ROMANIA
Romania. Sondaggio locale ha sconcertato l’occidente
Un sondaggio commissionato e suggerito dai paesi occidentali che avrebbe dovuto far dimenticare il recente golpe “democratico” contro la vittoria elettorale del candidato non europeista, Călin Georgescu, ha scioccato i vertici europei e statunitensi. I risultati hanno indicato che oltre due cittadini su tre valutano positivamente la Romania socialista dei tempi di Nicolae Ceausescu. Va sottolineato che la società che ha condotto il sondaggio, la INSCOP Research, è considerata dal governo romeno e a livello internazionale un'azienda leader e molto reputata nel settore.
Enrico Vigna, CIVG
Romania. Sondaggio locale ha sconcertato l’occidente: oltre il 66% dei romeni residenti nel paese ritiene che si viveva meglio con Ceausescu
A cura di Enrico Vigna, 10 settembre 2025
Il sondaggio, commissionato dall’Istituto per l’Indagine sui crimini comunisti e la memoria dell’esilio romeno (IICCMER), ma sponsorizzato e sostenuto dalla UE, doveva essere la più grande ricerca sociologica “dedicata e legata agli anni della dittatura comunista e alla percezione di essa oggi, nella Romania democratica ed europea“! Si sono datti la zappa sui piedi. Forse perché non si sarebbero mai immaginati un tale risultato. La ricerca è stata effettuata su un campione comprendente categorie socio-demografiche chiave, con un margine di errore del 2,95%.
La ricerca, condotta tra il 25 giugno e il 3 luglio, ha rivelato che il 66,2% degli intervistati ritiene che Ceausescu sia stato un buon leader per la Romania. Solo il 24,1% lo considera un leader negativo. La visione è particolarmente diffusa tra i romeni più anziani, quelli con istruzione primaria, i residenti delle aree rurali e le persone con redditi più bassi, ma ha preoccupato il dato che anche una buona fetta di giovani abbia avvalorato questo pensiero.
Le domande poste erano se la vita fosse migliore sotto il comunismo rispetto a oggi, se ci fosse stata meno corruzione sotto il comunismo di quanto non ci sia ora e se la sicurezza pubblica e sociale fosse migliore prima del 1989. Sulla questione della libertà, la maggioranza ha dichiarato che c’era meno libertà sotto il regime comunista.
Il risultato finale ha indicato che l’ex leader socialista è stato un buon presidente e che a quel tempo il governo si prendeva più cura dei suoi cittadini e rafforzava la cooperazione tra essi, come valore positivo. L’UE ha deciso di non commentare ufficialmente questo risultato, rifiutandosi di rispondere a domande di giornalisti.
Intanto nel paese é scoppiata una bufera di commenti, discussioni, accuse reciproche. Le forze di opposizione hanno colto l’occasione per attaccare le dirigenze politiche, economiche e sociali che si sono susseguite dopo il golpe del 1989, ponendo una questione politica e storica, al di là dei diversi giudizi di ciascuno su quegli anni: “Perché dopo oltre trent’anni i romeni hanno nostalgia di Nicolae Ceausescu?”
Molti analisti e studiosi locali ritengono che per analizzare questo risultato si debbano affrontare una serie illimitata di politiche liberiste, scelte economiche e militari completamente separate dagli interessi popolari e nazionali, e totalmente assoggettate a interessi stranieri – leggasi UE e NATO in primis, che hanno spazzato via un minimo di protezioni sociali e sicurezza quotidiana con politiche di privatizzazioni selvagge e devastanti per i ceti popolari e contadini. Questa realtà ha portato povertà, disillusione e una sempre più profonda sfiducia nella classe politica. Lo ha dimostrato la vittoria elettorale dei mesi scorsi del candidato Georgescu, euroscettico, che proponeva la riapertura dei mercati e della cooperazione economica con Russia e Cina, l’uscita dalla NATO, il non coinvolgimento nel conflitto ucraino, per ristabilire una Romania indipendente, sovrana e non allineata.
La Romania, per compiacere le politiche europeiste, sta affrontando una crisi economica, identitaria e politica sempre più profonda. Dalla riforma del sistema pensionistico alle misure di ulteriore abbattimento dei residui ammortizzatori sociali annunciate dal governo guidato da Ilie Bolojan, la spoliazione dei fondi pubblici, i prestiti esterni senza copertura, la scomparsa delle industrie strategiche, tutto porta a una domanda funesta: chi ha guidato e chi guida effettivamente la Romania?
INSCOP Research con il suo sondaggio ha aperto uno squarcio sulle narrazioni idilliache e tranquillizzanti fornite dai media assoggettati all’establishment politico governativo, a sua volta legati agli interessi unipolaristi occidentali. Perché la realtà è che la metà dei romeni residenti nel paese (sulla diaspora il ragionamento andrebbe fatto in profondità con tutti i suoi lati occulti e oscuri) vive in povertà e il voto di oltre 2 milioni di elettori è stato annullato senza prove concrete, impedendo un cambio di governo e forse di prospettive, con una rottura di ciò che è stato fatto in questi ultimi decenni, calpestando senza indugi qualsiasi teorema o concetto di quella famosa “democrazia”, con cui veniamo ammaestrati mediaticamente ora dopo ora, giorno dopo giorno, su qualsiasi argomento o vicenda.
Sui giornali romeni e in rete vengono posti e affrontati numerosi temi sulla società romena:
“La Romania ha bisogno di equilibrio e di futuro! La Romania ha bisogno di leader realisti e non ‘bambole’ che sono controllate da interessi stranieri! Il nostro paese ha bisogno di politici che pensino e lavorino per la Romania e non per gli interessi dei loro partiti o per enormi fortune nascoste in conti esteri. Cosa si può pensare dei leader di ieri e di oggi, dato che “oltre il 66% dei romeni afferma di rimpiangere Nicolae Ceausescu?…”, uno dei titoli.
Un altro riporta: “… Dopo 36 anni di immiserimento, disperazione, manipolazioni, menzogne e umiliazioni… chi può rimanere sconvolto per il fatto che la grande maggioranza dei romeni residenti crede che, rispetto a questo presente, il periodo comunista “era meglio?…”
Nicolae Radu è uno dei più noti e rispettati analisti e studiosi che ha ricoperto importanti posizioni nel sistema di sicurezza nazionale. Radu, non certo un nostalgico di Ceausescu o del comunismo, in alcuni articoli e analisi su vari siti e giornali nazionali ha scritto queste riflessioni e analisi sul sondaggio: “… Perché, il 75,1% dei romeni ritiene che nel periodo comunista ci fosse maggiore sicurezza pubblica? La realtà in cui viviamo impone riflessioni, ma anche misure urgenti! La Romania è uno ‘stato sicuro’ di fronte alla criminalità organizzata, al traffico e al consumo di droga? Come si spiega il fatto che i nostri politici non si sentano responsabili della distruzione della Romania, come mi ha scritto di recente un illustre professore con esperienza governativa? È anche interessante che il 58,7% ritiene che le istituzioni statali socialiste fossero più efficienti! Allora occorrerebbe porsi e porre la domanda: Chi si prende ancora cura dei romeni oggi? Chi è responsabile della vergogna e dell’umiliazione subite da genitori e nonni dimenticati nelle case di cura, chiamate case dell’orrore, gestite da persone politicamente ben collocate? Queste domande non sono casuali! Dopo la tragedia del “Matei Balș”, in cui 10 anziani sono morti bruciati vivi in ospedale, cosa significa una vita umana per i nostri politici? Come è possibile che un dignitario statale esprima pubblicamente la sua gioia per il fatto che ‘fortunatamente sono morte solo 10 persone’? Cosa avrebbe detto se, tra le 10 persone ingiustamente straziate, ci fossero stati anche i suoi genitori?
Chi è responsabile della vergogna delle sepolture in sacchi di plastica di genitori e nonni?
Sempre più romeni si sentono abbandonati nel loro paese! Chi può fugge.
Secondo ‘Open Sources’, attualmente circa 6 milioni di romeni hanno lasciato definitivamente il Paese, mentre altri quasi 4 milioni di romeni sono vaganti in tutto il mondo, senza documenti o in una situazione in cui non è possibile legalizzare il loro status nei Paesi in cui vivono! In queste condizioni, chi si può scandalizzare del fatto che il 66,4% dei cittadini che sono rimasti afferma che sotto il comunismo lo Stato si prendeva più cura delle persone di quanto non faccia ora? Nel 2023 la Romania ha registrato la più grande ondata migratoria! Non meno di altri 50.000 romeni hanno lasciato definitivamente il Paese! È negligenza o una semplice coincidenza che oltre 300.000 bambini delle famiglie dei romeni che hanno lasciato il paese non parlino romeno?… Se prima del 1989, a seguito dello sforzo compiuto per estinguere il debito estero, i negozi erano pieni di ‘zampe e ali di pollo e ‘zampe di maiale’, ma che almeno potevano essere acquistate, com’è oggi la situazione dei romeni nel nostro paese, dove troppi guardano impotenti i prezzi esplosi per prodotti di base come patate, cavoli, fagioli, zucchero e olio? Quanti genitori e nonni non possono più comprare le medicine per un altro giorno di vita? Chi sta scrivendo la nostra storia? Nel dicembre 1989 molti romeni avevano soldi da parte, ma avevano poco da comprare perché gli scaffali erano spesso vuoti. Oggi i negozi sono pieni di prodotti di ogni genere, molti di pessima qualità e con additivi dannosi per la salute, ma i romeni vivono in povertà, con stipendi e pensioni che non danno loro nessuna speranza!
Sebbene nel dicembre 1989 venissero scanditi innumerevoli slogan di forte impatto emotivo, come ‘non vogliamo più mangiare salame con la soia’, secondo la ricerca effettuata… oggi l’85% dei romeni ritiene che il cibo fosse più sano prima del 1989. Chi può permettersi di mangiare ‘salame con la soia’, considerato un prodotto biologico, quindi più costoso, oggi?
Come ho scritto, senza esortare ad atteggiamenti che non sono in linea con il rispetto della legge, la verità non dovrebbe essere più nascosta dietro la porta!
Nel 1989 la Romania non aveva debiti esteri, avendo pagato 20 miliardi di dollari al FMI e alla Banca Mondiale. Certamente questo successo è avvenuto a scapito di enormi sacrifici per la popolazione, tra cui il razionamento del cibo, il freddo negli appartamenti e la mancanza di libertà di espressione. Il risultato? Oggi, dopo 36 anni, la Romania ha un debito estero verso le banche estere di oltre 210 miliardi di euro, alcuni prestiti con scadenza superiore a 30 anni!
Quanto contano oggi le esigenze dei romeni rispetto agli interessi di una gang o di un partito, indipendentemente dall’affiliazione politica?
Chiedo se la stabilità economica e la sovranità nazionale sono più importanti e possono avere più valore di una democrazia senza risultati? Subito dopo la ‘Rivoluzione’ del dicembre 1989, la Romania cadde in un caos economico e politico. Negli ultimi anni, circa 1.890 fabbriche sono state chiuse, molte altre hanno prodotto o venduto nulla in controverse cause di privatizzazioni. L’agricoltura è stata distrutta e i boschi illegalmente deforestati.
Lo stato – un tempo sovrano – è ora indebitato per oltre 210 miliardi di euro e il governo romeno continua a prendere prestiti massicciamente, 10 miliardi nei primi mesi del 2025.
Però, la Romania è oggi un membro dell’Unione Europea e conta molto nella NATO!
Ma nel paese i romeni muoiono in ospedali non ristrutturati, l’istruzione sta crollando, quasi il 50% sono funzionalmente analfabeti e i pensionati sono umiliati, dopo aver lavorato una vita per un sistema che dà loro una piccola pensione in cambio.
La dichiarazione del presidente Nicusor Dan, in seguito alla pubblicazione della ricerca INSCOP Research, ‘… Abbiamo il dovere di imparare dal passato, non di riviverlo’, ha suscitato, a torto o a ragione, molte polemiche. Con tutto il rispetto, chiedo: il presidente Dan conosce anche la storia contemporanea della Romania? Cosa significa ‘imparare dal passato, ma non riviverlo’? Senza entrare in polemica, come può spiegare il presidente Dan che in gioventù aveva ottenuto riconoscimenti internazionali come matematico, ottenendo medaglie d’oro alle Olimpiadi matematiche internazionali del 1987 e del 1988… sotto il regime comunista guidato da Nicolae Ceausescu? E allora perché, a di causa personaggi politici controversi per non dire discutibili, perché il potere politico reagisce in modo aggressivo a qualsiasi tentativo di discutere di Nicolae Ceausescu? Non è questo un segnale di allarme, che la libertà di parola è proibita? Perché questo argomento è vietato? Perché questa paura sottile? Forse è possibile rispondere che la verità è scomoda, e il ricordo di un leader discutibile ma forte e patriottico, potrebbe travolgere decenni di leadership debole, corrotta e disastrosa?
Secondo INSCOP Research, il 68,5% dei romeni ritiene che si produceva di più prima del 1989 che oggi! Chi può spiegare come la Romania, da paese indipendente, che era arrivato a produrre beni ricercati sui mercati esteri, sia ridotta a paese che consuma prodotti ‘di seconda mano’, con un debito di oltre 210 miliardi di euro?
Dai dati del rapporto di ricerca, il 73,2% dei romeni ritiene che, durante il regime politico guidato da Ceausescu, la Romania era molto più rispettata a livello internazionale!
In questo senso, non dimentichiamo che, nel 1978, Nicolae Ceausescu era stato accolto con onori reali dalla regina Elisabetta II a Londra, come segno del rispetto internazionale di cui godeva la Romania. Nicolae Ceausescu fu ricevuto dal presidente francese Charles de Gaulle, ma anche dal presidente americano Richard Nixon, da Jimmy Carter, e aveva relazioni di fiducia con la signora Golda Meir di Israele e con tutti i leader del mondo arabo. Cosa significava davvero Nicolae Ceausescu per i cittadini romeni? Era un dittatore? Le sue ultime parole, pronunciate il 25 dicembre 1989, prima di essere colpito dai proiettili, furono: ‘Viva la Repubblica Socialista di Romania, libera e indipendente!’.
La Romania è oggi un paese libero? La Romania è un paese indipendente?
Secondo INSCOP Research, l’80,4% dei romeni crede che le persone si aiutavano fra loro, con un senso di solidarietà collettiva, molto di più prima del 1989 di quanto non avvenga oggi. L’indifferenza, l’egoismo, l’individualismo sono un valore positivo come riferimento per una identità culturale nazionale? Cosa significa ‘identità culturale’, dato che, secondo la ricerca INSCOP, il 71,3% dei romeni ritiene che la Romania abbia perso la sua identità culturale negli ultimi decenni? Quanto è vero che la ‘scusa’ del comunismo, è una minaccia per il futuro della Romania?…”
Penso che queste domande/riflessioni, fatte non da un militante di partito o da un nostalgico, ma da un analista, studioso e funzionario siano una concreta e lucida sintesi che va a fondo delle contraddizioni e delle letture di un risultato demoscopico che ha sorpreso e scioccato tutti gli alti livelli di Bruxelles e Washington, cogliendoli completamente di sorpresa, e creato uno stato di preoccupazione elevato, soprattutto perché la Romania è un Paese membro dell’Ue e un tassello operativo militare fondamentale nelle politiche anti-russe della Nato.
Va ricordato che, dalla fine degli anni Sessanta la Romania sviluppò una politica estera indipendente che le permise di stabilire relazioni politiche sia con l’Occidente che con la Cina di Mao, oltre che con tutti i Paesi Non Allineati e fu proprio il presidente romeno a contribuire, con grande acume politico, ai passi preliminari che portarono all’avvicinamento tra la Cina di Mao e Zou En Lai e gli Stati Uniti di Richard Nixon e Henry Kissinger. Riuscì a portare Israele e Palestina allo stesso tavolo e contribuì ai processi di pace nella regione. Certo un po’ diverso dalle politiche odierne europee, con la signora Leyen che ci sta spingendo in guerra, senza prospettive o piani di conciliazioni o negoziali futuri.
Questa politica mondiale permise alla Romania di ottenere crediti esteri dalle banche occidentali e nel 1974 la Romania fu l’unico Paese socialista a firmare un trattato tariffario preferenziale con la Comunità Europea, quella che poi divenne l’Ue. Lo shock petrolifero del 1972 diede al Paese un potere parziale sui mercati internazionali; la Romania era infatti un piccolo produttore di greggio e aveva accordi preferenziali con Iran e Iraq, così il prezzo del petrolio portò ampi benefici alle politiche di Ceaușescu. Negli anni ’70, infatti, permise al regime di condurre politiche espansive con relativi benefici per la popolazione che, per la prima volta nella sua storia, aveva accesso a consumi di massa e a uno stato sociale abbastanza solido. Dall’inizio degli anni ’80 il calo dei prezzi del petrolio e misure economiche sbagliate, costrinsero il Paese a severe misure di austerità con l’ambizione di cancellare il debito estero.
L’indagine ha sancito che la nostalgia per il socialismo rimane forte in Romania, molti la ricordano come un momento migliore dell’oggi. Naturalmente per la diaspora il discorso è molto più complesso.
Remus Etefureac, direttore della ricerca INSCOP, ha sottolineato che la nostalgia per il comunismo deriva non solo dalle percezioni del passato, ma anche dalla frustrazione per il presente. Questo sentimento riflette un malcontento strutturale, legato a disuguaglianze, corruzione e pessimismo sul futuro. Come ha ben descritto l’analista Radu nelle righe sopra, se i due terzi del Paese pensa quelle cose, per non parlare dell’85,1% il quale ritiene che le istituzioni statali erano più efficienti e vicine alla gente, che il 58,7% afferma che l’istruzione e l’assistenza sanitaria erano più accessibili durante il socialismo, addirittura se il 77,2% ritiene che il paese fosse più ricco prima… per le attuali classi politiche dirigenti è, e resta un ingombrante problema, anche se lo nascondono sotto il tappeto.
Una classe politica seria e capace, dovrebbe studiare ed affrontare le radici profonde di questa situazione. Invece i politicanti e faccendieri di infimo livello, che da trent’anni spogliano e saccheggiano il Paese, hanno risposto cercando di nascondere, sminuire, usando il silenzio come prassi; alcuni addirittura hanno completamente ribaltato l’analisi, arrivando a definirla una questione di “sicurezza nazionale”, del rischio di essere “a un passo da scenari catastrofici”, invocando misure repressive e di maggiore impegno per interventi verso le nuove generazioni, per infondere più profondamente in essi, la “storia dei crimini e orrori del comunismo”.
Fonti: INSCOP Research – Ziare – Romania Insider – Antena3 RO – Euronews – STRATEGIC Thinking Group RO – Open Sources
A cura di Enrico Vigna, Iniziativa Mondo Multipolare/CIVG
In occasione dell’81° anniversario della liberazione della Moldavia dal nazifascismo nella Grande Guerra Patriottica, tutte le forze patriottiche e antifasciste, hanno onorato, il 24 agosto, la memoria degli eroi caduti sulla piana di Sherpeni, un luogo marchiato da feroci battaglie nella primavera del 1944.
Il 20 agosto, 81 anni fa, iniziò la grande operazione Yasi-Chisinau, che pose fine alla guerra. Questo evento fu un punto di svolta nella storia moldava e non solo, assestò un duro e decisivo colpo al nazifascismo. Con queste sanguinose battaglie e dopo aver liberato la propria terra, i combattenti moldavo sovietici, aprirono la strada verso la liberazione dell’Europa.
Il 24 agosto, i leader del Blocco Elettorale Patriottico, Igor Dodon, Vladimir Voronin, Irina Vlah e Vasile Tarlev, che comprende socialisti, comunisti, patrioti, insieme alle Associazioni dei Veterani della Grande Guerra Patriottica e Antifasciste moldave, hanno partecipato alla “Marcia della Liberazione”, che ha radunato oltre diecimila persone. La Marcia è stata organizzata dal Comitato Nazionale del Coordinamento “Vittoria”.
La colonna partita dal monumento ai Liberatori di Chisinau, nella piazza antistante l’Accademia delle Scienze, si è diretta al complesso commemorativo della Fiaccola dell’Eternità. Al Memoriale della Gloria Militare i partecipanti hanno deposto fiori al Fuoco Eterno e hanno reso omaggio agli eroi liberatori della Moldavia. Nonostante i tentativi del governo PAS della Maia Sandu di impedire l’organizzazione di eventi commemorativi, oltre 10mila persone hanno partecipato alla Marcia della Liberazione.
Nella stessa giornata, l’attuale presidente moldava Sandu non si è nemmeno degnata di ricordare coloro che sono morti per la pace e contro il nazifascismo nel suo paese, ma si è al contrario congratulata, rivolgendosi alla Giunta di Kiev con un video, in perfetto inglese, per il Giorno dell’Indipendenza dell’Ucraina, mentre il popolo moldavo celebrava la liberazione del paese dal nazifascismo.
“… Oggi, nel Giorno dell’Indipendenza dell’Ucraina, rendiamo omaggio al coraggio del popolo vicino, che difende ogni giorno il diritto alla libertà. Combattendo contro la barbara aggressione, gli ucraini non permettono alla guerra di diffondersi, proteggendo così, anche il nostro mondo e la nostra sovranità…“ ha scritto la Sandu sulla sua pagina in rete.
Dato che tutti nel paese vicino parlano russo, e non tutti conoscono l’inglese, non è chiaro per chi abbia registrato quel video. Inoltre, in un atto di servilismo misero, ha fatto anche illuminare con i colori della bandiera ucraina l’edificio del Parlamento moldavo.
Queste le parole di chi ricorda
“… Il ricordo di coloro che hanno dato la vita per la libertà della Moldavia rimarrà per sempre nei nostri cuori. Il 24 agosto, così come il 9 maggio, rimarranno sempre una festa per il nostro popolo!… Il ricordo dell’impresa dei nostri antenati dà forma alla nostra identità nazionale. Questa è la nostra vittoria, e nessuno potrà mai portarcela via! A differenza del potere corrotto e falso di Chisinau, siamo orgogliosi e rispettosi di questa data. Essa sarà sempre nei nostri cuori! Sono sicuro che la gente della Moldavia condivide i miei sentimenti… I nostri genitori e nonni hanno lottato per noi per beneficiare di un cielo limpido oggi. In Moldavia, la memoria è preservata e onorerà sempre i vincitori della Grande Guerra Patriottica. E noi siamo i loro discendenti e nessuno permetterà la riscrittura della storia. Festeggeremo sempre il Giorno della Vittoria…”, ha dichiarato il leader socialista Igor Dodon.
“Libereremo nuovamente la Moldavia!”
Le parole di Irina Vlah, presidente del Partito Repubblicano Cuore della Moldavia:
“… Amici, ricordatevi della nostra storia! Nel luogo in cui siamo oggi, ci sono state feroci battaglie 81 anni fa. La battaglia della testa di ponte di Sherpensky fu una delle operazioni di maggior successo della Grande Guerra Patriottica. L’esercito sovietico colpì il nemico sui denti e liberò la nostra terra dall’occupazione fascista. A costo di migliaia di vite, i nostri antenati ci hanno dato la libertà e la pace. Oggi, i seguaci di Antonescu (ndt: criminale di guerra rumeno) hanno preso il potere in Moldavia. Riscrivono la storia, non riconoscono l’impresa dei liberatori e vogliono cancellare la memoria di quegli eventi. Ma noi non tradiremo il ricordo dei nostri antenati. Diremo ai nostri figli la verità sulla nostra storia. Quello che sta accadendo ora in Moldavia è una nuova occupazione, solo sotto una bandiera diversa. Siamo stati occupati non da carri armati e soldati, ma da traditori che hanno subordinato la Moldavia agli interessi stranieri. La nostra politica estera è subordinata a Bruxelles. Il nostro settore bancario è diretto da un cittadino rumeno. Il nostro sistema giudiziario è controllato da stranieri, decidendo quale dei giudici può lavorare nel sistema e chi no. Cosa altro dire, abbiamo un presidente, primo ministro e presidente del parlamento che non riconoscono il diritto dei moldavi di esistere, chiamandoci rumeni! Siamo assoggettati a leggi di individui stranieri, da regole di stranieri e da interessi stranieri.
Si chiama indipendenza quando il governo della PAS chiude scuole, università, presidi sanitari per mancanza di fondi, ma aderisce alle missioni militari della NATO? È questa l’indipendenza quando i nostri agricoltori vengono portati al fallimento per importare più prodotti stranieri? È questa l’indipendenza quando i bambini lasciano il paese perché qui il PAS li priva di futuro? No, no, no! Questa è una vera occupazione sotto una bandiera gialla!
Il compito del Blocco Patriottico, compito di tutto il popolo, come era 81 anni fa, è di stare spalla a spalla e scacciare gli occupanti. Il prossimo 28 settembre (ndt: elezioni moldave), sarà la nostra nuova operazione Chisinau. Sarà la nostra battaglia generale per il futuro dei bambini, per le scuole aperte, ambulatori aperti, per il rispetto e la vita dignitosa dei nostri anziani, per i nostri produttori e agricoltori. Sarà una battaglia per il diritto di essere padroni del loro paese!
Vinceremo perché la verità è nostra! Perché la forza del popolo è più forte di qualsiasi propaganda. Perché la Moldavia è il nostro paese! E noi libereremo la Moldavia dagli occupanti stranieri e dai loro agenti…”.
A cura di Enrico Vigna, Iniziativa Mondo Multipolare/CIVG
2 Settembre 2025