Veneto, hanno evidenziato una correlazione significativa tra l’esposizione ai PFAS e Aumento del Colesterolo: rischio cardiovascolare doppio rispetto alla media nella zona contaminata del Veneto;
Alterazione della Coagulazione: maggior rischio di trombosi e infarti;
Mortalità Cardiovascolare: inclusi infarti e malattie ischemiche;
Ipertensione e Aterosclerosi: calcificazione coronarica e aortica, e danni vascolari precoci.
I Pfas aumentano il rischio di malattia epatica nei giovani
Clicca sul titolo per leggere il nuovo studio statunitense condotto da ricercatori della Keck School of Medicine dell’Università del Southern California e dell’Università delle Hawaii.
I PFAS aumentano il rischio di diabete in gravidanza e di mortalità dei nascituri
Clicca sul titolo per l’analisi condotta da ricercatori e ricercatrici della Icahn School of Medicine del Mount Sinai e pubblicata da poco su The Lancet e ClinicalMedicine.
Una mela al giorno non ti leva il medico di torno. Se contiene Pfas
Il nuovo report di “Pesticide action network PAN” ha analizzato mele vendute nei supermercati di 14 stati europei. Il 64 per cento dei campioni contiene almeno un pesticida prodotto con i composti cancerogeni Pfas, gli “inquinanti eterni”. In Italia la patria delle mele è il Sud Tirolo. Clicca sul titolo.
Contro il TFA non basta allungare il vino con l’acqua
Pesticide Action Network Europe (PAN Europe) ha analizzato acque minerali commercializzate in diversi Paesi europei, trovando il Pfas TFA in numerosi campioni, spesso a concentrazioni rilevanti. Clicca sul titolo.
Ordinanze e dis-ordinanze anti Pfas
Tortona vieta i concimi chimici sui terreni lungo lo Scrivia. Un’ordinanza anti Pfas per tutelare la qualità delle acque destinate al consumo dell’uomo: l’ha firmata il sindaco Federico Chiodi (Fratelli d’Italia) che monitora da anni la situazione legata alla presenza di sostanze pericolose nel sistema idrico.
Per la limitrofa Alessandria il sindaco, Giorgio Abonante (Partito Democratico) ritiene superflua analoga ordinanza perché penalizzare – dice – con un divieto gli agricoltori quando a cospargere Pfas sui terreni ci pensa Solvay di Spinetta Marengo?
Cloroformio tra Tortona e Alessandria
Nelle acque sotterranee, una vasta area del Comune di Pozzolo Formigaro è contaminata dal cancerogeno cloroformio, con valori microgrammi per litro fuori norma nel monitoraggio sui pozzi.
L’origine del cloroformio? C’è chi punta il dito contro gli scavi del Tav Terzo Valico, dove però la sostanza non viene utilizzata. C’è chi, invece, addita il solito inquinatore: lo stabilimento Solvay di Spinetta Marengo, sobborgo di Alessandria, si trova nell’area della “Fraschetta” che confina a sud con il comune di Pozzolo Formigaro. Le due zone sono adiacenti nella parte sud-orientale della provincia alessandrina, tra la periferia di Alessandria, il novese e il tortonese.
Quali provvedimenti prendere? Il sindaco di Pozzolo, Domenico Miloscio, è consigliato dal sindaco di Alessandria, Giorgio Abonante. Questi si era trovato tre anni fa in analoga situazione. Emettere un’ordinanza, come gli compete quale massima autorità sanitaria locale per chiudere precauzionalmente gli impianti inquinanti della Solvay? Invece, Abonante diramò un’ordinanza alle famiglie di mezza Spinetta sulle misure di precauzione da adottarsi nei locali interrati di pertinenza delle loro abitazioni: non andare nelle cantine da dove risaliva il cloroformio, tantomeno a fumare o a consumare cibi, procurarsi dei ventilatori, non custodirvi altre sostanze chimiche, non riscaldarle, non fare buchi sui pavimenti, non tinteggiare le pareti…
L’ordinanza di Abonante è tuttora in vigore. Potrebbe adottarla anche Miloscio, anche lui di centrosinistra, addirittura presidente della Prima Commissione della Provincia di Alessandria, il presidente della quale è Luigi Benzi (Fratelli d’Italia) specialista degli “omissis” per l’Autorizzazione Integrata Ambientale della Solvay.
È stato calcolato quanti morti in più per i Pfas tra il 1984 e il 2018 rispetto alle attese. Nell’Ovest vicentino: 4000 morti. Un’ecatombe clamorosa. L’indagine scientifica, commissionata dalla Regione Veneto non fu mai divulgata. Perche? Perché la Regione non avrebbe voluto dimostrare, ma rassicurare. Non intendeva informare, ma contenere l’allarme. Perché divulgare avrebbe significato chiamare in ballo i responsabili, i colossi industriali e finanziari: Eni, il fondo lussemburghese Icig, la giapponese Mitsubishi Corporation che hanno rilevato la Miteni di Trissino fallita. Dati di questo peso avrebbero prodotto conseguenze politiche, sanitarie e giudiziarie immediate. Tanto più perché l’indagine portava la firma autorevole di Annibale Biggeri, docente di statistica medica dell’Università di Padova. Dunque, fu silurata. Una vergogna.
Orbene, a quanti si riempiono la bocca con studi epidemiologici farlocchi, dalla Regione Piemonte in giù, passando per il Comune fino a qualche “ambientalista”, chiediamo: perché piuttosto non reclamate per Alessandria un’indagine scientifica (di Biggeri) che calcoli quante morti in più rispetto alle attese sono state causate dal colosso chimico di Spinetta Marengo (non solo Pfas): da Montedison e soprattutto da Solvay che è ora sotto processo? Ci sono già nove indagini epidemiologiche utilizzabili.
Premesso che è “meglio prevenire che curare” ovvero “meglio chiudere le fonti inquinanti piuttosto che a posteriori disinquinare i territori contaminati”, nella fattispecie dei Pfas si fanno i conti: quanto verrebbe a costare la bonifica dei siti inquinati? In Piemonte, Solvay ha fatto i conti e, non intendendo intaccare gli enormi profitti, al riparo dei processi penali, si rifiuta di chiudere le produzioni Pfas a Spinetta Marengo per poi procedere alla enorme bonifica.
Clicca sul titolo le cifre in Veneto e in Svizzera.
Patteggiamenti. L’ombra del cappio della Fluorsid pende minaccioso sulla Solvay
Clicca sul titolo. La mancata bonifica della Fluorsid, leader mondiale della produzione di fluoroderivati inorganici per l’industria dell’alluminio, rammenta quella della Solvay Syensqo di Spinetta Marengo, leader monopolista nei fuoroderivati tecnopolimeri Pfas.
Se clicchi qui, il “Movimento di lotta per la salute Maccacaro” fa il punto sul disastro ecosanitario della Solvay di Alessandria.
Via libera ai Pfas che servono al riarmo
Deroghe ed esenzioni UE sempre più ampie per il comparto militare: produzione di armi, munizioni, apparecchi elettronici a uso militari, componenti di mezzi aerei, navali e terrestri, dispositivi di protezione individuale e schiume antincendio. L’intero comparto militare, responsabile della produzione di più di 2mila tonnellate di inquinanti eterni ogni anno, garantisce enormi profitti dell’attivissima lobby bellica. I passi indietro dell’Italia. Clicca sul titolo.
Syensqo, con a capo Alessandro Chiovato e la francese Axens lanciano Argylium per accelerare la svolta europea nelle batterie allo stato solido. A Spinetta Marengo? Clicca sul titolo.
Divieto Pfas su cosmetici e abbigliamento
Non in Italia naturalmente, dove domina Solvay unica produttrice, ma in Francia, dove -pur con l’opposizione della consorella Tefal – è entrato in vigore dal 1° gennaio il divieto sugli inquinanti eterni trovati ovunque dalla vetta dell’Everest ai tessuti delle balene della Nuova Zelanda, e la cui esposizione è collegata all’insorgenza di tumori, alla riduzione della fertilità e all’alterazione del sistema immunitario. Il divieto proibisce la vendita, la produzione o l’importazione di qualsiasi prodotto per cui esista già un’alternativa ai PFAS. Include cosmetici, abbigliamento e altri articoli come la cera da sci. La legge imporrà inoltre alle autorità francesi di testare regolarmente l’acqua potabile per tutte le tipologie di PFAS e di adottare misure per sanzionare gli inquinatori che rilasciano queste sostanze nell’ambiente.
I Pfas sotto controllo della Regione
Non si tratta del Piemonte, patria della Solvay e del disastro ecosanitario nazionale, ma della piccola Umbria che ha avviato per tempo controlli sistematici e creato un sistema stabile di monitoraggio continuo dei PFAS nelle acque potabili. La Regione ha attivato un protocollo inter-istituzionale che coinvolge ARPA Umbria, le USL territoriali e i principali gestori del servizio idrico: Umbra Acque, SII e VUS. Clicca sul titolo.
Malattie cardiovascolari da Pfas: in Svezia come in Veneto
Uno studio svedese coordinato da Yiyi Xu e Ying Li, professori di epidemiologia e biostatistica all’Università di Göteborg (Svezia), pubblicato nel numero di dicembre 2025 della rivista Environmental Research, mostra che l’esposizione prolungata all’acqua potabile contaminata da PFAS aumenta il rischio del 10% di infarto miocardico, del 10% di ictus ischemico (ostruzione di un vaso sanguigno da parte di un coagulo) e del 28% di ictus emorragico (rottura di un vaso sanguigno), mentre la mortalità per malattie cardiovascolari è aumentata di circa il 15%.
I ricercatori sottolineano che il loro risultato “concorda con un ampio studio condotto nel 2024 in Veneto che ha riportato una mortalità cardiovascolare superiore del 20-30% nei comuni fortemente esposti ai PFAS rispetto ai comuni non esposti”. Clicca sul titolo.
Vigili del fuoco: Pfas e amianto
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La storica sentenza sull’amianto, un milione di risarcimento alla famiglia di un vigile del fuoco, nipoti compresi. E, per i Pfas, la richiesta di studi epidemiologici condotti sui pompieri e sulla reale composizione dei dispositivi di protezione individuale.
contenuti 2 febbraio 2026
Rivoluzionari tra virgolette vs antiterroristi tra virgolette
Manifestazione a Torino contro lo sgombero di Askatasuna.
Per la cronaca prendiamo per buona la versione che troviamo su Il Fatto, piuttosto che sui Telemeloni, clicca qui.
Tre cortei, quasi 50mila manifestanti, famiglie con bambini, vin brulè, partigiani, studenti, saracinesche alzate, musica e slogan, assurdo massiccio cordone di polizia. Poi cala la sera e iniziano due ore buone di guerriglia urbana: barricate, bombe carta, pioggia di lacrimogeni, idranti, cappucci neri, mascherine e occhialini da sub, bottiglie, pietre, cassonetti e camionetta in fiamme, agente malmenato, troupe Rai aggredita, almeno una ventina di feriti.
Il nostro commento. Esultano gli incappucciati del governo e gli ultras incappucciati. Gli uni soddisfatti della grancassa mediatica che assorda il malgoverno e rinfocola la repressione “antiterrorismo”, i decreti sicurezza. Gli altri, un centinaio? un migliaio? soddisfatti come si sentirono le brigate rosse, quelle in buona fede sedicenti rivoluzionari utili idioti degli americani. Sconfitti gli altri 49mila manifestanti, in rappresentanza di milioni di italiani che neppure hanno saputo il perché della oceanica manifestazione.
Oscurati anche In migliaia a Milano, il corteo pacifico contro i federali Usa.
Oscurato il corteo forte e pacifico Operai in tangenziale a Bologna: incriminati i sindacalisti.
Come era stata annunciata la manifestazione. Clicca qui.
Il commento di Sigfrido Ranucci. Clicca qui.
Il commento di Francesco Cossiga. Clicca qui.
Perché le class action: risarcimenti milionari per la popolazione di Alessandria
Chi scrive, avendo dissentito nel 2015 dalla sentenza del tribunale di Alessandria contro Solvay**, sostiene, tenacemente operando da allora, che i limiti del processo penale devono essere superati in sede civile. Come d’altronde, alle azioni collettive, alle class action sollecitava il Procuratore generale della Suprema Corte di Cassazione: «Mi auguro che seguano centinaia, migliaia di cause civili per toccare questa gente nel portafoglio. Unico, per loro, temibile argomento dissuasivo e persuasivo”. Finalmente, dieci anni dopo, prendono corpo le class action.
L’azione inibitoria e l’azione risarcitoria sono due strumenti complementari di tutela nel diritto civile italiano: la prima, di natura preventiva, mira a far cessare un comportamento illecito in corso e prevenirne la reiterazione. La seconda, di natura riparatoria, interviene ex post per ottenere il risarcimento del danno (patrimoniale o non patrimoniale) già subìto. In altri Paesi, soprattutto negli Stati Uniti il fenomeno delle “class action” costituisce uno dei punti fondamentali del sistema processuale, con effetto di esiti pesanti per le multinazionali chimiche, Solvay compresa che da dovuto chiudere i Pfas in Usa.
Finalmente nel 2026, class action si stanno organizzando, più o meno coordinate, in Piemonte e in Veneto. Avendo solide basi probatorie, valenti giuristi, precedenti internazionali, fondi specializzati: riducono il rischio legale collettivo e aumentano le probabilità di successo.
Qui ora, senza riprendere quanto più volte documentato in questi anni, ci soffermiamo sulle azioni inibitoria e risarcitoria in sede civile relative al disastro sanitario e ambientale perpetrato dalla Solvay Syensqo di Spinetta Marengo a massimizzare gli enormi profitti (peraltro riconducibile al reato di “avvelenamento doloso delle acque” che era nel capo di imputazione del 1° processo Solvay e che è sentenziato nel processo Miteni).
Azioni relative, cioè, alla contaminazione storica e attuale di 20 tossici e cancerogeni in aria-acqua-suolo, che l’azione inibitoria innanzitutto può bloccare: bloccare oggi le produzioni, bloccare per i danni futuri (principio di precauzione) e risarcire i danni passati, presenti e futuri. Le cause collettive mirano a risarcire due categorie di danni, per i quali la prova del nesso causale con le condotte criminose non ammette discussioni.
Distinguiamo così i danni ambientali e i costi di bonifica per la perdita di risorse naturali e alterazione degli ecosistemi, danni irreversibili e risarcibili da tutelare da parte dello Stato e degli Enti territoriali (Comune e Regione), come avvenuto per le elevate sentenze di risarcimenti comminate dai tribunali internazionali: dai 670 milioni di dollari alla DuPont ai 12,5 miliardi di dollari alla DuPont. Per Solvay, un fondo per la bonifica di 1 miliardo di euro appare sottostimato.
Distinguiamo così i danni alle persone: le Vittime per eccellenza. Infatti, la contaminazione storica e attuale di 20 tossici e cancerogeni in aria-acqua-suolo è inevitabilmente anche contaminazione dell’organismo umano, ovvero nel sangue, es. il 100% di Pfas nei campioni ematici testati, con danni irreversibili e risarcibili. Questi danni per la popolazione alessandrina riguardano le alterazioni biologiche e le patologie contratte: ad esempio, per i Pfas, le cartelle cliniche per tumori renali/testicolari, tiroide, colesterolo, aterosclerosi, rischio di infarto e ictus, ipertensione, eccetera. E va anche rilevato, ad esempio per i Pfas, che elevati livelli nel sangue costituiscono un danno risarcibile anche in assenza di sintomi: la consapevolezza di avere nel sangue sostanze pericolose genera danni per angoscia, stress e limitazioni alla qualità della vita.
Insomma, stiamo parlando di danni risarcibili, con class action, per decine di migliaia di cittadini di Alessandria. E non considerando il “metus”: la giustificata paura della malattia. Il risarcimento individuale del cittadino, infatti, terrà conto sia del danno biologico (quantificato in base al grado di contaminazione e alle patologie correlate) sia del danno morale/esistenziale. A quanto possono ammontare il danno biologico temporaneo per la presenza del veleno nel corpo, il danno biologico permanente e patrimoniale per coloro che hanno sviluppato patologie correlate e hanno sostenuto costi medici, e il danno morale per la sofferenza psichica?
I risarcimenti individuali sono diversificati dalla gravità della lesione e dalla durata dell’esposizione. Considerando i parametri delle tabelle medico-legali italiane e i precedenti riferimenti internazionali, agli esperti il risarcimento medio di 150mila euro per soggetto appare plausibile.
Lino Balza Movimento di lotta per la salute Maccacaro.
** “Ambiente Delitto Perfetto” di Barbara Tartaglione e Lino Balza, prefazione di Giorgio Nebbia.
Niscemi. La frana italiana, la base Nato NRTF e il sistema americano Muos
La frana di Niscemi è l’ennesima storia italiana di disastro annunciato. Lo Stato, la Regione Sicilia, la Provincia di Caltanissetta, il Comune, la Protezione civile e tutto il resto della pubblica amministrazione erano a conoscenza della situazione e della necessità di interventi per fronteggiare l’emergenza, soprattutto dopo la frana del 1997. Sono stati affidati incarichi, redatti studi, realizzati progetti e appaltati i lavori. Eppure, come spesso accade, nulla è stato portato a termine.
Il dissesto è il prodotto di scelte politiche stratificate, di un modello di sviluppo che considera alcune aree sacrificabili. Dentro questo quadro generale si inserisce un elemento strutturale e determinante: la militarizzazione permanente del territorio.
Niscemi è da molti anni uno dei luoghi simbolo dell’occupazione militare statunitense del territorio italiano. Ospita una delle più grandi basi militari statunitensi presenti nel Paese, la Naval Radio Transmitter Facility (NRTF) della US Navy, all’interno della quale è stato installato il MUOS (Mobile User Objective System), sistema globale di telecomunicazioni militari degli Stati Uniti, ad uso esclusivo della Marina militare statunitense.
Parliamo di un complesso militare che, per estensione, è paragonabile al sedime dell’intero aeroporto internazionale Leonardo da Vinci di Fiumicino, collocato dentro e ai margini di un’area naturale protetta come la Sughereta di Niscemi. Fin dall’inizio, il Movimento No MUOS ha denunciato l’incompatibilità radicale tra la fragilità geologica e idrogeologica del territorio, il valore ambientale dell’area e la presenza di un’infrastruttura militare di queste dimensioni, basandosi su studi, perizie, osservazioni tecniche e documentazione pubblica.
A queste argomentazioni lo Stato ha risposto non con prevenzione, monitoraggi indipendenti o politiche di tutela, ma con centinaia di denunce e procedimenti giudiziari contro chi segnalava pubblicamente i rischi sociali, ambientali, sanitari e idrogeologici legati alla presenza della base NRTF e del MUOS. Proprio oggi, mentre Niscemi affronta l’ennesima emergenza, alcune e alcuni attivisti ricevono un nuovo avviso di conclusione indagini preliminari relativo a una manifestazione dell’agosto 2025, con contestazioni che includono violazione di prescrizioni, imbrattamento e – in modo tanto fantasioso quanto inquietante – persino “istigazione a delinquere”. Segnalare un pericolo, denunciare un rischio, difendere il proprio territorio continua a essere trattato come un reato.
Oggi quella fragilità negata si manifesta sotto forma di dissesto: come effetto concreto di un modello che ha imposto opere militari in aree inadatte, modificato assetti del suolo e regimi di drenaggio, favorito espansioni edilizie disordinate e rinviato sistematicamente interventi strutturali di messa in sicurezza.
Clicca qui il Comunicato del Movimento No Muos.
Netanyahu rafforza l’antisemitismo
Testo della legge 20 luglio 2000, n. 211: “Istituzione del Giorno della Memoria in ricordo dello sterminio e delle persecuzioni del popolo ebraico e dei deportati militari e politici italiani nei campi nazisti”
Art. 1. La Repubblica italiana riconosce il giorno 27 gennaio, data dell’abbattimento dei cancelli di Auschwitz, “Giorno della Memoria”, al fine di ricordare la Shoah (sterminio del popolo ebraico), le leggi razziali, la persecuzione italiana dei cittadini ebrei, gli italiani che hanno subito la deportazione, la prigionia, la morte, nonché coloro che, anche in campi e schieramenti diversi, si sono opposti al progetto di sterminio, ed a rischio della propria vita hanno salvato altre vite e protetto i perseguitati.
Art. 2. In occasione del “Giorno della Memoria” di cui all’articolo 1, sono organizzati cerimonie, iniziative, incontri e momenti comuni di narrazione dei fatti e di riflessione, in modo particolare nelle scuole di ogni ordine e grado, su quanto è accaduto al popolo ebraico e ai deportati militari e politici italiani nei campi nazisti in modo da conservare nel futuro dell’Italia la memoria di un tragico ed oscuro periodo della storia nel nostro Paese e in Europa, e affinché simili eventi non possano mai più accadere.
La storica Anna Foa, autrice di un testo importante e dolente come “Il suicidio di Israele”: “La memoria serve ancora. Netanyahu con il suo genocidio rafforza l’antisemitismo”. Clicca qui.
The International Holocaust Remembrance Alliance (IHRA): “L’antisemitismo è una certa percezione degli ebrei che può essere espressa come odio per gli ebrei. Manifestazioni di antisemitismo verbali e fisiche sono dirette verso gli ebrei o i non ebrei e/o alle loro proprietà, verso istituzioni comunitarie ebraiche ed edifici utilizzati per il culto.”
Le manifestazioni possono avere come obiettivo lo Stato di Israele perché concepito come una collettività ebraica. Tuttavia, le critiche verso Israele simili a quelle rivolte a qualsiasi altro paese non possono essere considerate antisemite.
Il Sionismo è il movimento politico ebraico, non puramente religioso, nato in Europa per l’autodeterminazione e la creazione di uno Stato d’Israele.
L’Antisionismo è la critica al progetto sionista e allo Stato di Israele, che non equivale all’Antisemitismo.
L’Antisemitismo si riferisce a lingue e culture semitiche, tra cui l’ebraico.
Ricordare lo sterminio di decine di migliaia di persone con disabilità
Ricordarlo in occasione del Giorno della Memoria significa assumersi oggi la responsabilità di costruire politiche e servizi che mettano al centro la persona, la sua dignità e la sua libertà, affinché nessuno venga mai più separato, invisibilizzato o allontanato dalla comunità in nome dell’efficienza, della scarsità di risorse o della paura…
Clicca qui Per ricordare tutte le vittime della Shoah tra cui decine di migliaia di persone con disabilità
Il movimento di volontariato italiano diventa rete associativa nazionale
Un obiettivo che non parla solo di numeri, ma di rappresentanza, ascolto e capacità di dare voce alle piccole e grandi realtà che animano i territori. Clicca qui.
Un obiettivo per il volontariato che il “Movimento di lotta per la salute Maccacaro” condivide anche tramite la sua “Rete ambientalista. Movimenti di Lotta per la Salute, l’Ambiente, la Pace e la Nonviolenza”.
Israele sta combattendo un’altra guerra, una guerra che non fa notizia
Mentre gli Stati Uniti concentrano gli sforzi sul mantenimento dell’aggressione israeliana a Gaza attraverso la messa in scena di un cessate il fuoco, con il cosiddetto piano di pace Trump, un’altra guerra è in corso in Cisgiordania.
Nel 2025 l’assalto militare israeliano in Cisgiordania ha provocato la più grande campagna di sfollamento di massa che i Palestinesi hanno mai affrontato dal 1967, con quasi 50.000 Palestinesi cacciati con la violenza dalle loro case. L’esercito israeliano ha distrutto i campi profughi di Jenin e Tulkarem e ha negato ai loro residenti il diritto al ritorno. Ora ha di fatto trasformato i due campi nel suo quartier generale militare al nord.
Le truppe israeliane hanno anche intrapreso la quasi totale distruzione delle infrastrutture, tra cui strade, sistemi fognari e rete elettrica. Almeno il 70% delle strade della città di Jenin è stato spianato con i bulldozer e la maggior parte delle condutture idriche e delle reti fognarie a Jenin e Tulkarem sono state distrutte nel giro di poche settimane, con perdite economiche per milioni di dollari. In tutto il distretto migliaia di famiglie sono private sia dell’acqua che dell’elettricità. E ancora oggi le famiglie sfollate vivono in aree difficili da raggiungere, con pochissime infrastrutture civili.
Parallelamente l’esercito israeliano ha ampliato la geografia della sua violenza. Le truppe israeliane ora effettuano incursioni regolari nelle città centrali della Cisgiordania, tra cui Ramallah e Ariha (Gerico), e nel sud di al-Khalil (Hebron) e a Betlemme. In questi attacchi i Palestinesi vengono assediati, terrorizzati e talvolta giustiziati dai soldati israeliani che combattono impunemente. Continua cliccando qui.
I dati definitivi 2025 del progetto CAMBIAMO ARIA confermano che l’inquinamento atmosferico nelle città italiane resta un’emergenza sanitaria strutturale. PM2,5 e NO2 superano ampiamente i valori OMS e i futuri limiti UE, causando migliaia di morti premature evitabili. Leggi il resto.
La morte del diritto. È ancora possibile rimetterlo al mondo?
La storia umana è anche una storia del diritto, dalle Dieci Tavole, secondo la Bibbia scritte dal dito di Dio, ai codici di Ur e di Hammurabi, che per la prima volta stabilivano che il diritto consiste nella difesa del debole e facevano del re, cioè del potere, il padre dell’orfano e il marito della vedova, a Vasti e ad Antigone che si appellano a una legge superiore a quella scritta dai maschi, al diritto naturale che stabilisce che la verità, non l’autorità, fa la legge, al diritto positivo che istituisce la legge uguale per tutti, ai diritti umani che perfino nella guerra cercano di trattenere un residuo di ragione, alle Costituzioni postbelliche, ultime lettere della Resistenza italiana ed europea, fino alla Convenzione internazionale contro il genocidio che condanna un delitto così estremo da non avere ancora neanche il nome, e che rappresenta la soglia più alta raggiunta dal diritto nel suo sforzo di realizzare, come sua gloria, la giustizia.
La condanna a morte del diritto è stata molte volte e in diversi modi annunciata e segnalata (Papa Francesco), fino al culmine del genocidio di Gaza, indifferente alle pronunzie delle Corti internazionali, perpetrato nella latitanza del Consiglio di Sicurezza e dello stesso segretario generale dell’Onu, e compiuto con la complicità di quasi tutta la comunità internazionale, con le sue armi o almeno con il suo silenzio (non però dei molti di tutto il mondo che hanno navigato e manifestato “proPal” e perciò sono stati bollati come “terroristi” dai poteri selvaggi); fino a Trump che, quando chiede la grazia per Netanyahu e il Nobel per sé, opera una rilegittimazione del genocidio, la negazione della negazione e proclama di non aver bisogno del diritto internazionale.
Preso atto della realtà, è ancora possibile, prima dell’immane disastro, ristabilire il diritto come regola della vita internazionale e “sicurezza” per la Terra?
Raniero La Valle risponde di sì e indica a quale “istanza più alta” bisogna ricorrere. Clicca qui.
Non entrare nel Board of Peace!
Il “Board of Peace” di Trump è un nuovo atto eversivo diretto a sostituire il diritto internazionale dei diritti umani con la legge del più forte.
Entrare nel “Board of Peace” di Trump costituirebbe una violazione dell’articolo 11 della Costituzione, il “Board of Peace” di Trump è una minaccia esistenziale all’Onu che è e resta l’unica autorità legale universale.
Il fine del “Board of Peace” non è quello di promuovere la pace e la cooperazione internazionale bensì quello di difendere gli interessi del suo presidente, anche con la minaccia e l’uso della forza.
La distruzione sistematica in corso dell’architettura internazionale e dei pilastri della convivenza, che dalla fine della seconda guerra mondiale ci hanno consentito di superare molte crisi difficili, è un crimine che deve essere fermato senza ulteriori indugi. Clicca qui.
Rifiutare l’assurdo e pericoloso “Consiglio della pace” di Trump
Il cosiddetto “Consiglio per la Pace” creato dal Presidente Donald Trump è profondamente degradante per il perseguimento della pace e per qualsiasi nazione che voglia legittimarlo. È un cavallo di Troia per smantellare le Nazioni Unite. Dovrebbe essere rifiutato categoricamente da ogni nazione invitata a farne parte.
Non è un segreto che Trump nutra un aperto disprezzo per il diritto internazionale e le Nazioni Unite. Consiglio della Pace? In parole povere, si tratta di un giuramento di fedeltà a Trump, che aspira al ruolo di presidente e arbitro supremo del mondo.
Come se la farsa dei rappresentanti non bastasse, le nazioni dovranno pagare 1 miliardo di dollari per un “seggio permanente” nel Consiglio. Sta comprando un apparente accesso a Trump finché servirà ai suoi interessi.
Il “Board of Peace” di Trump è un palese ripudio delle Nazioni Unite. Trump lo ha reso esplicito, dichiarando di recente che il Board of Peace potrebbe effettivamente sostituire le Nazioni Unite. Questa affermazione da sola dovrebbe porre fine alla conversazione per qualsiasi leader nazionale serio. Partecipare dopo una simile dichiarazione è una decisione consapevole di subordinare il proprio Paese all’autorità globale personalizzata di Trump. Significa accettare, in anticipo, che la pace non è più governata dalla Carta delle Nazioni Unite, ma da Trump. Clicca qui
In memoria dei partigiani della Benedicta deportati a Mauthausen.
Durante il rastrellamento della Benedicta (Bosio, AL), avvenuto nella primavera del 1944, insieme ai 154 “ribelli” fucilati, altri 187 perseguitati furono catturati e deportati presso il KL di Mauthausen; di questi ultimi, solo 35 fecero ritorno a casa. Nel lager e nei suoi sottocampi, i prigionieri vivevano in condizioni proibitive e venivano annientati attraverso il lavoro forzato. Clicca qui.
contenuti 22 gennaio 2026
Stupidaggini scientifiche dietro la complicità della politica con Solvay
La storica complicità tra Comune di Alessandria e Solvay di Spinetta Marengo è palmare nello studio epidemiologico sbandierato ai quattro venti dalla Commissione Ambiente: “Al fine di scoprire il rapporto causa-effetto fra inquinanti, malattie e mortalità, “Per cercare l’eventuale ‘prova regina’ di questa situazione, ovvero se esista la ‘pistola fumante’ di un nesso diretto tra ambiente e salute, tra inquinamento e patologie”. Su queste stupidaggini scientifiche i giornali locali ci fanno i titoli.
Fa specie che la Commissione Ambiente sia presieduta da un medico, Adriano Di Saverio (col quale abbiamo polemizzato più volte), al punto che i suoi colleghi di ISDE (Associazione Italiana Medici per l’Ambiente) restano trasecolati. Scoprire il nesso causale tra Pfas e patologie? Cosa c’è da scoprire? Il nesso fra Pfas e malattie è assodato: il Pfoa è classificato cancerogeno certo per l’uomo, il Pfos possibile cancerogeno, i C6o4 e ADV sospetti cancerogeni. ISDE con tutti i ricercatori indipendenti sono concordi: i Pfas sono interferenti endocrini e causano o concausano malattie metaboliche, immunosoppressione, tumori ecc. Chi ha i Pfas nel sangue o ha già oppure avrà queste malattie. C’è solo da impegnarsi come curarle. ***
Cosa c’è da scoprire? Ma quale ‘prova regina’? Ma quale ‘pistola fumante’? C’è da scoprire che… l’ignoto, che spara in atmosfera, acque e suolo i Pfas insieme agli altri 20 tossici e cancerogeni, è Solvay? Non bastano tutte le indagini ambientali dell’Arpa e le sentenze della magistratura? Non bastano, per inchiavardare il nesso causale, le già nove indagini epidemiologiche che ripetono che in Fraschetta si muore di più?
Certo, altre indagini sono sempre utili, ma non per scoprire il notorio nesso con Pfas, cromo esavalente, cloroformio, ecc made in Solvay, semmai per verificare lo stato attuale di salute della popolazione e di ogni singolo cittadino, per curare innanzitutto, prevenire, soprattutto per i bambini, e per risarcire morti e ammalati: come faremmo noi con la class action risarcitoria collettiva. Mentre la prevenzione contro un ulteriore peggioramento della salute la tenteremmo con la class action inibitoria collettiva che fermi subito le produzioni inquinanti.
Invece, la convezione del Comune con l’Università è un altro specchietto per le allodole, per prendere tempo, il tempo che però a Solvay serve a proseguire nella sua strategia, tant’è che lo sbandierato “studio” è miserrimo: finanziato con 60mila euro (quando dal patteggiamento il sindaco ne ha ottenuti 100mila, un euro a testa per ogni cittadino) e conseguentemente non è di massa bensì circoscritto a poche persone nel raggio di tre km dall’epicentro dello stabilimento Solvay. In conclusione, cosa c’è da scoprire? il nesso tra multinazionale e politica?
*** Nota a margine. Clicca qui l’Associazione dei Ginecologi Italiani su “Gli effetti dei Pfas su salute umana e ambiente. Conseguenze negative su fertilità, risposta immunitaria e accumulo di lipidi”. Inoltre, i dati raccolti mostrano che l’esposizione ai PFAS produce una sovraregolazione del gene ID1, coinvolto nello sviluppo di vari tipi di cancro, tra cui leucemia, cancro al seno e al pancreas; nonché l’aumento significativo della mortalità di individui affetti da neoplasie maligne dei tessuti linfatici ed ematopoietici, come milza, fegato e midollo osseo.
Costruire la partecipazione dal basso. Le assemblee: “Non delega alla politica”
Non si è presentato il sindaco a discolparsi all’assemblea pubblica tenutasi in Alessandria nel sobborgo di Spinetta Marengo, epicentro del disastro sanitario e ambientale della Solvay Syensqo: in aria, acqua, suolo con Pfas cromo esavalente e gli altri 20 tossici e cancerogeni. Un’assemblea partecipata al punto che si è dovuta trasferire nella chiesa parrocchiale di don Mauro, trasformata con striscioni e cartelli in un luogo di incontro civile prima ancora che spirituale.
I giornali locali l’hanno celebrata con video foto e ampi titoli: “Disastro ambientale in Fraschetta: la comunità senza saloni pubblici si ritrova in chiesa”, “Spinetta sfida i veleni. Nasce il comitato ‘Ce l’ho nel sangue’. Giustizia per Spinetta e per tutta la Fraschetta”, “Rompiamo il muro di assuefazione”: a Spinetta i comitati dei cittadini uniti”.
L’impegno comune dei Comitati e delle Associazioni è: “non scendere a compromessi”, tipo i patteggiamenti di cui si è fatto alfiere il sindaco Giorgio Abonante accettando una manciata di euro. A questo proposito, Solvay, presente con autorevoli “osservatori” in assemblea, ha invece immediatamente ribadito di voler estendere “gli accordi transattivi con i diversi enti pubblici e gli enti esponenziali costituitisi parti civili nel procedimento penale”, cioè anche con Regione e Governo, e con le Associazioni ambientaliste stesse.
Dall’assemblea sono state, invece, comunicate manifestazioni di piazza, anche con presidio del palazzo di giustizia, dove si paventa innanzi al GUP la conclusione a marzo del processo tramite questo famigerato patteggiamento, oppure dove sarà annunciato l’ennesimo rinvio di udienza, magari con il colpo di scena della nuova Procura con la clamorosa riformulazione del capo di accusa da colposo a doloso.
Soprattutto sono state comunicate due azioni collettive in sede civile, due class actions. Quella risarcitoria, per le Vittime della popolazione, avviata con la raccolta delle cartelle cliniche. E quella inibitoria per bloccare da subito le produzioni delittuose della Solvay. Per entrambe sono previste assemblee nei territori per raccogliere le adesioni popolari.
L’assemblea ha guadagnato la presenza dei ricercatori dell’Università di Torino, che nel merito di Spinetta editerà a breve il volume “Tossicità”, nonché del responsabile nazionale di Greenpeace che aveva identificato il territorio alessandrino come quello più colpito dai Pfas in Italia.
Mentre è spiccata la complice assenza dei politici di destra e di sinistra, ad eccezione di “Alleanza Verdi e Sinistra” molto attiva nel parlamento europeo.
P.S. Un commento del “Movimento di lotta per la salute Maccacaro”: C’è più consapevolezza del momento di passare dalla denuncia all’azione, di non continuare a chiedere alle Istituzioni le solite cose: quello che, si sa, non hanno fatto, quello che, si sa, sarà sempre rimandato. Tipo i fantomatici monitoraggi. Cioè, è proprio il momento di passare direttamente, dal basso, all’azione. Cioè, di fare come è stato fatto e si sta facendo -collettivamente- in Veneto. Cioè, chiudere -ora, subito- le produzioni inquinanti della Solvay di Spinetta Marengo e risarcire sul serio -ora, subito- la popolazione. Fallita, stante l’attuale complicato contesto, l’ultima spiaggia del processo penale, dunque l’unica via onesta da praticare saranno le azioni in sede civile inibitoria e risarcitoria. Dunque, fare sul serio significa passare dagli annunci ai fatti https://www.rete- ambientalista.it/2026/01/06/ dagli-annunci-ai-fatti-le- class-actions-solvay-e-miteni/
La conversione ecologica dalle mille opportunità
Casacomune, insieme a CNCA, Fondazione Migrantes e Università della Strada Gruppo Abele, propone due giorni di formazione rivolta al mondo degli operatori sociali.
Clicca il programma sul titolo.
Gli Usa vanno verso l’ennesima guerra persa, trascinandoci ancora una volta?
Un intervento militare su larga scala in Iran, anziché un blitz tipo Venezuela, non determinerebbe, come per tutte le guerre americane, tutte perse dal dopoguerra, un effettivo cambiamento di regime, anzi lo rafforzerebbero o in peggio. Come rammenta Marco Travaglio, anche i 92 milioni di iraniani non credono nei disinteressati aiuti umanitari, non sognano di essere liberati dall’esterno a mezzo della democrazia Usa, anzi, resisterebbero “animati da tre millenni di Impero Persiano e da un nazionalismo che ha retto a prove spaventose: la satrapia dello Scià (di cui qualche demente vorrebbe reinsediare il figlio), il golpe Usa-Uk contro il presidente laico democraticamente eletto Mossadeq (che aveva osato nazionalizzare l’Anglo-Persian Oil Company), la rivoluzione khomeinista, la guerra degli otto anni con oltre un milione di morti contro l’Iraq di Saddam appoggiato da tutto il resto del mondo, quasi mezzo secolo di sanzioni occidentali, le infinite aggressioni di Israele e Usa, la guerra all’Isis, l’assassinio trumpiano del generale Suleimani, i recenti rovesci rimediati in Libano e in Siria”.
Anche se uccidessero o rapissero Khamenei, il regime teocratico e oligarchico degli ayatollah, che dura da mezzo secolo, non finirebbe con lui per sfociare in una “democrazia occidentale”, cioè per trasformarsi in una succursale americana, anche perché “l’Iran è circondato da Stati ancor più tirannici e avversi al contagio delle rivolte di piazza, soprattutto perché galleggia sulle riserve mondiali di gas e petrolio, è il primo fornitore di petrolio alla Cina, sta nei Brics, è alleato di Russia, Iraq, Yemen e ha accordi di convenienza con l’altra potenza anti-israeliana dell’area: la Turchia. Non è il Venezuela, dove basta rapire Maduro e comprarsi la sua vice. E non è nel “cortile di casa” latinoamericano: è nel vaso di Pandora del Medio Oriente”. Con la Nato: saremmo coinvolti in una guerra mondiale.
Senz’altro un cambio politico reale, sarebbe possibile con riforme interne e modifiche costituzionali, ma di certo è reso impossibile dallo stato di guerra perenne nel quale il Paese si trova. Clicca qui un reportage sulle contraddizioni che sta vivendo questo grande Paese.
Clima. Trump volta le spalle al Pianeta
Usa fuori dal trattato ONU sul clima. Trump annuncia di ritirarsi dalla Convenzione Quadro delle Nazioni Unite sui Cambiamenti Climatici (UNFCCC),firmata nel 1992 a Rio, insieme ad altre 66 organizzazioni, agenzie e commissioni, definendole “contrarie agli interessi degli Stati Uniti”.
Un colpo ferale che arriva dopo l’uscita dagli Accordi di Parigi e la pesante assenza di una delegazione statunitense ai colloqui climatici dell’ultima COP30 (e dopo aver regolarmente deriso la scienza climatica definendola una “truffa” e una “bufala”), nell’esatto momento in cui i Paesi si trovano ad affrontare crisi economiche, ambientali e climatiche interconnesse e senza precedenti. Clicca qui.
Muore un altro operaio nello stabilimento pericoloso per i lavoratori e per i cittadini
Anche questa morte all’Ilva di Taranto si consuma nella tragedia di un territorio condannato dal “razzismo ambientale” che ha trasformato tante zone d’Italia come Taranto, in luoghi sacrificati sull’altare di un modello di sviluppo che ha esercitato violenza verso le persone e l’ambiente, luoghi dove la salute e la vita di fronte alla prova dei fatti hanno un valore e una tutela minore che in altre parti d’Italia, in spregio al dettato costituzionale.
Le evidenze storiche, scientifiche e sociali, e i riusciti esempi di riconversione in contesti sociali e nazionali più civili di quello Italiano, dimostrano che non è una scelta obbligata condannare i cittadini e i lavoratori di Taranto ad un modello di sviluppo economico, industriale e sociale politicamente fallimentare ed economicamente fallito, tenuto in vita soltanto dall’irresponsabilità e dall’inadeguatezza della classe politica di ogni colore, e dall’accanimento terapeutico su una azienda già morta, tenuta forzatamente in un coma perenne con aiuti di stato contrari alla normativa europea, che negano il principio del libero mercato e sottraggono imponenti risorse ad altre forme di sviluppo economico e ambientale che andrebbero invece tutelate più della obsoleta economia dell’acciaio e del carbone. Clicca qui.
La tragica storia economica, sociale e politica italiana
Di Salvatore Palidda, la ricostruzione di una vasta sequenza di crimini ecologici dimostra come la storia italiana, a partire dal 1945, sia stata sistematicamente segnata da tali fenomeni. Questi crimini si sono spesso intrecciati con le stragi di Stato e l’azione di servizi segreti deviati. La sconvolgente ripetizione di queste condotte ha causato migliaia di morti e danni materiali e sanitari di proporzioni gigantesche. Le conseguenze persistono oggi sotto forma di gravi contaminazioni tossiche (causa di malattie mortali) e di dissesto idrogeologico, frane e catastrofi ripetute. Tale reiterazione criminosa è presentata come il risultato della negligenza e dell’azione di governi che hanno invalidato la Carta costituzionale e sabotato attivamente i programmi di bonifica e prevenzione, configurando un vero e proprio crimine contro l’umanità.
Leggi anche “Ambiente Delitto Perfetto” in tre volumi, di Barbara Tartaglione e Lino Balza, prefazione di Giorgio Nebbia.
Violenza sulle donne con disabilità
L’ISTAT ha pubblicato i primi dati del 2025 della sua terza indagine sulla violenza contro le donne. Rispetto alla disabilità, pur notando un accenno di interesse per la questione, bisogna purtroppo constatare che le informazioni fornite non costituiscono una base adeguata a predisporre un piano di risposte calibrate sulle specifiche caratteristiche ed esigenze delle donne con disabilità. La modalità di raccolta dei dati, anzi, appare discriminatoria, soprattutto perché non supera affatto il modello medico di disabilità. Continua cliccando qui.
Qui, per tutti, editoriale e sommario dell’importante rivista.
Trump detta anche la dieta alimentare degli americani
Clicca sul titolo. Nelle linee guida alimentari USA del 2026 l’amministrazione Trump in maniera sfacciata, come nel suo stile, ha deciso di favorire il business dei produttori agricoli USDA e HHS, che infatti hanno creato una nuova piramide alimentare rovesciata per enfatizzare le proteine soprattutto di origine animale, privilegiando il consumo di carne e latticini, e favorendo i “grassi salutari” in primis di origine animale.
Il bolivarismo cristiano dei gesuiti e l’avvertimento di Francesco a Maduro sulle dittature
Poco più di duecentoventi anni fa, il 15 agosto del 1805, El Libertador Simón Bolívar (1783-1830) fece questo solenne giuramento sul Monte Sacro a Roma, laddove nel 494 avanti Cristo ci fu una rivolta della plebe: “Giuro davanti a voi, giuro sul Dio dei miei padri, giuro su loro, giuro sul mio onore e giuro sulla mia patria, che non darò riposo al mio braccio, né pace alla mia anima, fino a che non avrò spezzato le catene che ci opprimono per volontà del potere spagnolo!”. Bolívar fu poi presidente del Venezuela, della Gran Colombia (Venezuela, Colombia, Perù, Bolivia, Ecuador), infine di Bolivia e Perù.
Il “sogno bolivariano” – nel segno della giustizia sociale e della teologia del popolo, corrente autonoma della Teologia della liberazione – fu al centro del viaggio apostolico dell’argentino Bergoglio in Ecuador, Bolivia e Perù nel luglio del 2015. Francesco cominciò così la sua omelia durante la messa celebrata il 7 luglio nel Parco del Bicentenario a Quito, la capitale dell’Ecuador: “Immagino quel sussurro di Gesù nell’ultima cena come un grido, in questa Messa che celebriamo nella Piazza del Bicentenario. Immaginiamoli insieme. Il Bicentenario di quel grido di indipendenza dell’America Ispanofona. Quello è stato un grido nato dalla coscienza della mancanza di libertà, di essere spremuti e saccheggiati”. Tuttavia, nel 2024, di ritorno da un altro viaggio apostolico, in Asia e Oceania, Francesco invitò Maduro al dialogo dopo l’ultima torsione autoritaria avvenuta con le Presidenziali di quell’anno. E profetizzò: “Le dittature non servono e finiscono male”.
Oggi sul Monte Sacro c’è un memoriale (nella foto) che ricorda quel giuramento del 1805, con un busto del Libertador commissionato due decenni fa dagli allora presidenti di Italia e Venezuela, Carlo Azeglio Ciampi e Hugo Chávez. Nel 2013 il memoriale fu visitato da Nicolás Maduro e l’ultima delegazione venezuelana è arrivata nell’aprile scorso. Ne faceva parte anche il padre gesuita Numa Molina, che con Maduro ha festeggiato il Natale scorso e che il 6 gennaio, tre giorni dopo il blitz dell’invasore trumpiano, ha postato su Facebook un video intitolato “Tornerà un’alba piena di speranza”. Clicca qui.
Amnesty International e Human Rights Watch denunciano per l’Iran
La morsa della guerra economica occidentale (USA) ha accentuato la crisi economica e sociale dell’Iran (clicca qui) e dal 28 dicembre 2025 le autorità iraniane hanno scatenato una repressione mortale contro le proteste scoppiate nel paese, ricorrendo all’uso illegale della forza, alle armi da fuoco e ad arresti di massa.
Amnesty International e Human Rights Watch (clicca qui) hanno denunciato che varie forze di sicurezza, tra le quali i Guardiani della rivoluzione e le forze speciali di polizia hanno usato illegalmente fucili, pistole caricate con pallini di metallo, cannoni ad acqua, gas lacrimogeni e pestaggi per disperdere, intimidire e punire persone che stavano manifestando in gran parte in modo pacifico.
Gli stati membri delle Nazioni Unite e gli organismi regionali come l’Unione europea dovrebbero emettere condanne pubbliche e inequivocabili e intraprendere azioni diplomatiche urgenti per premere sulle autorità iraniane affinché cessino il bagno di sangue.
Amnesty International e Human Rights Watch hanno chiesto agli organi giudiziari degli altri stati di avviare indagini basate sul principio della giurisdizione universale per emettere mandati di cattura nei confronti dei sospetti responsabili di tali crimini.
Sono assolutamente inammissibili e pericolosissimi interventi militari unilaterali (USA, Israele) con il pretesto di aiutare le popolazioni.
Fuori la Nato dall’Italia. Ma anche: fuori l’Italia dalla Nato?
“Fuori la Nato dall’Italia, fuori l’Italia dalla Nato”. Con questo slogan si è sempre espresso il Movimento pacifista italiano: articolo 11 della Costituzione. Le basi americane in Italia non servono a proteggere l’Italia da nemici che non ha, in particolare dalla Russia: con 6mila testate nucleari ci farebbe scomparire in un attimo. Bensì servono a proiettare la potenza americana nel Mediterraneo, e non solo. Ci accolliamo i costi – in morti e milioni di euro – per guerre che non sono le nostre. Dunque, non ha ragioni la Meloni ad aumentare le spese militari per un’Italia che è fin troppo armata per i propri bisogni, anzi ha doveri (sanità, scuola, ecc.) per risparmiare risorse anche chiudendo le basi americane in Italia, assicurandoci altresì lo spegnimento della principale fonte di corruzione del vertice della Repubblica e del sistema politico sottostante.
Alessandro Orsini, esperto militare e noto polemista pacifista, nel suo ragionamento che prende lo spunto dalle mire di Trump su Venezuela, Groenlandia, ecc., mentre riafferma il principio costituzionale della neutralità dell’Italia (sull’esempio di europeo di Svizzera, Austria, Irlanda,…) con la richiesta della chiusura delle basi Nato in Italia, però si contraddice (contraddizione apparente: sostiene) proponendo che l’Italia resti nella Nato… “per evitare molti lutti, tra cui l’eliminazione fisica del nostro presidente del Consiglio”. Clicca qui.
Servitù Nato. Cacciabombardieri nucleari a Trapani
Lo scalo di Trapani Birgi è già stato elevato ad avamposto per le operazioni di intelligence e guerra elettronica della NATO, con il trasferimento dei grandi aerei radar E-3A AWACS. I velivoli concorrono quotidianamente alle operazioni di comando, controllo, intelligence e sorveglianza delle forze armate NATO nel sanguinoso scacchiere di guerra russo-ucraino.
Ora il governo consegnerà a Leonardo e Lockheed Martin 112,6 milioni di euro della terza Main Operating Base (MOB) per la flotta F-35 in dotazione all’Aeronautica Militare, affiancandola alle basi di Amendola (Foggia) e Ghedi (Brescia).
L’obiettivo è intercettare la crescente domanda di addestramento dei paesi NATO ed europei, istituendo in Italia il primo PilotTraining Center al di fuori dei confini statunitensi per i caccia di quinta generazione F-35 (a doppia capacità di armamento, convenzionale e nucleare). Clicca qui.
Prossimamente, la mailing list trasmetterà 10 articoli del sito www.rete-ambientalista relativi a:
1) La valutazione di quanti morti in più a causa della contaminazione da Pfas.
2) Quanto verrebbe a costare la bonifica dei siti inquinati.
3) L’ombra del cappio che pende minaccioso sulla Solvay.
4) La partnership della Syensqo con la francese Axens per lo sviluppo delle batterie solide.
5) Stretta Ue sui Pfas, nuove tutele per l’acqua potabile.
6) Divieto Pfas su cosmetici e abbigliamento.
7) I Pfas sotto controllo della Regione.
8) Università di Göteborg: il rischio Pfas per ictus e infarto miocardico.
9) Le mani delle lobby chimiche sugli gli studi epidemiologici dei vigili del fuoco.
10) Biomonitoraggio umano in Trentino.
contenuti 7 gennaio 2026
Non possiamo andare avanti così! Difendiamo insieme la legalità e il diritto internazionale
Appello per la difesa della legalità e del diritto internazionale, clicca qui.
Aderisci all’appello!
Perché così numerosi gli interventi militari Usa
Le prime parole di inglese che imparano i bambini nel mondo sono “Yankee go home”.
Titola indignata “La Stampa”: “Se l’America si comporta da Stato canaglia e sbandiera i princìpi per nascondere gli affari. Ma la pantomima non è ripetibile all’infinito, vale fino a quando ci sono avversari deboli”.
https://www.lastampa. it/esteri/2026/01/04/news/se_ l_america_si_comporta_da_ stato_canaglia-15454881/?ref= LSHA-BH-P1-S4-T1.
Eppure, non c’è nessuna novità: prima di Venezuela e Nigeria e di Trump, gli interventi militari USA, diretti e indiretti, coprono oltre 500 episodi dal 1776, ma con un’accelerazione post-Guerra Fredda, includendo invasioni, bombardamenti, supporto a gruppi armati (guerre per procura, Ucraina) e missioni di peacekeeping, variando da grandi conflitti (Vietnam, Iraq) a operazioni clandestine, dimostrando una tendenza all’aumento degli interventi: 251 negli ultimi decenni. Clicca qui dove trovare gli elenchi su Wikipedia. Gli interessi strategici ed economici.
Commenta preoccupato “Il Fatto”: “Venezuela, Donald Trump non si fermerà: è un pericolo per tutti. Iran, Cisgiordania, Groenlandia… Che cosa fanno gli europei, la Ue e il cosiddetto mondo occidentale? che hanno strillato come galline sgozzate per l’aggressione della Russia di Putin all’Ucraina?”
https://www.ilfattoquotidiano. it/in-edicola/articoli/2026/ 01/05/donald-non-si-fermera- un-pericolo-per-tutti-il- commento/8245454/?utm_source= newsletter&utm_medium=email& utm_campaign=commenti&utm_ term=2026-01-05.
Argomenta Giorgia Meloni (e non solo): “In Venezuela un intervento difensivo e legittimo”. Anzi, può aggiungere da autoproclamata madre cristiana: “God bless America!”, Dio benedica Trump, checché ne dicano Francesco e Leone. C’è di che gioire con la nobel per la pace Maria Corina Machado che aspettano a braccia aperte in Venezuela. E altri bambini impareranno l’inglese.
Facendo eco alle parole di Papa Leone XIV, Pax Christi International…
In seguito all’aggressione militare perpetrata dal Governo e dalle Forze Armate degli Stati Uniti d’America contro la Repubblica Bolivariana del Venezuela nella notte del 3 gennaio 2026, Pax Christi International ha immediatamente rilasciato una dichiarazione in cui condanna fermamente l’operazione.
Tali dimostrazioni di forza, si legge nella dichiarazione, sono in palese contrasto con il diritto internazionale e rischiano di legittimare azioni simili da parte degli Stati più potenti.
Facendo eco alle parole di Papa Leone XIV, Pax Christi International chiede la cessazione immediata delle azioni militari in Venezuela, continuando a schierarsi fermamente dalla parte di una pace giusta e disarmata.
https://paxchristi.net/pax- christi-international- condemns-the-military- aggression-of-the-united- states-against-venezuela/#
Dagli annunci ai fatti: le class action Solvay e Miteni
Il 2026 è l’anno maturo per la partenza delle azioni collettive, le class action.
Per la Solvay di Spinetta Marengo: una inibitoria per fermare le produzioni inquinanti, l’altra risarcitoria per la popolazione. Per la Miteni di Trissino, con il meglio di avvocati, comitati e associazioni è già in corso la raccolta popolare delle adesioni per chiedere il risarcimento dei danni alla salute e alle proprietà immobiliari. Clicca il video della Rete Veneta: https://www.youtube.com/ watch?v=ziTpfOL_ZUU.
I risarcimenti in Piemonte potranno essere ben più consistenti perché Solvay Syensqo è attiva e sta facendo profitti miliardari. Gli infami patteggiamenti introdotti nel processo penale non le servirebbero a niente.
Si sta verificando la possibilità, regione per regione, di avviare class action anche nei confronti delle Istituzioni locali. Perché no del governo?
Per quanto riguarda Alessandria, appesantisce la concomitanza con un procedimento penale disastrato che farebbe delle class action l’ultima spiaggia per la popolazione. Dunque, sulla Rete Ambientalista https://www.rete- ambientalista.it/2025/12/28/ il-movimento-di-lotta-per-la- salute-maccacaro-fa-il-punto- sul-disastro-ecosanitario- della-solvay-di-spinetta- marengo/ , il “Movimento di lotta per la salute Maccacaro” fa il punto sulla complessità del disastro ambientale e sanitario:
1) Cesare Parodi e quer pasticciaccio brutto de Via Crimea.
https://www.rete- ambientalista.it/2025/12/28/1- cesare-parodi-e-quer- pasticciaccio-brutto-de-via- crimea/
2) Salvi lupo, capra e cavoli sul barcone di comune, regione e governo?
https://www.rete- ambientalista.it/2025/12/28/2- salvi-lupo-capra-e-cavoli-sul- barcone-di-comune-regione-e- governo/
3) Cosa c’entrano “separazione delle carriere” e “riforma del CSM” con l’efficienza della Giustizia? Niente.
https://www.rete- ambientalista.it/2025/12/28/3- cosa-centrano-separazione- delle-carriere-e-riforma-del- csm-con-lefficienza-della- giustizia-niente/
4) Non sono queste condotte dolose?
https://www.rete- ambientalista.it/2025/12/28/4- non-sono-queste-condotte- dolose/
5) Otto indagini epidemiologiche non bastano per risarcire le vittime del disastro sanitario di Alessandria? https://www.rete- ambientalista.it/2025/12/28/5- otto-indagini-epidemiologiche- non-bastano-per-risarcire-le- vittime-del-disastro- sanitario-di-alessandria/
6) Centinaia di monitoraggi non bastano per chiudere gli inquinamenti?
https://www.rete- ambientalista.it/2025/12/28/6- centinaia-di-monitoraggi-non- bastano-per-chiudere-gli- inquinamenti/
7) Pesi e misure nel delitto perfetto: Luigi Guarracino.
https://www.rete- ambientalista.it/2025/12/28/7- pesi-e-misure-nel-delitto- perfetto-luigi-guarracino/

Il lutto di 1500 famiglie ogni anno
Carissimi, vi auguro un felice anno nuovo e vi ringrazio di cuore per avermi sostenuto – e anche sopportato – durante tutto il 2025. So che le mie mail in maggioranza raccontano tragedie sul lavoro, ma sono state anche molto utili per far comprendere agli italiani le dimensioni disumane di questo fenomeno atroce che porta il lutto a 1500 famiglie ogni anno, se i morti sul lavoro si contano tutti.
Si è appena concluso il 18° anno di monitoraggio dei morti sul lavoro dell’Osservatorio. Tra pochi giorni completerò le statistiche definitive relative all’intero 2025.
Se lo desiderate, potete darmi una mano a realizzare il docufilm “Non vi farò dimenticare”, un progetto nato per ricordare oltre 20.000 lavoratori morti sul lavoro, registrati uno per uno dall’Osservatorio. Il film sarà affiancato dalla Piramide, che raccoglie le fotografie di centinaia e centinaia di lavoratori morti recentemente, in continuità con il “Muro delle farfalle bianche”, dove sono già presenti 300 volti.
Un’opera di memoria, un documento storico e soprattutto un omaggio dovuto a chi ha perso la vita lavorando. Grazie a chi vorrà esserci. Che sarà ricordato nel docufilm per il suo aiuto.
Carlo Soricelli
2 Marzo 2026
