MASSIMI SISTEMI, SURRISCALDATI,
DI UN PICCOLO MONDO MODERNO
incapace di applicare volontà
alla realtà materiale e culturale

La crisi ucraina ha insegnato all’Europa una lezione di realpolitik: editoriale del Global Times

Editoriale anonimo del Global Times - 19 agosto 2025
seguito da commento Izvestia - 16 agosto
e documentazione incontro USA-Russia - 15 agosto

di Global Times, 19 agosto 2025 - seguito da Andrei Kortunov, Izvestia.ru - 16 agosto 2025 + documentazione in coda

di Global Times
Pubblicato: 19 agosto 2025

Dopo il vertice USA-Russia in Alaska, diversi leader europei hanno formato una delegazione per “accompagnare” il presidente ucraino Volodymyr Zelensky negli Stati Uniti per un incontro con il presidente statunitense Donald Trump lunedì. Il gruppo comprendeva la presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen, il segretario generale della NATO Mark Rutte, il presidente francese Emmanuel Macron, il primo ministro britannico Keir Starmer, il cancelliere tedesco Friedrich Merz, il primo ministro italiano Giorgia Meloni e il presidente finlandese Alexander Stubb. La presenza di una delegazione di così alto livello sottolinea l’importanza che i leader europei attribuiscono alla partecipazione alle discussioni sulla risoluzione della crisi ucraina. L’emittente Al Jazeera, con sede in Qatar, ha commentato che la “forza” numerica sembra essere una delle ragioni alla base di questa visita collettiva, poiché l’UE e l’Ucraina stanno cercando di “mostrare un fronte unito”. Macron ha inoltre affermato che l’Europa dovrebbe essere rappresentata al prossimo vertice sull’Ucraina tra Russia, Stati Uniti e Ucraina.

L’ansia dell’Europa non è difficile da comprendere. La crisi ucraina si sta aggravando da oltre tre anni e risolverla non è qualcosa che si può ottenere dall’oggi al domani. Tutte le parti sono consapevoli che, nelle attuali circostanze, trovare una direzione o un percorso chiaro per risolvere la crisi ucraina non è facile. Dopo il vertice USA-Russia, i leader europei hanno rilasciato una dichiarazione congiunta, che non solo ha mancato di considerare l’accordo di pace proposto da Trump [a Putin, il 15 agosto in Alaska – ndr], ma ha anzi minacciato ulteriori sanzioni contro la Russia, evidenziando così le differenze tra Europa e Stati Uniti e rispecchiando la complessità di risoluzione per la crisi ucraina. Il continente europeo ha ancora molta strada da fare prima di raggiungere una pace e una stabilità durature.

Riepilogando l’evoluzione della crisi ucraina, la dipendenza di alcuni [Paesi] europei dagli USA per la sicurezza e la conseguente subordinazione strategica agli USA, unite alla cieca fede nel Partenariato Transatlantico sono stati fattori rilevanti per l’aggravarsi della crisi. Guidata dagli USA, la NATO è sempre stata “Americo-centrica” sin dalla sua fondazione e continua a essere permeata dalla mentalità della Guerra Fredda, svolgendo un ruolo pericoloso nell’istigare conflitti e scontri. L’architettura di sicurezza europea è tutt’altro che “sicura”. Molti studiosi statunitensi hanno sottolineato che il piano NATO di aprire le porte all’Ucraina è la radice della crisi. Oltre tre anni fa, il collasso dei colloqui di stabilità strategica USA- Russia ha scatenato direttamente la crisi in Ucraina, agendo da goccia che fa traboccare il vaso. Negli ultimi tre anni ci sono state opportunità di de-escalation, ma gli USA hanno usato la crisi per “controllare l’Europa e indebolire la Russia”, sempre alimentando le fiamme e facendo sembrare lontana una soluzione. Tuttavia, alcuni paesi europei hanno mancato di riconoscere tutto questo, seguendo ciecamente la strategia di espansione verso est della NATO guidata dagli USA, con il risultato di un prolungato confronto con un vicino inamovibile dall’altra parte del continente eurasiatico, cosa che ha portato all’attuale situazione di stallo.

Il conflitto tra Russia e Ucraina si trascina da tre anni e mezzo ed è tempo che l’Europa faccia il punto della situazione. L’Europa ha perso l’accesso al mercato russo e alle forniture energetiche; i rischi di guerra hanno innescato la “deindustrializzazione” e la fuga di capitali, mentre la questione rifugiati alimenta tensioni sociali. Grandi economie come la Germania hanno addirittura registrato una crescita economica negativa per due anni consecutivi. Al contrario, gli Stati Uniti sono diventati il principale fornitore di energia dell’UE, diventando così il maggiore produttore mondiale di gas naturale liquefatto. Attraverso l’Inflation Reduction Act, hanno indotto le industrie europee a delocalizzare negli USA, mentre i produttori di armi USA hanno ricavato enormi profitti. Nel frattempo, la situazione della sicurezza in Europa è diventata sempre più instabile, con una maggiore dipendenza dagli Stati Uniti, una diminuita capacità di farsi ascoltare e una crisi ucraina sempre più complessa e difficile da risolvere. E non c’è solo la crisi ucraina. Su questioni come le spese per la difesa dei membri NATO o i dazi, Washington non ha mai esitato a impartire all’Europa la sua “didattica severa”. L’Europa procede con cautela nei rapporti con gli USA, spesso ingoiando le lamentele, ma non può evitare di essere costretta a ripetute concessioni. Molte di queste questioni non riguardano solo la distribuzione degli interessi tra USA ed Europa, ma riguardano anche la traiettoria della globalizzazione e di un mondo multipolare. Macron ha ripetutamente affermato in pubblico che l’UE non dovrebbe essere “vassalla” degli Stati Uniti. Un numero crescente di voci europee sostiene inoltre che “l’autonomia strategica deve essere perseguita”. Tutto ciò suggerisce che il compito urgente dell’Europa non sia solo quello di “riconoscere” la necessità di accelerare la riorganizzazione della propria architettura di sicurezza, ma anche di “prendere in mano” le redini del proprio destino. Ciò metterà alla prova la determinazione e la visione strategica dei leader europei.

Per l’Europa, la crisi ucraina è una costosa lezione di realpolitik, che riflette il suo dilemma sull’autonomia strategica. Solo accelerando il perseguimento dell’autonomia strategica dagli Stati Uniti, l’Europa potrà guadagnare spazio strategico ed esercitare pienamente l’iniziativa: il potere di scelta è ancora nelle mani dei leader europei. Questa guerra sul suolo europeo dura già da troppo tempo. L’Europa ha tutte le ragioni per svolgere un ruolo più attivo nel perseguimento della pace, assumersi maggiori responsabilità, affrontare le cause profonde della crisi e trovare un quadro di sicurezza equilibrato, efficace e sostenibile per raggiungere una stabilità duratura e costruire insieme la pace globale. È un’aspettativa condivisa anche dalla comunità internazionale.

 

Fontehttps://www.globaltimes.cn/page/202508/1341167.shtml

Traduzione ed evidenze grafiche di Trancemedia.eu

 


Andrei Kortunov: dopo l’Alaska, Gestire le Aspettative

di Andrei Kortunov
Izvestia.ru
16 agosto 2025

Alla vigilia del vertice russo-americano di Anchorage, entrambe le parti hanno cercato di coprirsi il più possibile. Era stato annunciato in anticipo che non era prevista la firma di alcun documento. Poco prima dell’incontro, il Segretario di Stato americano Marco Rubio aveva dichiarato che si sarebbe trattato di un “incontro introduttivo”, e il Presidente russo Vladimir Putin aveva affermato che aspettative esagerate nei negoziati portano inevitabilmente alla delusione.

Cosa ha portato l’incontro di Anchorage? Innanzitutto, ha chiarito ulteriormente lo stato e le prospettive di sviluppo delle relazioni bilaterali tra Russia e Stati Uniti, evidenziando chiaramente sia le opportunità esistenti sia i vincoli rimanenti. Ora il compito è sfruttare al massimo le prime e lavorare con tenacia per eliminare i secondi.

In secondo luogo, le parti sono riuscite a progredire nella ricerca di una soluzione alla questione ucraina. Naturalmente, l’incontro ha dimostrato ancora una volta che le posizioni del Cremlino e della Casa Bianca su questo punto divergono ancora significativamente. Ciononostante, sussistono ancora speranze di convergenza per queste posizioni e, quindi, raggiungere una soluzione politica globale dell’acuta crisi europea.

In terzo luogo, il fatto stesso di una comunicazione personale tra i leader delle due superpotenze nucleari dovrebbe essere considerato positivo e favorevole al rafforzamento della stabilità strategica globale, anche se tale comunicazione non dovesse portare alla firma di accordi giuridicamente vincolanti sul controllo degli armamenti nel prossimo futuro.

Ora, molto dipenderà dai prossimi passi della parte americana e di Donald Trump personalmente. Riuscirà a reprimere la comprensibile delusione per il mancato raggiungimento di un “accordo” ad Anchorage? Il presidente americano è pronto a continuare a investire il suo capitale politico personale nel tentativo di fermare il conflitto in Ucraina? Trump resisterà alle pressioni degli alleati europei degli Stati Uniti e dei falchi di Washington? Deciderà di imporre nuove e distruttive sanzioni “secondarie” contro Mosca? Per ora, tutte queste domande rimangono aperte.

Inoltre, i preparativi per il vertice, per quanto si possa giudicare, non hanno avuto alcun effetto sull’intensità delle azioni militari lungo la linea di contatto russo-ucraina, sugli attacchi dei droni ucraini contro regioni della Federazione Russa, né sulla costante avanzata delle forze russe in profondità nel territorio ucraino. Né hanno annullato il febbrile lavoro dei funzionari di Bruxelles sul prossimo, 19° pacchetto di sanzioni dell’UE contro la Russia, la cui adozione è prevista per il mese prossimo. Né hanno eliminato dall’agenda la prospettiva di una crescente pressione economica su Mosca e sui suoi partner commerciali tra i principali paesi del Sud del mondo.

Ciononostante, le aspettative per l’incontro sono rimaste alte fino all’ultimo minuto, non solo a Mosca e Washington, ma in tutto il mondo. E non solo perché si trattava del primo viaggio di Vladimir Putin negli Stati Uniti in 10 anni. Ma anche perché la vecchia magia dei vertici russo-americani, e dei precedenti sovieto-americani, continua ancora a funzionare e a entusiasmare gli animi. Dalla comunicazione personale tra i leader di Russia e America, ci si aspetta ancora qualche svolta inaspettata, scelte decisive e accordi strategici capaci di spostare il principale vettore di sviluppo dell’agenda internazionale e persino di cambiare il corso della storia.

Le aspettative sono state ulteriormente accresciute dall’insolita fretta nell’organizzazione del vertice, dalla mancanza di fughe di notizie attendibili sui risultati sostanziali della visita a Mosca del giorno prima del rappresentante speciale del presidente degli Stati Uniti, Steven Witkoff, e, infine, dalla composizione molto rappresentativa delle delegazioni russa e statunitense ad Anchorage, che lasciava intendere che sarebbe stata discussa la più ampia gamma possibile di questioni.

Mentre a Mosca molti speravano in un miracolo, a Kiev e nella maggior parte delle capitali europee ne avevano palesemente paura. La stampa occidentale era piena di fosche previsioni, che descrivevano una “cospirazione tra due autocrati”, una “nuova Yalta” e la costruzione di nuove gerarchie sulla scena internazionale. C’erano anche opinioni secondo cui l’esperto, calcolatore e attento ai dettagli Putin avrebbe inevitabilmente surclassato l’impulsivo, esaltato e riluttante Trump. E il risultato sarebbe stato presumibilmente l’inevitabile “tradimento” dell’Ucraina, e con esso il “tradimento” dell’Europa e, di conseguenza, il crollo definitivo di quello che non molto tempo prima costituiva un fronte occidentale unito in opposizione a Mosca.

La realtà si è rivelata al tempo stesso più semplice e complessa. Un incontro, anche al più alto livello, non è certamente in grado di risolvere immediatamente le contraddizioni russo-americane che si accumulano da anni, se non decenni. È altrettanto improbabile che si riesca a porre fine completamente al confronto militare in Ucraina nel più breve tempo possibile.

Le relazioni tra gli Stati Uniti e i loro alleati europei non crolleranno dopo Anchorage, ma non torneranno ai tempi dell’amministrazione Joe Biden. Ci sono ancora molti problemi in queste relazioni, almeno altrettanto importanti quanto le differenze di approccio all’accordo russo-ucraino. Ricordiamo almeno le contraddizioni economiche tra Washington e Bruxelles, che non sono certo scomparse dopo la firma dell’accordo commerciale.

Tra l’altro, esattamente due settimane dopo il vertice di Anchorage, dall’altra parte dell’Oceano Pacifico, a Tianjin, in Cina, si terrà il prossimo vertice annuale della SCO. L’incontro promette di essere il più rappresentativo nella storia dell’organizzazione: al vertice parteciperanno i leader di oltre 20 paesi [*], nonché i vertici di una dozzina di importanti organizzazioni internazionali. Anche in Cina, all’ordine del giorno ci sono questioni complesse, come ad esempio la recente escalation del conflitto tra India e Pakistan.

Ma se ad Anchorage i leader di Russia e Stati Uniti cercavano soprattutto di sistemare le macerie dei problemi internazionali del passato, a Tianjin discuteranno soprattutto di questioni pratiche per costruire l’ordine mondiale del futuro.

 

Fonte – https://iz.ru/1937922/andrei-kortunov/upravlenie-ozidaniami

Traduzione ed evidenze grafiche a cura di Trancemedia.eu

 

[*] Stati membro della Shanghai Cooperation Organisation – SCO: Cina, Kazakhstan, Kirgizstan, Russia, Tajikistan, Uzbekistan (fondatori 2001); India, Pakistan; Iran; Bielorussia. Stati partner di dialogo: Mongolia, Sri Lanka, Turchia, Cambogia, Azerbaijan, Nepal, Armenia, Egitto, Qatar, Arabia Saudita, Kuwait, Maldive, Emirati Arabi Uniti, Bahrain (ordine cronologico adesione). Il presidente indonesiano Prabowo Subianto è invitato ufficialmente al vertice SCO di Tianjin 2025. SCO sito web: https://eng.sectsco.org/ (apre in nuova scheda).

 

Chi è Andrei Kortunov

Nato a Mosca nel 1957,  è un politologo e personaggio pubblico russo e sovietico, dottore di ricerca in storia, già direttore generale del Consiglio per gli affari internazionali della Russia (RIAC). Dal 2004  – Presidente della New Eurasia Foundation, fondata dall’American Eurasia Foundation, dalla Russian Dynasty Foundation e dalla European Madariaga Foundation.


Decodifica del vertice Trump-Putin in Alaska – CGTN Dialogue

Descrizione del video dal canale youtube di China Global Television Network – CGTN, 30 min. ca. in lingua inglese, pubblicato il 16 agosto 2025.

Il presidente degli Stati Uniti Donald Trump e il presidente russo Vladimir Putin si sono incontrati il 15 agosto in una vasta base militare statunitense ad Anchorage, in Alaska. Trump ha definito un “incontro di ascolto” questi i primi colloqui tra le due parti dal 2019. Cosa sperano di ottenere? Riusciranno a concordare, o almeno ad avvicinarsi, a un cessate il fuoco in Ucraina? E cosa ostacola la fine del conflitto? Ospiti di questa puntata di Dialogue sono il Prof. Peter Kuznick del Dipartimento di Storia dell’American University; Andrei Kortunov, ex direttore accademico del Consiglio per gli Affari Internazionali della Russia; e il Prof. Glenn Diesen dell’Università della Norvegia sudorientale.


Conferenza stampa completa in Anchorage 15 agosto 2025,
1) Putin in lingua russa e 2) Trump in lingua inglese
con sottotitoli attivabili in entrambi i video

1)

2)


Servizio in aggiornamento con “commenti degli altri” iniziato il 16 agosto 2025.
Aggiornamento più recente:

19 Agosto 2025

Suggerimenti


Vai alla barra degli strumenti