LA RAGIONE DEGLI ALTRI,
I PIAGNUCOLII DEI 'NOSTRI' (SOTTO)
Quando il mondo gira la schiena agli USA, Quotidiano del Popolo – 30 luglio 2025 [trad.]
Shao Xia* per People's Daily Online, 30 luglio 2025
Nel mezzo delle turbolenze globali, le politiche sconsiderate dell’attuale amministrazione statunitense hanno messo a nudo il declino dell’egemonia americana, mettendo a fuoco con maggiore nitidezza i contorni di un’era post-americana.
Egemonia economica in un declino autoperpetuante
Per decenni, l’egemonia economica degli Stati Uniti si è basata non sui princìpi del libero mercato, ma sullo status privilegiato del dollaro per estrarre valore globale. Un sistema del genere ha dato priorità all’espansione finanziaria trainata dal capitale a scapito dell’economia reale.
Dopo la Seconda Guerra Mondiale, gli Stati Uniti ampliarono rapidamente la loro rete finanziaria globale, delocalizzando poi gran parte della produzione manifatturiera, il che portò a una forte dipendenza dal debito del Tesoro. L’impennata dei livelli di debito ha fatto salire i rendimenti e ha dirottato i capitali verso i mercati finanziari, allontanandoli dall’industria e creando un circolo vizioso di svuotamento industriale, crisi del debito e declino economico.
Oggi il debito federale degli Stati Uniti supera i 37 trilioni di dollari, mentre la quota di PIL del settore manifatturiero è scesa sotto il 10 percento.
L’indebitamento illimitato ha anche spinto i deficit fiscali a livelli record. Nel 2024, gli Stati Uniti hanno registrato un deficit di 1,8 trilioni di dollari, metà dei quali spesi per il pagamento degli interessi. A metà dell’anno fiscale 2025, il deficit aveva già superato 1,3 trilioni di dollari. Il Congressional Budget Office (CBO) avverte che il debito federale potrebbe aumentare di 20 trilioni di dollari nel prossimo decennio.
In mezzo a questa pressione fiscale, l’amministrazione ha introdotto il “One Big Beautiful Bill Act”, un ampio pacchetto di infrastrutture, sussidi industriali e programmi di assistenza sociale finanziati quasi interamente tramite prestiti. I mercati hanno già riconosciuto che una spesa incontrollata di questo tipo aumenta l’onere del debito e rischia l’insolvenza a lungo termine.
“Il dollaro è la nostra moneta, ma è un vostro problema”, disse una volta un funzionario americano. Oggi, il problema del dollaro è tornato a ossessionare il suo creatore.
Ray Dalio, fondatore di Bridgewater Associates, ha avvertito che il calo della domanda di titoli del Tesoro statunitensi potrebbe costringere il governo ad aumentare ulteriormente i tassi d’interesse, spingendo l’economia in una “spirale di morte”.
L’erosione del soft power
Da quando ha assunto l’incarico, l’amministrazione statunitense ha abbandonato la sua visione globale idealistica a favore di una mentalità transazionale alimentata da risentimento e interesse egoistico. Questo cambiamento ha proiettato arroganza e coercizione, impoverendo in modo sconsiderato il soft power americano.
Un indicatore chiave è l’erosione della credibilità internazionale degli Stati Uniti. L’amministrazione ha riesumato una serie di ritiri unilaterali, tra cui l’annullamento dell’accordo sul nucleare iraniano, l’uscita dall’Accordo di Parigi e la sospensione della maggior parte degli aiuti esteri.
Questo approccio “vai-da-solo” segna un netto distacco dall’ordine multilaterale un tempo sostenuto dagli Stati Uniti, lasciandoli sempre più isolati e sfiduciati. Nei suoi ultimi scritti, Joseph Nye, noto come il padre del “soft power”, avvertì che l’America stava smantellando la sua risorsa globale più potente.
I sondaggi confermano questo disincanto. Una ricerca di Morning Consult mostra che il gradimento netto della Cina è salito da negativo all’inizio del 2024 a 8,8 nel maggio 2025, mentre il rating degli Stati Uniti è crollato da 20 a -1,5. Un sondaggio di Latinobarómetro in Messico ha rilevato che il 64% degli intervistati era favorevole all’espansione degli scambi commerciali con la Cina, rispetto a solo il 37% per gli Stati Uniti. I dati della società di sondaggi globale Ipsos confermano questa inversione di tendenza: il tasso di approvazione degli Stati Uniti è sceso dal 66% nel 2015 al 46% nel 2025, mentre quello della Cina è salito dal 47% al 49%.
Come ha detto senza mezzi termini un intervistato australiano: “Possiamo vivere senza l’America, ma il mondo non può vivere senza Cina”.
Un declino dell’influenza globale
Nel 1941, Henry Luce, fondatore della rivista Time, immaginava un mondo pacifico sotto la guida statunitense. Ottant’anni dopo, quella leadership non è più garantita.
In Ucraina, audaci promesse hanno ceduto il posto all’ambiguità. In Medio Oriente, l’equilibrio d’oltremare vacilla con Israele che sempre ne più detta le condizioni. In Iran, gli Stati Uniti hanno avviato colloqui mentre lanciavano attacchi.
Persino gli alleati tradizionali sono meno disposti a seguire l’esempio. L’Europa ha imposto contro-dazi doganali e quattro dei Five Eyes hanno sanzionato funzionari israeliani nonostante le obiezioni degli Stati Uniti. Un sondaggio Pew del giugno 2025 ha rilevato che tra tutti gli alleati del G7 degli Stati Uniti, oltre la metà ha espresso sfiducia verso la guida americana negli affari globali, definendola “arrogante e pericolosa”.
In tutto il mondo è in atto un potente “secondo risveglio”. I BRICS e l’Organizzazione per la Cooperazione di Shanghai stanno guadagnando terreno, offrendo ai paesi in via di sviluppo piattaforme alternative per un ordine internazionale più equo e multipolare.
Dozzine di economie in sviluppo hanno presentato congiuntamente reclami all’OMC contro i dazi di ritorsione statunitensi. I paesi latinoamericani hanno formato una “alleanza anti-dazi”. Le nazioni dell’America centrale si stanno esprimendo contro la politica USA in materia di immigrazione.
Il declino del soft power, della capacità industriale e della status globale degli USA segnala più di una fase di transizione: annuncia l’emergere di un ordine mondiale post-americano.
Il mondo non aspetta più che Washington guidi.
*L’autore è un commentatore di affari internazionali e scrive regolarmente per Xinhua News, Global Times, China Daily, CGTN ecc.
Fonte – http://en.people.cn/n3/2025/0730/c90000-20346771.html
Traduzione dall’inglese a cura di Trancemedia.eu
Ottolina TV, 28 luglio 2025. Con il titolo Von Der Leyen DISTRUGGE l’ECONOMIA Europea per SALVARE il capitalismo USA – ft A.Volpi, una mezz’ora di conversazione sulla strategia anglosassone di impoverimento dell’Europa. L’esperto, intervistato dal direttore di rete Giuliano Marrucci, è il prof. Alessandro Volpi di UniPisa, collaboratore anche di Altreconomia.
Quanto in Cina suona come campana a martello per la fine dell’unilateralismo USA, qui è interpretato come il funerale dell’economia reale e dello stato sociale in Europa, con accenti di imminente tragedia per l’anello debole Italia. Non senza ragioni ma in piena assenza di prospettiva.
30 Luglio 2025