PIANO DE-REGOLATORE:
PELLERINA A RISCHIO,
FIGURARSI L'OSPEDALE

INAIL, non finanziare gli infortuni costruendo un ospedale nel Parco Pellerina

Assemblea Pellerina, No ospedale nel Parco e Comitato Salviamo la Pellerina

COMUNICATO STAMPA

Il Parco della Pellerina è stato preferito alle altre zone candidate vedendosi attribuito un punteggio sulla base di requisiti che oggi è chiaro non ha mai posseduto.

Edificare in questa zona del parco costituisce consumo di suolo ed esposizione a rischio idrogeologico.

Le associazioni e i comitati che si sono mobilitati a difesa della Pellerina, su cui si vuole far atterrare un ospedale tramite un finanziamento dell’INAIL, dopo aver espresso attraverso documenti, assemblee pubbliche e azioni informative le fondate ragioni della loro contrarietà a questa collocazione su terreno permeabile e cruciale per quella zona, hanno inviato all’Ente finanziatore una lettera aperta in cui ribadiscono, con particolare enfasi le criticità relative agli aspetti idrogeologici e le conseguenze della ristrettezza dello spazio.

Ciononostante l’ASL Città di Torino – nella qualità di stazione appaltante- il 14 novembre 2025 ha concluso positivamente la Conferenza di Servizi decisoria relativa all’intervento di realizzazione del Nuovo Ospedale dell’ASL Città di Torino, acquisite le prescrizioni contenute nei pareri formulati nell’ambito della stessa dagli Enti e Amministrazioni coinvolti.

Il 13 dicembre 2022 la Direzione Centrale Patrimonio dell’INAIL, in una lettera al Consiglio di Amministrazione, spiegava come la scelta dell’Istituto di indirizzare gli investimenti verso l’edilizia sanitaria fosse legata al carattere sociale ed ambientale che la connota.

Ma, verificata e validata la progettazione degli enti locali, l’Istituto dovrebbe appaltare l’opera solo laddove il progetto risponda ai requisiti di sostenibilità previsti dalle leggi in vigore.

Estratti dalla Lettera all’INAIL del 26  gennaio 2026: (il collegamento apre in nuova scheda il pdf completo)

Inadeguatezza del luogo

Relativamente ai Criteri ambientali minimi (CAM) per l’edilizia, sia il D.M. del 23 giugno 2022 sia il D.M. 24 novembre 2025 – in vigore dal 2 febbraio 2026 – prevedono che la superficie totale permeabile non sia inferiore al 60% della superficie territoriale di progetto, mentre secondo la Relazione CAM allegata al Piano di fattibilità

“La ridotta superficie di intervento non consente la piena osservanza della percentuale di suolo permeabile, considerando che una parte della stessa è occupata dalle infrastrutture e dalle centrali tecnologiche necessarie al corretto funzionamento dell’ospedale, nonché la necessità di un doppio accesso sia su Corso Appio Claudio che su Corso Regina Margherita per le ambulanze in caso di inondazione e di impossibilità ad utilizzare l’accesso da Corso Regina Margherita.

Inoltre, non è possibile una espansione dell’area, né verso i corsi esistenti né verso il parco della Pellerina considerando il dislivello su quel lato.”


Inadeguatezza dello spazio

Costretto su una superficie ristretta e nonostante i suoi 8 livelli (di cui uno in semi interrato) , l’ospedale su 6 torri non avrà al suo interno servizi di cucina, farmacia, servizio di emotrasfusione che saranno, quindi, esternalizzati; né vi compaiono aule e biblioteche, nonostante ambisca ad essere Polo Universitario per le Malattie Infettive.

Quest’operazione – che ha richiesto deroghe di ordine normativo – regolamentare per essere imposta- appare dunque sbagliata sotto ogni profilo: espone a rischi ambientali annunciati, ha carenze strutturali e non è chiaro in quale quadro dei bisogni socio-sanitari territoriali si collochi.

E’ quindi fortemente auspicabile che l’Istituto Nazionale per l’Assicurazione contro gli Infortuni sul Lavoro dovrà compiere opportune verifiche per validare il progetto di cui si è trattato fino a qui, prima di concedere il finanziamento senza il quale la sua realizzazione è impossibile.

Non ci rimane che sperare che lo scopo di investimento cui è destinato tale finanziamento, induca qualche maggiore riflessione sui pericoli connaturati al progetto.

Torino, 25 gennaio 2026

Assemblea Pellerina, No ospedale nel Parco 

Comitato Salviamo la Pellerina


Pro Natura Torino:

«La Pellerina merita rispetto.
Il futuro quello vero merita lungimiranza, non scorciatoie»

Quando un parco diventa un bersaglio:
perché il futuro dell’ospedale
non può cancellare la Pellerina

C’è un momento, in ogni città, in cui si deve decidere se guardare avanti o limitarsi a sopravvivere. Torino si trova esattamente in quel momento. E il nodo, oggi, si stringe attorno a un luogo che tutti credevamo intoccabile: il Parco della Pellerina. Uno dei pochi spazi in cui la città respira ancora liberamente.
I viali alberati che seguono i corsi d’acqua, la trama verde che accomoda habitat, corridoi ecologici e storie quotidiane, rappresentano molto più di un ritaglio urbano: sono una promessa di futuro, una memoria condivisa, un’ancora di equilibrio ambientale.
Ed è proprio qui, su questo suolo fragile e prezioso, che qualcuno ha deciso di collocare un nuovo ospedale. Una scelta che non nasce da un dibattito, ma dal suo contrario: il silenzio.

La decisione che nessuno ha potuto discutere.

Atti firmati senza confronto. Progetti presentati quando ormai sembrava tutto già deciso. Conferenze stampa convocate come annunci irrevocabili. Così è maturata l’idea di costruire un ospedale in un’area che le carte tecniche collocano tra le più vulnerabili della città, tanto da essere esondabile secondo tutti gli strumenti ufficiali di pianificazione.
Nel frattempo, mentre i cittadini scoprivano tutto dai giornali, documenti di enorme rilevanza, dagli studi preliminari alle compensazioni ambientali mai attuate, giacevano nei cassetti. E non si parla di dettagli: si parla delle fondamenta stesse della scelta. L’impressione, sempre
più netta, è che il processo abbia corso più veloce della trasparenza.

Il paradosso di un ospedale costruito dove l’acqua arriva prima.

L’alluvione dell’aprile 2025 ha tolto ogni dubbio: la zona individuata si allaga, si impregna, cede. È un territorio che chiede rispetto, non cemento. E la natura, quando parla così chiaramente, di solito non lascia spazio a interpretazioni. Non basta elevare ingressi, costruire rampe di decine di metri, spostare elettrodotti, derogare ai limiti di altezza, cancellare fasce di rispetto, trasformare parco in edificabile.
Non basta nemmeno promettere verde pensile o alberature “compensative”, perché il verde vero – quello che protegge la biodiversità, rallenta le acque, crea corridoi vitali – non si rimpiazza con un tetto fiorito né con qualche filare. Quello che si perde è irreversibile. E ciò che si rischia è enorme.

Quando la tecnica si piega alla volontà politica.

Nei documenti tecnici si leggono forzature che in altri tempi avrebbero fatto saltare l’intero procedimento.
Varianti urbanistiche non dichiarate come tali, criteri di selezione del sito basati più sulla comodità amministrativa che sulla sostenibilità ambientale, alternative escluse senza vere spiegazioni.
E poi c’è quel silenzio che pesa più di qualsiasi parola: le osservazioni tecniche presentate da esperti e professionisti, dettagliate e documentate, non hanno ricevuto risposta. Come se ascoltare fosse diventato un optional.
È difficile non vedere un copione già noto: quando una grande opera deve andare avanti a tutti i costi, tutto ciò che la contraddice diventa un ostacolo. Anche la realtà.

Un sistema sanitario che cambia direzione senza dirlo.

La collocazione dell’ospedale non è un episodio isolato. È parte di un quadro più ampio: riorganizzazioni, scorpori, riconfigurazioni che rischiano di aprire la strada a un modello sempre meno pubblico e sempre più orientato alla sostenibilità economica, più che ai bisogni del territorio. È un cambiamento che non viene dichiarato, ma che si legge tra le righe. E che passa anche attraverso le scelte urbanistiche: dove si costruisce, cosa si sposta, quali beni immobili vengono liberati, quali diventano “opportunità”. Quando si muove un ospedale, si muove molto più che un edificio: si muove un pezzo di città.

Eppure l’alternativa c’è, ed è solida.

C’è un’area già pronta. Un terreno già urbanizzato, già infrastrutturato, fuori da ogni rischio idraulico. Una zona coerente con la pianificazione, con lo spazio necessario e le caratteristiche adatte. È l’area di via Traves, ex Macello. Nessun consumo di suolo. Nessun corridoio ecologico interrotto. Nessun rischio alluvionale. Nessuna forzatura urbanistica. Una scelta  razionale, sostenibile, già disponibile. Perché non viene presa in considerazione seriamente?
La domanda rimane sospesa, e il silenzio che la circonda è quasi più eloquente di ogni risposta. Il parco non è un vuoto da riempire.
Ci sono errori che una città può permettersi. E ce ne sono altri che pagherebbe per generazioni. Sbagliare la collocazione di un ospedale strategico, compromettere un parco storico, ignorare le fragilità del territorio, procedere senza trasparenza, è un errore della seconda categoria. La Pellerina non è un vuoto da riempire: è un pieno di natura, memoria e futuro. È una riserva di resilienza urbana in una città che avrà sempre più bisogno di resilienza. È un luogo che appartiene a tutti, e che nessuna urgenza politica può trasformare in terreno edificabile senza un confronto vero.

Una richiesta semplice: fermarsi, ascoltare, ripensare.

Chiedere una sospensione dell’iter non significa essere contrari all’ospedale. Significa essere favorevoli a un ospedale giusto, sicuro, sostenibile. Significa voler progettare con intelligenza, non contro natura. Significa credere che la trasparenza e la partecipazione non siano ostacoli, ma garanzie di un futuro migliore.
Il parco è un bene collettivo. Un ospedale lo è altrettanto. Mettere l’uno contro l’altro è una sconfitta per tutti.
La città merita una scelta che non sacrifichi ciò che non può essere ricostruito.
La Pellerina merita rispetto.
E il futuro quello vero merita lungimiranza, non scorciatoie.

Torino, 21 dicembre 2025

Luca Graziano
(vicepresidente Pro Natura Torino APS)

Pro Natura Torino APS
Via Pastrengo 13, 10128 Torino – Tel. 011/50.96.618
e-mail: torino@pro-natura.it Internet: https://torino.pro-natura.it
PEC: pronatura.torino@pec.it Orario: lunedì-venerdì 14-18
Codice Fiscale: 80090150014 – Partita IVA: 04575080017 – C.C. Postale n. 22362107
Aderente a Pro Natura Piemonte e alla Federazione Nazionale Pro Natura. Socio fondatore di Cipra Italia
Associazione con personalità giuridica (Deliberazione Giunta Regionale del Piemonte n. 10-38484 del 19/06/1990)
Iscritta nel RUNTS, Sezione APS, con Determinazione Dirigenziale n. 1201/A1419A del 29/05/2023


COLLEGAMENTI (aprono in nuova scheda)

Osservazioni del Geologo dott. Almo Olmi, consulente di Pro Natura Torino, in merito a irregolarità e rischio idraulico dell’opera in progetto: https://torino.pro-natura.it/wp-content/uploads/2025/10/Osservazioni-Olmi.pdf

Petizione online: https://www.change.org/p/nuovo-ospedale-di-torino-nel-parco-della-pellerina-perch%C3%A9-qui?source_location=search

 

PER ADERIRE ALLA PETIZIONE (apre in nuova scheda)

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 


Pagina ad aggiornamento selettivo iniziata il 22 dicembre 2025

Aggiornamento più recente: (vedi sotto)

26 Gennaio 2026

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