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GUERRA DI RESISTENZA
ANTIFASCISTA IN CINA
COSA SIGNIFICA NELLA
CINA DI 80 ANNI DOPO

With China and Together for Peace, United in Vision

Mercoledì 3 settembre: diretta online da Pechino (China Global Television Network)

Celebrazione dell'80° anniversario della Vittoria nella
Guerra di Resistenza Popolare Cinese contro l'aggressione giapponese
e nella Guerra Mondiale Antifascista

Il presidente cinese Xi Jinping pronuncia un discorso
e passa in rassegna truppe ed equipaggiamenti

Seguono due emissioni tv per cogliere il punto di attualità
delle rievocazioni storiche della guerra antifascista durata dal 1931 al 1945
e dei problemi rimasti irrisolti a causa della guerra fredda

Lo spettacolo di gala serale per veterani e ospiti,
e un'intervista al presidente serbo Aleksandar Vučić concludono il servizio.

Rebroadcast della commemorazione, con commento in lingua inglese di CGTN Europe e indice fasi salienti dell'evento. Seguono 2 emissioni di THE POINT | Liu Xin | CGTN con traduzioni inglese-italiano a cura di Trancemedia.eu per situare storicamente l'80° anniversario della guerra antifascista in Asia e i nodi da cui molti popoli e L'ONU sono gravati ancor oggi. La "pagina lunga" di contenuti aggregati si conclude con lo spettacolo musicale « LA GIUSTIZIA PREVARRÀ »

La parata del 3 settembre 2025 completa, dal canale youtube CGTN EUROPE ove è stata pubblicata il 4 settembre. Durata del filmato 1 ora 45 minuti, con cronaca e commenti in lingua inglese. Aggiunge nuove visuali rispetto alla diretta di oltre 4 ore che Trancemedia.eu aveva rilanciato il giorno stesso.
Il videoplayer di Trancemedia.eu può essere portato a pieno schermo (quadrato tratteggiato in basso a destra). Si possono avere sottotitoli automatici -di qualità mediocre- eseguiti dall’AI di youtube (attivare la card rettangolare in basso; regolare lingua e dimensione con la rotella accanto).

FASI SALIENTI DEL FILMATO

0:00 Tre canti corali (l’elegiaco “Lungo il fiume Songhua”, l’epico “Sulle montagne Taihang”, il popolare “Senza il Partito Comunista non ci sarebbe la Nuova Cina”) eseguiti da un gigantesco coro giovanile con la più vasta orchestra musicale militare del mondo. I sottotitoli in inglese, apposti  in originale (solo durante questi canti) da CGTN, ne riassumono il significato per il pubblico internazionale

9:50 Sul rostro di Tiananmen, sopra le porte della Città Proibita, prendono posto i dirigenti del Partito e dello Stato, i capi di Stato e di governo invitati (tra essi, il nuovo Presidente indonesiano), e i Veterani (oltre ai “Rossi” ci sono reduci del Kuomintang e del Fronte Unito del Popolo Cinese)

15:00 Inizio della commemorazione, 80 salve, alzabandiera e inno nazionale – il “Canto dei Volontari” (dal film di resistenza Figli di tempi agitati, del 1935); viste panoramiche di Tiananmen, del monumento agli Eroi del Popolo e della Grande Sala del Popolo

22:19 Discorso del Presidente Xi Jinping – frasi chiave (tradotte dall’inglese dei cronisti):
La storia ci avverte che l’umanità s’innalza e precipita insieme
Oggi di nuovo l’umanità deve scegliere tra pace e guerra
Prevarrà la nobile causa dello pace e dello sviluppo dell’umanità!

31:00 Inizio della parata militare

34:30 Presidente Xi esce in auto dal palazzo e passa in rassegna le truppe (37:00 saluto alle bandiere PCC, RPC, EPL); l’auto transita di fronte alle truppe e agli armamenti, ripresi con carrello ravvicinato
Dialogo Presidente-Soldati (tradotto dall’inglese dei cronisti):
“Vi saluto, compagni!”
“Salute, Presidente!”
“Compagni, grazie per il vostro duro lavoro!”
“Noi serviamo il popolo!”
Al passaggio di ritorno, i soli soldati gridano al Presidente:
“Segui l’ordine del Partito, combatti per vincere!”
“Avanti con una condotta esemplare!”
“La giustizia prevarrà! La pace prevarrà! Il popolo prevarrà!”

51:10 Inizia la sfilata delle truppe a piedi, mentre gli equipaggi prendono i loro posti sui veicoli

52:07 Carrellata missili, stealth, equipaggiamenti high tech, ecc – studiati e fabbricati in Cina, molti esposti per la prima volta

57:00 Inizio parata aereonautica; i velivoli sono al decollo da differenti aeroporti, poi in volo; il commento descrive le novità

1:01:25 Una squadra di elicotteri in volo espone 3 striscioni “La giustizia prevarrà! La pace prevarrà! Il popolo prevarrà!”

1:13:13 Dal rostro, i dirigenti esteri invitati si alzano per onorare il passaggio dei Caschi Blu della Cina (maggiore forza ONU)

1:14:10 Sfilata motorizzata; la banda esegue Torrente d’acciaio

1:34:47 Secondo segmento aeronautico (brivido)

1:43:27 Colombe della Pace volano su Tiananmen, il coro giovanile lancia l’Ode alla Madrepatria e la parata ha termine con gli auguri di pace della anchor tv.

Nota di Trancemedia.eu – Ti sei mai chiesto cosa significano le grandi scritte sul Palazzo, ai lati del ritrattone di Mao? « Viva la grande unità dei popoli del mondo », dicono. Il 3 settembre la Cina ha ricordato al globo che la vera forza non sta tanto nell’esercito potente, quanto nell’esser capaci di salvaguardare la pace senza ricorrere ai mezzi militari: nel pensiero cinese questa è la miglior vittoria dal VI sec. a.C. – per la specie umana. A questo pensiero la Repubblica Popolare ha dato forza, una forza ostile a nessuno, amica per il Sud del mondo, utile anche per i lavoratori, contadini, tecnici e intellettuali dell’Occidente alla ricerca di dignità per sé e le generazioni a venire.


IERI E OGGI – FATTI E ARGOMENTI DA CONOSCERE

Facciamo IL PUNTO
con LIU XIN ed Esperti
su Storia e Attualità
del 3 Settembre
1945 – 2025

 

THE POINT 1 | Non dimenticheremo mai:
il teatro asiatico nella II guerra mondiale

 

THE POINT 2 | 80 anni dopo la II guerra mondiale:
come continuare a preservare la pace conquistata a fatica?

Queste due puntate di The Point, un programma di CGTN condotto da Liu Xin, sono state pubblicate una decina di giorni prima del 3 settembre 2025 sul canale youtube di CGTN, l’emittente tv pubblica cinese in lingua inglese – China Global Television Network.

La storiografia giuridica internazionale oltre a esser contorta è in questo caso arroventata; eppure, in nome del destino condiviso cui nessuno può sottrarsi, bisogna sottrarsi alla parola G. e lavorare perché il principio di responsabilità posto da Hans Jonas, fattosi politica grazie alle iniziative globali della Cina ormai condivise da moltitudini, porti al positivo scioglimento dei nodi del XX secolo. Nodi che, per sbrogliarsi davvero, devono diventare largamente conosciuti e riconosciuti, superando decenni di rimozione e di confusione.

Trancemedia.eu trova utile riproporre questo lavoro al pubblico italiano, che ormai conosce poco la II guerra mondiale e ancor meno il suo teatro asiatico con le presenti implicazioni globali.

Oltre la spaventosa dimensione di sangue e sofferenza in Asia per mano del fascismo giapponese, che causò un olocausto asiatico protratto e di tragica intensità, il dibattito aiuta a cogliere passaggi oscuri (o sinora oscurati) all’origine di questioni presenti che minacciano il futuro: quali accordi furono stabiliti a fine conflitto e tra chi, e quale applicazione se ne fa oggi.

Ricapitolare questi temi per il largo pubblico è necessario per bandire la guerra dagli orizzonti del possibile: ossia uscire dal post-bellico, dalla guerra fredda e asimmetrica, attraverso la conoscenza e la condivisione rispettosa dei problemi del nostro tempo, per ridare efficacia alle diplomazie e alla legalità internazionale.

Riteniamo che questo dibattito aiuti questo scopo, dunque abbiamo pazientemente trascritto e tradotto la discussione (Il Punto 1 e 2 qui sotto, senza fidarci degli automatismi). Nelle trascrizioni, abbiamo apposto evidenze grafiche sui temi oggi controversi, falsati o sottaciuti, e sui suggerimenti metodologici espressi dagli esperti nel dibattito. Così anche il frettoloso lettore web riuscirà a soffermarsi, speriamo.

Il punto è insieme semplice e spinoso: si chiama status della provincia di Taiwan, del Mar Cinese Meridionale e di scogli, isolette e atolli disputati tra Cina e Filippine. Ma anche: governance della Terra.

Dall’Italia ringraziamo CGTN e Liu Xin con gli Ospiti,  per avere evidenziato uno dei maggiori rischi per la pace nel mondo e offerto uno stimolo a progredire, attraverso questo programma popolare capace di far coesistere approfondimento storico e responsabilità politica per il presente-futuro. Il lucido lavoro con quattro studiosi di valore, tra i quali un esperto taiwanese e un esperto filippino, aiuta a cogliere il punto, nel vivo e per la pace – ossia multilateralmente.

Buona visione e buone letture.

Trancemedia.eu ringrazia in anticipo i Lettori che invieranno suggerimenti e osservazioni a: info@trancemedia.eu – rispondiamo sempre!
[cp]

TRASCRIZIONI IN ITALIANO

THE POINT 1

Non dimenticheremo mai: il teatro asiatico nella seconda guerra mondiale

Quest’anno ricorre l’80° anniversario della vittoria della guerra di resistenza del popolo cinese contro l’aggressione giapponese e della fine della seconda guerra mondiale.

Mentre la storia dei teatri europei e americani della seconda guerra mondiale è generalmente ben conosciuta, il teatro asiatico riceve molta meno attenzione. Pochi sanno, ad esempio, che la Cina è stata la prima nazione a combattere contro le forze fasciste già nel 1931, otto anni prima che la Germania nazista invadesse la Polonia. Ancora una volta, tutti conoscono la portata della violenza tedesca in Europa, ma pochi comprendono fino a che punto si estendesse effettivamente l’impero giapponese e quali crimini furono commessi in questa parte del mondo.

Perché esiste un buco nero così evidente nella coscienza collettiva?

Cosa accadde esattamente in questa parte del mondo durante quegli anni sanguinosi e perché è importante per voi rivisitare questo episodio della storia, ora?

Benvenuti a un’edizione speciale di The Point, un programma di opinione in diretta da Pechino.

Sono lieta di dare il benvenuto da Lund, in Svezia, a Jan Oberg, cofondatore della Transnational Foundation for Peace and Future Research.

Da Taipei, nella Provincia di Taiwan, al professor Liu Fu-Kuo, ricercatore presso l’Istituto di relazioni internazionali dell’Università Nazionale Chungi.

Da Manila, nelle Filippine, a Rommel Banlaoi, presidente della Philippine Society for International Security Studies.

Da Shanghai, Josef Mahoney, professore presso l’Università Normale della Cina orientale e, da Pechino, Zhao Hai, direttore degli studi politici internazionali presso l’Istituto Nazionale per la Strategia Globale.

Signori, benvenuti a questa edizione speciale di The Point. Prima di tutto, vorrei fornirvi qualche dettaglio in più su ciò che ho accennato riguardo al fatto che la Cina ha iniziato la sua lotta contro il fascismo molto prima di quanto si pensi generalmente.

Il Giappone lanciò un’invasione su larga scala della Cina, il 7 luglio 1937. Ma la lotta del Paese contro il fascismo iniziò in realtà il 18 settembre 1931, quando le truppe giapponesi cominciarono l’invasione della Cina nord-orientale. È allora che la Cina considera l’inizio della sua guerra di resistenza contro l’aggressione delle forze imperiali giapponesi.

Professor Liu in Taiwan, vorrei rivolgermi prima a lei. Ci aiuti a comprendere questa parte della storia, il teatro asiatico della seconda guerra mondiale. E che tipo di contributo ha dato questa sezione del teatro di guerra alla vittoria complessiva della lotta globale contro il fascismo?

3:01>>> Grazie mille per avermi invitato a partecipare a questa discussione così attuale e importante in diretta televisiva e per avermi posto questa domanda specifica. Penso sia molto importante guardare indietro e capire esattamente come si presentava lo scenario asiatico subito dopo la seconda guerra mondiale e, cosa importante, come lo riconosciamo noi.

Dopo la seconda guerra mondiale c’erano cinque potenze nel mondo: la Cina di allora, Repubblica di Cina, era l’unica potenza asiatica, e aveva compiuto uno sforzo enorme per combattere contro le forze giapponesi. Complessivamente, la guerra durò molto più a lungo di quanto ci si aspettasse, più di 8-10 anni. In realtà, i giapponesi invasero la Cina molto prima. Dai documenti storici, i cinesi riconoscono che la guerra durò 8 anni, ma la cosa più importante, che vorrei accennare brevemente, è la creazione di istituzioni politiche e di sicurezza subito dopo la fine della seconda guerra mondiale. La cosa più importante è che, alla fine della guerra, fu firmato il trattato di pace di San Francisco, ma in quel momento la Cina era in guerra civile e non fu invitata a partecipare al trattato di pace di San Francisco. Questo è il motivo per cui, guardando a ciò che accade oggi in Asia, molte questioni importanti sono rimaste irrisolte. Naturalmente, tutto l’ordine internazionale del dopoguerra era in realtà manipolato dagli Stati Uniti in quel periodo. Quindi, anche se dal lato positivo sono state sviluppate diverse istituzioni internazionali come le Nazioni Unite, il sistema Bretton Woods e tutto il resto, è importante sottolineare che dal punto di vista dell’Asia molte questioni non sono state risolte.

 

Abbiamo colto i punti principali. Passiamo ora al signor Zhao Hai. Signor Zhao, in realtà in Cina stiamo ora parlando di una guerra della Cina contro l’aggressione giapponese iniziata nel 1931, guerra che è è durata sino al 1945. Quattordici anni: da ben prima dell’inizio della seconda guerra mondiale riconosciuto dall’Occidente, che è stato nel 1939. Ci aiuti a comprendere la logica alla base di questo nuovo riconoscimento.

5:58>>> È molto importante riconoscere che il Giappone invase la Cina nord-orientale, allora chiamata Manciuria, nel 1931, dando inizio alla resistenza cinese contro l’aggressione giapponese. A  quel punto, il governo giapponese si era già trasformato in un governo e uno Stato militarista. Subito dopo, la cosiddetta Società delle Nazioni inviò commissioni speciali per indagare sull’incidente. Tuttavia, non riuscirono a risolvere l’aggressione e a respingere i giapponesi. Quando ci hanno provato, i giapponesi hanno infatti lasciato la Società delle Nazioni. Ciò ha portato al crollo del sistema internazionale dell’epoca. Da allora la Cina ha combattuto da sola contro il Giappone e, in seguito, insieme all’Unione Sovietica e agli Stati Uniti, in tutto per 14 anni, assumendosi gran parte dell’onere della lotta contro il fascismo e il militarismo giapponesi. Così alla fine della guerra la Cina è stata riconosciuta come membro fondatore delle Nazioni Unite e anche a livello globale come uno dei principali campi di battaglia o teatri di guerra contro il fascismo globale in questa guerra mondiale.

 

Jan Oberg in Svezia, qual è la sua opinione il suo punto di vista sulla storia della seconda guerra mondiale qui in Asia? Qual è secondo lei l’argomento principale per cui la lotta della Cina contro gli aggressori giapponesi nella sua regione nord-orientale dal 1931 è e deve essere inclusa nella lotta globale contro il nazismo? Si pensava che fosse iniziata ufficialmente nel 1939, ma in realtà la lotta della Cina per le sue regioni nord-orientali dal 1931 ne è parte integrante. Come la interpreta?

7:49>>> Prima di tutto vorrei ringraziarvi per avermi invitato qui. In secondo luogo, penso che fa parte di una più ampia ignoranza, se vogliamo, da parte dell’Occidente e forse anche di un modo per evitare di parlarne. Per molti occidentali, tutto è successo in Europa con il dominio della Germania sulla scena europea. E con l’ideologia di Hitler.

Ma penso che sia molto positivo che stiate realizzando questo programma anche per gli spettatori occidentali, affinché possano rendersi conto di quanto prima sia effettivamente iniziata nella vostra parte del mondo. E vorrei aggiungere che è stato gravemente sottovalutato il fatto che la guerra fredda che ne seguì non fu solo una questione tra, se vogliamo, il Patto di Varsavia e la NATO o l’Unione Sovietica e l’Occidente o tra il comunismo e la democrazia liberale. Ha sempre avuto una ramificazione, una relazione, perché gli americani hanno preso il controllo e dominato il Paese che era il vostro occupante, distruttore e nemico, con basi militari sparse ovunque, ecc. Quindi la guerra fredda ha sempre avuto una dimensione tra i due fratelli occidentali in Europa, se così si può dire, e una dimensione orientale-occidentale, se così posso dire,  di ciò che è accaduto, perché non dobbiamo dimenticare che si è passati da una guerra calda a una guerra fredda e, in secondo luogo, vorrei ricordare a tutti, dato che stiamo parlando dell’Asia, che nel 1945 gli Stati Uniti hanno bombardato il Giappone con armi nucleari e questo ha plasmato l’intera era dal 1945 ad oggi.

 

Ok. Ne parleremo tra un attimo, perché ha citato un evento storico molto importante che probabilmente ha influenzato la percezione dell’aggressività giapponese nella mente di molti occidentali.

Ma passiamo a Rommel nelle Filippine. Cosa accadde nelle Filippine? Secondo il National World War II Museum degli Stati Uniti, i morti militari filippini furono 59.000. Non sappiamo se questo sia il dato ufficiale delle Filippine. Il totale dei morti civili e militari varia da mezzo milione a circa un milione, vittime dell’aggressione giapponese.

10:30>>>Ebbene, stiamo mettendo in discussione la narrazione occidentale delle esperienze filippine durante la seconda guerra mondiale e gli studiosi più giovani, me compreso, stanno ora scoprendo nuovi elementi che dimostrano che durante la seconda guerra mondiale ci fu una forte resistenza dei filippini contro le forze imperiali giapponesi e che tale resistenza fu la continuazione della resistenza filippina contro il colonialismo, iniziata contro la Spagna, poi contro gli americani e infine contro i giapponesi. Ciò che non è noto al pubblico mondiale è che durante questi movimenti di resistenza, i filippini furono aiutati da molti cinesi presenti nelle Filippine. Durante il periodo coloniale spagnolo e americano e, di fatto, anche durante il periodo giapponese, esisteva un forte battaglione, il battaglione Wha Chi, composto da cittadini cinesi e cinesi filippini che aiutavano i movimenti di resistenza filippini contro i giapponesi durante la seconda guerra mondiale, in particolare nella zona centrale di Luzon. E ora stiamo dicendo al mondo intero che c’è stata una forte cooperazione tra i cinesi nelle Filippine e i filippini nella resistenza al colonialismo e all’occupazione coloniale.

Sì, ci sono state gravi devastazioni, abusi e sfruttamento dei filippini e una questione importante che ancora oggi persiste nelle Filippine è l’abuso delle donne, le donne di conforto. Quindi i danni fisici e infrastrutturali li stiamo ancora subendo oggi. Nelle Filippine si possono ancora vedere molte rovine dovute all’occupazione giapponese. Quindi penso che le stime degli Stati Uniti siano ancora molto prudenti, perché se si tiene conto di tutte le sofferenze non registrate e non documentate e anche dei danni subiti dal popolo filippino, il totale potrebbe essere molto più alto.

 

Josef, qual è la sua opinione sulla portata dell’invasione e dell’occupazione giapponese durante la seconda guerra mondiale in Asia e quante potrebbero essere state le vittime?

12:37>>> Penso che lei sappia che si utilizzano cifre diverse. Si sa che nel 1937 ci fu la battaglia di Shanghai e il massacro di Nanchino.

Si parla del 1931 come data precedente, ma penso si debba risalire al 1895. È allora che iniziò davvero la lotta della Cina contro l’Impero giapponese. Fu allora che il Giappone conquistò con la forza Taiwan e alcune delle isole chiave nelle zone costiere. E poi, in seguito al Trattato di Versailles, lo Shandong fu ceduto al Giappone. Questa è un’altra pietra miliare importante nella lotta tra il Giappone, che stava diventando fascista, e la Cina, che aspirava a diventare una nazione moderna e indipendente. Questi sono gli eventi che si sono verificati. La domanda allora è: fino a che punto si è spinta questa lotta?

Certamente abbiamo visto il Giappone reagire a determinati fattori scatenanti. Voglio dire, penso che dobbiamo ritenere il Giappone responsabile, ma teniamo presente che il Giappone è entrato in ritardo nel gioco della competitività tra nazioni. Era in competizione con le potenze europee. Voleva espandere la propria sfera di influenza in Asia, principalmente contro la Cina, ma anche in molti altri luoghi per competere con il modello occidentale. E ricordiamo che quando gli americani sono arrivati hanno sabotato il movimento indipendentista filippino che lottava contro la Spagna e poi hanno costruito quella che allora era la seconda base navale straniera in Asia. La prima era quella tedesca nello Shandong. Questo è qualcosa che ha davvero provocato i giapponesi ed è uno dei motivi per cui, subito dopo aver attaccato Pearl Harbor, hanno invaso le Filippine, perché, come sapete, anche in questo caso il Giappone stava cercando di trovare una propria soluzione, per quanto oscura e fuorviante, a questo nuovo ordine mondiale, questo nuovo ordine bellico aggressivo che l’Occidente aveva istigato.

 

Professore Liu, torniamo a lei. Per la Cina è stata molto dolorosa la storia della colonizzazione e dell’occupazione di Taiwan da parte delle forze giapponesi per 50 anni, dal 1895 al 1945. Il professor Mahoney ha appena ricordato che in quel periodo la Cina fu costretta a lasciar annettere questo territorio al Giappone perché aveva perso la prima guerra sino-giapponese, scoppiata nel 1895. Quali sono stati i crimini commessi dagli aggressori giapponesi sull’isola di Taiwan e per quanto tempo?

15:19>>> Durante questi 50 anni di colonizzazione, il popolo taiwanese ha sofferto enormemente sotto il dominio giapponese, poiché gran parte della Cina durante la seconda guerra mondiale era occupata dal Giappone. In modo simile, da un lato i giovani taiwanesi venivano reclutati per combattere nell’esercito nel Sud-Est asiatico e anche le donne venivano reclutate, come ha ricordato il nostro caro amico Dr. Banlaoi, le cosiddette donne di conforto. Le donne taiwanesi venivano radunate insieme alle donne coreane e alle donne filippine e inviate sui campi di battaglia per sostenere i militari che invadevano il Sud-Est asiatico. Ma naturalmente, a parte il governo coloniale giapponese che istituì la propria amministrazione a Taiwan, il popolo taiwanese nel suo complesso era trattato come cittadini di seconda classe ed è molto probabile che abbiano cercato di sfruttare il più possibile le risorse di Taiwan.

Questa è solo una parte delle prove che dimostrano come i giapponesi abbiano governato Taiwan con misure molto crudeli. E penso che l’altra parte della storia sia che il governo nazionalista di Nanchino abbia cercato con grande impegno di stabilire dei contatti e di trasferirsi gradualmente a Chongqing durante la guerra, e che alcuni giovani taiwanesi si siano arruolati nell’esercito cinese per combattere contro l’esercito giapponese, e questa è una parte importante della storia.

 

Zhao Hai, passiamo a lei. Voglio dire che la Cina ha subito perdite molto pesanti, insieme ad altri popoli asiatici, per mano degli aggressori. Solo in Cina, si ritiene che le vittime siano state 35 milioni, compresi i soldati cinesi e i civili, mentre in tutto il mondo le vittime in totale circa 100 milioni. Che tipo di ruolo hanno avuto la vittoria della Cina, il coraggio dei popoli asiatici e la sconfitta degli aggressori giapponesi nella liberazione generale dei popoli dalla furia del nazismo?

18:00>>> Ebbene, in questo momento è molto importante ricordare il contributo del popolo cinese e di tutti i popoli asiatici alla vittoria nella seconda guerra mondiale. Penso che il precedente relatore abbia già discusso di come il mondo ha dimenticato questa parte del mondo, questo campo di battaglia o teatro della seconda guerra mondiale, a causa dell’idea centrale occidentale o europea sulla seconda guerra mondiale.

Quindi, per quanto riguarda le storie, i film e le narrazioni che conosciamo fino ad oggi, si tratta per lo più di narrazioni occidentali e in particolare dei teatri dell’Europa occidentale. Tuttavia, come ha detto, è molto importante sottolineare che ci sono stati sacrifici enormi in Cina e in Asia in termini di vite umane, distruzione di proprietà e brutalità della guerra, compreso il bombardamento americano, anche con bombe nucleari, contro la popolazione civile giapponese. Quindi, nel complesso, penso che il teatro asiatico o il sacrificio del popolo cinese siano degni di nota e debbano essere ricordati in questo anniversario degli 80 anni dalla vittoria nella seconda guerra mondiale. Un’altra cosa che penso è che si parli anche della guerra fredda perché la guerra fredda ha cambiato la politica degli Stati Uniti nei confronti del Giappone e del militarismo giapponese, ed è per questo che negli anni ’50 c’è stata una cancellazione della memoria e un cambiamento della narrazione, e  per questo penso che oggi molti giapponesi e molte persone in Asia non capiscono, non ricordano e non riconoscono correttamente la storia, la storia passata di quel periodo.

 

Rommel, eccomi da lei. Cosa pensano i filippini quando vedono il Giappone commemorare i bombardamenti di Nagasaki e Hiroshima? Non essendo essi stessi vittime del primo uso di armi nucleari, cosa passa per la mente dei filippini quando vedono questo e constatano che i  giapponesi nel corso degli anni hanno attenuato notevolmente ciò che è realmente accaduto.  Nei loro libri di storia, ad esempio, invece di invadere la Cina dicono di essere “entrati” in Cina.

20:19>>> Ovviamente proviamo empatia per i giapponesi quando hanno subito i bombardamenti di Hiroshima e Nagasaki, perché anche noi abbiamo subito la stessa cosa.  Abbiamo sofferto a causa degli invasori, delle forze esterne. Quindi proviamo empatia per i giapponesi, ma allo stesso tempo vogliamo anche che venga reso conto storicamente degli abusi giapponesi nelle Filippine.

Sapete, nei libri di storia ciò che viene comunemente menzionato nelle Filippine vi sono episodi come il massacro di Manila che ha coinvolto 100.000 filippini e la marcia della morte di Bataan. Ma ciò che non viene detto è che ci sono stati vari massacri in tutto il paese e che ci sono stati vari abusi nelle Filippine e in questo momento i governi giapponese e filippino stanno dando la priorità alle relazioni economiche e ai legami diplomatici.

Ma come accademico, desidero comunque sottolineare la necessità di una responsabilità storica per gli abusi commessi dal Giappone. Quindi, pur provando empatia per i giapponesi per gli abusi che hanno subito durante i bombardamenti di Hiroshima e Nagasaki, questo ci ricorda anche che abbiamo subito gli stessi abusi da parte dei giapponesi. E fino ad ora, non c’è ancora stata alcuna responsabilità storica per tali abusi. Mio padre è stato vittima dell’invasione coloniale giapponese e mio nonno è morto a causa della seconda guerra mondiale. Pertanto, riteniamo ancora necessario che il Giappone riconosca la propria responsabilità storica per tutti gli abusi commessi fino ad oggi. Di tanto in tanto vediamo le famiglie delle donne di conforto che continuano a chiedere giustizia e dobbiamo affrontare la questione con franchezza, perché se non lo facciamo rimarranno molte domande senza risposta su ciò che è accaduto durante la seconda guerra mondiale sotto l’occupazione giapponese delle Filippine.

 

Sì, sì. Jan, naturalmente, Rommel ha dato solo un esempio calzante quando parlava delle sofferenze del popolo filippino. Ci sono molte altre nazioni che hanno sofferto durante la seconda guerra mondiale e che non hanno ottenuto risposte alle loro domande. Ma guardando al buco nero collettivo nella memoria delle persone, specialmente quelle occidentali, cosa spiega o quali fattori spiegano una tale amnesia collettiva?

22:43>>> In qualche modo sono sempre i vincitori a scrivere la storia, giusto? E in secondo luogo, sa, il mondo del dopoguerra è diventato un mondo dominato dalle potenze occidentali. Gli Stati Uniti, ovviamente, non c’è bisogno di nominarli, e se sono così insistenti nel voler dominare il Giappone come hanno fatto, conducendo di fatto la politica estera del Paese e creando una rete globale di basi in quella zona dove la popolazione ha sofferto così tanto. È sicuramente nell’interesse di chi ha costruito questa narrativa minimizzare le sofferenze, comprese quelle di Hiroshima e Nagasaki. Lo si può vedere oggi con Gaza. Voglio dire, le sofferenze sono trattate troppo poco dalla stampa occidentale e viene chiamata guerra invece che genocidio e cose del genere. Ci sarà sempre questa violazione, credo si possa chiamarla così, del diritto umano che tutti coloro che soffrono hanno lo stesso diritto di essere ascoltati.

[sovrapposizione di voci]

Pensa che ci sia un elemento di razzismo in questo, che lo renda più degno di altri?

24:03>>> Certo che c’è. La cultura occidentale è sempre stata razzista. Guardi il colonialismo.

 

Per quanto riguarda il fatto che ciò che è accaduto nel teatro europeo è degno di nota, perché questo è guerra, spargimento di sangue, vite umane sacrificate, mentre ciò che è accaduto in Asia agli asiatici, a gente dalla pelle gialla, probabilmente non è così importante, le vite sacrificate lì sono probabilmente solo numeri di codice, è questo che vuol dire?

24:30>>> È quello che sto implicando, sì, non credo che dovremmo sorprenderci di questo, ha molto a che fare con il dominio del mondo, il desiderio di dominare, come purtroppo continuano a fare oggi gli Stati Uniti, invece di riconoscere che bisogna unirsi al resto del mondo. Vuoi dominarlo e quindi hai una narrativa che è molto speciale ma non conforme alla realtà o alla diversità delle sofferenze. Voglio dire, la sofferenza degli ebrei è evidente, ma è esagerata rispetto alla sofferenza di tantissime altre persone in tutto il mondo e alle sofferenze del colonialismo, stessa cosa. Questa è una cultura razzista.

 

Signor Zhao, vorrei parlare della fine della guerra. Anche in questo caso, esistono diverse narrative. Se si cerca su Google, ad esempio, si scopre che la guerra è finita ufficialmente. C’è stato il trattato di pace di San Francisco, ma in realtà la Cina non lo riconosce. Qual è il problema di questa versione storica?

25:32>>> C’è stata la guerra fredda, che ha interrotto le risoluzioni della fine della seconda guerra mondiale e la continuazione di una certa parte di questo aspetto della guerra. Lei ha menzionato il trattato di San Francisco, ma quello è il trattato tra il Giappone e le potenze occidentali. A quel punto gli Stati Uniti erano già profondamente coinvolti nella guerra fredda con l’Unione Sovietica e la Cina e, dopo il 1949, gli Stati Uniti hanno rifiutato di riconoscere la Repubblica Popolare Cinese. Ecco perché questi due grandi vincitori della seconda guerra mondiale [URSS e Cina, ndr] non hanno mai partecipato alla riunione di San Francisco, figuriamoci firmare il trattato. Credo che in seguito questo ha causato dei problemi, perché ancora oggi la Cina e il Giappone hanno dispute territoriali irrisolte e altre questioni storiche irrisolte. Quindi penso che lei abbia ragione, perché ci sono ancora molti problemi irrisolti a causa della rottura causata dalla guerra fredda.

 

Signor Zhao, cosa è stato risolto grazie alla dichiarazione del Cairo e alla dichiarazione di Potsdam, trattati legali riconosciuti dalla Cina, dagli Stati Uniti e dal Regno Unito? Cosa hanno risolto di concreto?

26:52>>> Due punti: prima la dichiarazione del Cairo e poi quella di Potsdam. Numero uno: ai giapponesi è stata chiesta la resa incondizionata, ed è quello che hanno fatto, ma finora molti giapponesi si rifiutano di riconoscerlo. Dicono semplicemente: “Oh, l’imperatore ha posto fine alla guerra, non ha capitolato incondizionatamente”. Capitolare. Questo è ciò che hanno fatto i giapponesi. In secondo luogo, dopo la capitolazione incondizionata, i giapponesi devono rinunciare alle loro rivendicazioni su tutti i territori occupati con la forza. Ciò significa restituire quei territori ai legittimi proprietari. Ciò significa che qualsiasi territorio i giapponesi abbiano sottratto alla Cina dopo la fine della guerra è ufficialmente e legalmente restituito alla sovranità cinese. Quindi, ad esempio, Taiwan, che fa parte della Cina e che è stata occupata con la forza dai giapponesi, dopo la seconda guerra mondiale, dopo la resa giapponese è stata effettivamente restituita, ufficialmente e legalmente, alla sovranità della Cina.

 

Continueremo questa discussione, che è un punto molto importante da sottolineare. Purtroppo, però, credo che dovremo concludere qui questa edizione speciale di The Point.

Ma continueremo a concentrarci su questo argomento. Grazie mille per il momento ai miei ospiti.

Jan Oberg dalla Svezia. Il professor Liu Fu-Kuo dalla Provincia di Taiwan. Rommel  Banlaoi da Manila, nelle Filippine. Il signor Zhao Hai da Pechino. E Josef Mahoney da Shanghai. Grazie mille per aver condiviso con noi le vostre preziose opinioni.


THE POINT 2

80 anni dopo la seconda guerra mondiale: come possiamo continuare a salvaguardare la pace conquistata a fatica?

80 anni fa, oltre 100 milioni di persone furono uccise e ferite nella guerra mondiale contro il fascismo. Nell’estate del 1945, 50 paesi si riunirono a San Francisco e concordarono un trattato internazionale noto come Carta delle Nazioni Unite, che aprì la strada alla fondazione dell’ONU più tardi quello stesso anno. Ciò costituì la base politica di un nuovo ordine internazionale. Un ordine inteso a sancire la parità dei diritti di tutte le persone e a mantenere la pace. In che modo questo ordine ha plasmato il mondo in cui viviamo oggi? Come stanno andando oggi questi obiettivi ambiziosi e cosa potrebbe minare questo ordine che è stato così difficile da raggiungere?

Benvenuti a un’edizione speciale di The Point con me, Liu Xin, in diretta da Pechino. Sono lieta di avere con me da Lund, in Svezia, Jan Oberg, co-fondatore della Transnational Foundation for Peace and Future Research. Da Taipei, nella provincia di Taiwan, il professor Liu Fu-Kuo, ricercatore presso l’Istituto di relazioni internazionali dell’Università Nazionale Chungi. Da Manila, nelle Filippine, Rommel C. Banlaoi, presidente della Società filippina per gli studi sulla sicurezza internazionale. Da Shanghai, Josef Mahoney, professore presso l’Università Normal della Cina orientale e, ultimo ma non meno importante, da Pechino, Zhao Hai, direttore degli studi politici internazionali presso l’Istituto nazionale per la strategia globale.

 

Signori, benvenuti a questo programma speciale.

Prima di tutto, ricordiamo e rinfreschiamo la nostra memoria sulla seconda guerra mondiale prima di parlare del dopoguerra. Quale vuoto deve essere colmato prima di parlare dell’ordine postbellico?

 

Jan, vorrei passare a lei. Da una prospettiva occidentale, spesso si parla del teatro europeo come se fosse l’unico luogo in cui si sono svolte feroci battaglie. In realtà, nel mio libro di storia ho anche imparato che l’inizio della Seconda Guerra Mondiale risale al 1939, con l’invasione della Polonia da parte della Germania nazista. Quindi, quali nozioni dobbiamo ripassare prima di parlare dell’ordine postbellico?

2:22>>> Su questo argomento, grazie per avermi invitato. Dobbiamo parlare di una prospettiva globale invece che solo di una narrazione occidentale. Ma ovviamente l’Occidente e gli altri paesi si nutrono delle proprie narrazioni. Ma come tutti sanno, in Occidente ci siamo concentrati principalmente sui 6 milioni di ebrei. Ora lei parla di 100 milioni di persone che sono morte e noi abbiamo bisogno di una storiografia completamente diversa, che sia globale e non regionale o nazionale. In secondo luogo, anche se si considera il periodo immediatamente successivo al 1945, quando è iniziata la guerra fredda, la questione ha sempre avuto due aspetti. Da un lato, nell’Occidente tra il Patto di Varsavia e la NATO, l’Unione Sovietica e l’Occidente, il marxismo e la democrazia liberale, qualunque cosa siano, perché fondamentalmente sono entrambi paesi occidentali. E poi la differenza tra l’Occidente e l’Asia, l’Africa, e penso che sia giunto il momento che gli occidentali prendano coscienza degli aspetti importanti che lei sta sollevando in questo programma. Esiste una storia globale e non solo una narrazione parziale e opportunistica di ciò che è accaduto, che porta direttamente al crollo dell’impero occidentale di oggi, se volete il mio parere.

 

Passiamo a Josef Mahoney, professore alla East China Normal University. Ritiene che sia importante guardare alla seconda guerra mondiale da una prospettiva globale, anziché solo europea, per comprendere ciò che è emerso dalla fine di questa guerra, ovvero l’ordine internazionale del dopoguerra? Che cos’è esattamente questo ordine e perché è così importante?

4:15  >>> Penso che parte del problema sia che oggi vediamo l’ordine internazionale affrontare alcune crisi esistenziali e il mondo stesso affrontare una serie di crisi esistenziali, molte delle quali hanno le loro radici in alcune questioni irrisolte che sono state in qualche modo nascoste sotto il tappeto con la fine della seconda guerra mondiale. Penso che una delle cose che dobbiamo sottolineare qui è che, certamente nel caso del Giappone, gli Stati Uniti hanno accettato di coprire molto di quanto il Giappone aveva fatto. Attribuire tutta la colpa a certi leader militari senza ritenere responsabili i leader politici, che li hanno persino mantenuti al potere perché gli Stati Uniti volevano pacificare rapidamente il Giappone in modo da potersi concentrare sull’Asia, sulla lotta al socialismo e al comunismo che stavano sorgendo nella penisola coreana e che sicuramente provenivano dall’Unione Sovietica, e sullo sviluppo del Partito Comunista Cinese in Cina. Quindi questo fa parte della storia. Dunque, come sapete, gli Stati Uniti non costringono il Giappone a fare i conti con la sua storia oscura come è stato fatto con la Germania in Europa. Al contrario, li aiutano a nasconderla e poi si ritrovano a combattere contro i cinesi nella penisola coreana e contro i coreani. E poi a giocare a tutti i tipi di giochi nel periodo della guerra fredda che segue. È qui che entriamo in questioni irrisolte come la restituzione delle isole, come Dalu, o gli spazi contesi sulle Spratly e così via.

Sì, lei sta citando alcuni dei punti di contesa molto importanti che di tanto in tanto divampano nel Mar Cinese Meridionale, ad esempio, o sull’isola di Taiwan. Alcuni dei documenti più importanti, documenti legali che hanno portato alla resa giapponese, alla resa incondizionata alla fine della seconda guerra mondiale, sono stati la dichiarazione del Cairo e la dichiarazione di Potsdam, che contenevano disposizioni specifiche sul Giappone, secondo cui tutti i territori che il Giappone aveva sottratto alla Cina dovevano essere restituiti alla Cina. Questo è stato scritto nella dichiarazione del Cairo nel dicembre 1943. Vi hanno partecipato Cina, Stati Uniti e Regno Unito. Poi, nel luglio 1945, i tre paesi si sono riuniti nuovamente, a Potsdam in Germania, e hanno redatto la dichiarazione di Potsdam, che è stata [successivamente] riconosciuta dall’Unione Sovietica e che all’articolo 8 dichiara esplicitamente che i termini della dichiarazione del Cairo devono essere nuovamente applicati. Si tratta di un documento giuridico internazionale incontestabile.

 

Zhao Hai, vorrei passare a lei. Quanto sono importanti questi due trattati giuridici in termini di preparazione, istituzione o apertura della strada verso un ordine politico nel mondo che emerge dalla seconda guerra mondiale?

7:33 >>> Prima di tutto vorrei chiarire che questi due documenti sono documenti fondamentali durante la guerra, che sono alla base di come risolvere, come portare alla fine della guerra e come smembrare l’impero giapponese e ripristinare la pace e l’ordine in questo mondo. Quindi questi principi sono stati stabiliti in quel periodo, quando quei paesi erano ancora in guerra con il Giappone. Questi due documenti stabilivano come i giapponesi dovevano arrendersi e cosa dovevano fare dopo la resa. Queste cose sono state eseguite rigorosamente subito dopo la guerra. Tuttavia, come abbiamo detto prima, il cambiamento della politica estera americana a causa della guerra fredda ne ha deviato il percorso. Comunque penso che il principio continui ancora oggi perché, come anche lei ha detto, queste due dichiarazioni non sono mai state contestate. Lo Stato giapponese, che si è arreso, riconosce ancora quei documenti ed essi sono riconosciuti e accettati dal mondo intero. Quindi penso che, in base a quel principio, se oggi andassimo contro quei documenti o li sconvolgessimo e se abbattessimo l’ordine internazionale del dopoguerra, non solo si aprirebbe la porta a una o due singole questioni, ma si riaprirebbe l’intero sistema globale al rischio di destabilizzare l’intero sistema.

 

Ok, alcuni potrebbero dire: “Ma si tratta di questioni regionali, no? Si parla di ciò che il Giappone ha rubato alla Cina e di cosa si deve fare con questi territori, piuttosto che di questioni locali. In che modo ciò costituisce una minaccia o la negazione di questi documenti legali? In che modo ciò costituisce una minaccia per il sistema globale? Come molti direbbero, l’ordine globale o l’ordine internazionale che è stato stabilito dopo la seconda guerra mondiale era incentrato sulle Nazioni Unite che, come accennato in precedenza, sono giunte alla Carta delle Nazioni Unite solo nel 1945, nell’estate del 1945.

9:49>>> Innanzitutto c’è stata una lunga discussione su come ristabilire l’ordine dopo la seconda guerra mondiale, perché dopo la prima guerra mondiale sappiamo che è stata istituita la Società delle Nazioni. È stato creato un intero sistema. Tuttavia, tale sistema è crollato dopo il 1931 e poi di nuovo dopo il 1939. Quindi, dopo la seconda guerra mondiale, molte persone hanno riflettuto su come costruire un sistema che potesse essere duraturo e sostenibile, e credo che per questo la creazione delle Nazioni Unite è così importante, perché in quel momento hanno rivisto e migliorato la Società delle Nazioni e istituito il Consiglio di sicurezza dell’ONU, che è un concetto molto importante ancora oggi. I membri permanenti del Consiglio di sicurezza dell’ONU e gli altri membri che si organizzano in gruppi assicurano che tutte le questioni di sicurezza importanti a livello globale passino attraverso quel consiglio e vengano risolte, formando un’opinione internazionale unificata su una determinata questione. Questo è molto importante per mantenere la pace e la stabilità globale nel dopoguerra. E quindi oggi è molto importante ricordarlo e riflettere su cosa dovremmo affrontare in futuro se non rispettiamo e continuiamo a sostenere questa organizzazione internazionale di fronte a cosa ci troveremo davanti in futuro.

 

Professore Liu Fu-Kuo a Taiwan, qual è la sua opinione sull’importanza fondamentale della risoluzione dello status di Taiwan? Ad esempio, Taiwan era chiamata Formosa come eredità dell’era coloniale. L’importanza di onorare la dichiarazione del Cairo e la dichiarazione di Potsdam che restituiscono Formosa o Taiwan come territorio sottratto dal Giappone alla Cina. Quanto è importante questo per l’ordine internazionale del dopoguerra?

11:55>>> Sono d’accordo. Queste due dichiarazioni, quella di Potsdam e quella del Cairo, hanno principalmente stabilito una linea guida chiara per il prossimo passo dei negoziati, in particolare tra Giappone e paesi occidentali, e anche tra Giappone e Cina. E vorrei sottolineare questo specifico trattato firmato nel 1952, il trattato di pace sino-giapponese negoziato a Taipei e firmato a Taipei [con Formosa stessa, la Repubblica di Cina di Chiang Kai-shek, ndr] quasi otto mesi dopo il trattato di pace di San Francisco. È interessante notare che, come discutiamo e riconosciamo nell’articolo 2 del trattato di pace sino-giapponese, esso è collegato al trattato di pace di San Francisco. Il Giappone ha rinunciato a tutti i diritti, titoli e rivendicazioni su Taiwan.

[breve sovrapposizione di voci] [Conduttrice] Mi scuso per l’interruzione. Sì. Come ho già detto, il trattato di pace di San Francisco non è riconosciuto perché non vi è alcun rappresentante cinese in questo trattato. Perché ritiene che sia ancora rilevante? È ancora rilevante in termini di risoluzione delle questioni postbelliche riguardanti il Giappone e la Cina?

13:14>>> Perché il trattato di pace di San Francisco è stato l’unico stipulato subito dopo la fine della seconda guerra mondiale tra i paesi occidentali e il Giappone. Non è completo perché nella discussione il trattato di pace non ha realmente affrontato le linee guida chiare di questi trasferimenti territoriali dal Giappone alla Cina. E penso che uno di voi abbia menzionato prima l’isola [Tion-y Tai??? or Thiaoli Island???] e anche il Mar Cinese Meridionale nel suo insieme. Vorrei sottolineare questi due collegamenti perché quasi subito dopo il trattato di pace di San Francisco, il governo giapponese e quello della Repubblica di Cina hanno negoziato chiaramente questo articolo e ho menzionato in particolare Taiwan Penghu e anche l’isola e l’arcipelago delle Paracelso, che il governo giapponese ha ceduto alla Cina, per esempio. Ma naturalmente, nei documenti ufficiali occidentali, il governo britannico non ha concesso attraverso questo negoziato bilaterale il trasferimento del territorio e anche i funzionari americani hanno ammesso che questi due trattati bilaterali non riflettono direttamente e non stabiliscono uno standard per lo status di Taiwan. Devo dire però che dal punto di vista legale questo è qualcosa che ha a che fare con il trattato di pace di San Francisco e sono d’accordo perché la Cina non ha realmente partecipato a questo importante negoziato. Quindi ha lasciato spazio a ulteriori discussioni e, naturalmente, come ho detto prima, l’ordine di guerra era dominato dalla potenza americana e gran parte di questo disegno, in realtà, possiamo gradualmente riconoscerlo attraverso la politica di potenza americana che decide quale strada prendere. Dunque potrebbe non essere giusto per molti paesi asiatici… 

 

Signor Zhao Hai, ha qualcosa da aggiungere al riguardo? Se sì, la invitiamo a intervenire. Capisco che si tratti di un periodo storico molto complicato. A volte il solo trattato di pace di San Francisco viene considerato l’unico documento legale in base a cui Cina, Giappone e altri paesi risolvono le loro dispute territoriali, ma la Cina non lo riconosce ufficialmente e noi abbiamo sempre  fatto riferimento alla Dichiarazione del Cairo e quella di Potsdam. Ha qualcosa da aggiungere che possa aiutarci a comprendere meglio la situazione?

16:24>>> Beh, credo che il professor Mahoney ne abbia già parlato prima. A quel tempo, gli Stati Uniti erano impegnati nella guerra di Corea (e anche dall’affermazione della Repubblica Popolare Cinese). Inoltre a livello globale erano impegnati nella guerra fredda con l’Unione Sovietica. Quindi, all’epoca, il trattato di San Francisco era essenzialmente un trattato di pace tra Giappone e Stati Uniti che cercava di risolvere i problemi tra le due potenze, in modo che gli Stati Uniti potessero concentrarsi sulla lotta al comunismo, come veniva chiamata all’epoca. Ecco perché la Cina non ha partecipato alla conferenza e non ha firmato quei trattati. Naturalmente, possiamo riconoscere alcuni principi del trattato che sono in linea con la dichiarazione del Cairo, ma non riconosciamo il trattato nella sua interezza. Tuttavia, penso che nel corso degli anni Cina e Giappone abbiano cercato di risolvere i problemi da soli e che nel corso degli anni ci siano stati documenti storici e politici in cui il Giappone ha riconosciuto i propri crimini storici contro il popolo cinese, l’aggressione militare contro la Cina, e ha anche chiesto scusa, ma non necessariamente in modo sufficiente per i propri crimini storici fino ad oggi. Ad esempio, il massacro di Nanchino: come sapete, sono state commesse molte atrocità nella Cina continentale, compresa Taiwan. Andando avanti, penso che sia molto importante non solo che la Cina e il Giappone continuino a parlare della storia e a riflettere sulla storia, ma anche che il Giappone riconosca la sovranità e l’integrità territoriale della Cina, riconosca ciò che è accaduto dopo la seconda guerra mondiale e riconosca lo status giuridico del territorio, compreso Taiwan e il Mar Cinese Meridionale, come parte della sovranità e del territorio della Cina.

Grazie mille per queste importanti informazioni. Signor Zhao, lei ha menzionato il Mar Cinese Meridionale. In realtà, il Mar Cinese Meridionale è incluso nella dichiarazione del Cairo come parte dei “territori” che il Giappone ha sottratto alla Cina e che devono essere restituiti alla Cina insieme all’isola di Taiwan.

 

Rommel, vorrei passare a lei. Se questa dichiarazione del Cairo fosse stata rispettata e attuata alla lettera e nello spirito, non dovrebbero esserci controversie sul Mar Cinese Meridionale, specialmente quelle a cui assistiamo oggi. Cosa è successo negli ultimi decenni per rendere l’acqua così torbida?

19:26>>> Beh, vorrei sottolineare che, mentre i paesi stanno ridefinendo i propri territori nazionali dopo la seconda guerra mondiale, dovremmo ricordare che l’ordine internazionale del dopoguerra richiede la cooperazione internazionale per mantenere la pace e la sicurezza internazionali. Quindi, nonostante tutte queste rivendicazioni contrastanti sui territori, non dovremmo perdere di vista il fatto che l’ordine internazionale post-seconda guerra mondiale esorta tutti i paesi del mondo a perseguire la cooperazione internazionale al fine di mantenere la pace e la sicurezza internazionali. E penso che questo sia il tipo di principio che dobbiamo sostenere nel Mar Cinese Meridionale: mentre siamo in competizione per le rivendicazioni nazionali, per i territori, anche la Convenzione delle Nazioni Unite sul diritto del mare invita tutte le parti coinvolte in conflitti territoriali e persino in controversie giurisdizionali marittime a perseguire una cooperazione di natura pragmatica.

E penso che questa sia la direzione da prendere: nonostante tutte queste rivendicazioni nazionali su territori e giurisdizioni marittime, dobbiamo comunque perseguire la necessità di una cooperazione internazionale al fine di mantenere la pace e la sicurezza, e dobbiamo concentrare la nostra attenzione su questo, perseguire la cooperazione internazionale, perché questo è lo spirito dell’ordine internazionale dopo la seconda guerra mondiale.

 

L’ordine internazionale che è stato creato a un costo così alto, con 100 milioni di morti e feriti per anni, ci ha insegnato qualcosa o forse 80 anni sono un po’ troppi? Jan, torno a lei. Sta svanendo dalla memoria delle persone ed è per questo che negli ultimi anni stanno riemergendo alcune cose brutte?

21:34>>> Beh, ero solito dire che quando si tratta di sicurezza internazionale, pace e tutto il resto, prima di tutto il mondo occidentale in particolare è ignorante in materia di pace e sta diventando analfabeta. In secondo luogo, sembra che l’unica cosa che impariamo dalla storia sia che non impariamo dalla storia. Siamo molto vicini a qualcosa di molto brutto nel mondo occidentale a causa dell’insistenza dell’Occidente nel dominare il resto del mondo. Quindi si può dire che gli Stati Uniti hanno dirottato il resto del mondo nel ’45 e lo hanno fatto di nuovo alla fine della guerra fredda, ma questo non sarà possibile una terza volta. Quindi penso che tutte le cose di cui abbiamo parlato si riuniscano nella crisi delle Nazioni Unite. Ora le Nazioni Unite sono in crisi di liquidità. Sapete perché? Perché i paesi del mondo, i membri dell’ONU, spendono 100 volte di più in armi e guerre che in tutto ciò che fanno le Nazioni Unite. Ora, se queste sono le priorità del mondo, possiamo dimenticarci il futuro. Non c’è modo di creare un mondo meraviglioso e cooperativo secondo ila Carta dell’ONU se non cambiamo queste priorità. E in secondo luogo, chi era assente alla riunione alla Casa Bianca?

Guterres..

22:59>>> Guterres, il Segretario Generale delle Nazioni Unite. Come possiamo portare la pace in Ucraina ignorando completamente l’esperienza e la competenza delle Nazioni Unite nel mantenimento della pace? Ora la NATO pensa di poterlo fare. Non può mantenere la pace. È molto triste. È triste. Dobbiamo parlare delle Nazioni Unite. Si avvicina l’80° anniversario.

 

Esatto. Josef, non le sembra strano che in questo momento le Nazioni Unite siano così emarginate? Sono quasi al collasso, in termini di capacità di prendere decisioni significative. Cosa è successo realmente? E questo significa che l’ordine internazionale, ancora una volta una grande domanda, l’ordine internazionale, emerso dopo la seconda guerra mondiale, è di fatto defunto?

23:54>>> Beh, penso che lei sappia che ci sono argomenti validi a sostegno della resilienza del sistema. Certamente molte istituzioni sono ancora in piedi e funzionano, ma chiaramente stanno soffrendo. Ci sono argomenti a sostegno del loro declino o del loro prossimo collasso. Più ottimisticamente, potremmo dire che siamo in un periodo di transizione o di evoluzione. Certamente il sistema mondiale ha bisogno di riforme profonde. E penso che, come sapete, alcuni paesi stiano davvero cercando di essere proattivi, ma allo stesso tempo vediamo paesi come gli Stati Uniti fare tutto il possibile per minare, abbandonare, abdicare, tagliare i finanziamenti, non aderire o non riconoscere i trattati. Quindi sì, il sistema internazionale è in crisi e abbiamo una serie di crisi crescenti e intersecanti, anche di quel tipo che a volte descriviamo come singolarità, che si tratti di tecnologie che cambiano paradigma, di nuove epidemie o del cambiamento climatico globale. Siamo chiaramente in un momento esistenziale e questo momento si riflette nello stato del sistema internazionale stesso, ma vorrei tornare a un punto che penso abbiamo trascurato di menzionare nella discussione precedente: penso che nell’immaginario occidentale il concetto cinese della linea dei nove tratti sia qualcosa che gli occidentali credono che la Cina abbia creato dal nulla, da qualche documento storico immaginario, ma è importante ricordare che la linea dei nove tratti è stata introdotta nel 1947, sulla scia della dichiarazione del Cairo del ’43 e della dichiarazione di Potsdam del ’45. La Cina si stava già rendendo conto delle cose che aveva perso e che mirava a recuperare.

E naturalmente più tardi, nel 1982, abbiamo un sistema diverso che viene messo in atto tenendo presente che la Cina era stata esclusa dal trattato del 1951 e che la Cina non riconosceva la Convenzione delle Nazioni Unite sul diritto del mare del 1982 perché essa stabiliva che gli Stati costieri potevano rivendicare fino a 200 miglia nautiche dalle loro coste, il che era in netto contrasto con le rivendicazioni della Cina sulla linea dei nove tratti. Quindi abbiamo questo conflitto fondamentale nel sistema e abbiamo un conflitto fondamentale sullo status di Taiwan. Da un lato, l’ONU è stata piuttosto chiara, credo, sul fatto che Taiwan è una provincia della Cina. Eppure ci sono persone in Occidente che cercano di sfruttare questa situazione e sostengono che la questione non sia stata realmente risolta e continuano non solo a creare provocazioni relative a Taiwan, ma anche a Dalu e nel Mar Cinese Meridionale, perché questi sono proprio i punti in cui l’Occidente, e in particolare gli Stati Uniti, vogliono esercitare pressioni sulla Cina con le cosiddette pattuglie di libertà di navigazione.

 

Dobbiamo chiudere qui. Purtroppo il tempo a nostra disposizione è terminato. Avrei voluto dare più tempo alle persone per partecipare a questa discussione molto importante. Purtroppo dobbiamo chiudere qui. Mille grazie ai miei ospiti provenienti da tutto il mondo. Jan Oberg dalla Svezia, il professor Liu Fu-Kuo dalla provincia di Taiwan, Rommel C. Banlaoi dalle Filippine, Zhao Hai da Pechino e Josef Mahoney da Shanghai. Grazie mille per le vostre opinioni. E con questo, siamo giunti alla fine di questa edizione speciale di The Point, with me, Liu Xin, in diretta da Pechino. A nome di tutto il team, grazie per averci seguito. Avete colto il punto!


Gala per commemorare l’80° anniversario
della vittoria della guerra di resistenza del popolo cinese
contro l’aggressione giapponese
e della guerra mondiale antifascista
« LA GIUSTIZIA PREVARRÀ »

Pechino, Grande Sala del Popolo, 3 settembre 2025 (sera). Gala per gli invitati e i Veterani, dal canale Tong Visual su youtube. Spettacolo di teatro musicale, durata 1 ora 40 min, lingua cinese. Le scritte che appaiono a video possono essere tradotte con: pausa+cattura immagine e caricamento su ricerca google (icona camera). La cover informa che la diretta tv è di Tongshi [Visibilità]. Con questa visione si conclude l’aggregazione di contenuti proposta da Trancemedia.eu per l’80° anniversario del 3 settembre 1945.
Qui sotto, uno short di China Daily (youtube) presenta in lingua inglese alcune brevi interviste raccolte al volo al termine dello spettacolo nella Grande Sala del Popolo. I Flying Tigers erano un gruppo aereo di volontari americani che combatterono a fianco della Cina contro il Giappone durante la II Guerra Sino-Giapponese (1937-45) già da prima dell’entrata in guerra degli US (7 dicembre 1941, Pearl Harbour).
Dal canale youtube del China Daily, durata 4 min. ca.


AGGIORNAMENTO 14 settembre 2025

Exclusive interview with Serbian President Aleksandar Vučić

Intervista ad Aleksandar Vučić del 4 settembre, a cura di Zou Yun di CMG, conduttrice del programma Leaders Talk. Video pubblicato sul canale youtube di CGTN il 14 settembre 2025. Lingua inglese, durata 28 minuti.


Trancemedia.eu ringrazia in anticipo gli Editori dei filmati e i Lettori che invieranno suggerimenti e osservazioni a: info@trancemedia.eu – rispondiamo sempre!

 

3 Settembre 2025

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